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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Archive for 19 dicembre 2018

I mercati temono (troppo) una recessione USA

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

A cura di Andrea Delitala, Head of investment advisory di Pictet Asset Management. Il 2019 esordirà con un rallentamento sincrono delle economie sviluppate, mentre non ci attendiamo la recessione che i mercati hanno recentemente manifestato di temere. L’inversione della curva dei tassi Usa, che è considerata un anticipatore delle fasi di contrazione dell’attività economica, ha scatenato il panico sui listini nelle scorse settimane, con conseguenti episodi di violenta volatilità. Questa reazione ci appare però eccessiva per almeno due ordini di ragioni: innanzitutto, l’inversione della curva attuale è avvenuta nel tratto 2-5 anni, che ha un valore segnaletico poco significativo. Inoltre, se analizziamo gli eventi che hanno preceduto le tre peggiori recessioni degli ultimi 50 anni, osserviamo che l’inversione della curva precede di oltre un anno la recessione e per essere significativa riguarda la parte lunga, tra 10 e 30 anni. Il nostro indicatore dello stato di salute dell’economia USA, che si compone di 29 variabili, tra cui figura anche l’inversione della curva, mostra una probabilità di recessione del 5%, in aumento di un solo punto percentuale rispetto al 4% dello scorso anno (soglia critica a ca 23%).La dinamica della curva dei rendimenti USA è in effetti riconducibile prevalentemente a fattori tecnici. Il principale è che il ciclo economico artificioso che stiamo vivendo è nato dalle ceneri della crisi ed è dunque viziato dalle politiche monetarie super espansive delle banche centrali. Le varie ondate di Quantitative Easing hanno rimosso grandi quantità di Treasuries (Titoli di Stato USA) dal mercato creando una domanda in eccesso per le lunghe scadenze, evidente nella compressione del premio a termine (rendimento in eccesso rispetto alla successione di tassi a breve attesi sullo stesso orizzonte della scadenza del titolo considerato), superiore che nella parte breve. Il Term Premium non è salito neppure nell’ultimo anno, durante il quale la Fed ha drenato liquidità, anche a causa di una regolamentazione sempre più stringente che impone alle banche di detenere ampie disponibilità liquide, creando di fatto una domanda aggiuntiva per i Treasuries.Inoltre, questo ciclo economico positivo è il secondo più duraturo dell’ultimo secolo: entro metà 2019 raggiungerà il primato dei 120 mesi messo a segno da quello vissuto nel 1991-2001. Ciononostante, i leading indicators degli Usa rimangono solidi: in particolare, l’Ism è a quota 60 e ci muoviamo in un contesto di piena occupazione.I mercati piuttosto temono una compressione dei margini di profitto aziendale futuri, in particolare a causa di un più elevato costo del denaro e dalle pressioni salariali mentre le aspettative di un ritorno dell’inflazione, ovvero della capacità delle aziende di trasferire sui prezzi di vendita gli aumenti dei costi di produzione, sembrano rientrate.D’altro canto, il superamento della repressione finanziaria e il conseguente drenaggio della liquidità (già a regime in Usa e in attesa di iniziare in Europa e in Giappone), avrebbe frenato utili e valutazioni delle attività finanziarie. Infatti, di norma la presenza di liquidità in eccesso rispetto al funzionamento dell’economia si ripercuote in valutazioni più generose delle azioni; di converso quando la quota di liquidità in eccesso si riduce (come sta avvenendo in questa fase), le valutazioni si contraggono.In effetti gli utili delle società dell’S&P quest’anno sono aumentati del 20% rispetto al 2017 e tuttavia l’indice delle quotazioni è allo stesso livello (anzi ora sotto) di un anno fa. Ciò significa che il rapporto Prezzo/Utili è sceso di altrettanto: un derating, o contrazione dei multipli, che spinge gli indici al ribasso. Per il 2019, gli utili sono attesi in crescita a ritmo più che dimezzato, di ca il 9%, coerente se non altro con il venire meno del “doping fiscale” del 2018 sugli utili, stimabile in circa dieci punti percentuali. Il problema principale è comunque l’ottimismo degli analisti nel medio periodo: per quanto poco affidabile, le previsioni degli analisti (IBES) per il lungo termine rimangono al di sopra del trend storico di circa 3 punti percentuali. Dal punto di vista valutativo, invece, dopo gli ultimi ribassi, il P/E basato sugli Utili attesi per i prossimi dodici mesi si attesta a 15,2 vicinissimo alla media storica di lungo periodo: 15.
In questo contesto, Pictet AM stima che i ritorni prospettici dell’S&P a cinque anni si collochino in un range tra lo 0 e il 5% annuo, ovvero a un livello molto inferiore rispetto alla media storica su un orizzonte temporale di mezzo secolo, che colloca quel valore intorno all’8% annuo (in termini reali), in media, e rispetto al 12% registrato a partire dall’avvio del QE nel 2009. Ci muoviamo in un contesto nuovo: il new normal caratterizzato appunto da utili contenuti, da tassi di interesse e rendimenti obbligazionari che si collocano a un punto di equilibrio sotto il 3%, rispetto al 4,5% dei cicli precedenti, e da un’inflazione che stenta a raggiungere l’obbiettivo del 2%.Guardando al prossimo futuro, quello che accadrà sul fronte macroeconomico e le conseguenti strategie di investimento dipenderanno in massima parte dalle azioni della Fed in merito a tassi di interesse e la normalizzazione del balance sheet. La Banca Centrale Usa si è già espressa, dopo le elezioni di Mid-Term, in merito ai tassi. Jerome Powell, nel corso dell’ultimo speech al Club degli economisti a NY a fine novembre[1] ha ammorbidito la precedente posizione trasmessa erroneamente al mercato, secondo cui la Fed avrebbe aumentato i tassi, al consueto ritmo graduale di 25pb a trimestre, fino a un livello (il neutral rate) ancora lontano e forse anche oltre. Powell ha ora precisato che poiché non si conosce bene il tasso di equilibrio (che è nel range tra 2,5 e 3,5%), ora che stiamo entrando nell’intervallo che lo contiene, è opportuno rallentare il passo. Si preannuncia dunque una pausa nel 2019, probabilmente già dopo il rialzo di dicembre o, al più tardi, quello di marzo.
Manca tuttavia un elemento determinante, su cui la Banca Centrale non ha ancora preso posizione: la gestione della liquidità. Attualmente il riassorbimento della stessa sta avvenendo, da ottobre, a un ritmo di 50 miliardi di dollari al mese, che equivalgono in un anno a 600 miliardi di dollari l’anno. Si tratta di un ritmo elevato, difficilmente sostenibile da parte di un’economia in rallentamento e che potrebbe provocare un credit crunch. Tuttavia, su questo tema, all’interno del FOMC (Federal Open Market Commettee, organo decisionale sulle politiche monetarie), non è emersa al momento un’opinione precisa sul livello finale del bilancio della Banca Centrale: non si comprende infatti quale sia la dose di liquidità corretta da lasciare nel sistema, che deve essere commisurata alla quantità di riserve libere che le banche desiderano detenere presso la Fed. Dunque, a maggior ragione in questo caso, la FED potrebbe adottare il criterio del rallentamento in fase di approccio procedendo con prudenza (come una nave che si avvicina al porto) verso un punto di equilibrio che non è ancora noto. Anche perché, oltre al rischio di credit crunch, c’è da considerare che un eventuale errore sul bilancio della Fed sarebbe meno facilmente reversibile di un overshooting sui Fed fund rate.Gli scenari possibili sono due:
Il primo si potrebbe verificare se la Fed proseguisse con il drenaggio di liquidità al ritmo attuale con un impatto sul Pil equivalente a due/tre (ulteriori) rialzi dei tassi. Infatti, in base ad alcuni studi della Fed sul QE si può ipotizzare che 100 miliardi di drenaggio della liquidità equivalgano a un aumento dei tassi di 10 punti base. Inoltre stimiamo che un aumento di 100 punti base sui Fed Funds possa avere un impatto negativo pari all’1% sul Pil dell’anno successivo. Possiamo dunque concludere che 600 miliardi di liquidità sottratta all’economia possano frenare il Pil Usa per circa uno 0,6% nel 2019/20: con l’effetto di generare un nuovo derating, capace di erodere per intero tutta la sorpresa sugli utili. In questo contesto dovremmo probabilmente aspettarci performance azionarie a zero o negative;
Il secondo scenario, decisamente più positivo, è anche a nostro avviso il più plausibile anche se non ancora ritenuto tale dal mercato. Riteniamo che lo stesso ammorbidimento che Powell ha mostrato sui tassi, potrebbe emergere anche sul bilancio. Poiché non è noto il valore del terminal balance sheet, la Fed potrebbe in questo caso almeno rallentare il passo, diminuendo il ritmo del mancato reinvestimento dei titoli in scadenza (50 miliardi/mese), ovvero del Quantitative Tightening. Riteniamo che le nubi potrebbero diradarsi entro marzo, con la Banca Centrale che potrebbe assumere una posizione ufficiale e chiara al riguardo. Nell’ipotesi che il punto di arrivo del bilancio Fed fosse fissato a 3,5 miliardi di euro, dai 4 attuali, entro fine 2019 si raggiungerebbe il traguardo, e la pressione sulle valutazioni si attenuerebbe, con la possibilità di performance azionarie pur sempre ad una cifra, ma più verosimilmente positive.

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Prima mostra monografica di Tesfaye Urgessa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

Firenze fino al 3 febbraio 2019 apre a Palazzo Pitti Piazza Pitti, 1 la prima mostra monografica di Tesfaye Urgessa. «Alcuni vedono delle vittime nelle mie figure. Io vedo in loro quelli che ce l’hanno fatta. Mi danno conforto. Una cicatrice non è necessariamente il segno di una tragedia, un campione di boxe può bene avere un occhio nero o un sopracciglio che sanguina» scrive Tesfaye Urgessa, l’artista nato ad Addis Abeba nel 1983, trasferitosi grazie a una borsa di studio a Stoccarda nel 2009 dove oggi insegna e lavora, apprezzato dalla critica e dal mercato.
Parole che sembrano alludere alla parabola di riscatto che Urgessa attribuisce ai suoi personaggi come, probabilmente, a se stesso. Le figure magnetiche che popolano le sue tele in solitudine o più spesso in composizioni di corpi aggrovigliati e mutili sono infatti a tutti gli effetti una proiezione personale che non ha alcun portato narrativo o sociale. «Se qualcuno si riconosce nelle mie figure così come io mi riconosco in loro, allora necessariamente si riconoscerà in me», scrive ancora Urgessa per spiegare il dialogo che i suoi dipinti attivano tra chi crea e chi guarda, mediato da un repertorio di volti, maschere, corpi, nonché da una raccolta di oggetti famigliari dispiegati secondo logiche arcane. Terreno di scambio è la cultura visiva dell’arte del Novecento (e non solo) con la quale Urgessa si confronta in chiave di contaminazione e superamento, definendo una cifra stilistica del tutto originale: «Infatti per quanto Urgessa sia ben radicato nella tradizione della pittura figurativa e le sue opere siano ricche di elementi apparentemente iconici o simbolici, il suo modo di comunicare è fondamentalmente deittico» scrive Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, curatore della mostra con Chiara Toti.
Le foto in catalogo, con Urgessa nello studio mentre disegna a terra o con gli stadi compositivi dei dipinti ricostruiti in sequenza, danno anche conto di un processo creativo che, rifuggendo ogni premeditazione, si affida totalmente al flusso spontaneo delle immagini generate dalla mente dell’artista e registrate in contemporanea su una pluralità di tele. «Rifuggendo – come nella vita – i limiti e le definizioni imposti a priori, Urgessa trasforma dunque l’arte in “viaggio avventuroso e pieno di incertezze”», aggiunge Chiara Toti. Il percorso della mostra si estende tra le sei sale dell’Andito degli Angiolini, con un ordinamento cronologico che si dispiega a seguire Trapped in the Flesh, l’ultima grande tela dipinta da Urgessa scelta come focus di apertura. In una prevalenza di olii, non manca una scelta della produzione su carta con un rotolo di disegni e quattro monotipi che confermano la capacità dell’artista di spaziare tra tecniche e materiali.
L’Autoritratto, esposto a pendant con un intenso Ritratto d’uomo, è stato donato da Urgessa per la storica collezione delle Gallerie degli Uffizi: un ritratto non allo specchio o tratto da una fotografia, ma dipinto a memoria, passato anch’esso al vaglio della sua potente immaginazione.

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Premio Letteratura per Ragazzi di Cento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

La Giuria Tecnica della 40° edizione del Premio Letteratura Ragazzi ha scelto i titoli che entrano nelle due terne finaliste del Premio Letteratura per Ragazzi di Cento. Nella sezione Scuola Primaria è in finale anche Madelief. Lanciare le bambole, il primo libro del grande autore per ragazzi Guus Kuijer, pubblicato lo scorso anno da Camelozampa.
A questa edizione del Premio hanno concorso 141 libri e partecipano 530 classi e 10.500 ragazzi che formano la Giuria Popolare, e che avranno il compito di decretare la graduatoria finale. Il testo di Guus Kuije traduzione di Valentina Freschi presenta illustrazioni di Marta Baroni Collana I peli di gatto età consigliata: dai 7 anni 192 pp., cm 14 x 21, brossura cucita euro 13,90
Madelief. Lanciare le bambole, primo libro per bambini di Kuijer, fin dalla sua uscita in Olanda è stato un successo immediato, premiato con il prestigioso Gouden Griffel. Dai cinque romanzi di Madelief, tradotti in tutto il mondo, sono stati tratti anche film e una popolare serie televisiva per bambini. Per Camelozampa è uscito nel 2018 anche il secondo volume della serie, Madelief. I grandi, buoni giusto per farci il minestrone.
Guus Kuijer, nato ad Amsterdam nel 1942, debutta come autore per ragazzi negli anni Settanta, quando i libri per bambini erano considerati lo strumento per costruire un mondo migliore. La sua scrittura limpida e intelligente e la sua abilità nel parlare di temi forti mantenendo un tono lieve sono insuperate.

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Nessuna risorsa per addestramento e potenziamento tecnologico dei militari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

“Sorprende che il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, si dichiari soddisfatta perché non ci saranno tagli importanti sul comparto difesa. Evidentemente, il ministro considera le forze armate semplicemente uno stipendificio”. Lo afferma in una nota Edmondo Cirielli, Questore della Camera dei Deputati e parlamentare di Fratelli di Italia. “Al contrario di quanto afferma il ministro Trenta, questo governo non investe né sull’addestramento dei militari né sul potenziamento tecnologico degli apparati militari. Ogni altro datore di lavoro che non assicuri ai propri dipendenti formazione e innovazione andrebbe incontro ad azioni penali” – spiega Cirielli “Non investire su addestramento e innovazione tecnologica espone non solo l’Italia a pericoli ma gli stessi militari a gravi rischi per la propria sicurezza personale. E questo è inaccettabile per chi sacrifica per la propria vita per la Nostra libertà e difesa della Patria”- conclude Cirielli.

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A Sodexo Italia la certificazione Best Employer

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

Sodexo Italia, leader nel settore dei servizi che migliorano la qualità della vita, ha ottenuto per la terza volta consecutiva la certificazione “Best Employer” di Aon Hewitt, confermando il suo ruolo esemplare nella gestione delle risorse umane e posizionandosi tra i datori di lavoro più ambiti. Un grande riconoscimento per Sodexo, che ha ottenuto questo stesso premio, di validità biennale, anche nel 2014 e 2016. Il “Best Employer Program” di Aon Hewitt è un’iniziativa che mette a confronto aziende e organizzazioni per identificare quelle realtà che s’impegnano a creare un vantaggio competitivo per i clienti attraverso la valorizzazione dei propri collaboratori. Il programma riconosce, inoltre, le organizzazioni che spingono verso un alto coinvolgimento dei dipendenti, che dimostrano una leadership efficace e una cultura dalle alte prestazioni nonché una convincente strategia per accrescere e rafforzare la propria immagine quale datore di lavoro. Gli esiti dell’analisi di Aon, condotta sulla base di una banca dati creata in oltre 20 anni di esperienza, sono stati confermati dalle risposte emerse dall’indagine che ha coinvolto gli 11mila dipendenti Sodexo in Italia.“Siamo estremamente orgogliosi di aver ricevuto questo importante riconoscimento per la terza volta consecutiva – afferma Nadia Bertaggia, Direttore Risorse Umane e Organizzazione di Sodexo Italia – Riteniamo da sempre che i nostri collaboratori rappresentino il nostro bene più prezioso e che il loro grande impegno sia il fattore determinante dei grandi risultati ottenuti, sia a livello interno sia per i nostri clienti. Siamo convinti che la soddisfazione dei nostri collaboratori e il clima positivo che si respira in azienda giochino un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi ed è per questo che siamo costantemente all’ascolto dei nostri dipendenti”.
Ma non è tutto. Nel corso del 2018 Sodexo Italia si è resa protagonista di numerose iniziative finalizzate a sensibilizzare tematiche importanti come l’inclusione, la sostenibilità ambientale e la lotta alla violenza contro le donne. Si sono contraddistinte in particolar misura l’attivazione di oltre 30 tirocini dedicati a richiedenti asilo e protezione internazionale, in collaborazione con Croce Rossa Italiana Milano e A&I Onlus; l’adesione all’ambizioso progetto green in Nicaragua, un piano di riforestazione che si inserisce nel programma promosso da SeDiciAlberi al fine di dare un supporto all’economia locale; l’iniziativa “Bimbi in ufficio con mamma e papà”, giornata dedicata a riconoscere ed apprezzare gli sforzi di tutti i genitori che quotidianamente si impegnano nel conciliare famiglia e lavoro; la “Campagna del Nastro Bianco”, iniziativa che ha coinvolto i dipendenti dell’azienda i quali, indossando dei fiocchi bianchi in maniera simbolica, hanno confermato la loro opposizione ad ogni genere di sopruso verso le donne, condannando al tempo stesso chi non si fa scrupoli a compierne.

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Il Miracolo di Marcellino

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

Roma dal 21 al 23 dicembre 2018 Nuovo Teatro San Paolo Viale di San Paolo, 12 Orari spettacolo: Venerdì ore 21.00 Sabato ore 17.00 e ore 21.00 domenica ore 17.00 e ore 21.00 Prezzi Intero 20.00 euro Ridotto 10.00 euro (under 18 – over 65 – Soci Cral). Il musical “Il miracolo di Marcellino” è un tributo alla dolce storia più coinvolgente e divertente di sempre, raccontata attraverso gli occhi di un bambino. Ricavata da un’antica leggenda popolare spagnola, la storia narra di un neonato abbandonato, raccolto in fasce ed allevato con amore dai frati di un convento. Crescendo Marcellino sente il bisogno di un amico, che trova in un crocifisso abbandonato nella soffitta abbandonata del convento.
Ogni giorno, Marcellino porta al suo Amico pane e vino presi di nascosto dalla dispensa dei frati.Gesù ascolta i suoi desideri e quando Marcellino chiede di poter vedere la sua mamma, Gesù lo accontenta, con un gesto d’Amore che sarà poi ricordato come il Miracolo di Marcellino.Il Miracolo di Marcellino è uno spettacolo profondo che commuove e che diverte allo stesso tempo; parla al cuore di ognuno con parole dolci, semplici e rassicuranti che solo un genitore amorevole e premuroso può trovare. Uno spettacolo che riporta alla luce quei valori genuini che si sono un po’ persi, ma che aspettano solo di essere riscoperti.
Regia associata Riccardo Trucchi e Antonio Melissa Con Giosuè Karol Vagnoli/ Giorgio Marchigiani, Roberto Lovera, Myriam Somma, Giovanni De Filippi, Francesco Polizzi, Arsenio Spinillo, Andrea Lami, Emanuele Revalente, Simone Manzotti, Veronica Di Giacobbe Ensemble Giada Cambria, Piero Coffano, Mariandrea Filpo, Rachele Marchegiani, Chiara Paita e Alessandro Serio.La voce di Gesù è di Giò di Tonno, con la supervisione artistica del M°Gino Landi.

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Studio da “Le Baccanti” di Euripide

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

Roma Dal 22 dicembre al 5 gennaio al Teatro India Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) Emma Dante affronta Euripide portando in scena Studio da LE BACCANTI,nel suo stile fisico, sfacciato, possente, confrontandosi con uno dei testi più sanguinari dell’antica tragedia greca. Lo spettacolo nasce da uno studio svolto come saggio di diploma degli allievi dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico. Nella tragedia di Euripide, Dioniso, in collera con Penteo che non riconosce la sua natura divina, rende folli le donne tebane che si ritirano sul monte Citerone per celebrare i suoi riti. Insistendo Penteo nel non considerare divino Dioniso, il dio lo invita a travestirsi da donna per andare ad assistere ai riti delle baccanti, che infine, invasate, lo sbranano. Emma Dante sceglie di portare in scena la traduzione di Edoardo Sanguineti, che disegna un lavoro dal profilo plurale e dai meccanismi ben congegnati.Lo spettacolo si apre sulle donne fuggite sul monte, ferine e avvolte in pellicce, pericolose. Sopra di loro, una schiera di teste mozzate. L’anima tribale della messa in scena si viene a delineare lungo lo spettacolo nei corpi seminudi, a tratti sgraziati, nelle immagini fortemente dissonanti, nei sentimenti inquieti che attraversano i personaggi, costruendo una struttura punteggiata di sottolineature che evidenziano il tema della violenza delle relazioni fra i sessi. «In un processo creativo dionisiaco abbiamo cercato di esplorare attraverso il corpo l’ebbrezza e l’euforia che le baccanti ci trasmettevano – racconta Emma Dante – È un’opera straordinaria da cui attinge gran parte della nostra cultura, dalla religione alla letteratura. Un’opera del dio dello strepito di cui gli allievi si sono nutriti». Il lavoro si incentra sulla presenza del coro, con un lavoro intenso e puntuale sulla Parodo e sui quattro stasimi, che ha generato una elaborazione drammaturgica soprattutto visiva.
Lo spettacolo conclude il ciclo di proposte della collaborazione fra il Teatro di Roma – Teatro Nazionale e l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”. Infatti, Studio da LE BACCANTI si inserisce nell’ambito del percorso condiviso tra le due istituzioni culturali, che ha visto il Teatro India farsi ospite di tre spettacoli della neonata Compagnia dell’Accademia, con l’obiettivo di sostenere la creatività e il perfezionamento degli allievi neodiplomati attraverso la formazione e il confronto con maestri e registi affermati. Hanno fatto parte di questo percorso:Un anno con tredici lune di Rainer Werner Fassbinder, regia di Carmelo Alù; Tiranno Edipo! da Sofocle, di Giorgio Barberio Corsetti.
Biglietti: intero 20€ _ ridotto 16€ _ Orari spettacolo:tutte le sere ore 20 _ 27/30 dicembre/3 gennaio ore 1724/25/26/31 dicembre e 1/2 gennaio riposo http://www.teatrodiroma.net

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Il grande cinema di Asghar Farhadi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

Milano dal 20 dicembre 2018 al 6 gennaio 2019 Cinema Spazio Oberdan Piazza Oberdan (Biglietto intero € 7,50 Ridotto con Cinetessera € 6 Gratuito per ragazzi dai 16 ai 19 anni). La Fondazione Cineteca Italiana propone presso Cinema Spazio Oberdan il grande cinema di Asghar Farhadi (autore del recentissimo Tutti lo sanno), uno tra i più importanti registi iraniani contemporanei che, per stile, temi trattati e ambientazioni, ha saputo emanciparsi dai maestri Abbas Kiarostami e Moshen Makhmalbaf.Nelle opere di Farhadi è sempre presente il legame col Paese d’origine ma anche la voglia di confrontarsi con realtà politiche e sociali diverse. Farhadi crea storie ad alto tasso di tensione, in cui i protagonisti (impersonati sempre da magnifici attori) sono posti di fronte a scelte, dubbi, conflitti familiari e di coppia, spesso scatenati da un evento drammatico che sollecita la partecipazione emotiva dello spettatore. Alla complessità narrativa fa riscontro una limpidezza formale cristallina, resa possibile da una sensibilità di sguardo capace di scavare nelle profondità dell’essere umano e di alimentare quel percorso nel dubbio che è sempre segno di grande arte.

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Lavoro giovani: Cresce la richiesta di competenze digitali e tecnologiche da parte delle aziende

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

Le esperienze di volontariato sono giudicate con favore dalle aziende, perché denotano, nel giovane che cerca lavoro, un atteggiamento propositivo, la tolleranza allo stress e un’intelligenza emotiva. Il dato, forse in apparenza singolare, è stato riscontrato dal Centro di avviamento alla Carriera (Career Services) della John Cabot University (JCU) – fra le maggiori università americane in Europa, con sede nel cuore di Roma, a Trastevere – che tiene contatti quotidiani con 607 imprese, nazionali e internazionali (il numero è in costante crescita).
Il Centro di avviamento alla Carriera organizza tre Career Fair (Fiere della Carriera) ogni anno. In questi appuntamenti, gli studenti e i neolaureati incontrano, per dei colloqui di lavoro (più di uno nell’arco della stessa giornata), i responsabili delle assunzioni delle imprese partner, attive in un ampio ventaglio di settori, fra cui: grande distribuzione, digitale e innovazione, trasporti, turismo, comunicazione, profit e no profit, consulenza aziendale.Le statistiche elaborate in chiusura del 2018 dicono che, al netto della conoscenza della lingua inglese, considerata a dir poco fondamentale, le competenze (skills) più richieste dalle aziende sono quelle digitali e tecnologiche, con una tendenza in rapida crescita: dal 37% del 2017 al 45% di quest’anno. E la percentuale è destinata a salire: la previsione per il 2019, sulla base di un campione inerente le posizioni lavorative e di stage ottenute dagli studenti a partire dal prossimo gennaio, è del 55%. Al secondo posto fra le skills più richieste, a “parimerito” potremmo dire, ci sono la capacità di saper scrivere (articoli, comunicati, post, relazioni) e l’attitudine alle pubbliche relazioni.Le statistiche 2018 riguardanti in particolare i Career Fair, dicono che 8 laureandi su 10 (quindi l’80%) trovano una posizione di stage o di lavoro durante gli incontri con le imprese. Il trend è positivo e in crescita, considerando il quinquennio di riferimento 2013-2017.Nel dettaglio, l’80% è così distribuito: il 33% dei giovani ottiene una posizione lavorativa nell’area digitale e innovazione; il 17% in campo amministrativo; il 16% in politica, affari internazionali e negli uffici legali; il 13% nella gestione delle risorse umane e nell’educazione; il 13% nei Beni culturali, in giornalismo e scrittura creativa; l’8% in Comunicazione e marketing.«La formazione universitaria deve fornire allo studente gli strumenti necessari per inserirsi nel mercato del lavoro. La JCU monitora giorno per giorno l’evoluzione delle dinamiche occupazionali, intrattenendo rapporti diretti con le imprese. È un sistema comprovato per ottenere risultati in un mondo in rapidissima e continua trasformazione», ha spiegato Franco Pavoncello, presidente della John Cabot University.«Le aziende non cercano il genio solitario che colleziona master, senza aver mai fatto nulla di concreto. Al giorno d’oggi tutto si crea in team, per questo risultano fondamentali le soft skills ed è giudicato positivamente chi sappia relazionarsi in gruppo, avendo al suo attivo esperienze di lavoro – di qualunque genere – di stage e di volontariato», ha sottolineato Antonella Salvatore, direttore del Centro di avviamento alla Carriera della John Cabot University.

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“Bisogna essere più duri con chi attacca le forze dell’ordine”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

Il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, è intervenuta a 24Mattino di Maria Latella e Oscar Giannino su Radio 24 per commentare l’aggressione al carabiniere da parte dei tifosi della Lazio: “Non sappiamo ancora chi sono gli aggressori, le indagini sono in corso, ma bisogna cominciare a essere un po’ più duri con chi attacca le forze dell’ordine. Dobbiamo essere sicuri che queste persone non siano arrestate e poi rilasciate in poco tempo, ma vengano perseguite. Ogni volta che viene attaccato un poliziotto o un carabiniere viene attaccato lo Stato. Noi dobbiamo dare dei segnali precisi. Quest’anno sono stati feriti 1517 carabinieri, e di questi il 49% ha riportato lesioni con prognosi superiore ai 5 giorni. Credo che dobbiamo difendere i nostri uomini, è necessaria la certezza dell’intervento nei confronti di coloro che si sono macchiati di queste colpe. Non sempre è stato fatto”, conclude il ministro a Radio 24.

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Telefonia: debutta in Italia la nuova rete Mobile M2M targata TelcaVoIP International

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

Roma. Grande novità in arrivo anche in Italia nel mondo delle telecomunicazioni Voip. Sta per debuttare infatti un nuovo ed innovativo servizio implementato dalla britannica TelcaVoIP International, che lancia la nuova rete mobile M2M (Machine to Machine) pensata per dare un servizio di connettività e gestione di device in mobilità.Il servizio che entrerà a pieno regime dall’1 gennaio 2019, sancisce ancora una volta la leadership dell’azienda inglese operante nel mondo delle telecomunicazioni full ip.Come dichiarato ed illustrato in conferenza stampa da Fabrizio Guerra, CEO di TelcaVoIP International, a differenza dei “normali operatori” TelcaVoIP International garantisce una serie di servizi assolutamente efficaci, innovativi e certificati, come l’accesso VPN e localizzazione Sim sul territorio Internazionale con una precisione assoluta.Gli utenti che utilizzeranno la rete M2M TelcaVoIP International avranno a propria disposizione un portale web dal quale è possibile monitorare ed interagire con le proprie SIM o Chip. L’azienda ha infatti previsto la fornitura, su richiesta del cliente, di MICROCHIP in sostituzione delle classiche SIM.
Questo è stato pensato IN PRIMIS perchè nessun operatore Italiano fornisce soluzioni simili, e non da ultimo per garantire il funzionamento di applicazioni ed installazioni su device particolari come ad esempio l’utilizzo su device a contatto con acqua o elevata umidità. Segnale questo della particolare attenzione e conoscenza da parte di TelcaVoIP International di tutti i campi applicativi per la tecnologia MOBILE M2M. Tra le tante operazioni che un utente può effettuare vi sono il blocco/sblocco della Sim, il cambio registrazione Sim su una rete diversa, il monitoraggio su mappa della posizione precisa della Sim, il blocco/sblocco delle chiamate audio e molto altro.La copertura è garantita a livello mondiale ed il costo del traffico dati protetto è assolutamente tra i più bassi sul mercato. Il costo delle Sim o dei Micro Chip dovrebbe aggirarsi attorno ai 5 euro cadauno, mentre il traffico dati potrà essere acquistato a pacchetti direttamente all’interno del proprio portale.In concomitanza con il lancio della rete M2M, TelcaVoIP International ha completato anche l’infrastruttura di telecomunicazione VoIP per la nuova App Sostravel.com che si prefigge di dare servizi innovativi a tutti i passeggeri aeroportuali.Grazie infatti alle comunicazioni IP che TelcaVoIP ha integrato all’App, un utente è in grado di avere ad esempio la tracciatura in tempo reale del proprio bagaglio smarrito ed essere in contatto diretto con gli uffici lost and found di oltre 2000 aeroporti nel mondo.

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Nuova mobilità docenti: addio ambiti territoriali e chiamata diretta docenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

Considerando che il disegno di legge AS 763 procede in modo spedito verso l’approvazione finale, potendo fare affidamento sulle altre forze di governo, Anief chiede a gran voce di fermare il tavolo sulla mobilità del personale. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricorda infatti che l’approvazione del ddl avrebbe delle immediate importanti ricadute sui trasferimenti a domanda e d’ufficio degli insegnanti di ruolo, visto che erano legati anche agli ambiti territoriali in via di dismissione. Considerando che ci sono 50 mila posti vacanti in organico di diritto ed è prossima la nuova riforma del reclutamento, è giunta l’ora di riaprire una fase straordinaria di mobilità, con l’obiettivo di tutelare in primis i docenti ingabbiati dalla Buona Scuola e traditi subito dopo dell’algoritmo. Parallelamente, devono partire i corsi abilitanti per il personale docente a tempo indeterminato, in modo da favorire i passaggi di ruolo.

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Campidoglio, al via percorsi di prevenzione per la salute presso i Centri Sociali Anziani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

Al via, a favore della popolazione iscritta ai centri sociali anziani della città, un programma di prevenzione della salute e di informazione per l’adozione di stili di vita adeguati. Sono previste, per tutto il mese di dicembre, azioni di informazione e formazione per promuovere un buon mantenimento di autonomia. Saranno effettuati, inoltre, screening e controlli di monitoraggio cardiocircolatorio.
Il programma sarà realizzato presso alcuni centri sociali anziani, individuati in ragione municipale sulla base di idonee caratteristiche di spazio e accessibilità, che possano ospitare per il progetto anche gli iscritti di tutti i centri del territorio. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’Azienda Capitolina Farmacap che metterà a disposizione ausili e apparecchi per misurazione di parametri sanitari, contempla anche la presenza di esperti dell’Istituto Nazionale per le ricerche Cardiovascolari.“Prosegue il percorso di rafforzamento della funzione dei Centri sociali anziani, intesi come punto di riferimento multidimensionale sui territori. Vogliamo renderli un perno dei percorsi informazione e prevenzione, per promuovere la salute e corretto stili di vita anche tra gli anziani”, sottolinea l’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre.Con il nuovo anno, sempre per i centri sociali anziani della città, sarà di nuovo attivata una specifica Assicurazione Cumulativa Infortuni a favore degli anziani iscritti e di tutti coloro, di qualsiasi età che partecipino ad una iniziativa o evento organizzati dalle strutture. L’Assicurazione sarà stipulata con le Assicurazioni di Roma. La novità introdotta lo scorso anno viene quindi consolidata.

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Gli Italiani desiderano una nuova carriera: meglio se nel Tech e all’estero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

LinkedIn, la più grande rete professionale al mondo, rivela oggi i dati della sua nuova ricerca relativa alla percezione degli italiani in relazione al futuro del proprio lavoro, le competenze necessarie per avere successo in ambito professionale e la comparazione degli stipendi attuali rispetto alle generazioni precedenti.
Tra i principali risultati del sondaggio, svolto dalla società di ricerca Mortar su un campione di circa 10 mila persone nell’area EMEA, di cui 1000 in Italia, divisi per fasce d’età e sesso, emerge che l’86% dei professionisti italiani dichiara di desiderare una nuova opportunità di carriera rispetto a quella attuale e, in modo particolare, i rappresentanti della generazione dei cosiddetti Millennial (24-38 anni) si attesta al 90%, sottolineando come oggi siano sempre di più i lavoratori che non fanno ciò che vorrebbero. Nonostante questo, però, solo il 37% degli intervistati ritiene di possedere le competenze professionali adatte per “fare il grande salto”, con il 54% dei lavoratori che ammette di averne solo qualcuna, e di doversi assolutamente preparare in maniera diversa per poter affrontare nuove sfide professionali.Solo il 54% degli Italiani, pensa che il proprio lavoro esisterà ancora tra 20 anni, mentre il 29% crede che il proprio profilo professionale rimarrà solo in parte simile nelle caratteristiche a quello attuale. Prevedibilmente, questo senso di sicurezza aumenta tra i più giovani della generazione Z (18 – 23 anni, con il 65%), già oggi impegnati in lavori inesistenti fino a qualche anno fa, mentre decresce tra i più adulti (39 – 53 con il 52% circa).In questo contesto, a sorpresa, rispetto ai classici segmenti di business che hanno sempre caratterizzato gli alti profili professionali del nostro Paese, come avvocati, medici e professori universitari, il settore preferito dai nuovi lavoratori tricolore per arrivare a guadagnare di più è quello della Tecnologia, con il 30% delle risposte, seguito dal Finance (18%), l’ambito delle professioni legali (14%) e la Sanità (10%). Oltre a questo, in Italia, addirittura un professionista su due (circa il 55%) pensa che andare all’estero sia il miglior modo possibile per ottenere un salario maggiore. Tra questi in particolare le donne (56% rispetto al 53% di uomini) sono quelle che credono di più nelle possibilità offerte al di fuori dei confini peninsulari.
Dando uno sguardo più approfondito ai dati si nota come il 58% degli italiani ritenga che i lavori di oggi siano più complessi e difficili rispetto al passato, e sotto questo aspetto viene evidenziato anche come questa percezione di distanza tra generazioni aumenti con l’avanzare dell’età, anche in connessione alle maggiori competenze e responsabilità richieste oggi in ambito professionale. In modo particolare, ciò che differisce oggi dal lavoro di qualche anno fa risiede soprattutto nella gestione delle comuni prassi di ufficio legate ai sistemi informatici di base, come per esempio l’utilizzo dei pacchetti Office, le email e i social network, che secondo gli italiani sono al primo posto tra i principali stravolgimenti dei flussi operativi negli ambienti professionali con un 65% delle preferenze rispetto alle cosiddette hard skill (17%), che comprendono competenze informatiche di livello avanzato (come lo sviluppo web, la gestione delle piattaforme di cloud computing e così via), e alle soft skill (capacità di comunicazione, collaborazione con i colleghi, gestione corretta del tempo e altro) ferme al 15%.
Nonostante la maggior parte dei professionisti italiani creda che la laurea sia l’attestato più importante per avere una buona carriera e quindi un buon salario, l’89% degli stessi pensa sia necessario acquisire nuove competenze una volta laureati per inserirsi al meglio nel mondo del lavoro.
Attualmente, infine, per il 37% dei professionisti italiani interpellati per la ricerca LinkedIn, lo stipendio più adeguato per uno stile di vita accettabile oscilla tra 30 e i 49 mila euro l’anno. Sotto questo profilo, il 47% degli italiani sostiene di guadagnare già più dei genitori, anche se andando a guardare la differenza tra uomini e donne, le professioniste in rosa sono quelle che nella maggior parte dei casi (44%) percepiscono uno stipendio minore dei propri genitori, e quando si chiede loro a quale età riusciranno a guadagnare più di questi ultimi, stupisce notare come più di una su cinque (22%) creda che non avrà mai l’opportunità di farlo.Inoltre, il 36% dei professionisti italiani, ha dichiarato di guadagnare meno e addirittura il 14% conferma di avere bisogno di un aiuto economico da parte della famiglia e, in particolare, quasi uno su quattro (23%) nella generazione millennial (24-38 anni), con una percentuale femminile che in generale riscontra un’esigenza maggiore in questo senso (15%) rispetto agli uomini. In particolare, i professionisti dicono di dover essere supportati economicamente dalla propria famiglia specificatamente per l’affitto di casa (13%), le cene familiari al ristorante (12%), le vacanze (11%) e il credito telefonico (10%).

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Le principali preoccupazioni degli investitori italiani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

A commentare la survey Riccardo Pironti, responsabile del mercato italiano per J.P. Morgan Private Bank. Stando alla Private Client Survey di J.P. Morgan Private Bank, il 56% dei clienti di elevato profilo patrimoniale in Italia e quasi due terzi (59%) di quelli europei rimangono ottimisti circa le valutazioni del mercato azionario, ritenendo che le attuali condizioni segnalino la presenza di ulteriori margini di crescita per il mercato. Molti, tuttavia, restano cauti: oltre due quinti (44%) sono dell’avviso che tali livelli valutativi siano espressione di una bolla e si attendono presto una correzione.Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina hanno continuato ad acuirsi durante l’intero 2018 e molti investitori (40%) ritengono che il rischio maggiore per i Mercati Emergenti provenga da una potenziale guerra commerciale globale. Altre preoccupazioni di rilievo tra gli investitori riguardano la forza del dollaro USA (25%), il rallentamento economico della Cina (18%) e l’inasprimento della politica monetaria della Federal Reserve (17%).Esaminando le aspettative dei clienti italiani per quanto riguarda i timori relativi ai Mercati Emergenti, il sondaggio ha indicato che secondo questi investitori il maggiore rischio per tali mercati è un rallentamento cinese (37%), seguito da una guerra commerciale con la Cina (31%). Al terzo posto (20%) si colloca la forza del dollaro USA, mentre la politica restrittiva della Fed figura in fondo alla classifica (11%).
Rispetto alla Private Client Survey condotta in primavera, molti investitori di elevato profilo patrimoniale sono diventati meno fiduciosi riguardo alle prospettive dei mercati azionari globali, ma parecchi continuano a ravvisare opportunità legate alla fase avanzata del ciclo. Più della metà dei clienti italiani (53%) ritiene che le materie prime saranno la classe di attivo più brillante nei prossimi 12 mesi, seguite dalle azioni (25%) e dal reddito fisso (19%). In termini settoriali, l’82% intravede le maggiori opportunità nel settore healthcare, e molti ritengono che questo settore tradizionalmente difensivo sia destinato a sovraperformare a fronte della maturazione del ciclo economico e di persistenti trend demografici quali crescita e invecchiamento della popolazione.”Dai dazi doganali, all’aumento dei tassi d’interesse, ai nuovi scenari politici, nel 2018 le incertezze non sono mancate”, ha affermato Riccardo Pironti, responsabile del mercato italiano per J.P. Morgan Private Bank. “L’escalation delle tensioni commerciali rappresenta tuttora il maggiore rischio per il nostro scenario di riferimento ed è la principale preoccupazione per i nostri clienti, dal momento che una vera e propria guerra commerciale avrebbe ripercussioni probabilmente negative per le azioni su scala globale.””A nostro avviso siamo più vicini alla fine del ciclo che al suo inizio”, ha aggiunto Pironti. “Fase avanzata non significa tuttavia fine del ciclo. Date le probabilità di un aumento della volatilità sui mercati, chi investe in un’ottica di lungo periodo dovrebbe esercitare pazienza e mantenere il proprio portafoglio adeguatamente diversificato”.

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I margini di crescita del mercato azionario

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

Stando alla Private Client Survey di J.P. Morgan Private Bank, il 56% dei clienti di elevato profilo patrimoniale in Italia e quasi due terzi (59%) di quelli europei rimangono ottimisti circa le valutazioni del mercato azionario, ritenendo che le attuali condizioni segnalino la presenza di ulteriori margini di crescita per il mercato. Molti, tuttavia, restano cauti: oltre due quinti (44%) sono dell’avviso che tali livelli valutativi siano espressione di una bolla e si attendono presto una correzione.Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina hanno continuato ad acuirsi durante l’intero 2018 e molti investitori (40%) ritengono che il rischio maggiore per i Mercati Emergenti provenga da una potenziale guerra commerciale globale. Altre preoccupazioni di rilievo tra gli investitori riguardano la forza del dollaro USA (25%), il rallentamento economico della Cina (18%) e l’inasprimento della politica monetaria della Federal Reserve (17%).Esaminando le aspettative dei clienti italiani per quanto riguarda i timori relativi ai Mercati Emergenti, il sondaggio ha indicato che secondo questi investitori il maggiore rischio per tali mercati è un rallentamento cinese (37%), seguito da una guerra commerciale con la Cina (31%). Al terzo posto (20%) si colloca la forza del dollaro USA, mentre la politica restrittiva della Fed figura in fondo alla classifica (11%).Rispetto alla Private Client Survey condotta in primavera, molti investitori di elevato profilo patrimoniale sono diventati meno fiduciosi riguardo alle prospettive dei mercati azionari globali, ma parecchi continuano a ravvisare opportunità legate alla fase avanzata del ciclo. Più della metà dei clienti italiani (53%) ritiene che le materie prime saranno la classe di attivo più brillante nei prossimi 12 mesi, seguite dalle azioni (25%) e dal reddito fisso (19%). In termini settoriali, l’82% intravede le maggiori opportunità nel settore healthcare, e molti ritengono che questo settore tradizionalmente difensivo sia destinato a sovraperformare a fronte della maturazione del ciclo economico e di persistenti trend demografici quali crescita e invecchiamento della popolazione.”Dai dazi doganali, all’aumento dei tassi d’interesse, ai nuovi scenari politici, nel 2018 le incertezze non sono mancate”, ha affermato Riccardo Pironti, responsabile del mercato italiano per J.P. Morgan Private Bank. “L’escalation delle tensioni commerciali rappresenta tuttora il maggiore rischio per il nostro scenario di riferimento ed è la principale preoccupazione per i nostri clienti, dal momento che una vera e propria guerra commerciale avrebbe ripercussioni probabilmente negative per le azioni su scala globale.””A nostro avviso siamo più vicini alla fine del ciclo che al suo inizio”, ha aggiunto Pironti. “Fase avanzata non significa tuttavia fine del ciclo. Date le probabilità di un aumento della volatilità sui mercati, chi investe in un’ottica di lungo periodo dovrebbe esercitare pazienza e mantenere il proprio portafoglio adeguatamente diversificato”.

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Seminario “La Gestione delle Garanzie Immobiliari”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

Bologna. Si è tenuto giorni fa a Bologna il seminario “La Gestione delle Garanzie Immobiliari” per fare luce sul ruolo e il valore che le garanzie immobiliari hanno assunto presso il sistema bancario, individuando nuovi strumenti e metodi di valutazione e monitoraggio a supporto delle funzioni di gestione e contenimento del rischio nell’ecosistema del credito. L’iniziativa è stata promossa da CRIF, APB (Associazione Italiana Pianificatori Bancari) e Banca di Bologna. La preoccupante dinamica registrata sul mercato nazionale delle Non Performing Exposures (NPE), che hanno superato i 340 miliardi di Euro nel 2015 per poi progressivamente scendere ai 220 miliardi del giugno di quest’anno, fa sì che rappresentino circa il 15% del totale degli impieghi bancari quando la quota di alert è fissata al 5%.
Al contempo va considerato che negli ultimi anni il mercato immobiliare italiano ha attraversato un periodo di profonda crisi che ha pressoché dimezzato il numero di transazioni di abitazioni portandole dalle circa 850 mila di metà anni Duemila alle 400 mila del 2014 per poi risalire gradualmente fino alle attuali 570 mila. Senza dimenticare, infine, che dal 2008 ad oggi i prezzi hanno perso nella media circa il 25% in termini nominali e non hanno ancora riavviato il ciclo espansivo. Alla luce di questo scenario, anche le recenti novità normative hanno da tempo accentrato l’attenzione sull’importanza di una corretta e accurata valutazione degli immobili oltre che di un tempestivo aggiornamento delle esposizioni creditizie dotate di una garanzia immobiliare.
Le conclusioni tratte nel corso degli interventi dei vari soggetti convenuti si sono concentrate sui seguenti punti:
A fronte di una perdita di valore degli immobili negli ultimi 10 anni, mediamente del 25%, e di un’incidenza dei crediti deteriorati rispetto al totale degli impieghi bancari tripla rispetto al livello di alert a livello europeo, la gestione immobiliare delle banche deve dotarsi di nuovi strumenti di analisi e di previsione, sulla spinta anche di uno stringente quadro normativo.
Le Banche Dati immobiliari, spesso utilizzate per effettuare le valutazioni, non sono rappresentative dell’eterogeneità e della complessità del mercato immobiliare italiano. Per ricomprendere l’80% degli immobili italiani si deve considerare un intervallo di prezzi delle Banche Dati del 190%.
È necessario adottare suite di strumenti avanzati ed accurati per valutare, monitorare, prevedere le perdite e gestire gli immobili in modo da coprire tutte le fasi della vita del credito, dall’origination alla gestione ed all’eventuale workout in caso di deterioramento.

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Antitrust: ancora giochetti sui 28 giorni, segnalata Fastweb

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

Tutti gli operatori hanno l’obbligo di ristorare i consumatori dei giorni erosi in seguito alla fatturazione a 28 giorni: Fastweb “regala” il servizio WOW SPACE, ma il contratto prevede un’espressa rinuncia ai diritti dei consumatori.“E’ inaccettabile che si continuino a fare giochini sulle spalle dei consumatori: nonostante il rimborso dei 28 giorni sia obbligatoriamente previsto entro il 31 dicembre, gli operatori continuano ad adottare soluzioni fantasiose pur di sottrarsi agli obblighi di legge”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, annunciando la segnalazione depositata all’Autorità Antitrust e all’Agcom nei confronti dell’operatore Fastweb.Di cosa si tratta? Lo spiega l’avv. Dona: “in pratica Fastweb propone agli utenti di rinunciare al diritto di ristoro per i giorni erosi nell’illecito passaggio alla fatturazione a 28 giorni delle offerte di telefonia fissa in cambio della fornitura del servizio Wow Space per un anno. Si tratterebbe di un nuovo servizio cloud illimitato, disponibile per tutti i nuovi e già clienti fissi e mobili Fastweb”. “Nascondere nelle pieghe di un contratto che nessuno leggerà mai la rinuncia ai propri diritti non può passare inosservato -prosegue l’avvocato Dona- per questo è urgente che l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (che ha stabilito l’obbligo dei rimborsi entro fine anno), ma anche l’Autorità Antitrust (che si occupa di pratiche commerciali scorrette), facciano chiarezza sul comportamento di Fastweb: se fosse accertata la scorrettezza di questa pratica, è necessario sanzionare adeguatamente l’operatore anche come monito per tutti gli altri, i cui uffici marketing si stanno industriando per sottrarre ai consumatori ciò che gli spetta di diritto.”

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Dalla Basilicata al mondo: i macchinari di Cicoria arrivano in Africa e Sud America

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

SACE SIMEST, il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, ha assicurato le esportazioni in Africa e Sud America di Cicoria, azienda lucana specializzata nella produzione di macchinari agricoli.Attraverso tre diverse operazioni di assicurazione del credito, concluse direttamente online sul sito sacesimest.it per un valore complessivo di oltre 600 mila euro, l’azienda ha protetto le proprie vendite in Kenya, Tunisia e Costa Rica dai rischi di mancato pagamento per eventi di natura politica e commerciale.“I contratti stipulati con SACE ci hanno permesso di offrire dilazioni di pagamento ai nostri clienti, utilizzando tale strumento quale fattore competitivo di natura commerciale rispetto alle proposte provenienti da altri Paesi extra-europei o per permettere ai nostri partner commerciali di costruire uno stock di macchine più alto che nel passato” – ha dichiarato Marco Cicoria, amministratore delegato di Cicoria.Nata nel 1927, Cicoria è specializzata nella produzione e commercializzazione di macchine agricole per la raccolta di paglia e foraggio e per la trebbiatura di semi ad alto valore aggiunto. La costante attenzione allo sviluppo tecnologico e le elevate prestazioni dei suoi macchinari hanno permesso all’azienda di conquistare negli anni i mercati internazionali. Ad oggi, i macchinari targati Cicoria sono presenti in più di 50 Paesi di 4 diversi continenti.
La partnership con SACE SIMEST è ormai consolidata da anni. In passato l’azienda ha assicurato le sue esportazioni in geografie emergenti come Uzbekistan, Algeria, Ucraina e Argentina, dove il particolare contesto politico-economico rende necessario l’intervento assicurativo del Polo, al fine di garantire dilazioni di pagamento più vantaggiose ai clienti esteri.SACE SIMEST rinnova il suo impegno per le eccellenze del Mezzogiorno che intendono crescere sui mercati esteri. Nel solo 2017, ha mobilitato oltre 635 milioni di euro in favore di più di 3.000 aziende meridionali.

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L’Antipatico: Pressioni commerciali in banca. Riusciranno i nostri eroi?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

Con tempi davvero fulminei, appena due anni, prenderà avvio la “Commissione bilaterale inquirente tra sindacati e Abi sulle pressioni commerciali”. Già il termine “commissione” fa capire che tutti parleranno a vuoto senza concludere niente di concreto, se non tirare fuori dopo altri due anni un “Protocollo di intesa” che nessuno rispetterà. Basti pensare che i primi mesi di lavoro saranno dedicati ad “acquisire informazioni sui sistemi di incentivazione e per realizzare un’indagine di clima settoriale attraverso l’individuazione di un soggetto terzo”. Tutte le parti in causa sanno tutto da sempre, ma così fanno lavorare i loro consulenti amici.Nella riunione si è “ribadita con convinzione l’importanza dei valori etici (ammazza!) cui ispirare i rapporti tra il mondo bancario, il personale e la clientela: valori e principi che l’accordo pone alla base della riaffermata centralità del settore bancario nel sostegno dell’economia del Paese e a tutela del risparmio, nell’interesse di famiglie, imprese e territori”. A tal fine, sono stati individuati azioni e comportamenti per favorire lo sviluppo di politiche commerciali equilibrate, rispettose della dignità dei lavoratori, delle esigenze della clientela e delle esigenze di competitività delle imprese bancarie”. Buona fortuna a tutti!”Le organizzazioni sindacali da tempo hanno condiviso anche l’attenzione alle pressioni dall’alto per far vendere prodotti rischiosi o inappropriati alla clientela, tra le cause di alcune cattive pratiche passate” (passate, ci mancherebbe… mica negli ultimi anni sono accaduti eventi sgradevoli a danno dei clienti… ma no!), a detta dei lavoratori condizione vincolante per sbloccare il rinnovo del contratto di categoria, fermo da anni. Insomma, riusciranno i nostri eroi a bloccare le pressioni commerciali in banca? Non scervellatevi: la risposta è no. Cosa riusciranno ad ottenere, allora? Il rinnovo del loro contratto di lavoro. E i clienti? Quelli comprano senza fiatare qualsiasi cosa si proponga, pure fondi di bottiglia spacciati per diamanti! Che facciamo? Ci mettiamo a sconvolgere le loro sane e consolidate abitudini? (fonte: L’Antipatico Rubrica del canale Investire Informati di Aduc: https://investire.aduc.it/antipatico/)

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