Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Archive for 13 agosto 2018

Ma chi vuole la pace in Medio Oriente?

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

Scrive Ugo Volli: “Si potrebbe fare la storia del conflitto arabo-israeliano usando solo i rifiuti arabi (o meglio della sua parte “militante” islamista o vicina alle dittature fasciste e comuniste) di fare la pace. Si potrebbe incominciare con l’accordo firmato il 3 gennaio 1919 fra Chaim Weizmann, leader dell’organizzazione sionista mondiale e l’emiro Faysal re della Siria e fratello del re di Giordania, in cui gli arabi accettavano la dichiarazione Balfour in cambio del riconoscimento della loro indipendenza. L’accordo non ebbe seguito, per l’opposizione britannica e della parte araba intransigente. In effetti Faysal fu probabilmente avvelenato qualche anno dopo, nel mandato gli inglesi dettero potere al nemico suo e degli ebrei Amin Huseini, nominandolo Muftì di Gerusalemme. Anche suo figlio Abdallah, re di Giordania, che trattava con il neonato stato di Israele, fu ucciso sulla spianata del tempio di Gerusalemme da un cugino del Muftì: due occasione d’accordo perse.
Nel 1936, su istigazione del Muftì, il Mandato di Palestina fu agitato da una grande rivolta araba contro gli inglesi e soprattutto contro gli ebrei. Gli inglesi crearono la Commissione Peel, per trovare una soluzioneal conflitto La Commissione Peel, propose di creare due stati indipendenti: uno per gli ebrei e uno per gli arabi: la prima “soluzione a due stati”. La spartizione proposta da Peel era fortemente sbilanciata a favore degli arabi, che avrebbero avuto l’80% del territorio conteso mentre agli ebrei sarebbe dovuto bastare il restante 20%. Nonostante le dimensioni minuscole dello stato che veniva loro proposto, Il comitato sionista votò a favore dell’offerta. Gli arabi invece rifiutarono, e ricominciarono i pogrom.
Subito dopo la guerra mondiale ci fu un’altro rifiuto arabo, il più noto: di fronte al fallimento del mandato britannico, l’assemblea generale dell’Onu aveva votato nel ‘47 (col voto contrario degli stati arabi e l’astensione inglese) una spartizione anch’essa assai favorevole agli arabi. Ma anche questa volta essi rifiutarono e iniziarono una “guerra di sterminio” contro il neonato stato ebraico. Nel ‘49, avendo perso la guerra, rifiutarono di fare la pace e accettarono al massimo degli accordi armistiziali. Lo stesso avvenne di nuovo del ‘67, dopo la guerra dei sei giorni con la risoluzione dei “tre no” presa nel vertice dei paesi arabi a Khartoum il 1 settembre, tre mesi dopo la fine della guerra: “no peace with Israel, no recognition of Israel, no negotiations with it”. (n.r. Che dire se non che per fare la pace bisogna essere in due e che i problemi non si risolvono rinviandoli poiché si corre il rischio di renderli irrisolvibili alzando il livello della contesa? Il dubbio atroce che ci attraversa è che possiamo essere già arrivati a questo livello di rapporti) (fonte: https://www.facebook.com/FocusOnIsrael)

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Yemen: Save the Children, decine di bambini uccisi nell’attacco a Saada

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

Decine di bambini tra i 6 e i 14 anni sarebbero stati uccisi e molti altri sarebbero stati feriti quando un bus scolastico è stato colpito, probabilmente da un attacco aereo, nella città di Dhahyan, nel governatorato di Saada, nel nord dello Yemen. Gli operatori di Save the Children hanno riferito che, quando è avvenuto l’attacco, gli studenti stavano tornando a scuola dopo pranzo ed erano sul bus momentaneamente in sosta, anche se al momento è impossibile verificare i dettagli dell’accaduto. “Questa è un’altra palese evidenza delle violazioni della legge internazionale sui diritti umani a cui assistiamo in Yemen ormai da tre anni, dagli attacchi sproporzionati e indiscriminati sui civili al rifiuto dell’accesso per gli aiuti umanitari e all’utilizzo della fame come arma di ricatto, e sono le persone, non i combattenti, a pagare il prezzo più alto,” ha dichiarato Sylvia Ghaly, Direttore Advocay in Yemen di di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro. Save the Children condanna questo attacco orrendo e chiede un’inchiesta indipendente immediata su questo ed altri recenti attacchi sui civili e su edifici pubblici come scuole e ospedali. Abbiamo assistito ad un crescendo di incidenti senza che alcuno venisse ritenuto responsabile. Anche nella capitale, Saada, ci sono stati duri combattimenti nelle ultime 24 ore, con attacchi aerei che hanno colpito anche in prossimità del nostro ufficio costringendoci a fuggire in cerca di un rifugio.“Non c’è alcuna soluzione militare possibile per questo conflitto. Solo una soluzione politica può porvi fine e ristabilire la pace in Yemen. Chiediamo a tutte le parti di sospendere immediatamente i combattimenti per tornare al tavolo e trattare un cessate il fuoco collaborando con l’Inviato Speciale delle Nazioni Unite Martin Griffiths. Risparmiamo altre morti e la miseria al popolo Yemenita.”

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Asta 5G falsata a vantaggio dei francesi

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

“La delibera con cui l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni fissa le regole per l’asta sul 5G prevede che a nuovi entranti o “remedy taker” venga riservato un terzo della cosiddetta “banda 700 MHz”, la più pregiata.Lo spettro elettromagnetico è risorsa scarsa di proprietà esclusiva dello Stato che la assegna a fronte del pagamento di una somma che varia a seconda del pregio della frequenza stessa. L’unico beneficiario della riserva è Iliad, l’operatore francese entrato sul mercato italiano a maggio 2018. Quindi mentre sei operatori competeranno per i due terzi della banda in un’asta al rialzo che si annuncia infuocata, ad Iliad basterà presentare la base d’asta per aggiudicarsi senza patemi d’animo e con una spesa facilmente preventivabile un terzo della porzione di banda più pregiata mai messa all’asta per la telefonia mobile negli ultimi 20 anni.Ritengo che il Governo debba intervenire con urgenza per impedire la svendita di preziose risorse radio: lo spettro elettromagnetico è un bene pubblico e come tale va impiegato massimizzando il beneficio per lo Stato e per i cittadini.Occorre, inoltre, evitare che un mercato pienamente concorrenziale come la telefonia mobile, in cui i prezzi si sono più che dimezzati negli ultimi tre anni, sia del tutto distorto da una ulteriore asimmetria legata al prezzo di aggiudicazione delle frequenze, rischiando di penalizzare gli investimenti e rallentare la realizzazione di una infrastruttura come il 5G cruciale per il futuro della nazione”. È quanto dichiara in una nota il Capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Trasporti e Telecomunicazioni alla Camera, Carlo Fidanza.

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Tutti pazzi per le vacanze “green”

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

Se il 2017 è stato l’anno del turismo sostenibile, anche nel 2018 il viaggio eco-friendly fa da protagonista: i viaggiatori rispettosi dell’ambiente continuano ad aumentare. Paesaggi naturali, riserve e bellezze da esplorare: secondo la fondazione Univerde, il 61% degli italiani sceglie la propria meta in base alle attrazioni naturalistiche che la destinazione offre. Spesso e volentieri però, la sola scelta della destinazione non è sufficiente per rendere un viaggio davvero sostenibile. Il mezzo di trasporto, la struttura in cui dormire, gli sprechi d’acqua e di energia, lo sfruttamento eccessivo delle risorse per soddisfare il turismo di massa: anche quando viaggiamo, ogni nostra scelta può comportare effetti negativi sull’ambiente.
Di fronte alle emergenze di emissioni di carbonio, dei gas serra e del riscaldamento globale, il turismo gioca un ruolo decisamente non da trascurare. Dati recenti della rivista Nature research dimostrano che nel 2013 l’impronta ecologica del settore turistico ha raggiunto la quota di 4.5 miliardi di tonnellate di emissioni di carbonio – circa l’8% delle emissioni totali di gas serra sul nostro Pianeta. Gli stessi esperti prevedono che entro il 2025 le emissioni aumenteranno ancora, fino a toccare i 6.5 miliardi di tonnellate. Di fronte a questo scenario, sempre più persone scelgono di viaggiare in maniera sostenibile, compiendo le scelte più opportune anche nell’ottica del rispetto ambientale. Come? Evitando voli aerei e sostenendo le mete del nostro Paese, optando per un’ospitalità sostenibile e muovendosi in bicicletta, in treno o a piedi.
Ecobnb (https://ecobnb.it) è lo strumento perfetto per chi è alla ricerca di una vacanza green. La piattaforma web e mobile App permette infatti di trovare strutture ricettive rispettose dell’ambiente che hanno adottato almeno 5 di 10 buone pratiche di sostenibilità – dal cibo biologico, all’energia pulita – e che sono verificate dagli eco-viaggiatori. Sono piccoli B&B immersi nella natura, ma anche hotel di lusso, agriturismi biologici o eco-ospitalità davvero insolite ed originali, come queste che vi proponiamo, per un’estate unica e green. Dieci strutture perfette per un eco-stay all’insegna della sostenibilità, nel cuore della natura.
Il glamping è la tendenza che arriva dal Nord Europa per offrire ai viaggiatori una soluzione semplice, come quella del camping, ma in versione glamour. In Toscana, il glamping La Gallinella è il luogo ideale per vivere un’esperienza a contatto con la natura: tra castagni, eriche, allori e querce, ci sono otto tende lodge dotate di tutti i comforts necessari. Il glamping fa uso di energia pulita al 100%, nonché di prodotti biologici locali e riduttori per il flusso per minimizzare gli sprechi di acqua. Prezzi: a partire da 50€ a notte per due persone.

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