Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 328

Le sfide finanziarie per uno sviluppo sostenibile

Posted by fidest press agency su sabato, 20 ottobre 2018

di Donato Speroni (in sintesi) Quanti soldi ci vogliono per salvare il mondo? Non si tratta di una domanda balzana: le scelte di sviluppo sostenibile comportano un rilevante impegno finanziario, sia da parte dei governi e degli altri soggetti pubblici, sia da parte delle imprese private. Si tratta di investimenti necessari per prevenire i danni che deriverebbero dalla “tempesta perfetta” di un Pianeta non sostenibile: l’allarme lanciato nel 2009 dal capo dei consulenti scientifici del governo inglese John Beddington, che per primo parlò di perfect storm entro il 2030, è stato rilanciato in questi giorni dal responsabile del Programma alimentare mondiale David Beasley da Roma in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione.
È probabilmente impossibile fare un calcolo complessivo dei costi di un mondo sostenibile, ma si comincia a fare luce su alcuni degli addendi, a cominciare dalla prevenzione del cambiamento climatico, grazie a tre fatti concomitanti: la pubblicazione del rapporto speciale dell’Ipcc sugli interventi necessari per rimanere nell’ambito di 1,5 gradi centigradi di aumento, il premio Nobel conferito all’economista William Nordhaus (assieme a un altro economista, Paul Romer) per i suoi studi sugli effetti economici del cambiamento climatico, e il vertice di Bali dei ministri delle Finanze e dei banchieri centrali del G20, l’11 e 12 ottobre. Diciamo subito che le diagnosi non sono convergenti, come ha sottolineato sul sito Inpiù l’economista Pia Saraceno. A Bali si è discusso di “sviluppo sostenibile” sulla base di un rapporto del Fondo monetario, concentrando però l’attenzionesui rischi per la sostenibilità dello sviluppo rappresentati dalla prosecuzione di tensioni per il moltiplicarsi di barriere tariffarie, dai rischi politici, dall’instabilità finanziaria, ecc.
e si è accennato solo di sfuggita al cambiamento climatico.
L’impact investing, cioè la raccolta di danaro per investimenti a impatto positivo sulla società e sull’ambiente (definita anche “finanza etica”) avrà sicuramente uno sviluppo significativo e l’Economist segnala i primi casi di strumenti finanziari elaborati dai money manager di concerto con organizzazioni non profit, con il lancio di fondi di investimento che raccolgono azioni di aziende con un buon record sociale. Il primo titolo emesso con questa logica è attento alle relazioni razziali, con azioni scelte col consenso del Naacp, l’associazione Usa che si occupa del progresso dei neri; il secondo guarda al female empowerment e con un portafoglio selezionato col concorso del Ywca, l’associazione delle donne cristiane.Chi beneficerà dell’impact investing? Le imprese che potranno dimostrare un buon record di azioni a favore della sostenibilità. In Italia sono obbligate alla “rendicontazione non finanziaria”, che è in pratica un bilancio di sostenibilità, tutte le imprese che hanno più di 500 dipendenti. Nei giorni scorsi è stato presentato uno studio di Kpmg Advisory, dal quale risulta che 205 società hanno elaborato le dichiarazioni non finanziarie. Di queste, il 59% è al primo anno di reporting di sostenibilità. In 26 si sono dotate di Piani di sostenibilità strutturati, mentre 61 aziende (il 31% di quelle analizzate) citano gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.Bisogna però far sì che l’impact investing vada anche a favore delle imprese di minori dimensioni, che sono la realtà prevalente nell’apparato produttivo italiano. Nel Rapporto AsviS 2018 si afferma a questo proposito la necessità di ampliare il campo di applicazione della normativa sulla rendicontazione non finanziaria, includendo aziende dei settori della distribuzione e delle utility, società partecipate dallo Stato, imprese di medie dimensioni e quelle attive in settori ad alto impatto ambientale, incoraggiando la compilazione di un bilancio integrato, che illustri la comunicazione finanziaria e non finanziaria in un unico documento. (fonte asvis)

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