Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 340

In nome del popolo sovrano

Posted by fidest press agency su domenica, 23 settembre 2018

Ci sarebbe molto da dire intorno a questa espressione: “In nome del popolo sovrano”. Lo affermano i giudici nelle aule dei tribunali allorché pronunciano una sentenza e lo sono i parlamentari e i governi che ne derivano nell’esercitare il potere esecutivo. A scompaginare la misura di questo assunto è l’erosione dei sistemi democratici che determina lo spostamento dell’asse dal principio di sovranità in seguito all’espansione del tardo capitalismo. A questo punto è d’obbligo chiedersi se gli elementi costitutivi dello Stato, indicati dalla costituzione, basati sul territorio che delimita i confini, il popolo come insieme di individui che vivono stabilmente sul suo territorio e l’ordinamento giuridico che realizza il principio di sovranità, possono avere ancora un senso se i confini di uno Stato diventano permeabili ai flussi migratori, monetari e alle forme culturali più superficiali come le mode e i consumi. Tale aspetto segna i prodromi per l’assunzione di un diverso ruolo della identità popolare costituita dallo spirito nazionale, dai costumi, dal linguaggio e dalla tradizione. A questo punto si può ancora parlare di popolo a fronte di un rimescolamento di etnie e in una cultura del presente che enfatizza tutte le sollecitazioni del momento dando luogo a fenomeni di massa che limitano, di fatto, il senso della continuità storica e della percezione del futuro? In questa chiave di lettura il fenomeno migratorio di massa impone un’analisi critica non più orientata da valori ma da interessi di parte e lo stesso diritto, che definisce i comportamenti e le pene per l’ordine violato, diventa “flessibile” facendo venir meno le certezze dello Stato e del diritto. Se non diventiamo consapevoli di questo predominio asservito alla cultura dei consumi e alla dipendenza politica, sociale, economica e finanziaria che ci hanno portato alla creazione di organismi con poteri sovranazionali come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e il Wto non avremo la possibilità di misurarci in qualche modo con siffatto principio ideologico dominante se non operiamo con una coscienza popolare più coesa e soprattutto informata. Ma c’è da chiedersi siamo ancora in grado di contenere quest’onda anomala limitandone gli effetti perversi? (Riccardo Alfonso)

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