Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Il puzzle cinese e il rebus delle migrazioni

Posted by fidest press agency su sabato, 10 novembre 2018

Pechino. Nei giorni scorsi a Pechino è stato firmato un memorandum of understanding tra Sdsn (il network mondiale sotto l’egida dell’Onu creato per promuovere soluzioni pratiche alla sfida della sostenibilità), la grande università Tsinghua ed Eco Forum Global, una piattaforma non profit che ogni anno organizza in Cina una conferenza sulla sostenibilità. L’accordo mira “alla messa a punto di una classificazione di corretto comportamento ecologico per i Paesi coinvolti nella Belt and Road”, l’iniziativa che in italiano chiamiamo Via della seta. Sappiamo che il grande progetto cinese raggiungerà l’Europa via mare e via terra, attraverso nuove infrastrutture, ma se guardiamo la descrizione originale vediamo che nella concezione cinese la Via della seta raggiungerà ben 90 Paesi, articolandosi in tanti flussi fino al Kenya e all’Uruguay. Con questo memorandum apprendiamo che il presidente cinese Xi Jinping non vuole esportare solo merci e servizi, ma anche rispetto per l’ambiente.​ La dirigenza cinese è certamente meno attenta ad altri aspetti dell’Agenda 2030, come i diritti civili, ma anche sull’ambiente la situazione non è molto chiara. Non ha avuto risposta, per esempio, lo studio di CoalSwarm del settembre scorso: secondo questa Ong ambientalista, in Cina sono attualmente in costruzione centrali a carbone per 259 gigawatt, pari all’intera produzione elettrica da carbone degli Stati Uniti. C’è chi ritiene che le buone intenzioni ambientaliste di Xi Jinping si scontrino con progetti già avviati dalle autorità locali del gigantesco territorio cinese. Insomma la riconversione energetica sarà un processo lungo. Del resto, in altre parti del mondo i governi fanno poco o addirittura disattendono gli impegni presi in precedenza. Lo studio di Nature proietta la situazione del Mediterraneo fino al 2100 in base a quattro scenari e infatti quando si parla di sviluppo sostenibile è necessario ragionare sui tempi lunghi, perché le conseguenze delle mancate soluzioni tenderanno a farsi sentire con crescente gravità nei prossimi decenni. La tecnologia può risolvere questi problemi? Forse, in parte. Tra quelli “lasciati indietro” ci sono i migranti. Con una carovana di camion attrezzati per proiezioni cinematografiche, l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo cerca di portare nei villaggi africani una corretta informazione sulle migrazioni. Ma servirebbe anche più collaborazione internazionale, come aveva riconosciuto nel settembre 2016 l’Onu, con la carta di New York firmata da tutti i Paesi allo scopo di trovare nuove forme di cooperazione su questo scottante tema. Purtroppo il Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration, messo a punto dopo quella decisione, sta rischiando di insabbiarsi. Infatti il progetto è già stato respinto da cinque Paesi: Stati Uniti, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca a cui si è ora aggiunta la Polonia. C’è da chiedersi se da parte di alcuni dei 193 Paesi firmatari dell’Agenda 2030 non sia in atto un processo per ritirarsi dagli impegni assunti. E non parliamo solo degli Stati Uniti di Donald Trump.Il Global compact delle migrazioni sarà comunque sottoposto all’approvazione di una Conferenza intergovernativa a Marrakech il 10 e 11 dicembre. Ecco il commento di Beppe Severgnini, direttore di Sette, il settimanale del Corriere della Sera.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: