Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Le guerre calmierano i surplus di popolazione?

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

Le guerre come quelle mondiali del XX secolo con la loro dose di milioni di morti, hanno in qualche modo calmierato i surplus di popolazione? A prescindere dal fatto che l’opzione militare, è decisamente disumanizzante se la consideriamo la scelta giusta per un livellamento della presenza umana sulla terra, va anche detto in tutta la storia dell’umanità ci siamo ritrovati con un recupero sorprendente della natività.
Dobbiamo, semmai, partire da un’altra riflessione nel senso che non possiamo sostenere un diritto alla vita quando non siamo in grado d’assicurare a questa stessa vita di vivere.
Sembra oramai giunto il tempo per pensare seriamente a un contenimento della popolazione mondiale e al modo più indolore per ottenerlo poiché l’indice delle nascite continua a essere superiore alle morti e il differenziale è in crescita esponenziale in specie in alcune regioni del mondo. D’altra parte le attuali storture sono chiaramente destabilizzate e tendono a esasperare una situazione per se già critica.
Oggi le materie prime si possono acquistare vendendo ai paesi sottosviluppati armamenti e macchinari obsoleti. Il dominio si può esercitare con lo sfruttamento del lavoro, con salari da fame, con la distruzione dello stato sociale, con le logiche del consumismo, con il traffico degli organi umani e via di questo passo.
Un giorno, però, tutto questo finirà e noi resteremo indifesi davanti ai cinici e agli sfruttatori che, avendo raschiato il fondo del barile, non trovano di meglio che risvegliare in tutti noi, rinfocolandolo, l’odio per i nostri simili, per il diverso. Un odio viscerale, incontrollabile che fa di ogni uomo un Caino e, l’altro, un Abele.
Sono scenari fantascientifici? Sono simulazioni messe a punto da una mente o malata o troppo fantasiosa? Può darsi, anzi me lo auguro di tutto cuore.
Non credo, tuttavia, di essere tanto lontano dalla realtà se già ora mi guardo intorno con l’occhio distaccato dell’osservatore e non dello speranzoso che vede rosa o del pessimista che vede nero. Le tracce più evidenti emergono dai tanti disequilibri sociali, razzismi e conflitti locali sempre più cruenti e caricati, per giunta, da alte dosi di fanatismo.
Ora con la crescita senza controllo delle popolazioni c’è da chiedersi se lo stile di vita dell’uomo primitivo sia stato ecologicamente equilibrato, con la sua strategia di rapporto con l’ambiente, oppure quella strategia non era scritta nei suoi geni, ma era trasmessa culturalmente.
In questo caso è inevitabile che, oggi, possa apparire naturale l’aborto, il controllo delle nascite, l’emarginazione, il genocidio praticato per ragioni religiose, etniche e altro. Il fatto è che ora sappiamo che la natura dell’uomo è fondata nella sua cultura. Significa, a questo punto, che il quesito di base deve essere riformulato, poiché niente è normale oppure che tutto sia naturale. Il problema, in definitiva, è quello di contemperare, pragmaticamente, l’esigenza di fare scelte che abbiano un valore giusto per la sopravvivenza e di associare la qualità della vita con quella d’ordine bioetico e soprattutto di compatibilità ambientale. (Riccardo Alfonso)

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