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Gli scopi e i limiti della ricerca parapsicologica

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 agosto 2018

Lo psichiatra Ian Stevenson condusse gran parte delle sue ricerche e quelle dei suoi collaboratori sulla reincarnazione. La psicologa Thelma Moss, a sua volta, impiegò molto del suo tempo nello studio dell’effetto Kirlian nel laboratorio parapsicologico di UCLA. Si pensava, tra l’altro che fosse un modo per fotografare l’aura, una sorta di campo o radiazione luminosa invisibile che circonderebbe il corpo umano. La storia dei santi, per esempio, è costellata di fenomeni che potrebbero rientrare nella logica dei fenomeni paranormali. Penso, ad esempio, alla levitazione, all’apparizione delle stimmate, alla comparsa, in particolari circostanze, di un alone luminoso che circonda il capo di questi sant’uomini. E su tale filone penso all’influenza che esercitarono i maestri spirituali provenienti dall’Asia e le loro affermazioni sui poteri prodotti dalla meditazione tanto da spingere la ricerca verso gli “stati alterati della coscienza”. Il direttore dell’American Society for Psychical Research, Karlis Osis, condusse esperimenti sulle esperienze extracorporee e sui segnali astrali. Il fisico Russell Targ coniò il termine “visualizzazione remota” (remote viewing) per utilizzarlo nelle sue ricerche Psi nel 1974.
In quegli anni anche gli accademici che non si occupavano di parapsicologia sembravano ottimisti sulle ricerche che si stavano conducendo. Nel 1979 un sondaggio tra più di 1100 professori universitari negli Stati Uniti mise in luce come solo il 2% degli psicologi ritenesse la percezione extra-sensoriale impossibile.
Una più alta percentuale (34%) riteneva che i fenomeni ESP fossero già provati o che comunque fosse possibile provarli. In un’altra area di studio la percentuale fu perfino più alta: il 55% di coloro che si occupavano di scienze naturali, il 66% di coloro che si occupavano di scienze sociali (esclusi gli psicologi) e il 77% degli insegnanti d’arte e di materie umanistiche riteneva che fosse utile compiere ricerche sull’ESP.
Ciò non di meno dagli anni settanta in poi la considerazione per le ricerche parapsicologiche è andata progressivamente scemando. Le prime indagini furono considerate inconcludenti e i parapsicologi si trovarono di fronte la forte opposizione dei loro colleghi accademici. Alcuni effetti che sembravano essere paranormali, ad esempio l’effetto Kirlian, scomparvero quando furono testati sotto stretto controllo, lasciando quindi queste ricerche a un punto morto.
Molti laboratori di ricerca statunitensi furono chiusi, citando come ragione la mancanza di accettazione da parte della scienza e lasciando così la ricerca parapsicologica confinata nelle istituzioni private finanziate con fondi privati. Dopo ventotto anni di ricerche il Princeton Engineering Anomalies Research Laboratory chiuse i propri laboratori nel 2007. Due università negli Stati Uniti hanno ancora dei laboratori per la parapsicologia: il dipartimento per gli studi percettivi, con un’unità del dipartimento di medicina psichiatrica dell’università della Virginia, che studia la possibilità di una permanenza del conscio dopo la morte del corpo e il laboratorio Veritas dell’Università dell’Arizona che conduce ricerche sui medium.
Restano varie istituzioni private, incluso l’Institute of Noetic Sciences, a condurre e promuovere la ricerca parapsicologica.
Se ci spostiamo in Europa dobbiamo assegnare alla Gran Bretagna la leadership nella ricerca parapsicologica con privati che hanno fondato laboratori all’interno della Università di Edimburgo, dell’Università di Northampton, e della Liverpool Hope University, ed anche in diverse altre. Le ricerche parapsicologiche inoltre hanno trovato incremento anche in alcune sub-discipline della psicologia.
Un esempio ne è la psicologia transpersonale che si propone di studiare gli aspetti trascendenti o spirituali della mente umana e anomalie psicologiche, analizzando credenze paranormali ed esperienze soggettive anomale con i tradizionali strumenti della psicologia.
Questo lungo tratteggio si rifà alla storia del paranormale e delle scienze affini che riempiono gli scaffali della nostra memoria antica associata all’inconscia convinzione che nulla si crea e nulla si distrugge per cui anche il corpo ha una sua funzione come il pensiero e la stessa scintilla che dà la vita e che non vorremmo che abbia una sua conclusione spegnendosi a un certo punto del nostro percorso terrestre.
Questa convinzione forse migliore di molte altre può spiegarci il motivo per il quale siamo rimasti attaccati all’idea che ci possa essere un’altra vita di là della vita stessa. Abbiamo voluto, persino, rafforzarne il significato con l’afflato religioso o con l’idea di poter percepire sensazioni e persino vivere esperienze extracorporee.
A essi furono attribuiti influssi magnetici quando apponevano le loro mani in quelle dei fedeli e la possibilità che riuscissero a conseguire guarigioni inottenibili dalla scienza medica.
Si riuscì persino a ritenere nella preghiera e sotto l’effetto di una particolare ambientazione, la capacità di riuscire a creare fenomeni collettivi paranormali. Così a questi mistici, che in taluni casi erano confinati in anguste celle e dediti alla preghiera e all’auto fustigazione e all’uso di cilici, fu anche attribuito il fenomeno dell’ubiquità che li faceva apparire in luoghi diversi nello stesso tempo. Alla fine tutto questo sforzo religioso e laico, nella ricerca di una continuità della vita oltre la morte e i suoi possibili collegamenti tra le due situazioni, riuscì nel suo intento lasciando nell’immaginario collettivo la convinzione che noi non siamo nati invano e che invano non moriamo. (Riccardo Alfonso)

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