Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Archive for 9 agosto 2018

“I colori di Orsogna” nei quadri di 18 artisti

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

Orsogna (Chieti) Il pittore Antonio Mazziale di Campobasso ha vinto la XVII edizione del concorso di pittura estemporanea “I colori di Orsogna”, organizzata dal locale Circolo artistico e dall’Amministrazione comunale. Un appuntamento che ogni anno consente agli orsognesi di guardare il loro paese attraverso gli occhi di artisti che mettono su tela e reinterpretano gli angoli e i panorami più belli e interessanti. Al vincitore è andato il primo premio mentre il secondo e il  terzo sono andati rispettivamente  ad Antonio Civitarese di Canosa Sannita e a Gianni Mastrantoni di Priverno (Latina). Quarto classificato è stato Francesco Costanzo di Torre Cajetani (Frosinone). I riconoscimenti sono stati consegnati dal sindaco, Fabrizio Montepara. Erano diciotto i partecipanti, giunti da diverse regioni. Una sezione è stata dedicata ai ragazzi, premiati tutti ex-aequo con materiali scolastici. La giuria ha evidenziato la qualità delle opere realizzate e ha auspicato la crescita dell’iniziativa. Della giuria hanno fatto parte Antonietta Orsatti, Angelo Adorante, Angelo Catano, Gabriele Vitacolonna, Giampietro Verna, Giuseppe Liberati e Serafina Cipollone. Presidente del Circolo artistico di Orsogna è Giustino Bartoletti.

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Papa Francesco ha incontrato i piccoli ambasciatori di pace saharawi

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

Papa Francesco ha incontrato mercoledì 8 agosto, durante l’udienza generale, una delegazione dell’iniziativa “piccoli ambasciatori di pace”, attività tradizionale delle associazioni di sostegno della causa saharawi. L’iniziativa consiste nel garantire ai bambini saharawi che vivono nei campi profughi di fare delle vacanze in Italia e, al tempo stesso, sensibilizzare alla causa del loro popolo le popolazioni dove vengono ospitati.
È stato, per la comunità saharawi, un evento importante con una persona straordinaria, Papa Francesco, che ha invitato i Messaggeri di Pace Saharawi all’interno della Città del Vaticano.
I bambini saharawi erano vestiti con il loro abito tradizionale e hanno portato la bandiera della Repubblica Araba Saharawi Democratica.
Dentro alla grande sala dello Stato del Vaticano vi erano migliaia di persone che sono venute da tutte le parti del mondo, all’evento hanno partecipato delegati di molti paesi musulmani e rappresentanti di diverse religioni e culture che sono venuti dal Vaticano per partecipare a questa manifestazione.
Il Papa ha salutato i bambini e i membri della delegazione augurando a tutti vivere in pace, sicurezza e tranquillità.
I piccoli ambasciatori saharawi di pace hanno ringraziato il Papa, sottolineando che la loro società vuole la libertà e attende un mondo di giustizia, pace dove sia possibile la convivenza tra tutte le religioni e le culture. Gli ambasciatori hanno regalato al Papa un dono a nome del popolo Saharawi, un quadro che simboleggia la pace e un piccolo pacchetto con la polvere della loro terra e un messaggio di benedizione.
All’incontro hanno partecipato anche il rappresentante del Fronte Polisario in Italia, Mih Omar, e i responsabili delle associazioni di solidarietà con il Sahara Occidentale. (Fonte: Pressenza International press agency – Wesa times)

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Conference: Quo Vadis Energy Union

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

Berlin on 7 September 2018 08:45 to 15:30 Stiftung Wissenschaft und Politik Ludwigkirchplatz 3-4. The Juncker Commission declared the Energy Union – announced as a project to make energy more secure, affordable and sustainable – to be one of its political priorities for 2015-2019. A year before the end of this term, the College of Europe’s Energy Chair and Stiftung Wissenschaft und Politik Berlin will look ahead to the future of the Energy Union after its first years of implementation, in their high-level conference entitled “Quo Vadis Energy Union” in Berlin. The high-level rountable will consist of a keynote speech and three panel debates:
Keynote speech – The Energy Union: Where we are and where to go from here
The Energy Union’s Governance: Who’s managing the energy transition?
Beyond the Energy Union I: EU energy and climate policy for the future
Beyond the Energy Union II: EU energy relations and the changing international landscape
The conference is free to attend, but the amount of places is limited. We therefore ask you to register below; registration is only complete upon confirmation. Given the small amount of places, registration will be binding. We therefore ask you to notify us on the address below ahead of time, so that people on the waiting list can join.

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Palermo: Imprese artigiane, in sei mesi 540 chiusure

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

E’ un trend negativo quello che riguarda le imprese artigiane di Palermo e provincia: su 14.247 imprese, 540 hanno chiuso i battenti tra gennaio e giugno 2018. Durante il semestre, sono 324 quelle che si sono iscritte alla Camera di Commercio, contro le 554 iscrizioni e le 455 chiusure del 2017, nello stesso periodo. Il maggior numero di cessazioni lo registra il settore Costruzione specializzati: sono 95, ma lo stesso settore rileva 32 nuove iscrizioni sul totale di 2168. Altre 70 cessazioni nel settore Costruzione di edifici, 19 le iscrizioni su un totale di 1378 registrazioni. Hanno cessato la propria attività, inoltre, 118 industrie alimentari, ma si contano 73 nuove aperture. Nello stesso settore sono 1240 le imprese registrate in tutto. Differenza anche in questo caso negativa, tra i nuovi iscritti e le cessazioni del settore Commercio e riparazione autoveicoli: su 1273 registrazioni, nei sei mesi si contano 9 nuove imprese e 33 chiusure. Nell’ambito dei “Servizi per la persona”, si rilevano 40 nuove iscrizioni, 50 chiusure. Sono invece in lieve aumento le imprese nate nel settore Trasporti: 30 le new entry, 27 quelle che hanno cessato la propria attività. Nei primi sei mesi dell’anno, inoltre, sono 16 le cessazioni nel settore di chi lavora il legno, 9 le nuove iscrizioni, mentre tra le imprese metallurgiche, 12 hanno chiuso i battenti, 7 sono di nuova apertura. “I dati parlano da soli e ribadiscono la difficoltà ad andare avanti delle imprese artigiane – dice il presidente di Confartigianato Palermo, Giuseppe Pezzati -. La tendenza continua ad essere negativa e ad incidere inevitabilmente è la pressione fiscale, che blocca la nascita di nuove imprese e fa chiudere i battenti a chi conduce la propria attività da anni con fatica. E’ necessaria una politica in grado di alleggerire questo peso e, contemporaneamente, di incentivare i giovani. I dati delle imprese palermitane ci confermano le conseguenze di un cuneo fiscale sul costo del lavoro ormai quasi al 48 per cento in Italia, contro la media europea, notevolmente più bassa. Tra le conseguenze – conclude Pezzati – anche il lavoro nero, gli abusivi e il rischio di perdere gli antichi mestieri”.

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Auto usate: mercato in crescita

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

L’estate si conferma calda per il mercato dell’usato: i 270.635 passaggi di proprietà di auto, al netto delle minivolture (i trasferimenti temporanei a nome del concessionario in attesa della rivendita al cliente), fanno segnare +8,6% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, mentre per i motocicli l’incremento si attesta all’1% con 61.524 annotazioni mensili al Pubblico Registro Automobilistico.Per ogni 100 autovetture nuove ne sono state vendute 150 usate a luglio e 144 nei primi sette mesi dell’anno.Nel periodo gennaio-luglio 2018 il borsino dell’auto usata sale del 5,7% per le autovetture, mentre quello dei motocicli si contrae del 2,2%. Considerando tutti i veicoli in generale, il trend è in crescita del 3,8% nei primi sette mesi del 2018. I dati sono evidenziati nell’ultimo bollettino mensile “Auto-Trend”, l’analisi statistica realizzata dall’Automobile Club d’Italia sui dati del PRA, consultabile sul sito http://www.aci.it Aumentano anche le radiazioni dal Pubblico Registro Automobilistico: +9,8% per le auto (128.058 pratiche a luglio) e +8,4% per i motocicli (10.939 formalità). Per i veicoli in generale, l’incremento delle radiazioni è stato del 9,6%. Dall’inizio dell’anno sono cresciute del 6,7% le radiazioni di autovetture e del 10,6% quelle delle moto, mentre il totale dei veicoli segna complessivamente +7,1%.
Il tasso unitario di sostituzione di automobili a luglio è stato pari a 0,71 (ogni 100 auto iscritte ne sono state radiate 71), in linea con i primi sette mesi dell’anno.

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Tatuaggi e rischi

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

Sempre piu’ diffusi i tatuaggi in Italia; infatti, sono circa 8 milioni i soggetti che ricorrono a questa forma di ornamento corporeo. Sono in crescita numerica e l’intervento si estende su sempre maggiori superfici corporee. Purtroppo i rischi sono elevati: si potrebbero scatenare eruzioni cutanee e febbre. Infezioni gravi possono richiedere mesi di trattamento con diversi antibiotici. Piu’ infezioni virulente possono essere associate con febbre alta, agitazione, brividi e sudorazione. Se questi sintomi si presentano, potrebbe essere necessario l’uso di farmaci, l’ospedalizzazione e interventi chirurgici. In caso di reazione allergica, l’esatta causa puo’ essere difficile da individuare, infatti, si potrebbe avere una reazione allergica ad un pigmento (uno degli ingredienti che aggiungono colore all’inchiostro) o ad un diluente (liquido utilizzato per sciogliere i pigmenti), o a un contaminante nell’inchiostro e, poiche’ gli inchiostri sono permanenti, la reazione puo’ persistere. Come si fa a sapere se si e’ allergici? Non si sa, si prova sul campo, a proprio rischio, anche se il tatuaggio e’ una attivita’ regolata da una risoluzione del Consiglio d’Europa e da circolari ministeriali, per quanto attiene alle procedure e all’uso di strumenti e colori. Consigliamo di firmare sempre il consenso informato e verificare che il tatuatore sia in possesso dell’idoneita’ igienico-sanitaria e sia abilitato ad operare in un locale autorizzato. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Minacce e insulti ad esponente politico laziale

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

“Ho ricevuto insulti e minacce dal rappresentante legale dell’associazione Nazione Rom solo per aver dato voce ai cittadini e alle loro legittime preoccupazioni. Ingiurie, rivolte anche al ministro dell’Interno Matteo Salvini dallo stesso soggetto, che ho prontamente denunciato ai Carabinieri” lo dichiara in una nota Fabrizio Santori esponente romano della Lega per Matteo Salvini Premier che sarà assistito dall’Avv. Marco Giudici.“Razzista, nazista, speculatore, falso, sfruttatore, tiratori di bombe nei confronti dei bambini, dove sei ti vengo a prendere sono state solo alcune delle parole utilizzate dal presidente di Nazione Rom che aveva accompagnato la telefonata sia da un sms che da numerosi post pubblici pubblicati sulla mia pagina ufficiale di Facebook tutti o quasi dello stesso tenore. Motivo di tanta rabbia e acredine nei confronti del sottoscritto, del responsabile della Lega Ponte Milvio Riccardo Corsetto e di Matteo Salvini è stato lo sgombero del campo nomadi Camping River, e le relative preoccupazioni dei cittadini che in questi giorni, oltre a vedere una parte dei rom dislocata per le strade, stanno constatando la collocazione degli stessi in luoghi scelti dall’amministrazione comunale per formare nuovi piccoli insediamenti, come ad esempio a Monteverde in via Ramazzini, e sembrerebbe anche a Prima Porta in un ex centro estivo chiuso dalle suore che lo gestivano per far posto ad un nuovo progetto ancora sconosciuto. Siamo certi che la giustizia farà il suo corso velocemente, affinché chi utilizza questi metodi intimidatori venga punito, soprattutto perché ci risulta inaccettabile che i cittadini debbano continuare a subire ogni sorta di illegalità sul territorio senza neanche potersi più rivolgere a quelle forze politiche che vogliono tutelarli. Questi metodi non ci intimoriscono, anzi ci danno la forza per andare avanti con maggiore grinta e determinazione” conclude Santori.

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Le fontane di internet

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

Di Davide Casaleggio, originariamente pubblicato su Wired. Nella storia tutti quelli che oggi consideriamo diritti sono stati inizialmente sempre appannaggio di privati. Le monete dei principi, i bagni pubblici di Vespasiano, l’acqua dei fiumi di proprietà del latifondista a monte, il pedaggio per le strade al potente del luogo. Quando il diritto veniva riconosciuto come essenziale e “di tutti”, lo Stato se ne prendeva carico. Come l’acqua nell’antica Roma che aveva fontane in ogni quartiere con 39 fontane monumentali e 591 bacini pubblici. Ogni principale fontana era collegata a due acquedotti diversi in caso di mancato funzionamento. Erano considerate essenziali per la vita della popolazione. E’ quindi normale che l’accesso alla Rete oggi sia gestito da privati. La consapevolezza che questo sia in realtà un diritto fondamentale dell’uomo, come è successo per gli altri diritti legati a innovazioni introdotte in passato, deve portare verso una pubblicizzazione del diritto. L’ONU ha fatto un primo passo in questa direzione sancendolo come diritto umano nel 2016 e alcuni Stati in giro per il mondo lo hanno confermato nella loro giurisdizione come l’Estonia e il Kerala (uno degli Stati dell’India).La forza dello Stato consiste nel mettere alcuni oggetti e servizi fuori dalla normale dinamica del mercato proprio perchè non devono essere concesse in funzione della disponibilità economica delle persone. Per il solo fatto che una persona esiste deve poter bere, respirare, informarsi, spostarsi e collegarsi alla Rete. Il diritto di collegarsi alla Rete deve quindi essere presente dalla nascita. Alcuni Stati nel mondo hanno attuato questo principio con costi del tutto contenuti e con enormi impatti positivi sociali e economici per il Paese. Come ad esempio il risparmio di costi nell’erogazione dei servizi pubblici online, e nelle nuove potenzialità per le aziende di mettersi in contatto direttamente con i propri clienti online. Il Kerala è riuscito a collegare i suoi oltre 30 milioni di abitanti con un investimento di 14 milioni di euro equivalenti con il progetto K-Fon.L’accesso in casa può rimanere un valore aggiunto commercializzabile. Ma negli spazi pubblici i cittadini devono potersi collegare in modo libero e gratuito. Come in Estonia dove il wifi aperto è presente lontano dalle case private; in parchi, biblioteche e edifici pubblici. O come a Londra e Berlino dove ci si può collegare gratuitamente nelle metropolitane. Se è necessario definire da dove partire a collegare il Paese bisogna iniziare dalle fasce più deboli. Ad esempio in Norvegia da quest’anno la seconda città più grande dello Stato, Bergen, fornisce collegamento gratuito a Internet ai bambini in una misura contro la povertà. In Australia per venire incontro al quinto di popolazione che non è connessa a Internet è stato creato un programma pubblico di formazione e di collegamento pubblico alla Rete tramite hotspot.
Se non ci penserà lo Stato a garantire l’accesso lo faranno i colossi della Rete che hanno bisogno di avere le persone collegate a Internet. Ma in questo modo i navigatori indosseranno gli occhiali delle multinazionali per vedere il mondo. L’accesso a Internet sarà forse gratuito, ma non sarà più libero. Facebook sta attuando piani per collegare gratuitamente gli africani. Ma chi si collegherà vedrà Internet tramite il social network. La gestione del diritto, seppur gratuito, deve passare dallo Stato o da un ente in rappresentanza dei diritti dei cittadini. In caso contrario il controllo di questo accesso sarà indirizzato dalle multinazionali stesse, generando il problema della mancanza di accesso neutrale alla Rete, la cosiddetta Net Neutrality. Ad esempio quando Google ha voluto collegare gratuitamente a Internet i cittadini di San Francisco, il regalo della multinazionale è stato giustamente intermediato dal comune. I 600 mila dollari donati nel 2013 alla città sono quindi serviti per installare wifi gratuiti in 32 parchi della città. A questi wifi oggi si collegano mezzo milione di dispositivi ogni mese. I privati possono essere anche coinvolti per legge. In Italia è una consuetudine poter avere un bicchiere d’acqua gratuito dal bar, ma non ancora un obbligo. All’estero è spesso legge. Come in Gran Bretagna dove qualunque pub deve fornirlo gratuitamente ai propri clienti. Parlando di collegamento alla Rete a San Francisco, dove solo più del 12% della popolazione pari a 100 mila persone non ha accesso a Internet, chi costruisce palazzi alti più di quattro piani deve garantire un wifi gratuito e aperto per i cittadini dal palazzo stesso oltre ad uno spazio aperto al pubblico dove potersi sedere. Il primo motore di questo cambiamento di prospettiva nel garantire il collegamento libero e gratuito a tutti i cittadini deve arrivare dallo Stato. Alcuni finanziamenti sono già disponibili, come i 120 milioni impegnati dall’Unione Europea per garantire accessi wifi gratuiti nelle principali città europee in parchi e spazi pubblici. I primi mille comuni che lo chiederanno questo ottobre riceveranno 15 mila euro per installare punti di wifi gratuiti.La connettività a Internet è un bene primario dell’individuo per poter esercitare i suoi diritti, ma è altrettanto importante per lo Stato che può risparmiare nell’erogazione dei servizi direttamente online ed è una grande opportunità per tutte le aziende che vendono online al cliente finale. E’ una necessità strategica per Stato e industria, ma è soprattutto un diritto di cittadinanza digitale per l’individuo. Il cittadino deve poter accedere on line alla propria cartella sanitaria, cercare un lavoro, leggere il bilancio del proprio comune, formarsi per nuove professioni, acquistare beni e servizi, votare o anche solo cercare nuovi amici con cui incontrarsi. Chi rimane fuori dalla Rete spesso impiega ore o giorni a fare attività di pochi minuti e oggi in molti casi non ha accessi alternativi agli stessi diritti.Sedici milioni di persone in Italia non si collegano a Internet. Ventisette milioni non si collegano nel mese. E’ ora di porre rimedio. Creiamo le fontane di Internet. Garantiamo l’Internet potabile a tutti. (fonte blog delle stelle)

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I secoli che sono riusciti ad aprire una porta sul futuro

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

Il XVIII secolo fu il periodo per una svolta significativa, sotto vari punti di vista, per gli Stati e per le popolazioni che vi vivevano. Sino allora le nazioni si erano accresciute tanto lentamente che mancava qualsiasi punto di riferimento per misurare il loro sviluppo. L’inversione di tendenza incominciò dalla metà del Settecento con un grande stimolo nella natalità. Da qui Malthus in Inghilterra, trasse le note deduzioni che consentirono agli storici d’oggi di parlare di una “rivoluzione demografica” dei tempi moderni. Basti pensare che in cinquanta anni la Prussia raddoppiò la sua popolazione. Da qui, probabilmente, partì l’ascesa dell’influenza prussiana dato che gli eserciti, che si schieravano, misuravano la loro potenza nel numero delle forze messe in campo oltre che dal perfezionamento sull’uso del cannone e, più in generale, sull’efficacia dei nuovi armamenti.
Va solo aggiunto che le battaglie di quel tempo mostrarono, almeno agli inizi, l’incapacità dei loro generali di saper cogliere al meglio l’innovazione tecnologica e l’ampiezza distruttrice e il modo d’impiegare tali risorse sul piano pratico. Solo chi seppe per primo rompere tali schemi ebbe la possibilità di sbaragliare l’avversario. Sono, infatti, da manuale le nuove tecniche militari introdotte dagli antichi prima dei romani, e poi da questi ultimi e ancora da Napoleone e ai tempi di Hitler, nella seconda guerra mondiale, e sino ai giorni nostri.
E’ da ricordare, a questo riguardo, che la più antica tattica di combattimento faceva di ogni uomo in armi, una torre metallica che si muoveva con difficoltà e lentezza sul terreno. Ogni guerriero combatteva individualmente, ma ben presto ci si rese conto che occorreva sostituire il guerriero “eroico”, ad armatura pesantissima, con soldati dotati di corazzature leggere sostituendo il cuoio al metallo nelle parti meno esposte. L’evidente debolezza del novello equipaggiamento individuale fu compensata da nuove regole che imponevano solidarietà e reciproco sostegno tra i combattenti mettendoli a spalla a spalla in modo che lo scudo del vicino, in qualche modo, lo riparasse mentre l’impiego di una lunga lancia gli serviva per tenere lontano l’avversario. Si fece, altresì, un uso più pratico della cavalleria per appoggiare e per affiancare la battaglia ingaggiata dalla fanteria. E’ un aspetto che non riguarda solo i combattimenti terrestri ma anche quelli marittimi e la maniera con cui, ad esempio, i musulmani attaccavano le coste italiane, dall’800 d.C. in poi, stabilendo delle teste di ponte, delle colonie, dei campi trincerati da utilizzare come punti di approdo e deposito delle loro rapine. La risposta degli aggrediti non si fece attendere. I paesi si trasformarono. Le terre si coprirono di castelli e di torri, le popolazioni aggredite e rapinate si difendevano non più in campo aperto ma dentro le città fortificate. Riecheggiavano in qualche modo, a distanza di secoli, le difese messe a punto lungo le coste della Normandia, nel XX secolo, dai tedeschi per scoraggiare un possibile sbarco degli alleati dalla vicina Gran Bretagna. In luogo dei castelli troviamo i bunker e dalle feritoie non ci si difendeva con gli archi e le frecce ma con le mitragliatrici mentre l’avversario faceva uso di lancia fiamme, di cariche di esplosivo montate su tubi di ferro e di bombe a mano, da infilare nelle strette aperture, per avere ragione della resistenza degli occupanti. In caso contrario sarebbe stato più difficile neutralizzare casematte corazzate realizzate con colate di cemento armato di grande spessore e ben camuffate per renderle poco visibili sia dal cielo sia al nemico mentre questi avanzava superando un dosso o si accingeva a raggiungere la cima di una collina. Possiamo, allo stesso modo, sostituire le teste di ponte e le colonie degli invasori al lancio di paracadutisti dietro le linee nemiche, e con il supporto dei partigiani, per scompaginare le retrovie e ridurre le potenzialità reattive nei confronti degli assalitori provenienti dal mare. Così mentre parliamo di combattimenti individuali e collettivi, di strategie militari, di tecniche sempre più sofisticate e messe a punto per disorientare il nemico come è accaduto con l’impiego da parte dei cartaginesi, ai tempi di Annibale, degli elefanti per frastornare i soldati romani che si disponevano in combattimento secondo la celeberrima testudo (testuggine), una formazione ritenuta impenetrabile, non possiamo dimenticare che la storia dell’umanità, sin dai suoi primordi, ha cercato di affermare il primato della ragione e dei suoi principi spirituali e, di conseguenza, ne ha legittimato la facoltà di comando politico e di sovranità. Tutto questo non è avvenuto in tempi brevi, ma si è proceduto per gradi e, sovente, con lunghe pause e persino con clamorosi arretramenti. (Riccardo Alfonso)

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Perché gli extraterrestri dovrebbero essere piccoli e brutti?

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

Vi assicuro che ne ho incontrato uno a mia somiglianza e al quale nessuno avrebbe potuto notare una qualche diversità sia fisica sia comportamentale nella sia pure variegata vetrina delle figure umane. E abbiamo avuto anche il tempo di parlare. Di cosa? Dell’uomo e della sua avventura terrena. Percorremmo, in tal modo, le fasi cruciali della storia dell’umanità. Furono, per lo più, fatti e circostanze che io ebbi modo di apprendere dai libri di storia o dai saggi d’alcuni critici, ma che non sempre collimavano dalle notizie attinte da altre fonti compulsate in anni successivi e che il mio interlocutore vi appariva ben addentro. Queste discrepanze più arretravano nel passato e maggiormente lasciavano dei dubbi di autenticità. Il mio interlocutore me lo fece notare, anche se riesumandole, avevo preferito una versione in luogo di un’altra probabilmente perché ero riuscito a conservarne un ricordo più vivido.
Se do per scontato sull’aspetto di questi eventi contraddittori, ne consegue che gli storici, pur riandando alle vicende umane che hanno lasciato una così indicativa impronta, non hanno saputo trasfondere, in pari tempo, se non marginalmente, l’essenza delle cose e il significato più profondo che da esse promanava e tale da indurci a una maggiore comprensione di ciò che rappresentava.
Abbiamo saputo, vice versa, più facilmente lasciare una traccia delle nostre personali antipatie, dei luoghi comuni, dell’avidità di un popolo o di una famiglia e degli abusi e delle angherie perpetrate da un sovrano in luogo di un altro, di un sultano al posto di un pascià o di un mandarino, piuttosto che indagare sul perché si compievano taluni atti e non altri e quale motivo recondito e inconfessabile animasse l’autore di queste gesta. Ci soffermammo, nello specifico, sull’età moderna, diciamo intorno al XVIII secolo. Allora furono particolarmente intense le tensioni di tutti gli stati europei che andavano per la maggiore: Spagna, Portogallo, Olanda, Francia, Gran Bretagna mentre le altre identità territoriali restavano inespresse perché non ancora in grado di far sentire il loro peso sullo scacchiere internazionale. Pensiamo all’Italia, sul finire del Settecento e agli inizi dell’Ottocento. Era una penisola divisa in tanti piccoli Stati e persino la sua identità culturale era umiliata dai diversi distinguo. Seeley, lo storico dell’impero britannico nel tratteggiare la storia coloniale europea, sul finire dell’età moderna, scriveva: “Fra i cinque Stati in competizione con il Nuovo Mondo, il successo ha coronato gli sforzi non di quello che abbia dimostrato dall’inizio la maggior vocazione colonizzatrice, né che abbia superato gli altri in audacia, immaginazione o energia, ma di quello che si è meno lasciato invischiare nelle complicazioni del Mondo Antico”.
In pratica la Gran Bretagna aveva fatto, sin d’allora, una scelta fondamentale preferendo, alle “beghe europee”, per un territorio da conquistare sul continente, la navigazione lontana e la colonizzazione delle nuove terre.
Così si presentava ai postmoderni lo scenario europeo: la Francia e l’Inghilterra a Occidente, a Oriente la Russia, che nel frattempo aveva occupato il posto già tenuto dalla Svezia, e al centro l’Austria, più importante che temibile. Intanto, sempre in quest’ultima area, si avvertirono i primi segni dello sviluppo della potenza prussiana e che marcò significativamente il suo ruolo, nei due secoli successivi, portandoci sino al nostro tempo. E così procedendo a macchia di leopardo ci ritrovammo seduti in due distinte poltroncine a qualche metro di distanza da un caminetto che dai ciocchi messi ad ardere faceva schizzare qualche lapillo di fuoco. Sorridemmo e chiudemmo gli occhi. Il futuro era lì pronto a ghermirci. (Riccardo Alfonso)

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“Le ombre” si tingono con i colori dell’arcobaleno

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

Allorché posi mano ad un mio racconto, in parte autobiografico, titolato “Le Ombre” immaginai da subito un viaggio misterioso e avventuroso. In quell’occasione raccontai la storia di un incontro con una persona che suscitò in me un notevole stato emotivo. Vi pervenni, in ogni modo, per gradi. Mi concentrai inizialmente sul “personaggio” per cercare di capire con chi avevo a che fare. Riandai, spesso, al tempo in cui lo incontrai per la prima volta. Mi apparve, almeno credo, casualmente. In seguito, e a distanza d’anni, lo vidi altre tre volte e tutte in luoghi diversi e in momenti, in apparenza, fortuiti. Con il senno di poi vi cercai una spiegazione logica, razionale, ma alla fine mi rimase il dubbio e capace solo di vagolare nella fantascienza.
Poteva essere un ologramma, un extraterrestre oppure un semplice parto della fantasia. Sta di fatto che mi coinvolse in tre generi di “conversazioni” dove nelle prime due si parlò molto di me di ciò che avevo fatto e del mio futuro e dei rapporti che intrattenevo con i miei simili, interessi e aspirazioni e, nel terzo, il discorso si estese agli eventi della vita ripercorrendo quel tratto che ci porta dalla modernità alla contemporaneità e ci lascia intravedere il futuro, ma non senza brevi riferimenti e confronti con un passato remoto.
Alla fine cercai in qualche modo di rimuovere il personaggio dalla mente e di concentrarmi solo sugli argomenti trattati l’ultima volta che ci vedemmo, in una fredda sera d’inverno a Berna.
Vi pervenni, soprattutto, per evitare l’imbarazzo nell’affrontare un argomento di difficile lettura interpretativa quale fu, in effetti, la sua “presenza fisica”, mentre mi apparvero più logici e conformi al mio pensiero le riflessioni sugli eventi storici più vicini al mio tempo, e che il mio interlocutore seppe stimolarne l’attenzione e un rinnovato interesse da parte mia.
Non volli, quindi, arrovellarmi il cervello e farne una sorta d’ossessione esistenziale pensando a una figura che allora sembrò, ma in un certo senso lo è tutt’oggi, appartenere più all’esoterismo e meno all’essoterismo.
D’altra parte non avevo la preparazione adeguata per un’analisi più approfondita del caso, né mi sentivo di coinvolgere altre persone in un’esperienza che intimamente facevo mia e non avrei voluto fosse, in qualche modo, esposta a giudizi sommari ed impietosi sia nei miei riguardi sia per colui che fu il mio compagno di ventura in un sia pure brevissimo tratto della mia vita. Ero altresì convinto che qualsiasi cosa avessi scritto o detto sarebbe rimasta, per chi avesse avuto la ventura di leggermi, un solo parto della fantasia, e quindi nulla di tangibile, nulla di verificabile, secondo i canoni scientifici oggi noti. Vada allora per la fantasia e non ne parliamo più. Restano, tuttavia, le nostre conversazioni, il suo penetrare nella mia mente, gli stimoli che ne ricevetti e la possibilità che ricavai nel vedere gli eventi sotto una diversa angolatura. (Riccardo Alfonso)

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L’imbuto della storia

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

La storia, a volte, mi appare come un imbuto. Nella parte più larga si riversano tutte le notizie che si attingono dalla ricerca e dalle testimonianze dirette, mentre, ciò che esce dalla sezione più stretta, è un flusso che scorre più lentamente.
Questo “travaso” può impiegare anni prima di raggiungere il suo naturale destinatario, lo storico, e per traboccare sui libri di testo e fare opinione tra i discenti e poi ancora verso una nuova generazione di storici. Ancora oggi guardiamo con attenzione quanto loro scrissero, nei secoli passati, e ci accorgiamo che un’altra insidia mina la nostra possibilità di comprensione dei tempi andati: è la pretesa di volerli giudicare con il nostro metro e non con quello dei contemporanei di allora.
“Contrario al senso comune – dice Nicolò Malabranche – è addurre a lungo passo greco per provare che l’aria è trasparente, servirsi dell’autorità d’Aristotele per farci credere che ci sono intelligenze che muovono i cieli, e infine mescolare i proverbi arabi o persiani in libri francesi o latini fatti per tutti”. In forza a tale asserzione dovremmo uscire allo scoperto con le nostre idee, affermarle quali sono e dare testimonianza di una realtà della vita e non da quella che altri hanno immaginato o che vogliamo vagheggiano per un nostro ideale utopico, per un semplice esercizio tautologico. (Riccardo Alfonso)

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Storie ferragostane: L’arbitro tra il carnefice e la vittima

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

Oggi ci sentiamo arbitri della vita e della morte d’altri esseri umani. Ma in buona sostanza arbitri di chi e per che cosa? Tutto quello che abbiamo creato intorno a noi, ha più le sembianze di una grossa impalcatura tesa a nascondere una realtà che conosciamo, ma che dobbiamo tenere irrivelata. E’ un velo che abbiamo cercato di squarciare in mille modi diversi e che continuiamo a farlo persino riesumando i vari background culturali, quasi a significare una ricerca di radici che giustifichino la ritualità cruenta e gli eccidi cerimoniali.
Pensiamo alla lugubre fantasmagoria delle messe nere, con casi di soppressione di vittime umane e di bestie, e a manifestazioni d’altro genere, dove si plagiano le menti e si umiliano i corpi.
L’ascendente storico in Europa, come altrove – basta pensare alle etnie arcaiche precolombiane degli aztechi – ci fa ritrovare la figura del demonio cristiano e delle streghe, del sacerdote officiante o della vittima immolata. E’ il terreno più fertile per richiamare l’istinto alla negazione del mondo attuale sino a toccare i limiti del delirio psicopatologico.
Questo sincretismo mondiale dei temi satanici attraverso le antiche credenze, opportunamente riesumate, ci conduce, in linea diretta, alla ricerca di una negazione del presente attraverso lo stordimento della droga e della violenza.
Non a caso proprio nel Messico precolombiano, tra le forme offertorie umane, la più imponente era quella della “morte sacrificale” consistente nell’ablazione del cuore ancora pulsante della vittima, che si offriva al sole, perché non precipitasse in un crescente declino fino a provocare la fine dell’universo e del tempo. Ancora più atroce era il culto di Xipe Totec: “Nostro Signore lo Scuoiato” in cui erano presentati uomini scuoiati vivi. Nel rito d’uccisione, sacrificatore e vittima ingurgitavano una bevanda inebriante, il pulque, mentre il sacerdote ingeriva anche il sangue ancora caldo della vittima. I tormenti e le violenze esercitate sul suo corpo potenziavano il rapporto con il divino. Restava, alla base di questi riti sacrificali, la ricerca spasmodica di un possibile contatto con un’entità di cui non si conoscevano i poteri e la portata.
Si voleva scuotere, in qualche modo, con la preghiera o la violenza, o nel loro insieme, questo mancato “accostamento”, ravvisandone la necessità del dialogo, per capire, per conoscere, per spiegare, per sperare.
Il tutto ci richiama a una sola riflessione, a un unico tema: quello della morte. Il suo mistero, come quello della vita, ci ha da sempre tormentato. Abbiamo cercato all’esterno e dentro di noi di comprendere il suo fine estremo, di carpirne l’ultimo respiro, di andare con lui, per ritornarvi in qualche modo, con quella verità che ci sfugge. D’altra parte, al cospetto della morte, l’atteggiamento umano è stato sempre lo stesso. E’ stato quello del-a negazione.
Ricorda in proposito Alfredo Todisco, a margine di un convegno internazionale dedicato al tema “La morte oggi”, che “le prime e più remote tracce del mammifero verticale, le sepolture neandertaliane che risalgono a 100mila anni fa, al Paleolitico medio, mostrano che nell’immaginario di quei nostri progenitori, i defunti dovevano continuare a vivere in qualche modo, oltre l’ultima ora. Unamuno, nel “sentimento tragico della vita” vede il salto massimo della bestia all’uomo nel fatto che questi “es un animal guardamuertos”. E’ l’unico vivente della terra che conserva i suoi morti. La sua povera coscienza fugge davanti al pensiero dell’annullamento irrimediabile”. Riccardo Alfonso) (I precedenti sono reperibili sulla pagina “confronti” sesta parte)

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A Roma si confrontano i massimi esponenti delle nanotecnologie

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

Roma dall’11 al 14 settembre ore 9,00 in Via Eudossiana 18 adiacente alla Chiesa di San Pietro in Vincoli, a pochi minuti a piedi dal Colosseo si confrontano i massimi esponenti delle nanotecnologie. Oggi le nanotecnologie rappresentano per la scienza e la tecnologia una disciplina in forte crescita attraverso processi innovativi che stanno influenzando radicalmente la quotidianità della nostra esistenza. La multidisciplinarietà e la trasversalità delle applicazioni nanotecnologiche sta raggiungendo livelli fino a qualche anno fa impensabili, grazie alla scoperta continua di fenomeni fisici alla nanoscala in settori come la chimica organica, la biologia molecolare e la fisica dei semiconduttori. La trasversalità applicativa di queste discipline, già ai massimi livelli, è in continua evoluzione, considerando che ormai tutti i settori tecnici-scientifici stanno traendo beneficio dalle stesse. Ma non è tutto. Le aspettative e le potenzialità future sono addirittura maggiori, grazie al continuo approfondimento e alle nuove conoscenze scientifiche affrontate da molteplici punti di vista.
“Nanoinnovation – precisa il Prof. Marco Rossi, coordinatore del Comitato Organizzatore – ha come obiettivo principale e caratterizzante quello di mettere in contatto accademia, ricerca e sistema imprenditoriale allo scopo di presentare idee innovative, trasferire know-how, permettendo l’integrazione di conoscenze ed esperienze tra i diversi settori di applicazione”.
“Il convegno – conclude Rossi – è quindi strutturato per favorire l’interazione e lo scambio di opinioni e aspettative con il duplice scopo di contribuire sia alla crescita di una coesa e connessa comunità scientifico-tecnologica nazionale, che al monitoraggio dell’evoluzione delle nanotecnologie e delle altre tecnologie abilitanti (KET) e del loro ruolo per una innovazione realmente sostenibile”.
The Tutorial Lectures held in the morning of Sept. 11th will introduce the scientific programme of NanoInnovation beginning in the afternoon of the same day with the plenary sessions and that will continue with the multi-track sessions scheduled on September 12th-13th and 14th, including:
KEYNOTE Sessions with distinguished and internationally recognized speakers;
SPECIAL Sessions and Workshops on specific and hot topics;
THEMATIC SYMPOSIA focused on the applications of nanotechnology and on the most recent findings of nanoscience, as driving and boosting forces for sustainable innovation.

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Scuola – Vaccini, polemiche inutili: l’obbligo riguarda solo il 25% dei bambini. E gli altri?

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

Lo slittamento a settembre dell’approvazione del decreto Milleproroghe, quindi del rinvio di un anno dell’obbligo per la frequenza scolastica, ha di fatto riabilitato la circolare Grillo-Bussetti che introduce l’autocertificazione, ma anche ridato vita alle prese di posizione sui pro e contro delle vaccinazioni obbligatorie. Per cercare una mediazione, la Ministra della Salute ha anche paventato la possibilità di introdurre “classi protette per i 10 mila bambini immunodepressi”.Anief ritiene che il crescere delle polemiche sia inutile, anzi addirittura dannoso all’organizzazione scolastica, già di per sé confusa e ricca di problematiche di vario genere, ad iniziare dalla formazione degli organici e dall’assegnazione dei tanti precari sugli oltre 150 mila posti scoperti tra personale docente e Ata. Per non parlare della vicenda kafkiana che stanno vivendo i 160 mila maestri e laureati supplenti, vittime prima dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato che li ha estromessi dalle GaE e ora dalla soluzione pilatesca trovata dal Governo e sulla quale il Parlamento si sta spaccando. Il ricatto dell’avvenuta effettuazione dei dieci vaccini principali per la frequenza scolastica è un metodo del tutto inefficace per assicurare le vaccinazioni a tutti i bambini, poiché il sistema scolastico integrato – con iscritti agli asili nido e alle scuole dell’infanzia – riguarda solo una parte dei minori di quella fascia d’età. Inoltre, il decreto Lorenzin è stato calato dall’alto, ignorando le parti sociali e le associazioni coinvolte, tanto che domani due comitati spontanei consegneranno alla ministra della Salute un documento con 22.000 firme, con cui chiedere di «superare rapidamente l’obbligo vaccinale e le esclusioni dei bambini 0/6 anni dai servizi per la prima infanzia».
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il provvedimento deciso dal Governo, di rinviare di un anno l’obbligo introdotto dall’esecutivo Gentiloni attraverso il decreto a firma dell’ex Ministro Lorenzin, risulta necessario, proprio per offrire un periodo di riflessione sulla materia. E per dare tutto il tempo utile alle Camere, in modo che possano così approvare una nuova norma che cancelli l’inutile obbligo. Una disposizione che non può nemmeno contare su un supporto costituzionale, visto che per tutelare il diritto alla salute si procede alla negazione di quello, altrettanto basilare, relativo all’istruzione. In questa situazione di incertezza, di norme e regolamenti mutevoli, ribadiamo la nostra richiesta ai Ministeri coinvolti di inviare il prima possibile ai dirigenti interessati una comunicazione ufficiale che sancisca il rinvio delle sanzioni che sarebbero scattate nei confronti dei genitori inadempienti, ad iniziare dalle multe fino alla sottrazione della patria potestà. Il nostro è stato l’unico sindacato di categoria ad opporsi al decreto Lorenzin sull’obbligo dei dieci vaccini sin dal primo giorno, arrivando ad impugnarlo in tribunale, sia perché lesivo del diritto all’istruzione, da parte di tutti i bambini, nessuno escluso, sia perché lo Stato ha sforato le proprie competenze. Il problema si è evidenziato anche nella sua attuazione, sia a livello di singola scuola che a livello regionale, avendo avuto applicazioni diversificate: oltre alle diverse prese di posizione dei governatori e delle varie giunte di competenza, in alcuni istituti scolastici è stato infatti proibito l’accesso ai nidi e alle scuole d’infanzia, fino a quando il minore non avrebbe regolarizzato la propria posizione vaccinale. In altri casi, invece le scuole sono state più tolleranti. Creando, così, delle discriminazioni. Ecco perché bisogna bloccare tutto per legge il prima possibile.

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Sicurezza stradale: stragi sulle strade italiane

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

“Roma In due incidenti, uno nel foggiano e l’altro a Bologna, si sono registrate 14 vittime e oltre 60 feriti, con un bilancio che, secondo le indiscrezioni di stampa, sarebbe destinato a precipitare. Due incidenti molto diversi tra loro che, tuttavia, devono farci ancora una volta riflettere sull’emergenza della sicurezza stradale nel nostro Paese”. Lo afferma Carmelo Lentino, portavoce di BastaUnAttimo, la campagna nazionale sulla sicurezza stradale e contro le stragi del sabato sera, promossa anche da AssoGiovani e Forum Nazionale dei Giovani. “Si mettano in campo tutti gli strumenti per risolvere definitivamente il problema, ed i nuovi Parlamento e Governo – aggiunge il Portavoce di BastaUnAttimo – ragionino seriamente sull’Istituzione di un’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Stradale. “Chiederemo un incontro urgente al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, per rappresentargli la necessità di uno strumento utile a favorire maggiori sinergie tra tutte le Istituzioni, al fine di mettere in atto azioni risolutive”. “Gli ambiti di intervento su cui lavorare sono molteplici, ma su tutti c’è quello della formazione – conclude Lentino – soprattutto nei confronti di giovani e giovanissimi, portandoli ad acquisire una maggiore consapevolezza dei pericoli che la strada riserva’.

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Mostra Musica per gli occhi

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

Siena, Santa Maria della Scala 10 agosto – 4 novembre 2018 Inaugurazione, 9 agosto, ore 18.30 a cura di Luca Quattrocchi (fino al 15 ottobre tutti i giorni ore 10.00-19.00 dal 16 ottobre lunedì, mercoledì, giovedì: ore 10.00-17.00 venerdì, sabato, domenica: ore 10.00-19.00 martedì chiuso) mostra MUSICA PER GLI OCCHI. INTERFERENZE TRA VIDEO ARTE, MUSICA POP, VIDEOCLIP. L’esposizione, curata da Luca Quattrocchi, è un progetto innovativo per il Santa Maria della Scala che indaga, attraverso video installazioni e video clip la contaminazione tra la video arte e pop music, confermando la “rivoluzione” culturale perseguita negli ultimi anni dal Museo senese attraverso l’indagine dei linguaggi contemporanei e della loro ibridazione.
Per il direttore Daniele Pitteri: “Il XX secolo e questo scorcio di XXI secolo, sono stati l’epoca in cui la dimensione visiva e quella uditiva si sono progressivamente cercate, avvicinate e poi definitivamente fuse. Se l’avvento del cinema sonoro costituisce in qualche modo l’inizio di questo sodalizio, è a partire dagli anni sessanta, con l’avvento della musica pop sulla scena internazionale, che esso inizia ad essere dirompente. La nuova musica, quella che milioni di giovani in tutto il mondo amano non è fatta solo di note. È fatta anche di simboli e di musicisti/star che usano il proprio corpo come elemento di comunicazione e di relazione con il pubblico. Una musica fatta non solo per essere ascoltata, ma anche per essere vista. La nascita della videoclip, pur preceduta da altre forme di rappresentazione audiovisiva, non si limita sancire in maniera definitiva questo legame imprescindibile, ma offre nuove possibilità espressive ad altre forme di arte. E la pop music diventa l’elemento di congiunzione/ispirazione per artisti, registi, videoartisti che indagano nuove forme espressive, a partire proprio dalla sublimazione del corpo del musicista/star. Con Musica per gli Occhi vogliamo indagare proprio questi legami, questo miscuglio di espressività che generano a loro volta forme nuove, possibilità di sperimentazioni, in molti estreme, proprio perché esplorano a fondo le potenzialità della fusione fra la dimensione uditiva e quella visiva”.
Divisa in tre sezioni la “mostra visivo-sonora” Musica per gli occhi intende analizzare lo stato di fertile contaminazione che porta non solo gli artisti a cimentarsi con il videoclip, ma soprattutto come i videoclip e la musica pop offrono ai videoartisti inediti spunti creativi e occasioni di riflessione sulla società contemporanea. La prima sezione, centrata sulla video arte, vede la musica pop come strumento di interpretazione della cultura contemporanea, con lavori di quindici video artisti di fama mondiale come Francesco Vezzoli, Pipilotti Rist, Martin Creed, AES, Robert Boyd e Jesper Just. La seconda sezione presenta un’ampia selezione di video clip realizzati da famosi registi cinematografici. Quattordici mostri sacri del cinema mondiale, tra i quali Michelangelo Antonioni, Luc Besson, Derek Jarman, David Lynch, Roman Polanski, Wim Wenders, che hanno prestato il loro ingegno alla realizzazione di video clip musicali per importanti musicisti. La terza sezione, infine, presenta quattordici videoclip realizzati da alcuni dei più significativi ed eversivi artisti contemporanei, fra cui, Damien Hirst, Vanessa Beecroft, Keith Haring, Andres Serrano, Bansky, Andy Warhol.
La mostra si snoda lungo un percorso articolato che sin dall’ingresso nel Santa Maria della Scala progressivamente conduce il visitatore in un mondo di immagini e suoni. Attraverso un allestimento che intende esaltare le installazioni video, rendendole in qualche modo “opere d’arte esposte” e attraverso un’attenta regia audio, che alterna modalità di fruizione differenti nei vari ambienti che si susseguono, “Musica per gli occhi / Music for the Eyes” si presenta essa stessa come una grande installazione audiovisiva, in grado di offrire al visitatore/spettatore un’esperienza immersiva nuova e sui generis. Quindi non una mostra sui rapporti tra musica pop/rock e arti visive, già ampiamente indagati nel loro percorso storico dai Beatles e Warhol in avanti, ma sulle interferenze che, all’insegna della visività della musica, hanno luogo da una parte nel campo della video arte, e dall’altra in quello dei videoclip realizzati da artisti e registi cinematografici, cercando di evidenziare le contaminazioni e le derivazioni reciproche, i parallelismi o gli slittamenti di senso. Il catalogo è edito da Silvana Editoriale BIGLIETTI Mostra: 5 euro Mostra + Museo: 12 euro
Mostra + Acropoli: 21 euro Mostra + Acropoli Plus: 23 euro Ingresso gratuito: minori di 12 anni, accompagnatori portatori di handicap, giornalisti, accompagnatore gruppi. http://www.santamariadellascala.com

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Sudan del Sud: le parti in conflitto si accordano per la divisione del potere

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha reagito con molto scetticismo alla firma del nuovo accordo di pace per il Sudan del Sud. Dopo il fallimento dell’accordo di pace del 2015, lo scorso 5 agosto il presidente del Sudan del Sud Salva Kiir e il leader dell’opposizione nonché ex-vicepresidente Riek Machar si sono incontrati della capitale sudanese Khartoum per firmare alla presenza di diversi capi di stato africani un nuovo accordo di pace che dovrebbe mettere fine a cinque anni di sanguinosa guerra civile. L’accordo, che regola la suddivisione del potere nella giovane nazione africana, prevede che l’attuale presidente Salva Kiir mantenga la sua carica presidenziale mentre il leader dei ribelli Riek Machar venga reintegrato nel governo di unità nazionale come primo vicepresidente.La suddivisione del potere stabilita con la nuova intesa ripropone quindi le stesse persone che già prima della guerra ricoprivano quelle stesse cariche e la cui lotta per il potere ha di fatto trascinato il paese in una guerra civile in cui sono morte oltre 50.000 persone e, oltre ad aver raso al suolo il paese, ha messo in fuga 2 milioni di abitanti su una popolazione di 12 milioni.Secondo l’APM, le basi su cui dovrebbe poggiare l’augurabile pace duratura nel paese sono quindi molto deboli. Non solo perché il paese continuerà ad essere governato da coloro che per la propria brama di potere hanno scatenato la guerra ma anche perché il governo dei vicini Kenya, Uganda e Egitto sembrano poco interessati a porre fine alle violenze e a impegnarsi per una vera pace in Sudan del Sud, e, in ultimo, perché la suddivisione di potere fissata dalla nuova intesa lascia poco spazio al perseguimento giuridico dei crimini commessi. Entrambe le parti in causa sono infatti accusate di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità. Reinsediati nelle loro posizioni di potere è difficile pensare che i due leader permetteranno indagini serie, è invece più probabile che ognuno tenterà di bloccare le indagini sui crimini commessi dal proprio schieramento. Senza una reale giustizia per tutte le vittime del conflitto, a qualunque schieramento appartenessero, è difficile pensare che le violenze nel paese possano cessare definitivamente.Con gli accordi di pace del 2015, poi falliti, l’Unione Africana (UA) era stata incaricata di istituire una corte penale mista che indagasse sui crimini di guerra e contro l’umanità commessi da entrambi gli schieramenti. Finora nulla è stato fatto e ad una precisa domanda in tal senso dell’ambasciatore statunitense in Sudan del Sud, il ministro per la giustizia sudsudanese ha laconicamente risposto che il governo “ne sta conversando con l’UA”.

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GTT annuncia le nuove divisioni nel Regno Unito e in Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

GTT Communications, Inc. (NYSE: GTT), operatore leader globale nella fornitura di servizi di cloud networking ad aziende multinazionali, annuncia oggi le sue nuove divisioni, create in seguito all’acquisizione di Interoute.GTT ha nominato Martin Ford come Presidente della divisione UK, con la responsabilità non solo per i clienti di quest’area, ma anche per Irlanda, Medio Oriente, Africa e Asia-Pacifico. In precedenza, Ford ha ricoperto il ruolo di Presidente di GTT per la divisione EMEA. Prima del suo arrivo in GTT, Ford ha svolto numerosi incarichi di direzione, in Hibernia Networks e Level 3.
GTT ha annunciato, inoltre, la nomina di Jesper Aagaard come Presidente della divisione Europa, con la responsabilità per i clienti dell’Europa continentale. Aagaard ha ricoperto il ruolo di Managing Director di Interoute per il nord Europa e i Paesi Bassi. In precedenza, è stato il CEO di Comendo Network in Danimarca.La nuova struttura coincide con l’espansione della presenza di GTT in Europa in seguito all’acquisizione di Interoute – uno dei principali operatori proprietari di rete indipendenti di quest’area – dello scorso 31 maggio. Le nuove divisioni di GTT gestiranno funzioni chiave per la crescita della struttura e per la client experience, che comprendono: vendita, quotazioni, ordini, erogazione dei servizi, fatturazione e tutto ciò che concerne la gestione del cliente nel complesso.
Le nuove divisioni completano quella americana, guidata da Eric Warren, e la divisione Carrier, guidata da Jeff Beer.“Abbiamo la grande opportunità di rispondere alla crescente richiesta di servizi di cloud networking da parte dei clienti multinazionali” ha dichiarato Rick Calder, Presidente e CEO di GTT. “La nostra nuova struttura e la leadership di alto livello che ci contraddistingue, ci permette di offrire un servizio ineccepibile ai nostri clienti, con il fine ultimo di connettere le persone all’interno delle organizzazioni, in tutto il mondo, e a qualunque applicazione presente nel cloud”. http://www.gtt.net

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La settima missione umanitaria di Solidarité Identités Onlus in Siria

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

La settima missione umanitaria di Sol.Id. in Siria è dedicata interamente alle Comunità cristiane del Levante, in particolare a quella che fa riferimento alle suore francescane missionarie del Memoriale di San Paolo nel quartiere Tabbaleh a Damasco.La comunità di suore fa parte della più ampia missione dei francescani in Medio oriente della Custodia Terrae Sanctae, in prima linea nel supporto non solo ai cristiani ma a tutta la popolazione siriana vittima degli attacchi terroristici e dei gravissimi disagi causati dalla guerra.Il Santuario di San Paolo sorge nel punto esatto della sua famosa conversione sulla strada di Damasco ed è oggi punto di riferimento, grazie al lavoro incessante di Suor Yola Girges e Padre Raimondo Girgis, di tutta la popolazione dei quartieri limitrofi di Jamarana Ein Tarma (Ghouta est) pesantemente colpiti dai terroristi.Grazie all’impegno di Sol.Id., il centro missionario da cui dipende un asilo con più di 150 bambini, ha ricevuto nuove attrezzature per l’inizio della nuova stagione scolastica e sono già in fase di realizzazione l’ampliamento del parco giochi e soprattutto il sostegno economico annuale che permetterà la frequentazione scolastica ai bambini delle famiglie più povere. Sostenere Sol.Id significa aiutare le comunità cristiane e dare la possibilità a tutti i siriani di ricostruire un futuro nella propria terra.

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