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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Politiche migratorie

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

Il dipartimento di economia e affari sociali dell’Onu ha identificato 232 milioni migranti pari al 3.2% della popolazione mondiale, passando da 175 milioni nel 2000 dai 154 milioni del 1990. Dopo 18 anni da questa stima vi è stato un ulteriore incremento intorno al 15%.
Del totale, 136 milioni, si sono stabiliti nelle nazioni sviluppate e novantasei milioni nei paesi in via di sviluppo. I rifugiati, come tali, rappresentano solo il 7% del totale, ossia 15,7 milioni di persone. La maggior parte degli immigrati (74%) è in età in lavorativa (dai 20 ai 64 anni) e il 48% sono donne.
Europa e Asia sono le due principali regioni di migrazione con rispettivamente 72 e 71 milioni di unità. Gli Stati Uniti sono la destinazione preferita, accogliendo quasi 46 milioni persone, tra cui 13 milioni nati in Messico, 2,2 milioni venuti dalla Cina, ed a seguito India e Filippine. Queste cifre riflettono la tradizionale migrazione dai paesi in via di sviluppo ai paesi sviluppati, ma i flussi sud-sud, tuttavia, sono cresciuti notevolmente raggiungendo quasi il pareggio con quelli tradizionali. Nel 2013, 82,3 milioni immigrati nati in paesi del sud si erano stabiliti in altri paesi del sud, mentre 81,9 milioni nati sud sono emigrati verso il nord. Oltre il 51% dei migranti vivono in soli 10 paesi: Stati Uniti (45,8 milioni) Russia (11), Germania (9,8), Arabia Saudita (9.1), Emirati Arabi (7,8) e Regno Unito (7,8). Seguono la Francia con 7,4 milioni, Canada (7.3), Australia (6.5) Spagna (6.5) e Italia (5 milioni). I gruppi più consistenti sono asiatici (70,8 milioni) e latino-americani (53,1 milioni) che costituiscono le due diaspore più importanti: diciannove milioni di asiatici vivono in Europa, 16 nel Nord America e 3 in Oceania, mentre la maggior parte dei latino-americani (26 milioni) vive nel Nord America.
L’Asia è una regione che ha visto l’immigrazione più alta dal 2000, accogliendo altri venti milioni di persone in 13 anni, in particolare a causa della domanda di lavoro nei paesi in rapido sviluppo economico come Malesia, Singapore e il Tailandia.
Tra il 1990 e il 2017, gli Stati Uniti hanno accolto quasi ventisette milioni d’immigrati aggiuntivi gli Emirati Arabi 7 milioni e la Spagna 6 milioni e l’Italia circa cinque milioni.
Sulla base dei risultati di un sondaggio realizzato dall’Istituto Gallup – che ha intervistato più di 25.000 migranti in oltre 150 paesi – il rapporto offre una nuova prospettiva sulla vita dei migranti nel mondo, sia che migrino tra paesi ricchi del Nord del mondo sia che si spostino tra paesi poveri del sud. Il rapporto intende dare risposte a varie domande: la migrazione migliora o no le condizioni di vita? In che misura i migranti sono soddisfatti della loro vita rispetto alla popolazione locale? É più difficile per loro trovare lavoro o avviare un business? E’ più probabile che abbiano problemi di salute? Secondo la Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite, migliorare il benessere del singolo è uno dei principali obiettivi dello sviluppo. Ma lo sviluppo è spesso misurato in primo luogo in termini di indicatori economici, come il PIL. Allo stesso modo, il contributo dei migranti allo sviluppo è di solito misurato principalmente in termini di denaro che spediscono a casa, piuttosto che pensando a come la loro vita sia influenzata dalla migrazione. Il Rapporto Mondiale sulle Migrazioni adotta un approccio diverso, e si concentra su sei dimensioni fondamentali del benessere per presentare un quadro unico di benefici e di svantaggi relativi alla migrazione e per indagarne le conseguenze per lo sviluppo umano. (Riccardo Alfonso)

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