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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 328

Pagine di medicina: Le dubbie innovazioni in medicina

Posted by fidest press agency su sabato, 25 agosto 2018

«La sostenibilità del nostro SSN» è stato scritto «è continuamente minata dalla proliferazione incontrollata di tecnologie sanitarie spalleggiata dalle crescenti aspettative di cittadini e pazienti, oggi regrediti al ruolo di consumatori di servizi e prestazioni sanitarie. Di fronte all’espansione di un “mercato della salute” continuamente invaso da innumerevoli e spesso false innovazioni, non è più differibile una governance istituzionale delle tecnologie sanitarie attraverso una sistematica attività di Health Technology Assessment (HTA).
«Anche se con notevole ritardo rispetto ad altri paesi, l’HTA è divenuta anche in Italia oggetto di crescente interesse e acceso dibattito in ambito sanitario, per le sue potenzialità di indirizzare le decisioni di politica sanitaria.»
Per tutti gli stakeholders impegnati in attività di HTA, la Fondazione GIMBE ha realizzato la traduzione italiana di una checklist finalizzata a uniformare la metodologia di conduzione degli HTA report e a consentire agli utilizzatori di valutarne qualità e affidabilità. La checklist è stata realizzata dall’INAHTA (In-ternational Network of Agencies of Health Technology Assessment), il network internazionale che coordina l’attività di 53 agenzie, di cui tre italiane. Nel suo complesso posso dire che la ricerca medica non ha avuto mai come in questi ultimi tempi una mole impressionante di novità sensazionali: progetti di clonazione umana, partenogenesi, (addirittura uomo-topo), studi sulle cellule staminali per venire a capo dei grandi mali del secolo quali il Parkinson e l’Alzheimer, possibili effetti cancerogeni nella terapia genica (si pensa a un bimbo francese che si ammalò di leucemia) e via di questo passo. Una decina di anni fa ricordo che “Le Figaro magazine” aveva riportato la notizia che all’ospedale di Rouen, in Normandia, il cardiologo Alain Cribier in anestesia locale aveva fatto arrivare una valvola artificiale suina fino al cuore di un paziente senza aprirgli il torace. Navigò dentro un catetere inserito nell’arteria femorale (a livello della coscia). Il dispositivo era composto da un anello metallico e da tre valvole. In questo modo raggiunse la valvola che congiunge il ventricolo sinistro del cuore all’aorta, l’arteria che manda il sangue a tutto l’organismo.
A questo riguardo si volle sapere qualcosa di più e il giornalista italiano che aveva ripreso la notizia d’oltralpe non mancò di chiedere il parere del prof. Edoardo Gronda, primario di cardiologia all’Istituto Humanitas di Milano che precisò: “Siamo riusciti a sapere, però, che per far sì che la valvola rimanga in sede è indispensabile la presenza in quella nativa di calcificazioni, veri punti di attracco per la protesi.” E soggiunse: “Altro elemento importante è il tipo di patologia in quanto l’inserimento del catetere può correggere solo la dilatazione della valvola, non il suo restringimento (stenosi).” Significa, alla fine, che la medicina può avere sicuramente delle certezze, ma con altrettanta franchezza il margine di dubbio vaga sempre lì nell’aria. Per non parlare poi di quelle notizie che passano alla storia come “miracolose”. E’ una parola che i medici sono restii a pronunciare e alla fine trovano sempre un motivo per spiegare un evento eccezionale con un linguaggio più attinente al loro credo scientifico. Penso, ad esempio, a quella persona con il corpo completamente paralizzato che a sette anni dal trauma ricomincia a muovere gomiti, polsi, le dita delle mani e dei piedi, delle ginocchia e riacquista la sensibilità in buona parte del corpo. Questo personaggio ha un nome e un cognome. Si tratta di Christopher Reeve, il celeberrimo Superman che restò immobile dalla testa in giù in seguito a una caduta da cavallo. Lo seguì in questo suo calvario John McDonald, direttore del programma per le lesioni vertebrali della Washington University School of Medicine di St. Louis nel Missouri. Il miracolo, tuttavia lo si deve soprattutto attribuire al paziente per la sua incrollabile volontà di non arrendersi. L’ex attore non si sottopose a interventi sperimentali ma praticò soltanto con tenacia il ferreo programma di riabilitazione ideato da McDonald: la stimolazione elettrica seduto su una bicicletta da camera per la ginnastica passiva e molte ore al giorno di esercizi in piscina. Nient’altro. E dire che al paziente si consigliava soltanto un minimo di mobilizzazione per evita-re decubiti, l’irrigidimento delle articolazioni e la rarefazione dei muscoli. (servizio fidest)

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