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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 328

Archive for 17 agosto 2018

A picco gli stipendi di chi opera nella scuola: in un anno persi quasi mille euro

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

Dallo studio annuale della Ragioneria generale dello Stato, reso pubblico in queste ore, emerge che 28.403 euro annui, percepiti da chi ha operato nella scuola nel 2016, rappresentano di gran lunga il compenso annuo più basso del pubblico impiego. “Seguono quelli degli enti locali (29.081) e dei ministeri (30.695). Ben altre cifre per magistrati (138.268), prefetti (93.026) e diplomatici (92.819)”. L’aspetto più inquietante per i docenti e Ata è che nel 2015 i compensi annuali medi si attestavano a 29.307 euro, in risalita rispetto all’anno precedente (29.130). Poi il crollo, di quasi mille euro a testa. La scuola, quindi, arretra a livello di trattamento economico. E non si dica che il rinnovo di contratto ha cambiato le cose. Perché davvero a poco sono serviti i mini-aumenti accreditati a giugno 2018 e gli arretrati ancora più ridicoli percepiti il mese prima, frutto di un accordo finale sottoscritto solo dai sindacati Confederali il 20 aprile scorso, che ha portato incrementi retributivi lordi pari allo 0,36% per il 2016, all’1,09% per il 2017 e al 3,44% a regime: peccato che nello stesso periodo di blocco, l’inflazione sia cresciuta di oltre il 15%. Ed in ogni caso, le distanze rispetto al resto dalla PA rimangono immutate. Ecco perché diventa importante giocarsi bene la partita del prossimo rinnovo contrattuale, visto che l’attuale Ccnl con il prossimo 31 dicembre sarà già scaduto.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): In Italia gli stipendi dei nostri docenti risultano davvero scarsi, rispetto alle medie UE, pure a fronte di un impegno di lavoro addirittura superiore: sia nella scuola primaria (22 ore settimanali contro 19,6) che nella secondaria superiore (18 contro 16,3). Così, alla beffa degli stipendi sovrastati dall’inflazione, per la mancata applicazione dell’indennità di vacanza contrattuale, e non certo adeguati dagli 85 euro medi di aumenti, peraltro in parte a rischio per il personale con compensi più bassi perché non è scontato che il governo approvi l’intesa contrattuale sulla perequazione stipendiale della scuola, si deve ora aggiungere quella del confronto con gli altri Paesi europei.

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L’affresco di un Priapo emerge dagli scavi della Regio V

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

affresco di un PriapoPompei (Napoli) Una dimora di pregio su via del Vesuvio con stanze elegantemente decorate e all’ingresso un Priapo affrescato, in atto di pesare il membro su una bilancia, sono emersi nel corso dei lavori di riprofilatura dei versanti della Regio V che affacciano sulla via di Vesuvio, nell’ambito del cantiere dei nuovi scavi. Le operazioni in corso rientrano nel più ampio intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo, che delimitano i 22 ettari di area non scavata di Pompei, previsto dal Grande Progetto Pompei e che interesserà circa 3 km di fronti . La figura di Priapo, a Pompei ben conosciuto per la raffigurazione che campeggia all’ingresso della casa dei Vettii, oggi appare per la seconda volta in questa domus poco distante. Dio della mitologia greca e romana, era secondo buona parte delle fonti, figlio di Afrodite e di Dionisio. (Leggende minori lo vogliono invece figlio di Afrodite e di Ermes o Ares, o Adone o Zeus). Era, gelosa del rapporto adulterino di Zeus con Afrodite, si vendicò con Priapo e gli diede un aspetto grottesco, con enormi organi genitali.Il fallo, così spesso raffigurato in affreschi e mosaici dell’epoca, era ritenuto origine della vita, e per gli antichi romani un simbolo apotropaico, utilizzato contro il malocchio o per auspicare fertilità, benessere, buon commercio e ricchezza.Non è un caso, difatti, che poco oltre un altro fallo in tufo grigio dipinto è emerso, lungo la strada, su una parete del vicolo dei balconi.
La domus lungo via del Vesuvio che sta venendo alla luce, sta rivelando oltre all’affresco del Priapo posto all’ingresso (fauces), anche diversi ambienti dalla decorazione pregiata, tra i quali una parete con un volto di donna entro un clipeo e una stanza da letto (cubicolo) decorata con una raffinatissima cornice superiore e con due quadretti (pinakes) nella parte mediana, l’ uno con paesaggio marino, l’altro con una natura morta, affiancati da animaletti miniaturistici.Sempre lungo la via del Vesuvio, procedendo verso sud è stata, invece, messa in luce la parte superiore di una fontana/ninfeo, con la facciata rivolta verso l’interno dell’insula, dove probabilmente si apriva un giardino. La superficie finora esposta (parte superiore delle colonne, parte superiore della nicchia e frontone) è rivestita di tessere vitree e conchiglie, che formano complessi motivi decorativi. Al di sopra di una delle colonne è raffigurato un volatile. (foto: affresco di un Priapo copyright beni culturali pompei)

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Ultima tappa del RDS Play On Tour 2018

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

Cefalù 18 e 19 agosto. Dopo le tappe di Cattolica, Bibione, Lido di Camaiore, Porto San Giorgio e Vieste, Sergio Friscia raggiungerà la sua compagna di conduzione Anna Pettinelli nella sua Sicilia. RDS Play on Tour è format dell’intrattenimento e del divertimento assicurato ideato da RDS 100% Grandi Successi con la collaborazione di: Renault, Keglevich, Cisalfa e Just Dance.
Il team di guerrilla dell’RDS Play on Tour, in collaborazione con Renault raggiungerà già dal giovedì le località in calendario invadendole con attività di engagement e promo per anticipare l’arrivo dello staff RDS. Renault sarà presente in ogni tappa dell’RDS Play on Tour, in due momenti: direttamente sulla spiaggia, dove un villaggio personalizzato Renault sarà allestito per accogliere ed intrattenere il pubblico.
La gamma Renault è in tour per mostrare la propria offerta con vetture in EXPO e per dare a chi non ne ha ancora avuto occasione la possibilità di sperimentare le capacità e le qualità trasversali all’intera gamma grazie a dei Test Drive. Protagonisti del tour saranno i crossover Captur, Kadjar, Nuovo Koléos, Scénic e, infine, il nuovo pick-up della casa della losanga Alaskan. Dalle prime ore del mattino fino al tramonto, il villaggio RDS Play on Tour occuperà le sei spiagge selezionate, coinvolgendo ascoltatori e bagnanti grazie alla presenza on field dei conduttori con collegamenti on air su RDS e attività di engagement attraverso i social.
Il cuore pulsante del villaggio sarà il Main Stage dove i conduttori RDS pomperanno musica e coinvolgeranno il pubblico in giochi e momenti originali di. Anna Pettinelli a Cattolica sarà la prima ad aprire ufficialmente il Villaggio Rds Play on Tour e a mostrare l’originale beachwear dei conduttori e dello staff firmato Cisalfa. L’area Play with… quest’anno sarà davvero Incredibile! In occasione dell’uscita il 19 settembre nelle sale italiane del nuovo film Disney•Pixar Gli Incredibili 2, lo spazio vivrà sfide molto combattute con i giochi abitualmente seguiti dagli ascoltatori di RDS con in palio numerosi gadget del film Incredibili 2. Sarà poi possibile scattare una foto ricordo davanti al cartonato del film e insieme a Mr Incredibile. Nel nuovo film Disney•Pixar Gli Incredibili 2, Helen viene scelta per condurre una campagna a favore del ritorno dei supereroi, mentre Bob deve gestire le imprese quotidiane di una vita “normale” a casa con Violetta, Flash e il piccolo Jack-Jack… i cui poteri stanno per essere scoperti. La loro missione viene però messa a repentaglio quando un nuovo nemico escogita un piano geniale e pericoloso che minaccia di distruggere ogni cosa. Ma i Parr non rifiutano mai una sfida, specialmente quando hanno Siberius al loro fianco. Ecco perché questa famiglia è così “incredibile”. A ogni tappa, nei migliori locali, il luogo dove esserci sarà il “Pure Party” Klegevich, il sabato si infiammerà con il dj set RDS. Ma la sera che festa sarebbe senza il cocktail giusto da sorseggiare tra una canzone e l’altra? Per gli adulti l’’RDS Play on Tour ha l’ingrediente perfetto e viaggia sulle note di Keglevich, la vodka dell’estate che sarà grande protagonista dei 6 weekend con tanti momenti di engagement e animazione, in città e sulle spiagge con uno stand dedicato all’interno del Villaggio. E il “place to be” assoluto sarà il “Pure Party” Keglevich del sabato sera! Un evento da non perdere che infiammerà le notti italiane con il dj set RDS e i cocktail più amati delle vacanze, dove protagonista di grandi emozioni sarà proprio la vodka Keglevich, un must dell’estate 2018: puro gusto per divertimento … allo stato puro!

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Esposto nell’atrio di corso Inghilterra un raro esemplare imbalsamato di gipeto

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

Torino. Era stato trovato morto a Novalesa. Palanfré, una femmina di gipeto nata in cattività e che è stata trovata morta lo scorso marzo a Novalesa, da oggi ha una nuova casa nell’atrio del Palazzo di corso Inghilterra della Città metropolitana di Torino, dove potrà essere ammirata dai cittadini.Il gipeto, che è stato trattato tassidermicamente –cioè imbalsamato- è ospitato in una grande teca e fa da testimonial al progetto “Salviamoli insieme” per la tutela della fauna selvatica. È un esemplare raro, non solo perché i gipeti non sono molto diffusi sul nostro territorio, ma anche perché raramente è possibile vederne di imbalsamati in musei e collezioni.
A marzo gli agenti faunistico-ambientali del Servizio tutela della fauna e della flora della Città metropolitana di Torino sono stati avvisati da un cittadino della presenza di un grosso uccello morto nel territorio del comune di Novalesa.Giunti sul posto gli agenti si sono trovati davanti a un esemplare di gipeto (“Gypaetus barbatus” è il nome scientifico) conosciuto anche come “avvoltoio degli agnelli”, purtroppo deceduto.L’esame degli anelli inamovibili posti sulle zampe del volatile ha consentito di identificarlo: si tratta di Palanfrè, una femmina nata in cattività nel febbraio del 2004 nell’ambito del progetto internazionale di ripopolamento del gipeto, promosso dalla Vulture Conservation Foundation. UUna volta svezzata, la giovane femmina di gipeto era stata liberata nei presso della borgata Palanfrè, nel territorio del Comune di Vernante, nella cuneese Valle Vermenagna. L’esemplare si era successivamente stabilito in Valle di Susa e lo si poteva notare sovente veleggiare sulle cime del gruppo del Rocciamelone.
Il gipeto è il più grande rapace presente nelle Alpi Occidentali. È un Vulturide che si ciba di ossa, che porta a grandi altezze per poi farle cadere sulle rocce in modo da frantumarle e poterle ingoiare.

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L’Italia è il Paese con il parco ascensori più anziano in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

In Italia ci sono circa 462mila edifici con ascensore per cui si spendono ogni anno 525 milioni di euro in manutenzione con la Liguria che registra la spesa procapite più alta (15,7 euro/abitante). È quanto risulta da una analisi di thyssenkrupp Elevator Italia, azienda specializzata in ascensori e scale mobili. “L’ascensore – afferma Luigi Maggioni, amministratore delegato di thyssenkrupp Elevator Italia – è oggi il mezzo più usato al mondo: i 12 milioni di impianti esistenti sono usati da un miliardo di persone. E’ stato stimato che ogni anno in Italia si accumulano 11 milioni di ore di fuori servizio. Questo significa che un ascensore sta fermo per guasti mediamente 4 giorni e mezzo all’anno. Ecco perchè – continua Maggioni – il servizio di manutenzione predittiva e preventiva per gli ascensori può ridurre del 50% i tempi di fermo impianto. Collegando in rete tutti gli ascensori è possibile monitorare da remoto lo stato di salute e intervenire tempestivamente”.
Secondo l’analisi di thyssenkrupp elevator dopo la Liguria le regioni dove la spesa procapite in riparazioni è maggiore sono il Piemonte (11,8 euro/abitante) e il Lazio (10), seguite dalla Puglia (9,7) e dalla Lombardia (9,6). La manutenzione impatta in misura minore in Basilicata (5 euro/abitante), Veneto (5,5), Toscana e Calabria (entrambe 5,7).La media della spesa procapite italiana si aggira sugli 8,5 euro, una cifra data dal fatto che il parco ascensori italiano è il più vasto, ma anche il più “anziano” in Europa. Circa il 40% degli impianti in funzione ha più di 30 anni e oltre il 60% non è dotato di tecnologie moderne capaci di garantire un livello assoluto di sicurezza agli utenti. Gli impianti installati prima del 1999 non sono dotati delle moderne tecnologie in grado di garantire il livello di sicurezza minimo richiesto dagli standard Europei (Nuova Direttiva Ascensori 2014/33/UE). Si pensi ad esempio ai sistemi di chiamata d’emergenza, ai sistemi di chiusura delle porta automatiche e al livellamento tra pavimento e cabina.
Liguria, Piemonte e Abruzzo sono le prime tre regioni per presenza di ascensori in Italia. Secondo un’analisi di thyssenkrupp Elevator Italia, azienda specializzata in ascensori e scale mobili, in Liguria è presente un edificio con ascensore ogni 70 abitanti, in Piemonte uno ogni 106 e in Abruzzo uno ogni 109. La Lombardia è la regione con il maggior numero assoluto di ascensori, sono oltre 80mila gli edifici che ne hanno almeno uno.
thyssenkrupp Elevator Italia rileva che gli ascensori più vecchi si trovano in Puglia, con una media di quasi 19 anni di età. Hanno un’età media elevata anche in Valle d’Aosta (14 anni) e Veneto (13 anni). Le regioni dove thyssenkrupp Elevator Italia ha registrato il maggior numero di interventi di manutenzione sono la Puglia con 6 interventi in media per ascensore all’anno, Lazio e Toscana con 4.

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Non nasce in farmacia la confusione sui farmaci omeopatici

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

“I rimedi omeopatici sono classificati dalla vigente normativa, sia comunitaria che nazionale, come farmaci. È detto in modo inequivocabile dal Codice europeo del farmaco, che l’Italia ha recepito nel 2006 e il farmacista non può rifiutarsi di distribuire nessun farmaco regolarmente in commercio, compresi quelli omeopatici” dice il Presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, Andrea Mandelli, in risposta all’intervento di Beppe Grillo sui suoi social media. “La questione va affrontata anche considerando che molti farmaci omeopatici sono prescritti da medici e sarebbe difficile per il farmacista entrare a gamba tesa nel rapporto tra medico omeopata e paziente. Non è una questione solo italiana, tanto che in alcuni paesi europei questi medicinali sono rimborsati dal servizio sanitario o dal terzo pagante” prosegue Mandelli. “Se esiste un rischio di confondere il cittadino paziente, questo discende da una normativa che ancora stenta ad affrontare con chiarezza questa materia, sulla quale si interviene con provvedimenti tampone, come quello contenuto nell’attuale Decreto milleproroghe attualmente licenziato dal Senato l’8 agosto e in attesa del passaggio alla Camera. Personalmente ritengo che Beppe Grillo, quale garante del Movimento 5 stelle sia in grado di promuovere la discussione all’interno della maggioranza su questi temi sempre che lo ritenga opportuno, per ispirare un’azione politica adeguataDal canto nostro, nel Codice deontologico del farmacista è chiaramente stabilito che il professionista è tenuto a promuovere trattamenti scientificamente validati e a informare correttamente anche sulle medicine complementari. È quanto dobbiamo fare ed è quanto facciamo ogni giorno”.

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Identità e medicina naturale

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

Roma. Vantaggi della Medicina Naturale, regolamentazione costituzionale delle pratiche mediche tradizionali, inclusione sociale, salvaguardia dell’identità medica di un popolo, medicina naturale come fonte di conoscenza sono temi ricorrenti sono tutti aspetti che potrebbero avviare un programma di iniziative dedicate alla valorizzazione dell’Identità di popolo e del legame con la sua terra, in tutte le sue declinazioni, culturali, sociali, etniche, alimentari. Ma ciò che ci preme di più evidenziare è il tema della medicina naturale per la conoscenza socio-culturale di un popolo. Partendo da questi presupposti pare opportuno consolidare una politica sanitaria basata sulla medicina naturale, ma senza sottacere che la materia si riferisce ad un corpus molto variegato di pratiche e tradizioni come:
a) la medicina ayurvedica, usata in India sin dall’antichità, unisce lo scopo curativo alla ricerca della longevità. L’Unione Europea la riconosce come pratica non convenzionale la cui erogazione è consentita da parte di medici qualificati;
b) la medicina Unani-Tibb, conosciuta in Occidente come medicina Araba, si basa sul bilanciamento dei quattro umori (sangue, flemma, bile gialla e bile nera), delle quattro qualità (secco, freddo, caldo, umido) e dei temperamenti (sanguigno, flemmatico, bilioso e malinconico). La corrispondenza tra questi tre fattori è sfruttata per impostare una corretta terapia farmacologica, basata soprattutto sull’uso di erbe;
c) la medicina cinese è giunta in Occidente un secolo fa, dopo oltre 2500 anni di tradizione consolidata in Asia. Essa è definita “olistica” e considera il corpo come un insieme di energia fisica, mentale e spirituale al quale garantire sempre il perfetto equilibrio. I principi sui quali si fonda la ricerca dell’armonia sono lo ying e lo yang. Essi sono compresenti in ciascun organismo e dalla loro quantità e interdipendenza dipende lo stato complessivo del corpo;
d) l’omeopatia è una pratica nata in occidente verso la fine del XVIII secolo. Il trattamento omeopatico si basa sull’applicazione del principio di similitudine: ogni sostanza capace, a dosi elevate, di provocare dei sintomi in un soggetto sano, in dosi limitate può curare quegli stessi sintomi in una persona malata. Negli ultimi anni, i Paesi Occidentali hanno mostrato un progressivo aumento dell’interesse nei confronti della medicina naturale. Questa tendenza ha varie motivazioni: curiosità, la ricerca di metodi di cura alternativi e meno artificiali, il fascino delle culture diverse, la ricerca di uno stile di vita più sano ed obbediente ai principi della natura. La tendenza in atto favorisce l’incontro tra identità diverse, l’approfondimento scientifico delle pratiche tradizionali, la conoscenza e la tolleranza. (servizio fidest)

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Aggiornamento sequenza sismica in provincia di Campobasso

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

terremoto campobasso1Dopo il terremoto di magnitudo Ml 5.2 (Mw 5.1), localizzato ieri sera alle ore 20:19, numerose altre scosse sono state registrate dalla Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in provincia di Campobasso. Alle ore 23:00 di ieri sera sono 27 i terremoti localizzati. Di questi, 8 gli eventi di magnitudo uguale/superiore a 2.5. Alle ore 22:22 è stato registrato l’evento più forte tra questi di magnitudo Ml 4.5 (Mw 4.4), localizzato 4 km a Sud Est di Montecilfone ad una profondità di 9 km.
L’INGV Terremoti sta continuando ad analizzare i dati per capire le caratteristiche delle faglie che si sono attivate in questi giorni. La zona è poco conosciuta dal punto di vista sismico per una limitata documentazione della sismicità storica. Si precisa, comunque, che la faglia che sta provocando i terremoti di queste ore si trova a10-15 km più a nord di quella che ha determinato i terremoti del 2002 di San Giuliano di Puglia, pur avendo caratteristiche simili (parliamo di faglie trascorrenti in entrambi i casi). (fonte: Ufficio Comunicazione e Stampa http://www.ingv.it e copyright foto)

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Inquinamento acustico urbano in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

Il rumore da traffico urbano è responsabile di oltre un milione di anni di vita persi per malattia, disabilità o mortalità prematura nei Paesi occidentali della Regione Europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Lo rivela il primo rapporto sull’impatto sanitario del rumore in Europa, pubblicato tempo fa dall’OMS/Europa. Il rumore causa o contribuisce non solo a fastidio e disturbi del sonno ma anche a infarti, difficoltà di apprendimento, e tinnito auricolare. In Europa, tra i fattori di rischio ambientale, gli effetti del rumore sulla salute sono secondi in grandezza solo a quelli provocati dall’inquinamento dell’aria. Una persona su tre è infastidita durante il giorno e una su cinque è disturbata nel sonno dal rumore proveniente dalla strada, dalle ferrovie e dagli aeroporti. Questo aumenta il rischio di malattie cardiovascolari e di alta pressione del sangue. La pubblicazione, che presenta i risultati di uno studio internazionale coordinato dall’OMS/Europa con il sostegno del Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea, fornisce linee guida per quantificare i rischi derivanti dal rumore e stima gli effetti sanitari nei Paesi dell’Europa occidentale. In Europa orientale e in Asia centrale, dove la mancanza di dati di esposizione impedisce di stimare l’ampiezza degli effetti sulla salute, sono necessarie una migliore sorveglianza e raccolta dati.
Questa pubblicazione è rivolta soprattutto ai decisori, esperti, agenzie di supporto ed altri attori che hanno l’esigenza di stimare ed agire sugli effetti del rumore ambientale. (servizio Fidest)

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Passaporto sanitario per immigrati

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

L’immigrazione di massa dai paesi del Nord Africa ribellatisi ai vecchi regimi, pone in evidenza in tutta la sua drammaticità il problema dell’immigrazione dai paesi a basso reddito verso l’Italia e l’Europa. L’Italia è stata investita negli ultimi anni da un flusso immigratorio di clandestini continuo, di notevoli dimensioni che ha saputo gestire con grandi difficoltà. Se le conseguenze del fenomeno immigratorio sul piano economico e sociale e dell’ordine pubblico sono state analizzate pur in modo insufficiente, non è invece mai stato analizzato l’impatto del fenomeno sul piano della sanità pubblica. I milioni di immigrati sul territorio nazionale hanno introdotto nuovi elementi sul piano della sanità pubblica:
1) introduzione di nuove patologie non sufficientemente note ai medici italiani con pericolo di diffusione di malattie contagiose, in particolare la tubercolosi;
2) difficoltà da parte del medico di medicina generale e ospedaliera di rapportarsi con lo straniero a causa delle differenze linguistiche e culturali;
3) difficoltà nell’utilizzo delle strutture sanitarie da parte dei regolari a causa delle norme burocratiche che presiedono all’utilizzo delle strutture pubbliche. Sul piano della sanità pubblica il principale pericolo per la popolazione italiana è rappresentato dai clandestini, che per loro stessa definizione sfuggono a controlli adeguati. Le autorità del nostro paese devono porre particolare attenzione alla possibile diffusione di malattie come la tubercolosi, la poliomielite, la meningite meningococcica, l’epatite A e B, la febbre tifoide. Un intervento fondamentale dovrà essere il censimento sanitario della popolazione immigrata, clandestina o regolare, attraverso screening mirati in prevalenza al controllo della TB, malattia diffusa molto contagiosa trasmissibile per via aerea, ad alta endemia nei paesi africani e dell’Est Europa.
Il censimento della popolazione immigrata deve coinvolgere necessariamente tutte le regioni italiane e deve prevedere che ogni immigrato sia in possesso di un documento: Passaporto sanitario, sia cartaceo sia informatico per consentire al medico delle strutture pubbliche di conoscere immediatamente lo stato di salute dell’individuo con i risultati delle indagini sanitarie eseguite. (da un articolo di qualche anno fa di Walter Pasini Direttore Centro di Travel Medicine and Global Health)

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L’Italia di ieri e di oggi e con un futuro che tentenna

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

L’Italia sta dinanzi agli occhi del patriota o dello scettico, dell’apostolo o del Giuda, annebbiata dallo sconforto. E’ il Paese che non riesce più a identificarsi con i suoi abitanti. Siamo in questo modo tra due silenzi, il silenzio delle tombe e il silenzio delle stelle: e questa solennità la popoliamo della nostra discorde ed effimera loquacità.
I più non ricordano neppure, anzi non si accorgono, di quest’intima esistenza sacra e la contaminano nelle ambigue vicende giornaliere, sottomettendosi a ciò che trovano sulla terra. Non bisogna certo, con questo intendere, che nella vita occorra essere filosofi nel senso scolastico della parola, o credenti, o anche semplicemente idealisti e studiosi. No. Occorre avere soltanto una pratica coscienza del dovere, umile e disumana parola di magnificenza. In-somma proseguendo nei secoli, sempre più perdiamo il senso della sincerità della vita: l’artificio è misura. Ci reggiamo sui giochi di parole per mascherare l’assenza delle idee; ci aggiriamo sui falsi e contorti sentimenti come sui trampoli. La verità e la franchezza c’inducono ad affermare che l’unità d’Italia fu pagata con la moneta falsa delle promesse e degli inganni. Cavour a Plombiéres forza la mano a Napoleone III ventilandogli l’eventualità che se i mazziniani e i democratici italiani avessero preso l’iniziativa della guerra contro gli austriaci anche gli operai francesi sarebbero insorti contro Napoleone III e poi vi è, per la Francia, la possibilità di aprire ampi mercati in un’Italia unità sotto la bandiera sabauda, alias “cavourriana”. L’ingenuità, la profondità dell’ammirazione e della venerazione, ecco i sentimenti a noi conosciuti. Intanto la sincerità è, afferma Carlyle, la vera caratteristica dell’Eroe. Perciò non abbiamo più da qualche tempo degli eroi. Ne avremo? Maometto e Cristo, Dante e Goethe, Victor Hugo e Carlyle, Lutero e Cromwel, ecco i riassuntori di secoli titanici. Resta una speranza. Chi mai potrebbe negarla sia pure come ultimo gesto, ultimo respiro? La colomba nelle ore vespertine, tornava a Noè, portando un ramo d’olivo di virenti frondule, e Noè comprese che le acque sulla terra erano cessate, che si propagava l’impero della pace.
A messager, che porta olivo,
tragge la gente per udir novelle.
(Purgatorio)
Affinché si possa dire che è tornato:
Il dolce tempo che riscalda i colli
E che gli fa tornar di bianco in verde
Perché gli cuopre di fioretti e d’erba.
(Riccardo Alfonso)

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Il capitalismo del XIX secolo visto dai letterati

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

Vi è un distinguo da fare, in campo letterario, se ampliamo la visuale al pensiero letterario internazionale. Christopher Caudwell, critico marxista inglese, un secolo dopo Leopardi si ritrovò a teorizzare, con un ragionamento analogo al poeta di Recanati, sullo sviluppo industriale capitalistico. Caudwell riconobbe nel poeta la figura più dotata di abilità personale. Intendendo con ciò affermare che la validità della funzione poetica è nel mettere in luce quei principi della realtà che l’illusione e la propaganda politica tendono a nascondere. Leopardi in ciò si rivela un maestro, un antesignano. Egli analizzò le ragioni per cui viene a formarsi una cultura apologetica degli scrittori del suo tempo che si sono schierati in tutto e per tutto dalla parte delle ideologie borghesi. Marx in seguito la definì: “Apologetica del capitalismo” e votata a presentare il capitalismo come il migliore degli ordinamenti sociali ed economici.
Posso, a questo punto convenire che la confusione dei ruoli è tanta. Per Olindo Guerrini, un poeta minore del tardo Ottocento, le stesse influenze dell’irrazionalismo di Nietzsche, cui gli scrittori dell’epoca spesso danno un significato rivoluzionario, altro non è che l’interpretazione filosofica del regime industriale. Alla fine sono proprio i “borghesi disoccupati” come li definiscono Guerrini e Crispi, che soffrono solo gli svantaggi dello sviluppo capitalistico, a sposare gli interessi del proletariato. Ma la differenza continua ad esserci e si fa notare. Quando Guerrini aderisce alle iniziative benefiche della borghesia umanitaria finisce per limitare l’invettiva contro i politici corrotti e disonesti che rubano sulla beneficenza. L’equivoco continua al tempo della fondazione del Partito socialista quando le opinioni degli intellettuali sono quelle che la risoluzione del problema operaio passa solo attraverso gli schemi borghesi. In altri termini le cose, nella sostanza, non mutano. Qui parliamo di letterati che hanno aderito al socialismo quale Edmondo De Amicis, Pascoli, Giocosa, Graf, Ada Negri e altri minori. Costoro presentano il socialismo come una scelta degli operai stessi al fine di entrare nella borghesia e nel vivo della politica nazionale. In tal modo la critica al sistema capitalistico si presenta come un’inutile e assurda lotta di classe. A questo riguardo un distinguo va fatto per Edmondo De Amicis. La sua conversione al socialismo lo fa diventare al tempo stesso un illustre esponente della letteratura socialista e il capro espiatorio di tutti gli errori che, a giudizio di Antonio Labriola e dello stesso Engels, il socialismo italiano sta commettendo per eccesso di complicità con la borghesia. Più avanti negli anni ci imbattiamo con i due romanzi storici, I Malavoglia e Mastro Don Gesualdo di Giovanni Verga. Egli, in queste opere, rappresenta il prodotto ancora informe e incompiuto di una società che ha posto appena le premesse del capitalismo. Verga riespone il rapporto originario fra imprenditori e sfruttati e lo conduce a riconoscere le lotte sociali nella misura e nel valore in cui esse appaiono ai suoi personaggi. Verga avverte in primo luogo la mancanza di protezione che la società borghese può offrire e, più in generale, il costante pericolo cui sono esposti i tentativi di raggiungere la piena espressione dell’individualità.
Sulla stessa lunghezza d’onda si presenta la visione pascaliana di un’Italia “tutta proletaria” per combattere lo sfruttamento europeo, per imporsi al rispetto internazionale, per migliorare le proprie condizioni attraverso la conquista coloniale. Un modo di ragionare che indusse Gramsci a definirlo “un colonialista di programma”. In tutte queste circostanze è mancata, sia pure a tratti, la fedeltà del traduttore. Se gli eroi, in questa fattispecie, furono grandi e silenziosi, non fu altrettanto eloquente chi avrebbe dovuto accendere negli italiani il sacro fuoco dell’amore patrio e dei diritti nel consorzio europeo. Noi abbiamo fatto scempio di quel sentimento e di quella fede per fare in modo che i nostri figli e i figli dei nostri figli, dal giorno dell’unità a oggi e per un domani prossimo venturo, potessero venerare, custodire e rendere qual è, in effetti, la forza e la grandezza di un messaggio tenuto alto e solenne dai nostri vati. Quest’amarezza non è sola dei giorni nostri. Già allora nei suoi scritti Mazzini lasciava trasparire un certo disagio. Egli, infatti, scriveva: “…. Quanto alle cose d’Italia in generale sono nauseato; nauseato della tattica sostituita all’iniziativa e alla moralità; nauseato della passività del popolo italiano, cominciando da noi; nauseato del vedere ripetere da tutti quasi che la turpe, vigliacca vendita di Nizza e Savoia è un fatto compiuto e che il Parlamento deve con dolore ratificarlo, come il Re lo ha con dolore concesso, come Cavour lo concedeva con dolore a Plombiéres, nauseato di tutto e di tutti. Sono canuto, affranto; non vivrò più lungo tempo: lascia, dunque, che non potendo far altro, io affermi almeno la verità”. (Riccardo Alfonso)

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La realtà del servizio sanitario nazionale

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

Questa realtà è caratterizzata da un evidente fenomeno: il bisogno di salute supera le risorse disponibili. Tale situazione è generata da una serie di fattori concomitanti:
• l’invecchiamento della popolazione,
• la crescita del peso delle patologie croniche,
• inadeguati investimenti nella prevenzione,
• lo sviluppo di terapie più complesse,
• l’aspettativa dei pazienti di una migliore qualità del servizio assistenziale,
• la mancanza di strumenti di controllo e di gestione necessari per l’analisi e la programmazione dei servizi da erogare,
• l’eccessivo bisogno di autoaffermazione degli stakeholders,
• la scarsità di risorse finanziarie conseguenza dell’enorme debito pubblico.
In uno scenario così complesso e con un finanziamento puntualmente inferiore alla spesa preventivata, le Istituzioni devono affrontare lo spinoso compito di stabilire le “priorità” e cioè il modo migliore di investire le risorse disponibili. In questo contesto la Socitel – Società Italiana di Telemedicina, si propone come soggetto determinato a verificare e sperimentare le potenzialità offerte dal progresso scientifico-tecnologico in campo medico-sanitario suggerendo, attraverso dati, studi e standard operativi derivanti dalle sperimentazioni, riscontri utili per la valutazione dell’investimento in telemedicina. Lo fa avvalendosi della capacità di esperti che operano nel settore della sanità, dell’economia sanitaria e dell’ICT. La Socitel riesce così a individuare i seguenti obiettivi:
• facilitare l’accesso alle strutture sanitarie specialistiche ai pazienti distanti da ospedali e case di cura;
• collaborare con altre associazioni scientifiche, con imprese e con strutture sanitarie, sia pubbliche sia private, allo scopo di elaborare progettualità che implementano telemonitoraggio, teleassistenza, teleconsulto, teledidattica e tutti i potenziali servizi legati alla telemedicina;
• collaborare con il Ministero della Salute, le Regioni, le Aziende Sanitarie Locali e altri Organismi e Istituzioni Sanitarie pubbliche per elaborare linee guida utili alle applicazioni dei servizi di tele-medicina;
• collaborare con associazioni e organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti dei malati, degli anziani e dei disabili allo scopo di elaborare progettualità che, per mezzo della telemedicina e della teleassistenza, producano un miglioramento della qualità di vita dei pazienti;
• promuovere studi clinici, ricerche scientifiche finalizzate e rapporti di collaborazione con altre società e organismi scientifici.
A questo riguardo il direttore dei centri studi Fidest Riccardo Alfonso sulle tematiche riguardanti la sanità precisa: “Esistono delle potenziali possibilità per ridurre i costi della sanità senza per questo diminuire il livello qualitativo delle prestazioni, anzi migliorandole”. Sembra la quadratura del cerchio. In realtà alcuni correttivi sono possibili e praticabili da subito. Basta averne la determinazione politica e la capacità di raccogliere consensi parlamentari trasversali poiché il mondo della sanità è letteralmente circondato, per non dire attraversato, da forti interessi lobbistici. “Penso – osserva il direttore del Centro – alla disciplina dell’attività trasfusionale al monouso dei farmaci, all’attribuzione di nuovi compiti ai medici di base ecc.”
Da parte mia – soggiunge – ho attivato due centri di cui uno è denominato Centro studi sociali intendendo con ciò coniugare la medicina al sociale e un secondo con l’acronimo Asocast ageing society per approfondire le tematiche della terza età.Tutte queste iniziative e altre si sono scontrate, inevitabilmente, con una cultura votata alla conservazione come dire chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia ma non sa quel che trova.
D’altra parte chi s’ingegna di trarre lauti profitti in campo sanitario, sa bene che solo attraverso una legislazione farraginosa e con sistemi di tutela insufficienti si può mestare nel torbido impunemente. Se poi sfioriamo appena la natura dei costi che gravano sul bilancio sanitario nazionale e il modo come si forma, a prescindere dall’altra pratica degli sprechi, delle truffe e degli appalti truccati dove alcune strutture pubbliche per acquistare una siringa pagano due euro contro i cinquanta centesimi di un’altra, si può avere chiara l’idea della confusione che esiste. E a volte diventa del tutto regolare se prendiamo per buono, quanto ci dicono i fornitori che sono diventati dei creditori che per avere il dovuto devono aspettare, se non certo anni di sicuro molti mesi con uno Stato che si rivela un pessimo pagatore. A questo punto l’unica strada che a loro resta è di rivalersi sui costi dell’unità prodotta.
Per non parlare di una sanità che deve fronteggiare il riacutizzarsi se non al cronicizzarsi di alcune malattie “ambientali” per il sistematico inquinamento atmosferico, l’avvelenamento delle falde acquifere e la scarsa attenzione che si ripone sulla qualità dei prodotti alimentari.
Altri oneri derivano, ad esempio, dall’infortunistica stradale. La spesa dovrebbe essere cari-cata per intero sulle società assicuratrici e invece si evita facendo così mancare un buon introito compensativo.
Manca, e qui aggiungo la ciliegia sulla torta della disfunzione sanitaria, una forte capacità organizzativa e una visione d’insieme dell’assistenza e soprattutto nel mancato rendersi conto che risparmiare si può e si deve e che alla fine si può andare a regime assicurando migliori servizi e introducendo tecniche d’intervento più efficaci e risolutive. Basta guardarci intorno con l’occhio del costruttore e non di quello del distruttore. (Servizio Fidest)

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Un nuovo modello di medicina

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

Se ci limitiamo a osservare quanto accade nei nosocomi italiani e le metodiche adottate sia dal punto di vista della prestazione sanitaria sia alberghiera, ci chiediamo se sia possibile adottare un modulo diverso per favorire un percorso virtuoso dell’assistenza che tenga in maggior conto il valore della persona e il suo rapporto con i suoi nuovi soggetti: medici, infermieri, personale ausiliario e amministrativo. L’Italia, nello specifico, ha già fatto una scelta di campo con l’assistenza universale affermando la necessità che tutti possano accedervi, a prescindere dalle loro condizioni economiche. Ciò comporta, ovviamente, un costo sociale non indifferente. Lungo questo tragitto “virtuoso” si frappongono, in aggiunta, vari ostacoli. Essi sono ascrivibili non tanto e non solo alla qualità delle prestazioni ma al modo come sono effettuate e ai tempi richiesti, oltre all’utilizzo di personale, in particolare infermieristico specializzato.
A questo punto ci chiediamo se fermo restando la prestazione universalistica non si possa fare di meglio e di diverso. Questo tracciato non solo è auspicabile ma, a mio avviso, è possibile praticarlo se partiamo dall’idea che la prevenzione è la risposta più adeguata per una migliore razionalizzazione delle risorse, per evitare gli sprechi, per favorire l’interdisciplinarietà delle pratiche mediche, il lavoro clinico di ricerca.
In questo caso tutta la filiera assistenziale dovrebbe essere rivista e adeguata a un assunto che vada oltre i tempi di attesa per interventi o controlli di qualsivoglia natura e ponga al centro dell’interesse condiviso sia il malato, cronico o acuto, sia gli altri soggetti che vi ruotano attorno. Un check-up generalizzato dovrebbe permetterci l’esistenza di centri di eccellenza e interdisciplinari che offrano una visione d’insieme delle prestazioni sanitarie e prevedere, invece, altri moduli capaci di adottare terapie ad hoc in casi accertati per i trattamenti mirati. D’altra parte avere circa cento specialità e lasciarle a se stesse senza prevedere una sintesi nel processo terapeutico è un aspetto deformante della medicina che non si può accettare. Ora se questo discorso è possibile affrontarlo senza pregiudizi, prevenzioni o chiusure corporative o interessi di bottega dalla farmaceutica alle imprese produttrici di strumentazioni e apparecchiature sanitarie, di certo potremmo ottenere una risposta capace d’inquadrare meglio le opportunità e anche correggere gli aspetti negativi che ne potrebbero derivare e apporvi possibili correttivi. Sicuramente è suggestiva l’idea che vi sia, nella costanza della vita di ogni individuo, la possibilità di un controllo continuo, quasi automatico, delle sue condizioni di salute. Sarebbe finalizzato a prevenire qualsiasi alterazione del suo status fisico e mentale con una metodica attenta e scrupolosa che permetta, di conseguenza, di avvertire in tempi utili taluni processi degenerativi asintomatici e dai quali possono derivarne effetti perversi e debilitanti e conseguenti percorsi lungodegenziali con l’adozione di farmaci costosi e frequentazioni in centri di riabilitazione motoria e neuronale.
Se i critici o anche i burocrati obiettassero che l’Italia non sarebbe in grado di sobbarcarsi un costo per la prevenzione medica che riguardi tutta la popolazione, dovremmo loro chiedere cosa risparmierebbero evitando di curare a posteriori.
Apriamo un dibattito che sappia coinvolgere uomini e donne di scienza medica e i politici, ma anche sociologi e antropologi. Apriamo il discorso ai media e, tramite loro, all’opinione pubblica affinché si prenda coscienza che è possibile andare oltre l’assistenza universale prevedendo una “prevenzione universale”. Essa oggi è più necessaria che in passato poiché numerose e subdole sono le minacce, per la nostra salute, che ci attraversano e che non vi sono più confini che possono frenare le pandemie o qualsiasi altro pericolo: pensiamo al nucleare ma anche agli agenti chimici irrorati sul terreno a uso agricolo ecc. e che espongono il nostro corpo a infiltrazioni infettive sempre più massive e devastanti. (Riccardo Alfonso)

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Ortaggi agli ormoni

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

Gli ortaggi sono trattati con fitoregolatori cioè con ormoni vegetali: auxine, gibberelline e citochinine. Peperoni, melanzane e carciofi che paiono un trionfo dell’abbondanza: belli, colorati, enormi. Il consumatore non sa che questi prodotti sono trattati con ormoni, che possono esplicare la loro azione anche dopo l’acquisto. Non c’è da meravigliarsi dunque che un bel peperone, acquistato al mercato e portato a casa, continui a crescere.
Non è un miracolo ma l’attività dei fitormoni che, irrorati sugli ortaggi, ne stimolano l’accrescimento anche dopo la raccolta. Il consumatore che non vuole “gustare” verdure gonfiate agli ormoni, può adottare alcune semplici precauzioni che vogliamo suggerire.
Innanzi tutto consumare i prodotti di stagione. Che senso ha, infatti, mangiare i peperoni o le melanzane nella stagione invernale quando madre natura li fa maturare in estate? Consigliamo anche di acquistare frutta e verdura che abbiano il marchio “da agricoltura biologica”: la natura ringrazierà perché sarà liberata dalle sostanze chimiche di sintesi. Vi sono in commercio anche prodotti definiti “organici”, “biodinamici” e “da lotta integrata”, che non hanno una regolamentazione legislativa, come quelli da agricoltura, ma si rifanno a disciplinari che riguardano le tecniche di coltivazione, l’uso di concimi naturali e la riduzione dei trattamenti parassitari, integrati dall’uso di insetti predatori dei parassiti. Attenzione al termine “verde”, che si trova in molte confezioni: non ha alcun significato, è solo pubblicità. (fonte aduc)

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Cos’è l’atassia di Friedreich

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

L’Atassia di Friedreich (AF) è dovuta alla mancanza della proteina mitocondriale denominata fratassina che induce degenerazione dei fasci spinocerebellari del midollo spinale provocando atassia (mancanza di coordinazione nei movimenti). Si manifesta generalmente tra l’età scolare e i venticinque anni di età, più raramente (in circa il 15% dei casi) in età più avanzata. Le prime manifestazioni comportano difficoltà nell’equilibrio e nella coordinazione motoria. Non è raro che le persone affette da AF debbano ricorrere entro una decina d’anni dal suo esordio all’uso di una sedia a rotelle.
Le persone colpite dall’AF hanno un’intelli-genza del tutto normale, possono dedicarsi a qualsiasi attività o lavoro intellettivo e avere una normale vita di relazione. La malattia si trasmette geneticamente con modalità autosomica recessiva. Se i genitori sono entrambi portatori sani, la proba-bilità di trasmettere la malattia è del 25% a ogni gravidanza. l’AF colpisce così dei bambini o degli adolescenti ogni 50000.
La diagnosi si effettua con uno specifico test di indagine genetica E’ inoltre possibile indivi-duare i portatori sani e effettuare diagnosi prenatale.
Esiste una terapia? Nonostante le nume-rose ricerche, ora non è disponibile una cura efficace e gli approcci terapeutici a oggi esistenti sono in grado di trattare esclusivamente i sintomi. Risulta, pertanto, importante l’aiuto che i pazienti possono ricevere dal supporto fisioterapico e dagli ausili. (Lancio Fidest)

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I prodromi dell’unità italiana e il veleno del razzismo e del classismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

Così mentre, nel diciannovesimo secolo, si costruisce l’avvenire di una nazione s’inocula, al tempo stesso, un vecchio veleno, con le teorie razziali. E’ quello che la borghesia, costretta a difendersi dagli assalti proletari, rispolvera dall’antica contesa con la nobiltà e che ora si predispone a estenderne la portata contro le classi inferiori e così operando manifesta il primo tradimento dei propri rivoluzionari principi di eguaglianza. E’ il tempo in cui i rapporti sociali si snaturano. E’ soppresso il tempo libero per i lavoratori, s’instaura il divieto per i lavoratori di allontanarsi dalla città dove ha sede l’opificio, si mette in atto il genocidio dei bambini impiegati dall’industria. Nel 1840 l’industria serica lombarda sottopone al lavoro, spesso mortale, della torcitura quindicimila bambini poveri. I dati sono raccolti da Sacchi in un’inchiesta svolta con Ilarione Petitti verso la metà del secolo XIX. In Inghilterra è adottata una legge che vieta di recare assistenza alle famiglie povere nelle quali c’è anche un solo bambino sano e in grado di lavorare. Sono le parole di Balzac ne “Le illusioni perdute” ad indurre Lukàcs a scrivere: “non sono soltanto quelle delle energie nate dalla Rivoluzione e distrutte dalla Restaurazione. In senso più ampio sono quelle dei borghesi che inesorabilmente procedono alla capitalizzazione e allo sfruttamento capitalistico di tutti gli elementi umani, dall’arte al sentimento nazionale, dalla letteratura alla gloria. Tutto è ridotto o riducibile a merce, tutto acquista un suo valore economico, e tutto viene prodotto in scala industriale”. Ed è proprio lo sviluppo industriale, nella Francia balzacchiana, così avanzato da far cadere le illusioni che ancora si radicano in Italia. Sta di fatto che la letteratura italiana si rende interprete degli interessi industriali e si profonde a raccomandare agli operai “docilità” e “rassegnazione”. La stessa cosa la cercavano gli industriali istituendo il cosiddetto “Libretto di scorta” dove ciascun operaio doveva mostrare, all’atto dell’assunzione, che nei suoi precedenti lavori aveva fornito prova di “mitezza”. Mi suona oggi persino stonato il fatto che contraddicendo se stessa la borghesia, alla vigilia del ’48, chiese l’appoggio delle plebi, soprattutto di quelle operaie per una rivoluzione che si volle popolare e dove al suo interno si manifestava ben poca “docilità” per i poteri costituiti. Fu, infatti, un’arma a doppio taglio. Già nel 1842 David Levi scrisse il componimento poetico Fantasmi e lo definisce “la prima lirica socialistica che suona nella lingua italiana” mentre nel 1848 scese in campo per appoggiare politicamente il moto operaio tanto da preoccupare persino Giuseppe Mazzini. L’operaio non è più un essere inferiore, non è più il frutto del pregiudizio borghese. Fu un atto di consapevolezza nel rendersi conto che il Risorgimento non si sarebbe compiuto, né la nazione avrebbe potuto dirsi veramente unita, se le classi sociali non collaborano tra loro uscendo dal ghetto dei loro interessi particolari. Fu così vero che l’unità nazionale raggiunta rischiò di perdere la sua carica ideale nel momento in cui la borghesia industriale ed economica italiana cercarono in tutti i modi di cancellare il contributo offerto dal proletariato. Non era più possibile frenare la loro prepotente voglia di emancipazione rispolverando i vecchi temi letterari di “patria e onore, di sacrificio e dedizione”.
Indicativo, a mio avviso, è stato quanto ebbe a scrivere a proposito dell’Italia Fëdor Michailovic Dostoevskij: “Per duemila anni l’Italia ha portato in sé un’idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, non la speculazione di una mente di gabinetto, ma un’idea reale, organica, frutto della vita della nazione, frutto della vita del mondo per l’idea dell’unione di tutto il mondo, da principio quella romana antica, poi la papale. I popoli cresciuti e scomparsi in questi due millenni e mezzo in Italia comprendevano che erano i portatori di un’idea universale, e quando non lo comprendevano, lo sentivano e lo presentivano. La scienza, l’arte, tutto si rivestiva e penetrava di questo significato mondiale. Ammettiamo pure che questa idea mondiale, alla fine, si era logorata, stremata ed esaurita (ma è stato proprio così?) ma che cosa è venuto al suo posto, per che cosa possiamo congratularci con l’Italia, che cosa ha ottenuto di meglio dopo la diplomazia del conte di Cavour? È sorto un piccolo Regno Unito di second’ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale, cedendola al più logoro principio borghese — la trentesima ripetizione di questo principio dal tempo della prima rivoluzione francese — un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un’unità meccanica e non spirituale (cioè non l’unità mondiale di una volta) e per di più pieno di debiti non pagati e soprattutto soddisfatto del suo essere un regno di second’ordine. Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del conte di Cavour!” In proposito Francesco Proto Carafa, duca di Maddaloni fu ancora più incisivo nel suo giudizio scrivendo che “Intere famiglie veggonsi accattar l’elemosina; diminuito, anzi annullato il commercio; serrati i privati opifici. E frattanto tutto si fa venir dal Piemonte, persino le cassette della posta, la carta per gli uffici e per le pubbliche amministrazioni. Non vi ha faccenda nella quale un onest’uomo possa buscarsi alcun ducato che non si chiami un piemontese a sbrigarla. Ai mercanti del Piemonte si danno le forniture più lucrose: burocrati di Piemonte occupano tutti i pubblici uffizi, gente spesso ben più corrotta degli antichi burocrati napoletani. Anche a fabbricar le ferrovie si mandano operai piemontesi i quali oltraggiosamente pagansi il doppio che i napoletani. A facchini della dogana, a camerieri, a birri vengono uomini del Piemonte.
Questa è invasione non unione, non annessione! Questo è voler sfruttare la nostra terra di conquista. Il governo di Piemonte vuol trattare le province meridionali come il Cortez ed il Pizarro facevano nel Perù e nel Messico, come gli inglesi nel regno del Bengala”.
E Luigi Einaudi ammette: “Sì, è vero, noi settentrionali abbiamo contribuito qualcosa di meno e abbiamo profittato qualcosa di più delle spese fatte dallo Stato italiano, peccammo di egoismo quando il settentrione riuscì a cingere di una forte barriera doganale il territorio e ad assicurare così alle proprie industrie il monopolio del mercato meridionale”.
Giustino Fortunato a sua volta scrivendo a Pasquale Villari sottolineava con amarezza il suo punto di vista: “L’Unità d’Italia è stata, purtroppo, la nostra rovina economica.
Noi eravamo, nel 1860, in floridissime condizioni per un risveglio economico, sano e profittevole. L’unità ci ha perduti. E come se questo non bastasse, è provato, contrariamente all’opinione di tutti, che lo Stato italiano profonde i suoi benefici finanziari nelle province settentrionali in misura ben maggiore che nelle meridionali”. (Riccardo Alfonso)

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L’unità dell’Italia passa attraverso accesi conflitti economici

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

La stessa idea, infatti, di avere un’Italia unita non ebbe precise caratteristiche nazionalistiche, ma fu dettata da ragioni economiche. La nuova borghesia industriale lombarda voleva riscattarsi dalle vessazioni imposte dallo sfruttamento austriaco trasformando la lotta per l’evoluzione economica in lotta politica. Scrive a questo riguardo Rodolfo Morandi: “Essa promuoveva i suoi interessi economici al grado d’interessi generali della società italiana, cioè identificando questa società in se stessa, ne confondeva i valori e la somma dei bisogni nella propria bramosia di potere e di guadagno”. Questo “spirito capitalistico” trovò il suo elemento di forza prima nel mondo industriale lombardo e poi con borghesia industriale toscana ma su basi di potenza diversa per merito del granducato di Toscana e le sue leggi liberali tanto che gli uomini politici stranieri, come il principe Metternich o l’industriale inglese Riccardo Cobden, parlarono della Toscana come di uno stato miracolo. (Riccardo Alfonso)

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Presentazione Quartieri dell’Arte 2018

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

Roma Martedì 21 agosto alle ore 11.00 Palazzo Falletti (Sala dei Cherubini) Via Panisperna 207 conferenza stampa di presentazione della ventiduesima edizione del Festival Quartieri dell’Arte
In scena – tra il 26 agosto e il 24 ottobre – Muta Imago, Teatro Reale di Zetski Dom (Montenegro), La Fura dels Baus (Spagna), Westerdals (Svezia), Taide Yliopisto (Finlandia), il Mozarteum di Salisburgo e l’Accademia Teatrale di Varsavia. Tra gli autori e i registi presenti, Arpad Schilling, Gian Maria Cervo e i Fratelli Presnyakov (Russia), Joele Anastasi, Danielle Pearson (Gran Bretagna), Rasim Erdem Avsar (Turchia), Emily Gillmor Murphy (Irlanda), Marco Lucchesi, Albert Bienvenue Akoha (Benin) e Lorenzo D’Amico de Carvalho. Accademia Nazionale di San Luca e Venerabile Collegio Inglese collaborano con opere e oggetti delle loro collezioni, molti dei quali mai esposti prima, all’allestimento della mostra “Reginald Pole, tra Michelangelo e Shakespeare” (14 ottobre 2018 / 6 gennaio 2019) Tra le figure celebrate quest’anno, Juan Rodolfo Wilcock, nel centenario della nascita L’immagine ufficiale del Festival è firmata dal fotografo italo-palestinese Mustafa Sabbagh

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L’Italia unitaria tra il dire e l’essere

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

E’ diventata una specie d’operazione chirurgica avvenuta all’insaputa del paziente. Dopo gli effetti post-operatori questi si è accorto che l’appartenenza o meno al regno borbonico o a quello sabaudo nulla ha cambiato alla propria condizione sociale. Povero era e povero è rimasto. Illuso era e illuso resta per una crescita economica ed industriale promessa dai soliti imbonitori di turno e persino pagata in anticipo, e regolarmente disattesa. Penso alla Casa del Mezzogiorno.
Fu un progetto sbandierato per decenni e ora si rende conto, finalmente, che quest’illusione è la sola realtà che lo fa convivere con il suo passato. L’Italia è stata a lungo mutilata nella sua identità nazionale. Ricordiamo le invasioni barbariche, Brenno, Pirro, Annibale, le disfatte alla Trebbia, Trasimeno e a Canne, le irruzioni galliche con il conseguente assedio di Roma, le lotte civili dei Gracchi fino a Mario e Silla, la corruzione, il dispotismo, l’impero in balia dei pretoriani, il suo triste dissolvimento, le successive invasioni di Attila con gli Unni, dei Goti, dei Greci con a capo Bellisario e Narsete, dei Longobardi con Alboino e di Franchi, la inframmettenza del potere temporale dei Papi effettuata da Pipino e da Carlo Magno, le guerre e le feroci conquiste fatte dagli angioini, dagli spagnoli, le devastazioni, i vili saccheggi e gli incendi subiti al tempo del Barbarossa. Altre mortali ferite furono inferte dalle guerre avvenute fra Carlo V e Francesco I, le ignominie dei Borgia, le lotte fra le fazioni Guelfa e Ghibellina. Quant’acqua è passata sotto i ponti dell’Arno sino a sfociare in mare quando Dante, con il fervore della propria fede, auspicò l’unità d’Italia? Questi con Macchiavelli, Mazzini e molti altri incarnarono quel vaticinio in apostolato. Oggi dovrebbero rivoltolarsi nelle loro tombe per assistere allo scempio di una nazione che si volle unita senza ideali e senza consentirle di sbocciare in una coscienza politica comune. (Riccardo Alfonso)

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