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Scuola, servono 300 milioni per garantire a 1,3 milioni di docenti e Ata l’elemento perequativo

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 ottobre 2018

Dal prossimo 31 dicembre una parte degli aumenti previsti dall’articolo 37 del CCNL vigente saranno privi di copertura. A fronte delle mancate risorse nella prossima legge di stabilità, altri tre miliardi servirebbero per coprire l’adeguamento della voce dell’indennità di vacanza contrattuale (+7,7%) inglobata da marzo nello stipendio ai sensi dell’art. 35. Anief quantifica in 4.500 euro a lavoratore la somma da recuperare da settembre 2015 attraverso lo specifico ricorso che deve essere preceduto da specifica diffida. Nel caso in cui fosse accolto, inoltre, si prenderebbero aumenti di 170 euro in media in più al mese, più del doppio dell’attuale assegno concordato dai sindacati firmatari e bloccato ai valori del 2010.
Si conferma a rischio l’aumento del 3,48%, di aumento a regime assegnato a circa un milione e 300 mila docenti e Ata della scuola pubblica attraverso il CCNL firmato lo scorso aprile: dal prossimo 31 dicembre, una parte non indifferente dei micro-aumenti accordati, pari ad 85 euro lordi medi complessivi a lavoratore, saranno infatti privi di copertura. Ad essere in dubbio è l’elemento perequativo previsto dall’articolo 37 del CCNL vigente che non avendo adeguata copertura (servono circa 300 milioni di euro) sottrarrà circa 20 euro medi a dipendente, vanificando in questo modo un quarto dell’incremento stipendiale arrivato dopo un decennio di blocco stipendiale. Molti più soldi servirebbero poi per l’indennità di vacanza contrattuale, il “paracadute” da assegnare per legge per andare a coprire la metà del 14% di inflazione accumulata negli anni più il 50% dell’l’1,4% del tasso IPCA previsto per il 2019 dall’attuale governo, per un totale del 7,7%: perché la “voce” è stata sì inglobata dal mese di marzo 2018 nello stipendio di docenti e Ata, ai sensi dell’art. 35 dello stesso contratto collettivo nazionale, ma non certo adeguata al tasso del costo della vita aggiornato. In questo caso, si tratta di mettere sul piatto, tenendo conto uno stipendio medio di 30 mila euro, oltre mille euro a dipendente: quindi, il governo dovrebbe prevedere tre miliardi di euro.
Il sindacato Anief, attraverso il proprio ufficio legale, intende recepire tale somma producendo uno specifico ricorso, preceduto da specifica diffida. L’impugnativa è particolarmente importante, perché nel caso in cui fosse accolta ogni dipendente della scuola percepirebbe aumenti medi pari a 170 euro in più al mese, più del doppio dell’attuale assegno concordato dai sindacati firmatari e bloccato ai valori del 2010.

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