Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 328

La realtà del servizio sanitario nazionale

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

Questa realtà è caratterizzata da un evidente fenomeno: il bisogno di salute supera le risorse disponibili. Tale situazione è generata da una serie di fattori concomitanti:
• l’invecchiamento della popolazione,
• la crescita del peso delle patologie croniche,
• inadeguati investimenti nella prevenzione,
• lo sviluppo di terapie più complesse,
• l’aspettativa dei pazienti di una migliore qualità del servizio assistenziale,
• la mancanza di strumenti di controllo e di gestione necessari per l’analisi e la programmazione dei servizi da erogare,
• l’eccessivo bisogno di autoaffermazione degli stakeholders,
• la scarsità di risorse finanziarie conseguenza dell’enorme debito pubblico.
In uno scenario così complesso e con un finanziamento puntualmente inferiore alla spesa preventivata, le Istituzioni devono affrontare lo spinoso compito di stabilire le “priorità” e cioè il modo migliore di investire le risorse disponibili. In questo contesto la Socitel – Società Italiana di Telemedicina, si propone come soggetto determinato a verificare e sperimentare le potenzialità offerte dal progresso scientifico-tecnologico in campo medico-sanitario suggerendo, attraverso dati, studi e standard operativi derivanti dalle sperimentazioni, riscontri utili per la valutazione dell’investimento in telemedicina. Lo fa avvalendosi della capacità di esperti che operano nel settore della sanità, dell’economia sanitaria e dell’ICT. La Socitel riesce così a individuare i seguenti obiettivi:
• facilitare l’accesso alle strutture sanitarie specialistiche ai pazienti distanti da ospedali e case di cura;
• collaborare con altre associazioni scientifiche, con imprese e con strutture sanitarie, sia pubbliche sia private, allo scopo di elaborare progettualità che implementano telemonitoraggio, teleassistenza, teleconsulto, teledidattica e tutti i potenziali servizi legati alla telemedicina;
• collaborare con il Ministero della Salute, le Regioni, le Aziende Sanitarie Locali e altri Organismi e Istituzioni Sanitarie pubbliche per elaborare linee guida utili alle applicazioni dei servizi di tele-medicina;
• collaborare con associazioni e organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti dei malati, degli anziani e dei disabili allo scopo di elaborare progettualità che, per mezzo della telemedicina e della teleassistenza, producano un miglioramento della qualità di vita dei pazienti;
• promuovere studi clinici, ricerche scientifiche finalizzate e rapporti di collaborazione con altre società e organismi scientifici.
A questo riguardo il direttore dei centri studi Fidest Riccardo Alfonso sulle tematiche riguardanti la sanità precisa: “Esistono delle potenziali possibilità per ridurre i costi della sanità senza per questo diminuire il livello qualitativo delle prestazioni, anzi migliorandole”. Sembra la quadratura del cerchio. In realtà alcuni correttivi sono possibili e praticabili da subito. Basta averne la determinazione politica e la capacità di raccogliere consensi parlamentari trasversali poiché il mondo della sanità è letteralmente circondato, per non dire attraversato, da forti interessi lobbistici. “Penso – osserva il direttore del Centro – alla disciplina dell’attività trasfusionale al monouso dei farmaci, all’attribuzione di nuovi compiti ai medici di base ecc.”
Da parte mia – soggiunge – ho attivato due centri di cui uno è denominato Centro studi sociali intendendo con ciò coniugare la medicina al sociale e un secondo con l’acronimo Asocast ageing society per approfondire le tematiche della terza età.Tutte queste iniziative e altre si sono scontrate, inevitabilmente, con una cultura votata alla conservazione come dire chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia ma non sa quel che trova.
D’altra parte chi s’ingegna di trarre lauti profitti in campo sanitario, sa bene che solo attraverso una legislazione farraginosa e con sistemi di tutela insufficienti si può mestare nel torbido impunemente. Se poi sfioriamo appena la natura dei costi che gravano sul bilancio sanitario nazionale e il modo come si forma, a prescindere dall’altra pratica degli sprechi, delle truffe e degli appalti truccati dove alcune strutture pubbliche per acquistare una siringa pagano due euro contro i cinquanta centesimi di un’altra, si può avere chiara l’idea della confusione che esiste. E a volte diventa del tutto regolare se prendiamo per buono, quanto ci dicono i fornitori che sono diventati dei creditori che per avere il dovuto devono aspettare, se non certo anni di sicuro molti mesi con uno Stato che si rivela un pessimo pagatore. A questo punto l’unica strada che a loro resta è di rivalersi sui costi dell’unità prodotta.
Per non parlare di una sanità che deve fronteggiare il riacutizzarsi se non al cronicizzarsi di alcune malattie “ambientali” per il sistematico inquinamento atmosferico, l’avvelenamento delle falde acquifere e la scarsa attenzione che si ripone sulla qualità dei prodotti alimentari.
Altri oneri derivano, ad esempio, dall’infortunistica stradale. La spesa dovrebbe essere cari-cata per intero sulle società assicuratrici e invece si evita facendo così mancare un buon introito compensativo.
Manca, e qui aggiungo la ciliegia sulla torta della disfunzione sanitaria, una forte capacità organizzativa e una visione d’insieme dell’assistenza e soprattutto nel mancato rendersi conto che risparmiare si può e si deve e che alla fine si può andare a regime assicurando migliori servizi e introducendo tecniche d’intervento più efficaci e risolutive. Basta guardarci intorno con l’occhio del costruttore e non di quello del distruttore. (Servizio Fidest)

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