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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Khalashnikov: Affidargli il futuro del Pianeta?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Per meglio comprendere l’industria e l’economia globalizzata, ci sembra utile fare riferimento ad un articolo comparso lo scorso 29 agosto sul quotidiano francese “Le Monde”. Il soggetto è l’azienda di origine russa Kalashnikov. Che, oggi, oltre al suo molto conosciuto fucile d’assalto, dopo una recente trasformazione societaria più globale (azionariato, sedi autonome, etc) per le vendite dei suoi prodotti “militari”, con l’aggiunta di una serie di merci a corollario e supporto (souvenir tipo caschi, ombrelli, modellini, etc), sta cercando di affrontare una delle maggiori sfide dell’economia del futuro prossimo, le vetture elettriche.
La prima cosa che ci viene in mente è la possibilità che un’azienda russa possa competere in questo ambito a livello globale e diventare un punto di riferimento. In genere “azienda russa” non è sinonimo di mercato, concorrenza, innovazione (diverso discorso per la futuribilità), perché mediamente siamo portati a considerare la Federazione Russa come chiusa, specialmente dopo il sostanziale fallimento dell’Unione Sovietica. Dobbiamo ricrederci? Per ora ci limitiamo ad un socratico “vedremo”. Prendiamo atto dell’esistente e registriamo i movimenti in corso.
L’ambito industriale dei veicoli elettrici non è certo facile, al momento. Non perché -a nostro avviso- non ci siano i presupposti logici perché sia promettente e di grandi visioni. Pesa come un macigno il fatto che l’economia non è una scienza di per sé, ma il risultato di una serie complessa di fattori che poi si uniscono nella parola economia; tra questi fattori, il principale è quello del guadagno che, come migliaia di studi e dati ci mostrano, non è (in ambito trasporto e non solo) molto armonizzato col problema ecologico e, in particolare, col riscaldamento climatico e le risorse rinnovabili. Il veicolo elettrico non decolla soprattutto perché le aziende (petrolifere e automobilistiche) non hanno nessun interesse a riconvertirsi. Suicide, a nostro avviso…. Ma vaglielo a spiegare per l’ennesima volta, agli industriali del settore e ai governi da loro dipendenti (praticamente tutti nel mondo), che se non cambiano risorse e modelli di produzione, i loro pronipoti dovranno circolare con le maschere a gas, o essere soggetti a malattie inenarrabili, come in un film di cosiddetta fantascienza. Non ti ascoltano. Industriali che sono tali solo per fare soldi tutti e subito, anche continuando a contribuire alla distruzione del Pianeta. E lasciamo stare i tentativi di levare agli industriali la gestione di queste industrie e di affidarle a Stati frutto di utopie filosofiche che dovrebbero svolgere primariamente il pubblico interesse…. già dato, e/o suicidio ancora in corso…. non è un caso che tra i più inquinati di per sé e maggiori contributori al riscaldamento globale, c’é proprio uno di questi Paesi, la Cina; e l’onda lunga dell’Unione Sovietica sulla Russia, non è da poco.
In questo contesto, arriva l’auto e la moto elettrica di Kalashnikov. Che succederà? Le conclusioni dell’articolo del quotidiano “Le Monde” sono in una domanda che sembra un presagio, oltre che di fotografia dell’esistente, anche di tentativo per dire di esserci? “Non si sa quando e se verrà lanciato sul mercato”, scrive il quotidiano parigino. Noi non saremmo così negativi (considerando che forse è solo negativa la nostra lettura di questa conclusione…). Vogliamo essere positivi, anche se con un’amarezza notevole. Cioé: il futuro del nostro equilibrio globale lo affidiamo a chi ha prodotto e produce uno degli strumenti più noti per guerreggiare, l’Ak-47? Quel guerreggiare che è stato il principale responsabile del disastro attuale, politico, umano ed ambientale? Domande e risposte su cui occorre, ovviamente, tornarci sopra. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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