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Archive for 19 agosto 2018

Nicholi Rogatkin vince il Red Bull Joyride ed entra nella storia dello Slopestyle

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

Battaglia epica con Rheeder, mentre tra gli italiani il migliore è Testa: rivivi lo show di Whistler su Red Bull TV.La battaglia che ha caratterizzato tutta la stagione tra Nicholi Rogatkin e Brett Rheeder ha raggiunto il suo culmine al Red Bull Joyride in un’edizione che resterà nella storia. Per la prima volta in assoluto, il circuito Crankworx ha assegnato la Triple Crown of Slopestyle. Il 22enne americano ha vinto per la prima volta a Whistler, in Canada, mandando in delirio più di 35.000 tifosi.
Rogatkin si è aggiudicato il primo posto con una run comprendente un 1080 collegato a un doppio backflip. Rheeder gli ha risposto con una serie di trick da applausi, peccando solo su un backflip tailwhip sull’ultimo drop. Il 25enne canadese si è rifatto nella seconda manche, ripetendo senza errori l’acrobazia che lo aveva tradito, e andando a conquistare l’hot seat.
Nonostante la pressione, Rogatkin è riuscito a migliorare le sue varianti per chiudere la gara in modo epico. In piedi fianco a fianco nel recinto finale, Rogatkin e Rheeder aspettavano il verdetto che avrebbe fatto la storia dello slopestyle. La giuria alla fine ha premiato l’americano con un punteggio di 96.50 contro i 94.50 del rivale canadese.
«Il Red Bull Joyride è uno di quegli eventi così divertenti da guardare e ancora più divertenti se ne fai parte. Una classica senza eguali, vincerla è un’emozione pazzesca» ha dichiarato Nicholi Rogatkin, che conquistando Whistler, dopo le tappe di Innsbruck e Les Gets diventa il primo atleta nella storia ad aggiudicarsi la Triple Crown of Slopestyle.
A completare il podio il 20enne tedesco Erik Fedko, che ha coronato un’incredibile stagione con il suo primo podio al Super Bowl dello slopestyle. Da segnalare anche la bella prestazione di Emil Johansson, che dopo essere stato costretto a saltare l’intera stagione a causa di un infortunio, è rientrato in pista con un promettente quarto posto.
Per quanto riguarda gli azzurri in gara, il migliore è stato Torquato Testa, che grazie alla seconda manche ha portato a casa 71.25 punti e un buon 7° posto. Diego Caverzasi invece si è dovuto accontentare del 13° posto dopo una brutta caduta a tre ore dalle finali che gli ha procurato la frattura del pollice destro. Il dolore non gli ha impedito di disputare il round decisivo della gara dei suoi sogni, ma purtroppo per lui ha decisamente compromesso la sua prova. Se ve lo foste perso, lo show integrale è disponibile in replay su Red Bull TV.

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Agosto nella Viterbo Sotterranea

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

E’ una Viterbo inedita e affascinante quella che si svela, ad agosto, nei nuovi percorsi sotterranei, recentemente aperti al pubblico nel capoluogo della Tuscia e situati nel suo cuore più antico. Le vie sotterranee si snodano lungo una vera e propria città parallela. La porta d’ingresso alla Viterbo Sotterranea è presso il punto d’incontro turistico “Tesori di Etruria”, che ha preparato tante novità per coloro che vorranno recarsi in visita, anche a Ferragosto, e godere appieno delle attrattive di Viterbo, una città che ammalia per la straordinaria ricchezza della sua storia. Una storia che rivive nei racconti guidati attraverso itinerari lungo il centro medievale, teatro di avvenimenti sconosciuti ai più, ma che ha visto il coinvolgimento di grandi personaggi del passato. Come alcuni protagonisti delle epiche crociate, che a Viterbo hanno sostato perdendo anche la vita in episodi avvolti nel mistero.
A Viterbo Sotterranea ci sono sicuramente tutti gli ingredienti per gustare una giornata di storia e mistero, sapientemente condotti dalle guide specializzate, che accompagnano i visitatori in un viaggio nella storia lungo 3000 anni.
Dalle origini etrusche ai cunicoli medievali, dai covi dei briganti ai rifugi antiaerei. Nelle viscere dei palazzi dell’antichissimo centro storico di Viterbo, si snodano una serie di gallerie, man mano rese accessibili dai lavori di scavo ancora in corso. Gallerie e cunicoli risalgono all’epoca etrusca e conducono ben oltre l’antica cinta muraria. I nuovi percorsi “underground” sono ambienti di grande suggestione che ammaliano i visitatori. Lo straordinario sito sotterraneo emoziona e stupisce i turisti non solo per la grandezza degli spazi, ma anche per la suggestione che gli stessi evocano grazie alla loro antica storia. Dai cunicoli etruschi a quelli medioevali, dai rifugi della seconda guerra mondiale allo “studiolo” realizzato all’epoca dai tombaroli, dalle cisterne etrusche per l’acqua alle condotte idriche etrusche, fino ad arrivare in un ambiente di grande fascino: il più antico luogo di culto, sotterraneo, del centro storico di Viterbo.Il periodo più glorioso di Viterbo risale al periodo etrusco ed al lontano Medioevo, quando fu scelta come sede papale. Attraverso i racconti guidati, i visitatori saranno accompagnati dalle guide turistiche di Viterbo attraverso un itinerario che si snoda tra vicoli, piazze, fontane, palazzi, chiese e torri. L’escursione è arricchita di simpatiche curiosità, interessanti aneddoti e misteriose leggende legate alla Viterbo etrusca e medioevale per accogliere e trasportare nel mondo antico anche i bambini attraverso percorsi emozionali che ammaliano pure i genitori. Nuovi appuntamenti che, anche ad agosto, vanno ad arricchire l’offerta di Tesori d’ Etruria e la sua Viterbo Sotterranea, diventati ormai un vero e proprio punto di riferimento culturale e di intrattenimento dell’antica città etrusca di Viterbo.
http://www.tesoridietruria.it

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Cinema: Federico Fellini in 35 mm

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

Dal 20 agosto al 23 settembre 2018 Fondazione Cineteca Italiana presso Cinema Spazio Oberdan di Milano presenta Federico Fellini in 35 mm.
A 25 anni dalla scomparsa (31 ottobre 1993) torniamo a rendere omaggio a Fellini, uno dei massimi registi della storia del cinema, punto di riferimento imprescindibile per l’evoluzione della settima arte, che con lui raggiunse vette inesplorate prima.Questa rassegna, che vede in programma 13 lungometraggi e due mediometraggi da film collettivi, intende essere occasione di ripensare e far scoprire agli spettatori più giovani un’opera che infatti, come accade solo ai classici, è davvero senza tempo. Con il passare degli anni i film di Fellini miscela visionaria ed esplosiva di realtà e immaginazione, non hanno perso un grammo del loro spesso immenso valore. Anzi, accade di rimanere ancor più stupefatti nel verificare come Fellini, eccelso esempio della modernità cinematografica, risulti oggi ancor più attuale di tanti anche importanti autori contemporanei.
Si parte dall’esordio come aiuto regista di Alberto Lattuata per Luci del varietà (1950) e dal primo lungometraggio con Alberto Sordi, Lo sceicco bianco (1952). Con l’attore si rinnova la collaborazione col grande successo dell’anno successivo, I vitelloni (1953). Del 1954 è il primo premio Oscar del regista, La strada, premio ottenuto anche con Le notti di Cabiria (1957). Nella rassegna immancabile anche La dolce vita (1960), Palma d’oro a Cannes e Oscar per i miglior costumi. Seguono poi Le tentazioni del dottor Antonio, episodio di Boccaccio ’70 (1962); il capolavoro 8 1/2 (1963), considerata una delle migliori pellicole cinematografiche di tutti i tempi; Toby Dammit, episodio del film Tre passi nel delirio (1968) e ispirato ai racconti di Edgar Allan Poe. Ancora, potrete vedere Fellini Satyricon (1969) ispirato all’omonima opera di Petronio; Roma (1972), presentato fuori concorso al 25° Festival di Cannes; il grandioso Amarcord (1973), presentato a Cannes e ritenuto uno dei 100 film italiani da salvare. Riferimenti letterari si trovano poi ne Il Casanova di Federico Fellini, mentre mostreremo anche La città delle donne (1980) che, presentato al Festival di Cannes, suscitò molte polemiche. La rassegna si conclude con l’ultimo film del regista, La voce della luna (1990), presentato anch’esso a Cannes.

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Il cinema di ZHANG YIMOU

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

Milano Dal 20 agosto al 9 settembre 2018 Fondazione Cineteca Italiana presso Cinema Spazio Oberdan di Milano presenta Il cinema di ZHANG YIMOU.
In 15 titoli, una retrospettiva dedicata al grande cinema di uno dei maggiori esponenti della “Quinta generazione”, che comprende quei registi cinesi raccoltisi intorno agli studi Xi’an fautori di un cinema animato dall’esigenza di libertà e di critica di un sistema politico totalitario fondato sulla repressione. Un cinema in cui la coraggiosa volontà di rinnovamento, descrizione e denuncia di una realtà schiava di tradizioni e precetti si fondono con la drammaticità, spesso sotto traccia ma sempre ben presente, del rapporto fra il singolo individuo e il potere. Il tutto in nome di un rigore estetico senza concessioni, improntato a una ricchezza cromatica mai gratuita in grado di catturare quasi magicamente lo sguardo e di comporre affreschi di folgorante densità umana.Il programma spazia nella filmografia del regista, mostrando sia le opere più acerbe che le più recenti. Partiamo da Sorgo rosso (1987), secondo lungometraggio del regista che ha vinto l’Orso d’oro al Festival del Cinema di Berlino nel 1988, per passare a Ju Dou (1990), presentato a Cannes. Del 1991 il film che lo ha consacrato Maestro del cinema, Lanterne rosse. Ancora, in programma i premiayi La storia di Qiu Ju (1992), Leone d’Oro al Festival del Cinema di Venezia e Vivere! (1994), Gran prix della giuria al Festival di Cannes; Keep Cool (1997); Non uno di meno (1999), Leone d’oro a Venezia e, dello stesso anno, La strada verso casa. La rassegna prosegue con le opere del XXI secolo, da La locanda della felicità (2001) e Hero (2002), passando per La foresta dei pugnali volanti (2004) e Mille miglia… lontano (2005), arrivando a pellicole più recenti come La città proibita (2006), Sangue facile (2007) – remake giapponese di Blood Simple dei fratelli Coen – e Lettere di uno sconosciuto (2014).

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Scuola: il Miur bacchettato da Corte dei Conti e Tar Lazio

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

La prima sollecitazione arriva dalla magistratura contabile che ha certificato dati significativi, lanciando l’allarme sulle supplenze: dei 154mila docenti di sostegno, un terzo (54mila) è in deroga; nella relazione si evidenzia che l’andamento è stato costantemente in crescita fino ad arrivare nel 2016 a 254.366 certificazioni che si sono tradotte in un costo annuo di circa 5,1 miliardi di euro, per una spesa media complessiva unitaria annua di circa 33 mila euro.Intanto, con ordinanza n. 4952/2018, il tribunale amministrativo chiede al ministro dell’Istruzione Marco Bussetti di fornire il numero di alunni disabili tra il 2012 e il 2017 e quello dei ricorsi subiti per mancata assegnazione dei docenti. Il contenzioso è stato promosso dai legali Anief che hanno assistito le famiglie per contestare le circolari n. 52/17 dell’Ufficio Scolastico per la Regione Sicilia e n. 16041/18 del Miur sul numero invariato dei 4.872 posti in deroga di sostegno assegnati per il prossimo anno scolastico, nonostante l’aumento di 724 iscrizioni di alunni con disabilità certificata. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): La Legge 128/2013 ancora oggi preclude la stabilizzazione di decine di migliaia di docenti specializzati, collocati su posti dell’organico di fatto, anziché di diritto: solo il 70% dell’organico risulta nei ruoli dello Stato, ma è quasi raddoppiato il numero di alunni con disabilità certificata, con un’incidenza di assunzioni bloccate che supera oramai le 50 mila unità. Dopo avere visto approvare, con la Buona Scuola e il dl 66/2017, una riforma del sostegno dannosa, ci ritroviamo con 100 mila insegnanti di sostegno di ruolo rispetto ai 150 mila: ciò accade per far prevalere le ragioni finanziarie rispetto al diritto allo studio. Il Miur negli ultimi anni ha tirato la corda oltre modo, tanto che ora il Tar del Lazio ci vuole vedere chiaro: dopo diverse sentenze, che danno un indennizzo alle famiglie per il mancato servizio pubblico necessario ai loro figli, i giudici chiedono una precisa istruttoria al Miur per capire per quale motivo, nonostante l’aumento degli alunni disabili, gli organici rimangono invariati. E per sapere quanto costa ai cittadini questo modo di procedere.

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Scuola: Pensioni, saltano quota 100 e 41?

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

Tra le varie opzioni, sembrerebbe che quella papabile sia quota 100 con almeno 64 anni di età. Quindi andrebbero in pensione coloro che raggiungono la quota 100 sommando età anagrafica (almeno 64 anni) e contributi versati (36 anni). Mentre ‘quota 41’, costituita dal montante di contributi complessivi, starebbe per essere sostituita da ‘quota 42’. Anief ha sempre reputato importante che il nuovo governo desse seguito a quanto promesso con il “Contratto per il governo del cambiamento” M5S e Lega, pochi giorni prima di vedersi affidato l’incarico: in particolare, a pagina 33 di quel contratto, vi è scritto che “occorre provvedere all’abolizione degli squilibri del sistema previdenziale introdotti dalla riforma delle pensioni cd. ‘Fornero’, stanziando 5 miliardi per agevolare l’uscita dal mercato del lavoro delle categorie ad oggi escluse. Daremo fin da subito la possibilità di uscire dal lavoro quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore è almeno pari a 100, con l’obiettivo di consentire il raggiungimento dell’età pensionabile con 41 anni di anzianità contributiva, tenuto altresì conto dei lavoratori impegnati in mansioni usuranti”. Per il sindacato, quindi, non è possibile pensare che si ignori un impegno così importante, peraltro ancora oggi considerato prioritario dai vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, al pari del reddito di cittadinanza e della flat tax. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Approfitto di questi giorni di pausa e di riflessione per chiedere al governo di essere coerente con gli impegni presi con gli italiani. I lavoratori che rappresentiamo non potrebbero tollerare cambi di direzione in corsa, ancora una volta a loro svantaggio. Per quanto riguarda i docenti e Ata della Scuola, sarebbe anche bene che l’Inps richiedesse finalmente quei contributi figurativi mai versati e si impegni, con i governanti, non a realizzare sterili bracci di ferro, ma a modellare un sistema previdenziale in linea con l’Europa, dove si va in pensione a 63 anni. Ricordo che in Francia e in Germania bastano 25 anni di insegnamento per lasciare il servizio. Sono Paesi dove sanno bene quanto sia usurante stare dietro la cattedra e operare a supporto della crescita delle nuove generazioni: una condizione psicologica davvero pesante, che si traduce prima sotto forma di stress e poi di patologie da burnout. Pensare di mandarli a 67 anni sarebbe un errore imperdonabile. Perché se è vero che si vive per lavorare, è altrettanto vero che non si può morire lavorando. Ecco perché, se proprio non dovessero essere da subito introdotte ‘quota 100’ e ‘quota 41’, che comunque attendiamo nel corso del tempo, è bene che si proceda al più presto ad abbassare la soglia di accesso a 63 anni, così da ritrovarci almeno in linea con la media europea.

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La vergogna delle concessioni autostradali

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

“Ora spunta una penale miliardaria per revocare la concessione di Autostrade anche in caso di “grave colpa”. Il contratto prevede che se Autostrade non fa il suo lavoro, non fa manutenzione, fa crollare i ponti, lo Stato può revocare la concessione ma deve pagargli comunque tutti gli utili previsti fino alla fine della concessione. In sostanza possono far marcire le autostrade e non rischiano nulla, il loro guadagno è garantito comunque. Ecco la vergognosa pacchia delle concessioni autostradali. Fratelli d’Italia pretende di sapere tutti i nomi e i cognomi di chi ha redatto e firmato questo contatto capestro contro il popolo italiano. Andremo in fondo a questo schifo e ci batteremo in ogni sede per impedire la beffa della ‘penale’ da pagare a chi da anni si arricchisce sulla pelle degli italiani”. E’ quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Crollo ponte: La ricetta di Fratelli d’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

“Fratelli d’Italia porterà in Parlamento la voce di Genova e della Liguria: presenteremo al governo una interrogazione e chiederemo un intervento urgente attraverso lo stanziamento di fondi straordinari per il potenziamento del trasporto su ferro e per la realizzazione di un piano di viabilità alternativa; il completamento nel più breve tempo possibile del raddoppio della tratta ferroviaria Andora – Finale Ligure; la certezza della realizzazione della Gronda di Genova che rappresenta una infrastruttura di fondamentale importanza per alleggerire il traffico sul tratto dell’autostrada A10; la costruzione di un ponte alternativo al Ponte Morandi. Genova ha bisogno di un piano straordinario e i genovesi non possono più pagare le conseguenze di scelte politiche sbagliate che per oltre 20 anni hanno guardato agli interessi dei partiti e non della citttà”. E’ quanto dichiara in una nota il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Sicurezza ponti e strade a Roma

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

L’Amministrazione capitolina per il ponte della Magliana ha stanziato a Bilancio 2018 oltre 2 milioni di euro per interventi di manutenzione straordinaria. Per la sicurezza dei 400 ponti di Roma Capitale, l’Amministrazione esegue un regolare monitoraggio.Così in una nota il Campidoglio Per tutte le opere di manutenzione urbana di viabilità inter-municipale (ponti, strade, gallerie) nel Bilancio 2018-2020 sono previsti oltre 90 milioni di euro. Inoltre sono stati stanziati circa 10 milioni di euro per servizi di sorveglianza. Sempre per il 2018 sono stati stanziati circa 5 milioni di euro dedicati a progettazione e manutenzione straordinaria dei ponti di Roma Capitale, con interventi programmati su tutto il territorio.

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Salvaguardare l’occupazione e le imprese della Liguria

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

Il Segretario Generale dell’UGL, Paolo Capone, ha convocato la Segreteria regionale del sindacato confederale sui tragici fatti di Genova.“Esprimo, a nome di tutta l’UGL – ha esordito Capone – il nostro cordoglio e solidarietà alle famiglie delle vittime della tragedia del viadotto Morandi, estendendola a tutti i cittadini di Genova e della Liguria. Esprimiamo, inoltre, vicinanza al Presidente Giovanni Toti e al sindaco Marco Bucci, instancabili nell’opera di sostegno ai cittadini in questi drammatici momenti”.Le immagini del viadotto crollato rimarranno a lungo nella memoria collettiva del nostro Paese. Una tragedia che secondo le prime ipotesi potrebbe essere stata provocata da un cedimento strutturale, ma che per il Segretario Generale “è anche simbolo di un cedimento culturale del nostro Paese nei confronti del futuro e del progresso”.“Ho incontrato una delegazione di lavoratori con le loro famiglie: Genova non è in ginocchio e anche questa volta saprà riprendersi da questa ennesima ferita, con i talenti, le eccellenze e le straordinarie energie della sua gente”.Nel corso dell’incontro è stata posta particolare attenzione alle conseguenze economiche e sociali. Il viadotto Morandi rappresentava un nodo fondamentale non solo per Genova ma per tutta l’Italia, in particolare il nord-ovest, collegando il più importante porto italiano e lo scalo aereo di Genova al resto del mondo.
Il Segretario Capone conferma le preoccupazioni anche attraverso una valutazione degli effetti economici e sociali del crollo del viadotto: “Secondo una prima stima effettuata dal nostro centro studi sugli effetti dell’interruzione di quest’arteria strategica del nord-Italia, risulta che il Paese potrebbe perdere fino a due punti di Pil come conseguenza diretta se non s’interviene subito per sanare la ferita. Basta considerare che solo la filiera portuale, tra diretta, indiretta e indotto, esprime un valore di circa 11 miliardi di euro. Va poi considerata tutta la filiera turistica, quella commerciale e il rischio concreto che quest’area sia tagliata fuori dalle traiettorie economiche fino a quando non potrà ricominciare a garantire linee di comunicazione essenziali. Sono a rischio oltre 150mila posti di lavoro, di cui un terzo in Liguria, altri 50mila tra Piemonte, Lombardia e Toscana e un altro terzo nel resto d’Italia”.
Per questa ragione l’UGL chiede al Governo di intervenire immediatamente con un fondo straordinario di 15 miliardi di euro per aiutare le imprese che si dovessero trovare in difficoltà, stabilizzare i livelli occupazionali della regione, finanziare le opere infrastrutturali necessarie a superare l’emergenza, assegnando al Presidente della Regione poteri straordinari per l’affidamento delle opere e la gestione dei fondi, come in occasione del terremoto dell’Aquila. Chiediamo, inoltre, al Governo di avviare immediatamente la partenza dei lavori della Gronda autostradale.

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Malattie muscolari

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

Uno studio della Sapienza ha scoperto il ruolo di vasopressina e ossitocina nella riparazione dei tessuti muscolari e traccia nuove strategie nella lotta alle distrofie e altre patologie degenerative.
Il tessuto che compone gli oltre 350 muscoli del nostro corpo è soggetto a un continuo rinnovamento e si rigenera dopo una lesione in poche settimane. Finora i meccanismi molecolari alla base di questi processi erano poco conosciuti e soprattutto non erano mai stati messi in relazione con l’azione degli ormoni ipofisari.
L’esperimento condotto sui muscoli dei topi inducendo le fibre muscolari a sintetizzare più recettori e quindi a rispondere più efficacemente alla vasopressina già naturalmente presente, ha dimostrato che i muscoli con maggiore presenza di recettori hanno una più rapida ed efficiente capacità di riparare le lesioni. Ciò avviene grazie all’accelerata attivazione e differenziamento delle cellule satelliti (le cellule staminali del muscolo) e conseguente produzione di nuove fibre muscolari. Questi studi sono importanti sia per la ricerca di base, perché hanno evidenziato nuovi importanti ruoli endocrini finora non conosciuti, del tessuto muscolare, che per la medicina traslazionale. In questo ambito la conoscenza dei meccanismi molecolari indicati è fondamentale per individuare nuovi approcci farmacologici per potenziare la rigenerazione muscolare, arrestare il decorso di distrofie muscolari, minimizzare l’atrofia muscolare nell’invecchiamento e nel decorso di malattie croniche quali cancro e AIDS. (Servizio Fidest)

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L’influenza sintomi e rimedi

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

È una patologia respiratoria causata da virus che appartengono alla famiglia Orthomy-xoviridae, di cui si riconosco tre tipi: A, B e C. I virus A e B sono di maggior interesse anche da un punto di vista pandemico per l’uomo. Il virus A è distinto in 16 sottotipi in base alle caratteristiche antigeniche della nucleoproteina (sottotipo H) e della matrice proteica (sottotipo N). Il virus penetra nella cellula tramite endocitosi formando un endosoma. La neuroaminidasi degrada il recettore e gioca un ruolo essenziale sia per la replicazione virale sia la liberazione del virus dalle cellule infettate. La risposta immunitaria più importante che sviluppiamo è quella contro l’antigene H, quella contro lo N permette solo di limitare la diffusione. Le più estese e gravi pandemie sono state provocate dal virus A, in parte dovute a un riarrangiamento degli antigeni H e N. Le epidemie d’influenza A iniziano bruscamente nel periodo invernale per raggiungere il picco endemico in 3 settimane e una durata complessiva di 2-3 mesi. I sintomi principali comprendono: stato febbrile improvviso (38° sino 41°C), cefalea, malessere, mialgia, tosse e faringodinia. Nelle forme non complicate la fase acuta si risolve in 5-7 giorni, sebbene la tosse possa persistere per alcune settimane. Negli anziani, bambini e persone a rischio la complicanza principale è la polmonite. Ecco perché i medici consigliano la vaccinazione a partire dai soggetti più deboli: bambini e anziani. (Servizio Fidest)

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Infezioni ospedaliere

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

Le infezioni urinarie sono le più frequenti, seguite da polmoniti e infezioni da ferite chirurgiche. L’80% di tutte le infezioni “in corsia” riguarda quattro sedi principali: il tratto urinario, le ferite chirurgiche, l’apparato respiratorio e le infezioni sistemiche. Quelle del tratto urinario, da sole, raggiungono il 35-40%. Negli ultimi quindici anni però si sta assistendo a un calo di questo tipo di infezioni, e a un aumento di quelle sistemiche, tra cui le polmoniti, a causa della presenza di ceppi batterici resistenti agli antibiotici, visto il largo uso di questi farmaci a scopo preventivo o terapeutico. Le infezioni della ferita chirurgica, rappresentano dal 20 al 30% delle infezioni ospedaliere e contribuiscono fino al 57% di giorni in più di ricovero e al 42% dei costi extra per il sistema sanitario. In questo panorama, particolare attenzione la meritano i pazienti oncologici che presentano un rischio maggiore d’infezione derivante principalmente dalle caratteristiche proprie della malattia tumorale e dalle terapie immunosoppressive necessarie.
Ogni anno in Europa sono circa 25.000 i decessi causati da infezioni provocate da batteri resistenti ai farmaci. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) indica che in Europa la resistenza agli antibiotici “di ultima linea” è in aumento. E’ ormai una realtà accertata in diversi paesi che la resistenza agli agenti patogeni che sono spesso all’origine di polmoniti e di infezioni delle vie urinarie in ambiente ospedaliero si va accentuando in tutta l’UE. In Italia, ad esempio, emerge come sia in preoccupante aumento la resistenza ai carpabenemi in Klebsiella pneumoniae, passata dal 1,4% del 2009 al 16% del 2010. I carbapenemi sono farmaci utilizzati per infezioni gravi, si comprende pertanto come l’antibiotico-resistenza sia un vero rischio per la salute pubblica che necessita di sistemi di sorveglianza sempre più organizzati tra ospedali e governi regionali e nazionali. Esperti in malattie infettive, oncologia clinica, dermatologia e oncologia chirurgica si confrontano sulla difficoltà dell’utilizzo, in ambito oncologico, delle linee-guida per prevenire le infezioni ospedaliere, per la complessità della patologia e delle terapie. “Nonostante siano attuate tutte le procedure necessarie per ridurre il rischio infettivologico nei malati oncologici questi ultimi sono tra i pazienti a maggior rischio.” “Ciò si determina non solo per la patologia tumorale ma anche per altri fattori quali l’immunodeficienza secondaria alla malattia e ai relativi trattamenti e l’età avanzata che spesso si accompagna anche ad altre patologie come il diabete, l’anemia, l’insufficienza renale e le cardiopatie.” Secondo gli esperti è fondamentale l’organizzazione di sistemi di sorveglianza che permettano di definire le caratteristiche epidemiologiche delle diverse strutture ospedaliere e dei diversi reparti. Solo con l’analisi dei dati locali si potranno valutare le necessità specifiche dei singoli centri e l’efficacia degli interventi. (Servizio Fidest)

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Alleanza tra istituzioni e società civile sulle patologie croniche

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

Un nuovo modello di prevenzione per ridurre del 20% entro i prossimi 10 anni le malattie che non guariscono e che devono essere seguite sul territorio. Le patologie croniche non trasmissibili (diabete, cardiopatie, ictus, cancro, disturbi respiratori cronici) ogni anno colpiscono in massa gli italiani. Ancora più alto è l’impatto delle malattie cardiovascolari, la prima causa di morte nel nostro Paese. La situazione è allarmante, anche per i riflessi di carattere sociale ed economico. Circa l’80% di queste malattie potrebbe essere prevenuto eliminando alcuni fattori di rischio come il consumo di tabacco, la dieta poco sana, l’inattività fisica e l’abuso di alcol, ma senza un’adeguata prevenzione il loro peso sulla salute globale potrebbe crescere del 17% nei prossimi 10 anni. Per delineare nuove strategie di prevenzione, basate su innovativi sistemi di monitoraggio e campagne di sensibilizzazione, nacque l’Health Prevention Institute, il primo progetto in Italia di questo tipo, con la firma di un accordo di programma. Per l’allora sen. Antonio Tomassini, Presidente della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato –. Le Istituzioni devono impegnarsi sul fronte della prevenzione attraverso strategie mirate. “È necessario sviluppare politiche di sanità pubblica volte a rimuovere gli elementi che favoriscono lo sviluppo delle patologie croniche non trasmissibili”.
Spesso si crede che le morti per malattie croniche interessino solo le persone più anziane, ma non è vero. A livello globale provocano ogni anno circa 35 milioni di decessi: di questi, 16 milioni riguardano persone al di sotto dei 70 anni di età. Inoltre, nei Paesi a reddito medio-basso questo accade in fasce d’età molto più basse rispetto alle nazioni più sviluppate. (Servizio Fidest)

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Sei stressato? Impara a meditare

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

Il prof. Francesco Bottaccioli già Presidente Onorario della Società scientifica (SIPNEI) pose in evidenza uno studio, reso noto a margine di un Congresso internazionale di psiconeuroendocrino-immunologia, come nell’ultimo 20ennio le diagnosi di disturbi mentali dovuti allo stress sono cresciute di 2,5 volte. Per i bambini di ben 35 volte! Le malattie mentali sono diventate la principale causa di disabilità nei bambini soppiantando il Down e la paralisi cerebrale. Ci troviamo al cospetto di un eccesso di diagnosi e, al tempo stesso, a un eccesso di trattamento farmacologico. Oggi più di 500.000 bambini assumono antipsicotici e il 10% dei bambini di 10 anni assumono farmaci per il Disordine da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). Oggi circa il 10% degli Americani dai 6 anni in su assume antidepressivi, ma la diffusione dell’uso degli anti-psicotici di nuova generazione è ancora più drammatica. Questi farmaci hanno rimpiazzato le statine nella classifica dei farmaci più venduti in assoluto e sono prescritti anche a bambini molto piccoli a partire dai 2 anni di età. (M. ANGEL The New York Review of Books, June 23, July 14, 2011). Anche l’Italia corre questo rischio di rispondere con farmaci al crescente disagio sociale: ogni anno il nostro paese spende più di un milione di euro per ansiolitici e antidepressivi. Occorre imparare a gestire lo stress della vita. “Lo stress è oggi una bilancia vitale che fa parte itinerante della vita di tutti noi, il problema nasce quando esso è sopravvalutato o sottovalutato.” “La ricerca sullo stress, con l’emergere della psiconeuroendocrinoimmunologia, ha, infatti, perso i suoi vaghi connotati di psicologia descrittiva diventando oggi un campo di studio interdisciplinare, nel quale confluiscono diverse figure di scienziati e di clinici.”
Prima della Psiconeuroendocrinoimmunologia, la questione di fondo, in ambito scientifico, era così riassumibile: “posto che lo stress altera la psiche di una persona, come fa questo malessere mentale a produrre effetti patogenetici sull’organismo?” Ricordava il Professore – “La psiche ha precise vie di collegamento con i grandi sistemi biologici, con il sistema nervoso, l’endocrino e l’immunitario. Uno studio dello stress che si limiti all’esame delle relazioni tra i mediatori (neurotrasmettitori, citochine, ormoni) dei tre grandi sistemi biologici studia un artefatto non l’organismo umano sotto stress. Occorre quindi inserire anche lo studio delle relazioni psicologiche perché la psiche retroagisce sul cervello e sugli altri sistemi biologici (il sistema immunitario in particolare) modificandoli.”
I ricercatori hanno potuto documentare un forte incremento dell’attività di sinapsi dei neuroni cerebrali con l’allargamento dell’aria occupata da questi stessi neuroni nei circuiti interessati alla memoria (ippocampo e corteccia parietale posteriore). Ciò vuol dire che i comportamenti modificano la struttura del cervello e possono migliorare le sue funzioni. Al contrario uno stress cronico, causa una riduzione di queste stesse aree celebrali e una iperattivazione di quelle aree coinvolte nelle emozioni, (Servizio Fidest)

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Alimentazione dei padri e dei figli

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

“Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei”, recita un celebre motto. Ma Melarossa.it ha pensato di riformularlo in “Dimmi cosa mangiava tuo padre e ti dirò chi sei”, almeno alla luce di uno studio dell’università del Massachuttes Medical School, che ha evidenziato che l’alimentazione dei nostri genitori ha il potere di influenzare in modo rilevante il nostro metabolismo e, quindi, la nostra predisposizione a determinate malattie. I ricercatori hanno studiato gli effetti di una dieta standard ed equilibrata e di una dieta a basso contenuto di proteine su due gruppi di topolini. L’analisi dei profili genetici della loro prole ha rivelato che i discendenti dei topi, alimentati con la dieta a basso contenuto proteico, avevano manifestato un marcato aumento dei geni responsabili della sintesi dei lipidi e del colesterolo. Sono tutti elementi che si traducono in un più alto rischio di sviluppare patologie cardiache e che non possono essere ricondotti se non a un’alterazione genetica trasmessa dai padri ai figli, giacché i piccoli non avevano trascorso neanche un minuto con i genitori. In sostanza, lo studio suggerisce che le abitudini alimentari dei genitori possono alterare in modo permanente lo sviluppo di alcuni geni che, poi, vengono tramandati già alterati ai figli. Come affermano gli esperti di melarossa.it sapere cosa e come hanno mangiato i nostri genitori prima di darci alla luce può essere un importante alleato per capire quali sono i nostri punti deboli e imparare a proteggere meglio la nostra salute. (Servizio Fidest)

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Come vivevano gli italiani alla vigilia della seconda guerra mondiale?

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

In quei giorni di quiete, che precedettero la bufera, gli italiani li spesero in interminabili discussioni tra gli anglofili Ciano e Badoglio e i tedescofili Graziani e Farinacci e con l’aperto appoggio del giornale fascista della Capitale “Il Tevere”, denominato significativamente “l’oro del Reno”.
Già l’Italia, a ben considerare, si era sottratta all’abbraccio Germanico con l’invasione della Polonia, nel settembre del 1939, venendo meno al “patto d’acciaio” il cui testo dell’accordo non ammetteva dubbi in questo senso. Prolungare tale indecisione avrebbe finito con il causare una rappresaglia militare da parte dei tedeschi.
Si era usciti dalla prima imbarazzante situazione inventando il concetto di “non belligeranza”, da sostituire a quello di neutralità, per evitare, com’era già accaduto nel 1914, l’accusa di tradimento. Nel frattempo Mussolini, con una lettera inviata a Hitler, si disse disposto a entrare in guerra anche subito “se la Germania gli avesse inviato immediatamente le forniture militari e le materie prime di cui l’Italia aveva bisogno”. Si trattava di una dotazione in pratica impossibile da ottenere. Si chiedevano sei milioni di tonnellate d’acciaio, due milioni di petrolio, un milione di rame, sette milioni di tonnellate di legno ed ancora gomma, zinco, tungsteno, zirconio, titanio, piombo e nichelio per un totale complessivo di 17 milioni di tonnellate. Una fornitura che Hitler non poteva onorare per “ragioni tecniche”, ma nello stesso tempo mostrò di condividere, almeno temporaneamente, la non belligeranza italiana. In tutto questo periodo non mancarono delle “punzecchiature” da parte tedesca.
A Dresda, durante un pranzo in onore degli italiani, un’esponente nazista se ne uscì con il dire: “La Germania più ancora dei nemici, deve guardarsi dagli amici che la tradiscono”. In un’altra occasione il vicesindaco tedesco di Praga, Pfitzner, annunciò che nello “spazio vitale” della Germania figuravano Trieste e tutta la valle Padana. Poi si aggiunse la questione dell’Alto Adige dove la popolazione appariva propensa ad entrare a far parte del Terzo Reich. In tal senso i tedeschi si preparavano a compiervi un vero plebiscito. Intanto la non belligeranza dell’Italia si stava trasformando in un grosso affare. Dalla Francia giungevano commesse per l’industria italiana, le quotazioni in borsa salivano alle stelle e i transatlantici viaggiavano “pieni come uova” e a prezzi raddoppiati. Nel frattempo crebbe anche il partito “interventista”.
Il Re continuava a ripetere: “Gli assenti hanno sempre torto e, probabilmente, pensava alla poderosa macchina da guerra allestita dai tedeschi e alla sua capacità di imporre una pace durevole in Europa con una vittoriosa “guerra-lampo”. Lo stesso Re colse la prima occasione per consegnare al maresciallo Goering il Collare dell’Annunziata, la decorazione sabauda che autorizzava, chi la portava, a considerarsi cugino del sovrano. (Riccardo Alfonso)

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La guerra nata in sordina e nuove strategie militari

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

Dal 1° settembre del 1939 al 10 giugno del 1940 trascorsero ben 284 giorni di “non belligeranza”, non solo per l’Italia, se escludiamo l’attacco tedesco alla Norvegia avvenuto solo il 9 aprile del 1940 e la guerra russo-finlandese scoppiata il 30 novembre del 1939.
Fu proprio all’alba del 10 giugno del 1940 che si comprese appieno cosa avrebbe significato scatenare una guerra mondiale con tecniche militari innovative e con l’uso strategico d’armi e di mezzi ancora poco digeriti dagli stati maggiori militari francesi e britannici. Pensiamo alla mobilità delle truppe, all’uso massiccio di carri armati e degli aerei. Fu la data che scatenò un volume di fuoco senza precedenti e con ritmi impressionanti. L’offensiva, a occidente iniziò, infatti, con una guerra lampo che portò le truppe della Wehrmacht, in poco tempo, a sfilare con i suoi carriaggi per le vie di Parigi e a prendersi beffa della linea Maginot aggirandola. Cosa ci insegna tutto questo? Senza dubbio che i nostri padri disponevano di una visione statica della società dove la tradizione impediva la nascita di un pensiero nuovo che non riguardava di certo solo la logica delle strategie militari ma interessava il mondo della cultura e ancora di più la consapevolezza che i tempi stavano mutando. (Riccardo Alfonso)

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Gli ebrei le vittime ideali del furore antisemita

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

Il nuovo nazionalismo, secondo Maurras, aveva bisogno di un nemico interno visibile e l’antisemitismo in Germania, più dell’anticomunismo, rappresentava l’agnello sacrificale ideale. Hitler n’era conscio anche perché avrebbe potuto rendere un favore ai grossi interessi industriali e manovrieri della classe dirigente tedesca la quale mal digeriva l’accesso alle leve di comando, finanziarie, economiche e politiche degli ebrei.
La domanda, a questo riguardo, che spunta naturale è il chiedermi perché questi poteri occulti, che reggevano le sorti del mondo economico tedesco, avevano pensato ad Hitler? Un pittore mancato, un fallito negli studi, un semplice caporale nell’esercito imperiale tedesco, durante la prima guerra mondiale, un fannullone che non aveva mai voluto esercitare un mestiere regolare, un delinquente potenziale, come poteva diventare un capo capace d’imporsi come dittatore?
Eppure aveva straordinarie attitudini. Era un oratore trascinatore e agitatore di folle, un regista d’enormi e accuratissime messe in scena, un abile stratega politico e diplomatico e persino un “genio militare” almeno fino alla campagna di Russia. Il suo irrazionalismo, spinto fino alla follia, e l’astuzia freddamente coltivata, costituivano la miscela che lo rendeva organicamente grande. Tuttavia non sarebbe mai giunto al potere senza l’appoggio interessato delle classi dominanti. Vinse la sua battaglia elettorale con 14 milioni di voti, pari al 37% del suffragio complessivo e il suo partito divenne maggioranza grazie alla divisione degli altri.
Oltre alla classe dominante aveva dalla sua i ceti medi proletarizzati dall’inflazione, i sette milioni di disoccupati della grande crisi economica e, sul piano internazionale, poteva contare sull’anticomunismo delle classi dominanti, le divergenze correnti tra le democrazie, il neo-pacifismo e l’anacronismo della divisione del vecchio continente in stati nazionali. Su questo vuoto egli riuscì ad inserirsi e a diventare la lunga mano di un atroce destino per tutta l’umanità.
In Hitler riecheggiava la voglia di riscatto da parte di quella classe borghese e della nobiltà industriale che uscirono malconce dalla prima guerra mondiale. In lui vi era la consapevolezza d’essere l’unico uomo capace di restituire all’Europa il suo primato nel mondo.
Così si formarono le coscienze verso quell’avventura bellica che ha segnato per sempre uno dei momenti più tristi per tutta l’umanità. Il tutto incominciò in una maniera quasi irreale. (Riccardo Alfonso)

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La svolta fatale in Germania con l’avvento del nazismo

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

Fu questa un’imprevedibile conseguenza originata da un fatto in apparenza irrilevante. Ci riferiamo al primo sussulto politico-paramilitare, che ci fece conoscere il nazismo. Avvenne con il fallito “putsch” a Monaco di Baviera nel 1923. Il timore che le autorità tedesche mettessero fuori legge il suo partito indusse Hitler a restare abbastanza tranquillo per qualche anno. Ben presto la lotta riprese impegnandolo in brutali violenze contro i suoi avversari. Il massacro, del 30 giugno del 1934, fu l’atto finale che permise a Hitler di consolidare il suo successo. In tale occasione furono freddamente uccisi molti militanti della vecchia guardia nazionalsocialista e, contemporaneamente, delle personalità conservatrici, come l’ex cancelliere, generale von Schleicher.
L’imperialismo tedesco costituiva l’humus dal quale spuntò la realtà nazista. Fu un imperialismo nato dalla particolare simbiosi con l’industria bellica, accentrata in grandi monopoli e rinsaldata dagli gnomi della finanza. Loro tramite si collegavano, animo e corpo, i nobili proprietari terrieri, la casta militare e la semiautocrazia politica dinastica. Questo terreno si mostrò già fertile, quando fu scatenato il conflitto del 1914 anche se, in quel caso, le colpe degli altri imperialismi, e degli stessi nazionalismi balcanici, precapitalistici, non furono da meno. Sembra persino paradossale che, dopo la fine della prima guerra mondiale, l’ondata di pacifismo non riuscì a fermare gli stimoli eversivi di alcuni movimenti popolari. Molti paesi europei avevano provato, sulla loro pelle, la cocente perdita di centinaia di migliaia d’uomini e di quanti furono travolti dalla violenza bellicida dei rispettivi governanti.
Costoro avevano incoraggiato, suscitando grandi entusiasmi, tale voglia di menare le mani finché non ci si rese conto di quanto la guerra fosse orrenda. Nonostante ciò si giunse, come nulla fosse, alla radicalizzazione della vita politica, sia in Germania sia in Italia. Fu una delle cause della mancata democratizzazione della rivoluzione repubblicana in Germania e di un corretto andamento della vita politica in Italia. In pratica ciò che esprimeva il pacifismo fu incanalato in forme di rivolte “sociali” in se valide, ma che denotavano una caratura politica rivoluzionaria e anarchicheggiante che faceva prevedere grossi rischi alle economie capitaliste e la possibilità di una sovietizzazione dell’intera Europa dopo il fuoco accesso, in Russia, dai bolscevichi.
L’opposto voleva dire più nazionalismo, più tutela dei grandi interessi economici e dei profitti, più esclusiva nel gestirli e, quindi, antisemitismo, considerato che gli ebrei non avevano mai tentato una loro integrazione nel tessuto delle nazioni che li ospitavano. Un sintomo di questo malessere antisemita lo abbiamo rilevato persino in Francia con l’affare Dreyfus, in Romania e in Russia.

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