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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 338

La rotta orientale dei migranti mi ricorda la Slovenia

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 luglio 2018

Considero la Slovenia, dal punto di vista storico, sullo stesso filone che ha segnato la penetrazione a oriente degli arabi. Mi riferisco al tempo in cui i turchi per la prima volta si spinsero nell’Adriatico, devastando le coste dalmate e le isole, sotto la guida del loro capo Alì Pascià. Fu allora che i cristiani ottennero una brillante vittoria nella battaglia navale di Lepanto il sette ottobre del 1571 ma non seppero sfruttarla adeguatamente tant’è che due anni dopo i veneziani accettarono una pace da vinti con i turchi rinunciando a Cipro all’Albania e alla Dalmazia. La Slovenia si affaccia sul mar Adriatico e confina con quattro paesi: Italia, Austria, Ungheria e Croazia. Ha una superficie di 20.250 Kmq., e una popolazione di due milioni di abitanti. Nel 1945 la Slovenia entrò a far parte della Repubblica federale socialista di Iugoslavia. La morte di Tito, nel 1980, innescò il processo di disgregazione politica ed economica dell’area.
Nel 1989 l’assemblea slovena avviò il paese verso l’indipendenza. Il 26 giugno del 1991 fu pro-clamata la sua autonomia.
La Slovenia è un’importatrice netta di prodotti agricoli e alimentari e concede ingenti sovvenzioni, soprattutto alle regioni di montagna. La transizione non ha posto problemi particolari giacché la maggior parte delle terre agricole erano già in mano ai privati, durante il regime comunista. L’industria è in prevalenza manifatturiera ma con un forte predominio dei prodotti di metallo. La struttura industriale, tuttavia, è relativamente statica. I settori più dinamici riguardano l’area di fabbricazione di attrezzature da trasporto ed elettriche, il settore tessile, quello della trasformazione alimentare e il turismo.
La Slovenia rappresenta un’altra faccia nella quale si compone la diversità dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. E’ uno degli stati che tra i primi è uscito dal socialismo reale ovvero da una logica di economia centralizzata e statalizzata.
Nel suo genere il marxismo è diventato un’altra ideologia, un’altra religione. Il suo inesorabile declino, dopo settanta anni di vita, ha evidenziato il fallimento politico ed economico, su scala mondiale, del sistema marxista-leninista. Non per questo il poi, nei paesi che hanno vissuto questa esperienza sulla loro pelle, si rivela un percorso agevole. Forse lo è, in un certo qual senso, per la Slovenia ma non per le altre consorelle dell’Est europeo o dei paesi a noi più vicini quali l’Albania e la Serbia.

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