Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Storie ferragostane: Cogito ergo sum

Posted by fidest press agency su domenica, 5 agosto 2018

Stamani mi sono alzato con il morale sotto terra. Non so perché, ma certamente dal mio inconscio è partito un certo messaggio. Evidentemente le mie endorfine non hanno ancora funzionato. Ho alzato la serranda della porta finestra della cucina e dal poco che riesco a vedere di cielo, dalla selva di case che mi circonda, ho cercato di scrutare in profondità. Ho sperato di intravedere un segno, un qualcosa d’im-precisato e d’indefinito, e che denotasse, in qualche modo, un rapporto tra ciò che sono e ciò che sarò di là dal visibile.
Mi è rimasta, invece, netta e senza appello, una sensazione di vuoto. A quell’entità sconosciuta che penso mi governi e, se vogliamo, a quel Dio della tradizione e della cultura cristiana o musulmana, o buddista, o ebraica, o monoteista o politeista in genere, ho chiesto in pochi secondi tante cose.
Il filo conduttore di quest’appello richiama, ovviamente, una ricerca della propria identità, del ruolo che essa svolge e il perché agisce in un certo modo e non nell’altro. E’ un chiedersi che sottintende sempre e, in ogni caso, una risposta logica. Essa, purtroppo, resta solo interlocutoria e moderatamente consolatoria. E’ poco più di una speranza.
Questa circostanza mi ricorda un articolo di Roberto Satolli dove, a un certo punto, egli scriveva che in una ricerca condotta, in una comunità di scimmie, da Nick Martensz, dell’Università di Oxford, fu rilevato che riuscivano a risolvere i loro problemi riguardanti il cibo e il sesso assumendo spontaneamente un rapporto gerarchico. In conseguenza di ciò i capi avevano diritto a più femmine e a più alimenti, rispetto agli altri membri della comunità. Questi ultimi si assoggettavano a tale primato dei capi producendo endorfine. Essa diventava una specie di droga dell’adattamento sociale. Solo in questo modo evitavano il gesto estremo o della rivolta o del suicidio.
Se questo “status” lo vogliamo rapportare, sia pure con qualche forzatura, all’odierna condizione umana, dobbiamo, in primo luogo, pensare che chi si droga anticipa, in qualche modo, il processo naturale dell’endorfina. Essa, alla fine, come tutti gli elementi naturali, prodotti dagli organismi viventi, se si vede “scavalcata” da sostanze analoghe provenienti dall’esterno, tende ad atrofizzarsi rendendo necessario, ed insostituibile, l’apporto esteriore. (Riccardo Alfonso) (I precedenti sono reperibili sulla pagina “confronti” seconda parte)

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