Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Scrivere è una vocazione?

Posted by fidest press agency su martedì, 17 luglio 2018

Ricordo che il mio primo salto di qualità fu l’acquisto, con molti sacrifici, di una macchina da scrivere. Era una Olivetti portatile e, nonostante le sue caratteristiche, era pesante ed ingombrante. Insieme ci recammo da un capo all’altro del mondo: dall’Australia a Singapore, dall’Africa a Londra e sotto quei cieli, ora afosi ed ora freddi e nebbiosi, il ticchettio dei tasti divenne il mio più fedele ed insostituibile accompagnatore. E come accade ad un principiante che incomincia a strimpellare le prime note, i miei solfeggi segnavano i progressi che facevo nella tecnica narrativa e mi davano la misura del difficile cammino che avevo intrapreso posto davanti ad innumerevoli ostacoli che riguardavano la ricerca di uno stile e di una esposizione della trama al tempo semplice ed avvincente. Incominciai a sfornare una quantità enorme di argomenti e tra i più disparati. Mi cimentavo con fatti di costume e di politica, di cultura e di critica, di sport e di finanza internazionale, ma i destinatari ai quali indirizzavo tutto questo imponente materiale, e che erano di preferenza i quotidiani ed i periodici sia nazionali che italiani all’estero, sembravano indifferenti e poco interessati ad una eventuale pubblicazione. Alla fine la mia caparbietà veniva premiata anche se si trattava per lo più di qualche “trafiletto” ora firmato ed ora siglato o anonimo. Il tutto veniva compendiato solitamente con 20/25 righe tipografiche e per colonne striminzite. Per contro la mia produzione, su quel tema specifico, era 1000 se non 10mila volte superiore. Avrei dovuto trarne un bilancio scoraggiante ed invece mi sentivo stimolato a proseguire. Chiunque, al mio posto, avrebbe tirato i remi in barca e si sarebbe lasciato trascinare dalla corrente alla deriva. Sarebbe stata la cosa più ovvia da fare. In effetti di tanto in tanto venivo colto dallo scoramento, e in quell’istante avrei volentieri mollato ogni cosa, ma tutte le volte riuscivo a superare, tale momento critico, con una brillante ripresa. Era sufficiente immergermi in qualche buona lettura. Si trattava a volte di un libro o di articoli di giornale. Pure le conversazioni, con un amico o un semplice conoscente, diventavano uno stimolo per rinverdire la mia passione di sempre e ciò a prescindere dagli argomenti trattati. In questo modo riprendevo con inusitata vigoria i rapporti, così bruscamente interrotti per qualche… ora, con la tastiera della mia macchina.
Quel “mostro meccanico” rappresentava tutto per me. Potevo persino fare a meno di mangiare e di dormire e sovente saltavo un appuntamento con gli amici per non perdere il filo dei miei pensieri e di tradurli in lettere stampate, per dare ad essi un senso di concretezza. Oggi che uso il p.c., in luogo della vecchia portatile, l’antica passione non si è affievolita. Essa è rimasta ben radicata dentro di me fin dagli anni della fanciullezza e sembra non sia giunta ancora l’ora del tramonto. (Riccardo Alfonso)

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