Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 265

G7 e i nuovi equilibri geopolitici, sociali, economici e finanziari

Posted by fidest press agency su domenica, 10 giugno 2018

Il recente meeting del G7 visto con la lente d’ingrandimento dei media nazionali, per via del debutto del neo presidente del consiglio Giuseppe Conte, ci lascia perplessi sul come il tema sia stato sviluppato in quanto l’importanza dell’evento non riguardava di certo, per quanto apprezzabile, la figura del nostro presidente del consiglio ma la svolta drammatica che sta assumendo quello che si riteneva un rapporto di forza stabilizzato tra i paesi che continuano a considerarsi il Deus ex machina sulla scena mondiale. La realtà invece sembra incamminarsi su una strada diversa e non c’è peggior cieco di chi non vuole vedere. Se a questo punto consideriamo, con pragmatismo, quando sta accadendo intorno a noi dobbiamo prendere atto che è in via di consolidamento un nuovo assetto mondiale che vede all’orizzonte la comparsa di altri soggetti quali la Russia, la Cina e l’India la cui forza economica e influenza politica hanno aperto nuovi scenari appannando quelli rappresentati sino ad oggi dall’Europa comunitaria, dagli Usa dal Canada e dall’Australia. Non solo. Per quanto possa sembrare assurdo è stata proprio la globalizzazione a infliggere il colpo mortale a quella parte del mondo che si definisce “occidente”. O per meglio dire ad un modello globalizzato che rende libero lo scambio di merci e di produzioni ma senza risolvere la logica dei prezzi unitari dei prodotti che riverberano da una parte il basso costo della manodopera e delle tecnologie e dall’altra la sconsiderata risposta occidentale nella rincorsa alla riduzione o mancato adeguamento dei salari al costo della vita e delle tutele sul lavoro che, tra l’altro, limitano il potere d’acquisto e favoriscono le merci importate dai paesi dove il tenore di vita è grandemente più basso. A questo punto Trump ha il merito d’aver preso, come si suole dire, il toro per le corna e intrapreso un percorso che già da tempo avremmo dovuto imboccare. E non cerchiamo ipocritamente di scandalizzarci. Persino nei 27 paesi dell’Ue le differenze salariali provocano i trasferimenti delle aziende da un paese all’altro. Non accadrebbe se a quelle imprese, che vogliono far rientrare le merci prodotte altrove, venga imposto un dazio. E allora smettiamola al sentirci diminuiti se il nostro presidente del consiglio ha stretto una mano di meno ai cosiddetti “grandi della terra” e pensiamo a quelli che stanno diventando davvero tali come Putin, Xi Jinping e Ram Nath Kovind. Non sono nel G7 ma i loro paesi valgono molto di più sulla scena mondiale. (Riccardo Alfonso)

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