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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 9

L’arte nella rappresentazione di una trama teatrale

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 luglio 2018

Lo spettacolo teatrale o la trama di un film sono il frutto della produzione letteraria del romanziere che vi fissa i paletti e l’arricchisce di contenuti. Sin qui il discorso rientra nell’ovvietà. Quel che ne segue diventa un impegno più complesso dove entrano in gioco molti altri soggetti e progetti, dalle sceneggiature alle luci, dai costumi ai dialoghi.
Vi è poi quel popolo di personaggi dal protagonista al primario e per finire alla comparsa che so-no deputati ad esercitare un ruolo a interpretare e a rendere credibile una storia nata dalla penna di un scrittore e che non sempre il successo, da lui ottenuto con la pubblicazione del suo romanzo, riesce a conseguire lo stesso risultato a teatro o in un film. Similarmente si può dire, rovesciando le posizioni, quando un regista prende lo spunto da un libercolo di modestissime pretese letterarie e lo trasforma sullo schermo in un capolavoro. Sono i miracoli dell’arte, dell’intuizione, dell’intelligenza umana. Posso quindi arguire che nel suo insieme è un complesso problema a cui si potrebbe riallacciare tutto un sistema di estetica.
Ne consegue che ad accumunare uno scrittore, un poeta, un pittore, uno scultore, un musicista è quel comune denominatore che risuona dal profondo abisso dell’essere.
Quando Archi loco, il primo lirico dei greci, dichiara alle figlie di Ricamo il suo amore furibondo e il suo disprezzo insieme, non sono le sue passioni, avvolte in un vortice fumoso d’orgia, che noi ammiriamo, semmai vediamo Dioniso e le Menadi, vediamo Archi loco immerso in un sonno profondo precisamente come quello descritto da Euripide nelle Baccanti; il sonno che prende nelle alte vie delle montagne, sotto il sole di mezzogiorno, qui si avanza Apollo verso di lui e lo incorona del suo lauro, e l’incanto dionisiaco musicale del dormiente trabocca e sgorga con scintillanti immagini in poemi lirici e in trame teatrali che, all’apogeo della loro futura evoluzione, si chiameranno tragedie e diritambi drammatici.
In realtà Archiloco, l’essere dalle ardenti passioni pieno d’amore e di odio, è solamente una visione del genio, che non è più Archiloco, ma un genio della Natura, e simbolicamente esprime il suo dolore primordiale in questa figura allegorica dell’uomo Archiloco, come creatura volente e desiderante subbiettivamente non potrà mai essere un poeta.
Tutti questi intrecci che espongono la narrativa al suo primo proscenio si rendono sovente coniugabili personificando l’immaginario e la fantasia in costruzioni di personaggi reali con scenari adeguati e umori della natura giunta alla loro naturale maturazione.
Penso al Cid di Corneille. Egli affronta nel suo racconto una situazione complicata dando luminosa prova del suo valore di artista e di letterato: un figlio vendica l’onore del proprio padre con il sangue di quello della sua bella. S’intreccia storia di una fanciulla che dimentica il suo essere e il suo amore per perseguitare il suo amante assassino del padre.
Il Cid o l’Onore castigliano risale al 1636. Il tutto inizia allorché due grandi signori spagnoli hanno da ridire per una onorificenza accordata ad uno di loro dal re e di cui l’altro si sente immeritatamente defra-dato. A questo punto il conte di Gormas è vinto dall’ira e in un acceso battibecco schiaffeggia il rivale. Costui è troppo vecchio per potersi vendicare per cui affida al figlio Rodrigo l’impresa di prendere la degna rivincita. Rodrigo ama follemente Chimene, la figliola del conte di Gormas, e pur dovendo chiedere a lui, padre della sua innamorata, soddisfazione dell’onta inflitta al genitore, si decide risolutamente e sfida il conte e lo uccide in singolar tenzone. Chimene pazza di dolore, dimentica dell’amore che la lega a Rodrigo, si presenta al re e supplica che l’uccisore sia punito. Rodrigo giustifica in tutto il volere di Chimene e le offre la propria spada perché ella stessa gli trapassi il petto e compia giustizia. Ma la giovinetta, a questo punto, è dominata, più che dalla forza del dovere, da quella dell’amore e cede, lasciando che in Rodrigo ferva la persuasione che ella lo ami costantemente e fedelmente. Rodrigo parte allora sicuro e compie nobili e ardite imprese contro i Mori.
Dopo non molto tempo ritorna coperto di trionfi, ma Chimene è sempre combattuta tra l’amore per Rodrigo e il desiderio di vendicare la morte del padre. A questo punto decide di voler essere sposa al cavaliere che saprà uccidere in duello Rodrigo.
Rodrigo è disposto a lasciarsi uccidere e per appagarla e per provarle il suo amore. Chimene lo rianima facendogli comprendere come ella desideri che ne esca vincitore. Rodrigo nutrito di questa speranza, infiammato di grande amore, sostenuto dalla volontà di Chimene, si misura intrepido sul terreno, e ne esce vincitore compiendo il desiderio di Chimene, la quale ben gli consente di venire a una prossima unione, a quella unione da tanto tempo desiderata da Rodrigo. E’ una storia che ha avuto il suo irresistibile fascino nell’immaginario della gente di quel tempo e si presta, tra l’altro, a calcare le scene. Da qui l’intrigo letterario moltiplica il suo ruolo con i personaggi della finzione scenica che fa il paio con l’opera letteraria. Situazioni di questo genere si sono moltiplicate nel corso dei millenni e d’innumerevoli generazioni con possibili e praticabili varianti. Così il teatro è entrato nelle nostre menti e nei nostri cuori e ha toccato le sensibili corde della nostra emotività. (Riccardo Alfonso)

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