Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 328

Il comunismo edulcorato o integralista

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

I vari distinguo, che i neonati partiti facevano, per affermare un ruolo meno o più di “sinistra”, erano la controprova di un’avvertita esigenza di stabilità attraverso l’interclassismo moderato. Ognuno cercava una risposta più confacente al rapporto con la società e alle sue sempre più evidenti discrasie. Nello stesso tempo non possiamo dimenticare i “clamori” delle opposte fazioni. In proposito le manifestazioni di piazza operaie che avvenivano dal 1918 al 1920 suscitavano grossi timori nel ceto medio. I manifestanti non esitavano a “aggredire” gli ex-combattenti, definendoli guerrafondai, ed invocando la nascita di uno stato socialista, anticapitalista nel quale sembrava non vi fosse posto per nessun altro e meno che mai da parte di quella borghesia elitaria accusata d’essere complice di un potere irrimediabilmente corrotto e malato.
Queste cose accadevano soprattutto in Germania e in Italia e in forma minore altrove. La Germania, rispetto all’Italia, era uscita perdente dalla grande guerra, mentre l’Italia, pur essendo vincitrice, aveva speso il meglio delle sue energie, per reggere lo sforzo bellico, ritrovandosi più povera di prima.
Intanto prendeva piede un dualismo, sulla visione della vita lavorativa e sociale, particolarmente “acceso”. Esso, inevitabilmente, finì con l’avere una ricaduta non tanto politica quanto economica andando a “minare” gli stessi principi capitalistici allora in auge e considerati irrinunciabili. Tutto concorreva a far assumere ai due schieramenti, che andavano a formarsi e a consolidarsi, una rigida contrapposizione. Essa diventava ideologica e tendeva a uscire dai confini di uno stato per internazionalizzarsi.
Assumeva, quindi, un pericolo concreto capace di far saltare tutti gli equilibri sino allora faticosamente ricomposti, sia pure con varie “pezze” aggiunte qua e là, al liso abito di società, per ricoprire i vari strappi. Da qui partì una sorta di geniale trovata nel voler imbrigliare la spinta comunista edulcorandola con la socialdemocrazia. Intendeva essere una sorta di compromesso tra le due ideologie imperanti attenuandone gli aspetti più barricadieri. La risposta non si fece attendere spingendo più a sinistra talune frange di comunisti e gli altri a strizzare l’occhiolino alla destra capitalista. (Riccardo Alfonso)

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