Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Archive for 10 agosto 2018

Sono iniziate le riprese di “Non Mentire”

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

E’la nuova serie prossimamente in onda su Canale 5, che vede protagonisti Alessandro Preziosi e Greta Scarano. La fiction, prodotta da Indigo Film, e diretta da Gianluca Maria Tavarelli (già regista di Borsellino, Maria Montessori, Il giovane Montalbano e Il commissario Maltese), vanta nel cast anche Fiorenza Pieri, Paolo Briguglia, Claudia Potenza, Duccio Camerini, Simone Colombari e Matteo Martari. La vicenda si svolge a Torino che con le sue atmosfere d’altri tempi, i sontuosi edifici barocchi, le caffetterie, i grandi viali e le piazze, ben si presta a fare da sfondo a questo avvincente thriller relazionale che, sin dall’inizio, terrà incollati allo schermo i telespettatori. La storia comincia nel momento in cui Laura, insegnante di un liceo di Torino, accetta di uscire con Andrea, stimato e affascinante chirurgo, e padre di uno dei suoi studenti. La serata scorre in modo piacevole, tra loro c’è complicità e attrazione.
Sembrerebbe l’appuntamento perfetto… Ma il giorno dopo, mentre Andrea confida a un amico che spera di rivedere presto la donna, Laura lo denuncia per stupro.
Cosa è successo davvero quella notte? Non ci sono prove, solo le loro testimonianze a confronto. Ed entrambi sembrano sconvolti e in buona fede.Ma allora cosa è successo davvero? Cosa nasconde il passato di entrambi? E’ questa la sfida che la polizia dovrà affrontare, tra pregiudizi, bugie e colpi di scena. Di certo c’è solo che il loro incontro cambierà per sempre le loro vite, e avrà terribili conseguenze sulle rispettive famiglie.La serie, prodotta da Nicola Giuliano, Francesca Cima e Carlotta Calori, è tratta da una produzione originale di Two Brothers Pictures per ITV – scritta da Jack e Harry Williams, distribuita da All3Media International Limited. Sceneggiatura di Lisa Nur Sultan in collaborazione con Gianluca Maria Tavarelli.

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Vaccini – Anief difende le scelte del Governo: le scuole si devono adeguare subito

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

Il governo sta lavorando nella direzione giusta. Perché è un falso problema quello delle certificazioni e quello delle iscrizioni, considerando che l’eventuale obbligo-ricatto riguarderebbe appena un bambino su quattro della fascia d’età coinvolta. Quindi, la decisione presa dal Ministro della Salute, Giulia Grillo, di potersi iscrivere da subito anche senza la certificazione, operando in sede parlamentare per l’introduzione di un obbligo di tipo “flessibile”, è sicuramente lecita. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il legislatore sta intervenendo nel decreto Milleproroghe, con la trasformazione di un disegno di legge ad hoc che cambierà la normativa: prorogare di un anno l’obbligo è una decisione saggia. I dirigenti scolastici avranno anche le loro ragioni, per via di incombenze e carichi di lavoro impressionanti, ma non sono sceriffi: su questo punto, quindi, farebbero bene ad ascoltare le istruzioni del Miur. Perché sono diverse le prerogative e i diritti che su certi aspetti entrano in causa e vanno valutati, al fine di non ledere i diritti di nessuno. Le polemiche di questi giorni risultano pertanto sterili, se non inutili, perché mettono in discussione il ripensamento dei parlamentari su una norma irragionevole che un anno fa di questi tempi era stata imposta per decreto, senza il necessario confronto con le parti coinvolte, ad iniziare dalle famiglie degli alunni. Una volta approvata la nuova norma, non vi sarà alcun problema: nemmeno sulle classi ghetto, altro motivo infondato di polemica. La verità è che soltanto un bambino su quattro frequenta le nostre scuole nel pre-obbligo scolastico e non c’è bisogno di dividere i bambini tra vaccinati e non vaccinati. Il resto è diatriba politica che a noi non interessa: come sindacato ci dobbiamo preoccupare di chi opera nella scuola, da docente e da discente. Tutti, nessuno escluso.

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Estate Romana 2018 e gli appuntamenti di Ferragosto

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

Tanti gli appuntamenti per Ferragosto dell’Estate Romana 2018, la manifestazione culturale promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita Culturale e realizzata in collaborazione con SIAE (Società Italiana degli Autori e degli Editori) e il supporto nelle attività di comunicazione di Zètema Progetto Cultura.
Ad animare le strade del Borgo medievale di Ostia Antica c’è la manifestazione Ferragostia Antica a cura dell’Associazione Culturale Affabulazione, in programma fino al 16 agosto. Una festa che alterna performance urbane e momenti culturali gratuiti dedicati a tutta la famiglia. Per martedì 14 agosto è prevista la visita guidata performativa Donne senza tempo al Borgo di Ostia Antica (alle 10.30, 16.00, 17.30). La visita è a numero chiuso con prenotazione obbligatoria. Mercoledì 15 agosto invece le strade del Borgo saranno animate da performance urbane site specific che coinvolgeranno i presenti con musica, teatro e arti circensi. A partire dalle 20 a coinvolgere il pubblico saranno l’energia dei Camillo Cromo Marchin’ Band e il bizzarro duo clown Eccentrici Dadarò con l’esibizione Vote for; alle 22 lo scoppiettante spettacolo l’Ora del Thè portato in scena da Le Lapille. Uno spettacolo ispirato alle atmosfere retrò degli anni ‘50, che con brio, ironia e rock’n’roll racconta di donne complici che intrecciano abilmente le tecniche di fuoco, teatro, clown, danza e musica.
Continuano le escursioni urbane per coloro che amano esplorare inconsueti aspetti o luoghi della città. È in arrivo (dal 20 al 26 agosto) la IV edizione di IF/INVASIONI (DAL) FUTURO 2018 esperimento cittadino di ‘disseminazione’ di storie della fantascienza, a cura dell’Associazione Culturale Lacasadargilla. Le narrazioni di J. G. Ballard disegneranno una sorta di racconto dislocato per la città con una scatola sonora che, come fosse la sonda spaziale ‘Rosetta’, porterà in alcuni quartieri le struggenti distopie dello scrittore inglese, offerte gratuitamente all’ascolto in cuffia a ogni passante.
Tanti gli appuntamenti previsti per il 14 e 15 agosto. Per gli amanti della musica classica la rassegna Concerti del Tempietto – Notti Romane Al Teatro Marcello propone martedì 14 agosto il concerto di Emanuele Frenzilli che esegue al pianoforte brani di Schubert, Skrjabin, Petrassi, Chopin. Mercoledì 15 agosto appuntamento con il Tradizionale Concerto di Ferragosto con il musicista giapponese Hiroshi Takasu che al pianoforte suona musiche di Pachelbel, Reincken, Cesti, Händel, Vitali, Rheinberger, Clara Schumann, Saint-Saëns, Elgar e Liszt. I concerti iniziano alle 20.30.
Nel suggestivo spazio verde al Celio, Village Celimontana ha in programma martedì 14 agosto il concerto di musica swing con Adriano Urso Swing Quartet e mercoledì 15 agosto la serata jazz con i Jazzincase (KikiOrsi, voce; Danilo Riccardi, piano e keyboards; Luca Tomassoni, basso e contrabbasso; Claudio Trinoli, batteria). I due concerti iniziano alle 22 e sono ad ingresso gratuito.Per gli amanti del cinema, l’Arena Garbatella in piazza Benedetto Brin, proietta, a cura di Olivud srl, martedì 14 agosto il film Benedetta follia di Carlo Verdone e mercoledì 15 agosto Contromano di Antonio Albanese. Le proiezioni iniziano alle 21.15.
Per Notti di Cinema E…A Piazza Vittorio, l’Agis Lazio srl propone, all’interno dei giardini della storica piazza romana, martedì 14 agosto il film Il vegetale di Gennaro Nunziante (ore 21 – Sala A) e L’uomo sul treno di Jaume Collet-Serra (ore 21.15 – Sala Bucci), mentre mercoledì 15 agosto in cartellone Made in Italy di Luciano Ligabue (ore 21 – Sala A) e Ready player one di Steven Spielberg (ore 21.15 – Sala Bucci).
La manifestazione Arenaniene nel Parco di Ponte Nomentano ha in programma i film Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson (martedì 14 agosto) e Benedetta follia di Carlo Verdone (mercoledì 15 agosto). Le proiezioni hanno inizio alle 21.15.
Sulle banchine del Tevere all’altezza di Ponte Milvio, la rassegna Molo Film Festival, a cura dell’Associazione Socio Culturale Ambientale Ponte Milvio, propone alle 21.30 la proiezione ad ingresso libero di Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese (martedì 14 agosto) e di Adorabile nemica di Mark Pellington (mercoledì 15 agosto).
Sotto il cielo di Villa Borghese nel Teatro all’aperto Ettore Scola della Casa del Cinema, la rassegna Caleidoscopio propone martedì 14 agosto il film In the mood for love di Wong Kar-Wai e mercoledì 15 agosto il film Questione di cuore di Francesca Archibugi. Le proiezioni ad ingresso libero hanno inizio alle 21.
All’interno di Villa Lazzaroni la rassegna Parco del Cinema, a cura di Arene diverse, ha in programma le proiezioni di Nove lune e mezza di Michela Andreozzi (martedì 14 agosto) e Oltre la notte di Fatih Akin (mercoledì 15 agosto). Tutti i film hanno inizio alle 21.15.
Sull’isola Tiberina la manifestazione L’isola di Roma a cura dell’Associazione Culturale Amici di Trastevere, propone sui tre schermi allestiti, le seguenti proiezioni: martedì 14 agosto The party di Sally Potter (21.30 – Arena Groupama), Lasciati andare di Francesco Amato (22 – CineLab) e Mimì metallurgico ferito nell’onore di Lina Wertmüller (22 – Spazio Young). A Ferragosto previste le proiezioni di: Come un gatto in tangenziale di Riccardo Milani (21.30 – Arena Groupama), Smetto quando voglio – Masterclass di Sydney Sibilia (22 – CineLab) e Il gatto di Luigi Comencini (22 – Spazio Young).
Per quanto riguarda il teatro all’aperto martedì 14 e mercoledì 15 alle 21 la rassegna Anfiteatro Quercia del Tasso, a cura della Cooperativa La Plautina, porta in scena lo spettacolo La commedia dei fantasmi tratta dalla Mostellaria di Plauto con Sergio Ammirata, Marco Belocchi, Enrico Pozzi, Vincenzino Pellicanò, Vittorio Aparo, Francesca Di Meglio, Marianna Putelli, Carmine Paraggio, Federico Pesci, Alessandro Tarabelloni. Lo spettacolo è una tra le commedie più divertenti, intelligenti e seducenti del repertorio plautino.
Nell’ambito delle esplorazioni urbane, martedì 14 agosto è in programma l’ultima delle camminate notturne del ciclo A-ghost city [nightwalks] curato dall’associazione culturale Stalker. L’appuntamento dal titolo Verso l’Ambasciata delle Comunità d’Esilio prevede la partenza alle 22.30 dall’ingresso della stazione Termini (piazza dei Cinquecento), successivo percorso in metro fino alla stazione Libia (linea B1) e poi camminata con arrivo alle 7 del mattino alla fermata Bologna (linea B). La manifestazione è a ingresso gratuito.
Per la sera di Ferragosto il Polo Museale ATAC Arte in Viaggio organizzata da Helikonia Indi in collaborazione con Caffè Letterario e ospitata all’interno del Polo museale ATAC, Parco Museo Ferroviario, propone dalle 21.30 una serata gratuita di tango con Patrizia Messina. Un’occasione per scatenarsi con la milonga in una location particolare tra palme e tram storici restaurati.
Divertimento e risate in All’ombra del Colosseo, la storica rassegna di comicità nel Parco di Colle Oppio a cura di Castellum, che propone martedì 14 agosto alle 21.45 la serata Live Revival ’90 & Cabaret, per celebrare e rivivere in maniera giocosa e goliardica gli anni’ 90. A ricreare le atmosfere di quegli anni le musiche riarrangiate ed interpretate dal vivo dalla Red’s Band e cantate da Federico Perrotta e Valentina Olla. Mercoledì 15 agosto alle 21.45 in programma Caveman – L’uomo delle caverne con Maurizio Colombi e la regia di Teo Teocoli. Lo spettacolo indaga con sapiente ironia il rapporto di coppia e le differenze “antropologiche” tra uomo e donna.Incontri letterari e musica in programma a Letture d’estate all’interno dei Giardini di Castel Sant’Angelo, manifestazione a ingresso libero a cura della Federazione Italiana Invito alla Lettura. Martedì 14 agosto alle 21 il noto profilo social Lercio presenta il libro Lercio. Lo sporco che fa notizia, edito da Shockdom. Alle 22 concerto dei Traindeville con Ludovica Valori (voce e fisarmonica), Paolo Camerini (contrabbasso, loop), Adriano Dragotta (violino). Mercoledì 15 agosto alle 21.45 concerto di musica jazz Omaggio a Wes Montgomery con Nicola Mingo (chitarra) e Leonardo Borghi (pianoforte).
Si segnala infine che continua anche il festival multidisciplinare Teatri d’Arrembaggio – Piraterie, Incanti e Castelli di Sabbia, organizzato dall’Associazione Culturale Valdrada al Teatro del Lido di Ostia con la sua programmazione gratuita di laboratori, performance, spettacoli teatrali e di musica per bambini e famiglie.
Il 22 agosto riprende la programmazione di Opera Nova Festival 2018, curata dall’Associazione no-profit la Platea con la direzione artistica di Alessio Colella. Dopo aver portato, ad inizio mese, in diverse zone del Municipio XIV tante attività diversificate come street art, poesia e attività per bambini, la manifestazione si sposta nell’area parcheggio in via Castiglioni proponendo altri spettacoli teatrali ed eventi musicali ad ingresso libero. Gli appuntamenti potrebbero subire variazioni. Eventi in continuo aggiornamento su http://www.estateromana.comune.roma.it.

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Scuola – Assunzioni: il Consiglio dei Ministri ratifica numeri al ribasso

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

Secondo il sindacato Anief, il contingente autorizzato è molto al di sotto delle aspettative: tra gli insegnanti si poteva fare molto di più, considerando che ci si è fermati al mero turn over, che vi sono 50 mila posti di sostegno liberi più altrettanti su disciplina vacanti e che si è penalizzato ancora una volta il Sud; pure tra gli assistenti amministrativi e tecnici, come per i collaboratori scolastici, i conti non tornano, perché si è attuato un programma di assunzioni in ruolo che copre solo la metà dell’organico di diritto e che non tiene conto di altre diverse migliaia di posti in organico di fatto che continueranno ad andare a supplenza. Per ciò che riguarda i dirigenti scolastici, invece, si assumono un pugno di vincitori di concorso, senza pensare che vi sono quasi 2 mila reggenze da coprire e che per evitare di andare incontro ad un annus horribilis dal punto di vista organizzativo, si sarebbe benissimo potuto dare sia la possibilità di confermare i presidi pensionandi, sia avviare un corso riservato ai ricorrenti della selezione 2011. Ma c’è un dato sulle assunzioni altrettanto importante e di cui pochi parlano: è quello che riguarda le immissioni in ruolo del personale educativo, per le quali il Ministero dell’Economia non ha tenuto conto della richiesta presentata dal Miur di autorizzarne 77, concedendone appena 46. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Quella presa sulle assunzioni degli educatori è una decisione che ci lascia sconcertati, perché l’amministrazione procede soltanto con l’autorizzazione per le immissioni in ruolo di un posto su dieci in organico di diritto; mentre continua l’esclusione dalle procedure concorsuali riservate, dopo che la Buona Scuola aveva ignorato la presenza degli educatori, come se fossero docenti di un altro Paese. Se non ci saranno integrazioni nel contingente del personale educativo Anief è pronta sin d’ora a ricorrere nei tribunali del lavoro per il risarcimento dell’ennesimo danno gratuito arrecato alla categoria. Il nostro sindacato ha anche intenzione di rivolgersi pure al Tar per il mancato avvio dei concorsi pubblici riservati.

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Gli USA possono vincere la guerra commerciale?

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

Commento di Tim Drayson, Head of Economics di Legal & General Investment Management. L’escalation delle tensioni commerciali è il rischio più grande per la crescita globale nel breve termine. Fino a che punto gli investitori dovrebbero davvero preoccuparsi?
Fino all’inizio di quest’anno, i mercati vedevano di buon occhio il Presidente americano Donald Trump. Gli stimoli fiscali e l’azione di deregulation, in effetti, hanno permesso di sostenere la crescita, sebbene ci chiediamo se i primi possano davvero rappresentare una politica efficace a livello macro nel medio periodo.Negli ultimi mesi, tuttavia, i mercati sono diventati sempre più nervosi rispetto all’agenda protezionista dell’amministrazione Trump. È molto difficile stabilire fino a che punto possa arrivare la loro tolleranza. Finora, abbiamo assistito a ritorsioni proporzionali per ogni misura intrapresa dagli USA e vi sono segnali che indicano che l’amministrazione americana è preparata a regolare la propria retorica e il proprio indirizzo politico in caso di scossoni del mercato azionario.
Finora sono stati introdotti dazi sull’acciaio, alluminio, legname, pannelli solari e lavatrici, fondati su esili motivazioni legate alla sicurezza nazionale e ad altre oscure leggi commerciali. I più alti costi delle importazioni hanno probabilmente fatto più danno agli utilizzatori di queste merci rispetto al valore dei posti di lavoro “salvati” nei settori protetti, ma l’impatto macroeconomico complessivo è minimo. Tutti i prodotti nel loro insieme rappresentano solo una piccola quota dell’economia americana (non più dello 0.2% del PIL).
In questo primo elenco non rientrano molti beni di consumo. La Cina ha annunciato che reagirà in modo proporzionale e all’interno di aree specifiche per infliggere le più aspre conseguenze agli USA. Eppure, a nostro avviso, è improbabile che l’impatto diretto sulla crescita superi lo 0.1%-0.2% del PIL. Si potrebbe pure aggiungere uno 0.1% all’Indice Consumer Price core ma anche in questo caso si dovrebbe supporre che gli USA non riescano, con buona facilità, a procurarsi o produrre i beni altrove. Secondo le previsioni, gli Stati Uniti cresceranno circa del 3% nel 2018, pertanto questo lieve impatto non sarà molto significativo. Le nostre previsioni si basano sul fatto che la guerra commerciale raggiungerà una fragile tregua intorno a questi livelli di dazi, ma temiamo che possa peggiorare nella corsa alle elezioni americane di medio termine a novembre.
Ma non basta: Trump sta inoltre minacciando dazi per ulteriori 200 miliardi di dollari americani se la Cina continua a minacciare reazioni. Ciò coprirebbe virtualmente tutti i 500 miliardi di dollari di beni cinesi esportati verso gli USA e determinerebbe un aumento dei prezzi su beni di consumo di elevato profilo come TV e cellulari. Più la situazione peggiorerà, più v’è il rischio che gli effetti indiretti crescano in maniera sproporzionata, vista la possibilità di una reazione negativa del mercato finanziario e le possibili conseguenze sulla fiducia delle imprese e dei consumatori.
La Cina non può replicare alla minaccia di Trump dollaro per dollaro, in quanto il valore delle sue importazioni di merci americane è solo di 150 miliardi di dollari. Tuttavia il deficit commerciale viene meno se se si considerano le filiali commerciali statunitensi in Cina.
Nel complesso, temiamo la carenza di influenze moderate nell’amministrazione americana e molto dipenderà da come la Cina percepirà le motivazioni degli Stati Uniti. Se la strategia di Trump è solo quella di una negoziazione parziale, si potrebbe trovare un compromesso che potrebbe anche migliorare il sistema commerciale globale. Se tuttavia l’obiettivo è più strategico e orientato a frenare la crescita della Cina come potenza globale, Pechino prenderà una posizione molto più rigida contro qualsiasi prepotenza americana. Per questo motivo e visto l’aumento dei prezzi del petrolio, riteniamo che vi siano rischi di un forte ribasso per la crescita globale rispetto al momentum attuale. (in abstract)

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Previsioni sulla crescita economica con la fisica dei sistemi complessi

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

Un articolo pubblicato online questa settimana sulla rivista Nature Physics riporta un nuovo metodo di previsione per la crescita del Prodotto interno lordo (PIL) che integri e supporti le previsioni del Fondo Monetario Internazionale. Il nuovo approccio di previsione considera la crescita economica come un sistema fisico le cui dinamiche possono essere predette analizzando i dati di esportazione a livello di prodotto, tramite tecniche derivate dalla fisica dei sistemi complessi.Sistemi di modellazione così elaborati quali l’economia di un paese sono estremamente complicati e impegnativi. Sebbene gli economisti possano accedere a una quantità sempre maggiore di dati, produrre risultati affidabili e riproducibili rimane qualcosa tutt’altro che banale. Un aiuto potrebbe arrivare dalla fisica della complessità, dove esistono delle tecniche per modellare quei sistemi che non possono essere compresi, in termini di componenti individuali -come, ad esempio, la diffusione delle epidemie, o i movimenti del traffico.Andrea Tacchella e i suoi colleghi sviluppano un metodo per la previsione del PIL basato sull’idea che un sistema complesso e la cui dinamica microscopica non è nota, possa essere previsto ricercando tra i dati storici disponibili un analogo vicino e osservandone l’evoluzione temporale. Tali metodi funzionano in maniera affidabile solo quando il sistema utilizzato è di bassa dimensionalità -dove la dimensione corrisponde al numero di variabili considerate. L’aggiunta incontrollata di ulteriori dati, quindi, produce risultati meno affidabili. Gli autori del metodo dimostrano, invece, che è possibile fare una previsione del PIL competitiva usando un modello con sole due dimensioni, inserendo il PIL pro capite di un paese e la sua “Fitness”. Quest’ultima è una quantità che caratterizza la competitività di un paese, che gli autori ricostruiscono dai dati di esportazione, tramite opportuni algoritmi matematici.
Confrontando le loro previsioni con quelle stimate sulla base di dati passati pubblicati dal Fondo Monetario Internazionale, gli autori dimostrano che le loro previsioni sono, in media, del 25% più accurate.Inoltre, gli errori dei modelli non sono correlati – ciò suggerisce che i due forniscono visioni complementari circa la crescita del PIL, offrendo un potenziale per previsioni combinate migliori. (fonte: La previsione del PIL come sistema fisico dinamico di A. Tacchella, D. Mazzilli e L. Pietronero – Nature Physics – DOI: 10.1038/s41567-018-0204-y L. Pietronero (Univ. Sapienza e ISC-CNR, Roma, Italia).

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“Estate infernale per i pendolari lombardi”

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

Per i pendolari lombardi anche questa Estate, come le precedenti, è stata un inferno tra soppressioni e riduzioni di corse, ritardi, impianti di condizionamento guasti, disservizi sulle linee ferroviarie.Nel merito, il Consigliere regionale M5S Nicola Di Marco ha oggi depositato un’interrogazione che da un lato chiede all’Assessore regionale ai trasporti di intervenire, dall’altro chiede conto di quali azioni siano state intraprese per sanare criticità del trasporto ferroviario che si trascinano da anni.Di Marco dichiara: “E’ da diversi anni, anche grazie all’azione sempre puntuale e incisiva dell’ex Consigliera, oggi Deputata, Iolanda Nanni, che come Movimento denunciamo una serie di disservizi e criticità nella mobilità ferroviaria, ma la risposta della Giunta è sempre la stessa: Regione Lombardia, a fine anno, chiederà il pagamento delle penali previste dal Contratto di servizio con Trenord. Esigere le penali è sacrosanto, a fronte del venir meno degli impegni previsti dal Contratto stesso, ma non basta. Perché una volta che le penali sono state pagate, se non si interviene nella gestione aziendale per sanare le criticità, i disservizi si ripresenteranno immutati l’anno successivo. Per questo motivo l’interrogazione a mia prima firma, depositata oggi, sollecita l’Assessore a Infrastrutture e Trasporti a mettere in campo azioni tempestive che non si limitino a esigere penali a fronte di disservizi, ma che vadano alla radice per evitare che i disservizi continuino in futuro.In particolare, l’interrogazione evidenzia una serie di criticità, a partire dal fatto che, per mancanza di investimenti, il parco rotabile della Lombardia è il più vecchio d’Italia (età media 21 anni), situazione all’origine di frequenti e numerosi disagi per l’utenza derivanti da guasti, dilatazione dei tempi di fermo materiale, dilatazione dei costi di manutenzione, ritardi, carenza dei pezzi di ricambio.Chiediamo inoltre all’Assessore quali siano le cause dei malfunzionamenti agli impianti di climatizzazione che creano situazioni difficilmente tollerabili sia ai viaggiatori sia ai lavoratori Trenord. Altro quesito: a che punto di attuazione sia il piano straordinario di acquisto di nuove carrozze e materiale rotabile inaugurato da Regione nel 2017. Infine, in merito al fenomeno carrozze-carri bestiame, chiediamo se sia rispettato il Contratto di servizio fra Regione e Trenord riguardo alla composizione e affollamento delle corse circolanti, cioè il rapporto effettivo fra viaggiatori e posti a sedere garantito da Trenord rispetto a quanto previsto dal Contratto.Di fronte all’immobilismo della Giunta, che ben poco fa oltre ad applicare le penali, come MoVimento continueremo il nostro fiato sul collo della maggioranza di governo affinché si attivi con azioni incisive e mirate per risolvere i tanti problemi quotidiani vissuti da pendolari e viaggiatori sul sistema ferroviario lombardo”.

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Storie ferragostane: Lo spavento della morte è nello spettro dell’estinzione

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

Quando gli uomini non fabbricavano che tuguri di fango o capanne di paglia che le intemperie distruggevano, essi ergevano tumuli per i morti, e impiegarono la pietra prima per le sepolture che per le abitazioni. Non le case dei vivi, ma quelle dei morti hanno resistito con la loro solidità al logorio dei secoli. “La stessa coscienza – scrive Todisco – che distingue gli uomini dagli animali è quella che, comprendendo l’enormità della morte, se ne spaventa al punto da rifiutarla, talché non hanno torto quegli studiosi del comportamento umano da Philippe Ariés a Jean-Didier Urbain, da Ernest Becker a Edgar Morin a Luigi De Marchi, i quali interpretano la storia della civiltà come “formazione reattiva” nei confronti dello spettro dell’estinzione”.Il desiderio d’immortalità è, da sempre, un tratto caratteristico della famiglia Anthropos, come disse suggestivamente il Tasso nei versi:
Muoiono le città, muoiono i regni
Copre i fasti e le pompe arena e erba
E l’uomo d’esser mortal par che si sdegni.
Il diniego della morte, tuttavia, non è uguale in tutte le epoche e in tutte le latitudini. Sembra aver raggiunto un’espressione estrema in Occidente dall’Ottocento, con l’insorgere di due fenomeni tra i più indicativi della storia moderna: la rivoluzione industriale che dà all’uomo, nuovo Prometeo, l’impressione di poter prendere in mano il proprio destino; e la crisi dei valori, o dei fondamenti, valsi a dare un senso non effimero alla sua fragile esistenza.
“L’incertezza metafisica – osserva Todisco – per un verso, la grande speranza scientifica progressiva dall’altro, hanno portato gradualmente l’Occidente moderno e postmoderno ad assumere un atteggiamento apparentemente contraddittorio: da un lato il progetto di “sconfiggere” la morte e di raggiungere l’immortalità non nell’al di là ma nell’al di qua; dall’altro il nascondimento meticoloso del fenomeno della morte, la sua cancellazione, dalla scena pubblica e visibile, come testimonia, per esempio, la progressiva riduzione dei riti funebri, una volta solenni e partecipativi, ad atti sbrigativi e semiclandestini per sbarazzarsi al più presto dei “cari estinti”. “Non è un caso, a mio parere, che proprio il Paese all’avanguardia del rifiuto della morte è anche il più avanzato nella scienza e nella tecnica, quindi più impegnato nella guerra a morte”. L’American way of life, che per tutti i Paesi del mondo, compresi gli acerrimi nemici, costituisce il modello privilegiato di riferimento, è segnato dal rigetto radicale della morte, che si esprime in positivo nei ritrovati e nelle pratiche tese a prolungare la vita sempre più; e, in negativo, nella continua rimozione psichica del lutto. “En attendant” che la morte sia sconfitta in laboratorio, si fa finta che non ci sia. Fra gli infiniti esempi di rapida negazione della morte è indicativo il finale di “Nashville”, il bel film di Altman, in cui una cantante di un complesso girovago, mentre si esibisce sopra un palco elettorale all’aperto, davanti ad una gran folla, è stesa dal colpo di pistola di un giovane attentatore confuso nella calca. Qualche attimo di panico. Poi la “voce” della sventurata, che è trasportata esanime fuori della scena, occupa il suo posto e attacca imperterrita una trascinante canzone del repertorio sul leit-motiv “It don’t worry me” ed invita briosamente il pubblico a cantare con lei. Il pubblico risponde e la tragedia finisce in una specie di tripudio corale ritmico esorcistico in cui ritorna il verso liberatore: “It don’t worry me” – ciò non mi riguarda – che tutti scandiscono in crescendo.
E’ un modo per mettere a fuoco due aspetti evidenti dell’evento della morte contemporanea: la sua “privatizzazione”, da una parte, e la sua “medicalizzazione” dall’altra. Nella società della produzione, dell’efficientismo, la morte è spogliata d’ogni sacralità, dignità, significato simbolico, degradata a mero inceppo meccanico. (Riccardo Alfonso) (I precedenti sono reperibili sulla pagina “confronti” settima parte)

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Le rivoluzioni che hanno attraversato l’evo moderno e la contemporaneità

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

E’, probabilmente, una riflessione in più sul significato delle rivoluzioni che nascono, a volte giuste, per le motivazioni addotte, come quella per l’indipendenza degli Stati Uniti, e altre che vanno, in seguito, corrompendosi proprio perché il loro spirito è calpestato dal primo imbonitore di turno, sia durante e sia dopo la “cura”. E’ il caso della Russia con la rivoluzione d’Ottobre e ancor prima di quella francese. Quest’ultima nei suoi due primi anni vide la vittoria della borghesia: Diritti dell’uomo e costituzione del 1791, libertà individuale e uguaglianza dei diritti, liberalismo economico. Per l’individuo e per l’umanità era l’alba della felicità.
Così il francese si sentiva cittadino del mondo e voglioso di portare all’universo intero i principi capaci di sostenere il piacere dell’uomo. Qui nacque la prima grossa frattura tra la preponderanza borghese, la libertà e l’uguaglianza e quella parte dell’Europa monarchica che ne respingeva i presupposti timorosi che si potessero trasformare in una valanga che tutto avrebbe potuto travolgere. Gli stessi timori si nutrirono con l’avvento del socialismo reale. Si può quindi convenire che da entrambe queste esperienze, a distanza di un secolo e poco più l’una dall’altra, il mondo delle idee esce sconfitto proprio perché non è stato capace, affidandosi al guerriero, di trasformarlo in un saggio e al popolo di capire, di là d’ogni possibile ed umano dubbio, che la rivoluzione non si esprime nel momento in cui “esplode”, ma vive giorno dopo giorno e può costituire un sacrificio ed una rinuncia, se pensiamo alla perdita dei nostri interessi corporativi. Le rivoluzioni, mi pare ovvio costatare a questo punto, non sempre si vivono realisticamente da chi le provoca e dal popolo che le accetta come una specie di male minore, nel senso che determinati eventi si subiscono prima ancora di capirli o, in un certo qual modo, di determinarli. Sono proprio questi i limiti di una rivoluzione. Essa sovente non vive, quotidianamente, la consapevolezza di doversi confrontare criticamente con i principi che sostiene e con gli uomini che la governano. E’ facile trascendere, andare oltre misura, corrompersi.
Probabilmente lo dobbiamo al fatto che i grandi eventi sono stati, per lo più, provocati e portati a compimento, da una ristretta minoranza. Sta a essa farsi interprete dello stato d’animo collettivo, diventare forza dirompente verso uno sbocco auspicato da molti, ma da pochi interpretato in maniera traumatica e risolutiva. Probabilmente dipende dal fatto che questa carica, agitata nelle piazze delle piccole e grandi città tra le comunità borghesi e contadine e tra i proletari, continua a restare divisa tra opposte passioni e gruppi d’interesse. La rivoluzione rappresenta, per costoro, solo un momento nel quale vanno a coincidere la convenienza che essi avvertono, in un rimescolamento delle carte, dopo le quali poter riprendere l’impegno di sempre con padroni più disponibili ai loro traffici e, nel frattempo, rivalersi, nei confronti di una concorrenza, che non sono riusciti a piegare diversamente. Parliamo quindi di rivoluzione intesa come un atto in sé violento per imporre una ragione in sé necessaria da introdurre per spezzare le catene della conservazione e della stagnazione culturale. E’, in pratica, una forma di rottura degli schemi in auge e si distingue dalle guerre proprio perché non tende a consolidare l’esistente offrendo al più forte solo l’opportunità di trarne un vantaggio territoriale, industriale e commerciale. E’ stata, sotto questo profilo, una rivoluzione quella ateniese del V secolo a. C., lo è stata, per certi versi, la predicazione di Cristo in Palestina, lo è stata quella francese e quella russa e quella di Gandhi il profeta laico del nostro tempo.
La prova l’abbiamo con i loro comuni principi conduttori. Hanno avuto l’audacia e la forza di affermare nella ragione umana la fonte della legittimità e quindi della facoltà di comando politico e della sovranità, in un mondo in cui non si riconosceva fonte di legittimo potere all’infuori degli dei. A questo riguardo chiaro fu il messaggio di Gesù di Nazareth nell’affermare di “dare a Dio quel che è di dio e a Cesare quel che è di Cesare”.
Dobbiamo, se non altro, essere grati agli ateniesi per essere stati i primi a darci l’idea e a spiegarci il significato di una rivoluzione frutto di una ricerca intellettuale della verità e della giustizia. Fu il primo tentativo volto a coniugare lo stato e la sovranità sulla ragione umana, non sul timore del trascendente e degli dei ignoti, ma per l’essere umano, per rispettarne l’individualità e i diritti, per riconoscergli un animo e una coscienza, una volontà e una vita morale. Questa rivoluzione non ebbe successo così come fu travagliata quella prospettata da Cristo se riandiamo a tutta quanta la storia del cristianesimo, alle sue contraddizioni, alle sue chiusure ideologiche, al suo potere temporale, agli arbitrii espressi nelle inquisizioni impropriamente dette sacre.
Un aborto fu anche la rivoluzione francese, tradita da Napoleone e quella russa da Stalin. Ciò non di meno vi resta il profondo carattere umano e razionale della rivoluzione diventato per le generazioni del poi un patrimonio non alienabile per tutta l’umanità e un insegnamento magistrale sul quale continuiamo a riflettere e a confrontarci. Oggi possiamo avvalerci di surrogati costruendo modelli di democrazia ai quali aggiungiamo sovente, come rafforzativo, la parola “compiuta” per significare che non basta dichiararsi democratici per esserlo di fatto. Bisogna esserne conseguenti.
In questo senso Montesquieu ci ha indicato un modo, per rendere meno necessaria la rivoluzione e più valida la democrazia, con la famosa divisione dei poteri tra quello legislativo, l’esecutivo delle cose che dipendono dal diritto delle genti, e il potere giudiziario che dipende dal diritto civile. Partendo da questa considerazione Montesquieu traccia la teoria della separazione dei poteri affermando categoricamente che il potere legislativo e quello esecutivo non possono mai essere accomunati sotto un’unica persona o corpo di magistratura, perché in tale caso potrebbe succedere che il monarca oppure il senato facciano leggi tiranniche e le eseguano, di conseguenza, tirannicamente.
Neanche il potere giudiziario può essere unito agli altri due poteri: i magistrati non possono essere contemporaneamente legislatori e chi applica – con l’incarico di magistrati – le leggi. Così, ovviamente i legislatori non possono essere contemporaneamente giudici: avrebbero un immenso potere che minaccerebbe la libertà dei cittadini.
In tal modo mentre le democrazie riescono a mediare le opposte esigenze di una società interclassista, la rivoluzione si assume il carico di spezzare equilibri anomali e abusi d’ogni genere provocando, nel bene e nel male, un rimescolamento delle rispettive posizioni. E’ ovvio rilevare, a questo punto, che la maggiore difficoltà di governo viene proprio dagli atti rivoluzionari conseguenti la presa del potere. Significa gestire questo coacervo di sentimenti, in un momento di così elevate tensioni e riuscire, nello stesso tempo, ad ampliare il consenso e la condivisione dell’azione intrapresa e senza, soprattutto, scadere negli eccessi. (Riccardo Alfonso)

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Il fatale destino di un vaso di coccio

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

Sembra strano, ma è anche un idolo che va in frantumi quando si pensò, per molto tempo, agli effetti benefici che la rivoluzione francese portò all’evoluzione del pensiero contemporaneo e per la difesa dei diritti dell’uomo. Su di essa contiamo i cocci e non la bellezza di un vaso di pregevole fattezza di cui avremmo voluto conservarne l’integrità. Esso avrebbe potuto fare bella mostra di sé nell’angolo più importante della nostra magione o risplendere, in tutta la sua magnificenza, in un ampio e arioso salone di un gran museo. Non è stato così. Non del tutto, sicuramente.
Fu, uno degli inganni più clamorosi della storia recente. Si cancellò, con un solo tratto di penna, l’ardire del pensiero per cedere il passo alle spade e alle ghigliottine. Certamente lo stimolo culturale sarebbe stato più lento, delle rivolte di piazza, nel portare un cambiamento in Europa e nel Mondo, ma, con il senno di poi, ci rendiamo altresì conto che tali mutamenti, pur lenti, avrebbero potuto incidere in profondità, e in misura duratura, rispetto ai fuochi fatui di una rivoluzione. Non dimentichiamo, in proposito, che essa suscitò grandi entusiasmi, nella borghesia europea, ma determinò un immane bagno di sangue quando si tradusse nell’avventura napoleonica. Essa, evidentemente, non fu solo originata dalle sorti di una battaglia, ma dalla stessa stanchezza della borghesia che lo aveva sostenuto, inseguendo un sogno.
Pensiamo agli entusiasmi di Foscolo, prima maniera, e la sua successiva amarezza nel costatare che quel “corso” non simboleggiava tanto la liberazione dalle catene dell’oppressore, ma semplicemente un’altra forma di dittatura e d’egemonia che nulla aveva a che fare con la libertà e la democrazia. (Riccardo Alfonso)

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Il medioevo e oltre: Le ideologie alla conquista del pensiero umano

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

Se esco dalla lunga parentesi medievale, posso affermare che gli scontri si sono concentrati soprattutto tra le diverse forme di civiltà nel momento in cui prendevano contatto tra loro e decidevano, ora per convenienza ora per altri motivi, di convivere o di guerreggiare per imporre un loro primato. In tutti questi casi si accompagnavano allo stridore delle armi le guide “spirituali”, il grande pensiero dei vati.
In questa congerie di passioni e di stimoli culturali posso dire che il XVIII secolo è stato quello “dei lumi”. Aprì, si fa per dire le danze “Il saggio sull’intelletto umano” del 1690 di John Locke. Esso rimarrà il libro da capezzale dei filosofi d’ogni paese fino a Kant. Locke deve le sue fortune agli scritti di Cartesio. Qualche anno dopo fa da paio a Locke lo scozzese David Hume, a sua volta grande amico di Montesquieu. Se vogliamo stare a livello di nazioni possiamo dire che la Francia, la Gran Bretagna e la Russia, dal punto di vista culturale, presero il posto dell’Italia rinascimentale. Nel suo “Trattato sul governo civile” è sempre il Locke ad alimentare il gusto per la libertà, che tende a svegliarsi un po’ ovunque in Europa. Da qui deriva anche una condanna riguardo il “diritto di conquista”. Ne consegue il singolare ragionamento dei britannici che affermavano di essersi appropriati i territori d’oltremare, non per ridurre sotto le loro regole le popolazioni primitive, ma solo per renderle partecipi dei vantaggi della civiltà. E’ un postulato valido se fosse stato conseguente. Essi, invece, si stupirono, ben presto, che questa “civiltà” da loro proclamata ed invocata in patria fosse poi reclamata a gran voce dai colonizzati. Ciò che mi preme rilevare, in quel periodo, è che si stabilì una fioritura fuori dal comune. Fu il tempo dei filosofi, dei politici e degli economisti. La scienza si fece speculativa e la letteratura risentì gli effetti nelle sue opere. La religione restò, semmai, un passo indietro offrendo il fianco a una critica laica serrata e, a volte, impietosa, sul piano sociale e dei diritti dell’uomo.
Per i prelati e i curati era ancora troppo forte il richiamo dei benefici terreni rispetto a quelli celesti. Questa crescita collettiva del pensiero umano ebbe una traumatica battuta d’arresto con la rivoluzione francese. Essa, con l’esaltazione del patriottismo, rimescolò le carte in Europa e aprì la strada agli egoismi nazionali.
Per lo storico Pierre Renouvin “Dal punto di vista internazionale, quel gran movimento di liberazione umana e di rinnovamento si trascinò, è penoso costatarlo, sulle peggiori orme del passato, soprattutto dal momento in cui il dinamismo che ne scaturì nella nazione francese, dopo la rivoluzione, contribuì a rendere possibile la grande avventura napoleonica”. (Riccardo Alfonso)

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La svolta capitalista nella società moderna

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

C’è un’altra nobiltà che si forma contestualmente al decadimento di quella classica e di certo non ne venne bene al proletariato delle città e ai braccianti agricoli delle campagne. Il suo carattere prese, lentamente forma, e oggi lo riconosciamo con il termine capitalismo. Gli effetti ben presto si resero evidenti: ascesa esponenziale dei traffici, dei commerci, dei flussi di ricchezza, di nuovi attori sulla scena del mondo e conseguente indebolimento dei diritti dei più deboli. Vi concorse anche l’arretratezza economica di molti paesi o parte di essi e che facilmente si aprivano alle iniziative altrui. Le maggiori città dell’epoca coinvolte, e che vi esercitarono una certa influenza, furono Londra, Bruges, Lione, Norimberga, Lisbona, Parigi, Barcellona, Maiorca, Avignone. I secoli tra il ‘200 e il ‘300 si possono definire una sorta di età dell’oro. Era l’età dei Bardi, dei Peruzzi, dei Datini, dei Polo e dei Vivaldi se mi limito ai più noti. Marco Datini, ad esempio, era un pratese venuto su dal nulla. Dopo una decina di anni aveva già fondachi e agenti in numerose città d’Italia, d’Europa e lungo le coste del Mediterraneo africano. Di lui e della sua famiglia si conserva ancora a Prato un grandioso archivio più unico che raro di lettere e registri che insieme a numerosi altri documenti del genere ci consentono di entrare nei modi di quel commercio e per comprendere sia le ragioni del successo sia quelle della decadenza. Fu un regresso dovuto non poco a circostanze esterne, europee, fattesi avverse ma non meno a errori ed eccessi delle stesse aziende. Concentrazioni di capitali in poche mani, spirito di speculazione, spregiudicatezza morale, interferenza con la politica mi fa ricordare non solo il passato ma anche la realtà odierna. La creazione di questo nuovo spazio provocò un inevitabile arretramento delle libertà umane, di là delle sue predicazioni, perché le nuove sfide spesso si resero rabbiose, bellicose e ansiose di procacciarsi, con la forza se necessario, le fonti energetiche. Così si aprì la stagione delle guerre di Sancio, re di Castiglia, contro l’emiro del Marocco, del re di Francia per la guerra e il blocco dell’Inghilterra e via di questo passo. Intanto nasceva e si consolidava un nuovo ceto sociale: la borghesia e la sua pretesa di volersi scrollare di dosso i tanti lacci e laccioli che ne condizionavano i movimenti derivanti da poteri politici ma non economici della nobiltà e dagli ecclesiastici con i loro latifondi improduttivi. (Riccardo Alfonso)

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La rivoluzione ateniese e le rotture ideologiche

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

E’ nel suo genere il primo tentativo dell’uomo di riportarsi al centro del suo rapporto esistenziale. A seguire non sono mancati successivi segnali di rottura nei riguardi dei vecchi schemi. In campo religioso ci pensò Gesù di Nazareth così come nell’undicesimo secolo ci fu l’affrancamento dei servi o quasi servi della gleba da parte delle città. Fu forse un semplice calcolo della borghesia urbana per appropriarsi delle terre che volevano libere da ogni servitù reale e personale oppure nell’intento di spezzare le ultime resistenze della nobiltà terriera ed anche del grosso possesso ecclesiastico e aumentare, di conseguenza, il numero dei soggetti che pagavano i tributi e prestavano servizio direttamente ai comuni. Sta di fatto che ciò avvenne e fu anche un cristianesimo che si realizzava, se penso che il francescanesimo introdusse nella vita una vena di religiosità d’ispirazione evangelica, e avvalorato moralmente gli umili e i poveri. Fu anche il risultato di un sapere giuridico e senso del diritto: vale a dire un’interpretazione delle fonti, più favorevole alla libertà individuale, un concetto più assoluto del diritto naturale in virtù del quale l’uomo nasce libero e solo dopo piega il collo al giogo servile, per effetto di contingenti e mutevoli leggi umane che si sostituiscono al non mutevole diritto di natura. Esempio tipico, lo fu in quei tempi il famoso affrancamento da parte del comune fiorentino. La deliberazione si aprì, appunto, con un richiamo alla libertà umana e al diritto naturale. Non venne alle masse rurali solo bene in quanto, contestualmente, fu accelerata la decadenza della nobiltà d’origine feudale in specie mezzana e piccola. Lo posso rilevare dalle cronache dell’epoca piene di lamentele per la dissoluzione di tante famiglie, la rovina di tanti castelli. Lo stesso concetto antico di nobiltà andò in crisi. Esso non risiedeva più nel sangue ma nelle doti dell’animo e della mente se ci rifacciamo alle parole dell’Alighieri. Fu un fermento che si riverberò nella vita politica delle città dove altri soggetti, un tempo emarginati, intesero emergere per contare di più. Queste aspirazioni di elevamento sociale non s’identificarono di certo con una coloritura ideologica ma furono pilotate da stimoli di natura religiosa.
La loro storia è anche quella delle Signorie che ascesero, generalmente, con il favore dei ceti minori e minimi. In qualche città, nel ‘300, si giunse persino a effimere vittorie di popolo come lo fu a Firenze intorno al 1380. Fu l’inizio di una crisi che portò alla signoria dei Medici. (Riccardo Alfonso)

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Si vis pacem para bellum

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

E’ stata una grande opportunità quella di mettere a frutto le proprie scoperte e invenzioni, per comunicare e per acquisire conoscenze e migliorare le proprie. I romani apprendevano dalle legioni di Pirro l’arte di ordinare e disporre gli accampamenti. Luigi XIV si rese sostenitore convinto nell’armare dei primi archibugi gli eroi delle sue milizie. A Sadowa si videro i miracoli del fucile ad ago, a Mentana i francesi sperimentarono i loro prodigiosi chàssepot. Napoleone entrò in Piemonte da Nizza, sbaragliò gli austriaci a Montenotte, i piemontesi a Dego, Millesimo e Mondovì con appena 30mila uomini male armati e sprovvisti del necessario per affrontare con sicurezza i disagi di una lunga battaglia. L’anno successivo, come un erede di Annibale, invase la Lombardia e debellando le poderose forze austriache entrò nell’Emilia e nel Veneto e costrinse gli austriaci a una pace forzata. E’ tutta una storia che attraversa i millenni, riproduce sotto altre vesti le stesse imprese e sembra voler tenere unito con un comune filo conduttore le antiche e le nuove esperienze. Parliamo d’Annibale, di Cesare, di Trivulzio, il vincitore di Melegnano, che faceva calare dalle rupi alpine le artiglierie per mezzo di grosse funi, di Bonaparte che imita Annibale. Nel passaggio dalle Alpi fece avvolgere in uno strato di paglia i cerchi delle ruote dei carri, e con questo stratagemma riuscì ad oltrepasare silenziosamente il forte di Bard. (Riccardo Alfonso)

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La Roma dell’epoca repubblicana ed imperiale

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

Possiamo cogliere i primi segni di un’ascesa che sembrava inarrestabile dai monumenti che oggi restano in piedi come le colonne rostrate erette sul Campidoglio, la casa rostrata di Pompeo, le are rostrate nei luoghi di culto dedicate a quelle divinità che si ritenevano avessero favorito le grandi vittorie navali. Lo fu il tempio dei Lari Permarini al Campo Marzio, il tempio d’Apollo navale sul Palatino, il tempio di Giano, il cosiddetto Portico corinzio, e la nave monumentale in travertino eretta sull’isola Tiberina. Il tutto si condiva con celebrazioni e spettacoli frequenti e che avevano il loro momento clou con le naumachie che attiravano immancabilmente delle incontenibili folle di spettatori.
Possiamo dire che sempre la mente dell’uomo vi ha trovato lo stimolo necessario per squarciare le tenebre del progresso. Percorrere, oggi, il tracciato che ci è richiesto di andare per visitare il Foro romano non ci appare per quello che è: un cumulo di macerie, ma l’emblema di un mondo che appartiene indivisibile al nostro Dna e che possiamo, persino, stimolare la fantasia sino al punto d’immaginare quel luogo per quello che era con i suoi templi e le sue dimore e con essi il sentimento di un popolo che ha lasciato una profonda traccia nella storia dell’umanità perché ha saputo, tra le altre cose, insegnarci la convivenza tra popoli diversi e che i conquistatori non sono tali se non sanno restituire agli autoctoni la loro dignità e la loro identità etnica e culturale.

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Quando un popolo rimase privo della sovranità

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

Ci riferiamo ai tempi antichi. L’alternativa fu data, probabilmente, dal nuovo modo di configurare la divinità. Essa accompagnava la vita di relazione degli esseri umani con la sua aristocrazia teocratica degli oracoli, delle gare agonistiche. Un’aristocrazia aperta a quanti ne erano meritevoli. Così Atene iniziò un’esperienza nuova e unica, per tutta la storia del mondo antico, di un governo del “popolo”. La sua linea guida fu di espandere le proprie idee con gli altri centri della Grecia. Erano avvenimenti senza precedenti e la reazione non mancò e fu imponente. Non poteva essere altrimenti. La civiltà ateniese metteva in discussione gli stessi fondamenti della religione. Oggi possiamo affermare che la sua rivoluzione fu l’unico tentativo di fondere lo stato e la sovranità nella ragione umana “non nel timore del trascendente e degli dei ignoti, ma per l’uomo, per rispettarne l’individualità e i diritti, per riconoscergli un’anima e una coscienza, una volontà e una vita morale”. La rivoluzione ateniese ebbe anche un altro merito. Fu quello di riconoscere nella perenne fruibilità del mare un veicolo di diffusione della civiltà e fattore di ricchezza e di benessere per i popoli che ne avessero colta l’essenza. La via del mare diventava il percorso che facilitava l’estendersi della civiltà e il moltiplicarsi dei contatti con i paesi più lontani. Ne furono consapevoli i romani. (Riccardo Alfonso)

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Il “principato del cervello”

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

Al tempo di Alcmeone fu messo a punto il concetto del “Principato del cervello” che fissava nella funzione cerebrale la base operativa per la salute individuale e sociale. Le sue osservazioni restano, a tutt’oggi, di grande attualità ed ebbe, altresì, il merito, al tempo in cui visse, di gettare le basi, 1.500 anni prima che sorgesse la Scuola salernitana, per una scuola medica rivoluzionaria avendo studiato in un nuovo angolo di visuale le ragioni e le leggi che guidano la natura.
Ci insegnò a mettere a punto una osservazione scientifica diretta, attenta e paziente, ma soprattutto logica, ragionata, sperimentale. Fu considerato, a ragione, il primo neuro scienziato della storia. Egli ci ha educati ad andare oltre i rimedi atti a curare i sintomi dell’affezione per ricercare l’origine dei fenomeni fisiologici e patologici per debellare il male. Diventa in tal modo un’altra rottura con il pensiero antico legato alla rivelazione della divinità. Ne trae la conferma la scuola di Crotone che ci presenta il risultato sofferto di una ricerca che si pone direttamente al centro del problema che si intende perseguire per affrontare, studiare, capire e risolvere. Così s’introduce anche il principio dell’omeostasi e della prevenzione: conservare sano e perfetto il corpo dell’essere umano e aiutarlo a non ammalarsi.
In tal modo il cerchio si chiude introno all’uomo. La vera salute consiste perciò nel costante equilibrio reciproco tra un uomo sano, con una società sana, e un ambiente sano e, di conseguenza, la qualità della vita diventa possibilità di sorridere, la produttività la capacità di realizzarsi, la libertà la capacità di scegliere il modo di vivere nella coerenza e nella responsabilità delle potenzialità biologiche e mentali. (Riccardo Alfonso)

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Com’è nata l’idea Stato?

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

La lunga e complessa opera d’espansione di un impero, appartenente al popolo e non a un sovrano, trasformò la vita della popolazione ellenica in tutto il mediterraneo. Decaddero le oligarchie aristocratiche ed anche le monarchie teocratiche mentre i ceti diseredati cessarono di essere tali, migliorarono le loro condizioni, e non accettarono più la superiorità quasi eroica e divina dei ricchi. Si passò, quindi, a un nuovo livello di potere. Ciò avvenne in opposizione a un’aristocrazia sempre più prepotente e avida. Il contrasto poteva, a volte, sfociare nella tirannide. Sta di fatto che gli uomini che s’impadronivano del potere, lottando contro l’aristocrazia, per lo più provenivano dallo stesso ambiente. Le tirannidi, tuttavia, non concepirono opera rivoluzionaria. Nell’azione di governo, in generale, i tiranni erano più preoccupati di non distruggere le forme tradizionali dello stato che di regolare in modo duraturo la loro posizione. Sovente i tiranni si resero protagonisti d’iniziative volte alla concessione di benefici economici ai ceti meno abbienti ridistribuendo la ricchezza in forma più equa operando tassazioni più pesanti nei riguardi dei ricchi. Con il denaro, così procurato, il tiranno iniziava lavori pubblici nell’interesse degli emarginati. In questo modus vivendi s’innestò l’esperienza ateniese del quinto secolo a. C. ma con una base di partenza che risale per lo meno a due secoli prima. Furono gli stessi aristocratici a realizzare leggi dirette alla distruzione del proprio predominio e dei propri privilegi.
Di concessione in concessione si arrivò alla piena parità di tutti i cittadini rispetto alla collettività locale. A esprimere tale svolta, pur nella sua lente fase evolutiva, nei rapporti sociali di un popolo che vive in comunità, fu Esiodo. La sua poesia richiamava la vita e le opere degli umili nella dignità del proprio lavoro. Così nacquero nuovi modelli esistenziali con Callino e Tirteo che esaltavano il valore dei combattenti nella formazione serrata delle falangi, con Mimmermo e Saffo che cantavano la giovinezza e con essa gli ardori della vita amorosa. Solone, a sua volta, invocava ordine e giustizia. (Riccardo Alfonso)

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Il progresso e il comune denominatore religioso

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

Non si può dimenticare che la base concettuale dello stato antico si è, inizialmente, identificata sopra un’autorità religiosa. Molti aspetti di questa civiltà derivarono dai principi posti dal mondo egiziano. Il loro vivere sociale s’identificava con la figura del re. Nella fattispecie il Faraone. La sua autorità gli proveniva dall’essere la personificazione di Horo, il dio-falco, incarnante il cielo, la forza che dalla volta celeste veniva agli uomini.
Egli era come il sole. E’ sempre identico a se stesso nelle albe e nei tramonti e nasceva e rinasceva dall’amplesso della dea celeste, forza vitale e generante. Era un dio sempre uguale e sempre differente. Gli ateniesi pensarono, durante il quinto secolo a.C., a mutare questo schema. Nel frattempo a metà strada, rispetto ai greci e agli egiziani, si collocavano gli ittiti e i persiani i quali organizzarono il loro impero concependo un re che fosse il primo tra i nobili cavalieri in armi. Non più, quindi, un re d’origine divina secondo la concezione monarchica, teocratica ed universalistica, ma un re espressione di una idea aristocratica concepita da un nucleo di conquistatori insediatosi in armi al governo di un impero.
In questa situazione la svolta ateniese giunse a maturazione gradualmente. Essa trasse origine dalle popolazioni nomadi e guerriere arricchitasi con le loro conquiste e che costruirono le basi per la formazione di capitalismo rurale dove la proprietà terriera divenne il principale mezzo di produzione d’ogni ricchezza. Una prosperità che incominciava a raccogliere i suoi frutti attraverso l’impiego dell’irrigazione delle valli fluviali. Fu un’impresa che richiedeva la cooperazione ed il lavoro collettivo. Di certo fu uno dei più potenti fattori per la formazione di nazioni e per l’instaurazione di un forte potere centrale. Determinò an-che un effetto domino con un’irrigazione che influenzava l’astronomia, l’ingegneria civile, per scavare canali ed erigere dighe, passando poi all’evoluzione della meccanica, all’arte per fabbricare il vasellame e alla filatura e tessitura. La stessa invenzione della ruota provocò una svolta epocale. Si passò dal trasporto dei pesi con slitte e tronchi d’albero o ceppi per un uso prima con ruote che formavano con l’asse un pezzo unico che girava sotto la cassa del carro e poi con il fissare le ruote indipendentemente dall’asse, in modo che questo rimanesse fisso mentre quelle giravano. A poco a poco si creò la ruota a raggi e con l’impiego del cavallo, intorno al 2000 a. C., comparve un tipo più snello e versatile di carro, in specie in guerra. Di pari passo seguì l’irrigazione con la ruota ad acqua utilizzando come forza motrice la corrente dei fiumi e ancora l’invenzione del tornio per la lavorazione del legno e che permise la fabbricazione di strumenti e con il loro concorso la cantieristica. (Riccardo Alfonso)

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Un freno al dilagare del gioco d’azzardo

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

La Caritas di Roma esprime apprezzamento per l’approvazione della normativa che regolamenta, in parte, il gioco d’azzardo e le scommesse sportive.Le nuove disposizioni, contenute nel cosiddetto “Decreto Dignità” approvato oggi in via definitiva dal Senato, introducono una serie di misure che mettono un freno al dilagare di un fenomeno che sempre più grava sulle famiglie italiane, soprattutto su quelle povere. Sono infatti previsti il divieto assoluto di pubblicità e di sponsorizzazioni equiparando così le scommesse al tabacco; l’obbligo della tessera sanitaria per giocare alle slot-videolottery, una misura che consentirà, con opportuna regolamentazione, anche l’introduzione di un massimo di spesa per giocatore e il controllo più capillare del divieto per i minorenni; l’introduzione del marchio “no slot” per tutti i locali pubblici che rifiutano l’istallazione di slot-vlt; l’avvertenza “nuoce alla salute” su biglietti di lotterie istantanee, gratta e vinci, schermi slot-vlt; l’aumento delle sanzioni per chi viola i divieti.«Finalmente – spiega monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma – il Parlamento italiano ha preso coscienza della gravità della situazione. Come Caritas ringraziamo i gruppi parlamentari e gli esponenti di governo che si sono battuti per introdurre misure così importanti. Impegno non semplice come dimostrano i numerosi tentativi falliti nel passato. Il divieto di pubblicità e il controllo dell’identità dei giocatori sono capisaldi per tutte le politiche di regolamentazione e di prevenzione del “disturbo da gioco d’azzardo” che si vorranno mettere in atto in futuro».«Come Caritas – dichiara monsignor Feroci -, insieme alle numerose associazioni e organizzazioni che si impegnano in questo ambito, vigileremo affinché i provvedimenti approvati siano rispettati: ci preoccupa il potere economico delle lobby legate al settore e l’influenza che queste esercitano sugli editori attraverso i consistenti investimenti pubblicitari. Per questo rivolgiamo un appello al mondo dello sport, professionistico e dilettantistico, affinché si liberi al più presto da questo “giogo” e sappia trovare finanziamenti che rispecchino i valori che contraddistinguono lo spirito di ogni atleta».
«Ci auguriamo – conclude il direttore della Caritas romana – che su questo tema, così come avviene in numerosi Enti locali amministrati dalle diverse forze politiche, tutti i gruppi parlamentari collaborino proficuamente e siano capaci di ascoltare la voce di quanti ogni giorno sono vicini alle famiglie che hanno perso tutto in quanto vittime del “disturbo da gioco d’azzardo”».

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