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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 328

L’UNHCR esorta l’Australia ad evacuare i centri di detenzione offshore

Posted by fidest press agency su domenica, 14 ottobre 2018

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, sollecita il governo australiano ad affrontare con un’azione immediata la situazione sanitaria ormai al collasso nelle strutture di detenzione offshore per rifugiati e richiedenti asilo in Papua Nuova Guinea e Nauru. Ai sensi del diritto internazionale, l’Australia continua a essere responsabile di coloro che hanno chiesto la sua protezione. A fronte del deterioramento delle condizioni sanitarie e di una riduzione dell’assistenza medica, l’Australia deve agire adesso per evitare di aggravare ulteriormente la situazione di coloro che sono stati trasferiti forzatamente, come conseguenza della cosiddetta politica di “detenzione offshore” adottata dal Paese. L’UNHCR rinnova la richiesta di procedere all’immediato trasferimento di rifugiati e richiedenti asilo in Australia, dove possono ricevere supporto e cure adeguati.Nel mese di settembre, un numero maggiore di rifugiati e richiedenti asilo è stato evacuato per motivi medici da Nauru in Australia rispetto al biennio precedente. Ciò evidenzia sia il perdurare della gravosa situazione sanitaria causata dalla pratica di “detenzione offshore”, sia un recente peggioramento delle condizioni, piuttosto che una situazione in via di definizione. Alcuni di questi ri-trasferimenti hanno avuto luogo a seguito di ordinanze giudiziarie o azioni legali in senso più ampio. Con circa 1.420 persone ancora detenute a Papua Nuova Guinea e Nauru, circa 500 sono state trasferite in Australia per motivi di salute, pari a più di un quarto del totale.Dal monitoraggio dell’UNHCR si evince che questo dato è nettamente inferiore rispetto al totale delle persone con serie esigenze di salute, in particolare per quanto riguarda la salute mentale. Tra i vari casi portati all’attenzione dell’UNHCR a settembre, vi è il caso di una ragazza in fase pre-adolescenziale con tendenze suicide. La ragazza è rimasta a Nauru nonostante il parere contrario dei medici. Dai documenti medici visionati dall’UNHCR è emerso come la ragazza si sia cosparsa di benzina prima di tentare di darsi fuoco e di strapparsi ciocche di capelli dalla testa.Nel corso di quest’anno, in Papua Nuova Guinea non si sono registrati ri-trasferimenti verso l’Australia, nonostante una chiara e urgente necessità di evacuazione medica; il mese scorso si sono verificati diversi casi di autolesionismo o tentato suicidio. Molte persone che hanno urgente necessità di cure mediche, sia dal punto di vista fisico che mentale, tra cui anche soggetti che l’UNHCR ha portato all’attenzione del governo australiano nel 2017, continuano a non ricevere assistenza sanitaria.Dei 12 decessi avvenuti ad oggi in conseguenza della pratica di “detenzione offshore”, metà dei quali sono casi di suicidio confermati o sospetti, molti riguardano rifugiati e richiedenti asilo che avrebbero dovuto essere trasferiti in Australia.Un giovane iraniano, che aveva trascorso la maggior parte della sua vita adulta in regime di “detenzione offshore”, già nel 2014 aveva scritto ai servizi sanitari australiani con sede a Nauru, informandoli delle proprie tendenze suicide e chiedendo di vedere un medico. Nelle lettere, ora pubblicate secondo i desideri della famiglia, la madre del giovane chiedeva con insistenza che a suo figlio fossero garantite le cure mediche di cui aveva bisogno. Tragicamente, il ragazzo si è tolto la vita nel mese di giugno.Dal 2016, l’UNHCR ha sistematicamente e ripetutamente richiamato l’attenzione sui gravi effetti negativi che la “detenzione offshore” ha sulla salute, effetti che sono tanto gravi quanto prevedibili. Le stesse preoccupazioni sono state riportate anche da altri organismi indipendenti, tra cui l’Australian Medical Association. L’UNHCR ha spesso sottolineato la necessità di trovare soluzioni immediate a lungo termine al di fuori della Papua Nuova Guinea e di Nauru, che dovrebbero garantire, tra le altre cose, assistenza medica completa e consulenza in caso di tortura e traumi. Le autorità australiane hanno un preciso obbligo di garantire il benessere delle persone trasferite in questi luoghi. È una responsabilità fondamentale a cui tuttavia il Paese continua a non far fronte.L’UNHCR non condivide l’affermazione del governo australiano secondo cui tali casi sono esclusivamente “questioni di competenza della Papua Nuova Guinea e di Nauru”, mentre l’Australia ha contemporaneamente ideato, finanziato e gestito il sistema in cui sono coinvolte queste due nazioni in via di sviluppo e con risorse insufficienti.Dal 2013, l’Australia ha ridotto di circa la metà il budget disponibile per la cura dei rifugiati e dei richiedenti asilo “offshore”, nonostante il fatto che durante lo stesso periodo tale popolazione sia diminuita solo del 7% e che le esigenze mediche continuino ad aumentare.
Se da un lato circa 1.250 rifugiati dovrebbero essere trasferiti negli Stati Uniti in base a un accordo bilaterale con il governo australiano, d’altro canto manca ancora una soluzione definitiva per molti uomini, donne e bambini che non possono più aspettare.L’UNHCR ha ripetutamente sollecitato l’Australia ad accettare la gradita e costante offerta della Nuova Zelanda di accogliere i rifugiati provenienti sia dalla Papua Nuova Guinea che da Nauru. In assenza di altre alternative, l’UNHCR chiede che tutti i rifugiati e richiedenti asilo siano immediatamente trasferiti dalla Papua Nuova Guinea e Nauru in Australia, per evitare altri gravi danni e perdite di vite umane.

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