Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

Le megalopoli hanno un loro fascino o sono solo una necessità?

Posted by fidest press agency su martedì, 17 luglio 2018

Se mettiamo da parte l’eventualità che le grandi città debbano crescere ulteriormente per l’aumento globale della popolazione, dato che lo prefiguriamo come il peggiore dei mali, ci rimane la necessità di dover risolvere alcuni aspetti contingenti di grande rilevanza. Non dimentichiamo che un quinto dell’umanità brucia l’87% dell’energia oggi disponibile e che in Europa l’80% della popolazione è concentrata nelle aree urbane. Solo questi due dati ci danno la dimensione, resa all’attualità, del complesso fenomeno delle città e degli abitanti della terra. La circostanza ci fa altresì capire il perché diventa sempre più difficile schiudere agli altri il ristretto club delle società avanzate. Per altro già ora, nel suo ambito, vengono esercitate nella popolazione residente selezioni di ordine culturale, politico e sociale di per se gravemente discriminanti e che hanno già provocato, e continueranno a farlo ancor più in futuro, grossi conflitti esistenziali e di ordine pubblico. Questo si spiega con il fatto che non tutta la popolazione che risiede in una città, o quella pendolare proveniente dalle aree attigue, è in grado di alimentarsi con il lavoro disponibile all’interno della cinta urbana. E’ uno stato di cose che fa coesistere pericolosamente grosse sacche di disoccupazione o di sotto occupazione, che provocano instabilità e turbative di ogni genere, e si contrappongono ad un benessere che il consumismo rende più evidente e stridente.Ad essi si somma un “valore aggiunto”, che si vuole far pagare di più alle classi meno abbienti, data la loro minore redditività, e derivante dai supposti vantaggi che essi traggono dalla vita in comune. Questo criterio finisce con il provocare un più elevato costo per l’uso dei mezzi pubblici, per l’acquisto dei prodotti alimentari, per l’approvvigionamento dell’energia domestica e la disponibilità delle abitazioni. La metropoli, quindi, rappresenta, da una parte, una soluzione in tempi brevi e medi irrinunciabile per l’uomo, nonostante le difficoltà d’ambientazione esistenti, ma che entro un arco di tempo, diciamo tra 10/20 anni, non permetterà miglioramenti sostanziali e meno che mai definitivi. Tale prospettiva, nell’immediato, ci fa correre il rischio di vedere “esplodere” i fenomeni di intolleranza prima ancora che si fissino le regole per una nuova stabilità pianificata.La ragione è che ci troviamo, in specie in Europa, in città cresciute troppo in fretta intorno ad un nucleo molto antico con un sistema viario ed un complesso di abitazioni concepite con criteri inadeguati alle esigenze attuali in termini di circolazione, abitativi e per impiegarli in luoghi di lavoro permanenti e con la pretesa di volerli, da subito, funzionali. Sarebbe più opportuno isolare del tutto questi centri storici e spostare la “city”, e con essa le attività commerciali ed imprenditoriali che vi ruotano intorno, in aree esterne e ben al di là degli attuali complessi abitativi che nel frattempo si sono aggiunti a macchia d’olio intorno e talvolta dentro al “vecchio borgo”. E’ un isolamento che risolverà alcuni aspetti logistici e consentirà alla gente di visitare tali luoghi, che si sono fermati nel tempo, come meritano: a piedi o al massimo in bicicletta o in carrozza. Una soluzione che può darci due risposte pratiche legate la prima al trasporto e la seconda all’uso più razionale delle abitazioni e degli uffici nonché agli insediamenti commerciali e dei servizi pubblici e privati. Va poi aggiunta un’altra considerazione se passiamo ad esaminare il tipo di trasporto pubblico da adottare. (Riccardo Alfonso)

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