Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 340

La maledizione dell’emigrante

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 giugno 2018

68 milioni di fuggiaschi ogni anno lasciano le loro terre per sfuggire alle guerre, alle carestie e alla povertà. E’ un dato davvero ragguardevole che genera destabilizzazioni e ricadute sociali nei paesi ospitanti che non sono necessariamente ai confini delle terre disastrate. C’è chi, in Africa, attraversa il deserto per affacciarsi lungo le coste del Mediterraneo e, prima di tentare su esili imbarcazioni il grande balzo verso l’Europa, resta vittima dei mercanti d’esseri umani che li schiavizzano e li trattano come merce di scambio per lucrosi affari. E’ un esodo di massa che coinvolge tutti i continenti e gran parte delle nazioni del mondo. Porvi riparo è un dovere che non possiamo disattendere come cittadini e istituzioni. Eppure questa catena solidaristica che dovrebbe trovarci tutti concordi si scontra con la natura più perversa ed egoista di chi vive la sua avventura terrena in condizioni di prosperità e non pensa di spezzare il suo pane per dividerlo con chi ne è privo. Ma vi è anche un aspetto più grave se pensiamo che le guerre sono foraggiate dai mercanti di armi, dai governi corrotti e dai fanatismi religiosi e tribali. A tutto questo vi aggiungiamo il pietismo di maniera che esalta la povertà per sfruttarla con bambini con abiti laceri e sporchi che questuano un obolo agli angoli delle strade o invalidi di tutte le età. L’Italia più degli altri paesi Europei sta vivendo questo dramma esistenziale e a dispetto di quanti cercano di alleviare le sofferenze dei più deboli da parte, per lo più, delle associazioni di volontariato, non ha avuto il doveroso sostegno da parte dei governi che si sono succeduti in questi ultimi anni. I loro rappresentanti sono pronti a stracciarsi le vesti per le conclamate miserie altrui ma di là delle parole non vanno oltre. Non cercano di risolvere i problemi ma sono pronti solo a criticare asetticamente e a vedere il fuscello nell’occhio del vicino e non la trave che penetra nel proprio. Ma noi cerchiamo di non imitarli e ci siamo impegnati a continuare a corroborare una proposta per la costruzione di “trenta cittadelle del sapere”, sotto il protettorato dell’Onu, lungo le coste africane che si affacciano nel Mediterraneo e prevedendo che il progetto fosse finanziato con il 5% dei profitti ricavati dalla produzione di armi e la loro vendita. La nostra iniziativa già da tempo è stata sottoposta all’Onu, ai governi di alcuni paesi occidentali ma sono ormai trascorsi dieci anni e nessuno ha provato a risponderci se non qualche funzionario a titolo personale lodando la nostra iniziativa ma anche avvertendoci che l’idea era troppo buona perché l’egoismo degli stati e l’avidità dei privati potessero dare un qualche sostegno. (Riccardo Alfonso)

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