Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

L’Italia unitaria tra il dire e l’essere

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

E’ diventata una specie d’operazione chirurgica avvenuta all’insaputa del paziente. Dopo gli effetti post-operatori questi si è accorto che l’appartenenza o meno al regno borbonico o a quello sabaudo nulla ha cambiato alla propria condizione sociale. Povero era e povero è rimasto. Illuso era e illuso resta per una crescita economica ed industriale promessa dai soliti imbonitori di turno e persino pagata in anticipo, e regolarmente disattesa. Penso alla Casa del Mezzogiorno.
Fu un progetto sbandierato per decenni e ora si rende conto, finalmente, che quest’illusione è la sola realtà che lo fa convivere con il suo passato. L’Italia è stata a lungo mutilata nella sua identità nazionale. Ricordiamo le invasioni barbariche, Brenno, Pirro, Annibale, le disfatte alla Trebbia, Trasimeno e a Canne, le irruzioni galliche con il conseguente assedio di Roma, le lotte civili dei Gracchi fino a Mario e Silla, la corruzione, il dispotismo, l’impero in balia dei pretoriani, il suo triste dissolvimento, le successive invasioni di Attila con gli Unni, dei Goti, dei Greci con a capo Bellisario e Narsete, dei Longobardi con Alboino e di Franchi, la inframmettenza del potere temporale dei Papi effettuata da Pipino e da Carlo Magno, le guerre e le feroci conquiste fatte dagli angioini, dagli spagnoli, le devastazioni, i vili saccheggi e gli incendi subiti al tempo del Barbarossa. Altre mortali ferite furono inferte dalle guerre avvenute fra Carlo V e Francesco I, le ignominie dei Borgia, le lotte fra le fazioni Guelfa e Ghibellina. Quant’acqua è passata sotto i ponti dell’Arno sino a sfociare in mare quando Dante, con il fervore della propria fede, auspicò l’unità d’Italia? Questi con Macchiavelli, Mazzini e molti altri incarnarono quel vaticinio in apostolato. Oggi dovrebbero rivoltolarsi nelle loro tombe per assistere allo scempio di una nazione che si volle unita senza ideali e senza consentirle di sbocciare in una coscienza politica comune. (Riccardo Alfonso)

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