Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

La bomba demografica e le logiche della globalizzazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

La popolazione mondiale sta avvicinandosi a grandi passi ai sette miliardi e si prevede che nel 2050 toccherà i nove. Siamo in tanti, sicuramente troppi anche perché stiamo entrando alla grande nel mondo tecnologico e ciò presuppone che l’utilizzo delle risorse umane sarà gradualmente ma inesorabilmente ridimensionato al ribasso. Con un cinismo tipico di alcune categorie di persone che si considerano al passo con i tempi nuovi, e ne cavalcano le sue doti evolutive con una certa presunzione, esistono degli “scarti di magazzino” che vanno messi a parcheggiare in attesa di smaltirli in qualche modo ma non certo in meglio. E’ una tendenza che mostra già i suoi tratti distintivi se pensiamo alle periferie delle grandi città dove abbiamo emarginato milioni di esseri umani deprivandoli del loro futuro e si cerca d’imbrigliare i milioni di migranti che vagolano tra un continente o una nazione e l’altra creando dei campi profughi dove si pensa di ibernarli in attesa che malattie e quanto altro compiano il loro corso eliminandoli fisicamente.
Qualcuno ci fa notare, con una logica espositiva agghiacciante, che la selezione della specie passa proprio dall’eliminazione fisica dei soggetti più deboli con le pandemie, il non accesso ai farmaci salvavita, le carestie, le guerre tribali, xenofobe, religiose e la diffusioni di armi di distruzione di massa. In tutto questo bailamme se non riusciamo a cogliere in tempo i mutamenti in atto e il modo come si stanno sviluppando si rischia di vanificare le stesse logiche della globalizzazione delle merci, delle attività imprenditoriali e finanziarie. In altri termini o si parte con costi uniformi nelle loro varie componenti (lavoro, materie prime, cicli produttivi) o s’impone la necessità di spostarli in aree di maggiore convenienza in termini di profitti. E Trump negli Usa applicando i dazi ha ben individuato il rischio per il suo paese d’essere svuotato delle sue produzioni creando disoccupazione e instabilità politica. Lo stesso discorso varrebbe per l’Italia nei confronti degli altri partner europei. Logica vorrebbe che le imprese che lasciano l’Italia per approdare in lidi economicamente più convenienti e fanno poi rientrare le merci che producono altrove a prezzi più competitivi potendo pagare di meno la manodopera e gli oneri contributivi e fiscali, pagassero un dazio per pareggiare i conti. Lo stesso si potrebbe dire per gli emigranti economici considerato che il loro lavoro all’estero potrebbe valere, in termini retributivi sette o otto volte di più oltre alle maggiori tutele previdenziali e assistenziali e al proprio tenore di vita. (Riccardo Alfonso)

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