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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Archive for 25 gennaio 2019

È mancato ieri, all’età di 68 anni il Professore Gaspare Carta

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

E’ stato presidente dell’A.I.U.G. (Associazione Italiana di Urologia Ginecologica) dal 2016 al 2018. Nato a Termini Imerese il 18 gennaio 1951, si laurea all’Università “La Sapienza” di Roma, dove consegue la specializzazione in Ostetricia e Ginecologia nel 1981. Entra nel mondo accademico con diversi incarichi di insegnamento nel 1980. A cui seguirà nel 1988 la nomina di Professore Associato di “Oncologia Ginecologica” e nel 2010 quella di Professore Ordinario in “Ginecologia ed Ostetricia”, presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università dell’Aquila. Dal 1999 al 2007 è Direttore dell’U.O. di Ginecologia ed Ostetricia a direzione universitaria del Presidio Ospedaliero di Avezzano e dal 2007 della Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università dell’Aquila. Dal 2001 dirige inoltre la Scuola di Specializzazione in Ginecologia e Ostetricia dell’Università dell’Aquila.
Oltre all’A.I.U.G. è stato Presidente anche della L.A.M.M. (Società Laziale, Abruzzese, Marchigiana e Molisana di Ostetricia e Ginecologia) nel 2003. Questi incarichi riconoscono l’eccellenza e la competenza di Carta nonché dell’unità operativa che dirige. Il valore del medico abruzzese d’adozione non si esaurisce nei ruoli istituzionali e clinici ricoperti in Italia. Il prof. segue il Progetto Afrique che porta alla costruzione di un ospedale ad Anyama, in Costa d’Avorio, dove per la prima volte le donne apprendono il significato di parto assistito. Debilitato dalla malattia, nel 2018, Gaspare Carta si ritira dall’attività professionale e accademica. I funerali si terranno a Roma sabato 26 gennaio alle ore 10.00 presso la Chiesa di San Crisostomo in via Emilio De Marchi, traversa di via Nomentana.

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Bipersonale di Stefano Serretta e Alessandro Sambini a cura di Andrea Tinterri

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

Piacenza sabato 26 gennaio 18:30 – 21:00 (durata dal 26 gennaio al 23 marzo martedì – venerdì 16:00 – 19:00 sabato 10:00 – 13:00 | 16:00 – 19:00 e su appuntamento) UNA Via Sant,Antonino 33. UNA è lieta di presentare SPIT or SWALLOW, bipersonale di Stefano Serretta e Alessandro Sambini a cura di Andrea Tinterri. La mostra insiste sull’idea di rappresentazione, riflettendo sul meccanismo e il mutamento di specifici fenomeni iconografici del nostro presente. Serretta prosegue l’indagine sull’icona e sulle immagini della Storia, concentrandosi su alcuni fenomeni generati dai fondamentalismi contemporanei, individuando modelli iconografici traslati direttamente dall’entertainment occidentale. Il suo lavoro riflette sui monumenti e siti archeologici simbolo di una distruzione in bilico tra iconoclastia e iconofilia, di una cancellazione, di un gesto che diventa immagine, sostituendosi all’idolo eliminato. “L’immagine è l’imitazione di una cosa, solo nel senso in cui l’imitazione è l’emulazione della cosa: essa rivaleggia con la cosa, e la rivalità non riguarda tanto la riproduzione quanto la competizione per la presenza. L’immagine contende alla cosa la presenza” (Jean-Luc Nancy, Tre saggi sull’immagine).Un confronto diretto con il progetto di Alessandro Sambini Spelling Book: usando un algoritmo, scaricabile gratuitamente su internet, restituisce una serie di immagini (piramide, Marte, Gesù, scheletro) che non possiedono alcun riferimento con il dato reale. L’algoritmo, attraverso un suo database, elabora un’immagine plausibile, ma completamente indipendente dalla realtà. In questo modo Sambini non solo approfondisce il rapporto tra immagine e intelligenza artificiale, ma interroga l’algoritmo stesso, il suo personale database con le relative scelte e omissioni.
In entrambi i progetti ad essere interessate sono nuove strutture linguistiche, nuovi canali, nuove scritture attraverso cui comunicare e filtrare il mondo. Immagini consumabili, modelli iconografici dati in pasto ad un pubblico che li osserva, li mastica, li digerisce. (by Andrea Tinterri) http://www.unagalleria.com

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A Custonaci si è affrontato il tema del voto di scambio nel sistema politico-mafioso

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

Custonaci (Trapani) Al convegno dal titolo «Il voto di scambio nel sistema politico-mafioso – La lezione di Paolo Borsellino» vi hanno presenziato Fabrizio Fonte (Presidente Centro Studi Dino Grammatico), Giuseppe Bica (Sindaco di Custonaci), Claudio Sanfilippo (Questore di Trapani) e Darco Pellos (Prefetto di Trapani). Sono intervenuti Antonina Pipitone (Avvocato), Maurizio Agnello (Procuratore Aggiunto Tribunale di Trapani) e Leonardo Agueci (già Procuratore Aggiunto Tribunale di Palermo). Ha moderato l’incontro Elvira Terranova (Giornalista). Il dibattito si è sviluppato, in particolare, sulla recente riforma del 416-Ter che sta per approdare alla «Camera dei Deputati» e sull’attuale modalità di richiesta del sostegno elettorale del “politico” al mafioso rispetto, invece, al passato in cui era l’esponente di «cosa nostra» a cercare il “politico”, per poi in ogni caso far pesare gli interessi della criminalità organizzata all’interno della Pubblica Amministrazione.
«La ricorrenza dei trent’anni dal celebre intervento di Borsellino a Bassano del Grappa – afferma Fabrizio Fonte Presidente del «Centro Studi Dino Grammatico» – ci riporta a ragionare ai nostri giorni sul tema, purtroppo attuale, del voto di scambio nel sistema politico-mafioso. Oggi che è ancora più complicato individuare, per certi aspetti, le ingerenze tra la politica e la mafia. La lezione morale di Paolo Borsellino oggi deve diventare la pietra angolare di una nuova questione morale. In grado di far superare l’ambiguità di taluni politici. O si sta, infatti, dalla parte dello Stato o si sta con cosa nostra. Nel 2019 le zone grigie vanno definitivamente cancellate».«Un buon politico che vive e conosce il territorio – prosegue Giuseppe Bica Sindaco di Custonaci – sa chi non deve frequentare, non solo perché il politico deve essere ineccepibile nei comportamenti e nelle frequenze, ma anche per non consentire alla mafia di potersi accreditare e quindi isolarla dalle pubbliche relazioni. Tutti sappiamo chi nella nostra città è “ntisu” e io so chi non devo avvicinare, altri magari fanno il contrario: frequentandoli e carpendone il consenso».

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Teatro: Marlene D. The Legend

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

Roma Lunedì 28 gennaio 2019 ore 21.00, presso il Teatro Flaiano, in Via Santo Stefano del Cacco, 15 (Biglietto Unico 15.00€ (in Prevendita +1€) – Gruppi da 10 persone 13.00€) sarà forte l’emozione per il ritorno a casa dopo diciotto anni, della pièce Marlene D. The Legend, spettacolo di e con Riccardo Castagnari accompagnato al pianoforte da Andrea Calvani, che ha visto la luce nell’ormai lontano 2001 proprio nel teatro di Via Santo Stefano del Cacco, da cui è partito alla conquista dei palcoscenici del mondo.E’ un ritorno fatto espressamente per spegnere quelle candeline che segnano la sua maggiore età. L’opera di Riccardo Castagnari, oggi noto anche con lo pseudonimo di Quince, è dedicata ed ispirata dalla diva Marlene, un vero e proprio omaggio alla femminilità ed alla sua storia, con cui nel corso degli anni Castagnari ha incantato le platee di tutta Italia, valicando i confini nazionali e girando il mondo per luoghi come Città del Messico nel 2003, o Parigi nel 2009, dove ricevette il Premio Marius come miglior spettacolo musicale dell’anno.Quella che andrà in scena al Flaiano nella serata di lunedì 28 gennaio come da copione, è una Marlene cinquantenne, la cui parabola ha già raggiunto il suo apice e con i primi “NO” provenienti da quel patinato mondo che è il cinema, intraprende inevitabilmente la via discendente. Ma il reinventarsi una nuova collocazione professionale nel canto, con concerti in giro per il mondo, non è affatto una difficoltà per Miss Dietrich. Telefonate, prove di canto e soprattutto di costumi. Accanto a lei un giovanissimo Burt Bacharach, interpretato da Andrea Calvani sin dal principio. E poi i capricci da diva, le turbolenze, gli amori difficili e quelli più scontati. La solitudine. E poi il tempo, che scorrendo veloce si porta con sé i fasti di un passato che brilla da lontano.
Una donna. Una leggenda. Come leggenda è stata per molto tempo l’identità del suo interprete, celata dietro il nome Quince, con cui per diciotto lunghi anni Marlene ha preso vita sulla scena. Ma come può un uomo incarnare con così tanto garbo, la quintessenza della femminilità? Un quesito segreto, la cui risposta è contenuta nello spettacolo scritto, diretto e interpretato da Riccardo Castagnari, da anni sulle scene internazionali.

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Musiche rinascimentali e barocche per tromba

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

Roma Mercoledì 30 gennaio alle 18 la stagione realizzata da Roma Sinfonietta nell’Auditorium Ennio Morricone dell’Università di Roma “Tor Vergata” (Macroarea Lettere e Filosofia, via Columbia 1) riprende con un concerto dell’Ensemble Girolamo Fantini, intitolato “Al suon di bellico strumento”, che eseguirà musiche rinascimentali e barocche destinate alla tromba, strumento guerresco per eccellenza. Si ascolteranno non solo musiche di carattere militare ma anche musiche destinate alla corte e alla chiesa, danze e canzoni infantili. E ad arricchire e variare il suono delle trombe interverranno i tamburi e altri strumenti a percussione, nonché l’organo.
Si comincia con compositori italiani del Seicento, in particolare Gerolamo Fantini (da cui l’ensemble ha preso il proprio nome), Pietro Torri e Bernardo Storace. Seguono autori tedeschi (Bach con una Marcia e un Corale religioso, Murschhauser con l’elaborazione di un’antica canzone infantile che imita il verso del cuculo) e inglesi (Boyce e Handel, tedesco di nascita ma naturalizzato inglese). Ampio spazio ai francesi, con Sinfonie, Concerti, Marce e Fanfare di Campra, Delalande, Philidor e Mouret, che costituivano la splendida cornice sonora della fastosa corte del Re Sole a Versailles.
L’Ensemble Girolamo Fantini è nato nel dicembre 2010 dall’idea di un gruppo di amici umbri, che collaborano abitualmente con bande e altri gruppi musicali e hanno dato vita ad una formazioneche si basa principalmente sull‘antico repertorio per gli ottoni. Al gruppo iniziale formato da Andrea Di Mario, Domenico Agostini e Michele Petrignani (trombe naturali) si aggiungono all’occorrenza Michele Camilloni (percussioni) e Gabriele Catalucci (organo), per arricchire l’ensemble di altri colori e possibilità, in modo di poterne ampliare il repertorio.

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La collaborazione tra Esperanto e Nazioni Unite

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

L’Associazione Mondiale per l’Esperanto, la cui sezione italiana è la Federazione Esperantista Italiana (www.esperanto.it), promuove l’impegno multilaterale del movimento esperantista per un mondo più pacifico, giusto e sostenibile. Per questo motivo da oltre 60 anni lavora con le Nazioni Unite (ONU) in molti settori. Il campo della collaborazione tra la più grande associazione che riunisce gli esperantofoni e la maggiore organizzazione di Stati è guidato con forza e attenzione dall’italiana Sara Spanò, con il sostegno del presidente Mark Fettes, degli altri membri del Consiglio Direttivo e del Direttore Generale.
Il movimento esperantista è una comunità diffusa in tutto il mondo che da oltre un secolo rappresenta un esempio di efficace di comunicazione interculturale. Nel 1954 L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) ha approvato una risoluzione in cui viene riconosciuto che i risultati ottenuti dall’esperanto in materia di scambi culturali coincidono con i propri scopi ed ideali. Un ulteriore riconoscimento ancora più esplicito, è giunto nel 1985 con la risoluzione di Sofia, con la quale si chiede “al Direttore Generale di seguire costantemente lo sviluppo dell’esperanto come strumento per una migliore comprensione fra nazioni e culture diverse”. La collaborazione con le Nazioni Unite in oltre 60 anni si è sviluppata in diversi settori. A New York, l’Associazione Mondiale per l’Esperanto è in contatto con il Dipartimento di informazione pubblica e il Consiglio economico e sociale (EKOSOK); a Parigi con l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO), ed a Ginevra e Vienna con i vari organi delle Nazioni Unite in materia di pace, i diritti umani, e le popolazioni indigene.
Dal marzo 2018, l’Associazione Mondiale per l’Esperanto è nel Consiglio Direttivo della Conferenza delle organizzazioni non governative. Tra le altre cose, l’Associazione Universale per l’Esperanto è stata l’autore principale del messaggio della Conferenza in occasione del 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo nel dicembre 2018. Nel frattempo, un membro della Gioventù Esperantista Mondiale partecipa al Consiglio Direttivo dell’Incontro Internazionale di Coordinamento delle Organizzazioni giovanili, e contribuisce attivamente a vari eventi delle Nazioni Unite come il Forum della gioventù EKOSOK (8-9 aprile). ( fonte: http://www.esperanto.it)

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Nuovo “Stop” della Cassazione ai verbali elevati con autovelox

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

Altro duro colpo nei confronti degli enti accertatori e dei prefetti in materia di sanzioni al codice della strada per eccesso di velocità elevati con apparecchiature elettroniche come l’autovelox. In data odierna, la seconda sezione civile Cassazione con l’ordinanza 1661/19, pubblicata il 22 gennaio, ha riaffermato compiutamente alcuni principi che per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si stanno consolidando in questa delicata materia che vede ancora contrapposti automobilisti e enti ma anche, da una parte la certezza del diritto e dall’altra l’esigenza di “far cassa” con la scusa della regolamentazione del traffico veicolare e della sicurezza. Nella fattispecie, in particolare, si è ribadito il concetto secondo cui, se è vero che il verbale che contesta l’eccesso di velocità non debba indicare la presenza del segnale che preavvisa il conducente del rilevamento elettronico, tuttavia, in caso di contestazione circa la sua esistenza tocca comunque all’ente accertatore dimostrare la presenza del cartello, che costituisce una condizione di legittimità della pretesa sanzionatoria. Nel caso approdato innanzi alla Suprema Corte, il cittadino aveva proposto ricorso dopo aver perso sia innanzi al Giudice di Pace di Parma che in appello davanti al Tribunale dello stesso comune emiliano. In primo luogo, nell’accogliere il ricorso, i giudici di legittimità ricordano che se il trasgressore contesta l’affidabilità dell’apparecchio, il giudice è tenuto ad accertare se lo strumento che misura la velocità dei veicoli è stato sottoposto alle verifiche di funzionalità e taratura così come affermato dalla nota sentenza della Corte Costituzionale n. 113 del 2015. Altro punto a favore dell’automobilista riguarda la contestazione dell’assenza dell’apposita segnaletica che preannuncia la presenza dell’autovelox. In tal senso, sottolinea la Suprema Corte, che sia l’articolo 142 Cds, al comma 6 bis introdotto dal decreto legge 117/07, sia il decreto ministeriale attuativo 15 agosto 2007 prevedono che i segnali devono essere installati con adeguato anticipo rispetto agli autovelox e l’amministrazione non ha alcuna discrezionalità nell’adempiere all’obbligo ricorrendo a sistemi informativi alternativi, mentre è lo stesso Codice della Strada a imporre di utilizzare le segnalazioni luminose, se necessario. Evidenziano gli ermellini che se la decisione impugnata è corretta nella parte in cui dichiara che non è previsto da alcuna norma primaria o secondaria che il verbale di contestazione debba fornire indicazioni circa la presenza del cartello di preavviso del dispositivo elettronico, non è tale anche nella parte in cui, invece, ha sia pur implicitamente affermato, che è onere dell’opponente la prova della violazione da parte dell’amministrazione delle procedure di accertamento quanto alla presenza del cartello di preavviso del dispositivo elettronico: il relativo onere probatorio, infatti, in mancanza di un’attestazione fidefaciente al riguardo contenuta nel verbale va dunque a carico dell’amministrazione. Va poi rigettato l’assunto secondo cui l’eventuale inadempienza dell’ente possa rimanere limitata nell’ambito dei rapporti organizzativi interni alla pubblica amministrazione: è tutt’altro che priva di precettività la norma ex articolo 4 della legge 168/02. La segnalazione preventiva degli apparecchi è un obbligo specifico posto a carico della polizia stradale per tutelare la sicurezza dei conducenti. Morale della favola: l’inadempienza dell’amministrazione non può non riflettersi sulla legittimità degli accertamenti.

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Al Politecnico di Torino la nuova laurea professionalizzante

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

Il Politecnico di Torino si è candidato a ospitare uno dei primi corsi in Italia che danno attuazione al D.M. n. 987/2016 che prevede la possibilità di istituire, in via sperimentale, nuovi percorsi di laurea ad orientamento professionale. Le cosiddette «Lauree professionalizzanti», versione italiana delle Fachhochschule che hanno garantito alle aziende tedesche un bacino di giovani tecnici con elevata specializzazione e un grado di istruzione terziaria, cioè universitario. Un primo passaggio per l’istituzione del nuovo percorso, che a Torino sarà incentrato sulla manifattura, è la sottoscrizione di un accordo tra l’Ateneo e il Consiglio nazionale dei Periti Industriali e dei Periti industriali Laureati, finalizzato a garantire un’offerta formativa più adeguata per i suoi 42mila iscritti e per coloro che si iscriveranno nei prossimi anni. I percorsi di laurea triennale – e in particolare il nuovo percorso di laurea professionalizzante – sono, infatti, una valida opportunità per gli studenti delle scuole superiori che per accedere alla professione di Perito Industriale Laureato dovranno dal 20121 conseguire un titolo universitario triennale.Definita all’interno di un accordo quadro, della durata di 5 anni, firmato dal Guido Saracco, Rettore del Politecnico di Torino e Claudio Guasco, Presidente del Consiglio Nazionale dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati, la collaborazione si estenderà quindi a cinque aree tematiche: la formazione universitaria per gli iscritti all’Ordine; l’orientamento formativo, in modo da condurre iscritti e potenziali iscritti a scelte consapevoli dei percorsi di studio universitario; i tirocini formativi e professionali; la formazione continua obbligatoria dei Periti Industriali e, appunto, le nuove lauree ad orientamento professionale, che rispondano ai diversi profili professionali di interesse per gli iscritti. Grazie alla convenzione con l’ordine dei Periti Industriali, poi, gli studenti avranno la possibilità di svolgere il tirocinio formativo annuo, previsto dal decreto sulle lauree professionalizzanti, presso uno studio di un professionista e si vedranno riconosciuti fino a 50 crediti formativi universitari. Il tirocinio sarà valido anche ai fini dell’iscrizione all’albo professionale dei periti industriali.
“Il raccordo con le realtà imprenditoriali e con il mondo delle professioni è fondamentale per la realizzazione dei nuovi percorsi formativi professionalizzanti nei quali il nostro Ateneo sta investendo molto per conseguire quell’impatto sulla società che riteniamo sia oggi la missione cardine degli Atenei – e di un’università tecnica come la nostra in particolare – e in questa direzione va l’accordo che abbiamo siglato con l’Ordine dei Periti Industriali”, commenta il Rettore del Politecnico Guido Saracco.“È per noi motivo di grande orgoglio firmare questo accordo con una delle università più prestigiose del nostro Paese che si dedica alla diffusione di quella formazione tecnico-ingegneristica d’eccellenza, necessaria al futuro tecnico dell’ingegneria. Con questa convenzione, quindi, non solo rispondiamo all’ esigenza di preparare professionisti qualificati, ma cerchiamo anche di rafforzare quel legame indispensabile tra mondo della formazione e mondo del lavoro, consentendo così a professioni come la nostra, di supportare concretamente la parte del progetto formativo più orientata al sapere pratico, conclude il Presidente del Consiglio Nazionale dei Periti Industriali Claudio Guasco.

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L’on. Nissoli (FI): Necessaria l’istituzione di un Consolato onorario a Nassau

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

L’on. Nissoli rilancia la proposta di istituire un Consolato onorario nelle contee di Nassau e Suffolk a servizio della consistente Comunità locale, che da tempo chiede il ripristino della struttura consolare già in essere in Long Island.Infatti, in questi giorni, l’on. Nissoli ha chiesto, dopo le iniziali interlocuzioni, al Console Generale italiano a New York, Francesco Genuardi, di conoscere lo stato dell’arte dopo la sua richiesta dell’istituzione di un Consolato onorario a Nassau, fatta alla fine del 2017. “Si tratta – ha affermato l’on. Nissoli – di un iter lungo ma che sicuramente andrà a buon fine”.

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Jean Auguste Dominique INGRES e la vita artistica al tempo di Napoleone

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

Milano, Palazzo Reale 12 marzo – 23 giugno 2019 presenta la mostra Jean Auguste Dominique Ingres e la vita artistica al tempo di Napoleone promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Civita Mostre e Musei, in collaborazione con StArt e il Museo Ingres di Montauban.La mostra è curata da Florence Viguier-Dutheil, Conservatore Capo del Patrimonio e Direttrice del Musée Ingres di Montauban.L’esposizione comprende oltre 150 opere, di cui più di 60 dipinti e disegni del grande maestro francese, riunite grazie a prestiti internazionali da alcune delle più grandi collezioni di tutto il mondo come il The Metropolitan Museum of Art di New York, il Columbus Museum of Art dell’Ohio, il Victoria and Albert Museum di Londra, il Musée du Louvre, il Musée d’Orsay, il Petit Palais, Musée des Beaux-Arts de la Ville de Paris oltre al già citato museo di Montaubaun, dal quale proviene il nucleo più corposo di opere, e da grandi musei italiani come la Pinacoteca di Brera, la Galleria d’Arte Moderna di Milano, i Musei Civici di Brescia e ancora da collezioni private.Il suo percorso è singolare e sorprendente. Considerato come un inclassificabile, percepito come l’erede di Raffaello e allo stesso tempo come il precursore di Picasso, tra il maestro della bella forma e quello della non-forma, Jean Auguste Dominique Ingres è innanzitutto un “rivoluzionario”. Realista e manierista al contempo, egli affascina tanto per le sue esagerazioni espressive quanto per il suo gusto del vero.Il 12 giugno del 1805, dopo essersi fatto incoronare a Milano, Napoleone I dichiarava di voler «francesizzare l’Italia». L’espressione è certamente brutale, ma testimonia, in quel contesto storico, il desiderio di accelerare le trasformazioni della vita pubblica e culturale da parte del Generale divenuto Imperatore e poi Re d’Italia. Coniugando eredità della Rivoluzione e dispotismo autoritario, in effetti la sua politica ha avuto un impatto immediato e duraturo anche al di qua delle Alpi. Proprio in ragione della sua ampiezza e della funzione attribuita alle arti, si è sviluppato uno straordinario incontro tra le diverse tendenze che compongono la modernità europea nella stagione del neoclassicismo, di cui Jacques Louis David (1748-1825), Antonio Canova (1757-1822) e Jean Auguste Dominique Ingres (1780-1867) sono stati i punti di riferimento.Ma il termine “neoclassicismo” non rende giustizia a quella che è stata una profonda rivoluzione del gusto. La definizione emerge in epoca romantica ed assume un senso peggiorativo, per stigmatizzare uno stile algido e “marmoreo”, un banale “ritorno all’antico”. Ci vorrà più di un secolo perché il neoclassicismo ritrovi un senso positivo e una fisionomia originale, nel quadro di una rivalutazione che continua ancora oggi.
La mostra Ingres e la vita artistica al tempo di Napoleone intende presentare al pubblico italiano l’artista che più di ogni altro si è ispirato a Raffaello e nello stesso tempo vuole restituire alla vita artistica degli anni a cavallo del 1800 la sua carica di novità e, per così dire, la sua “giovinezza conquistatrice”. Con una particolare attenzione a Milano, che in quella riorganizzazione politica e artistica ebbe un ruolo fondamentale. In una stagione di grande prosperità, la città fu fortemente rimodellata nei suoi monumenti, nei suoi spazi verdi e nelle infrastrutture urbane, a partire dalla nuova Pinacoteca di Brera. Anche gli artisti italiani furono coinvolti nell’ondata di lavori e di cantieri che ne seguì. Appiani nella pittura e Canova nella scultura si avvalsero ampiamente di questa “politica delle arti”, ascrivibile all’arte del governare di Napoleone Bonaparte. Ma non fu da meno l’iniziativa privata di nuovi protagonisti, estranei al mecenatismo aristocratico: primo fra tutti Giovanni Battista Sommariva, definito da Francis Haskell “il mecenate indubbiamente più importante dopo l’imperatore e la sua famiglia”.
Ingres è parte integrante di queste storie incrociate, senza le quali l’Europa di oggi sarebbe incomprensibile. Con la mostra, il pittore delle odalische, nella sua modernità, svela anche la sua italianità, un’impronta che fa di lui una figura fondamentale della vita artistica prima, durante e dopo l’Impero. Nato nel 1780 nel sud-ovest della Francia, a Montauban, Ingres dimostra presto un talento straordinario per il disegno. Dal 1797 è a Parigi nella cerchia di David. Nel 1800 concorre per il prix de Rome e nel 1806, dopo aver completato il grande Napoleone in costume sacro, è finalmente a Roma, dove può approfondire gli studi e la passione per Raffaello. Inviato in Italia sotto l’Impero e poi coinvolto nei cantieri imperiali di Roma, Ingres decide di restare «italiano» fino al 1824, per tornare più avanti a dirigere Villa Medici.Della vita artistica in questo periodo, oggi abbiamo una visione globale, che non oppone più la componente severa e apollinea, rappresentata da David e Canova, agli aspetti più “moderni” o più sorprendenti, rappresentati dalle bizzarrie di Girodet e dall’erotismo di Ingres, dall’onirismo e dal gusto del macabro, dallo slancio delle donne pittrici e dalla reinvenzione del nudo femminile. Dato che si proclamava come continuazione degli antichi, la “paradossale modernità del neoclassicismo” (Marc Fumaroli) richiede insomma di essere apprezzata nelle sue tensioni, nelle sue contraddizioni, nella sua dualità solare e tenebrosa.

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Maurizio de Giovanni: “Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone”

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

Torino Martedì 29 gennaio, ore 21 Circolo dei lettori, via Bogino, 9 Maurizio de Giovanni Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone (Einaudi Stile Libero)Letture di Isabella Ragonese Musiche di Marco Zurzolo, Con Marco Zurzolo al sassofono e Gabriele Boggio Ferraris al vibrafono. Anche le vite all’apparenza più piene possono nascondere un vuoto incolmabile, e proprio con questo vuoto devono fare i conti i Bastardi di Pizzofalcone, celebre squadra investigativa nata dalla fertile penna dello scrittore napoletano Maurizio de Giovanni e diventata una fortunata serie tv con protagonisti Alessandro Gassman e Carolina Crescentini. Sono un gruppo di detective mandati a sostituire altri poliziotti colpevoli di un grave reato, il cui uomo di punta è l’ispettore Giuseppe Lojacono, siciliano con un passato chiacchierato ma reduce dal successo nella caccia a un misterioso assassino, il Coccodrillo, che per giorni ha precipitato Napoli nel terrore. Nel nuovo avvincente romanzo, Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone (Einaudi Stile Libero), Maurizio de Giovanni, talmente famoso che i suoi fan si firmano sui social network #DeGiovanners, racconta i suoi Bastardi alle prese con una scomparsa, e di un’indagine negli angoli più oscuri delle loro esistenze. L’incontro con lo scrittore è martedì 29 gennaio, ore 21, con letture di Isabella Ragonese e musiche di Marco Zurzolo al sassofono e Gabriele Boggio Ferraris al vibrafono.
Che cosa succede? Un’insegnante di liceo sparisce nel nulla e i Bastardi di Pizzofalcone, che a dispetto dei tanti nemici interni al corpo di polizia sono ormai una delle migliori squadre investigative della città, hanno il compito di ritrovarla. O almeno di ritrovare il suo corpo. Nella completa assenza di indizi, Lojacono e i suoi colleghi saranno costretti a indagare negli angoli oscuri di esistenze che sembrano del tutto normali, portando alla luce, infine, le ragioni di un odio mortale.
Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) ha raggiunto la fama con i romanzi che hanno come protagonista il commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta.

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“Recessione USA? Lontana. E la corsa dell’azionario non è finita”

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

Commento di Jeffrey Schulze, director e investment strategist di ClearBridge Investments, affiliata Legg Mason. Il leggendario investitore Sir John Templeton disse una volta che “le quattro parole più pericolose negli investimenti sono: ‘questa volta è diverso’.” Molti investitori, professionisti e non, hanno pronunciato questa frase, per poi rendersi conto di aver sbagliato clamorosamente. La carneficina di mercato del quarto trimestre 2018 ha fatto tornare la mente al 2008, e innescato un dibattito sull’arrivo della prossima recessione. In poco tempo lo S&P500 è sceso del 19% dal picco raggiunto a fine settembre. Con la liquidità destinata a restringersi, alcuni sostengono che gli investitori debbano prepararsi per ulteriori forti ribassi del mercato azionario. Le paure di un imminente crollo del mercato sono giustificate?Per scoprirlo, cominciamo innanzitutto a definire cosa costituisce un “crollo del mercato”. Per noi di ClearBridge si tratta di un ribasso maggiore del 20% di durata superiore a 12 mesi. Al contrario, definiamo semplicemente “fasi ribassiste” altri sell off importanti (15% e oltre) che durano meno di un anno. Si tratta di una distinzione significativa: la maggior parte degli investitori è infatti in grado di affrontare un breve periodo di agitazione causato da un ribasso, mentre in genere è molto più sensibile all’impatto sui portafogli di un possibile crollo del mercato. Tendenzialmente, un crollo di mercato dura tre volte tanto e registra perdite 2,3 volte maggiori rispetto ad una fase ribassista. E, soprattutto, i crolli del mercato hanno più del doppio della probabilità di coincidere con una recessione.
Per questo motivo riteniamo che la questione chiave per gli investitori nel 2019 sia se gli USA stiano andando verso una crisi oppure no. La nostra tabella sul rischio recessione (ClearBridge Recession Risk Dashboard) suggerisce che le paure in questo senso siano esagerate: 8 indicatori verdi, 4 gialli e nemmeno uno rosso. Certo, è un quadro meno roseo rispetto ai mesi scorsi, ma comunque complessivamente sano.
La componente finanziaria della nostra tabella ora ha tutti e tre gli indicatori in giallo, mentre l’altro indicatore di “cautela” è dovuto alle commodities. Al contrario, i segmenti legati alle imprese e ai consumatori sono interamente verdi. Ecco perché è importante che gli investitori si facciano la domanda che suggerivamo prima: è possibile che stavolta sarà diverso, ossia che possa innescarsi un crollo del mercato pur in assenza di una recessione?
Vista la solidità evidenziata dalla nostra Dashboard, noi crediamo che l’attuale turbolenza del mercato avrà vita breve, rivelandosi soltanto una fase ribassista.
Una delle vittime della recente volatilità del mercato è stato il rapporto prezzo-utili (P/E). La combinazione di un ambiente di solidi guadagni e rendimenti negativi ha fatto scendere notevolmente le valutazioni. Il 2018 è stato caratterizzato dal terzo maggior calo annuale dei livelli del P/E degli ultimi 40 anni, maggiore persino della compressione registrata nel 2008.
È importante sottolineare come la contrazione si sia concentrata soprattutto nei settori ciclici, che crediamo stiano scontando eccessivamente le possibilità di una recessione nel 2019. Il mercato prezza attualmente una dose esagerata di negatività, il che dovrebbe portare a delle sorprese positive rispetto alle aspettative.
Certo, rimangono dei rischi per le azioni, tra cui le tensioni commerciali, il rallentamento della crescita degli utili e la possibilità di un errore della Fed. I dazi continueranno ad occupare le prime pagine dei giornali mentre i negoziati USA-Cina continuano. Ma anche se ciò può preoccupare gli investitori, l’impatto finale dovrebbe restare comunque gestibile sia per le singole compagnie che per l’economia nel suo complesso. E con le pressioni inflattive che si attenuano, la Fed ha spazio per respirare e diminuire il ritmo della normalizzazione nel 2019, evitando di incappare in un errore.Infine, un’ultima paura degli investitori è che il mercato non possa salire ulteriormente con economia e utili in rallentamento. Anche se è quasi certo che la crescita del PIL declinerà dopo l’impennata del 2018, è probabile che l’economia andrà avanti comunque attorno al range del 2-2,5%. Inoltre, è importante sottolineare che c’è differenza tra un rallentamento da una base di confronto molto alta (con l’effetto della riforma fiscale) e un declino che anticipa una recessione.
Inoltre, storicamente il raggiungimento del picco della crescita degli utili non significa necessariamente che il ciclo economico o di mercato sia finito. Di fatto il picco della crescita degli utili ha in genere preceduto l’arrivo di una recessione di oltre tre anni, durante i quali lo S&P 500 ha registrato ritorni medi di circa il 40%.
Anche se il contesto attuale presenta di certo una buona dose di rischi, crediamo che alla fine si riveleranno preoccupazioni che il mercato sarà in grado di superare. Il nostro parere di basa sulla buona salute della ClearBridge Recession Risk Dashboard e su altri segnali significativi come la solida attività dei consumatori e delle aziende. Guardando all’anno appena iniziato, dunque, lo scenario di buoni fondamentali, le valutazioni azionarie interessanti, la potenziale pausa della Fed e l’incremento dello stimolo cinese puntano tutti verso un rimbalzo del mercato. (in abstract)

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Prosegue il ciclo dedicato al grande Wolfgang Amadeus dal Quartetto di Cremona

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

Roma Sabato 26 gennaio 2019 alle 17.30 presso l’Aula Magna della Sapienza (Piazzale Aldo Moro 5) prosegue il ciclo di concerti della IUC intitolato “Esplorando Mozart” e affidato al Quartetto di Cremona, erede spirituale del mitico Quartetto Italiano ed orgoglio della musica italiana nel mondo.Il Quartetto di Cremona prende il nome dalla città dei più grandi liutai di ogni tempo, perché questi quattro musicisti suonano alcuni strumenti fabbricati secoli fa proprio a Cremona. I violinisti Cristiano Gualco e Paolo Andreoli suonano rispettivamente un Guadagnini del 1776 e un Testore del 1750 circa, il violista Simone Gramaglia un Torazzi del 1680 circa e il violoncellista Giovanni Scaglione un Amati del 1712: questi preziosi strumenti nati a Cremona (tranne il violino Testore) sono stati messi a disposizione del Quartetto di Cremona dal Peter Eckes Kulturfond, in considerazione del valore di questo gruppo.Il secondo concerto del ciclo “Esplorando Mozart” è dedicato agli ultimi Quartetti del musicista salisburghese. Dopo i precedenti sei Quartetti dedicati a Haydn, scritti con una “lunga e laboriosa fatica” per impossessarsi dello stile del più anziano maestro, Mozart tornò in questi Quartetti a quella sua perfezione raggiunta con assurda facilità, che sembrerebbe prerogativa di una divinità più che di un essere umano. Tutto scorre miracolosamente privo di peso e straordinariamente luminoso. Secondo Bernhard Paumgartner, “l’approfondimento passionale e soggettivo cede qui alla folgorante chiarezza, all’estrema eleganza del porgere, alla sublime raffinatezza espressiva del canto e dell’armonizzazione”. Si ascolteranno tre di quei quattro ultimi Quartetti: Il Quartetto n. 20 in re maggiore K 499, il Quartetto n. 22 in si bemolle maggiore K 589 e il Quartetto n. 23 in fa maggiore K 590, l’ultimo in assoluto di Mozart, composto nel 1790, un anno prima della sua precocissima morte.Fin dalla propria fondazione, il Quartetto di Cremona si è affermato come una delle realtà cameristiche più interessanti a livello internazionale ed è regolarmente invitato ad esibirsi nei principali festival e rassegne musicali in Europa, Sudamerica, Stati Uniti ed Estremo Oriente, riscuotendo unanimi consensi di pubblico e critica. Tra i suoi più recenti debutti internazionali sono da ricordare Amburgo, Vancouver, Zurigo, Stoccolma, Ginevra, Madrid, Washington, Valencia e Cartagena.Il Quartetto di Cremona è titolare della cattedra del “Corso di Alto Perfezionamento per Quartetto d’Archi” presso l’Accademia Walter Stauffer di Cremona, ed è regolarmente invitato a tenere masterclass in Europa, USA e Sud America. È testimonial del progetto internazionale “Friends of Stradivari”. Nel novembre 2015 è stato insignito della cittadinanza onoraria della Città di Cremona.In campo discografico ha inciso l’integrale dei Quartetti di Beethoven (eseguiti anche in una lunga tournée internazionale, che ha incluso la IUC) cui sono stati assegnati importanti riconoscimenti, come il Supersonic Award, l’Echo Klassik e il premio ICMA. Nello scorso settembre ha inciso un nuovo cd dedicato a Schubert.

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Symantec e Fortinet insieme per fornire il servizio di Cloud Security più completo e integrato

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

Symantec Corp. (NASDAQ: SYMC), azienda leader globale nel settore della sicurezza informatica, e Fortinet (NASDAQ: FTNT), leader mondiale nelle soluzioni di cybersicurezza integrate e automatizzate, hanno annunciato un’importante collaborazione volta a fornire agli utenti la soluzione di sicurezza più completa e integrata del settore. Le funzionalità Next-Generation Firewall (NGFW) leader di settore di Fortinet sono progettate per essere integrate all’interno del Web Security Service (WSS) via cloud di Symantec. Inoltre, le soluzioni per la protezione degli endpoint di Symantec sono pensate per essere integrate a loro volta con la piattaforma Fortinet Security Fabric. Questa collaborazione tecnologica fornisce i controlli di sicurezza essenziali su endpoint, reti, e ambienti cloud che sono fondamentali nel rispetto del framework di sicurezza Zero Trust.WSS, leader nei Secure Web Gateway, è un servizio cloud di network security che fornisce protezione contro le minacce avanzate, controllo degli accessi, e protegge le informazioni di business critiche per un utilizzo sicuro e compliant di cloud e web. L’integrazione della soluzione, leader di settore, FortiGate Next-Generation Firewall di Fortinet con il WSS di Symantec, risulta essere il set più completo di funzionalità di prevenzione delle minacce fornito via cloud, in un’unica offerta oggi disponibile sul mercato.”Come primo passo all’interno di questa partnership tecnologica, abbiamo in programma di fornire la migliore sicurezza attraverso la combinazione di controlli firewall avanzati enterprise-class con la sicurezza di rete leader del settore di Symantec”, ha spiegato Art Gilliland, EVP e GM Enterprise Products di Symantec. “Attraverso questa partnership, il nostro intento è di fornire ai clienti congiunti tutta l’efficacia della piattaforma Symantec Integrated Cyber Defense rafforzata dal NGFW di Fortinet in una soluzione integrata, semplice da usare e da implementare”.Inoltre, la principale soluzione di settore sulla sicurezza degli endpoint di Symantec è progettata per essere integrata con la piattaforma Fortinet Security Fabric, fornendo ai clienti, in tempo reale, intelligence sulle minacce e una risposta automatizzata per attacchi basati su exploit e malware avanzato. L’interoperabilità tra la tecnologia SD-WAN di Fortinet sarà anche certificata per lavorare con il Web Security Service di Symantec attraverso il Technology Integration Partner Program Symantec (TIPP). Nell’ambito della collaborazione, entrambe le società prevedono attività di go-to-market congiunte.

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Il referendum distruttivo

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

di Pietro Di Muccio de Quattro. Tra i tanti referendum previsti dalla Costituzione, tra i quali in primo luogo il costituzionale e l’abrogativo, rischiamo drammaticamente di veder inserito l’inusitato referendum legislativo, che intendo oggi battezzare, come merita la sua enormità, “referendum distruttivo”. La Camera dei deputati, nella sostanziale disattenzione, se non indifferenza, dei media e dei cittadini, insomma di quel popolo evocato di continuo, ha iniziato la discussione della proposta di legge che modifica l’art.71 della Costituzione in materia di iniziativa legislativa popolare. L’intenzione di questa riforma, che vorrei giudicare solo dal punto di vista della ragione critica e della teoria politica, per cercare di sottrarmi alla pregiudiziale partitica, sarebbe quella, variamente elogiata pure dagli oppositori parlamentari, di avvicinare il popolo alle istituzioni. E’ scritto a riguardo nel parere della Commissione Esteri della Camera: “Il provvedimento è finalizzato a potenziare e rendere più effettivi nel nostro ordinamento gli strumenti della democrazia diretta e partecipativa, nonché ad assicurare trasparenza ed efficienza alle nostre istituzioni, così da gratificare innanzitutto la crescente domanda di partecipazione dei cittadini alla vita della nostra Repubblica e ricostruire il legame di fiducia tra i cittadini e, tra tutte, la più alta istituzione rappresentativa.” A parte la bolsa retorica (e il troppo vasto programma!), la riforma intende conferire a cinquecentomila elettori il diritto di presentare alla Camera e/o al Senato una proposta di legge ordinaria. E, fin qui, sembrerebbe solo un potenziamento del già esistente diritto di almeno cinquantamila elettori, diritto che nulla vieta di esercitare a più di cinquantamila elettori, come pure è accaduto. Sennonché la riforma aggiunge che, se le Camere non approvano la proposta popolare entro diciotto mesi dalla presentazione, “è indetto un referendum per deliberarne l’approvazione.” Voce dal sen fuggita o, se preferite, lapsus freudiano, questa disposizione sembra pure sbagliata. Dovrebbe essere espressa correttamente così: “è sottoposta a referendum”.Prescindendo dagli altri limiti di ammissibilità del referendum, opportunamente fissati, la proposta non è ammessa “se non provvede ai mezzi per far fronte ai nuovi o maggiori oneri che essa importi.” Facile immaginare quali e quante lotte dei comitati presentatori per spartirsi la torta del bilancio pubblico, prendendo per la propria lobby e togliendo alle altrui lobbies. La finanza pubblica messa nelle mani di gruppuscoli e fazioni! E per fortuna nella discussione parlamentare è stato accolto l’emendamento secondo cui l’approvazione della proposta risulta valida se ottiene la maggioranza dei voti validamente espressi nel referendum “purché superiori a un quarto degli aventi diritto.” Diversamente, la proposta avrebbe potuto essere approvata, per assurdo, anche soltanto dai cinquecentomila promotori, se tutti gli altri si fossero astenuti, oppure da minoranze infime, che così avrebbero prevalso sulla maggioranza parlamentare, come sto per chiarire.
La bomba atomica che verrebbe innescata sotto Palazzo Madama e Montecitorio sta in questo comma: “Se le Camere approvano la proposta in un testo diverso da quello presentato e i promotori non rinunziano, il referendum è indetto su entrambi i testi. In tal caso l’elettore che si esprime a favore di ambedue ha facoltà di indicare il testo che preferisce. Se entrambi i testi sono approvati, è promulgato quello che ha ottenuto complessivamente (complessivamente, sic!) più voti”. Anche di fronte a variazioni minime nel controprogetto parlamentare i promotori possono insistere sul referendum, al quale non è proprio sicuro se debbano essere sottoposte due o tre opzioni, comprendendovi il mantenimento della legislazione vigente, qualora esistesse. Chi respinge il progetto popolare e il controprogetto parlamentare dovrebbe avere il diritto di votare per il mantenimento dello status quo e non essere tagliato fuori dalla consultazione referendaria. Sebbene il giudizio di ammissibilità del referendum sia opportunamente attribuito alla Corte Costituzionale e varie e sostanziose norme applicative siano rimesse ad una successiva legge ordinaria “rinforzata, cioè da approvare a maggioranza assoluta, non ne viene meno né si attenua l’intrinseca distruttività della riforma.I motivi sono così evidenti che i sostenitori non si abbassano a confutarli ma affettano superiorità appollaiati sull’idolo della democrazia diretta. Ma conficcare nella ruota della democrazia rappresentativa il bastone della democrazia sedicente partecipativa, non rafforza la prima né realizza la seconda. Semplicemente blocca la democrazia tout court, forse neppure voluta. Introdurre un istituto che rende permanente, in potenza e in atto, il conflitto tra rappresentanti parlamentari, comitati presentatori, cittadini elettori, nel mentre il Parlamento siede nella pienezza dei poteri derivanti ad esso dalla sovranità popolare, sovverte il sistema del libero governo rappresentativo, conosciuto com’è dove viene praticato.
Parlando in generale, nelle questioni costituzionali lungo il corso della storia i riformatori improvvidi hanno sempre mostrato di essere supponenti ed impazienti. Come adesso, con questo farraginoso e stupefacente meccanismo di produzione legislativa. (fonte società libera)

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Si è concluso a Palermo il Convegno Scientifico “Luigi e Mario Sturzo, il progetto cristiano di democrazia”

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

“I tre giorni di convegno con il lungo lavoro di ricerca e di approfondimento condiviso da più di 40 esperti di diverso orientamento e provenienti da tutt’Italia, sono un contributo che viene offerto a tutti, per una più profonda conoscenza del progetto cristiano di democrazia di Luigi e Mario Sturzo”. Così il preside della Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia “San Giovanni Evangelista” don Francesco Lomanto, ha concluso i lavori del Convegno scientifico celebrato in occasione del Centenario del Partito Popolare.Un contributo offerto a tutti: alla Chiesa, agli studiosi e al mondo della politica, che ha avuto l’originalità di celebrare il Centenario mettendo in relazione i due fratelli Sturzo, entrambi impegnati, fin dai tempi della nascita del periodico “La Croce di Costantino”, nell’elaborazione culturale che porterà Luigi a fondare il Partito popolare nel 1919. Il convegno ha dato voce anche all’indagine locale attraverso lo studio degli archivi delle Chiese locali e alla produzione scientifica del vescovo Cataldo Naro che aveva proposto interessanti chiavi di lettura, oggi particolarmente attuali, su quegli elementi di novità che i due fratelli Sturzo con sapiente creatività seppero introdurre nei rispettivi ambiti della loro azione per contribuire a dare una svolta in senso cristiano alla democrazia e alla cultura dei loro difficili tempi soprattutto nel rapporto con la modernità.Sulla necessità di non sterilizzare il progetto sturziano si è soffermato Gaspare Sturzo, pronipote di Luigi e Mario e presidente del Centro Internazionale di studi Sturzo, che ha arricchito il suo intervento dello sguardo inedito e privato dei ricordi di famiglia, tra cui alcuni aneddoti sul passaggio di informazioni che, grazie a suo nonno Guglielmo, durante il fascismo avveniva tra la rete clandestina, Luigi in esilio e il vescovo Mario.“L’ intuizione di Luigi Sturzo rivela ancora oggi la sua attualità e la sua efficacia” – ha detto l’arcivescovo emerito di Monreale Salvatore Di Cristina che ha presieduto l’ultima sessione dei lavori del Convegno. “Ogni epoca deve tirare fuori da se stessa le risorse e i valori su cui organizzare la vita sociale assumendosene la responsabilità senza pensare di fotocopiare il passato – ha puntualizzato il vescovo di Acireale e vice-presidente della CEI Antonino Raspanti – Di Sturzo colpisce ancora oggi la forza del suo pragmatismo, l’efficacia e il realismo della sua proposta di un ‘popolarismo concreto’, per nulla visionario che non illude i cittadini di realizzare il paradiso in terra, non cede all’utopia che come sappiamo ha portato al fallimento dei totalitarismi. Va oltre lo stesso liberalismo ormai alle corde. Il realismo della sua intuizione – ha aggiunto mons. Raspanti – paradossalmente viene dalla sua fede e da quel sapere teologico che sorregge senza invadere la sua visione politica, dandogli quella capacità di saper distinguere, il senso della distanza e della distinzione che rappresentano ancora oggi un patrimonio morale e politico”.

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Dirigenti scolastici, a rischio una presidenza su dieci se non passa un emendamento al decreto semplificazioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

E’ stato proposto dall’opposizione per via della prossima udienza della Consulta prevista il 2 aprile sulla legittimità del corso concorso che ha immesso in ruolo 500 ddss. Risulta necessario sanare la posizione dei ricorrenti contro le procedure concorsuali del 2011 per diventare capo d’istituto, nell’interesse di risolvere il contenzioso pendente presso il giudice delle leggi. L’unico modo per tutelare le immissioni in ruolo dei presidi assunti non è certo quello di pensare una nuova procedura riservata, magari con accesso diretto all’orale. A questo punto, rimane sempre più in bilico la posizione dei 500 nuovi dirigenti assunti a seguito delle procedure riservate disposte dal D. M. n. 499 del 20 luglio 2015. Marcello Pacifico (Anief-Udir): In questo modo si va a ledere l’uguaglianza di trattamento e si va a complicare ancora di più il già alto numero di istituti senza dirigente scolastico e assegnati in reggenza. Se si vuole evitare il rischio della bocciatura dalla Consulta, l’unica soluzione da attuare rimane l’approvazione degli emendamenti presentati dell’opposizione.
Il Parlamento potrebbe risolvere l’annosa vicenda dei ricorrenti al Concorso 2011 per Dirigente Scolastico, estendendo la procedura riservata, e facendo cadere le differenze di trattamento sancite dalla norma sotto scrutinio: i commi da 87 a 90, che hanno previsto la possibilità solo per alcune categorie di concorrenti delle procedure concorsuali 2004, 2006 e 2011, di partecipare a una procedura riservata. Si chiede, quindi, di non adottare decisioni pilastesche che possano compromettere pure l’assunzione di circa 500 nuovi dirigenti, disposta a seguito delle procedure riservate disposte dal D. M. n. 499 del 20 luglio 2015.Quella strada, decisa durante la precedente legislatura, ha infatti portato ad una palese disparità di trattamento nei confronti dei ricorrenti al bando del 2011 consentendo l’immissione nei ruoli dei dirigenti scolastici, previa procedura riservata, ai soli ricorrenti delle procedure concorsuali 2004 e 2006 e ai quei candidati che pure avevano ottenuto una sentenza favorevole almeno nel primo grado di giudizio alla data di entrata in vigore della legge 107/2015.È possibilista Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e Udir: “Ci aspettiamo che a dirimere la questione, anziché le aule di giustizia, sia il Parlamento, attraverso l’indizione di una soluzione di accesso ai corsi formativi analoga a quella già approvata per rispettare il principio di uguaglianza e salvaguardare realmente la posizione dei presidi già assunti. A questo punto, appare opportuno più che mai approvare gli emendamenti (10.4, 10.10, 10.11, 10.12), come già ribadito, presentati dai senatori dell’opposizione (Forza Italia, Liberi e Uguali, Fratelli d’Italia) Luigi Vitali, Roberto Berardi, Dario Damiani, Alessandrina Lonardo, Loredana De Petris, Vasco Errani, Pietro Grasso, Francesco Laforgia: la loro azione è atta a tutelare la nomina in ruolo dei 500 dirigenti scolastici che hanno superato l’iter concorsuale riservato di cui alla legge 107/2015 e la partecipazione di tutti gli altri ricorrenti avverso il bando del 2011 che si sono rivolti alla Consulta. La soluzione, che metterebbe un freno al potenziale contenzioso, passa per l’approvazione dell’emendamento che ripristinerebbe la giustizia prima del pronunciamento della Consulta tra qualche mese.

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La fiducia nel mercato del lavoro cresce di 5 punti rispetto al 2017

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

La fiducia nel mercato del lavoro aumenta rispetto allo scorso anno, ma non basta per rendere i lavoratori ottimisti. È quanto registra il “Confidence Index” ricerca condotta da PageGroup, società leader mondiale nel recruitment con i brand Page Executive, Michael Page e Page Personnel, che indica una crescita complessiva della fiducia in tema di prospettive individuali e di mercato.L’indice – ottenuto attraverso la somministrazione di 658 questionari in Italia* ai candidati per opportunità professionali a livello di middle e top management – è aumentato del 5%, passando da 40 punti nell’ultimo trimestre 2017 a 45 punti a fine 2018. Il dato, nonostante sia in costante crescita, risulta essere il più basso registrato in Europa. La Germania si posiziona al primo posto con un punteggio pari a 70, seguita da Svezia (69 punti) e Austria (64 punti), più vicine all’Italia invece Francia e Spagna, rispettivamente a 51 e 50 punti.Nello specifico, il 41% dei lavoratori è ottimista circa la possibilità di trovare lavoro entro 3 mesi dall’inizio della ricerca, dato che riscontra un incremento dell’11% rispetto allo scorso anno. I lavoratori italiani si dicono anche fiduciosi circa la possibilità di poter migliorare le proprie competenze lavorative nei prossimi 12 mesi (63%) – dato aumentato dell’8% dal 2017 –, di ricevere un aumento di retribuzione (43%) e avere un miglior work-life balance (40%). Dalla ricerca emerge una visione ottimistica sulle prospettive future dei prossimi 6 mesi, sia da un punto di vista lavorativo che economico, entrambi al 47% e in netto miglioramento rispetto alla percezione attuale di questi due parametri – rispettivamente al 37% e al 34%. Prospettive in chiaroscuro, invece, per gli indici che riguardano la soddisfazione lavorativa: se il 41% si ritiene soddisfatto della sicurezza del proprio lavoro solo il 35% è appagato dalle condizioni generali riscontrate e il 32% dal proprio salario. I lavoratori risultano inoltre ancora più insoddisfatti del proprio work-life balance (dato al 29%) e delle opportunità per ottenere una promozione (12%).

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Global Display Solutions (GDS) accende gli schermi della metro di Dubai

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

SACE SIMEST, il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, e BNL Gruppo BNP Paribas sostengono la crescita negli Emirati Arabi Uniti di Global Display Solutions (GDS), società attiva nella progettazione e installazione di Display LCD per informazioni ai passeggeri.Si tratta di un duplice intervento a favore delle esportazioni dell’azienda vicentina. Il contratto, prevede la fornitura di display LCD da destinare alla metropolitana di Dubai e include la progettazione, l’installazione e la manutenzione di tutto il sistema di trasmissione video e di una striscia di display lunga circa 70 metri per ogni binario delle sette nuove stazioni metro in realizzazione per l’Expo 2020. A sostegno della fornitura, SACE e BNL Gruppo BNP Paribas hanno prima controgarantito e garantito un Performance Bond relativo all’esecuzione del contratto; BNL Gruppo BNP Paribas ha poi erogato un finanziamento da 1 milione di euro, garantito da SACE, a favore di GDS per l’approntamento della fornitura stessa.“Questa commessa rappresenta per GDS un’importante opportunità strategica sia per l’espansione del nostro business negli Emirati, sia nel settore ferroviario. Andremo a fornire un sistema chiavi in mano che richiede una profonda competenza di project-management ed un prodotto innovativo che ci ha permesso di battere la concorrenza di multinazionali molto più grandi e conosciute di noi. Il supporto finanziario di SACE e BNL Gruppo BNP Paribas è di chiara importanza per permettere al nostro gruppo di partecipare a gare internazionali e contribuisce indiscutibilmente alla credibilità della nostra offerta.” ha dichiarato Giovanni Cariolato, Presidente di GDS SpA.
Fondata nel 1979, l’azienda vicentina attraverso un percorso di internazionalizzazione, fusioni e acquisizioni, diviene Global Display Solutions nel 2001 ed è attiva nella progettazione, produzione e commercializzazione di monitor, applicazioni e schede elettroniche che trovano applicazione nei comparti ATM, medicale, automotive, industriale, trasporti e pubblicità. L’azienda vicentina ha una forte attitudine all’esportazione e punta alla diversificazione dei mercati di riferimento operando in aree geografiche molto diverse (Sud America, Estremo Oriente, Stati Uniti ed Europa). La sua vocazione internazionale è stata sostenuta negli anni dal Polo SACE SIMEST. Nello specifico, GDS ha beneficiato varie volte e beneficia tutt’ora della partecipazione di SIMEST nel capitale di alcune sue controllate estere, mentre con la garanzia di SACE ha ottenuto un finanziamento per supportare i suoi investimenti in ricerca e sviluppo.
La commessa di GDS si inserisce nell’ambito del mega progetto di ampliamento della linea rossa della metropolitana di Dubai, che collegherà il centro città con il sito dove sorgerà EXPO 2020. L’esposizione universale genererà un flusso di 25 milioni di visitatori nell’Emirato, che ha in programma numerosi progetti infrastrutturali, tra cui l’ampliamento della linea metropolitana, la progettazione di una nuova zona urbana e la costruzione del nuovo aeroporto internazionale Al Maktoum. Si tratta di un’occasione unica per le imprese italiane, in particolare per quelle attive nei settori delle costruzioni, del turismo e per le imprese fornitrici di servizi e strutture per la costruzione dei Padiglioni. SACE SIMEST, presente a Dubai dal 2016 con un proprio ufficio, sostiene le imprese italiane interessate a cogliere le opportunità offerte dagli EAU e ha in piedi diversi accordi per facilitare l’accesso agli esportatori italiani alle commesse legate a EXPO.

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Le citazioni dei governatori regionali sui media

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

Nello Musumeci, presidente della Regione Siciliana, nell’ultimo mese (19 dicembre – 18 gennaio), è stato il governatore più citato sui media italiani (3554 menzioni) superando l’omologo del Lazio Nicola Zingaretti (3206) e il presidente della regione Veneto Luca Zaia (2147). A mettere in evidenza questi dati è il monitoraggio svolto su oltre 1.500 fonti d’informazione fra carta stampata (quotidiani nazionali, locali e periodici), siti di quotidiani, principali radio, tv e blog da Mediamonitor.it, che utilizza tecnologia e soluzioni sviluppate da Cedat 85, azienda attiva da 30 anni nella fornitura dei contenuti provenienti dal parlato.Al quarto posto della graduatoria elaborata da Mediamonitor.it c’è il presidente del Piemonte Sergio Chiamparino (2000 menzioni), che di recente è intervenuto spesso sui temi del TAV e del cosiddetto “Decreto Sicurezza”, dichiarando l’intenzione di impugnare innanzi alla Corte Costituzionale il provvedimento fortemente voluto da Salvini.Grazie anche ai suoi interventi sullo stop alle “trivelle nello Jonio”, Michele Emiliano, governatore della Puglia, si posiziona al quinto posto della classifica di Mediamonitor.it, superando con 1980 citazioni, il presidente della Toscana Enrico Rossi (1969) e i colleghi Attilio Fontana ( 1820), a capo della giunta regionale lombarda, e il ligure Giovanni Toti (1719 citazioni), che è intervenuto spesso per ribadire il suo ‘no’ alla nazionalizzazione di Banca Carige e a favore della realizzazione del progetto TAV. Al nono e decimo posto della classifica dei governatori più citati sui mezzi di informazione italiani si posizionano Stefano Bonaccini (1384), alla guida della Regione Emilia-Romagna, e il presidente della giunta calabrese Gerardo Mario Oliverio (1089 menzioni).Appena fuori dalla top ten stilata dalla società del gruppo Cedat 85 si posizionano il vulcanico Vincenzo De Luca (941), alla guida della Campania, il sardo Francesco Pagliaru (723) e l’umbra Catiuscia Marini (619). In coda alla classifica il molisano Donato Toma (137), il valdostano Antonio Fosson (178) e Marcello Pittella, presidente della Regione Basilicata (189).
Esaminando i dati di Mediamonitor.it sulle citazioni ottenute dai governatori delle regioni italiane unicamente sulle principali radio e tv nazionali e locali, emerge che il protagonista assoluto dell’ultimo mese è stato il pugliese Michele Emiliano (398 menzioni), che precede il candidato alla guida del PD Nicola Zingaretti (298) e il piemontese Chiamparino (292).

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