Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

La politica che mi fa “ammattire”

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 giugno 2018

Si fa per dire, ovviamente. E’ che tutto sta diventando spettacolo con venature sul burlesque da una parte, sulla satira anche feroce dall’altra e sulla mania d’andare a cercare il pelo nell’uovo con fanatica pignoleria. Il resto è condito con le “fake news” ovvero con le notizie inventate di sana pianta o parzialmente. La prova provata l’ho rilevata dall’ultimo evento politico di rilievo con il viaggio del nostro presidente del consiglio in quel di Canada per un meeting ad altissimo livello dove i grandi si sono per lo più mostrati nel dare sfoggio di protagonismo e per farsi dire da una certa stampa dai colori dell’arcobaleno: belli, fascinosi, eleganti, da un parlare forbito ecc. ecc. con lampi pirotecnici tra il rumoroso e il suggestivo. Forse solo uno sparuto gruppetto di osservatori ha colto l’evento nella sua reale entità sebbene un segno evidente l’abbia tracciato lo stesso presidente Usa ultimo ad arrivare all’incontro e primo a ripartire lasciando i restanti sei a cuocersi nel loro brodo incolore e insapore. Quando ci renderemo conto che questo rituale ha perso ogni carisma e che il potere, quello vero, sta altrove? Pensiamo alla Cina, all’India e alla stessa federazione Russa che stanno diventando, se non lo sono già, i veri padroni del mondo e ne dettano le regole alla grande. Ci voleva un Trump per fare aprire gli occhi agli americani, per tentare di salvare il salvabile, ma non certamente per accollarsi i pesi morti europei, dell’America latina e quanti altri. In questo ampio rimescolamento delle carte è proprio l’Europa comunitaria a rischiare d’essere confinata ad un continente di scarsa importanza per via della sua incapacità d’agire con una sola voce in politica estera, nelle attività industriali, nei commerci e nel sociale. Ora si pensa di riacquistare credibilità mettendosi in fila per essere ricevuti alla Casa Bianca e per conquistarsi i favori del suo inquilino anche a scapito degli altri confratelli europei. Non è questa la strada, ovviamente, né Trump è il tipo che si lascia influenzare dai panegirici. L’Europa deve voltare pagina, deve mostrarsi decisionista e soprattutto sentirsi continentale dal Portogallo agli Urali e forse anche oltre, per maturare una sua identità eleminando le tante scorie che l’appesantiscono dal punto di vista umano e culturale. Oggi a riscattarla non è più la politica di palazzo ma è quella di popolo tra le sue contrade. (Riccardo Alfonso)

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