Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Esposto nell’atrio di corso Inghilterra un raro esemplare imbalsamato di gipeto

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

Torino. Era stato trovato morto a Novalesa. Palanfré, una femmina di gipeto nata in cattività e che è stata trovata morta lo scorso marzo a Novalesa, da oggi ha una nuova casa nell’atrio del Palazzo di corso Inghilterra della Città metropolitana di Torino, dove potrà essere ammirata dai cittadini.Il gipeto, che è stato trattato tassidermicamente –cioè imbalsamato- è ospitato in una grande teca e fa da testimonial al progetto “Salviamoli insieme” per la tutela della fauna selvatica. È un esemplare raro, non solo perché i gipeti non sono molto diffusi sul nostro territorio, ma anche perché raramente è possibile vederne di imbalsamati in musei e collezioni.
A marzo gli agenti faunistico-ambientali del Servizio tutela della fauna e della flora della Città metropolitana di Torino sono stati avvisati da un cittadino della presenza di un grosso uccello morto nel territorio del comune di Novalesa.Giunti sul posto gli agenti si sono trovati davanti a un esemplare di gipeto (“Gypaetus barbatus” è il nome scientifico) conosciuto anche come “avvoltoio degli agnelli”, purtroppo deceduto.L’esame degli anelli inamovibili posti sulle zampe del volatile ha consentito di identificarlo: si tratta di Palanfrè, una femmina nata in cattività nel febbraio del 2004 nell’ambito del progetto internazionale di ripopolamento del gipeto, promosso dalla Vulture Conservation Foundation. UUna volta svezzata, la giovane femmina di gipeto era stata liberata nei presso della borgata Palanfrè, nel territorio del Comune di Vernante, nella cuneese Valle Vermenagna. L’esemplare si era successivamente stabilito in Valle di Susa e lo si poteva notare sovente veleggiare sulle cime del gruppo del Rocciamelone.
Il gipeto è il più grande rapace presente nelle Alpi Occidentali. È un Vulturide che si ciba di ossa, che porta a grandi altezze per poi farle cadere sulle rocce in modo da frantumarle e poterle ingoiare.

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