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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Gli emigranti minorenni sono un problema nel problema se consideriamo la mortalità infantile

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

Dentro questa tragedia, infatti, s’inserisce drammaticamente un’altra che la stessa marea migratoria avrebbe voluto in qualche modo esorcizzare: Nel 2012, circa 6,6 milioni di bambini in tutto il mondo – 18.000 di bambini ogni giorno – sono morti prima di aver compiuto cinque anni. Da allora ad oggi il loro numero tende a crescere. È quanto dichiara il nuovo rapporto presentato da UNICEF, Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Banca Mondiale e Dipartimento degli Affari sociali ed Economici delle Nazioni Unite- Divisione Popolazione.
“La maggior parte, di questi decessi, può essere evitata, utilizzando misure semplici che molti paesi hanno già messo in atto – ma ciò di cui abbiamo bisogno è che dobbiamo agire con molta più urgenza”.
Le principali cause di morte dei bambini sotto i cinque anni sono polmonite, nascite premature, asfissia neonatale, diarrea e malaria. A livello mondiale, circa il 45% dei decessi sotto i cinque anni sono legati alla malnutrizione. Circa la metà dei decessi sotto i cinque anni avvengono solo in cinque paesi: Cina, Repubblica Democratica del Congo, India, Nigeria e Pakistan. L’India (22%) e la Nigeria (13%) insieme contano oltre un terzo di tutte le morti di bambini sotto dei cinque anni. I neonati sono particolarmente a rischio. “La cura della madre e del bambino, nelle prime ventiquattro ore di vita dalla nascita, è fondamentale per la salute e il benessere di entrambi” dice Margaret Chan, Direttore Generale dell’OMS. “La metà di tutte le morti neonatali avvengono entro il primo giorno”. Le vite della maggior parte di questi bambini potrebbero essere salvate se essi avessero accesso ad alcuni servizi di assistenza sanitaria di base, quella durante e dopo il parto; farmaci a basso costo come gli antibiotici, pratiche come il contatto pelle a pelle tra madre e neonato e l’esclusivo allattamento al seno per i primi sei mesi di vita.
Mentre a livello globale il tasso medio annuale di riduzione della mortalità dei bambini sotto i cinque anni è cresciuto dall’1,2% l’anno per il periodo 1990-1995 al 3,9% per il periodo 2005-2012 e al 4% dal 2012 ad oggi, esso rimane insufficiente per raggiungere l’Obiettivo di Sviluppo del Millennio numero quattro, che si propone di ridurre il tasso di mortalità sotto i cinque anni di due terzi tra il 1990 e il 2018. “I continui investimenti da parte dei paesi per rafforzare i sistemi sanitari sono essenziali per garantire che tutte le madri e i bambini possano disporre delle cure accessibili e di qualità di cui hanno bisogno per vivere una vita sana e produttiva.” L’Africa subsahariana, in particolare, deve affrontare sfide importanti come regione con i più alti tassi di mortalità infantile nel mondo. Con un tasso di novantotto morti ogni 1.000 nati, un bambino nato nell’Africa subsahariana corre un rischio sedici volte maggiore di morire prima del suo quinto compleanno di un bambino nato in un paese ad alto reddito. Tuttavia, l’Africa subsahariana ha registrato una notevole accelerazione nel suo progresso, con un tasso annuale di riduzione delle morti cresciute dallo 0,8% nel periodo 1990-1995 al 4,1% nel 2005-2012. Salvare i propri figli dalla fame e dalle malattie diventa, quindi, un motivo più che valido per emigrare e se i familiari dei minori si rendono conto che non hanno i mezzi per trasferirsi preferiscono affidare la loro prole ad altri nella speranza che almeno loro possono avere qualche chance in più per sopravvivere. (Riccardo Alfonso)

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