Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Portare il futuro nel dibattito politico di oggi

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 gennaio 2019

C’è chi vorrebbe costruire un “muro” per bloccare le migrazioni clandestine. C’è chi specula sui commerci facendo leva sulla manodopera a buon mercato per ridurre il costo dei beni e accaparrarsi larghe fette di mercato. C’è chi continua imperterrito ad esportare armi di distruzione di massa soprattutto nelle regioni dove la mancanza di cibo e il degrado sociale avrebbero bisogno di ben altre importazioni. Nel loro insieme creano i presupposti per distruggere l’ecosistema e non vanno oltre il contingente. Con questa logica perversa si crea una terribile eredità per le generazioni future. Su cosa potranno contare i nostri figli e nipoti? Forse e solo su un cumulo di macerie. Non vi è dubbio che una grossa fetta di responsabilità ricade sulla classe politica allorché mostra la sua incapacità di programmare il futuro depurandolo dalle tante zavorre che l’appestano. Eppure quel futuro che noi vogliamo esorcizzare, ignorandolo, incalza e alla fine ci presenterà il conto e sappiamo bene che sarà molto salato, anzi amaro come il fiele. Alla fine non avremo nemmeno la possibilità di scendere a qualche compromesso. La verità più cruda è che stiamo entrando in quella che possiamo chiamare “rivoluzione tecnologica” dove le macchine intelligenti, i robot, i droni e quanto altro incominceranno a sostituire, a partire dai lavori più modesti, l’essere umano. E allora ci siamo chiesti che fine faranno i milioni di diseredati di tutto il mondo, senza un’adeguata istruzione, al cospetto di una società che tenderà sempre più a rottamarli o, nella migliore delle ipotesi, a schiavizzarli? E’ che abbiamo fondato la nostra cultura della conoscenza e del sapere sul diritto alla vita ma senza essere conseguenti all’altro diritto che è quello del vivere. Cosa abbiamo fatto dei milioni di bambini che ogni anno abbiamo garantito il diritto alla vita e poi li facciamo morire, sovente con le loro madri, di fame, di malattie e di degrado? Cosa facciamo ai milioni di poveri di tutto il mondo che pur classificandoli dei privilegiati, perché lavorano, continuano a vivere di stenti? (Riccardo Alfonso)

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