Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Archive for 14 agosto 2018

24° Congresso Mondiale di Filosofia

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

E’ iniziato il 13 agosto nella Sala Grande del Popolo di Pechino. Il conclave di pensiero si riunisce sotto il motto “Imparare ad essere umani” e si svolgerà durante tutta la settimana, fino al 20.Gli interventi e i dibattiti previsti promettono un lunghissimo viaggio attraverso diversi sistemi di pensiero, approfondendo con particolare rilevanza le discipline filosofiche dell’Oriente, ma anche dando luogo a nuove proposte.Tra questi Vito Correddu, ricercatore presso il Centro Studi Umanisti Salvatore Puledda di Roma, sarà presente a nome del Centro Mondiale di Studi Umanisticon una dissertazione su “La Rivoluzione come modo per essere completamente umani” venerdì prossimo, 17 Agosto.Insieme a lui, Mehdi Parsakhanqah (Università Allameh Tabataba’i, Teheran), Anastasiya Kriman (Università Statale Lomonosov, Mosca), Mirko Garasic (Cattedra UNESCO di Bioetica e Diritti Umani, Roma) e Youngmin Kim (Università Dongguk, Seul) interverranno alla tavola rotonda “Umanesimo e Post-Umanesimo”, moderata da Sigridur Thorgeirsdottir dell’Università d’Islanda. Il programma prevede centinaia di presentazioni, tavole rotonde, masterclass e sessioni plenarie, che riuniranno senza dubbio non solo le migliori intuizioni e analisi del passato, ma cercheranno anche di risolvere in una sintesi armoniosa le questioni del presente e le prospettive della vita umana nel futuro. (by Pressenza international press agency About The Author Centro Mundial de Estudios Humanistas)

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The 24th World Congress of Philosophy began on August 13 at the Great Hall of the People in Beijing

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

The conclave of thought meets under the motto “Learning to be Human” and will take place throughout the week, to be closed on the 20th.The planned panels promise a very long journey through different systems of thought, deepening with special relevance into the philosophical disciplines of the East, but also giving rise to new proposals.Among these, Vito Correddu, a researcher at the Salvatore Puledda Centre of Humanist Studies in Rome, will be present on behalf of the World Centre for Humanist Studies. He will speak about “The Revolution as a way to be completely human” on Friday 17 February.Together with him, Mehdi Parsakhanqah (Allameh Tabataba’i University, Tehran), Anastasiya Kriman (Lomonosov State University, Moscow), Mirko Garasic (UNESCO Chair in Bioethics and Human Rights, Rome) and Youngmin Kim (Dongguk University, Seoul) will be presenting at the “Humanism and Post-Humanism” table, moderated by Sigridur Thorgeirsdottir from the University of Iceland.The programme includes hundreds of presentations, round tables, master classes and plenary sessions, which will undoubtedly bring together not only the best intuitions and analyses of past times, but will also attempt to resolve in a harmonious synthesis questions of the present and perspectives of human life in the future. (by Pressenza international press agency About The Author Centro Mundial de Estudios Humanistas)

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“Una drammatica sciagura oggi si è abbattuta su Genova”

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

“Il mio pensiero va alle vittime, ai loro cari e agli eroi dei Vigili del Fuoco che, sfidando le intemperie, svolgono attività di soccorso. Non è più procrastinabile la ricerca di efficaci e concrete soluzioni per affrontare l’atavico problema del dissesto idrogeologico in Italia, unitamente ad una intensa attività manutentiva delle nostre strade; si creino le condizioni affinché simili nefasti eventi non abbiano più a ripetersi”. Lo afferma, in una nota, Marta Fascina, deputata di Forza Italia.

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Genova: “Il pensiero, triste e addolorato, va alle vittime, ai feriti e ai loro familiari”

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

“Un pensiero grato va a chi sta lavorando per evitare che la tragedia di Genova comporti un bilancio ancor più doloroso. Il tema, al di là di ogni meschina polemica, che certamente sarà da tutti evitata, resta quello della manutenzione ordinaria e straordinaria di opere importanti come il ponte Morandi di Genova. Il Parlamento, per quanto riguarda le Commissioni competenti, sia di aiuto al governo nelle azioni che intenderà promuovere in ordine al censimento delle infrastrutture a rischio, all’attuazione di un vasto ed indispensabile piano di manutenzione ordinaria e straordinaria, in questo caso, della rete viaria. Fratelli d’Italia valuterà se presentare la proposta di costituzione di una commissione d’inchiesta sullo stato delle infrastrutture”. E’ quanto dichiarano i deputati di Fratelli d’Italia Alessio Butti, vicepresidente commissione territorio ambiente e Ll.pp. della Camera dei Deputati, Paolo Trancassini, capogruppo Fdi nella stessa Commissione, e Tommaso Foti, vicecapogruppo di Fratelli d’Itallia alla Camera dei Deputati. Gli fa seguito Giorgia Meloni che dichiara su facebook: “Grande apprensione per il crollo di un ponte a Genova. Insieme all’Italia con il fiato sospeso”.‬

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Siamo sgomenti per il crollo del Ponte autostradale Morandi a Genova che ha causato numerose vittime

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

Lo dichiara in una nota il Segretario Generale della UIL FPL Michelangelo Librandi. Un colpo al cuore per noi Liguri e l’Italia intera – prosegue Librandi – vedere le immagini del crollo del ponte, che noi amavamo chiamare di Brooklyn, dovuto, da quello che si apprende, ad un possibile cedimento strutturale.Siamo in contatto costante con i colleghi subito accorsi nel posto: infermieri, medici, vigili del fuoco, polizia di stato, polizia locale, protezione civile e volontari, che ringrazio a nome di tutti. Ora non è il momento delle polemiche, ma di stringerci intorno alle famiglie delle vittime alle quali vanno le nostre più sentite condoglianze e vicinanza.

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Crollo ponte: Roma pronta ad aiutare Genova

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

La città di Roma esprime solidarietà e cordoglio ai familiari delle vittime e dei feriti del crollo del ponte di Genova e vicinanza alle donne e agli uomini che stanno prestando soccorso.
In una lettera inviata al Sindaco di Genova, il Vicesindaco di Roma Luca Bergamo, a nome dell’Amministrazione Capitolina, assicura la disponibilità di Roma Capitale a sostenere la città di Genova in questa terribile circostanza.

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Genova: “Vicinanza alle vittime, nazionalizzare immediatamente le rete autostradale!”

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

Potere al Popolo esprime tutta la sua vicinanza alle famiglie delle vittime e alla popolazione di Genova e precisano: “Siamo sconvolti, addolorati, ma anche arrabbiati. I comitati di cittadini per la difesa del territorio da tempo chiedevano che si intervenisse su quel ponte, che invece di nuove grandi opere si facessero controlli seri… Restavano sempre inascoltati. La tragedia di Genova non viene dal nulla e non può essere minimizzata, come pure molti si affannano a fare in queste ore. È il risultato del disinteresse della politica verso le istanze dei cittadini, di un sistema di costruzione che mette al centro i profitti, di una privatizzazione senza regole né logica della rete autostradale, che ha messo in mano “ai privati” un monopolio costruito con soldi pubblici e senza possibile concorrenza. Oggi Repubblica scrive che Autostrade per l’Italia nel 2009 aveva detto che quel ponte “potrebbe star su altri cento anni a fronte di una manutenzione ordinaria con costi standard”… Crediamo che solo il controllo pubblico e popolare, la nazionalizzazione della gestione di tutte le tratte autostradali può permettere di tutelare la sicurezza dei viaggiatori, sottraendola ai condizionamenti degli interessi finanziari privati.
Non è possibile che i profitti contino più della vita delle persone. Vogliamo avere il potere di decidere noi quali opere ci servono e non le imprese o gruppi multinazionali in combutta con la politica. Nel frattempo, i responsabili devono pagare. (fonte Redazione contropiano)

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L’agricoltura 4.0 chiama i giovani

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

Lo sviluppo di nuovi mercati e la rivoluzione digitale offrono importanti possibilità di crescita alle aziende vitivinicole e notevoli opportunità di lavoro per i giovani nel settore primario. Capacità di lavorare in squadra per aggredire i nuovi mercati e responsabilità sociale saranno due caratteristiche imprescindibili per le aziende che vorranno crescere in un settore fondamentale per l’economia regionale e nazionale. Lo hanno affermato i relatori intervenuti alla seconda puntata dell’ottava edizione di Economia sotto l’Ombrellone svoltasi ieri, lunedì 13 agosto, al Beach Aurora di Lignano Pineta sul tema “Prospettive della produzione vitivinicola, possibilità occupazionali e attività sociali” che ha visto intervenire Carlo Feruglio, titolare dell’azienda agricola La Ferula e presidente della Bcc di Staranzano e Villesse, Giulio Gregoretti, direttore della fondazione Villa Russiz che unisce la produzione di vini alta qualità alla gestione di una casa famiglia per minorenni in difficoltà, e Marco Tam, presidente del Gruppo Greenway attivo nella produzione di bioenergie e che, su 40 ettari, sta avviando una produzione vitivinicola mirata all’esportazione verso i mercati emergenti.
Una rivoluzione digitale, dunque, che può davvero impattare in modo significativo sull’agricoltura e il vitivinicolo italiano, ma il nostro Paese, nonostante l’entusiastico ritorno all’agricoltura di molti giovani, nativi digitale, rischia di scontare la mancanza di personale adeguatamente preparato al cambiamento. «In Friuli e nel Nordest – ha affermato Tam – abbiamo diverse scuole e università di eccellenza volte a formare i futuri operatori del mondo agricolo, ma l’applicazione della rivoluzione digitale in agricoltura è ancora una novità e al momento non si vedono tanti ragazzi che siano validi agronomi o periti agrari e al contempo conoscano bene l’elettronica, l’informatica, le tecnologie digitali e che abbiano quelle competenze trasversali, soft skill, che servono per applicare al meglio la rivoluzione 4.0».
Mentre la rivoluzione digitale è in atto anche in agricoltura, il mercato sta cambiando sensibilmente e nuovi Paesi di sbocco, nuovi consumatori, soprattutto in Asia, si affacciano sul mercato del vino. Ma l’approccio a quei mercati è tutt’altro che semplice e l’Italia è in ritardo rispetto a concorrenti come la Francia o il Cile. «C’è bisogno – hanno spiegato i relatori – di creare un “brand” del Paese Italia nel vino, di forti investimenti in marketing e non si può pensare che gli operatori debbano continuare a muoversi da soli. Rispetto ai francesi, poi, scontiamo il fatto di non avere grandi operatori della Gdo capaci di portare il prodotto nazionale in tutto il mondo, nonostante si verifichi un aumento della vendita di vini di qualità nella stessa Gdo. In Friuli, inoltre, che sul mercato globale conta pochissimo e che è solo il 3% della produzione vitivinicola nazionale, serve avere una capacità promozionale di gruppo, lavorando insieme per mettere al centro il territorio e cercando di recuperare per la coda un mercato che rischia di sfuggirci. In tal senso non è certamente confortante che secondo un’indagine del progetto “Mervino” il 61% delle aziende intervistate non abbia un piano di marketing strutturato».
Tutti i relatori si sono trovati d’accordo nel dire che la responsabilità sociale sia un elemento fondamentale per chi opera nel settore alimentare. Accanto al rispetto dell’ambiente, la trasparenza della filiera e l’attenzione al territorio, Villa Russiz unisce un progetto spiccatamente sociale. «Da 150 anni – ha spiegato Gregoretti – utilizziamo le risorse prodotte dall’azienda vitivinicola per aiutare ragazzi e ragazze in difficoltà. Oggi abbiamo una casa famiglia in cui lavorano 9 operatori specializzati, che ospita 15 ragazzi e ragazze che arrivano da situazioni di abbandono o di estremo disagio familiare. Stiamo anche portando avanti una attività per avviare quei ragazzi e ragazze all’attività lavorativa una volta compiuti i 16 anni».L’ottava edizione di Economia sotto l’Ombrellone è organizzata da Eo Ipso – comunicazione ed eventi, ha il patrocinio del Comune di Lignano Sabbiadoro e di Turismo FVG. Main sponsor: Sky Gas & Power, CrediFriuli, Bcc Pordenonese, Bcc Staranzano e Villesse, Banca di Udine. La rassegna ha il contributo di: Confindustria Udine, Ramberti attrezzature balneari, GLP – intellectual property office, Gruppo Greenway Bionenergie, San Daniele bioenergia, Real Comm, Idea Prototipi, SecurBee e Servizi 4.0. Sponsor tecnici: Scriptorium Foroiuliense, Fondazione Villa Russiz, Beach Aurora, Lignano Pineta, Hotel Ristorante President e Porto Turistico Marina Uno.

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Unione Naz. Consumatori su inflazione

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

L’Istat conferma i dati preliminari dell’inflazione di luglio ed il rialzo dei prezzi dal +1,3% di giugno a +1,5%. “Purtroppo è confermata l’impennata dei prezzi, che triplicano in appena 3 mesi, dal +0,5% di aprile al +1,5% di luglio. Preoccupa, in particolare, la risalita del carrello della spesa, che incide su chi è più in difficoltà” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per una coppia con due figli, significa avere una maggior spesa annua complessiva di 533 euro, 386 euro per i beni ad alta frequenza di acquisto, 196 euro se ne vanno per il solo carrello della spesa, ossia per gli acquisti quotidiani. Mentre per la famiglia media, la stangata è di 422 euro su base annua, 286 per i prodotti acquistati più frequentemente, 146 per le compere di tutti i giorni” conclude Dona.Rese note oggi, invece, l’inflazione delle regioni e quella dei capoluoghi di regione, province autonome e comuni con più di 150 mila abitanti, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato il podio delle regioni (cfr tabella n. 1) e delle città (cfr. tabella n. 2) più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita.Secondo lo studio dell’associazione di consumatori (cfr. tabella n. 1), in testa alla classifica delle regioni più costose in termini di rincari, ancora una volta, il Trentino Alto Adige, dove l’inflazione dell’1,9% significa, per una famiglia tipo, una batosta pari a 538 euro su base annua. Segue la Lombardia, dove l’incremento dei prezzi pari all’1,7% implica un’impennata del costo della vita pari a 485 euro, terza l’Emilia Romagna, dove l’inflazione dell’1,6% genera una spesa annua supplementare di 435 euro.In testa alla graduatoria dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care (cfr. tabella n. 2), in termini di maggior spesa, si conferma Bolzano, che, pur non avendo l’inflazione più alta, 2,1% contro il picco di Ravenna di +2,3%, ha la maggior spesa supplementare, che per una famiglia tipo equivale a 698 euro su base annua. Al secondo posto Ravenna, dove il rialzo dei prezzi del 2,3% determina un aumento del costo della vita, per una famiglia tipo, pari a 645 euro, terza Reggio Emilia, dove l’inflazione del 2,2% comporta un aggravio annuo di spesa di 617 euro.

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XIV Edizione del Festival dei Teatri d’Arte Mediterranei

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

Formia 16 – 17 – 18 – 19 agosto 2018. Tre giorni di letture all’alba, in barca a vela, concerti, spettacoli, incontri tra musiche, danze, storia e fenomeni culturali, tra i classici, la tradizione popolare e il fascino dei luoghi.Un evento promosso dal Teatro Bertolt Brecht all’interno del progetto delle Officine Culturali della Regione Lazio, del riconoscimento del Ministero per i beni e le attività culturali con il patrocinio del Comune di Formia e del Parco Riviera di Ulisse.
Un denso programma che toccherà diversi luoghi della città per provare a raccontare questo affascinante, e nello stesso tempo tragico, mare, palcoscenico di tradizioni, suoni e sapori ma anche drammi e scontri.
Si inizia ogni mattina alle ore 7 con le letture in barca a vela dell’Odissea il 16 Agosto da porticciolo Caposele (già sold out), dal 17 al 19 nello scenario a strapiombo sul mare dei ruderi della Villa di Mamurra, nella cisterna maggiore con letture reinterpretate e drammatizzate dei classici, quest’anno dedicate alle Metamorfosi di Ovidio e a Dante.
Si continuerà ogni giorno alle 18:30 con i reading nei luoghi simbolo della città: il 17 “Gramsci e il mondo arabo” all’ ex clinica Cusumano sull’Appia con l’intervento di Alessandra Marchi del GramsciLab dell’Università di Cagliari, il 18 all’ex Seven Up, bene confiscato alla Camorra, con “Tutte le promesse” (Effequ) e l’intervento anche dell’autore Raffaele Mozillo, Elsa Morante all’ ex lavatoio di Maranola il 19. Il 16 Agosto alle 20 al Porticciolo Caposele durante l’anteprima del festival l’incontro/confronto con storie del e sul Mediterraneo con Daniele Di Russo, coordinatore del Gus, Michele Antonelli, autore de “Canto d’amore per la Jugoslavia” e Alessandra Marchi, antropologa.
Ogni sera dalle ore 21:00 sulla spiaggia del porticciolo romano spettacoli e concerti tra musiche, teatro e ritmi popolari con compagnie e formazioni musicali di livello nazionale: il 16 grande apertura con “Il Grande Capo” e Giorgio Stammati, il 17 “I cumededè” (ensemble calabrese di 12 elementi di cui 8 percussionisti) e “La banda della ricetta” (Valentina Ferraiuolo, Clara Graziano, Carla Tutino, Teresa Spagnuolo), il 18 agosto torna Palo Cresta in “Spoon River” a seguire “Zampogneria” (Marco Iamele, Marco Tomassi, Giorgio Pinai, Raffaello Simeoni, Diego Micheli), il 19 ultima serata con “Mare Mostrum”, un progetto di Salvatore Nappa e la poetessa marocchina Dalila … accompagnati da un coro di migranti, chiude “Cuttuni e lamè” (Eleonora Bordonaro, Puccio Castrogiovanni, Michele Musarra, Rosario Moschitta). Non mancheranno le freselle al podoro, l’osservazione astronomica, la mitiche magliette e tante altre sorprese. Dal 16 al 19 agosto il Mediterraneo rivive a Formia. http://www.teatrobertoltbrecht.it

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Procedura d’avanguardia per un paziente affetto da conseguenze neurologiche della cirrosi epatica

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

Affetto da gravi conseguenze neurologiche della cirrosi epatica, un paziente è stato sottoposto alla chiusura per via venosa della comunicazione anomala che si era aperta fra la vena renale sinistra e la vena proveniente dalla milza. L’operazione è stata eseguita da un’equipe interdisciplinare di clinici dell’Azienda Ospedaliera/Università di Padova; radiologi interventisti: Dott. Giulio Barbiero e Dott. Michele Battistel della Radiologia diretta dal Prof. Diego Miotto, gastroenterologi: Dott. Marco Senzolo dell’Unità Trapianti Multiviscerali diretta dalla Prof.ssa Patrizia Burra, con il coordinamento clinico del Prof. Piero Amodio e della Dott.ssa Sara Montagnese della Clinica Medica a Orientamento Epatologico diretta dal Prof. Paolo Angeli dell’Azienda Ospedaliera/Università di Padova.
La cirrosi epatica può causare saltuari disturbi mentali come l’encefalopatia epatica. Questi disturbi possono divenire persistenti, simili a una condizione di demenza alla quale si alternano momenti di incertezza dell’espressione verbale con comportamenti bizzarri e inadeguati che rendono il paziente disabile, costringendolo ad una condizione di completa dipendenza.
Ciò talvolta è causato da alterazioni della circolazione del sangue all’interno dell’addome: si aprono nuove comunicazioni che sottraggono il sangue dei visceri all’azione depuratrice del fegato e lo riversano, non depurato, nella circolazione generale.Un catetere è stato introdotto per via percutanea mini-invasiva attraverso la vena femorale, spinto fino alla vena renale sinistra e introdotto nella comunicazione anomala con la vena proveniente dalla milza. Quindi, è stato introdotto del materiale pro-coagulante che ha impedito il passaggio di sangue nella vena renale e lo ha re-diretto verso il fegato per essere depurato.
La manovra si è conclusa positivamente e il paziente di 70 anni ha ripreso la sua vita di prima, riacquistando buona parte delle sue funzioni mentali.La multidisciplinarietà ha permesso di realizzare a Padova e per la prima volta in Veneto, con successo, questa nuova procedura d’avanguardia effettuata in pochi centri al mondo. (Dr.ssa Luisella Pierobon)

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Le guerre mondiali in chiave regionale

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

Parliamo della Spagna del 1936. In quei luoghi si combatté, in formato ridotto, una “guerra mondiale” dove da una parte vi era sia l’occidente liberale, di vocazione socialdemocratica, sia la destra fascista e nazista e, dall’altra, la sinistra rivoluzionaria di stampo sovietico e le sue varie sfaccettature di tipo socialisticizzante e anarchicheggiante.
Erano i diversi modi per interpretare, con tonalità diverse, lo stesso spartito. Vinse il franchismo, in altre parole la dittatura di destra, forse perché più determinata e meglio definita nel suo ruolo storico d’argine all’espansionismo bolscevico. Una specie di mostro odiato ed amato, ma non ben capito. Questo modo di affidare la difesa del capitale all’estremismo di destra fu la conseguenza di un timore diffuso sulla capacità di tenuta di un sistema occidentale troppo legato al mondo degli interessi per aprire uno spazio adeguato alle attese del grande proletariato. Il che voleva dire allargare i cordoni della borsa e realizzare meno profitti. La stessa ragione spinse gli occidentali a subire, inizialmente, le conquiste territoriali naziste e a fingere d’ignorare l’antisemitismo, sempre più violento, che andava maturandosi tra i tedeschi. La storia, dopo di tutto, insegna. Quando Roma brucia, e si sa che è Nerone ad appiccare il fuoco, è bene che si cerchi in gran fretta un capro espiatorio da dare in pasto alle famiglie delle vittime. Allora furono i cristiani. In seguito lo furono gli ebrei. Erano i martiri “ideali” anche perché vivevano per lo più in comunità, non beneficiavano di molte simpatie ed i loro uomini d’affari avevano successo. I loro colleghi ariani non godevano, di certo, del credito e degli appoggi internazionali, anche se l’antisemitismo strisciante era diffuso un po’ ovunque. Osservava, infatti, Edouard Husson nel suo libro “Endlösung – soluzione finale” (San Paolo Edizioni) “Il peggioramento della crisi internazionale rivelava l’indifferenza profonda delle democrazie rispetto alla possibile sorte nefasta degli ebrei europei in caso di guerra.” Hitler, a sua volta, era convinto che l’adozione da parte della Germania di una politica antiebraica gli avrebbe procurato i favori di molti Stati. (Riccardo Alfonso)

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La via delle “grandi riforme”

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

Essa è stata ostacolata non dalla nostra più profonda sincerità, ma dalla nostra più sottile forma d’ipocrisia. La società non tollera nessuna forma d’eroismo e di genio, semmai è costretta a subirli, ma pronta ad annullarli alla prima occasione.
Anela invece a una forma mediocre d’esistenza che possa nei secoli perpetuarsi senza contrasti, senza esaltazioni. Ciò potrebbe essere accettabile se non ci fosse la logica evolutiva della specie che include anche i suoi aspetti sociali e istituzionali. La ragione, probabilmente, si può spiegare nel fatto che non è il nostro io intimo a vivere, ma quello della comunità, in altre parole un io assolutamente anti individuale, falso, piccolo, meschino. Riluttare è opera spesso vana. Chi rifiuta si bandisce dal consorzio umano. Chi non conserva l’apparenza, spasima e soffre terribilmente la realtà: ingannare il mondo non è oramai nella pratica quotidiana un’azione disonesta. I maestri anzi in quest’arte di sottigliezze sono i vincitori. Quando uno è giunto alla vittoria nessuno si domanda come vi sia pervenuto. Il trionfo si adora e non si discute. La storia è piena dei patimenti di tutti che, alle consuetudini, riluttarono indomiti e vissero in carestia e sofferenza quanto non in rischio e in battaglia. Dante, esule è proclamato barattiero, Tasso, Amleto in perpetua lotta con se stesso, e infiniti altri minori, testimoniano validamente quanto tragico è il contrasto tra il mondo interiore dei sentimenti ed il mondo esterno fatto di parole e d’eventi mediocri.
Da qui ebbero origine altre risposte “rivoluzionarie” rispetto a quella marxista-leninista, ma di segno opposto: il nazismo, il fascismo e, buon ultimo, il franchismo per parlare di quelle più note. Le nazioni coinvolte furono, nello specifico una rivoluzione, quella marxista-leninista e poi stalinista, sempre più votata all’internazionalizzazione del suo progetto ideologico per una concezione statuale del ruolo guida nell’economia dei paesi in opposizione a quello capitalistico e logicamente portato alla privatizzazione dei mercati e al loro libero scambio e con uno Stato sempre più limitato nei suoi interventi di politica economica. Nello stesso tempo, man mano che questa visione prendeva corpo, taluni Stati, tra quelli considerati i più deboli ed esposti al fascino di un’ideologia accattivante per le masse tenute emarginate dai poteri vigenti, adottarono delle contromisure ritenute più valide e radicali di quanto non si potesse fare con le regole richieste da una democrazia compiuta. Da qui l’idea di una rivoluzione di segno opposto: destra contro sinistra. D’altra parte era necessario farlo anche perché le rivoluzioni non si nutrono solo di principi liberatori per le masse angariate, ma diventavano anche uno strumento di potere e di dominio interno ed internazionale. Alla fine tutto poteva trasformarsi in una sorta di “artificio” per giustificare un ricambio radicale della classe dirigente e non “scaricabile” in altro modo. Si poteva anche intenderla come una semplice operazione di potere nel senso: fino ad ora ci sei stato tu, ora anche a me fai godere gli stessi privilegi.
La rivoluzione, così interpretata, si poteva capire solo se riusciva a farci nascondere il corpo e l’anima sotto un unico frac. Diventava un modo per coprirsi, con un’elegante abilità, del velo rivoluzionario per la conservazione dei privilegi legati al padronato. Pur con questi limiti, le rivoluzioni, nella loro generalità, cercarono di esprimere un qualcosa che si voleva puro e originale e sperare che tale aspirazione ideale potesse imboccare, alla fine, la strada giusta. (Riccardo Alfonso)

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Le rivoluzioni dell’evo moderno e della nostra contemporaneità

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

Nella grande rivoluzione, quella francese della fine del XVIII secolo, si era affermata una diversa classe sociale: quella borghese e sostenuta, a sua volta, dal proletariato con funzioni subalterne. Quest’ultimo, infatti, non ne aveva tratto un gran giovamento. Occorreva la revisione storico-dialettica di Marx, definita nel “Capitale”, per fissare nuovi paletti a quella società di “emergenti” che un po’ tutti non trovavano di meglio che bistrattare.
Diciamo, quindi, che, alle soglie del Ventesimo secolo il socialismo aveva inglobato una dottrina marxista che i rivoluzionari francesi non potevano conoscere perché fu successiva al loro tempo. La stessa industrializzazione aveva subito un ulteriore sviluppo e i conflitti sociali si rendevano più acuti per l’ansia, da una parte, di facili arricchimenti e, dall’altra, quella di considerare il lavoro umano una condizione da sfruttare come un dovere civico, ma senza riconoscerne i più elementari diritti alla salute, alla previdenza e, in una parola, al welfare.
Per molti occidentali la rivoluzione russa fu vista come una prova generale di ciò che poteva accadere al resto del mondo se non si correva, in qualche modo, ai ripari. D’altra parte la stessa industrializzazione aveva subito un successivo sviluppo portandosi dietro non poche contraddizioni e disuguaglianze sociali. Il fascino, se non l’ansia, che taluni mostravano, per i facili arricchimenti, provocava, sull’altro versante, un appiattimento dei diritti fondamentali dei lavoratori dipendenti.
Ciò si riduce anche nella considerazione che al bisogno vitale dell’umanità di identificarsi in un equilibrio istituzionale la stessa società tende a sbarrare il cammino alla naturale soddisfazione di questo bisogno. Ciò si osserva un po’ ovunque: nella giustizia, nel sociale, nell’istruzione e nella politica. (Riccardo Alfonso)

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Il comunismo edulcorato o integralista

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

I vari distinguo, che i neonati partiti facevano, per affermare un ruolo meno o più di “sinistra”, erano la controprova di un’avvertita esigenza di stabilità attraverso l’interclassismo moderato. Ognuno cercava una risposta più confacente al rapporto con la società e alle sue sempre più evidenti discrasie. Nello stesso tempo non possiamo dimenticare i “clamori” delle opposte fazioni. In proposito le manifestazioni di piazza operaie che avvenivano dal 1918 al 1920 suscitavano grossi timori nel ceto medio. I manifestanti non esitavano a “aggredire” gli ex-combattenti, definendoli guerrafondai, ed invocando la nascita di uno stato socialista, anticapitalista nel quale sembrava non vi fosse posto per nessun altro e meno che mai da parte di quella borghesia elitaria accusata d’essere complice di un potere irrimediabilmente corrotto e malato.
Queste cose accadevano soprattutto in Germania e in Italia e in forma minore altrove. La Germania, rispetto all’Italia, era uscita perdente dalla grande guerra, mentre l’Italia, pur essendo vincitrice, aveva speso il meglio delle sue energie, per reggere lo sforzo bellico, ritrovandosi più povera di prima.
Intanto prendeva piede un dualismo, sulla visione della vita lavorativa e sociale, particolarmente “acceso”. Esso, inevitabilmente, finì con l’avere una ricaduta non tanto politica quanto economica andando a “minare” gli stessi principi capitalistici allora in auge e considerati irrinunciabili. Tutto concorreva a far assumere ai due schieramenti, che andavano a formarsi e a consolidarsi, una rigida contrapposizione. Essa diventava ideologica e tendeva a uscire dai confini di uno stato per internazionalizzarsi.
Assumeva, quindi, un pericolo concreto capace di far saltare tutti gli equilibri sino allora faticosamente ricomposti, sia pure con varie “pezze” aggiunte qua e là, al liso abito di società, per ricoprire i vari strappi. Da qui partì una sorta di geniale trovata nel voler imbrigliare la spinta comunista edulcorandola con la socialdemocrazia. Intendeva essere una sorta di compromesso tra le due ideologie imperanti attenuandone gli aspetti più barricadieri. La risposta non si fece attendere spingendo più a sinistra talune frange di comunisti e gli altri a strizzare l’occhiolino alla destra capitalista. (Riccardo Alfonso)

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Le rivoluzioni sono una panacea necessaria o ci lasciano l’amaro in bocca?

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

Dipende, probabilmente proprio da questo motivo se la prima grande rivoluzione sul finire del XVIII secolo, e che ha trovato il suo sbocco finale in quello successivo, ha lasciato molti dubbi sia tra i contemporanei sia da parte dei posteri. Con tale eredità, non del tutto confortante, c’imbattemmo, nel XX secolo, in un’altra rivoluzione. Eravamo nel 1917, nel pieno di una grande guerra mondiale che vide dispiegarsi il confronto tra due imperialismi: quello russo e quello austro-tedesco. La pace separata voluta dai russi, sia per contenere i rovesci militari, sia per cercare di controllare la situazione interna che stava precipitando in una rivolta di popolo, siglò l’inizio di un cambiamento degli equilibri istituzionali interni. Il tutto accadde in maniera traumatica, per i lutti e le distruzioni che generarono prima una guerra non voluta e non preparata, se non dalle alte gerarchie militari e dai potentati aristocratici e borghesi russi, e poi da una rivoluzione che si scatenò per ogni dove nell’immenso impero russo provocando genocidi ed enormi atti di vandalismo.
Se dovessimo brevemente monitorare la rivoluzione d’ottobre dei marxisti-leninisti, che ha lasciato una profonda traccia di sé nei tre quarti del XX secolo, potremmo limitarci con il dire che essa è uscita da tale ruolino di marcia, pur avendo una sua intrinseca validità, poiché ha, di fatto, disatteso la volontà delle masse dopo averle portate a illudersi di riuscire finalmente ottenere il riconoscimento dei propri diritti.
Il socialismo reale che, per altro, si volle esportare come un modello di governo valido per tutti quei paesi a democrazia non compiuta o che soggiacevano al dominio di dittature non solo illiberali, com’è ovvio che lo siano state per loro stessa definizione ma feroci, per l’esercizio sistematico della violenza fisica e del sopruso, e quindi negatrici dei più elementari diritti dell’uomo, mostrò anch’esso il volto disumano di un’ideologia diventata aberrante.
Va, però, subito precisato che gli errori del comunismo sono stati determinati, in massima parte, dall’impudenza politica di coloro che ne furono i leader più autorevoli, e, quindi, non tanto dalla sua caratura ideologica. Questa, per contro, aveva vigorosi motivi per reggere il confronto con i sistemi ai quali si opponeva ivi compreso il capitalismo di stampo occidentale. Nello specifico il giudizio critico dei marxisti-leninisti era dotato di validi motivi di contrasto per quel grado di cinismo e logiche affaristiche di cui si permeava la società capitalistica rendendo sempre più conflittuale il rapporto con i più deboli e gli emarginati.
In altri termini il marxismo-leninismo ebbe la pretesa di rimettere in gioco gli emarginati dal nuovo credo capitalistico. E, si badi bene, tale disagio proveniva sia dai paesi emergenti, e da poco affrancati dal colonialismo occidentale, che dagli stessi paesi che avevano scelto una forma di democrazia che potremmo definire, in qualche modo, “compiuta” com’è stato per l’Italia. Non a caso, in questo Paese, operava stabilmente il più forte partito comunista dell’Occidente. Il male comune era costituito dalle logiche consumistiche del capitalismo. Queste avevano confinato la classe operaia e, più in generale i proletari di tutto il mondo, riducendoli a un meccanismo produttivo senza volontà e capacità decisionali. La risposta, ovviamente, poteva essere duplice: culturale e politica o rivoluzionaria.
Quest’ultima avrebbe avuto, semmai, una maggiore capacità d’incidere sulla vita collettiva dei popoli che aveva liberato, come accadde in Russia, nei confronti del regime zarista, se si fosse avvalsa di un valido supporto culturale.
Divenne, invece, ben presto uno strumento repressivo legando la fedeltà a un’ideologia non digerita ma imposta, non coltivata naturalmente, ma in vitro. Questa voluta diversa risposta dei marxisti, nei confronti del capitalismo, partì dal convincimento di Lenin che non era possibile una scelta valida se non quella rivoluzionaria. Fu anche un motivo di divisione per la sinistra. Le altre tre rivoluzioni che seguirono, in Italia, in Germania e in Spagna, e che tecnicamente potremmo definire dei colpi di Stato, in un certo senso legittimati da un sia pur modesto consenso popolare nella sua fase iniziale e solo, in seguito, rinvigoriti da un più convinto sostegno popolare, pensiamo alla Germania nazista, furono la risposta “capitalista” alla rivoluzione marxisista-leninista che la contrastava in nome di un’altra parte: quella sociale dei lavoratori-dipendenti. Si riesumava, in questo modo, uno stato di conflitto sempre latente tra le parti sociali: i patrizi di una volta diventati ora il “padronato” e, dall’altra, i plebei trasformati ora in operai delle fabbriche, poste a ridosso delle grandi città formicaio, e dei braccianti, del mondo rurale, sparsi nelle campagne. In questo dualismo sembravano tagliati fuori la piccola e media borghesia confusa com’era dall’essere e non essere alleata degli uni in opposizione agli altri. Qui, forse inconsapevolmente, maturò una rivoluzione che definiamo di “destra” in dissenso con quella di “sinistra” dei marxisti, proprio perché i sostenitori delle avverse parti radicalizzarono la lotta e la trasformarono in classista.
A questo punto la borghesia dei “colletti bianchi” si sentì “espulsa” o solo tollerata dalla famiglia dei lavoratori siano essi dipendenti o autonomi e non trovò di meglio che mettersi al servizio del “padronato”. In tale misura si arrivò a un’accentuazione delle diverse posizioni, mentre la stessa maggioranza dei cittadini avrebbe preferito un collocamento più equidistante, diciamo al “centro” delle rispettive assegnazioni determinate dalla propria colorazione ideologica. Forse per questo motivo non si contarono le scissioni di destra e di sinistra. Esse divennero tantissime. (Riccardo Alfonso)

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Sicurezza stradale: Le parole del ministro

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

“Le parole del Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli, sul tema della sicurezza stradale fanno presupporre un’assunzione di consapevolezza di cui non possiamo che rallegrarci. Forse, finalmente, anche questo tragico problema potrà avviarsi verso una soluzione”. Lo afferma Carmelo Lentino, portavoce di BastaUnAttimo, la campagna nazionale sulla sicurezza stradale e contro le stragi del sabato sera, promossa anche da AssoGiovani e Forum Nazionale dei Giovani, commentando le parole del Ministro Toninelli.“Sono contento – aggiunge Lentino – che le Istituzioni, finalmente, si siano rese conto dell’importanza di intervenire con un programma di sensibilizzazione culturale, cosa che noi chiediamo da anni, senza mai aver avuto risposte positive. Maggiori controlli ed educazione stradale devono rappresentare il focus dell’intervento per raggiungere l’obiettivo europeo di azzeramento dei morti nel 2050”.
“Il Ministro – conclude il Portavoce di BastaUnAttino – rifletta sull’importanza di istituire un’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Stradale, utile a favorire maggiori sinergie tra tutte le Istituzioni, al fine di mettere in atto le azioni necessarie”.

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Leva obbligatoria o mini naja?

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

“All’amico Salvini ricordo che esiste già, per una legge voluta da me da ministro della Difesa del governo Berlusconi, la possibilità di far vivere ai giovani che lo desiderano, la vita militare per tre settimane. Prima di discutere di leva obbligatoria il governo potrebbe tornare a finanziare questa legge che la sinistra ha smesso di utilizzare e far partire subito con poca spesa qualche migliaio di giovani entusiasti di quella che fu definita la “mini naja”. Avrò poi modo di illustrare a lui e a Giorgetti le eventuali future modifiche da me proposte per allungare a 40 giorni (magari da svolgere durante le vacanze estive) e rendere, con crediti e incentivi, la partecipazione molto appetibile ai giovani. Mai però in forma obbligatoria che sappiamo crea in molti solo disamore se non peggio”. Lo dichiara Ignazio La Russa, vicepresidente del Senato.

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Il centro-destra esiste ancora?

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

“Chiedo a Salvini di dimostrare, proprio partendo dell’Abruzzo, che esiste ancora il centrodestra ma soprattutto che sappia assumersi la responsabilità di guidarlo e tutelarlo. La grande differenza tra i leader ed i molti vincitori del momento è stata, ed è, la capacità di andare oltre la loro forza politica, di saper avere un orizzonte maggiore, più ampio, di lungo termine e meno egoista. Berlusconi, quello vero di 20 anni fa, sapeva far crescere Forza Italia ma contestualmente aiutare gli alleati, anche quando lo meritavano poco. Salvini sembra invece trattare male, senza memoria e senza riconoscenza, anche chi, come Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia, gli hanno riservato sempre correttezza e rispetto. Noi abbiamo sempre testardamente creduto nel centrodestra e continuiamo a farlo. A lui chiediamo di essere leale e giusto a sua volta. Dobbiamo avere il coraggio di rilanciare una proposta di crescita e rinascita di cui il paese ha necessità e che è alternativa all’idea di ‘declino programmato’ che rappresenta il M5S”.E’ quanto dichiara Guido Crosetto, deputato e coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia.

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