Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Cardiologia preventiva e riabilitativa

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 ottobre 2018

Genova 25-27 ottobre 2018, 14° Congresso nazionale GICR-IACPR (Italian Association  for Cardiovascular Prevention, Rehabilitation and Epidemiology. La cardiologia riabilitativa è la branca forse meno conosciuta e blasonata della cardiologia, ma è arrivato il momento di farla uscire dall’ombra per riconoscerle il ruolo che le spetta e soprattutto per farne conoscere i vantaggi a medici e pazienti. A supportarne l’utilità e l’importanza sono le statistiche: i pazienti che dopo un evento acuto coronarico,un intervento cardio-chirurgico o un episodio di scompenso cardiaco vengono avviati ad un percorso di cardiologia riabilitativa presentano una riduzione di mortalità cardiovascolare e riospedalizzazione del 30%. Sono risultati paragonabili solo a quelli dei trattamenti farmacologici più efficaci e potenti, come le statine e l’aspirina. Eppure, tutto questo è poco conosciuto. Dai pazienti, ma anche dagli stessi medici. Questo spiega perché il cosiddetto ‘referral rate’ cioè il tasso di invio in cardiologia riabilitativa dopo un evento coronarico acuto o un intervento cardio-chirurgico sia molto basso: appena il 30% di quanti ne avrebbero bisogno e diritto.
“In Italia, un elemento di criticità è rappresentato dal fatto che a livello ministeriale gli interventi riabilitativi, siano essi cardiologici, motori o neurologici, rientrano tutti nel ‘calderone’ del cosiddetto ‘codice 56’. Per il decisore pubblico – afferma il professor Pedretti – la cardiologia riabilitativa di per se non esiste, ma si parla genericamente di ‘riabilitazione’ (codice 56). Si ritiene che la prevenzione secondaria sia qualcosa che qualunque medico sia in grado di fare. Questo porta a perdere in specificità ed è un rischio! Non accettiamo di essere inseriti nel grande capitolo della riabilitazione; noi preferiamo parlare di cardiologia riabilitativa, come parte integrante della cardiologia”. L’ultimo censimento della cardiologia riabilitativa (survey ISIDE.13 del 2013) condotta da GICR-IACPR rilevava in Italia la presenza di 221 strutture dedicate alla cardiologia preventiva e riabilitativa (CPR), in media 1 struttura ogni 270 mila abitanti, distribuite però in maniera non uniforme sul territorio nazionale. L’offerta era prevalentemente in regime di degenza, anche con alta complessità organizzativa (l’11 per cento dei posti letto avevano un’organizzazione di tipo ‘sub-intensiva’). “Per incrementare il numero di pazienti trattati – afferma il professor Pedretti – sarà senza dubbio necessario incrementare le strutture di CPR, dedicando magari strutture già esistenti ad attività di CPR, sia ‘degenziale’ che ambulatoriale. Il non disporre di strutture di CPR in alcune aree del Paese può inevitabilmente condizionare una minor efficienza nell’uso dei posti letto per acuti.
La seconda importante declinazione della cardiologia riabilitativa è il setting ambulatoriale, che deve soddisfare dei criteri minimi operativi, quali un data base di archiviazione dati (in rete con i centri di CPR) e personale infermieristico formato ad hoc per il counseling e la raccolta dati; l’ambulatorio inoltre deve essere coordinato da un cardiologo con competenze specifiche nella prevenzione e riabilitazione, esperto nell’imaging cardiovascolare, nella gestione del fattori di rischio, nell’uso delle terapie antitrombotica, anticoagulante, anti-ischemica, nelle interazioni farmacologiche, nelle strategie di raggiungimento degli obiettivi terapeutici e dell’aderenza alla terapia. E’ questo un punto fondamentale, visti anche i risultati di una metanalisi su 370 mila pazienti che ha rivelato come l’aderenza alla terapia con farmaci cardiovascolari sia di appena il 57 per cento dopo una mediana di 24 mesi dalla prescrizione. In Europa la scarsa aderenza alla terapia provoca 200 mila decessi l’anno e genera costi per 125 miliardi di euro. “La cardiologia riabilitativa del futuro – prosegue il professor Pedretti – dovrà sempre più fare i conti con la popolazione anziana, destinata a crescere negli anni, con le sue problematiche di fragilità e di barriere all’accesso alla CPR (scarsa motivazione dei pazienti, insufficiente conoscenza dei benefici della CPR da parte dei medici, accessibilità alle strutture). Sarà inoltre necessario ‘importare’ nella cardiologia tradizionale la cultura geriatrica relativa a problematiche quali fragilità, sarcopenia, decondizionamento fisico, aspetti cognitivi e psicosociali”. Anche la cardiologia riabilitativa, branca della cardiologia restata finora abbastanza in ombra ma destinata ad avere un grande sviluppo in futuro con l’invecchiamento della popolazione e la gestione della cronicità, si appresta dunque a fare il suo ingresso nella dimensione 3.0, quella del futuro.
Il basso tasso di invio ai programmi di cardiologia riabilitativa (in Italia il 30 per cento) che priva larghe fasce di popolazione di un intervento molto efficace nel contenere la disabilità e ridurre la morbilità e mortalità a distanza. Si tratta tra l’altro di interventi inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e in quanto tali rimborsati.
Il team riabilitativo, già multidisciplinare (comprende cardiologo, infermiere, fisioterapista, dietista, psicologo) dovrà diventarlo sempre più in futuro per gestire al meglio pazienti di età avanzata e con diverse comorbilità associate. In quest’ottica dovranno essere coinvolti nella gestione di questi pazienti l’assistente sociale, il farmacista e tutta una serie di specialisti (internista, diabetologo, pneumologo, nefrologo, cardiochirurgo, fisiatra, infettivologo) Il ruolo delle associazioni di pazienti. Si propongono di operare sempre in sintonia e piena collaborazione con le strutture di Cardiologia afferenti al loro territorio svolgendo un ruolo di complementarietà e non di sussidiarietà. Sarebbe opportuno che contribuissero a far conoscere i benefici della cardiologia riabilitativa tra i pazienti e che se ne facessero portavoce nei confronti delle Istituzioni, visto che l’accesso alla CPR non è ancora garantito a molti pazienti cardiopatici, con ricadute sempre più evidenti sulla salute della collettività.
La cardiologia riabilitativa è la branca della cardiologia dedicata alla cura del paziente cardiopatico dopo un evento acuto o cronico. La sua mission è quella di migliorare la qualità di vita di questi pazienti e la loro prognosi. tutto ciò viene ottenuto stratificando la prognosi, ottimizzando la terapia farmacologica e non, gestendo le comorbidità (numerose nel paziente anziano), attraverso il trattamento della disabilità, facendo prevenzione secondaria e assicurando il mantenimento dell’aderenza alla terapia.

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