Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Archive for dicembre 2018

Un saluto al 2018 aspettando il 2019 con lo sguardo rivolto al FUTURO

Posted by fidest press agency su domenica, 30 dicembre 2018

Un noto pensatore e fondatore del Buddismo dal nome Nichiren Daishonin era solito citare nei suoi scritti questa frase”UNO È LA MADRE DI DIECIMILA”. Il significato è molto profondo.
Sta ad indicare che tutto inizia da un singolo passo. Continuando a fare un passo dopo l’altro sarete in grado di raggiungere anche gli obiettivi più difficili.
Il SUCCESSO SCATURISCE DAGLI SFORZI!!!Il futuro non è qualcosa da aspettare passivamente, ma qualcosa che va creato. I sogni e gli ideali che nutrirete vi aiuteranno a costruire il vostro personale futuro e ad illuminare la strada che avete di fronte. La chiave è non mollare mai.Le persone si possono distinguere dal loro atteggiamento :positivo o negativo.
L’atteggiamento fa la differenza.Le persone con atteggiamento positivo sono consapevoli di dover iniziare tutto da zero con la certezza di non dover mai demordere. Le persone con un atteggiamento negativo, al contrario, misurano se stesse in relazione alla perfezione, spesso non si sentono all’altezza ed hanno la tendenza a demordere.Quindi per quanto difficile possa essere la strada che avete intrapreso, se continuate a sforzarvi con atteggiamento positivo farete sicuramente dei progressi. Un illustre accademico una volta mi disse che nell’imparare qualcosa di nuovo o nell’intraprendere nuovi percorsi o progetti spesso si incontra un muro che SEMBRA impossibile da superare.
Ecco!!!! Proprio quello è il momento decisivo. É lì che bisogna mantenere la determinazione, senza esitazioni, con atteggiamento positivo continuando ad avanzare, un passo alla volta.In questo modo alla fine, la strada si aprirà. Buon anno a Tutti!!! (n.r. Ci associamo agli Auguri a partire da Daniela Lombardi chi ci ha resi partecipi di questa riflessione e che condividiamo.)

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Violenza negli stadi: «Le società sportive devono iniziare a darsi un codice etico»

Posted by fidest press agency su domenica, 30 dicembre 2018

«La violenza negli stadi è una spina dolente che a noi poliziotti tocca sempre da vicino, dovendo rischiare anche la nostra incolumità, e pensando che durante scontri del genere, abbiamo perso un valoroso collega, l’Ispettore Filippo Raciti». Così Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), relativamente agli ultimi scontri, in cui è rimasto ucciso l’ultras Daniele Belardinelli.
«Chiudere stadi ed evitare trasferte, sarebbe una sconfitta. Starebbe a significare che la legge ha fallito. Vanno fatte rispettare le leggi che ci sono ed inasprite le sanzioni per chi le viola e delinque, ma è di fondamentale importanza – prosegue Paoloni – che anche le società prendano seriamente le distanze dai delinquenti, diversamente il loro deve essere considerato concorso di reato. Come in famiglia, il primo valore deve essere quello dell’esempio e pertanto i calciatori e le società devono mantenere dei comportamenti esemplari, ispirati a quelli che sono i valori condivisi da tutti gli sport. Il rugby ne è un esempio: le squadre si affrontano ma sempre nel rispetto delle persone e delle regole, non c’è violenza gratuita, l’avversario in campo è un amico fuori, vince il migliore ma il perdente merita rispetto. Inizino le società a darsi un codice etico. I calciatori super pagati sono un esempio anche per tutti i bambini che amano il calcio e pertanto hanno il dovere di trasmettere valori positivi. Se accadono episodi di violenza significa che il sistema ha fallito. Il problema non può essere scaricato solo sulle forze dell’ordine. Tra l’altro con gli organici ridotti all’osso, spesso i servizi vengono svolti in condizioni di minima sicurezza, in particolare per quanto riguarda la scorta alle tifoserie in trasferta. In tal caso spesso risulta più opportuno non organizzare il servizio, onde evitare di rischiare l’incolumità degli uomini di scorta non essendo questi in numero sufficiente. Chiudere gli stadi – conclude Paoloni – significherebbe darla vinta ai delinquenti: in un paese civile invece, i delinquenti vanno puniti». Sindato Autonomo di Polizia

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Una marcia per un mondo più giusto e umano

Posted by fidest press agency su domenica, 30 dicembre 2018

Roma 1° gennaio 2019, a partire dalle 10.30,da Largo Giovanni XXIII (inizio di Via della Conciliazione) a Piazza S. Pietro per ascoltare le parole di Papa Francesco all’Angelus. Hanno aderito numerose associazioni e organizzazioni.
Il 1° gennaio, in occasione della 52a Giornata Mondiale della Pace, esprimendo il proprio sostegno al messaggio di Papa Francesco “La buona politica è al servizio della pace”, la Comunità di Sant’Egidio invita a cominciare il nuovo anno per la strada, insieme a chi lavora per un mondo più giusto e umano, in cui sia bandita la guerra e la violenza, e andando incontro ai tanti poveri che attendono, in tutto il mondo, frutti di pace.Per questo organizza, per il giorno di Capodanno, marce, manifestazioni e iniziative pubbliche in centinaia di città di tutti i continenti.Il nostro pensiero andrà ai tanti popoli ancora vittime dei conflitti e del terrorismo, ma anche di politiche corrotte e ingiuste, che non guardano ai bisogni dei più deboli ma solo all’interesse di alcuni.Durante tutte le marce, a partire da quella di Roma, verranno ricordati i nomi di tutti i Paesi ancora coinvolti dai conflitti e dalla violenza nei diversi continenti. http://www.santegidio.org

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Legge di bilancio 2019: Pensioni, insegnanti e Ata ancora una volta penalizzati

Posted by fidest press agency su domenica, 30 dicembre 2018

Dopo la beffa dei quota 96 nel 2012, con quota 100 si sta concretizzando un’altra umiliazione per i lavoratori della scuola: per loro l’anticipo pensionistico sarebbe attuato, infatti, solo a settembre 2020, un anno e mezzo dopo i dipendenti privati con gli stessi requisiti. Ad ogni modo, per Marcello Pacifico (Anief-Cisal), è inutile pensare di smontare la Fornero se poi con quota 100 si andrà in pensione a 64 anni e con un assegno ridotto del 10-15%. Mentre in Europa si va in quiescenza all’età di 63 anni e col massimo dei contributi. A questo deve puntare il Governo. Ci hanno detto che a metà gennaio un decreto stabilirà come e quando si potrà andare in pensione con quota 100, e che con lo stesso si tornerà agli attuali parametri di uscita dal lavoro: è bene che in quel decreto si prevedano pure delle disposizioni per evitare la beffa per chi lavora nella scuola dove si viene assunti per anno scolastico e non solare.

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“Nel 2019 si celebra il 30° anniversario della ratifica della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza”

Posted by fidest press agency su domenica, 30 dicembre 2018

E’ il 70° anniversario della Convenzione di Ginevra, ma oggi, un maggior numero di paesi è coinvolto in conflitti interni o internazionali più che in ogni altro momento degli ultimi 30 anni. I bambini che vivono in situazioni di conflitto sono fra coloro che hanno meno probabilità di avere i loro diritti garantiti. Gli attacchi contro i bambini devono finire”, ha dichiarato Manuel Fontaine, Direttore dei Programmi di Emergenza dell’UNICEF”.
In Siria, tra gennaio e settembre, le Nazioni Unite hanno verificato l’uccisione di 870 bambini – il più alto numero di sempre nei primi 9 mesi di ogni anno da quando il conflitto è scoppiato nel 2011. Gli attacchi sono continuati per tutto l’anno, a novembre 30 bambini sono stati uccisi nel villaggio orientale di Al Shafa.
in Yemen, le Nazioni Unite hanno verificato l’uccisione o il ferimento in attacchi di 1.427 bambini, compreso un attacco “inconcepibile” su uno scuolabus a Sa’ada. Scuole e ospedali sono stati oggetto di frequenti attacchi o sono stati usati per scopi militari, negando ai bambini l’accesso al loro diritto all’istruzione e all’assistenza sanitaria. Questo sta ulteriormente alimentando una crisi in un paese in cui ogni 10 minuti un bambino muore a causa di malattie prevenibili e 400.000 bambini soffrono di malnutrizione acuta grave.
In Afghanistan, le violenze e i massacri sono stati avvenimenti quotidiani con circa 5.000 bambini uccisi o feriti nei primi 9 mesi del 2018, pari al totale del 2017. I bambini rappresentano l’89% delle vittime civili a causa dei residuati bellici esplosivi.
Nel nordest della Nigeria, I gruppi armati, comprese le fazioni di Boko Haram, continuano a colpire le ragazze che vengono stuprate, costrette a sposare combattenti o utilizzate come “bombe umane.” A febbraio, il gruppo armato ha rapito 110 ragazze e 1 ragazzo in un college tecnico a Dapchi, nello Stato di Yobe. Mentre la maggior parte dei bambini sono stati rilasciati, 5 ragazze sono morte e una è ancora prigioniera come schiava.
In Somalia, oltre 1.800 bambini sono stati reclutati dalle parti in conflitto nei primi 9 mesi del 2018 e 1.278 sono stati rapiti.
In Repubblica Centrafricana, una drammatica ripresa dei conflitti ha coinvolto gran parte del paese, con 2 bambini su 3 che hanno bisogno di assistenza umanitaria.
In Repubblica Democratica del Congo la violenza interetnica e gli scontri tra forze di sicurezza e gruppi armati/milizie nella regione del Grande Kasai e nelle province orientali del Tanganica, del Kivu meridionale, del Nord Kivu e dell’Ituri hanno avuto un impatto devastante sui bambini. La risposta all’attuale epidemia di Ebola è stata seriamente ostacolata dalla violenza e dall’instabilità nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Inoltre, si stima che 4,2 milioni di bambini siano a rischio di malnutrizione acuta grave (SAM). La situazione è aggravata dalle violazioni dei diritti dei bambini, tra cui il reclutamento forzato da parte di gruppi armati e gli abusi sessuali.
In Iraq, anche se i combattimenti si sono ampiamente placati, quattro bambini sono stati uccisi a novembre nel nord del paese quando il furgone con cui andavano a scuola è stato attaccato. I bambini e le famiglie che ritornano alle loro case in zone precedentemente colpite da pesanti violenze continuano ad essere esposti al pericolo di ordigni inesplosi. Migliaia di famiglie rimangono sfollate e ora devono affrontare le ulteriori minacce di temperature invernali gelide e inondazioni improvvise.
Nel Bacino del Lago Ciad, il conflitto in corso, gli sfollamenti e gli attacchi sulle scuole, contro gli insegnati e le altre strutture scolastiche hanno messo a rischio l’istruzione per 3,5 milioni di bambini. Oggi, nel nordest della Nigeria, nella Regione del Lago Ciad, nell’estremo nord del Camerun e nella regione di Diffa in Niger, almeno 1.041 scuole sono chiuse o non funzionano a causa di violenza, paura di attacchi o disordini che coinvolgono circa 445.000 bambini.
Una recente ondata di violenze nella regione di confine tra Mali, Burkina Faso e Niger ha causato la chiusura di 1.478 scuole.
In Myanmar, le Nazioni Unite continuano a ricevere notizie di violazioni dei diritti dei Rohingya rimasti nel nord dello Stato di Rakhine, che comprendono accuse di omicidi, scomparse e arresti arbitrari. Ci sono anche diffuse restrizioni dei diritti di libertà di movimento e ostacoli nell’accesso ai servizi sanitari e scolastici nello Stato del Rakhine centrale. Assicurare che i bambini abbiano accesso ad un’istruzione di qualità e ad altri servizi di base eviterà una “generazione perduta” di bambini Rohingya; altrimenti perderanno le competenze di cui hanno bisogno per contribuire alla società.
In Palestina, quest’anno, oltre 50 bambini sono stati uccisi e altre centinaia sono rimasti feriti, molti mentre manifestavano contro il deterioramento delle condizioni di vita a Gaza. I bambini in Palestina e Israele sono stati esposti a paura, trauma e rischio di essere feriti.
In Sud Sudan, il conflitto inarrestabile e l’insicurezza durante l’annuale stagione magra hanno portato 6,1 milioni di persone alla fame estrema. Anche con l’arrivo della stagione delle piogge, oltre il 43% della popolazione rimane in condizioni di insicurezza alimentare. Mentre la promessa di un nuovo accordo di pace offre un barlume di speranza per i bambini, continuano le segnalazioni di estrema violenza contro donne e bambini, la più recente a Bentiu, dove oltre 150 donne e ragazze hanno raccontato di aver subito terribili aggressioni sessuali.
In Ucraina orientale, oltre 4 anni di conflitto rappresentano un peso devastante sul sistema scolastico dei bambini, dato che centinaia di scuole sono state distrutte e danneggiate e 700.000 bambini sono costretti ad imparare in ambienti delicati, tra combattimenti instabili e pericoli causati da ordigni di guerra inesplosi. La situazione è particolarmente grave per 400.000 bambini che vivono nel raggio 20km dalla linea di contatti che divide le aree controllate e non controllare dal Governo e dove bombardamenti e forti rischi causati da mine rappresentano una minaccia mortale.
In Camerun c’è stata un’escalation del conflitto nelle regioni Nord e Sud occidentali del paese, con le scuole, gli studenti e gli insegnanti spesso sotto attacco. A novembre, oltre 80 persone, compresi molti bambini, sono stati rapiti da una scuola a Nkwen, nel nord ovest del paese e rilasciati pochi giorni dopo. Ad oggi, 93 villaggi sarebbero stati bruciati parzialmente o totalmente a causa di conflitti, con molti bambini che hanno subito livelli estremi di violenza.
Secondo l’UNICEF, il futuro di milioni di bambini che vivono in paesi colpiti da conflitti armati è in pericolo, mentre le parti in guerra continuano a commettere gravi violazioni contro i bambini e i leader del mondo non imputano loro le responsabilità cui dovrebbero rispondere.
L’UNICEF chiede alle parti in conflitto di rispettare i loro obblighi secondo il diritto internazionale di porre fine immediatamente alle violazioni contri i bambini e all’utilizzo, come obiettivi, di infrastrutture civili che comprendono scuole, ospedali e infrastrutture idriche. L’UNICEF chiede anche agli stati che hanno un’influenza sulle parti in conflitto di utilizzare quest’influenza per proteggere i bambini.

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Jessica Fellowes: Morte di un giovane di belle speranze

Posted by fidest press agency su domenica, 30 dicembre 2018

Cortina d’Ampezzo Sabato 5 gennaio 2019 – ore 18 Palazzo delle Poste, Sala Cultura, incontro con JESSICA FELLOWES con Federico Chiara e Francesco Chiamulera Londra, 1925. «Giovani aristocratici scapestrati» è il soprannome dato dalla stampa scandalistica inglese a un gruppo di amici famosi per le grandiose feste in maschera e le elaborate cacce al tesoro nella notte londinese. Appartiene alla cerchia anche la maggiore delle Mitford, Nancy, che chiede ai genitori di inviare a Londra la sorella diciassettenne, Pamela. Gli sfavillanti parties in città sono infatti un’eccellente occasione per stringere nuove amicizie, utili per la prossima festa di compleanno di Pamela.
Tra la «gente giusta» di cui assicurarsi la presenza figurano di certo Sebastian Atlas, volto angoloso, naso lungo e capelli impomatati tanto lisci da sembrare una lamina d’oro aderente al cranio; Clara Fisher, soprannominata dai Mitford «l’Americana» e, naturalmente, i Curtis: Charlotte Curtis innanzi tutto e suo fratello, l’arrogante Adrian, lo scapolo da accalappiare.
Le intenzioni di Nancy vanno a buon fine e, nel giro di un mese, buona parte dei suoi ricchi amici si riversa ad Ashtall Manor, pronta a prendere parte allo sfarzoso ballo in costume e alla sfrenata caccia al tesoro nella tenuta.
Durante la serata il gruppo si addentra nel cimitero che confina con il muro di cinta della magione. Il suolo è fradicio di umidità notturna, la luce della luna filtra a stento fra le nuvole. Sul terreno bagnato alla base del campanile della chiesa, con un braccio sul collo, le gambe piegate e storte, la bocca spalancata, gli occhi fissi e ciechi, giace il cadavere di Adrian Curtis. In piedi accanto a lui, con le mani sulla bocca ad attutire il grido, c’è la cameriera personale di Charlotte, Dulcie Long.
Scotland Yard non tarda a scoprire che la ragazza cela l’appartenenza a un club molto più esclusivo di quello dei suoi ricchi datori di lavoro: il club delle Quaranta Ladrone, una temibile banda di ladre capeggiate dall’implacabile Alice Diamond, che da qualche tempo sta terrorizzando Londra. Dulcie Long viene dunque arrestata come colpevole dell’omicidio di Adrian Curtis, sprezzante rampollo della «buona società» londinese. L’unica a credere all’innocenza della ragazza è Louisa Cannon, dama di compagnia delle sorelle Mitford, la quale, aiutata da Pamela e Nancy Mitford, decide di indagare sul caso…
Dopo lo sfolgorante esordio de L’assassinio di Florence Nightingale Shore, Jessica Fellowes torna con il secondo, attesissimo romanzo della serie I delitti Mitford. Un nuovo, intrigante caso da risolvere per Louisa Cannon, istitutrice, chaperon e confidente delle sei irresistibili sorelle Mitford, nella sfavillante Inghilterra degli anni Venti.

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ICA inaugura il primo stabilimento in India

Posted by fidest press agency su domenica, 30 dicembre 2018

Evento storico per il gruppo ICA. L’azienda civitanovese, leader mondiale nel mercato di vernici a base d’acqua per legno, ha inaugurato il primo stabilimento produttivo in India nel Gujarat realizzato per soddisfare le esigenze del mercato indiano e dei Paesi limitrofi.
Le vernici della società della famiglia Paniccia sono conosciute in India fin dal 1993, dove erano vendute da un distributore locale che, in venti anni, ha costruito una notevole notorietà per questi prodotti.
Poi, nel 2016, vista la crescita e l’enorme potenziale del mercato, ICA ha deciso di entrare in modo diretto e ha siglato una joint venture con la Pidilite, società indiana quotata in borsa impegnata in più settori, specialmente in quello delle colle e dei sigillanti, dove è conosciuta a livello mondiale. Obiettivo: diventare il primo player locale per le vernici per legno e distribuire prodotti anche nelle altre nazioni circostanti, come Sri Lanka, Bangladesh, Bhutan e Nepal.L’azienda civitanovese, che ha fatto dell’innovazione il suo marchio distintivo di fabbrica, è già presente fuori dai confini nazionali con società in Spagna, Germania, Cina e Polonia, e questo indiano rappresenta il primo grande stabilimento di produzione all’estero, prodotto dell’intesa ICA-Pidilite. L’investimento complessivo è stato di 11 milioni di euro. Il sito produttivo offrirà lavoro fin da subito a circa 90 dipendenti (la JV ICA Pidilite ha in totale 270 dipendenti); attualmente ha una capacità produttiva di più di 10 milioni di Kg di vernice all’anno su un unico turno, suddivisa in cinque diverse famiglie di prodotti vernicianti per legno.
“Il nuovo impianto di 15.000 mq è stato progettato con il nostro know-how e tecnologie impiantistiche all’avanguardia – afferma il presidente di ICA, Sandro Paniccia -. È un importante investimento che ci permetterà di sfruttare ancora meglio il potenziale del mercato indiano, dove siamo presenti da 25 anni e dove vogliamo continuare a distinguerci con una gamma prodotti di alta qualità e un servizio sempre più efficiente. È indubbiamente il più moderno stabilimento produttivo di vernici per legno in India. La sua capacità di produzione è stata progettata per avere la massima flessibilità in termini di volumi, in linea con i progetti di sviluppo pianificati sia nel mercato indiano che nelle nazioni limitrofe. L’obiettivo di diventare leader nelle vernici per legno ‘premium’ in queste aree geografiche potrà essere raggiunto con l’impegno di tutti ed anche grazie alla possibilità che abbiamo di raddoppiare in questa area la superficie coperta”.Il nuovo sito produttivo, già predisposto per l’industria 4.0, è il frutto di due anni di progettazione integrata tra gli uffici tecnici di ICA Group e ICA-Pidilite che ha portato a risolvere alcune difficoltà, come la necessità di gestire condizioni climatiche particolarmente critiche per il processo produttivo delle vernici (variazioni termiche mutevoli nell’arco dell’anno, temperature elevate 35-48°C e altissima umidità). Per questo sono stati adottati sistemi innovativi di inertizzazione dei processi produttivi, condizione essenziale per il mantenimento di standard operativi adeguati. Nello svolgimento dell’attività viene applicato il metodo TPM (Toyota Production System), per ottenere una produzione efficiente, e la metodologia di analisi di pericolo e operabilità (HAZOP, dall’inglese HAZard and OPerability analysis) per esaminare gli ambienti di lavoro e identificare i pericoli a cui sono esposti i lavoratori, al fine di avere soluzioni ottimali e di massima sicurezza operativa.

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Dodici mesi all’insegna di battaglie nonviolente e lotte in difesa del Pianeta

Posted by fidest press agency su domenica, 30 dicembre 2018

Un anno iniziato con una spedizione scientifica di tre mesi in Antartico, per accendere i riflettori sulla bellezza e la fragilità di un’area minacciata dalle attività umane e dai cambiamenti climatici. Anche se lo scorso novembre la Commissione per la conservazione delle risorse marine dell’Antartide ha rigettato la proposta, sostenuta anche da Greenpeace, per l’istituzione del santuario marino più grande del mondo nel Mare di Weddel, la tutela del Polo Sud resta un importante obiettivo per l’organizzazione ambientalista.Al pari della tutela di ecosistemi come le foreste pluviali. Tra le importanti vittorie ottenute nell’arco di quest’anno da Greenpeace, c’è infatti la pubblicazione da parte di Wilmar, uno dei più grandi produttori di olio di palma al mondo, di un piano d’azione dettagliato per mappare e monitorare i propri fornitori, per contrastare la deforestazione nel Sud est asiatico.
Dodici mesi dedicati alla difesa degli oceani, con la lotta all’inquinamento da plastica e importanti risultati fronte pesca sostenibile, come l’impegno chiaro e ambizioso del colosso del mercato europeo Bolton Food, primo in Italia con il marchio Rio Mare, per ridurre gli impatti ambientali della pesca al tonno che finisce nei propri prodotti.
Un anno, infine, che ha visto i leader del Pianeta incontrarsi a dicembre in Polonia, nell’ambito della COP24, senza riuscire a fissare obiettivi mirati ad aumentare ambizioni e azioni di contrasto ai cambiamenti climatici. Passi concreti per abbandonare il carbone e difendere il clima che ha invece compiuto Generali, uno dei maggiori gruppi assicurativi europei, dopo un anno di intensa campagna condotta da Greenpeace e Re:Common, supportate da decine di migliaia di persone che hanno aderito al loro appello.«Quello che si sta per concludere è stato un anno pieno di traguardi, novità, manifestazioni, speranze, azioni», dichiara Alessandro Giannì, Direttore delle Campagne di Greenpeace Italia. «Ci sono state anche delle delusioni, ma non saranno certo queste ultime a fermarci. Se questo 2018 è stato così intenso, combattivo e proficuo è grazie a chi ci sostiene con convinzione. Ed è questa la forza che ci spinge ad affrontare il 2019 con rinnovata energia, per continuare a denunciare i crimini ambientali con ancora maggiore determinazione», conclude Giannì.

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Sono mancate le politiche di contrasto ai cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su domenica, 30 dicembre 2018

“L’anno che si avvia alla conclusione ci lascia insoddisfatti perché, a livello globale, è mancato di un vero scatto in avanti rispetto alle politiche di contrasto ai cambiamenti climatici e alla difesa della biodiversità che, come dimostrano i dati presentati dal WWF con il Living Planet Report continua ad essere in rapido declino in tutto il mondo: in soli 50 anni è scomparso più del 20% della superficie delle foreste dell’Amazzonia, mentre gli ambienti marini del mondo hanno perso quasi la metà dei coralli negli ultimi 30 anni. Nemmeno il preoccupatissimo allarme lanciato dall’ultimo rapporto sul cambiamento climatico pubblicato dall’IPCC è riuscito a fare aprire gli occhi ai decisori politici segnalando l’urgenza di un cambio di paradigma nel modo in cui gestiamo l’energia, i suoli, l’industria, le costruzioni, i trasporti e le città”. Lo dichiara la presidente del Wwf Italia Donatella Bianchi facendo un consuntivo dell’anno che si avvia alla fine.
“Anche per l’Italia il 2018 è stato un anno in cui, spesso, alle attese non sono seguiti i fatti. Da un lato c’è stata finalmente una presa di coscienza contro il nemico dei mari e delle spiagge: la plastica. Si tratta di un tema su cui il WWF si è speso molto nel 2018 (ricordiamo il Tour Spiagge Plastic Free che ha coinvolto 1000 volontari in 41 appuntamenti, la petizione che ha raccolto più di 600.000 firme e il Report Mediterraneo in Trappola) e continuerà ad impegnarsi a fondo anche nel 2019 con tantissime iniziative tra cui la collaborazione con il Jova Beach Party (il tour 2019 di Jovanotti) che supporterà la nostra campagna di contrasto all’inquinamento da plastiche. Su questo tema vanno segnalate le iniziative assunte dal Ministero dell’Ambiente sul tema, anche grazie alla spinta propulsiva del ministro Costa. È stato, invece, un anno da dimenticare per la biodiversità italiana. A causa dei calendari venatori e altri provvedimenti sulla caccia varati dalle regioni, il 2018 può essere considerato come un vero e proprio annus horribilis. Il WWF ha difeso i nostri animali selvatici nei tribunali con ben 12 ricorsi di cui 9 andati a buon fine”, continua la leader dell’associazione.“Nonostante il 2018 fosse cominciato con la sottoscrizione in campagna elettorale del Patto per l’ecologia, proposto dal WWF per rilanciare sul piano nazionale ed internazionale il Ministero dell’Ambiente, da parte di tutte le maggiori forze politiche (un segnale che avevamo colto con fiducia) purtroppo nella parte finale abbiamo assistito ad un clamoroso dietrofront, con il decreto Genova, divenuto il contenitore di alcuni provvedimenti gravissimi, come quelli sul condono di Ischia e sullo spandimento dei fanghi in agricoltura.
Per le nostre aree protette restano aperte tutte le criticità messe in luce dal Check-Up Parchi pubblicato a settembre dal WWF con i Parchi Nazionali che necessitano di un serio rilancio e le Aree marine protette che non solo non possono continuare ad essere ‘aree protette di serie B’ ma che devono acquisire dignità a livello economico e gestionale. Anche il 2018 ha messo in evidenza come il nostro territorio sia particolarmente esposto ai fenomeni estremi che con i cambiamenti climatici tendono ad aumentare in frequenza e intensità. È necessario che gli investimenti annunciati per affrontare il dissesto idrogeologico e la messa in sicurezza diventino subito concreti e reali. Infine, le bonifiche: devono uscire dalla carta su cui rimangono da decenni e diventare realtà”.
“Il 2019, sia a livello globale che nazionale dovrà essere un anno di svolta. È necessario porre le basi per un Global Deal, un accordo globale, ambizioso ed efficace per la natura e la biodiversità. E serve il coraggio dei governi per concretizzare l’Accordo di Parigi sul clima e assumere impegni adeguati all’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. A livello nazionale, oltre ai provvedimenti che indichino un reale e rapido percorso di decarbonizzazione del nostro sistema energetico ed economico, ci aspettiamo un cambio di passo netto e concreto nelle politiche ambientali. A cominciare dall’approvazione della legge contro il consumo del suolo (provvedimento essenziale contro la cementificazione, per la sicurezza del territorio e di migliaia di famiglie) che dal 2012 vaga per le aule del Parlamento alla ricerca dei voti che la facciano diventare qualcosa di più che una promessa”, conclude Donatella Bianchi.

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ROMAIN GARY: Gli aquiloni

Posted by fidest press agency su domenica, 30 dicembre 2018

È un giorno d’ombra e sole degli anni Trenta quando, dopo essersi rimpinzato e assopito sotto i rami di una capanna, Ludo scorge per la prima volta Lila, una ragazzina biondissima che lo guarda severamente da sotto il cappello di paglia. Ludo vive a Cléry, in Normandia, con suo zio Ambroise, «postino rurale» tornato pacifista dalla Grande guerra e con una inusitata passione: costruire aquiloni. Non è un costruttore qualunque. Da quando la Gazette di Honfleur ha ironicamente scritto che gli aquiloni dell’«eccentrico postino» avrebbero reso famosa Cléry «come i pizzi hanno costituito la gloria di Valenciennes, la porcellana quella di Limoges e le caramelle alla menta quella di Cambrai», Ambroise è divenuto una celebrità. Belle dame e bei signori accorrono in auto da Parigi per assistere alle acrobazie dei suoi aquiloni, sgargianti strizzatine d’occhio che il vecchio normanno lancia in cielo.
Anche Lila vive in Normandia, benché soltanto in estate. Suo padre non è, però, un «postino spostato». È Stanislas de Bronicki, esponente di una delle quattro o cinque grandi dinastie aristocratiche della Polonia, detto Stas dagli amici dei circoli di giocatori e dei campi di corse. Un finanziere che guadagna e perde fortune in Borsa con una tale rapidità che nessuno potrebbe dire con certezza se sia ricco o rovinato.
L’incontro infantile con Lila diventa per Ludo una promessa d’amore che la vita deve mantenere.
Il romanzo è la storia di questa promessa, o dell’ostinata fede di Ludo in quell’incontro fatale. Una fede che non viene meno nemmeno nei drammatici anni dell’invasione tedesca della Polonia, in cui Lila e la sua famiglia scompaiono, e Ludo si unisce alla Resistenza per salvare il suo villaggio dai nazisti, proteggere i suoi cari e ritrovare la ragazzina biondissima che lo guardava severamente da sotto un cappello di paglia.Traduzione di Giovanni Bogliolo Euro 14,00 347 pagine Neri pozza editore.

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SIEGFRIED LENZ: Il disertore

Posted by fidest press agency su domenica, 30 dicembre 2018

Scritto nel 1952, Il disertore ha dovuto attendere 64 anni prima di venire alla luce in Germania. Ritrovato tra le carte di Siegfried Lenz dopo la morte dello scrittore, pubblicato perciò postumo dall’editore Hoffmann und Campe, il romanzo ha suscitato una eco enorme, riaccendendo il dibattito attorno alle colpe e alle rimozioni della Germania negli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale. Lenz che, poco prima della fine del conflitto, aveva disertato ed era riparato in Danimarca, fu costretto, nel 1952, a riporlo nel cassetto dopo che il suo editore del tempo, un ex membro delle SS, si rifiutò di pubblicarlo. Arricchito da amare riflessioni sulla Germania, sulla patria e sulla guerra, l’opera è un romanzo intenso e fortemente pacifista cui non è certamente estranea l’esperienza di prigioniero di guerra di Lenz in un campo dello Schleswig-Holstein.
Walter Proska, giovane soldato tedesco proveniente dalla Masuria, scampato a un attentato delle forze partigiane a un treno di trasporto delle truppe diretto a Kiev, si ritrova, nell’ultima estate della Seconda guerra mondiale, a «Waldesruh», un forte che non ha nulla della pace silvestre che promette il suo nome. La foresta, infestata da mosche e zanzare, pullula di partigiani armati e il caldo è asfissiante.
Tra quelle anguste mura, i soldati reagiscono ognuno a modo suo. Il sottufficiale Willi Stehauf elargisce sigarette, acquavite e sapone; Zwiczosbirski, «Gamba», intraprende una battaglia persa contro un enorme luccio; Ferdinand Ellerbrok, «Tonto», un trasandato ex artista di circo, cerca di addestrare una gallina; Wolfgang Kürschner, «Pan di latte», scrive lunghe lettere in cui discetta in modo grave e approfondito di morte e di conforto. E Proska si pone domande sempre piú pressanti: che cosa è piú importante, il dovere o la coscienza? Chi è il vero nemico? Si può agire senza rendersi colpevoli? E dove è finita la bella Wanda, la ragazza dai capelli rossi lucenti come seta e gli occhi turchesi scesa dal treno poco prima che saltasse in aria?
Romanzo che narra di un giovane uomo posto dalle circostanze della storia dinanzi alla piú ardua delle decisioni – scegliere tra la cieca appartenenza alla propria terra e il proprio sentimento della giustizia – Il disertore si segnala come una delle opere piú rilevanti sugli anni che sconvolsero l’Europa e il mondo.Traduzione di Riccardo Cravero Euro 17,50 268 pagine
Neri pozza editore.

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NICHOLAS STARGARDT: La guerra tedesca. Una nazione sotto le armi 1939-1945

Posted by fidest press agency su domenica, 30 dicembre 2018

Sono trascorsi più di settant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale e – nonostante interi scaffali di libri dedicati alle origini, allo svolgersi e alle atrocità del conflitto – non sappiamo ancora perché i tedeschi combatterono fino all’ultimo giorno per la difesa del Terzo Reich.
Neppure i giapponesi combatterono fino alle porte del palazzo imperiale di Tokyo come fecero i tedeschi per la Cancelleria del Reich a Berlino. Che cosa li muoveva realmente? Come potevano far proprio il richiamo alla mobilitazione generale da parte di un regime che, nel 1945, mise in atto la propria «sconfitta totale», investendo e consumando tutte le risorse morali e fisiche della nazione?
Il carattere di guerra razziale di quel conflitto, con le atrocità e i genocidi conseguenti, non era, inoltre, – come nel periodo della Guerra fredda si è a lungo sostenuto – un’ignobile macchia delle SS e di un manipolo di nazisti intransigenti.
A partire dagli anni Novanta, documentazioni fotografiche e numerosi materiali – come una pagina di diario in cui, il 22 novembre 1943, il capitano August Töpperwien annotava: «Stiamo sterminando non solo gli ebrei che combattono contro di noi, vogliamo letteralmente sterminare questo popolo in quanto tale!» – hanno abbondantemente messo in discussione la comoda scusa di una Wehrmacht buona a fronte delle cattive SS.
La tesi perciò che vuole i tedeschi consapevoli a poco a poco di stare combattendo una guerra mirata al genocidio è difficilmente confutabile. Che impatto, tuttavia, ha avuto sulla gente comune una simile consapevolezza? In che maniera la guerra influì sul loro modo di vedere il genocidio? Il diffuso timore, nell’estate 1943, che la Germania non sarebbe riuscita a sottrarsi alle conseguenze di una spietata guerra razziale, di cui era stata essa stessa fautrice, ha avuto un peso rilevante nella mobilitazione generale dei tedeschi?
Opera imponente, frutto di un decennale lavoro su una sterminata massa di materiali – i rapporti delle spie del regime, quelli della censura militare, le raccolte di lettere fra amanti, amici stretti, genitori e figli e coppie sposate – La guerra tedesca intreccia magistralmente gli eventi bellici con le vicende personali del popolo tedesco in guerra, e offre al lettore uno dei più importanti libri sulla Germania nazista che siano mai stati scritti.Traduzione di Filippo Verzotto Euro 23,00 816 pagine. Neri pozza editore.

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BERNHARD SCHLINK: Il lettore

Posted by fidest press agency su domenica, 30 dicembre 2018

Germania, fine anni Cinquanta. Mentre il paese cerca di archiviare definitivamente gli orrori della guerra, il quindicenne Michael Berg cerca di lasciarsi alle spalle i giorni maledetti della sua adolescenza. Svanita l’itterizia che lo ha costretto a letto per un intero inverno, ora può avventurarsi di nuovo per le strade della sua città, e raggiungere la casa di Hanna Schmitz, la sconosciuta trentenne che lo ha soccorso un giorno d’ottobre in cui, di ritorno dalla scuola, la malattia si era fatta sentire con violenza.
Occhi azzurri, capelli biondo cenere, il volto spigoloso ma femminile, Hanna Schmitz esercita un’attrazione fatale sul ragazzo. Nella sua casa, un modesto appartamento in cui la stanza più grande è la cucina, Michael riceve la sua iniziazione alla vita sentimentale. Un’iniziazione fatta di travolgente passione e pudori, interrotti di tanto in tanto da uno strano rituale imposto dalla donna: la lettura ad alta voce da parte del ragazzo dei classici della letteratura tedesca.
Un giorno, però, Hanna svanisce nel nulla senza lasciare traccia, gettando Michael nella più cupa disperazione. Alcuni anni dopo, il ragazzo, divenuto studente di legge, la rivede in un’aula di tribunale in cui si celebrano i cosiddetti Auschwitzprozesse… in veste di imputata.
Apparso per la prima volta in Germania nel 1995, Il lettore è uno dei romanzi fondamentali della narrativa tedesca contemporanea. Tradotto in più di cinquanta lingue, vincitore di numerosi premi letterari – tra gli altri, il Premio Grinzane-Cavour in Italia, dove fu pubblicato nel 1996 con il titolo A voce alta –, trasposto con successo sullo schermo da Stephen Daldry (The Reader, con Kate Winslet e Ralph Fiennes), il libro viene riproposto oggi in una nuova traduzione che ne conferma il carattere di vero e proprio «evento letterario» (Der Spiegel), capace di segnare un passaggio importante nella trattazione della Shoah.Traduzione di Chiara Ujka Euro 16,00 206 pagine. Neri pozza editore.

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PHILIP METCALFE, 1933: L’ascesa al potere di Adolf Hitler

Posted by fidest press agency su domenica, 30 dicembre 2018

«La storia che segue descrive il destino di cinque persone, tre uomini e due donne, testimoni, fra il 1933 e il 1934, della presa del potere in Germania da parte di Adolf Hitler. Il racconto si basa sulle lettere da loro scritte, i diari che tennero e le autobiografie date alle stampe, e ripercorre le vicende dei primi diciotto mesi del governo di Hitler viste attraverso gli occhi dell’ambasciatore americano e di sua figlia, William e Martha Dodd; del responsabile della
stampa estera di Hitler, Ernst “Putzi” Hanfstaengl; di una giornalista ebrea che si occupava di cronaca mondana, Bella Fromm; e del primo capo della Gestapo, Rudolf Diels. A un primo livello racconta le loro vicissitudini, a un secondo livello quelle dei loro amici e infine della società berlinese nel suo insieme in quello che fu un momento cruciale della storia del XX secolo. […]Le tradizionali indagini sul Terzo Reich dedicano poche pagine sbrigative alla presa del potere da parte dei nazisti fra il 1933 e il 1934. Vengono menzionati vari decreti, descritto il rogo dei libri ed enumerate le libertà civili perdute, mentre gli autori si precipitano verso gli anni successivi e la persecuzione degli ebrei, la guerra e la morte. L’immagine del Terzo Reich evocata dalle descrizioni dei romanzi e del cinema si rifà ancora agli ultimi suoi tormentati giorni. Come altre epoche, però, esso visse una fase dell’infanzia in cui era incerto, caotico, perfino comico. Questa perciò è la vicenda degli esordi di una tragedia. Come la maggior parte delle buone storie comincia in maniera innocua, con l’arrivo sulle sponde tedesche di una famiglia americana…» dalla Prefazione di Philip Metcalfe Traduzione di Filippo Verzotto. Euro 18,00 429 pagine
Neri pozza editore.

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IRVIN D. YALOM: Chiamerò la polizia

Posted by fidest press agency su domenica, 30 dicembre 2018

«Sta succedendo qualcosa di terribile… il passato sta tornando… le mie due vite, notte e giorno, si sovrappongono. Devo parlarti». Con queste parole, sussurrate al telefono, il vecchio compagno di studi di Irvin D. Yalom, Bob Berger, lancia all’amico una richiesta di aiuto. Nei loro cinquant’anni di amicizia, Bob Berger non ha mai rivelato ad anima viva quello che gli è accaduto, in quella che sembra ormai un’altra vita. Ora, finalmente, si trova costretto a farlo. In Chiamerò la polizia, Berger racconta a Yalom l’angoscia di un passato lacerato dalla guerra: fingendo di essere un cristiano, Berger sopravvisse all’Olocausto. Ma dopo una vita segnata da espiazione e repressione, un pericoloso incontro ha risvegliato i dolorosi ricordi di quegli anni. Insieme, Berger e Yalom interpretano i frammenti di una storia che, per essere esorcizzata e finalmente dimenticata, va affrontata in tutti i suoi più intimi risvolti psicologici.
Chiamerò la polizia è una potente esplorazione dei temi cari a Yalom – memoria, paura, amore e guarigione – e uno sguardo lucido e compassionevole sulla vita dell’uomo stesso. Traduzione dall’inglese di Serena Prina Euro 12,00 80 pagine. Neri pozza editore.

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JUREK BECKER: Jakob, il bugiardo

Posted by fidest press agency su domenica, 30 dicembre 2018

Memoria e invenzione, una dolorosa ironia e una tensione narrativa sempre raffrenata, mai eccessiva, danno un respiro ampio al primo romanzo di Becker, il quale coglie nella vicenda del commerciante polacco Jakob un paradosso esistenziale che trascende ogni contingenza storica e può rinnovarsi sempre e ovunque. Dal momento che vive in un mondo stravolto, degenerato, dove paradossalmente ciò che era normale risulta impensabile e la più orribile realtà diviene una necessità quotidiana, per essere creduto Jakob deve mentire e per dare una vera buona notizia deve inventare una storia fasulla. Grazie infatti alla bugia di possedere una radio, può comunicare agli altri membri del ghetto che i russi stanno riconquistando i territori occupati e che si avvicina così la liberazione. Ciò mette in moto una serie di reazioni a catena, emotive e pratiche, di cui il povero venditore si trova a essere il centro. Rinasce la speranza, il ghetto si rianima, e tuttavia la pietà da cui era nata la bugia non riesce a scongiurare il dramma, e l’illusione generale di riprendere una vita normale non impedisce il viaggio finale su un carro stretto e soffocante, verso una destinazione non a tutti ignota. Traduzione dal tedesco di Mario Devena
Euro 15,00 252 pagine. Neri pozza editore.

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NATASHA SOLOMONS: I Goldbaum

Posted by fidest press agency su domenica, 30 dicembre 2018

Vienna, 1911. Greta Goldbaum, ventunenne, ha sempre inseguito ciò che, per condizione ed estrazione sociale, le era proibito: conferenze universitarie segrete, indecenti lezioni di tromba e, soprattutto, la libertà di scegliere il percorso della propria vita. Ma la famiglia Goldbaum, una delle più ricche del mondo, ha aspettative diverse. Dislocati in tutta Europa, gli uomini Goldbaum sono banchieri, mentre le donne Goldbaum sposano gli uomini Goldbaum per concepire bambini Goldbaum. Ebrei e abituati a vivere in orgoglioso isolamento, i Goldbaum sanno che, sebbene il potere si trovi nella ricchezza, la forza risiede nella famiglia.
Costretta dai genitori, Greta si trasferisce in Inghilterra per sposare Albert, un lontano cugino. Orgogliosa e solitaria, Greta detesta a prima vista il cugino, tanto quanto lui detesta lei. Ma, quando la madre di Albert dona a Greta un giardino, un luogo che la giovane donna può finalmente considerare suo, le cose iniziano a cambiare e Greta e Albert iniziano ad avvicinarsi l’una all’altro.
Tuttavia, proprio mentre la coppia inizia ad assaporare una felicità inaspettata, la guerra si profila all’orizzonte e persino gli influenti Goldbaum non possono alterare il suo corso. Per la prima volta in duecento anni, la famiglia si troverà su fronti opposti e Greta dovrà scegliere: la famiglia che ha creato in Inghilterra o quella che è stata costretta a lasciare in Austria.
Una commovente saga familiare dall’autrice bestseller del New York Times, I Goldbaum è il romanzo più abbagliante e appassionante di Natasha Solomons.Traduzione dall’inglese di Laura Prandino Euro 18,00 448 pagine. Neri pozza editore.

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Manovra economica: Effetto placebo su cultura sport scuola ricerca ed editoria

Posted by fidest press agency su sabato, 29 dicembre 2018

“In commissione Cultura della Camera abbiamo potuto verificare quanto questa manovra avrà un effetto placebo su cultura sport scuola ricerca ed editoria. In un intervento fiume di 30 minuti abbiamo decostruito la manovra articolo per articolo e comma dopo comma. Sulla Cultura ad esempio si aumenta di pochi milioni il Fus invece di proporre una riforma strutturale che dia trasparenza e criteri meritocratici al mondo dell’arte. Le Fondazioni lirico sinfoniche sono nella maggior parte in grave default e invece di cacciare i sovrintendenti di Roma e Firenze, le più indebitate d’Italia, si aumentano i fondi per il commissario Sole. Sulla scuola è stata abolita la formazione con l’eliminazione del FIT, assunti pochi docenti nei licei musicali, destrutturata l’alternanza scuola lavoro in modo che non servirà più né ai tecnici né ai licei. Sulla digitalizzazione dell’editoria si nomina l’equipe ma non si mettono soldi per digitalizzare le scuole e abolire la truffa editoriale dei libri falsamente digitali. E su questo Fdi presenterà una sua proposta di legge. Sullo sport è stata fatta una riforma generale e storica con un articolo invece di un provvedimento ad hoc e ora scopriamo che sarà sempre un consigliere coni a stabilire a chi andranno i soldi per le Federazioni e gli enti di promozione. Allora il dubbio che ci viene è che il problema fosse l’attuale governance e che forse sarebbe bastato uno spoil system indotto invece di questa criptoriforma senza passaggio parlamentare. Per arrivare all’editoria dove la maggioranza leghista è ostaggio dei furori liberticidi di Crimi e dei M5S che hanno annientato i contributi del fondo per il pluralismo e abrogato i crediti fiscali e le agevolazioni. Il paradosso è che ora Crimi dice di aver salvato le edicole quando gli emendamenti a riguardo presentati da Fdi e da altri partiti furono bocciati in prima lettura. Il ridicolo infine è stato raggiunto con la web tax una imposta che sarebbe giusta ma che è normata male e non colpirà i grandi gruppi mondiali del digital ma cadrà senza distinzione su gruppi aziendali che oltre i servizi digitali fanno anche altro. Su questo abbiamo presentato un emendamento simbolico e un odg. Insomma questa maggioranza aveva annunciato il cambiamento andando in Europa a muso duro e tornando invece con una manovra riscritta in francese da Moscovici”. Lo ha dichiarato il deputato di Fratelli d’Italia Federico Mollicone.

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Amos Oz: abbiamo perso un grande uomo di pace

Posted by fidest press agency su sabato, 29 dicembre 2018

Amos Oz, Foad Aodi (Co-mai e Amsi): abbiamo perso un grande uomo di pace,promotore di dialogo e di convivenza tra palestinesi e israeliani. Così il fondatore delle Comunità del mondo arabo (Co-mai) e dell’Associazione medici di origine straniera in Italia(Amsi) e della Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa Laica Interreligiosa (Cili-Italia) commenta la triste notizia della scomparsa dello scrittore israeliano Amos Oz esprimendo condoglianze alla famiglia e apprezzando e riconoscendo il ruolo avuto da Amos Oz in modo coraggioso e obbiettivo in questi anni a favore del vero dialogo e la pace duratura e la convivenza pacifica tra palestinesi e israeliani. Abbiamo perso Amos Oz in un momento di crisi del processo di pace e ci auguriamo ,proprio per questo ,di onorare il suo impegno e coraggio. Dopo l’appello di Papa Francesco in favore della Pace ci auguriamo- continua Aodi -che si possa finalmente e concretamente riprendere il processo di pace tra israeliani e palestinesi e realizzare il sogno di tanti, due stati per due popoli.

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E’ morto Amos Oz. Siamo orfani

Posted by fidest press agency su sabato, 29 dicembre 2018

Si, siamo orfani. Noi dell’amore della letteratura. Noi dell’amore della cultura universale. Noi dell’amore della comprensione. Noi dell’amore della disponibilità. Noi dell’amore per la politica come servizio. Noi dell’amore del dialogo. Noi dell’amore verso il diverso. Noi dell’amore per l’uguaglianza. Noi dell’amore per la laicità e la religiosità. Noi dell’amore per il mondo. Noi dell’amore.
Sì, siamo orfani. Senza Amos Oz. Il nostro riferimento e il nostro strumento per la vita. Il professore che ha cambiato il nostro modo di leggere, il nostro modo di curiosare nella storia, nella letteratura e nella politica. Amos Oz che ci faceva correre in libreria appena riuscivamo a sapere che c’era una sua novità editoriale, un suo pamphlet, un suo discorso, una sua riflessione. Noi che siamo stati stimolati, per meglio comprenderlo e usarlo, a studiare l’ivrit (la lingua ebraica) ma senza successo. Noi che abbiamo sognato con lui le colline di Israele e le grandi umanità che le solcano, le grandi contraddizioni, i grandi amori, i grandi sogni. Noi oggi siamo orfani. Ce lo aspettavamo. Avevamo sperato che questo momento sarebbe stato molto più in là – Amos Oz aveva “solo” 79 anni – sì da usarlo ancora più a lungo. Ma la speranza è sempre una nostra illusione. Il caso della vita – non se la sarebbe presa Amos Oz, religioso, ebreo – è per l’appunto il caso. Non ci illudiamo.
Per chi non lo conosce o lo conosce poco, possiamo solo dire: “leggete la sua narrativa e i suoi saggi”, è utile. E soprattutto, leggete i tanti che scriveranno di lui e che non lo condividevano: lì capirete come un essere non più in vita è diventato eterno facendosi amare e rispettare dai suoi detrattori in vita. Ma dubitate di chi – tra questi – lo esalterà: Israele e l’ebraismo oggi hanno i limiti che possiamo intuire, anche da una conoscenza e comprensione non-interna e non-credente come la nostra, proprio perchè le politiche, la cultura e l’amore di Amos Oz non sono stati presi nella giusta considerazione. E i limiti di Israele sono quelli di tutto il mondo: Amos Oz è una chiave israelita di comprensione, ma da lì per il mondo intero. Noi abbiamo letto e stiamo rileggendo. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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