Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Archive for 18 dicembre 2018

Al cuore del diabete

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

Roma, 19 dicembre 2018 – ore 11.00 Sala della Presidenza dell’ANCI, 2° piano – via dei Prefetti, 46. Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte nelle persone con diabete di tipo 2: rispetto a una persona sana, chi ha il diabete ha rischio di morte doppio e quadruplo di infarto o ictus. Nonostante ciò, un’indagine dell’International Diabetes Federation (IDF) ha evidenziato come le persone con diabete sottovalutino i rischi.
La campagna nazionale “Al cuore del diabete”, realizzata con il patrocinio di SID – Società Italiana di Diabetologia e AMD – Associazione Medici Diabetologi, in connessione con il progetto internazionale Cities Changing Diabetes e il contributo non condizionato di Novo Nordisk ha l’obiettivo di informare e sensibilizzare le persone con diabete sulla gestione della malattia per ridurre le complicanze ad essa correlate. Intervengono:
Enzo Bianco, Presidente del Consiglio Nazionale ANCI
Domenico Mannino, Presidente Associazione Medici Diabetologi
Roberto Pella, Vice Presidente Vicario ANCI
Francesco Purrello, Presidente Società Italiana di Diabetologia
Federico Serra, Government Affairs & External Relation Director Novo Nordisk
Modera: Ketty Vaccaro, Direttore Welfare e Salute Fondazione CENSIS

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Il tema casa è assente nella manovra del governo

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

Scrive il senatore Franco Mirabelli su su HuffingtonPost:”Il tema della casa resta il grande assente nella manovra economica del Governo giallo-verde. Nella Legge di Bilancio presentata alle Camere non c’è nulla sul tema, né idee innovative, né provvedimenti e tanto meno soldi e investimenti.Eppure se si vogliono affrontare davvero la povertà e le difficoltà di tante famiglie la questione casa è centrale.
Il costo dell’abitazione, infatti, incide in maniera rilevante sui bilanci familiari, quasi sempre ben oltre quel 20% stimato come la misura sostenibile per chi ha redditi medio-bassi per poter vivere dignitosamente.A ciò si aggiunge la mancanza di risposte per migliaia di persone che non trovano un’abitazione stabile. Ma questo Governo si occupa di casa come se fosse solo una questione di ordine pubblico. È giusto contrastare l’abusivismo e farlo con forza, ma se questo diventa l’unico aspetto su cui si interviene, senza mettere in campo politiche e soprattutto investimenti per affrontare l’emergenza abitativa – come ha tentato di fare il nostro Governo nella scorsa Legislatura – si rinuncia ad affrontare i problemi e i bisogni che creano disagio e, spesso, disperazione. Oppure, ed è una parte della discussione in corso sul reddito di cittadinanza, si parla di casa per considerare quella in proprietà come un elemento discriminante per accedere ai mitici 780 euro, come se una famiglia senza reddito ma con una casa in proprietà potesse rispondere meglio ai bisogni quotidiani”.

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Scuola – Sostegno: per Bussetti non ci sono docenti specializzati

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

Il Ministro dell’Istruzione non perde occasione per dire che mancano insegnanti di sostegno da inserire nelle classi dei 280 mila alunni disabili iscritti nelle nostre scuole: anche in queste ultime ore, Marco Bussetti ha detto che “uno dei primi problemi che la scuola ha è quello dell’assenza degli insegnanti specializzati, un tema che si propone sistematicamente ogni anno scolastico”. Per questo motivo, ha annunciato che “per la prima volta nella storia della Repubblica noi nei prossimi tre anni attiveremo corsi per il reclutamento futuro di 40 mila insegnanti specializzati sul sostegno nelle nostre scuole” di cui “16 mila dal prossimo anno”. Le cose, però, non stanno proprio come sostiene il Ministro. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Se vuole, siamo sin d’ora disponibili a fornire al Ministro migliaia di nominativi già formati e dimenticati perché lasciati fuori dalle GaE. Il problema rimane la mancata riapertura delle graduatorie legate al doppio canale: se lo Stato forma e poi non assume, possono partire tutti i corsi che il Miur desidera ma avremo sempre cattedre scoperte.

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Scuola: La nuova mobilità del personale sarà stravolta

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

Considerando che il disegno di legge AS 763 procede in modo spedito verso l’approvazione finale, potendo fare affidamento sulle altre forze di governo, Anief chiede a gran voce di fermare il tavolo sulla mobilità del personale. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricorda infatti che l’approvazione del ddl avrebbe delle immediate importanti ricadute sui trasferimenti a domanda e d’ufficio degli insegnanti di ruolo, visto che erano legati anche agli ambiti territoriali in via di dismissione. Considerando che ci sono 50 mila posti vacanti in organico di diritto ed è prossima la nuova riforma del reclutamento, è giunta l’ora di riaprire una fase straordinaria di mobilità, con l’obiettivo di tutelare in primis i docenti ingabbiati dalla Buona Scuola e traditi subito dopo dell’algoritmo. Parallelamente, devono partire i corsi abilitanti per il personale docente a tempo indeterminato, in modo da favorire i passaggi di ruolo.

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Fosco (storia de nu matto) di Peppe Fonzo

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

Napoli Giovedì 20 dicembre 2018 alle ore 21.00 (repliche fino a domenica 23 Inizio spettacoli ore 21.00 (venerdì e sabato), ore 18.00 domenica), Teatro Elicantropo Vico Gerolomini, 3. Le note malinconiche di una fisarmonica, quella di Flavio Feleppa, nu scicareddu, un asinello appena accennato da semplice filo di ferro, e dal buio appare Fosco, uomo dal cuore aperto. Ha inizio così Fosco (storia de nu matto) racconto intenso dalla drammaturgia amara, scritto diretto e interpretato da Peppe Fonzo. Presentato da Magnifico Visbaal Teatro, l’allestimento ripercorre la vita di un uomo semplice, dedito al lavoro in una sorta di ‘cunto’ di altri tempi.Fosco è’ uno spettacolo ispirato a “lu Frasulino”, brano dialettale assolutamente sconosciuto di Domenico Modugno, che mescola la narrazione teatrale a momenti musicali e altre perle del cantautore salentino (lu Salinaro, Sciccareddu mbriaco, La sveglietta), scavando nella tradizione popolare dell’entroterra meridionale.“Fosco lu matto” è un personaggio ai margini, il pazzo buffone che tutti deridono, sempre insultato e bastonato, un disadattato che brucia solitudine. Prima era uno come gli altri, con un lavoro, una casa, una vita monotona e integrata nella comunità, ma un giorno impazzisce e diventa “lu scemo de lu paese”, ma nessuno si chiede il perchè. Anzi, pare che per tutti sia meglio così.Sullo sfondo le immagini di un paesino del sud, non meglio identificato, un contesto in cui la durezza della vita, la difficoltà dell’ignoranza danno corpo alla storia de “nu povero cristo”. “E’ un lavoro – scrive Peppe Fonzo in una nota – dedicato a un mio pro zio, Peppe Lu Negus, lu scemo di Casalbore (paese originario di mia madre arroccato su una montagna nell’entroterra Sannita, che confina con la Puglia), luogo al quale s’ispirano ambientazioni, episodi e inflessione dialettale. Peppe lu negus era un inavvicinabile, viveva con il suo asino e solo a lui rivolgeva la parola”.In scena l’attore e il fisarmonicista si alternano in una commistione sonora, linguistica e fisica, accompagnano lo spettatore in un percorso che odora di cenere, di pietra, di terra, di sale e di fatica, dove le note del musicista e la voce dell’attore creano momenti comici, drammatici, malinconici e surreali.Fosco è lo scemo del villaggio con gli occhi arrossati che non vedevano, e, tra ricordi e canzoni, fa pensare all’andare della vita, si ritorna a quelle realtà antiche di paesi del sud, di pietre arse dal sole, di odore di sale, di sale che spacca la pelle e brucia le ferite. In questo contesto si muove “Fosco ‘u salinaro”, che ha come alter ego solo Peppino, ‘u ciucciariello”, e il suo mestiere duro e faticoso, tutto per pochi ‘piccioli’.

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Le recenti rivolte di piazza in Francia ci fanno riflettere

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

I francesi hanno da qualche anno scoperto il vero volto del loro presidente. Un uomo arido e solo preoccupato d’ingraziarsi i potenti del mondo. E’ il parto di una classe politica, e non solo francese, che vuole conservare il suo primato a scapito dei ceti meno abbienti. Ma si può governare a prescindere?
Da ciò dovrebbero oggi trarne coscienza i governanti dei vari paesi allorché preparano le tecniche per gestire il presente senza affacciarsi dalla finestra per guardare oltre.
E’, questo, un grave errore che ci fa sfuggire dalla realtà e scava un solco tra il paese reale e i suoi governanti. E’ una pecca che si può pagare a caro prezzo poiché rendiamo possibile un altro convincimento, a mio avviso molto deviante per quanto affascinante, che è possibile fare a meno della politica rappresentata dai partiti.
E’ un’idea, devo ammetterlo, che mi affascina e sulla quale ho riflettuto a lungo, pur respingendola poiché la considero una logica estremista pericolosa e capace di provocare, alla lunga, più danni che vantaggi.
Sono, invece, propenso nel ritenere che vi possa essere un’alternativa, soprattutto in quei paesi a “democrazia incompiuta” come l’Italia, e la Francia sembra, in questo senso, voler imboccare una strada parallela, dove s’imporrebbe una “dittatura” a tempo per rimettere in sesto quelle riforme che sono sistematicamente bloccate dai veti incrociati dagli interessi contrapposti e corporativi tra le parti in causa. Una dittatura non solo di breve durata ma vincolata dalla presenza di alcuni garanti istituzionali.
Prima di tutto sbloccare i vincoli che tengono stretti alcuni soggetti alla tenuta dei loro “privilegi”. D’altra parte quando i politici parlano di larghe intese non siamo molto distanti da una soluzione capace di ricavare risultati efficaci per una più corretta gestione della cosa pubblica senza dover tenere da conto delle consorterie di varia natura che puntano al pensiero dominante di chi ha e ne vuole sempre di più. Al tempo stesso mi chiedo: ma per fare tutto questo non è sufficiente un forte consenso popolare e movimenti politici ben radicati sul territorio ma anche determinati a non subire i condizionamenti delle lobby? In linea teorica è possibile ma in pratica gli elettori subiscono troppe restrizioni e vengono distratti dalla macchina della disinformazione che non si fa scrupolo nel diffondere notizie non veritiere e tali da suscitare sentimenti di disagio esistenziale che conducono alla stessa degenerazione del sistema. Per farla breve siamo stati troppo a lungo abituati a ragionare con la pancia che non riusciamo del tutto a farlo con la testa tanto da rendere palese che ci troviamo al cospetto di una democrazia malata e capace solo di sviluppare sentimenti anarchicheggianti. (Riccardo Alfonso)

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La miopia di chi vede il presente ma non pensa al futuro

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

In altre parole ciò che è deteriore, in Italia, dipende dal fatto che ci troviamo al cospetto di un sistema ben oliato in grado di rendere tutto difficile, se non impossibile, ciò che non fa comodo ai padroni del vapore. Intendiamo con ciò affermare che la classe politica non è oggi in grado di avere la forza sufficiente per competere alla pari con i forti interessi di categoria. Il capitalismo italiano, per esempio, si è innestato nei secoli sulle reti di rapporti familiari. Ciò crea una forma di conservatorismo economico che non permette altri sbocchi. In questo modo ritorniamo sempre al punto di partenza con l’aggiunta di un’altra manciata di leggi che tendono sempre di più a confondere il quadro normativo, già complicato per suo conto, con le sue oltre duecentomila leggi e quattrocento mila regolamenti e disposizioni regionali, provinciali e comunali. Dovremmo considerarle una naturale gerarchia delle fonti, ma non è così. La voglia di chiarire, di spiegare, di precisare, è tale e tanta che alla fine si rischia di tradire non solo lo spirito della legge, alla quale i regolamenti puntigliosamente fanno richiamo, ma di alterarla e di confonderla. Una governance, quindi, volta a imporre una direttiva senza provocare cavillosità d’ordine amministrativo e procedurale è valida, ovviamente, solo se il suo fine è questo e non altro. In tal modo gli italiani si troverebbero al cospetto di un’autorità ben individuabile, disposta ad assumere pieni poteri ma nello stesso tempo “saggia” e “avveduta” nel calarsi nelle fattispecie pratiche. Oggi, per contro, il lobbismo è imperante. Prevalgono gli interessi corporativi rispetto a quelli competitivi. Ognuno cerca di far prevalere le proprie tesi ed è, persino, disposto a fondare un movimento o un partito o una corrente o una fazione, pur d’avere la sua porzione di “audience” tra chi bivacca nei saloni del palazzo. Il risultato è la paralisi politica e istituzionale.
Ecco perché talune “democrazie” sono o sono andate o andranno in crisi. Manca per esse, a un certo punto del loro divenire, il necessario raccordo tra il mandante e il mandatario. Il rischio è evidente: ognuno delle parti usa un linguaggio incomprensibile all’altra, sino a sfociare in un’aperta diffidenza per istituti nati e gestiti soprattutto per la tutela dei cittadini. Così abbiamo un fisco non giusto ma prepotente e vessatore. Così abbiamo una giustizia terribile con i deboli e timorosa con i forti. Così abbiamo una scuola che non riesce a educare per la vita e si arrampica sulla china accidentata delle utopie. Così abbiamo un governo del paese che non sa comprendere le attese e le aspirazioni di un popolo pur avendo da esso avuto il mandato per governare. Ecco perché si parla della crisi di un sistema. Ecco perché si discetta sulle incomprensioni, sul malessere, sulla rivolta di un popolo. Questi, e mi riferisco sempre all’Italia, non è stato nemmeno educato a stare unito per comune identità culturale e geografica d’ideali.
Vi è stata, semplicemente, la pretesa d’individuare un possibile territorio quale area per costituire una specifica sovranità nazionale, a prescindere. (Riccardo Alfonso)

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Nuova edizione dell’agenda letteraria più famosa, la Smemoranda

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

Torino Giovedì 20 dicembre, ore 18 Circolo dei lettori, via Bogino, 9 viene presentata la nuova edizione dell’agenda letteraria più famosa, la Smemoranda. Ospiti i direttori, Gino&Michele e Nico Colonna, e lo scrittore Fabio Genovesi. È dal lontano 1978 che la Smemoranda, meglio detta Smemo, riempie zaini e banchi, facendo sorridere e divertire studenti e studentesse, con articoli, notizie, poesie, quiz, disegni e vignette satiriche. Sempre anticonformista, la Smemo ha avuto subito un grande successo, diventando uno status symbol e mantenendo il suo primato fino a oggi. Originariamente venduta dai militanti di Democrazia Proletaria nelle scuole, si è diffusa in modo capillare, ospitando tra le sue pagine le migliori firme della cultura italiana, da Federico Fellini a Sergio Staino, da Roberto Benigni a Jovanotti, che anno dopo anno si confrontano su un tema, nel 2017 è stato Tema libero, nel 2015 Mi piace, sempre al passo con i tempi.Ma la Smemoranda, che quest’anno compie 40 anni, è anche da grandi, una bussola di carta per orientarsi nell’anno di impegni, appuntamenti e svaghi, con una dose di ironia e sogno, in perfetto stile Smemo.

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MEPs assess data protection level in Japan

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

Bruxelles. In their assessment of the Commission’s draft adequacy decision on Japan, MEPs demand further clarifications to ensure safe data transfers to Japan.In the resolution, adopted by 516 to 26, with 11 abstentions, MEPs give their input to the draft adequacy decision on the protection of personal data afforded by Japan. This decision, to be taken by the Commission, would allow the free flow of personal data from the EU to Japan without further safeguards or authorisations.The adequacy decision would further facilitate commercial exchanges between Japan and the EU and complement the benefits of the Economic Partnership Agreement approved by the European Parliament yesterdayMEPs consider that the Japanese and EU data protection systems share a high degree of convergence in terms of principles, safeguards and individual rights, as well as oversight and enforcement mechanisms.However, they note that there are some relevant differences between the two systems especially in regards to the definition of ‘personal data’ and ‘personal information’, rules on automated decision-making and profiling, direct marketing, onward transfers and on sanctions for infringements. MEPs call on the Commission to provide further clarifications on these topics. If necessary, Japanese authorities should be requested to provide additional binding rules in order to ensure that the level of data protection in Japan is comparable to that in the EU.In their resolution, MEPs also express worry over Japanese mass surveillance facilities “that eavesdrop around the clock on phone calls, emails, and other communications” and call on the Commission to provide more information about this.Finally, MEPs highlight that the adequacy decision can send out a strong signal to countries around the world that convergence with the EU’s high data protection standards and that it acts as a precedent for future partnerships.

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JUREK BECKER: Jacob, il bugiardo

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

Memoria e invenzione, una dolorosa ironia e una tensione narrativa sempre raffrenata, mai eccessiva, danno un respiro ampio al primo romanzo di Becker, il quale coglie nella vicenda del commerciante polacco Jakob un paradosso esistenziale che trascende ogni contingenza storica e può rinnovarsi sempre e ovunque. Dal momento che vive in un mondo stravolto, degenerato, dove paradossalmente ciò che era normale risulta impensabile e la più orribile realtà diviene una necessità quotidiana, per essere creduto Jakob deve mentire e per dare una vera buona notizia deve inventare una storia fasulla. Grazie infatti alla bugia di possedere una radio, può comunicare agli altri membri del ghetto che i russi stanno riconquistando i territori occupati e che si avvicina così la liberazione. Ciò mette in moto una serie di reazioni a catena, emotive e pratiche, di cui il povero venditore si trova a essere il centro. Rinasce la speranza, il ghetto si rianima, e tuttavia la pietà da cui era nata la bugia non riesce a scongiurare il dramma, e l’illusione generale di riprendere una vita normale non impedisce il viaggio finale su un carro stretto e soffocante, verso una destinazione non a tutti ignota. Traduzione dal tedesco di Mario Devena Euro 15,00 /252 pagine (Neri Pozza Editore)

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CLARE VAYE WATKINS: Nevada

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

Alla stregua dei lavori di Cormac McCarthy, Denis Johnson, Richard Ford e Annie Proulx, Nevada pone sulla scena letteraria una nuova voce eccezionalmente potente e originale. In ognuna di queste dieci, indimenticabili, storie, Claire Vaye Watkins riscrive la mitologia dell’Occidente americano, rielaborandola completamente. I suoi personaggi vivono ai margini ma riescono a redimersi nonostante – e spesso a causa – delle difficoltà e delle violenze che subiscono.«Una vera sorpresa… Attraverso una scrittura straordinariamente sicura che riesce ad essere al tempo stesso potente e fragile, Watkins racconta la disperazione e la solitudine e ogni volta ci fa fare il tifo per i suoi diseredati».Traduzione dall’inglese di Serena Prina Euro 17,00 304 pagine. (Neri Pozza Editore)

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JOHANNA HOLMSTROM: L’isola delle anime

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

In una notte d’autunno del 1891 Kristina Andersson annega i suoi due bambini nel fiume Aura. Quando i volti pallidi dei figli svaniscono sotto il pelo dell’acqua, la donna torna a casa. Il giorno dopo arriva, terribile e inesorabile, la consapevolezza di ciò che ha fatto: ma ormai è troppo tardi. Kristina viene mandata al manicomio di Själö, un’isola nell’arcipelago di Åbo. È un posto da cui pochi se ne vanno, dopo esservi entrati.
Quarant’anni dopo, è il turno di Elli. Figlia di una ricca famiglia, Elli vuole qualcosa di più di quello che la sua famiglia può offrirle. Dopo la fuga da casa e dopo essersi fatta coinvolgere in una rapina a mano armata da un uomo con il quale aveva una storia, Ellie viene portata a Själö, dove il tempo si è fermato. Elli ha un carattere ribelle e si scontra con tutte le infermiere dell’ospedale, a parte Sigrid, la nuova arrivata, e Karin, una paziente ricoverata per la colpa di essere semplicemente se stessa, ovvero omosessuale. L’infermiera Sigrid diventa il legame tra Kristina, Karin ed Elli, tra il vecchio e il nuovo. Ma, fuori dalle mura del manicomio, la guerra sta infuriando in Europa e presto toccherà le coste dell’isola di Åbo. L’evocativo e suggestivo romanzo di Johanna Holmström pone le sue basi nel tragico destino umano che permea le mura del manicomio di Själö. L’isola delle anime è un romanzo potente sul prezzo che le donne devono pagare per la loro libertà. Traduzione dalo svedese di Valeria Gorla Euro 17,00 338 pagine. (Neri Pozza Editore)

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Silvio Negro: Stella boara

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

La stella boara è Venere, la stella del mattino che, prima del sole, destava i contadini e la stalla e “purgava la notte di ogni incubo sinistro”. In questo libro sono raccolti riflessioni, sfoghi polemici o poetici, aforismi, il cui motivo centrale consiste nel richiamo alla saggezza contadina, alla semplicità e rudezza dell’ambiente che l’autore aveva lasciato da ragazzo e nel contrasto tra questo mondo e la vita della città, con le complicazioni e finzioni moderne in mezzo alle quali egli aveva dovuto vivere e lavorare. Euro 12,50 128 pagine. (Neri Pozza Editore)

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Giuseppe Galasso: Il Regno di Napoli

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

A un anno dalla scomparsa di Giuseppe Galasso, ecco un piccolo, prezioso libro “ritrovato” che ben rappresenta uno dei temi centrali della sua ricerca. Condotta da Francesco Durante e personalmente riscontrata dallo stesso Galasso, Il Regno di Napoli affronta la plurisecolare vicenda di un Regno che costituisce la più grande e longeva realtà statuale dell’Italia dell’antico regime.Sfilano nel racconto di Galasso i grandi personaggi che hanno fatto la storia del Regno, da Carlo d’Angiò a Masaniello, da Carlo III di Borbone agli illuministi napoletani, dai martiri del 1799 all’ultimo sovrano Francesco II, ed è una lettura di assoluta gradevolezza, in cui la riflessione critica non perde mai di vista l’opportunità di farsi narrazione appassionata e appassionante.Dagli Angioini agli ultimi Borbone, Galasso espone con sguardo critico le ragioni profonde di un destino che, alternando stagioni di grave crisi e terribili turbolenze a momenti di autentico splendore di caratura veramente europea, si compirà infine con l’impresa dei Mille e con una caduta tanto rapida quanto stupefacente. Euro 12,00 160 pagine (Neri Pozza Editore)

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Emilio Jona: Il fregio della vita

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

Un romanzo che, muovendosi nel solco della tradizione mitteleuropea, si svolge tra il 1934 e il 1938 tra Vienna e le montagne del Grossglockner, tra l’assassinio di Dollfuss e l’annessione dell’Austria al Terzo Reich, ed è basato su tre personaggi: un marito, una moglie e un nano. Inizia con la dolente elaborazione letteraria delle proprie vicende matrimoniali narrata da uno dei protagonista, ormai ottantenne, a un passante, occasionalmente incontrato su di una panchina del lungo lago di Bregenz. Un personaggio chiave che diventerà custode delle storie sentimentali dei due coniugi.
Lui, il marito, è un uomo controverso e tormentato, gelosissimo della sua sposa. Lei, ebrea, è alla scoperta della sua dirompente sessualità. La loro storia è sfaccettata, con pennellate che ricordano la complessità, ma anche la violenza, della pittura cubista. Entrambi sono dominati dai propri demoni e come tali ciechi a quanto si prepara nell’Austria che sta covando il nazismo.
Si tratta di un viaggio nel passato, tra le luci e le ombre del proprio io e dei propri idoli, un passato che riemerge come un fiume carsico in piena, limaccioso e pieno di detriti, che deborda e invade il presente, un passato che non è più un passato, ma solo una dimensione del presente.Euro 16,50 256 pagine (Neri Pozza Editore)

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Ambrogio Borsani: La claque del libro

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

Abbandonato l’utero dello stampatore il libro si trova di fronte la spaventosa giungla del mercato. Editori rivali, eserciti di concorrenti, scrittori invidiosi, cecchini della critica, influencer malevoli. E su tutti domina il nemico mortale: l’indifferenza del mondo. Contro questi pericoli l’editore provvede a sostenere alcuni dei nuovi nati con squadre di promotori, uffici stampa, agenti pubblicitari. La claque del libro ricostruisce la storia delle promozioni editoriali nei secoli. A cominciare da Peter Shöffer, collaboratore di Gutenberg che nel 1469 per primo ebbe l’idea di stampare un foglio con diciannove titoli e di affiggerlo ai muri. Il libro di Ambrogio Borsani ripercorre le tappe fondamentali delle operazioni di sostegno al libro intrecciandole con la storia della pubblicità. Da Shöffer a Renaudot, primo teorico dello scambio. Da Parmentier a Diderot, infaticabile promotore dell’Encyclopédie. La grande stagione dei manifesti, da Chéret a Depero. Si ricostruiscono le case-histories di lanci clamorosi come quello di Fantomas, l’esempio più sorprendente di marketing tra i libri seriali del primo Novecento, e altri eventi straordinari come Via col vento e Il Piccolo Principe. Storie di grandi scrittori come Mark Twain, Hemingway e Steinbeck che si prestavano volentieri alla pubblicità. Un viaggio tra grandi successi e tonfi paurosi, fino a osservare il libro al tempo dei social. Follower, influencer, like, stroncature, cuoricini, emoticon ammiccanti o dispettosi, incensi e veleni della rete. Dai metodi inflazionati di promozione che promettono a tutti un grande successo al singolare caso di Rupi Kaur, astuta regina della poesia social. La storia del libro come racconto appassionante di splendori e miserie del mondo editoriale. Euro 16,50 272 pagine
EAN 9788854516816
AMBROGIO BORSANI vive a Milano, dove ha lavorato come direttore creativo in Doyle Dane Bernbach e altre agenzie internazionali di pubblicità. Ha fondato e diretto la rivista di storia del libro Wuz. La sua attività di scrittore comprende romanzi e libri di viaggio ambientati nelle isole tropicali: Addio Eden, Tropico dei sogni, Stranieri a Samoa (Premio Chatwin), e nelle isole italiane: Avventure di piccole terre. (Neri Pozza Editore)

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Partner Tecnici dell’Italia a Expo 2020 Dubai

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

Dubai il 20 gennaio 2019 il termine entro il quale le imprese potranno manifestare il loro interesse ad assumere il ruolo di Partner Tecnici dell’Italia a Expo 2020 Dubai.
I soggetti interessati dovranno far pervenire le proprie manifestazioni d’interesse rispondendo, attraverso la compilazione dell’apposito modulo di partecipazione, all’avviso pubblico il cui testo integrale è disponibile su http://www.gareappalti.invitalia.it e http://italyexpo2020.it. La ricerca dei Partners Tecnici è indetta da Invitalia per conto del Commissario Generale di Sezione per Expo 2020 Dubai ed è rivolta ad aziende e imprese che intendono fornire beni e servizi funzionali alla costruzione e messa in opera del Padiglione italiano.La manifestazione d’interesse non dà luogo ad alcuna procedura di gara, non prevede graduatorie di merito o attribuzione di punteggi e non comporta vincoli o impegni per le aziende partecipanti.La scadenza del 20 Gennaio non riguarda invece gli operatori interessati a diventare Event Partners, per l’organizzazione o produzione di eventi, mostre e manifestazioni da tenersi all’interno o all’esterno del Padiglione e Sponsor, per fornire sostegno finanziario alla partecipazione dell’Italia all’Esposizione Universale 2020 Dubai, che potranno invece continuare a presentare le proprie manifestazioni d’interesse anche oltre il 20 gennaio 2019.

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I romani alla prese con il loro sindaco

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

Da quando la prima donna è stata eletta sindaco della città eterna i miei amici sparsi nel mondo hanno avuto un motivo in più per contattarmi e chiedermi cosa ne pensassi, ma soprattutto se fosse in grado d’affrontare la pesante eredità lasciata dai suoi colleghi maschi. In tempi più ravvicinati mi hanno stuzzicato su quelli che hanno ritenuto dei plateali insuccessi nel non aver risolto problemi quali la nettezza urbana, le buche stradali, i mezzi pubblici di trasporto urbano, la cura dei parchi e dei giardini e i vari “scoop giornalistici” sui topi che scorrazzano su cumuli d’immondizie abbandonati accanto ai cassonetti, le pecore che brucano l’erba dei siti archeologici e amenità del genere. Cosa avrei dovuto rispondere? Che fosse tutto falso? Mi son limitato ad una timida difesa sul fatto che la sindaca avesse ereditato una città in stato comatoso e che i rimedi, complice la burocrazia, richiedessero più tempo per essere realizzati. Al tempo stesso mi son chiesto dove i miei amici hanno attinto tante “lucubri” messaggi dello sfacelo romano e se non ci fosse lo zampino disfattista di una certa classe politica che marcia impettita e anacronistica sul “tanto peggio tanto meglio”. Dopo tutto molte altre grandi città del mondo non stanno meglio di Roma ma in molti casi si lavano i panni sporchi in casa. Non è che io condivida del tutto questa logica del nascondere la polvere sotto il tappeto, ma avrei preferito che dai palazzi della politica romana ci fosse la consapevolezza che il discredito profuso a piene mani rischia di lasciare una traccia indelebile sulla storia della città eterna e finisce con il pregiudicare anche il buono che potrebbe essere prodotto. Ma di là delle critiche che si possono fare, giusto o ingiuste che siano, a mio avviso la colpa più grave che imputo alla sindaca è la sua incapacità d’entrare in sintonia con i suoi amministrati. Molti la considerano un oggetto estraneo che sa amministrare e vivere i sentimenti dei romani entro le quattro mura del palazzo e non tra gente andando dove pulsa il cuore dei romani e a capire che è opportuno far sentire i problemi esistenti cercando un coinvolgimento popolare. Intendo dire che molti sono gli occhi che osservano ma molti pochi sono quelli che riescono a dialogare con gli uffici competenti per segnalare, ad esempio, i cassonetti dimenticati nella raccolta rifiuti e che traboccano, le buche stradali ecc. Questo perché manca un’interfaccia sensibile e pronta a recepire i messaggi e ad intervenire per farsi carico del disservizio e a porvi riparo. Probabilmente non è del tutto la soluzione del problema ma di certo aiuta i romani a rendersi conto che gli affanni della capitale non si risolvono con la critica asettica e talvolta ingenerosa ma con il coinvolgimento consapevole e diretto di chi vi abita. (Riccardo Alfonso)

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Campidoglio e Ama al lavoro per aree di trasferenza rifiuti

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

A seguito dell’incendio del TMB Salario, la Giunta Capitolina ha elaborato una memoria per individuare aree di trasferenza che consentano una logistica ottimizzata nelle operazioni di raccolta e trasferimento dei rifiuti di Roma agli impianti di trattamento. L’atto sarà approvato nella prossima riunione di Giunta. Ama Spa, in applicazione della pianificazione deliberata dalla Giunta Capitolina e volta alla istituzione delle “AMA di Municipio”, sta già ottimizzando la propria logistica anche tramite il reperimento di più aree di trasferenza per la gestione dei rifiuti. Le aree di trasferenza, dove i mezzi adibiti alla raccolta scaricano temporaneamente i rifiuti da trasportare agli impianti di trattamento, presentano indubbi vantaggi economici, gestionali e ambientali legati alla riduzione dei tempi e dei chilometri percorsi dai mezzi e del relativo impatto su traffico e inquinamento nelle operazioni di raccolta e trasporto dei rifiuti presso gli impianti. Si calcola un numero di chilometri ridotti a circa un terzo rispetto a quelli percorsi attualmente dai mezzi Ama e fino a due ore recuperate per ogni turno di raccolta.Il grave incendio che ha colpito l’impianto pubblico TMB Salario, di proprietà di Ama Spa, ha reso necessario accelerare questo processo di riorganizzazione con l’immediata attivazione di un’area, anche temporanea, idonea ad accogliere il servizio di trasferenza che veniva effettuato presso l’impianto TMB Salario. Dall’analisi di tutte le opzioni possibili, l’unica area di trasferenza di immediato utilizzo è risultata essere quella di Ponte Malnome, già di proprietà di Ama.La memoria elaborata dalla Giunta Capitolina impegna Ama Spa, di concerto con Roma Capitale, a mettere in esercizio, entro un anno, almeno un’area di trasferenza per ciascuno dei quattro quadranti in cui è divisa operativamente la città, ed entro due anni a realizzare l’intero sistema integrato delle aree di trasferenza secondo bacini costituiti al massimo da 300.000 abitanti.Nell’immediato, la Giunta Capitolina impegna Ama Spa a impiegare l’area di sua proprietà presso Ponte Malnome, già idonea per svolgere il servizio di trasferenza precedentemente effettuato presso l’impianto TMB Salario, per un periodo comunque inderogabile di massimo 180 giorni. Entro 6 mesi Ama dovrà mettere in esercizio almeno un’area alternativa.Presso il sito di Ponte Malnome, la memoria obbliga Ama Spa a attivare un servizio di sorveglianza specifico, anche in applicazione del recente Decreto Sicurezza.Inoltre, è prevista l’istituzione di una cabina di regia permanente composta dagli assessorati municipali e capitolini di competenza, e dalla presidenza della commissione Ambiente capitolina, con funzioni di controllo e monitoraggio sulle attività e i servizi svolti da Ama Spa in via temporanea presso il sito di Ponte Malnome, anche su segnalazione della cittadinanza. La stessa cabina di regia dovrà svolgere supporto nelle attività di individuazione, scelta e adeguamento di tutti i siti funzionali al sistema integrato delle aree di trasferenza.

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Campidoglio, parere favorevole Oref a proposta Bilancio di previsione 2019-2021

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

Roma. L’Oref, l’Organismo di revisione economico finanziaria del Campidoglio, ha espresso parere favorevole alla proposta di Bilancio di previsione 2019-2021 e ai relativi allegati, approvati dalla Giunta Capitolina e che verranno sottoposti al voto dell’Assemblea Capitolina.Il collegio dei revisori ha riconosciuto la coerenza interna ed esterna e l’attendibilità contabile delle previsioni di bilancio, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e degli altri limiti disposti dalle norme.Il parere contiene una serie di osservazioni e prescrizioni, che tra l’altro riguardano: la necessità di un’azione incisiva sulla riscossione delle entrate, anche mediante l’ottimizzazione del Patrimonio immobiliare di Roma Capitale; il rinnovo dei contratti di servizio scaduti con le società partecipate, nonché il completamento del piano di razionalizzazione delle aziende e della riconciliazione delle partite contabili reciproche. I revisori raccomandano inoltre l’adeguamento, anche mediante richiesta di ulteriori spazi di finanza al Governo, del Fondo passività potenziali per coprire i rischi generabili soprattutto da elementi riferibili alle passate amministrazioni (debiti fuori bilancio, contenziosi in particolare relativi alle line metropolitane, gestione delle società partecipate, Punti verde qualità e acquisizioni sananti) o dagli effetti eventualmente derivanti dalla procedura concorsuale di Atac Spa.“Ringrazio l’organo di revisione per aver garantito una pronta redazione del parere – dichiara l’assessore al Bilancio Gianni Lemmetti – che ci consentirà di rispettare i tempi previsti dalla normativa per l’approvazione in aula. Il collegio conferma la correttezza contabile e la solidità dell’impianto del Bilancio di previsione triennale. Aver risanato i conti, aver ridotto il debito e generato risparmi ci offre oggi la possibilità di fare scelte importanti per il futuro della città e di disegnare una massiccia manovra sugli investimenti da oltre 1 miliardo di euro.Le raccomandazioni avanzate dai revisori riguardano invece alcune criticità strutturali ereditate dal passato, come debiti fuori bilancio, contenziosi e altre passività potenziali, che stiamo affrontando nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica. Stiamo inoltre dando una grande accelerazione al potenziamento della riscossione delle entrate, mediante l’internalizzazione delle procedure di accertamento. Continuiamo a lavorare per giungere, nel più breve tempo possibile, al rinnovo dei contratti di servizio delle partecipate e alla loro riorganizzazione, per consentire quel risanamento e quel rilancio che occorrono per offrire servizi sempre migliori ai cittadini.

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