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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Archive for 14 giugno 2018

Agriturismo: vacanze all’insegna della natura?

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 giugno 2018

La vacanza in agriturismo evoca momenti lontani dalla vita frenetica di tutti i giorni, in armonia con la natura e distanti da ogni fonte di stress. Eppure, da un’indagine condotta da Agriturismo.it (https://www.agriturismo.it), portale leader in Italia per questo settore ricettivo, è emerso che gli italiani si confermano iperconnessi persino in vacanza.
La ricerca è partita con l’obiettivo di indagare le abitudini degli ospiti in agriturismo e oltre il 46% dei gestori ha dichiarato che sono proprio gli italiani quelli che trascorrono la maggior parte del tempo a lavorare al pc durante il soggiorno. Al secondo posto, ma ben distanti da questa percentuale, con il 18% delle risposte sono i tedeschi i secondi sul podio degli stakanovisti in vacanza, seguiti dagli americani (16%). Chi invece riesce a staccare la spina dagli impegni lavorativi sono gli spagnoli e i francesi, indicati come quelli che trascorrono meno tempo di tutti al pc.
L’analisi ha confermato che gli italiani sono anche i più cellulare-dipendenti, opinione condivisa da oltre il 76% dei proprietari degli agriturismi che vedono sempre i nostri connazionali a capo chino sui loro device mobili. In vacanza sono invece spagnoli, inglesi e francesi i turisti che abbandonano i cellulari per dedicarsi all’esperienza in agriturismo.E non solo gli italiani sono quelli che trascorrono più tempo al computer o con il loro smartphone, i gestori che hanno risposto all’indagine li hanno indicati anche come i più pigri: il 58% dei rispondenti ha dichiarato che sono proprio loro quelli che richiedono più spesso di avere la colazione oltre gli orari indicati dal servizio. Di contro sono gli americani i più mattinieri seguiti, a sorpresa, dagli spagnoli e, a pari merito, dagli inglesi.
Spesso chi prenota una vacanza in agriturismo approfitta dell’immersione nella natura per fare sport all’aria aperta, grazie ai lunghi sentieri per le camminate, alle piscine o agli spazi esterni dedicati a yoga e ginnastica. L’indagine ha chiesto ai proprietari degli agriturismi la nazionalità dei loro ospiti più sportivi e oltre il 63% di loro ha indicato i tedeschi, seguiti dagli italiani (14%) e dagli americani (5%).
Ma la vacanza in agriturismo non è solo campagna, relax e sport… uno degli elementi più importanti che la caratterizzano è infatti il cibo. Secondo gli oltre 200 proprietari intervistati, sono i tedeschi i turisti più interessati a conoscere le tradizioni culinarie della zona in cui si trovano (38%), insieme agli americani (23%) e agli italiani che, con il 20% delle risposte si confermano delle buone forchette. I tedeschi sono anche gli ospiti che trascorrono più tempo nelle strutture: secondo il 47% dei gestori infatti chi arriva dalla Germania non sceglie l’agriturismo come semplice punto d’appoggio per la propria vacanza in Italia, ma ama trascorrervi le giornate, nelle sale comuni, in piscina o partecipando alla vita della campagna. Di contro, sono i francesi quelli che utilizzano la struttura come base per la sola notte e che si allontanano più spesso, alla scoperta di altre attrazioni al di fuori dell’agriturismo.

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Le risorse naturali, come l’aria pulita e l’acqua dolce, sono vitali per le imprese

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 giugno 2018

E oggi sono gravemente a rischio in molti settori industriali. La mancata gestione delle risorse naturali del pianeta, il c.d. “capitale naturale”, ha conseguenze che vanno al di là degli effetti diretti sull’ambiente. Per le aziende, infatti, l’insufficienza può anche portare a nuovi scenari di interruzione e responsabilità che possono cancellare i profitti e avere un impatto sui modelli di business, man mano che aumentano fattori come la scarsità delle risorse, l’azione normativa e la pressione delle comunità e della società.E’ quanto emerge dall’analisi di Allianz Global Corporate & Specialty (AGCS), la compagnia del Gruppo Allianz specializzata nei grandi rischi, nel nuovo rapporto Measuring And Managing Environmental Exposure: A Business Sector Analysis of Natural Capital Risk (Misurare e gestire l’esposizione ambientale: analisi del rischio del capitale naturale per settore di attività). Secondo l’analisi della Compagna assicurativa, i settori petrolifero e del gas, minerario, food & beverage e dei trasporti occupano il primo posto in termini di esposizione al rischio del capitale naturale.”Le aziende di tutto il mondo si trovano a confrontarsi sempre più con le implicazioni negative dovute all’esaurimento del capitale naturale”, afferma Chris Bonnet, Manager, Environmental, Social and Governance (ESG) Business Services, AGCS. “L’uso sostenibile delle risorse naturali è fondamentale per il successo della maggior parte delle aziende. Tuttavia, mentre aumenta la consapevolezza delle aziende sull’importanza del capitale naturale, molte di esse devono ancora acquisire una migliore comprensione delle minacce specifiche che possono avere un impatto sul loro settore industriale e sulla loro azienda in particolare, nonché delle opzioni di mitigazione disponibili”.
In un nuovo rapporto, AGCS analizza i dati della società di ricerca MSCI ESG Research, che copre più di 2.500 aziende, al fine di valutare l’esposizione al rischio del capitale naturale in 12 settori. Il petrolifero e del gas, minerario, food & beverage e dei trasporti sono i settori più esposti, in base a cinque fattori: biodiversità, emissioni di gas ad effetto serra (GHG), di altri gas, acqua e rifiuti. Tutti rientrano nella “zona di pericolo”, il che significa che la gestione del capitale naturale che le imprese devono affrontare è, in media, superiore alle opzioni di mitigazione attualmente utilizzate.

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Immigrazione: Soccorso, accoglienza e integrazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 giugno 2018

Sono i tre nodi che costituiscono la rete che il lavoro pubblico garantisce, attraverso l’impegno di tutti gli operatori in campo, nella gestione dei fenomeni migratori. Un fenomeno strutturale che deve e può rappresentare non solo un’opportunità ma soprattutto una risorsa per il nostro paese, a partire dal valorizzare il contributo, di pratiche e di idee, di chi lavora in questo complesso segmento che attraversa l’intero mondo dei servizi pubblici, ma servono risorse e programmazione”. Ad affermarlo è la segretaria generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino. Ed è per questo, aggiunge, “che quanto è accaduto e sta accadendo in queste ore, a partire dalla vicenda della nave Aquarius, richiede un impegno straordinario per chi ha a cuore la dignità e il rispetto delle persone, perché nessun essere umano può essere ritenuto illegale in ragione del colore della pelle o dalla terra di nascita. Da subito abbiamo, infatti, offerto un sostegno concreto a chi, dai sindaci alle varie autorità, si è reso disponibile ad offrire un aiuto, promuovendo azioni di iniziative umanitarie e di accoglienza. Siamo con loro perché è in questi valori che ci riconosciamo e che quotidianamente pratichiamo”.Per queste ragioni infatti, fa sapere Sorrentino, “saremo domani a Melilla, l’enclave spagnola sulla costa orientale del Marocco, per un progetto condotto dal sindacato europeo Epsu, insieme alla Funzione Pubblica Cgil e al sindacato spagnolo Fsc-Ccoo, che ha come obiettivo quello di costruire una rete coordinata di solidarietà e di intervento che risponda anche alle politiche sbagliate che l’Unione Europea sta facendo sui migranti. La via maestra è dare qualità alla contrattazione e ai rapporti di lavoro di chi opera all’interno di questa vasta rete”.
Quanto alle nostre vicende, precisa la dirigente sindacale, “al Ministro dell’Interno va rimarcato il fatto che al nostro paese manchi un piano che integri accoglienza e integrazione. Il problema non sono gli sbarchi ma i lager in cui sono costretti temporaneamente i migranti, così come la tendenza a limitare il riconoscimento del diritto d’asilo insieme alle previsioni della legge Bossi-Fini. Le leggi internazionali proteggono chi migra, che sia il nostro paese a decidere di chiudere i porti è contro le radici della nostra cultura e della nostra storia, oltre ad essere una pratica disumana. In queste ore magari se il titolare del Viminale facesse un giro nei Cara (Centri di accoglienza per richiedenti asilo) e nei Cas (Centri di accoglienza straordinaria) comprenderebbe che, al di là della propaganda, ha un dovere istituzionale in quanto ministro della repubblica: riconoscere dignità a chi arriva nel nostro paese”, conclude Sorrentino.

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I vicini di casa? Sono per lo più una seccatura

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 giugno 2018

Ci si saluta appena o, peggio, si litiga: i rapporti di vicinato dei romani, così come nel resto d’Italia, non sono più quelli di un tempo.Più della metà degli abitanti della capitale (60%) è indifferente o è addirittura ostile nei confronti dei vicini di casa, come emerge dall’ultima ricerca dell’Osservatorio di Sara Assicurazioni, la compagnia assicuratrice ufficiale dell’Automobile Club d’Italia.Andare d’accordo con i vicini non è mai stato semplice, ma la soglia di sopportazione sembra essersi abbassata. Per cosa si discute più spesso? Tra i fattori che turbano di più la convivenza col vicino ci sono il poco rispetto per le parti comuni (74%), gli schiamazzi (51%), le auto che ingombrano i passi carrai (42%), la televisione o la musica ad alto volume (36%), la presenza di animali e bambini (36%) o persino gli odori ritenuti molesti (34%).Sul pianerottolo, poi, di solito ci si evita: a Roma, più della metà degli intervistati (60%) ha dichiarato infatti di non avere rapporti con i vicini e, oltretutto, di non voler socializzare più di tanto, sia perché sono sempre di fretta (43%), sia perché ormai non ci si fida più degli estranei (20%). Eppure, che i vicini di casa possano essere una risorsa è opinione ancora diffusa. Secondo il 64% degli intervistati romani, infatti, i vicini possono aiutarsi reciprocamente in caso di necessità, mentre per il 23% il vicino può badare all’abitazione quando si è assenti, magari in vacanza. Addirittura, per un altro 43% di romani la presenza di un vicino potrebbe anche costituire un buon deterrente per i ladri.
I buoni rapporti con il vicinato, poi, fanno anche bene al cuore. In senso letterale. Un recente studio pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health, infatti, ha dimostrato che relazioni positive con le persone del nostro vicinato riducono notevolmente, anche del 67%, il rischio di crisi cardiache.“Un buon rapporto di vicinato può apportare molti vantaggi nella vita di tutti i giorni – commenta Marco Brachini, Direttore Marketing, Brand e Customer Relationship di Sara Assicurazioni – Sapere di poter contare sui propri vicini, infatti, aiuta la socialità e può prevenire numerosi incidenti che, in una casa, sono sempre dietro l’angolo. Tuttavia, nei casi di controversie, è possibile affidarsi a coperture assicurative che possono tutelare l’assicurato in caso di danni causati a terzi, come la classica perdita d’acqua o i danni causati da animali domestici e, all’occorrenza, anche sostenerlo con l’aiuto di una tutela legale”. L’Indagine CAWI condotta dall’istituto di ricerca Nextplora nel 2017 su di un campione rappresentativo della popolazione italiana per quote d’età, sesso ed area geografica.

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Malattia di Fabry: E’ una patologia genetica rara

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 giugno 2018

Napoli. Ma non rarissima, caratterizzata da un accumulo di particolari grassi in varie cellule dell’organismo. Colpisce soprattutto i reni, il sistema nervoso e l’apparato cardio-circolatorio e un paziente ha un’aspettativa di vita fino a 30 anni in meno rispetto al resto della popolazione. E’ la Malattia di Fabry e si calcola che colpisca 700 italiani ma si tratta di un numero sottostimato. In totale i casi potrebbero ammontare a più del doppio. Alle nuove prospettive su una malattia, sotto diagnosticata e di cui si parla ancora troppo poco, è dedicato il convegno nazionale Fabry Excellence Meeting che si è tenuto a Napoli. In questi due giorni oltre 250 specialisti nefrologi, cardiologi, neurologi, genetisti, dermatologi e oculisti, provenienti da tutta la Penisola, si sono ritrovati nella città campana per fare il punto sullo stato dell’arte della lotta alla patologia. “La diagnosi può diventare un’“odissea” durante la quale il paziente può passare sotto la lente di osservazione anche di una decina di diversi specialisti – afferma il prof. Antonio Pisani, ricercatore dell’Università Federico II di Napoli -. Dall’insorgenza della malattia alla sua corretta individuazione passano fino a 18 anni per gli uomini e addirittura 25 anni per le donne. La Malattia di Fabry non presenta sintomi specifici ed è ancora poco conosciuta dalla maggioranza del personale medico-sanitario. Si caratterizza dall’insufficienza di un enzima, chiamato alfa-galattosidasi A, e viene determinata da un piccolo gene che può presentare fino ad oltre 800 diverse mutazioni. Quindi la patologia si presenta e manifesta in modo estremamente vario. Tutti questi motivi spiegano le grandi difficoltà che si riscontrano nell’individuarla tempestivamente. E’ quindi fondamentale riuscire ad aumentare il livello di conoscenza e consapevolezza tra tutti gli specialisti che possono essere coinvolti. L’approccio multidisciplinare risulta, infatti, l’unico possibile per affrontare un così grave e complesso problema di salute”. Tra i vari clinici che si occupano della Malattia di Fabry particolare importanza deve essere attribuita al pediatra. “Nelle prime fasi della vita la patologia si manifesta attraverso precisi segni premonitori – sostiene il prof. Marco Spada, Direttore della Pediatria dell’Ospedale Regina Margherita di Torino -. I bambini colpiti lamentano soprattutto dolori brucianti ai palmi delle mani e dei piedi e la scarsa, o totale, assenza di sudorazione che rende impossibile ad un bimbo giocare con i coetanei. Infine si riscontrano di solito anche forti dolori addominali ricorrenti. Sono dunque dei disturbi abbastanza comuni tra i giovanissimi e il pediatra deve imparare a non sottovalutare questi campanelli d’allarme. Se riusciamo a intervenire già durante l’età pediatrica possiamo evitare danni irreversibili ad organi importantissimi”. Al congresso di Napoli, reso possibile grazie al contributo non condizionante di Sanofi Genzyme, ampio spazio è dedicato al tema dei trattamenti. “Oggi abbiamo a disposizione due tipologie di cure – sottolinea il prof. Federico Pieruzzi, Dirigente Medico della Clinica Nefrologica ASST-Monza Ospedale S Gerardo -. La prima è la terapia enzimatica sostitutiva che viene somministrata per via endovenosa ogni 14 giorni. Permette di rallentare la progressione della malattia e addirittura di prevenirla in caso di diagnosi precoce. Da un paio di anni anche in Italia è possibile prescrivere una terapia orale detta “chaperonica”. E’ una molecola in grado di modificare, in quei malati che presentano mutazione specifica, l’accumulo dei grassi. Grazie a questi farmaci possiamo proteggere gli organi colpiti e garantire così una buona qualità di vita ai pazienti”.
“L’assistenza che riusciamo a garantire ai cittadini alle prese con la Malattia di Fabry rappresenta un’assoluta eccellenza del nostro sistema sanitario – aggiunge il prof. Giovanni Duro, Dirigente di Ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche -. Da oltre 10 anni in quasi tutte le Regioni è disponibile un sistema di terapie domiciliari che permette ai malati di familiarizzare con la patologia ed evitare viaggi inutili verso gli ospedali. Su tutto il territorio nazionale sono poi attivi sette centri di riferimento che presentano un’attività scientifica d’avanguardia. Nel nostro Paese la ricerca medica si sta concentrando soprattutto nello studio dei meccanismi della patogenesi e nei trattamenti precoci”. Le nuove prospettive riguardanti la Malattia di Fabry, che sono affrontate nel meeting di Napoli, riguardano i progressi nella diagnosi e nella terapia. “Stiamo lavorando alla messa a punto di marcatori specifici che potranno individuare sia la gravità della patologia che la risposta al trattamento da parte del paziente – conclude il prof. Antonio Pisani -. Per quanto riguarda invece le novità nelle cure si sta affacciando la prospettiva di un utilizzo combinato della terapia orale insieme a quella enzimatica sostitutiva. Sono poi in corso studi, condotti anche in centri del nostro Paese, per la messa a punto di una nuova terapia genica”.

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