Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Angela Maria Piga: “Approdo”

Posted by fidest press agency su martedì, 18 settembre 2018

Roma 4 ottobre – 17 novembre 2018 MAC Maja Arte Contemporanea via di Monserrato 30, Orari apertura: martedì – venerdì h. 15,00-20; sabato h. 11-13 / 15-19,30. Chiuso lunedì e festivi. Altri orari su appuntamento. Ingresso libero. Mostra: Approdo! di Angela maria Piga a cura di: Daina Maja Titonel e testo critico di: Marco Di Capua con una selezione di opere inedite in ceramica realizzate tra il 2017 e il 2018.
Nata a Roma nel 1968, Angela Maria Piga giunge all’arte visiva attraverso un percorso di tipo letterario e curatoriale. Dapprima gallerista d’arte quindi giornalista nel settore di arte e architettura oltre che autrice, dopo più di venti anni spesi nell’osservazione continua e costante dei fenomeni e delle forme artistiche, nel 2017 decide di “passare dall’osservazione all’azione” dando il via ad un’intensa attività attraverso il lavoro con la ceramica.Osserva l’artista: “Se nella scrittura la narrazione crea forme immaginarie, nella scultura la forma crea narrazioni. Opposto il procedimento, simile l’esito: dalla parola scritta alla forma plasmata si creano mondi a sé stanti. I mondi da cui provengono le mie sculture e i gruppi di sculture possono essere letti attraverso lenti letterarie quali le Maschere nude pirandelliane, i paradossi tragi-comici di Gogol e lo straniamento kafkiano ma, se evocano un’affinità col senso del paradosso e dell’assurdo, restano pur sempre confinati in un contesto drammatico, volti o corpi emersi da un sostrato quasi sub-umano in cui esseri afoni e incompiuti tentano una loro riconciliazione con il mondo alfabetizzato e relazionale della realtà.”La bocca gioca un ruolo importantissimo in questo lavoro, “è l’elemento generatore, il minutissimo, concentrato big bang di ogni scultura”, annota Marco Di Capua in catalogo.”All’improvviso da una fessura dell’argilla si crea un cenno, un segno che diventa segnale, una feritoia che rivela una ferita, smorfia dell’esistenza individuale, come la fessura della bocca, molte volte comincio da lì” – racconta l’artista – “veicolo per creature in cerca di parola e suono, ed ecco affiorare repentina una personalità, un’affermazione, il personaggio è nato e incalza per emergere dalla materia. Io lo aiuto a fare il prima possibile: un approdo dalla materia, e alla materia.”
I colori hanno un ruolo essenziale nel qualificare ciascuna personalità; nondimeno i titoli, come evidenzia infine Di Capua: “Ma che personaggi, e che attori che sono: eccoli qui, mentre ci presentano le loro credenziali: Il Cavaliere Azzurro, lo Sciamano, il Pugile, L’uomo che ride (da Victor Hugo), un Re David risolutamente antimichelangiolesco, L’inquilino (del terzo piano, di Roman Polanski), e una Pietà; ma abbiamo anche il Contabile, il Giudice, con riflessi da Pirandello ma anche da Le anime morte di Gogol o da una qualche tellurica Spoon River… E quanto si atteggiano e simulano queste maschere, come sono consapevoli della loro teatralità […] Perciò, ora, non meno fantasticamente di come li avrebbe incitati Alberto Savinio: narrate (piccoli grandi) uomini, la vostra storia.”

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