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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

Le due dittature: nazisti e fascisti

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

Sembravano destinate a vivere insieme ricalcando gli stessi rituali politici, militari e d’immagine. Il fascismo, come lo fu anche per il nazismo, impose l’addestramento militare ai bambini e s’illuse di avere così trasformato l’Italia in una potenza militare di primo piano. La Germania, a sua volta, non si limitò alle grandi parate, ma aveva chiara l’idea che il suo posto nella storia poteva essere conquistato solo con la forza delle armi e per raggiungere un siffatto obiettivo era necessario avere un popolo preparato a dovere per tali cimenti.
Ciò non vuol dire, ovviamente, che il fascismo curasse solo la facciata. La prima palestra nella quale il Duce misurò la sua forza fu la conquista dell’Etiopia nel 1934.
L’anno successivo concluse con la Francia un patto contro la Germania e per la difesa dell’Austria. In quell’occasione Mussolini rimproverò alla Germania e al Giappone di tentare di dominare il mondo. Questa tattica gli permise di conquistare l’Etiopia senza che l’Inghilterra e la Francia intervenissero nel timore di gettare tra le braccia di Hitler il dittatore italiano.
Ma il cambiamento di rotta avvenne lo stesso. Nella notte del 6 maggio del 1939 Mussolini svegliò Ciano, suo genero e Ministro degli Esteri, che dormiva nella sua camera all’albergo Continental di Milano, per proporgli l’indomani stesso, durante il già fissato incontro con il ministro tedesco Ribbentrop, un’alleanza indissolubile che fu definita dalla propaganda fascista “patto d’acciaio” tra la Germania, l’Italia e il Giappone.
Taluni osservatori dell’epoca la ritennero un’iniziativa assunta in seguito allo scarso entusiasmo popolare per la visita in Italia del Ministro degli esteri nazista e che aveva profondamente infastidito Mussolini, anche perché la stampa francese vi aveva dato un notevole risalto.
Lo stesso Ciano non si aspettava quest’improvvisa decisione, dopo i tanti tentennamenti della vigilia. Sembrava un semplice incontro di routine tra due ministri degli esteri. Quella sera anche il menù fu ottimo ma frivolo (brodo ristretto, trota del Garda, filetto in crosta, fragole) e i commensali erano euforici e circondati da belle donne. Nulla lasciava immaginare che il Duce prendesse una tale decisione e così in fretta. Più realisticamente possiamo affermare che la causa scatenante risaliva al 15 marzo precedente, allorché i tedeschi invasero la Bosnia e sancirono, di fatto, la fine degli accordi di Monaco. Hitler aveva agito senza informare, se non a cose fatte, il suo “alleato” italiano, attraverso un messaggio orale recapitato dal principe d’Assia. In quell’occasione Mussolini non volle che la stampa ne fosse informata: “Gli italiani riderebbero di me, ogni volta che Hitler prende uno Stato mi manda un messaggio”. (Riccardo Alfonso)

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