Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 330

Archive for 25 giugno 2018

Under the Tree

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Roma Martedì 26 giugno ore 18:00 – ANICA, viale Regina Margherita 286 Presentato in anteprima mondiale al settantaquattresimo Festival del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti, arriva nelle sale italiane L’albero del vicino – Under the Tree, film candidato agli Oscar® come Miglior film straniero per l’Islanda di Hafsteinn Gunnar Sigurðsson (regista di Either Way, suo film d’esordio e vincitore del Torino Film Festival nel 2011). Nella periferia residenziale di Reykjavík, un enorme albero non potato diventa la scintilla che scatena lo scontro tra due famiglie vicine di casa: dalle semplici discussioni si passa ben presto a dispetti più pesanti, alle provocazioni, fino all’odio più profondo. Quello che sembra un piccolo scontro si trasforma in ossessione, trascinando il quartetto in una spirale di violenza sempre più dissacrante ed estrema.D’altronde, come afferma lo stesso regista: “Cos’è la guerra se non una disputa fra vicini, ma su scala molto più grande?”. Una dark comedy molto apprezzata e applaudita dalla critica internazionale che grazie a Satine Film sarà distribuita nel nostro paese a partire dal 28 giugno, dopo Wajib – Invito al matrimonio e il poetico biopic su Emily Dickinson, A Quiet Passion, attualmente in programmazione.

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Se questa è democrazia…!

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

C’è ben poco da discutere a proposito del controverso successo elettorale del centro-destra a trazione leghista e della conseguente sconfitta del centro-sinistra; i dati parlano il linguaggio della chiarezza e meritano un’analisi approfondita, scevra di nostalgismi per un verso e di canti di vittoria dall’altra. I dati più rilevanti proiettano la visione di un corpo elettorale confuso e irrazionale.
Iniziamo dalla Lega, il cui successo è solo apparentemente indiscutibile, avendo ricevuto non una valanga di consensi, bensì una folla di voti, che ci fa parlare di “irrazionalità”, perché la folla è, per definizione, sollecitata dai sensazionalismi, come accade in quelle manifestazioni di piazza quando un minimo segnale diventa occasione di irrefrenabile panico accompagnato da un generale comportamento che non è azzardato chiamare “suicida”. La folla, scatenata da sensazionalismi di panico, opera e agisce senza riflettere, spinta solo da un erroneo desiderio di salvezza e sceglie un comportamento “suicida”. La Lega ha sparso il seme della malapianta della paura inconscia: paura dell’uomo nero, dell’emigrante abusivo, della “meticizzazione” della nostra cultura, sentimento, quest’ultimo, che dette la spinta definitiva alla teorizzazione del razzismo, messa in pratica dalle leggi razziali del fascismo. Temo proprio che la storia possa ripetersi, sospinta da una malintesa e atavica paura che ci portiamo appresso fin dalla caduta dell’impero romano e dalla conseguente migrazione di quelle tribù genericamente identificate come “barbari”. Oggi i barbari sono tutti quelli che la folla identifica come diversi da sé e ne chiede la testa, con grande soddisfazione dei capoccioni che hanno seminato il vento della paura e si apprestano a raccogliere la tempesta delle divisioni interne.La lega ha goduto (e profittato) di un’alleanza anomala, frutto di ingenuità, ambizione personale, errori di valutazione. L’alleato non più misterioso del centro-destra è stato Matteo Renzi, sostenuto da un pool di banche pilotate dalla Banca Etruria e dalla portavoce ufficiale, promossa sul campo, Maria Elena Boschi, caricata di incarichi istituzionali troppo gravosi per le sue fragili spalle.La riprova sta nei due momenti salienti di questa tornata elettorale: la sconfitta del centro-sinistra nelle comunità storicamente di appannaggio della sinistra in genere, e l’astensionismo del corpo elettorale, che ha rifiutato la sua presenza nei seggi, astenendosi anche dal sostenere una sinistra che, obiettivamente, non ha meritato di poter godere di alcun consenso.Con questi risultati, sconvolti dall’astensionismo record, emerge come i vittoriosi si apprestino a governare con meno del 20% dei consensi.Se questa è democrazia, che Dio ce la mandi buona! (Rosario Amico Roxas)

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I ballottaggi premiano il Movimento 5 Stelle

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Dal blog delle stelle è stato scritto: “Su 7 città dove eravamo in lizza per conquistare il sindaco, in ben 5 si è registrata la vittoria del cambiamento. Si tratta di Avellino storico feudo Dc, Imola storica ‘roccaforte’ emiliana del Pd, Acireale in provincia di Catania e le riconfermatissime Pomezia (Roma) – dove abbiamo sfiorato il 70% – ed Assemini (Cagliari) dove abbiamo raggiunto quasi il 60% dei consensi. Sono risultati straordinari che devono renderci molto orgogliosi. Pensate che Imola e Avellino sono due città dove da 70 anni dominavano i partiti e gli uomini della Prima Repubblica (a Imola il PCI e poi i partiti del centrosinistra, ad Avellino la Dc).In questa tornata amministrativa sono stati eletti in totale 9 sindaci del Movimento 5 Stelle. I nostri candidati con una sola lista hanno battuto delle accozzaglie di decine di liste composte da quelle persone che hanno sempre fatto il bello e il cattivo tempo in queste città. Davide ha battuto di nuovo Golia. Con una lista, pochi fondi ma tanto amore per queste città e per questo Paese”.

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Ballottaggi: la risposta degli elettori è eloquente

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

“Davanti a dati così netti, di fronte a una valanga di consensi e di fiducia per il Centrodestra da parte degli elettori tanto da far parlare a ragione di vittorie ‘storiche’ l’unica analisi possibile porta alla constatazione di un modello di coalizione vincente basata su credibilità e competenza.Complimenti e auguri dunque a tutti i nostri candidati e alle grande affermazione di Forza Italia.Con i ballottaggi di ieri, l’Italia esce finalmente da una campagna elettorale permanente. Il nostro Paese attende ora, finalmente, risposte dal governo. E se sull’immigrazione possiamo guardare a una svolta quantomeno nell’approccio alla questione, tutte le altre priorità segnano il passo.
Dal Movimento 5Stelle, non a caso punito alle amministrative (vedi il caso clamoroso di Ragusa), non si registra capacità di iniziativa su lavoro, contrasto alla povertà, infrastrutture, imprese. È tutto e solo ‘annuncite’, malattia cronica del nullismo pentastellato. Ma il tempo delle chiacchiere è finito, gli italiani lo hanno detto chiaro e tondo con il loro voto”.
Lo afferma in una nota Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia e portavoce unico dei gruppi azzurri di Camera e Senato.

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“Ballottaggi 2018: le roccaforti rosse non esistono più

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Il centrodestra conquista Pisa, Massa, Siena e Terni. Dove FdI è il secondo partito del centrodestra si vince ovunque. A Ragusa il candidato di FdI sconfigge il M5S. L’alternativa a Renzi e Grillo c’è e si chiama Fratelli d’Italia”. Lo scrive su Twitter il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Macron: l’uomo sbagliato al posto sbagliato

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Il presidente francese deve la sua fortuna elettorale al fatto che i francesi alle elezioni presidenziali sono stati messi nelle condizioni di dover scegliere il meno peggio tra Macron e Le Pen. Se al posto di quest’ultima ci fosse stato un valido rappresentante della sinistra o anche di centro destra non vi sarebbero stati dubbi: la vittoria non avrebbe di certo incoronato Macron. E’ diventato di fatto l’uomo mandato all’Eliseo per smantellare il sistema lavorativo dei francesi riducendone drasticamente le tutele sia previdenziali, sia assistenziali sia in difesa del posto del lavoro. Lo stesso che ha cercato di fare Matteo Renzi e il suo fiduciario Gentiloni e avrebbero di certo fatto en plein se non fossero stati travolti dal tsunami Salvini-Di Maio. Ora con una parte dell’opinione pubblica francese molto critica nei confronti del suo presidente non resta a Macron l’unica strada di rifarsi la faccia giocando la carta della politica estera e dell’orgoglio della grandeur francese tanto di moda ai tempi di De Gaulle. Si dice amico personale di Trump anche se poi alla prima occasione il presidente americano lo manda al diavolo. Allora prova con il capo del governo italiano Giuseppe Conte dopo aver cercato d’intimorirlo con qualche parola fuori tono ma l’impresa non gli riesce. Riprende allora il dialogo con la Merkel e non soddisfatto del tutto ripiega con il nuovo presidente del consiglio socialista spagnolo. Quest’ultimo sembra soddisfarlo ed insieme riprendono il giochetto delle calunnie e delle provocazioni con il bersaglio che ora è di moda: il governo italiano. Alla fine, siamo certi, non troverà altri interlocutori e non gli resterà che girare su se stesso come una trottola. Povera Francia. Povera Europa: grande leader cercasi, o lo abbiamo già guardando alla Russia di Putin? (Riccardo Alfonso)

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La bomba demografica e le logiche della globalizzazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

La popolazione mondiale sta avvicinandosi a grandi passi ai sette miliardi e si prevede che nel 2050 toccherà i nove. Siamo in tanti, sicuramente troppi anche perché stiamo entrando alla grande nel mondo tecnologico e ciò presuppone che l’utilizzo delle risorse umane sarà gradualmente ma inesorabilmente ridimensionato al ribasso. Con un cinismo tipico di alcune categorie di persone che si considerano al passo con i tempi nuovi, e ne cavalcano le sue doti evolutive con una certa presunzione, esistono degli “scarti di magazzino” che vanno messi a parcheggiare in attesa di smaltirli in qualche modo ma non certo in meglio. E’ una tendenza che mostra già i suoi tratti distintivi se pensiamo alle periferie delle grandi città dove abbiamo emarginato milioni di esseri umani deprivandoli del loro futuro e si cerca d’imbrigliare i milioni di migranti che vagolano tra un continente o una nazione e l’altra creando dei campi profughi dove si pensa di ibernarli in attesa che malattie e quanto altro compiano il loro corso eliminandoli fisicamente.
Qualcuno ci fa notare, con una logica espositiva agghiacciante, che la selezione della specie passa proprio dall’eliminazione fisica dei soggetti più deboli con le pandemie, il non accesso ai farmaci salvavita, le carestie, le guerre tribali, xenofobe, religiose e la diffusioni di armi di distruzione di massa. In tutto questo bailamme se non riusciamo a cogliere in tempo i mutamenti in atto e il modo come si stanno sviluppando si rischia di vanificare le stesse logiche della globalizzazione delle merci, delle attività imprenditoriali e finanziarie. In altri termini o si parte con costi uniformi nelle loro varie componenti (lavoro, materie prime, cicli produttivi) o s’impone la necessità di spostarli in aree di maggiore convenienza in termini di profitti. E Trump negli Usa applicando i dazi ha ben individuato il rischio per il suo paese d’essere svuotato delle sue produzioni creando disoccupazione e instabilità politica. Lo stesso discorso varrebbe per l’Italia nei confronti degli altri partner europei. Logica vorrebbe che le imprese che lasciano l’Italia per approdare in lidi economicamente più convenienti e fanno poi rientrare le merci che producono altrove a prezzi più competitivi potendo pagare di meno la manodopera e gli oneri contributivi e fiscali, pagassero un dazio per pareggiare i conti. Lo stesso si potrebbe dire per gli emigranti economici considerato che il loro lavoro all’estero potrebbe valere, in termini retributivi sette o otto volte di più oltre alle maggiori tutele previdenziali e assistenziali e al proprio tenore di vita. (Riccardo Alfonso)

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Le voci che provengono dalle capitali europee

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Sono purtroppo le stesse che in passato hanno fatto il bello e il cattivo tempo e che scatenarono due guerre mondiali e ora passiamo ad una logica condita di ricatti e di minacce. L’Italia è nel mezzo di questa bufera proprio perché è un vaso di coccio tra due di ferro: la Francia e la Germania. Finché è rimasta obbedienti ai dettati dei “grandi” e li ha seguiti con la coda tra le gambe tutto è filato liscio. Ora che si permette di alzare la testa la si accusa di ogni nefandezza dimenticando che i francesi ai confini di Ventimiglia e nell’entro terra non hanno avuto nessuna considerazione per una donna incinta e non si sono fatti scrupoli di riempire i sentieri di montagna che lambiscono i confini di tagliole per bloccare in qualche modo la marcia dei disperati che diventano “umanità sofferente” solo se abita altrove e le supposte crudeltà le praticano gli altri.
Noi che ci siamo imbevuti, si può dire sin dalla tenera età, dell’idea di un’Europa unita e solidale la ritroviamo occupata e imbarbarita dagli avventurieri della politica che ne fanno mercimonio. Non è solo un giudizio di parte e una sofferenza colta nel vivo dovendo gestire da italiani oltre mezzo milione di immigrati che ci sono piovuti addosso in una esigua manciata di anni senza poter offrire loro oltre al soccorso e alla prima assistenza ciò che per loro resta vitale: l’integrazione e un lavoro. E’ la consapevolezza che siamo entrati in un tunnel degli orrori dove intere nazioni sono per anni sconvolte da cruente guerre civili che fanno centinaia di migliaia di vittime e provocano esodi di massa per milioni di persone. E che cosa fa il mondo cosiddetto civilizzato? Si limita ad esportare, lucrandovi, in quelle stesse aree così disastrate, armi di distruzione di massa e proprio se non riesce a farne a meno qualche sacco di farina o di riso. Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? Volete che anche l’Europa diventi un focolaio di rivolte e di violenze? (Riccardo Alfonso)

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The rumors that come from European capitals

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Unfortunately, they are the same that in the past have done the good and bad weather and that triggered two world wars and now we move to a logic of blackmail and threats. Italy is in the middle of this storm just because it is a crock pot between two iron: France and Germany. As long as she remained obedient to the dictates of the “great” and followed them with her tail between her legs, everything went smoothly. Now that he is allowed to raise his head, he is accused of all wickedness, forgetting that the French on the borders of Ventimiglia and on the ground have had no consideration for a pregnant woman and have not scruples about filling the mountain paths that lap the boundaries of traps to somehow block the march of the desperate who become “suffering humanity” only if they live elsewhere and the supposed cruelties are practiced by others.
We who have imbued ourselves, we can say from an early age, of the idea of ​​a united and united Europe, find it occupied and barbarized by the political adventurers who make it a commodity. It is not only a partisan judgment and a suffering experienced in life having to manage from Italians over half a million immigrants who have rained on us in a small number of years without being able to offer them, in addition to first aid and assistance, what remains vital for them : integration and a job. It is the awareness that we have entered a tunnel of horrors where entire nations have for years been upset by bloody civil wars that make hundreds of thousands of victims and cause mass exoduses for millions of people. And what does the so-called civilized world do? It limits itself to exporting, gaining, in those same areas so disastrous, weapons of mass destruction and just if it can not do without some sack of flour or rice. Quousque tandem abutere, Catilina, our patientia? Do you want Europe to become a hotbed of riots and violence? (Riccardo Alfonso)

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A 100 anni dalla Grande Guerra

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Ossana (Trento) L’inaugurazione di “Oltre le mura – memorie di guerra, sospiri di pace” è una realtà già da qualche giorno e ospiterà fino al 16 settembre centinaia di oggetti, materiali, documenti, lettere private recuperate da un team composto da sei abitanti della Val di Sole. A guidarli è Claudio Redolfi, che da trent’anni scala le vette che erano state teatro di molte aspre battaglie tra il 1915 e il 18 alla ricerca di frammenti e oggetti che potessero aiutare a ricostruire la vita (e spesso la morte) degli antenati della propria comunità. Una caccia al tesoro degna di Indiana Jones tra alcune delle cime più celebri e suggestive del Trentino. Nomi storici come Palon de la Mare nel gruppo dell’Ortles Cevedale, il ghiacciaio del Presena, l’Adamello.
Il ricordo e la memoria per i propri avi possono durare anche cento anni se una comunità ha valori solidi ed è conscia del sacrificio di chi l’ha preceduta. A cento anni di distanza, la Grande Guerra per molti giovani è solo uno sbiadito evento, da leggere, come molti altri, nei manuali di storia. A Ossana, pittoresco borgo in Val di Sole (a una quindicina di chilometri da Marilleva e una trentina da Madonna di Campiglio), hanno pensato di fare ben altro che una banale celebrazione per il centenario della fine della 1a Guerra mondiale. Trasformeranno infatti il castello di San Michele, splendida costruzione fortificata risalente al 12° secolo che troneggia a fianco del paese, in una cornice suggestiva per ospitare delle iniziative particolari. A unirle, un unico fil rouge: la capacità di rinverdire il ricordo dei propri antenati. E, attraverso di loro, stimolare il ricordo, la coltivazione della memoria collettiva. Destinatari, i tanti turisti che quest’estate affolleranno la Val di Sole.
“Per le nostre genti, le nostre famiglie, la Grande Guerra è un evento che ciascuno ha avuto in casa. In ognuna delle nostre case c’è qualche storia, dolorosa, eroica o a lieto fine che le generazioni si tramandano” racconta l’assessore alla Cultura del Comune di Ossana, Laura Marinelli. “Abbiamo quindi deciso di commemorare i Cento Anni della 1a Guerra Mondiale andando oltre la mera celebrazione dell’anniversario”.
A introdurre i cimeli all’ingresso del Castello di San Michele ci sarà anche un’opera d’arte decisamente particolare: un modello fedele, in scala 1:1, di un aereo da guerra tedesco (un Fokker E.III con motore 9 cilindri), realizzato da Claudio Redolfi usando legno, plastiche, forex.“Accanto alla mostra di cimeli, la rassegna sarà animata da spettacoli teatrali, letture, incontri con giornalisti di guerra, un concorso di sculture, concerti e molti altri appuntamenti per riflettere sulla nostra storia e sulle speranze di costruire un mondo di pace” prosegue Marinelli. Ci saranno ovviamente iniziative anche per i più piccoli, affinché attraverso il gioco, laboratori di intaglio e rappresentazioni teatrali conoscano le radici storiche che hanno contribuito a costruire l’Italia.(fonte: http://www.valdisole.net/IT/Castello-Ossana-Oltre-le-Mura)

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DNA Diagnostics Center® Ready to Provide Expedited Legally-Binding Immigration DNA Testing for Border Families

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

FAIRFIELD, Ohio/PRNewswire/ DNA Diagnostics Center® (DDC® or the Company), the world’s largest immigration DNA testing company, is ready to assist in reuniting families by providing expedited, legally-binding AABB-accredited immigration DNA tests, including sending trained professionals to all detention facilities, ensuring legal chain-of-custody protocols are followed.The United States Citizenship and Immigration Services (USCIS) oversees the regulations pertaining to immigration DNA testing and only laboratories authorized by the AABB may be used. In the current situation, paternity-, maternity-, and siblingship DNA tests adhering to AABB standards are acceptable—ancestry DNA tests are not a legally binding solution. DDC processes over 1 million DNA samples each year in our accredited laboratory and has helped millions of families since 1995. The Company is highly-experienced and well versed with testing requirements in accordance with the United States Department of State Foreign Affairs Manual (FAM) for conducting genetic testing to verify and establish relationship for purposes of immigration.In addition, the Company has a long history providing contract services to other governmental agencies, both state and county, for relationship chain-of-custody tests related to Title IV-D parentage cases for enforcing child support. DDC currently has contractual partnerships with 22 state agencies, including Texas, plus the District of Columbia for family relationship testing services. Connie Hallquist, President and Chief Executive Officer of DNA Diagnostics Center®, states: “DDC is standing by and ready to assist our country with the current immigration challenge on our border and with parent/child reunification. As the world leader in immigration DNA testing, we have the accreditations, processes, systems, capacity, and experience to quickly provide U.S. government-sanctioned immigration DNA tests.” Once DNA samples are received at our Ohio-based laboratory from our professional collection team, results are ready in 1-2 days. Since 1995, DDC employees have been dedicated to providing trusted answers for families and government institutions and are ready to assist our country now.
DNA Diagnostics Center® (DDC®), founded over twenty years ago, is one of the world’s largest private DNA testing companies with offices in Fairfield, Ohio (United States) and London, England (United Kingdom). DDC® offers DNA testing for paternity, immigration, forensics, genetic traits of animals, and ancestry.SOURCE DNA Diagnostics Center, Inc.

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La FAO aiuta gli agricoltori kenioti a difendere il raccolto dal pericoloso parassita Lafigma

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Embu, KENYA/ PRN Africa/ “Con un buon raccolto, abbiamo abbastanza mais per il nostro consumo, ed un po’ per venderlo. Ma in questo momento dobbiamo invece comprarlo per il fabbisogno familiare”, dice Agnes Waithira Muli, contadina su piccola scala della contea di Embu, nel Kenya centrale. Lei e il marito hanno perso la maggior parte del loro ultimo raccolto a causa del Lafigma (Spodoptera frugiperda) (FAW), un insetto potenzialmente devastante che si è diffuso in gran parte dell’Africa.Grazie alla formazione fornita dalla FAO nel controllo del Lafigma, ora sono meglio in grado di proteggere il loro raccolto. “Ora che sappiamo come affrontare l’infestazione, le nostre perdite saranno minori”, afferma Agnes.Il parassita Lafigma è originario delle regioni tropicali e subtropicali delle Americhe, ma dal 2016 si è diffuso rapidamente in tutta l’Africa causando danni gravi soprattutto alle colture di mais.Nella contea di Embu, il parassita è apparso per la prima volta due stagioni fa. Come in tanti altri posti, i contadini presto si sono resi conto, disperati, che i pesticidi non servivano granché per combatterlo.
Durante la breve stagione delle piogge del 2017, la FAO ha avviato un progetto pilota in cui sono stati impiegati “scouts sul campo” appositamente addestrati per visitare i piccoli agricoltori ed assisterli nel controllo delle FAW, due volte a settimana per sei settimane. Il metodo utilizzato era un controllo manuale: identificare e distruggere a mano le uova e le larve. SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO)

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Siamo certi di capire cosa veramente sta succedendo nel mondo?

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

“Noi ci troviamo davanti a un mutamento drammatico della politica mondiale: gli Stati Uniti non sono più quelli (ora escono anche dal Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite), la Corea del Nord non è più quella (si spaventa anche lei dell’olocausto atomico), Israele non è più quello (sta legiferando di essere uno Stato solo per gli ebrei, lì sono gli altri ad essere in lista), in Europa siamo agli insulti tra governanti impazziti e anche l’Italia non è più quella. A ben vedere però non tanto è cambiato il modo di concepire la politica, quanto è cambiato il modo di governare. La politica sembra sempre quella: l’assillo di fermare i profughi c’è adesso e c’era prima, però si mandano medici e navi militari a soccorrerli adesso come si faceva prima; i porti si chiudono ma anche si lasciano aperti adesso come prima; il blocco navale lo vorrebbe oggi Giorgia Meloni con le Marine europee, come Minniti lo voleva ieri con le motovedette libiche; l’idea di “aiutarli a casa loro” era di Renzi come oggi è di Salvini, ma era anche della FAO e del Vertice mondiale sull’alimentazione che nel 1996 aveva stabilito che ogni Paese dovesse destinare una quota del PIL agli aiuti ai Paesi poveri e aveva perfino coltivato il sogno di dimezzare la fame nel mondo entro il 2015: ma povertà e fame sono ai livelli di prima e del PIL sono cadute a sfamare e illudere i poveri solo le briciole (dall’Italia lo 0,2 per cento). In Europa le politiche di Maastricht, la proibizione degli aiuti di Stato, l’ultimatum sul debito, il pareggio di bilancio c’erano prima e ci sono adesso: prima ci pensava Padoan e adesso, garante Mattarella, vi provvede con generale sollievo dei mercati, Tria. In Israele insediamenti e colonie si facevano prima e si continuano anche adesso. La corsa al riarmo nucleare c’era prima, c’e adesso, e viene boicottato, anche dall’Italia, il Patto per il bando delle armi di sterminio.
Però è cambiato il modo di governare. Prima tutto si faceva e si accettava con sussiego, tutti compunti quando Hollande, il socialista, spazzava via la città satellite dei profughi a Calais o quando Clinton, il democratico, costruiva il muro col Messico, che c’era dunque già prima che Trump lo elevasse a 12 metri, tanto è vero che il papa c’è andato accanto a pregare i Salmi della desolazione. Però la leggenda somministrata al popolo (prima che esso degenerasse nel populismo) era che si viveva nel migliore dei mondi possibili. Adesso si governa più o meno allo stesso modo, ma con grida, ira, esecrazione e ingiuria reciproca. La situazione è perfettamente descritta nell’appello di mons. Nogaro e Sergio Tanzarella pubblicato in questo sito: i precedenti governi avevano già compiuto atti gravissimi, ora si aggiunge odio e paura. Ovvero, la realtà è la stessa, cambia il racconto.
Se volessimo ricordare una vecchia interpretazione marxista, tanto vituperata quando utilizzata dai gesuiti e dalla teologia della liberazione in America Latina, ma tanto utile come strumento d’analisi da tenere nella cassetta degli attrezzi, dovremmo dire che resta immutata la struttura ma cambia la sovrastruttura, cioè resta la dura realtà delle cose ma cambia l’ideologia, cambia la rappresentazione, cambia il “singhiozzo della creatura oppressa”. Nessuno pensi che ciò sia senza conseguenze. Lo scarto tra realtà e rappresentazione può diventare esplosivo, e l’intero sistema rischia di andare in pezzi.
Ma di nuovo qui bisogna non sbagliare l’analisi. È un luogo comune che, almeno qui da noi, a far saltare il tappo sia stato Salvini con la sua politica spettacolo, e se è così vuol dire che ci voleva poco. In ogni caso lui viene vissuto come un Che Guevara, la rivoluzione è lui, come dice e illustra la copertina del “Corriere della sera”. Ma l’errore sta in questo: Salvini non è la rivoluzione, è la controrivoluzione. La rivoluzione è un’altra e ormai si capisce anche chi ne sono i soggetti.
Si discusse seriamente di rivoluzione nel 1986 in un convegno a Cortona che forse qualcuno ricorderà. Dopo l’installazione dei missili, il mondo sembrava a un passo dallo scontro nucleare. Nessuno sembrava più in grado di controllare la situazione. Il partito comunista non credeva più in un’uscita dal capitalismo. Anche la cristianità era divisa: i vescovi del Santo Sinodo della Chiesa russa, incoraggiati da Gorbaciov, condannavano la dottrina del primo uso (“first use”) dell’arma nucleare ed escludevano che quella nucleare potesse essere una guerra giusta, i vescovi americani, intimiditi da Reagan, legittimavano il primo uso ammettendo come guerra giusta anche quella atomica. La tesi di Cortona, illustrata da Claudio Napoleoni, era che bisognava uscire dal sistema di guerra, come dicevamo noi pacifisti, ma questo non bastava, anzi non sarebbe stato possibile se non si fosse usciti dal sistema di dominio: il dominio delle cose sull’uomo, dell’uomo sull’uomo, di un popolo sugli altri popoli. Dunque, una rivoluzione. Ma quali avrebbero potuto essere i soggetti della rivoluzione, che naturalmente si pensava pacifica? La classe operaia non più. Le suggestioni furono diverse. A discuterne furono personalità di spicco del tempo, cattolici e no, Giulio Girardi, Augusta Barbina, padre Balducci, i senatori Ossicini e Anderlini, padre Turoldo, Salvatore Senese, Giovanni Franzoni, Gianni Gennari, Tonino Tatò (il segretario di Berlinguer), Giuseppe Chiarante, Italo Mancini, Giovanni Franzoni, Mario Gozzini, Boris Ulianich e altri. E chi diceva che il nuovo soggetto rivoluzionario sarebbero stati i giovani, chi diceva le donne, chi diceva i popoli nuovi, quelli del Terzo Mondo. Nessuna di queste previsioni si è avverata. Il sistema di dominio e di guerra non è stato scalfito, anzi si è inorgoglito presentandosi come “fine della storia”. Ma oggi la cosa si svela.
Oggi ci troviamo di fronte a un fenomeno che male faremmo a non riconoscere come un evento rivoluzionario. È quello dei migranti, 68 milioni nel 2017. Se viene trattato come un’emergenza, è irrisolvibile, e tutto il caos europeo e americano di questi giorni mostra che cercare di tamponarlo come tale è addirittura patetico, oltre che tragico. Se invece si riconosce come un evento rivoluzionario, si può cominciare a organizzare una risposta ragionevole. Una rivoluzione la si può prendere a cannonate, ma quasi mai funziona. Oppure la si può assumere e gestire con la politica, con il diritto e con il cuore (lo dice perfino la signora Trump).
E intanto si vede chi sono i soggetti della rivoluzione. Sono i migranti, che l’ONU nemmeno vuol chiamare così, perché sono rifugiati, fuggiaschi, richiedenti protezione e asilo, sfollati interni, Internally Displaced People, ed è impossibile distinguere tra migranti economici e politici. Sono soggetti rivoluzionari perché non dicono, ma fanno, mettono in gioco i loro corpi, usano mani e piedi, lottano per la vita dando la vita, perseguono un fine che se raggiunto non vale solo per loro, ma per tutti, perché ne verrebbe un mondo diverso e magari questo fine sarà raggiunto per altri, non da loro. Per questo sono rivoluzionari, e sono non violenti perché non mettono in questione il sistema con le armi, ma ne svelano l’ottusità e ingiustizia col semplice muoversi, andare, sfidare il mare ma anche le torture e i lager. Fanno obiezione di coscienza a un mondo che non li vuole.
Si può fare la controrivoluzione contro di loro, ed è irrisoria. Oppure si può riconoscere il diritto fondamentale universale umano di migrare, lo ius migrandi, disciplinarlo e graduarne l’attuazione affidandolo a mezzi di trasporto comuni e sicuri, e riaggiustare il mondo globale, nei suoi meccanismi economici, sociali e politici, secondo la misura di un’umanità indivisa. Perciò è una rivoluzione; riconoscerlo vuol dire anche sapere che, come dicevano i cinesi, non è un pranzo di gala: è cimento e lotta. Se ne dovrà parlare. Ne va della salvezza della terra, non solo delle anime”. (fonte: http://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it/)

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Campidoglio: Piano Caldo 2018 con nuovi servizi e strutture

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Roma. Un programma innovativo, che coinvolge tutti i Municipi della Città tramite attività basate sulla socializzazione e sulle relazioni in un’ottica di solidarietà. Con questo approccio Roma Capitale presenta, per la stagione estiva, un programma di iniziative, che proseguiranno fino a settembre, accessibili a tutti i cittadini e con forti novità rispetto agli anni scorsi: per la prima volta le persone in condizioni di maggiore fragilità, soprattutto gli anziani, potranno accedere a strutture come l’impianto sportivo Montecitorio oppure allo Stadio Nando Martellini presso le Terme di Caracalla. L’obiettivo è di tutelare le persone più a rischio dall’innalzamento delle temperature e dai cosiddetti picchi di calore, assicurando la presenza di almeno un’ampia struttura in ogni Municipio. Particolare attenzione sarà posta alle potenzialità della persona anziana, alla riscoperta delle proprie capacità, anche in relazione all’altro, con attivazione di percorsi per la promozione del volontariato senior, che attivati nel periodo estivo, con l’ausilio di personale degli sportelli Farmacap, proseguiranno anche a settembre.I Centri Sociali Anziani svolgono la funzione di coordinamento e di punto informativo, indirizzando i cittadini verso luoghi e strutture più aderenti ai loro bisogni. E’ inoltre prevista un’Unità di coordinamento presso il Dipartimento Politiche Sociali, Sussidiarietà e Salute anche tramite il volontariato del Servizio Civile.Il Piano Caldo 2018 conferma e rafforza la presenza delle Oasi presso la piscina della Casa di riposo Roma 3, in via Ventura, nel Municipio XIV: dove le persone anziane potranno trascorrere soggiorni diurni. A partire da lunedì 25 sarà possibile prenotare al numero 0686210833. A tutto ciò si aggiunge, infine, la collaborazione con la Presidenza della Repubblica che ha aperto la spiaggia di Castelporziano per persone con disabilità da giugno ad agosto.

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Joslin Diabetes Center, The American Journal of Managed Care® Collaborate to Publish Clinical Guidelines

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

The American Journal of Managed Care® has published core clinical guidelines from Joslin Diabetes Center, the world-renowned center for research, treatment, and education on a disease that now affects 30.3 million people in the United States and more than 422 million worldwide.
Several pertinent chapters of the Guidelines are published in the current issue of Evidence-Based Diabetes Management™ (EBDM™), a publication of The American Journal of Managed Care® (AJMC®). These chapters address care for adults with diabetes, nutritional considerations for patients with diabetes, diabetes in pregnant women, diabetes in the geriatric population, and pharmacological treatment for adults with type 2 diabetes (T2D); recommendations cover most topics that physicians, pharmacists, diabetes educators, and other care providers will encounter in primary care practice. The online version includes downloadable PDFs of the full issue and individual chapters.“At Joslin Diabetes Center, sharing our knowledge beyond the clinic walls is central to our mission; we are committed to impacting care globally,” said Robert A. Gabbay, MD, PhD, FACP, senior vice president and chief medical officer at Joslin, who serves as editor-in-chief for EBDM™. “As use of our Guidelines has improved the quality of care for patients at Joslin and our affiliates, we saw an opportunity to share that knowledge with others who seek to better engage patients in the art of diabetes self-management,” Dr. Gabbay said. “Publication of the Joslin Clinical Guidelines in partnership with The American Journal of Managed Care® allows us to reach physicians and managed care opinion leaders who seek to achieve the best health outcomes for people living with diabetes.” Joslin’s Clinical Guidelines, which are developed and approved by the Joslin Clinical Oversight Committee, have been in use for years, but they were not in searchable formats. To publish the Guidelines, Clinical Oversight Committee Chair Om P. Ganda, MD, worked closely with the AJMC® editorial staff over a period of many months.

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Emigrazione: Fratelli d’Italia chiede il blocco navale

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

“Il blocco navale è l’unico provvedimento che agisce all’origine del fenomeno dell’immigrazione clandestina e interrompe la catena della morte incentivata dagli scafisti che trafficano in esseri umani. Non è una presa di posizione ideologica, è la cronaca quotidiana a suggerircelo. Abbiamo di fronte a noi un’occasione formidabile, quella del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno. Per questo Fratelli d’Italia nei prossimi giorni presenterà in Parlamento una risoluzione che impegni il governo Conte a chiedere ufficialmente in quella sede l’istituzione del blocco navale. Vediamo chi ci sta, e chi invece si limita a fare retorica sulla solidarietà europea, salvo poi chiudere le proprie frontiere in faccia agli immigrati”.E’ quanto scrive il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, in un suo intervento in merito alla proposta di blocco navale sul quotidiano Libero di oggi.”In queste ore – osserva Meloni – sta navigando nel Mediterraneo la nave Lifeline con il suo carico di oltre 200 immigrati, raccolti e trasportati in mare aperto contro qualunque regola, contro le indicazioni della Guardia costiera italiana e di quella libica. Siamo contenti che il ministro Salvini, ascoltando la nostra proposta, abbia annunciato in caso di attracco in un porto italiano il sequestro della nave e l’arresto dell’equipaggio, dal momento che ci troveremmo davanti a un palese caso di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Rimane il dato incontestabile che si tratta di (sacrosanti) palliativi, in attesa che parta il prossimo barcone. L’unica decisione che può affrontare di petto l’emergenza (che si tratti di emergenza ormai non lo negano più neppure la Merkel e Macron) è impedire le partenze stesse. La via è il blocco navale, che non si configurerebbe affatto come una minaccia nei confronti della Libia, anzi a nostro giudizio si può e si deve attuare in accordo con le autorità libiche, mettendo sul tavolo tutta la forza e l’autorevolezza negoziale dell’Unione Europea. In ogni caso, in punta di diritto internazionale, stiamo parlando di una non più procrastinabile reazione difensiva rispetto a un’ondata migratoria (600mila persone in 6 anni) che è in se stessa un atto d’aggressione. Oltre che, ovviamente, di un’azione di giustizia rispetto ai rifugiati autentici: il blocco navale sarebbe chiaramente da accompagnare con la creazione di hot spot funzionanti in Libia, che avrebbero come compito primario quello di individuare chi abbia effettivamente diritto all’asilo”.”Il confine Sud del Mediterraneo – sottolinea Meloni – è il confine di tutta l’Unione, non dell’Italia. Se la moneta è comune, se le regole del commercio sono comuni, anche le frontiere sono comuni, altrimenti non è un’Unione, è una presa in giro. Tra l’altro, è quello a cui ci richiamano il tanto vituperato Orban e tutto il gruppo di Visegrad: come noi difendiamo il confine a Est, ci dicono, non si capisce perché voi non difendiate il confine a Sud”.
“Mi pare il contrario di un approccio estremistico – conclude Meloni – mi pare un’idea di buon senso e soprattutto di buona politica, in difesa dei cittadini italiani che immagino non ne possano più di vedere la propria nazione trasformata nel campo profughi d’Europa”.

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Carlo Maria Pesaresi è il nuovo presidente della Fondazione Orchestra Regionale delle Marche

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Il Consiglio di Amministrazione lo ha nominato all’unanimità: Pesaresi è affiancato dai consiglieri Stefania Monteverde, vice sindaco e assessore alla Cultura del Comune di Macerata, Francesco Trasatti, vice sindaco e assessore alla Cultura del Comune di Fermo, Maria Grazia Camilletti e Ivo Costamagna.Avvocato e manager dello sviluppo locale, è impegnato quale consulente nella progettazione culturale e nella amministrazione e direzione di enti del settore. Ha contribuito in modo significativo negli ultimi anni all’avvio dei progetti più innovativi sul fronte dello spettacolo regionale, dall’istituzione del Consorzio Marche Spettacolo (di cui è stato Presidente) alla costituzione della Rete Lirica delle Marche. Succede a Patrizia Casagrande Esposto, scomparsa nel dicembre scorso.

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Convegno ‘Neuroplasticita’, apprendimento e riabilitazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Roma. Medici, fisioterapisti e terapisti occupazionali si sono incontrati a Roma nell’ambito del convegno ‘Neuroplasticita’, apprendimento e riabilitazione’. Degli obiettivi della giornata formativa parla Connie Calabrese, presidente nazionale di SIFIR e presidente di AIFI Campania.
– Presidente, il convegno ‘Neuroplasticita’, apprendimento e riabilitazione’ che si e’ svolto a Roma ha visto alternarsi diverse sessioni, alcune pratiche.
“Il panel dei relatori e’ stato di spessore e ha contribuito a stabilire un buon confronto tra tutte le figure che afferiscono alla riabilitazione: dai medici ai fisioterapisti, che prendono in carico il malato e hanno lavorato in modo sincrono per individuare la modalita’ migliore di presa in carico del paziente. Inoltre, a seconda della tipologia dei pazienti, va evidentemente individuata la migliore proposta terapeutica che puo’ effettivamente determinare una modifica del substrato ovvero un cambiamento dei tessuti, piu’ o meno stabile. A seguito di questo lo specialista deve far in modo che l’esercizio risulti efficace per la cura specifica della patologia. All’interno del convegno sono state presentate relazioni importanti e propedeutiche al confronto dei casi clinici sia del bambino che dell’adulto. Si e’ parlato anche della medicina traslazionale in riabilitazione, una specialita’ che nasce dai banchi della biologia, cioe’ dalle scienze pure, e arriva al letto del malato per portare buone pratiche e poi torna ai banchi per essere verificata. Si tratta cioe’ di portare avanti il tentativo di mettere in relazione gli outcome funzionali, riabilitativi e molecolari cosi’ da dare specificita’ alla nostra proposta terapeutica e all’esercizio che noi proponiamo per poi misurare l’efficacia dell’esercizio stesso”.
– Per fugare alcuni luoghi comuni: quali sono le principali differenze tra fare attivita’ fisica ed esercizi di riabilitazione?
“Non e’ detto che l’esercizio fisico corrisponda a un esercizio terapeutico. Dobbiamo inoltre fare una distinzione tra l’operatore che deve somministrare l’esercizio fisico e l’operatore deve somministrare l’esercizio terapeutico. Un esercizio e’ terapeutico quando modifica il tessuto su cui agisce e quando raggiunge una modifica plastica, ad esempio del tessuto celebrale e osseo, e ha una funzione riabilitativa sul paziente. Diverso e’ invece il training fisico, di competenza di un altro specialista che e’ laureato in Scienze motorie e non afferisce al settore della riabilitazione. Rientrano invece in questa area, oltre al fisioterapista, tutte le altre figure che partecipano al processo riabilitativo come i terapisti occupazionali, i logopedisti e i fisiatri. L’obiettivo terapeutico e sinergico e’ quello di dosare l’esercizio in relazione al paziente per poi misurare il risultato”.
– Quali sono i progetti futuri di SIFIR e quale il suo rapporto con AIFI? “Il rapporto tra queste due realta’ e’ molto stretto: infatti parlo sia come presidente nazionale di SIFIR sia come presidente di AIFI Campania. Detto cio’, come Sifir ci siamo costituiti con altre associazioni tecnico-scientifiche come la Federazione italiana associazioni scientifiche di fisioterapia, questa federazione e’ nata nel pieno rispetto della legge Gelli e riunisce 4 realta’. Abbiamo chiesto al Ministero di essere riconosciuti come associazioni di categoria, pensiamo di avere le caratteristiche ma naturalmente stiamo aspettando risposta. Dall’altra parte AIFI, con la nascita dell’albo, sta attraversando un processo di trasformazione in associazione tecnico scientifica e anche AIFI ha chiesto per questo al Ministero l’iscrizione. Per entrambe le realta’ non abbiamo risposte. Guardando al futuro, AIFI e SIFIR a medio termine potrebbero collaborare ancora piu’ intensamente”.

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Dichiarazione su Europa e asilo dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Le imminenti riunioni dell’UE a Bruxelles su asilo e immigrazione giungono tre anni dopo la crisi del Mediterraneo, quando oltre un milione di persone disperate hanno attraversato il mare dirette in Europa. Nonostante il numero di persone in arrivo via mare sia oggi calato drasticamente, gli effetti di quei flussi continuano a riverberarsi a livello politico e nella tendenza ad approcci unilaterali e restrittivi che da allora alcuni Paesi europei hanno perseguito nei confronti dei rifugiati e dei migranti. È arrivato il momento di cambiare le cose per il meglio. E oggi esorto gli Stati europei a cogliere questa opportunità per trovare un approccio nuovo e unito che risponda alle esigenze condivise di tutti i Paesi di essere in grado di gestire i loro confini e le loro politiche migratorie e nello stesso tempo rispettare gli standard europei e internazionali in materia di asilo, che sono scaturiti dalla seconda guerra mondiale.Questo è possibile. Ma coerenza e unità sono mancate nell’approccio dell’Europa e per troppo tempo. Paesi legati da geografia, culture e valori si sono trovati divisi sull’asilo e sulla questione di come proteggere le persone in fuga da persecuzioni, conflitti e guerre. Questo è culminato nel recente incidente dell’Aquarius, quando ad una nave che trasportava circa 600 persone soccorse in mare è stato negato il permesso di attraccare per diversi giorni. Tali eventi mettono a rischio vite e norme internazionali di soccorso in mare e non dovrebbero mai accadere.L’UNHCR è qui per aiutare. Siamo pronti a lavorare con gli Stati europei per sviluppare un piano che sia realistico e di principio. Un piano radicato nella solidarietà e nella cooperazione, che eviti la recente tendenza a scaricare le responsabilità e ad altre azioni che danneggiano i rifugiati, da una parte, e l’Europa stessa dall’altra. Un piano che garantisca che coloro che sono in pericolo in mare siano salvati e sbarcati in maniera prevedibile e che si occupi di ciò che accade loro una volta giunti a terra. Un piano che rimuova il dubbio sulla genuinità delle ragioni che spingono le persone a fuggire, e che preveda il ritorno a casa di coloro che non sono rifugiati, o non hanno alcun titolo per rimanere.L’Europa oggi non è più al centro di una crisi migratoria o di rifugiati. I numeri degli arrivi nel Mediterraneo sono ai livelli pre-2014 e stanno scendendo verso le medie storiche di lungo periodo. Oltre 9 persone su 10 costrette alla fuga nel mondo si trovano fuori dall’Europa, nei loro Paesi o in quelli immediatamente vicini: Paesi per lo più del sud del mondo. E il sostegno europeo, la solidarietà e la collaborazione con questi Paesi, così come con i Paesi di transito, è diventata più critica che mai. Per rispondere a questa sfida globale condivisa ed affrontare le cause che spingono i rifugiati ad intraprendere viaggi pericolosi verso l’Europa e altrove sono necessari aiuti ai Paesi e alle comunità che ospitano i rifugiati e posti per il reinsediamento, destinati ai rifugiati vulnerabili affinché siano trasferiti in modo legale e sicuro in nuovi Paesi.Mentre i Paesi di tutto il mondo continuano a discutere su come migliorare la risposta internazionale alla crisi dei rifugiati attraverso il Global Compact, le politiche dell’UE in materia di asilo possono e dovrebbero fornire un esempio su come gestire le crisi di rifugiati con compassione e solidarietà. L’UNHCR è pronta a sostenere l’UE e gli Stati membri in questo sforzo.

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630 ragazze in visita alla sede internazionale della FAO

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Roma. 630 ragazze (dai 9 ai 14 anni) del Movimento dei Focolari, da 17 nazioni, in visita alla sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) a Roma,
per discutere di #FameZero. I ragazzi e i giovani di oggi possono diventare la prima generazione che riesce a sradicare la fame nel mondo. Lo dicono i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile che il 25 settembre del 2015 i 193 Stati Membri delle Nazioni Unite hanno approvato impegnandosi ad attuarli entro quindici anni (2015-2030). Il secondo, l’“Obiettivo Fame Zero”, è al cuore del programma. E per poter quindi raggiungere questi obiettivi, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) ha accolto oggi, 22 giugno 2018, nella sede in Roma, 630 giovani ragazze (dai 9 ai 14 anni) del Movimento dei Focolari. Seguivano l’evento in collegamento live streaming, tante e tanti altri loro coetanei sparsi nei cinque continenti, in particolare 400 ragazzi riuniti in congresso a Loppiano in Toscana, la Cittadella internazionale dei Focolari. È la prima volta che le giovani generazioni del Movimento ideato da Chiara Lubich varcano i tornelli della FAO. Una grande emozione non solo per queste ragazze che hanno preso posto nella prestigiosa sala Plenaria, ma anche da parte della FAO.“Sono davvero felice di vedere questa sala piena di donne, di donne giovani” ha commentato Marcela Villareal, direttrice FAO per la divisione partenariati e cooperazione Sud-Sud. “Lavoro qui alla FAO da più di 20 anni, parlando infinite volte in questa sala Plenaria, ma non l’ho mai vista così bella, così piena di giovani donne. Grazie di questi vostri sforzi per contribuire a raggiungere l’obiettivo Fame Zero”.Oggi 800 milioni di persone al mondo soffrono la fame. Negli ultimi 10 anni questo dato era diminuito, mentre lo scorso anno a causa di guerre e cambiamenti climatici è ritornato a salire. “Per noi qui alla FAO è lo scandalo più grande che esiste – ha affermato Villareal – E per questo noi ogni giorno lottiamo affinché queste persone abbiano il cibo necessario ma anche una vita bella, buona, dove i bambini possono avere una vita piena. Siamo convinti che con il nostro lavoro possiamo arrivare ad un mondo senza fame”. Nel settembre del 2015 le Nazioni Unite hanno firmato l’agenda dello sviluppo sostenibile, che comprende 17 obiettivi da raggiungere entro il 2030.“Mai prima d’ora i leader mondiali avevano promesso di impegnarsi tutti insieme in un’agenda così ampia e così universale – ha affermato Sabina Zaccaro dell’ufficio FAO per la comunicazione istituzionale – Per sconfiggere la fame del mondo (obiettivo n°2) abbiamo bisogno di sconfiggere la povertà (obiettivo n°1). Ma per fare questo dobbiamo vivere tutti in maniera sostenibile (obiettivo n°12), cercando di risolvere in concreto la lotta ai cambiamenti climatici (obiettivo n°13)”.

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