Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Archive for 1 febbraio 2019

Venezuela: Il Parlamento europeo riconosce Guaidó, esorta l’UE a fare altrettanto

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Bruxelles. I deputati europei hanno esortato l’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e gli Stati membri a riconoscere Guaidó come unico legittimo presidente ad interim del paese fino a quando non saranno indette nuove elezioni presidenziali libere, trasparenti e credibili per ripristinare la democrazia.In una risoluzione non vincolante, adottata con 439 voti a 104 e 88 astensioni, i deputati ribadiscono il loro pieno sostegno all’Assemblea nazionale, l’unico organo democratico legittimo del Venezuela, i cui poteri devono essere ripristinati e rispettati, comprese le prerogative e la sicurezza dei suoi membri.Dopo il riconoscimento del presidente ad interim, l’UE e i suoi Stati membri dovrebbero riconoscere i rappresentanti nominati dalle autorità legittime, aggiunge il PE.
I deputati condannano inoltre la feroce repressione e la violenza, che hanno provocato vittime, e chiedono alle autorità venezuelane de facto di far cessare tutte le violazioni dei diritti umani e far sì che i responsabili siano chiamati a renderne conto.A questo proposito, sostengono la richiesta del Segretario generale delle Nazioni Unite di condurre un’indagine indipendente e completa sulle uccisioni perpetrate.
L’Aula ha anche denunciato la detenzione di giornalisti che si occupano della situazione in Venezuela, tra cui diversi cittadini dell’UE, e ne hanno chiesto l’immediato rilascio.
Il Parlamento chiede all’Alto Rappresentante di impegnarsi con i paesi della regione per creare un gruppo di contatto, come indicato nelle conclusioni del Consiglio del 15 ottobre 2018, che possa mediare fra le parti e raggiungere un accordo sulla richiesta di “elezioni presidenziali libere, trasparenti e credibili sulla base di un calendario comune, di condizioni eque per tutti gli attori coinvolti, della trasparenza e del monitoraggio internazionale”.
Juan Guaidó, presidente dell’assemblea nazionale controllata dall’opposizione, si è dichiarato presidente ad interim del Venezuela il 23 gennaio, nel tentativo di estromettere il presidente Nicolás Maduro. Guaidó è stato riconosciuto come presidente legittimo del Venezuela da diversi paesi, tra cui Stati Uniti, Colombia, Argentina, Brasile, Cile e Canada.
A nome dell’UE, Federica Mogherini ha dichiarato il 26 gennaio il pieno sostegno all’Assemblea nazionale e ha chiesto l’urgente svolgimento di elezioni presidenziali libere, trasparenti e credibili, avvertendo che, in assenza di un annuncio nei prossimi giorni, l’UE intraprenderà ulteriori azioni, anche per quanto riguarda il riconoscimento della leadership del paese.Il Venezuela è sprofondato in una crisi sociale, economica e democratica. Più di tre milioni di persone hanno lasciato il paese e il tasso di inflazione supera il 1 650 000%.

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Campidoglio, la delegazione di Uefa2020 ricevuta dalla Sindaca

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

La Sindaca di Roma Virginia Raggi, insieme all’Assessore allo Sport Daniele Frongia, ha incontrato Guillaume Poisson, Head of Euro2020 Host Country Projects di Uefa, esponente della delegazione che è arrivata questa settimana nella Capitale per effettuare una serie di sopralluoghi tecnici presso lo Stadio Olimpico e le altre zone che, nel mese fra giugno e luglio 2020, saranno le protagoniste del Campionato Europeo di Calcio.
Nel pomeriggio, inoltre, la Sindaca Raggi e l’Assessore Frongia hanno ricevuto in Campidoglio anche il presidente della FIGC Gabriele Gravina, insieme al sottosegretario per i rapporti con il Parlamento Simone Valente. Roma sarà, infatti, la città ospitante ben quattro partite degli Uefa Euro 2020 fra le quali la gara inaugurale, prevista per il 12 giugno. Novità assoluta nella formula per celebrare i sessant’anni della manifestazione: saranno i primi campionati europei itineranti di calcio con il coinvolgimento di 12 capitali europee. Per la Capitale gli Europei sono già iniziati martedì 29 gennaio, giorno del -500 all’inizio della competizione, con diverse iniziative che hanno avuto luogo in Città: l’esibizione di Swann Ritossa e Anastasia Bagaglini, due freestyler italiani i quali, con le loro evoluzioni con il pallone, hanno accompagnato l’inizio del tour promozionale partendo proprio dal Campidoglio fino ad arrivare allo Stadio Olimpico. Contemporaneamente è iniziato il countdown presso l’Aeroporto di Fiumicino e la Stazione Termini, con diverse installazioni al led. “Siamo davvero orgogliosi di poter ospitare nella splendida cornice di Roma l’evento di Uefa Euro 2020. Una manifestazione internazionale che riuscirà a mostrare al mondo come uno degli sport più amati in assoluto, il calcio, possa perfettamente sposarsi con le bellezze architettoniche, la storia, la cultura della Capitale d’Italia. Non sarà un semplice evento sportivo, ci saranno moltissime iniziative collaterali che permetteranno ai cittadini romani e ai turisti che verranno di godersi la nostra città a 360 gradi, ringrazio fin da ora l’impegno dello staff dell’Amministrazione dedicato agli Europei, già da un anno circa al lavoro per la realizzazione dell’evento”, dichiara la Sindaca Virginia Raggi.

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Autostrade: Che fine ha fatto la revoca delle concessioni?

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

“Apprendiamo che nell’ambito delle indagini sul crollo di ponte Morandi ci sono una decina di nuovi indagati, accusati di falso in relazione alle valutazioni sul profilo di sicurezza di alcuni viadotti italiani che avevano presentato criticità, tra cui ‘Paolillo’ in Puglia, il ‘Pecetti’ e il ‘Sei Luci’ a Genova. Al netto della tragedia del Ponte Morandi, anche alla luce delle nuove notizie, si confermano le evidenti responsabilità del concessionario sulla manutenzione delle infrastrutture. Che fine ha fatto la revoca? Proprio all’indomani del dramma di Genova, infatti, il Governo aveva annunciato in pompa magna la revoca della concessione, ma poi qualcosa è cambiato fino alla scomparsa dai tavoli di lavoro e dai radar mediatici di tale proposta. Lega Nord e 5 Stelle battano un colpo, la sicurezza della rete autostradale italiana è una priorità, a meno che sulla gestione del nostro patrimonio viario Salvini e Di Maio non abbiano ammainato la bandiera del sovranismo per piegarsi alle pressioni delle lobby”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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2018 in crescita, nel 2019 focus su prodotto e formazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Indicatori in crescita nel 2018 di I4T, società specializzata dal 2003 nello sviluppo di soluzioni assicurative per gli operatori professionali del turismo. Giovanni Giussani, direttore commerciale, dichiara: “Abbiamo chiuso l’anno con un volume d’affari in aumento del 16% e un incremento del 20% nel numero di assicurati, per un totale di oltre 350.000 clienti e circa 2.000 pratiche di gestione sinistri. Il 2018 è stato un anno importante anche per gli investimenti, con l’apertura di una sede a Milano, che affianca quella storica di Torino, e il potenziamento della rete commerciale, oggi costituita da 12 agenti presenti su tutto il territorio nazionale”.I4T offre prodotti assicurativi differenziati per tipologie di coperture, massimali e premi, che intercettano tutte le richieste espresse dagli operatori professionali del turismo. Particolarmente significative da questo punto di vista le performance di alcune polizze strategiche, come Fondo di Garanzia e Responsabilità Civile: la prima nel 2018 ha registrato un incremento del 18% rispetto al 2017 e oggi è arrivata a detenere una quota di mercato pari al 20%, mentre la Responsabilità Civile è cresciuta del 20%, per una quota di mercato del 25%.“Siamo soddisfatti dei numeri e del bilancio positivo – aggiunge Christian Garrone, responsabile della Intermediazione Assicurativa I4T – e abbiamo ambizioni di crescita, ma ciò che ci riempie di orgoglio è il feedback che riceviamo dal mercato. Gli agenti ci scelgono per il servizio, che si traduce da un lato nello sviluppo di prodotti assicurativi in linea con le loro reali esigenze, dall’altro nella formazione e nella capacità di offrire risposte concrete alle problematiche generate dalle nuove normative. Tra GDPR, direttiva pacchetti e IDD, il 2018 è stato un anno ricco di sfide, ed essere premiati in un contesto come questo per noi è un doppio attestato di fiducia”.“Oggi possiamo contare su una base di 4.000 agenzie iscritte al portale – conclude Giovanni Giussani – e puntiamo a svilupparci ulteriormente: stiamo per lanciare nuovi prodotti che avranno un impatto importante e saremo molto attivi anche sul fronte della consulenza e della formazione rivolta ai nostri partner commerciali”.

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Tracciare una strada comune tra agricoltura e ambiente

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Agricoltura e ambiente sono due facce della stessa medaglia e l’idea che questo tema debba ancora essere compreso da tutti – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – preoccupa e non poco; soprattutto a ridosso del dibattito sulla prossima Politica Agricola Comune. Come Confeuro – continua Tiso – intendiamo puntare su un’agricoltura contadina, genuina e fondata sulla qualità delle produzioni agricole; l’obiettivo, infatti, deve essere quello di slegarsi immediatamente dai modelli industriali che stanno compromettendo le risorse naturali per proporre invece dei sistemi nuovi fondati sull’agroecologia e sulla sostenibilità. Comprendere il valore del settore agricolo all’interno di questo quadro – prosegue Tiso – rappresenta il primo passo per sviluppare presupposti di crescita completamente opposti rispetto a quelli di oggi e necessari per preservare il pianeta e il diritto alla vita delle generazioni che verranno.Nel corso della conferenza nazionale tenutasi il 5 Dicembre a Roma – conclude Tiso – abbiamo stabilito alcuni dei nostri prossimi obiettivi, ma alla base di ognuno di questi c’è l’esigenza di una percezione diversa del comparto agroalimentare. Questo settore può dare molto di più in termini sociali e culturali fino a diventare il promotore di un nuovo made in Italy che non vuole più limitarsi a certificare il valore di un prodotto, ma intende rilanciare il senso stesso dell’italianità.

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Scuola: Dopo il richiamo del presidente Mattarella saltano 62 emendamenti approvati in Commissione al Decreto Semplificazioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Tra questi, quelli denunciati da Anief come dannosi e illegittimi, quali l’ulteriore proroga di un anno dell’aggiornamento delle GaE e il blocco di 5 anni dei trasferimenti per tutti i docenti, proprio nel giorno in cui il giovane sindacato ha aperto le pre-adesioni al ricorso a più di 12 mila docenti assunti il 1° settembre al terzo del FIT per partecipare alle procedure di trasferimento. Disco rosso dell’Aula di Palazzo Madama per tre richieste di modifica su quattro, tra cui quelli che riguardavano il settore scolastico. Anief plaude al Presidente della Repubblica: le norme sulle graduatorie provinciali, che dovevano essere aggiornate già nel 2018, e la mobilità bloccata per un quinquennio erano irricevibili. Marcello Pacifico (Anief): Chiederemo alla Camera di approvare leggi che risolvano la precarietà e garantiscano il diritto al lavoro e alla famiglia senza fughe in avanti irragionevoli e fuori dalla realtà. La politica risolva i problemi piuttosto che complicare la vita di famiglie e lavoratori, a partire dalla prossima sentenza della Consulta sul corso-concorso relativo a 500 presidi assunti da due anni, dando finalmente il via libera all’ammissione dei ricorrenti del bando 2011.

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Scuola: La regionalizzazione procede a vele spiegate

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Sta procedendo a vele spiegate la regionalizzazione dell’Istruzione, dando seguito all’articolo 116 della nostra Costituzione mai attuato sino ad oggi: l’iter per l’autonomia differenziata, scrive oggi Orizzonte Scuola, farà un passo avanti il 15 febbraio, data in cui si dovrebbe tenere l’incontro fra Governo e Regioni. A fare pressioni all’esecutivo sono, in particolare, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna che si battono dall’inizio della legislatura per una maggiore autonomia in diverse materie, a partire appunto dal sistema scolastico. Marcello Pacifico (Anief): Ci opporremo con tutte le nostre forze. Confidiamo nella lungimiranza dei parlamentari, a partire dal primo partito di governo, il M5S, che in alcune occasioni ha mostrato dubbi sulla fattibilità del provvedimento. Per quanto riguarda gli stipendi – scrive il Corriere – la retribuzione base resta nazionale, ma le Regioni potranno proporre contratti di secondo livello, incentivi e premi che potranno servire a trattenere gli insegnanti, rendendo però più onerosa la scuola per i contribuenti. Una delle ultime novità è che la regionalizzazione dovrebbe comportare anche il trasferimento del personale scolastico dalle dipendenze statali a quelle regionali, ma con alcuni distinguo: secondo quanto risulta ad alcuni quotidiani, questa condizione sarebbe stata richiesta da Veneto e Lombardia, ma non dall’Emilia Romagna. Qualora si procedesse in questo senso, il 23% dei dipendenti nel mondo della scuola potrebbe diventare dipendenti regionali e non più statali: per Italia Oggi, si tratta di 132 mila lavoratori in Lombardia e di 65 mila in Veneto. La nuova collocazione regionale riguarderà però solo i neoassunti, a partire probabilmente dai prossimi concorsi: chi è già in servizio, invece, continuerà a vantare lo status di dipendente statale fino alla pensione. La regionalizzazione avrebbe come effetto anche la stabilizzazione del personale nelle regioni dove si comincia a lavorare, a dispetto della bocciatura dell’emendamento nel decreto semplificazioni che prevedeva il blocco dei cinque anni per il personale in servizio sul quale Anief ha messo le mani avanti reputandolo incostituzionale. Per poter richiedere trasferimento, a questo punto, per i neoassunti serviranno accordi tra Regioni o tra la Regione e l’amministrazione centrale del Miur.Anief ricorda che tutti i tentativi di regionalizzazione sino a ora condotti non sono andati in porto, con i tribunali sempre schierati per la palese incostituzionalità del tentativo di introdurre la nuova norma. Valgono per tutte le sentenze n. 242/2011 della Consulta che hanno bloccato le nuove norme proposte dalla provincia autonoma di Trento, in riferimento all’art. 92, c. 2bis, legge 5/2006, sull’inserimento in coda del personale iscritto in graduatorie diverse da quelle provinciali trentine e a “super servizio attribuito” al lavoro svolto nelle scuole trentine o ancora alla precedenza di accesso agli asili nido riservata ai residenti o lavoratori per almeno 15 anni nella regione Veneto.Va poi ricordato che nell’ambito del processo di attribuzione (art. 117) delle competenze relative alle norme generali sull’istruzione (art. 116, lettera n) bisogna tenere conto del rispetto degli articoli 3, 4, 16, 51, 97 della Costituzione, come ribadito dalla stessa Consulta in tema di reclutamento degli insegnanti, residenza professionale e servizi legati ai soli residenti: un tentativo di questo genere è incostituzionale. Lo stesso destino riguarda il recente ddl presentato dalla Lega al Senato, che introduce il domicilio professionale o ancora il divieto di trasferimento nella mobilità (per almeno 5 anni), appena bocciato dall’Aula del Senato dopo le forti perplessità espresse dal Capo dello Stato.“Siamo pronti – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – ad opporci con tutte le nostre forze contro l’eventuale approvazione di progetti di regionalizzazione di servizi pubblici basilari come la scuola e la sanità. Confidiamo nella lungimiranza dei parlamentari, a partire dal primo partito di governo, il M5S, che in alcune occasioni ha mostrato dubbi sulla fattibilità del provvedimento. Perché la scuola non è un ‘affare locale’. Piuttosto che perdere tempo dietro all’autonomia regionale, si provveda ad introdurre norme che favoriscano l’adozione di organici differenziati, sulla base di effettive necessità territoriali, l’incremento dell’occupazione e dei livelli di istruzione, la riduzione dei tassi di dispersione. Anche perché – conclude Pacifico – la regionalizzazione si tradurrebbe in un ulteriore passo indietro del Meridione rispetto alle regioni cosiddette virtuose”.

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Irion, l’eccellenza italiana dell’EDM cresce del 15% nel 2018

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Un altro anno di crescita continua per Irion, software house italiana specializzata nell’Enterprise Data Management. L’azienda, fondata a Torino nel 2004 dai fratelli Alberto e Giovanni Scavino con l’amico Mauro Sturaro, nel 2018 ha infatti ottenuto ricavi per circa 14 milioni di euro, crescendo del 15% rispetto all’anno precedente, a un tasso di quasi il doppio rispetto al settore di riferimento, che prevede circa il +7,9% (fonte Rapporto Anitec-Assinform “Il Mercato Digitale in Italia” 2018). L’incremento più importante per la software house è però quello relativo all’organico, che nel corso del 2018 ha visto l’ingresso di nuove figure di alto profilo come Mauro Tuvo, in qualità di Principal Advisor, e di Roberto Fasano, quale Principal Business Consultant, oltre a diversi giovani neolaureati a cui da sempre Irion dedica particolare attenzione. Attualmente l’azienda conta nel suo staff 114 professionisti, suddivisi tra la sede centrale, presso l’Environment Park di Torino e i nuovi uffici di Milano, inaugurati la scorsa primavera.Il mondo bancario e quello assicurativo restano il target principale dell’offerta dell’azienda: già scelta da 8 dei 10 principali gruppi bancari italiani, nel 2018 ha acquisito altri 7 importanti clienti in questo ambito. Per il 2019, l’obiettivo è continuare a crescere a doppia cifra, seguendo i tre principi che compongono la Irion Way: declarative thinking; agile managing; forward looking. Le novità che accompagneranno i prossimi mesi sono molte, anche dal punto di vista tecnico, con la nuova release della piattaforma Irion EDM e l’introduzione di nuovi Add-On Ready to Go specifici.

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“Nel 2019 la Fed passerà a una strategia più attendista e legata ai dati reali”

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Commento di John Bellows, Portfolio Manager e Research Analyst di Western Asset, affiliata Legg Mason. Nel 2018 le comunicazioni dei funzionari della Fed sono state piuttosto confuse. Questa confusione non riguardava tanto le loro intenzioni a breve termine: la Fed infatti ha aumentato i tassi di interesse ad ogni riunione trimestrale, e ogni volta la decisione è stata quasi interamente prezzata dai mercati con molto anticipo. Ad essere poco chiara era piuttosto la direzione della policy nel medio termine. I funzionari della Fed hanno cambiato spesso idea sulla distanza tra i tassi e il livello neutrale, sono stati ondivaghi sulla necessità di ulteriori misure restrittive, e non hanno chiarito a sufficienza il legame tra la loro strategia e i dati economici. I mercati dei tassi d’interesse forward hanno amplificato queste oscillazioni verbali: i tassi overnight forward a due anni sono passati dal 2,2% dello scorso gennaio a un massimo del 3,2% in ottobre, prima di tornare al 2,2% all’inizio di gennaio 2019.Una possibile spiegazione della confusione nel 2018 è che la Fed ha faticato a trovare una strategia praticabile per la prossima fase del ciclo dei tassi di interesse. Le strategie utilizzate dai predecessori di Jerome Powell sono state infatti rese obsolete dal mutare delle circostanze.
Facendo un breve excursus, la strategia del presidente Ben Bernanke era semplice: con una disoccupazione troppo elevata e un’inflazione troppo bassa, la politica monetaria doveva essere accomodante e mirata a sostenere la ripresa. Quella di Janet Yellen era un po’ più sfumata, ma abbastanza facile da riassumere: con la disoccupazione e l’inflazione più vicine all’obiettivo, le politiche accomodanti non erano più necessarie e dovevano essere (gradualmente) ridimensionate. Nessuna delle due strategie sarà di grande utilità per il presidente Powell da qui in avanti, poiché le variabili economiche sono vicine ai livelli obiettivo e l’accomodamento monetario è già stato rimosso. Powell dovrà formulare un proprio approccio, più adatto alle circostanze attuali.Nel suo ultimo discorso di Jackson Hole, Powell ha delineato un approccio che potrebbe diventare il cuore della strategia della Fed. In quel discorso Powell ha minimizzato l’importanza delle stime empiriche del tasso neutrale, e ha evidenziato piuttosto l’importanza della dipendenza dai dati reali. L’approccio potrebbe essere riassunto come una strategia attendista – “wait-and-see” – con la quale i funzionari si basano soprattutto sui dati effettivamente registrati, e in particolare sui dati reali relativi all’inflazione. Tale strategia ricorderebbe la politica monetaria del presidente Alan Greenspan a metà degli anni Novanta. Come ha osservato lo stesso Powell, la strategia di Greenspan ha permesso alla ripresa economica di continuare per un tempo record di 10 anni, ed è considerata uno dei punti più alti nella storia della politica monetaria statunitense.Se il discorso di Jackson Hole ha delineato una possibile via da seguire, il problema è che la transizione verso questa nuova strategia è stata finora molto titubante. In diversi casi Powell e altri membri della Fed hanno confuso le acque, ritornando apparentemente indietro, o semplicemente non essendo chiari sul loro impegno verso questo nuovo approccio.
Quale sarà dunque la strategia della Fed nel 2019? Ci aspettiamo che l’approccio di Jackson Hole prenda gradualmente piede, ponendo fine alle vecchie strategie, e che la Fed giunga pienamente ad una strategia attendista nel corso del 2019. I progressi verso questo nuovo approccio sono stati chiaramente disomogenei, il che ha aumentato sia l’incertezza che la volatilità dei mercati. Tuttavia, la direzione dell’evoluzione della politica è stata chiara, e ci aspettiamo che una strategia “wait-and-see” venga sempre di più preferita alle altre alternative, e crediamo che ciò possa avvenire a breve. Il nostro punto di vista al riguardo si basa su quattro considerazioni.In primo luogo, un rallentamento della crescita USA contribuirà a convincere la Fed sul fatto che la politica monetaria non è più accomodante. La crescita degli Stati Uniti ha sorpreso in positivo nel 2018, portando la Fed a sospettare che la politica fosse più accomodante di quanto si pensasse, e che quindi fosse necessario un restringimento più deciso. È probabile che questo processo si inverta con la frenata della crescita.In secondo luogo, l’inflazione continua a non raggiungere l’obiettivo del 2% voluto dalla Fed, mettendo in discussione la validità stessa dei suoi modelli. Infatti, dalla metà del 2009 la misura di inflazione preferita dalla Fed, il Core Personal Consumption Expenditures (PCE), ha superato il livello obiettivo solo per quattro singoli mesi, e uno soltanto di questi mesi è stato negli ultimi cinque anni. Un’attenzione più esplicita ai dati reali sull’inflazione sarebbe un primo passo verso una nuova direzione.L’inflazione al di sotto del target continua a sorprendere la Fed, così come molti investitori. Noi siamo sempre stati scettici su una possibile impennata dell’inflazione, e lo siamo ancor di più ora visti i molti venti che soffiano in senso contrario ad un aumento della stessa. Se, come sospettiamo, l’inflazione resterà al di sotto dell’obiettivo del 2%, allora una strategia attendista dovrebbe tradursi in nessun aumento dei tassi nel 2019.
La nostra preferenza sarebbe appunto per un approccio del genere, legato esclusivamente ai dati effettivamente registrati sull’inflazione. Se la Fed si impegnasse veramente in una strategia “wait-and-see” da subito, allora le prospettive sarebbero piuttosto chiare.
Ma, come visto nel 2018, l’evoluzione della Fed verso la nuova strategia attendista è stata costellata di esitazioni. Le dichiarazioni del presidente Powell di inizio gennaio hanno spostato l’orientamento della Fed nella direzione che ci aspettiamo. Ma questo approccio dovrà essere portato avanti durante tutto l’anno, ed è del tutto possibile che la Fed finisca per tornare ancora una volta alla sua vecchia strategia di rimozione dell’accomodamento monetario, prima di optare definitivamente per un approccio attendista. In ogni caso, pensiamo che prima o poi la strategia “wait-and-see” prevarrà, e che dunque l’approccio che il presidente Powell ha delineato a Jackson Hole caratterizzerà la prossima fase del ciclo dei tassi di interesse. (in abstract)

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Allarme dolore cronico: l’esercito dei dimenticati

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Troppi italiani pur curandosi, continuano a soffrire. Chi continua a soffrire del comunissimo mal di schiena (più della metà), di cefalea, della nevralgia post-erpetica (fuoco di Sant’Antonio), della nevralgia del trigemino, artrosi, si è ormai rassegnato a pensare che la medicina non può fare di più, rinunciando a stare meglio, “accettando” il dolore come un inevitabile conseguenza del loro problema.“Tutti cercano di lenire il dolore, ma se questo è cronico, per molti la cosa si fa difficile con il trascorrere del tempo – spiega Giuliano De Carolis, Presidente Federdolore-SICD (Società Italiana dei Clinici del Dolore), Anestesista dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Pisa – Purtroppo il dolore viene sopportato o sottovalutato dal paziente in quasi un terzo dei casi (29%) oppure curato con antidolorifici non specifici (23%). Dopo le prime cure, spesso sufficienti per la fase acuta, 1 paziente su 4 non riesce più a far fronte alla sofferenza perché le cure non sono più efficaci. I tentativi di trovare nuove strade farmacologiche non hanno sempre successo e il paziente stesso, scoraggiato, non crede più a soluzioni possibili. In realtà le soluzioni esistono e risolvono o migliorano la maggioranza dei casi, grazie alle nuove tecnologie che permettono approcci mini-invasivi, duraturi e non farmacologici”. Dunque 1 italiano su 4 soffre di dolore cronico, e di questi il 25% non è adeguatamente trattato. Sotto la lente dei massimi esperti del dolore, riuniti a Milano al 5° International Theras Day, questi dati preoccupanti e la necessità di individuare le modalità per intervenire a favore dei numerosi pazienti che persistono ad avere un dolore cronico senza alcun miglioramento.“La nuova frontiera è la neurostimolazione, non ancora così diffusa e praticata in Italia. Parliamo di trattamenti senza l’utilizzo di farmaci, ben consolidati e utilizzati a livello globale da oltre 30 anni, in cui gli impulsi elettrici calmano i nervi e riducono i segnali di dolore al cervello – continua De Carolis – Gli strumenti a disposizione offrono la possibilità di intervenire in modo efficace, rapido e duraturo, a seconda le indicazioni di ogni singolo paziente. Il livello di invasività è decisamente ridotto, basti pensare alla neurostimolazione percutanea (PENS) in grado di alleviare il dolore già dalla prima applicazione nella zona di interesse. Per dolori più complessi è possibile intervenire anche a livello midollare grazie a un intervento chirurgico (SCS, Stimolazione del Midollo Spinale) che permette di impiantare un piccolo dispositivo che rilascia in sicurezza lievi impulsi elettrici ai nervi interrompendo o riducendo la trasmissione dei segnali del dolore al cervello. I trattamenti di nuova generazione2 oltre a confermare l’evidente livello di efficacia anche nel tempo, ha inciso molto anche sull’invasività dell’intervento che ora viene fatto in anestesia locale con un blando sedativo per la durata di massimo 1 ora. Anche i tempi di reazione sono decisamente migliorati, grazie soprattutto alla mancanza di formicolio (parestesia) che facilita la ripresa delle attività quotidiane (compresa quella di guidare l’auto)”. L’azienda che meglio rappresenta l’impegno in questo ambito e investe nella Ricerca e Sviluppo è una realtà italiana e si chiama Theras Group. Attraverso la tecnologia sicura, sostenibile e facilmente gestibile, il Gruppo è in grado di rispondere adeguatamente alle nuove frontiere per la cura de dolore cronico con i trattamenti di neurostimolazione.La prima si chiama Nevro Senza (unico stimolatore ad alta frequenza) ed è il trattamento di nuova generazione per la stimolazione del midollo spinale che Theras Group distribuisce in Italia. Offre un’ampia gamma di vantaggi, dimostrata da un importante sollievo dal dolore soprattutto alla schiena e alle gambe. La superiorità a lungo termine della terapia con stimolazione ad alta frequenza (rispetto alla SCS tradizionale) è stata dimostrata in un importante studio 2. La seconda si chiama Nextim, un sistema per la neurostimolazione percutanea ideato dalla Ricerca Theras che sotto forma d’onde bilanciate a frequenze alternate, è in grado di regolare l’intensità della stimolazione elettrica, confermando livelli di efficacia analgesica.Tecnologia e innovazione come strumento per intervenire nel dolore cronico, per rispondere adeguatamente alle numerose necessità di una popolazione ampia e sofferente. Questi gli obiettivi di un’azienda leader nelle tecnologie e innovazione come Theras Group che ogni anno (siamo alla 5° edizione) riunisce gli specialisti e i massimi esperti del settore per condividere scelte di intervento più tecnologicamente avanzate.

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Oncologia: Il cancro e la malnutrizione

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Altro che Campania felix, la regione del Vesuvio non scoppia di salute, al contrario: i campani vivono in media 4 anni meno dei toscani e muoiono più spesso di tumore (10,7 ogni 10mila abitanti) contro il 9,0 ogni 10 mila della media nazionale nella fascia di età tra i 20 e i 64 anni.Alla mortalità per cancro contribuisce anche la malnutrizione, intesa come perdita di peso si, di massa grassa, ma soprattutto della preziosa massa muscolare. Un fenomeno che solo negli ultimi anni è stato valutato nella sua gravità tanto da essere definita una vera malattia concomitante e una conseguenza diretta della maggior parte dei tumori. Il Convegno Nutrients beyond Nutrition (Nutrienti oltre la nutrizione) giunto alla sua settima edizione e previsto per il prossimo 1 febbraio all’Hotel Parker vedrà riuniti importanti esperti italiani ed europei schierati per scambiarsi conoscenze e strategie terapeutiche su quello che viene considerato un vero e proprio killer. “La malnutrizione nei pazienti oncologici ha una prevalenza stimata in un range variabile tra il 15 e l’80% a seconda degli studi” sottolinea il Professor Maurizio Muscaritoli, Coordinatore Scientifico del Convegno e Presidente SINuC (Società di Nutrizione Clinica e Metabolismo) “eppure la perdita di peso nei malati viene considerato ‘normale’ anche dai medici che ancora non hanno percorsi di valutazione del rischio malnutrizione o specialisti in nutrizione clinica nei reparti. La perdita di massa muscolare è un convitato di pietra che se ignorato ha pesanti conseguenze: in alcuni casi è una controindicazione all’intervento chirurgico, determina fatigue, alterazioni metaboliche, complicazioni, perdita delle funzioni dei vari organi. Dobbiamo pensare ai muscoli come ai mattoni che formano tutto il nostro organismo: in presenza di un soggetto malnutrito è spesso necessario ridurre la dose di farmaci e modificare il programma di radioterapia sino ad interrompere le cure. Un paziente malnutrito avrà maggiori effetti collaterali, subirà una maggiore tossicità e un organismo debole risponde meno alle terapie”. Basterebbe una valutazione sin dalle prime fasi di malattia e un programma di intervento per evitare questi rischi: sappiamo che il tumore ha un metabolismo accelerato, consuma energie per alimentarsi e produce mediatori infiammatori che determinano la perdita di grasso e soprattutto di proteine. “Eppure la nutrizione clinica ha strumenti efficaci per affrontare e contrastare il problema: da una nutrizione a base di cibi semiliquidi e alimenti a fini medici speciali iperproteici, ma anche l’applicazione di un sondino naso-gastrico (per brevi periodi) al fine di aggirare i problemi di anoressia, deglutizione e disfagia che rendono difficile raggiungere l’apporto di nutrienti necessari” spiega il Professor Franco Contaldo Professore ordinario Medicina Interna, Università Federico II Napoli anticipando il tema della sua relazione “mentre la nutrizione enterale, tramite un sondino collegato all’addome è indicato per periodi più lunghi. Si tratta, va ricordato, di misure temporanee, utili a permettere al paziente si ottenere il migliore risultato possibile”.

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Giornata mondiale contro il cancro: l’importanza della preservazione della fertilità

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

In Italia sono circa 373.000 i nuovi casi stimati di tumore maligno del 2018 (esclusi i tumori cutanei non melanoma): 194.000 negli uomini, 178.000 nelle donne. Complessivamente in Italia ogni giorno circa 1.000 persone ricevono una diagnosi di tumore maligno.
In particolare, sono circa 5.000 le donne under 40 colpite ogni anno da tumore con un tasso di sopravvivenza a cinque anni stimato intorno al 65% con picchi che arrivano all’85% quando si tratta di linfomi e cancro alla mammella. Quest’ultimo rappresenta la neoplasia più frequente nel sesso femminile.“Poiché il tempo per preservare la fertilità prima dell’inizio della terapia oncologica è limitato – afferma Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma – risulta essenziale che la paziente sia informata il prima possibile sulle opportunità disponibili attraverso le tecniche di procreazione medicalmente assistita. La tecnica più diffusa oggi è la vitrificazione degli ovociti, che permette di crioconservare gli ovuli maturi ottenuti dalla stimolazione ovarica per usarli successivamente quando la donna sarà guarita, con risultati analoghi all’impiego di ovociti freschi. In casi particolari, come quello delle neoplasie ematologiche in cui non è possibile effettuare un ciclo di iperstimolazione ovarica standard, lo specialista in medicina riproduttiva può offrire la conservazione del tessuto ovarico oppure l’aspirazione ovarica e la maturazione in vitro (IVM) degli ovociti che non richiede stimolazione ormonale, come appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Fertility and Sterility2”. IVI è al fianco delle pazienti oncologiche già dal 2007, offrendo il programma gratuito di preservazione della fertilità “Madre dopo il cancro” grazie al quale più di 1.200 donne affette da neoplasie hanno potuto preservare presso le cliniche IVI la propria fertilità senza dover sostenere alcun costo e senza nessun obbligo di utilizzo.Con la vitrificazione degli ovociti, grazie all’assenza di formazione di cristalli di ghiaccio, i tassi di sopravvivenza degli ovociti dopo lo scongelamento sono elevati e permettono quindi di posticipare la maternità con ragionevoli garanzie.Grazie alla crioconservazione del tessuto ovarico è invece possibile ripristinare la funzione ovarica, consentendo di ottenere parti spontanei e riportando, inoltre, i livelli ormonali a valori normali ed evitando gli effetti secondari tipici della menopausa precoce. Si tratta di una tecnica in via sperimentale rivolta a quelle pazienti per le quali non è possibile effettuare la vitrificazione degli ovociti, perché devono iniziare subito le chemioterapie o perché la stimolazione ormonale è controindicata a causa della tipologia della neoplasia.

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Circa 3 dipendenti su 4 stanno pianificando di trovare un nuovo lavoro nel 2019

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

È quanto emerge da un recente sondaggio online condotto da Hays, azienda leader nel recruitment specializzato, che ha coinvolto circa 4.500 persone a livello internazionale.
Hays ha chiesto ai partecipanti se avessero intenzione di cambiare impiego nel corso del 2019 e il 78,1% degli intervistati ha risposto affermativamente. Tra coloro che si sono dichiarati alla ricerca di un nuovo lavoro, il 24% si è detto deciso a dare una svolta alla propria carriera perché ferma da diverso tempo nello stesso ruolo. Il 21%, invece, lamenta una mancanza di formazione e/o crescita professionale presso l’attuale luogo di lavoro.
Tra gli intervistati che non sono alla ricerca attiva di impiego, invece, 3 su 10 (32,5%) hanno affermato che prenderebbero in considerazione nuove opportunità professionali se venisse offerto loro un incremento in termini di salario o di benefit. Il 25,8% cambierebbe lavoro solo in vista di una migliore crescita professionale, mentre il 22,9% lo farebbe solo se il ruolo proposto fosse più dinamico e stimolante di quello attuale.“Dal sondaggio emerge chiaramente che il 2019 sarà un anno di svolta per un gran numero di professionisti – ha commentato Alistair Cox, CEO di Hays -. Molti di loro vogliono cambiare lavoro perché quello attuale non li soddisfa più o non permette loro di crescere professionalmente e questo è un segnale importante per le imprese. Manager e responsabili delle risorse umane dovranno impegnarsi e investire se desiderano fidelizzare i talenti migliori, dando loro la possibilità di cimentarsi in ruoli diversi all’interno dell’azienda e offrendo loro interessanti opportunità di carriera”.

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Nel 2018 sei persone al giorno sono morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

I rifugiati e i migranti che hanno tentato di raggiungere l’Europa attraverso il Mar Mediterraneo nel 2018 hanno perso la vita a un ritmo allarmante, mentre i tagli alle operazioni di ricerca e soccorso hanno consolidato la posizione di questa rotta marittima come la più letale al mondo. Secondo l’ultimo rapporto ‘Viaggi Disperati’, pubblicato oggi dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, in media sei persone hanno perso la vita nel Mediterraneo ogni giorno.Si stima che 2.275 persone sarebbero morte o disperse durante la traversata del Mediterraneo nel 2018, nonostante un calo considerevole del numero di quanti hanno raggiunto le coste europee. In totale, sono arrivati 139.300 rifugiati e migranti in Europa, il numero più basso degli ultimi cinque anni. “Salvare vite in mare non costituisce una scelta, né rappresenta una questione politica, ma un imperativo primordiale”, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Possiamo porre fine a queste tragedie solo trovando il coraggio e la capacità di vedere aldilà della prossima imbarcazione, e adottando un approccio a lungo termine basato sulla cooperazione regionale, che dia priorità alla vita e alla dignità di ogni essere umano”.Il rapporto descrive come un cambio delle politiche adottate da alcuni Stati europei abbia portato al verificarsi di numerosi incidenti in cui un numero elevato di persone è rimasto in mare alla deriva per giorni, in attesa dell’autorizzazione a sbarcare. La navi delle ONG e i membri degli equipaggi hanno subìto crescenti restrizioni alle possibilità di effettuare operazioni di ricerca e soccorso. Lungo le rotte dalla Libia all’Europa, una persona ogni 14 arrivate in Europa ha perso la vita in mare, un’impennata vertiginosa rispetto ai livelli del 2017. Altre migliaia di persone sono state ricondotte in Libia, dove hanno dovuto affrontare condizioni terribili nei centri di detenzione. Per molti, approdare in Europa ha rappresentato la fase finale di un viaggio da incubo durante il quale sono stati esposti a torture, stupri e aggressioni sessuali, e alla minaccia di essere rapiti e sequestrati a scopo d’estorsione. Gli Stati devono agire con urgenza per scardinare le reti dei trafficanti di esseri umani e consegnare alla giustizia i responsabili di tali crimini. Tuttavia, nuovi semi di speranza sono germogliati in alcuni contesti. Nonostante lo stallo politico rispetto all’avanzamento di un approccio regionale ai soccorsi in mare e alle operazioni di sbarco, come auspicato dall’UNHCR e dall’OIM nel giugno scorso, diversi Stati hanno assunto l’impegno di ricollocare le persone soccorse nel Mediterraneo centrale, una potenziale base per una soluzione prevedibile e duratura. Gli Stati hanno, inoltre, promesso migliaia di posti destinati al reinsediamento per permettere l’evacuazione dei rifugiati dalla Libia.Il rapporto rivela, inoltre, i cambiamenti significativi nelle rotte seguite dai rifugiati e dai migranti. Per la prima volta in anni recenti, la Spagna è divenuta il principale punto d’ingresso in Europa con circa 8.000 persone arrivate via terra (attraverso le enclavi di Ceuta e Melilla) e altre 54.800 arrivate in seguito alla pericolosa traversata del Mediterraneo occidentale. Ne è conseguito che il bilancio delle vittime nel Mediterraneo occidentale è quasi quadruplicato, da 202 decessi nel 2017 a 777 lo scorso anno. Circa 23.400 rifugiati e migranti sono arrivati in Italia nel 2018, un numero cinque volte inferiore rispetto all’anno precedente. La Grecia ha, invece, accolto un numero simile di arrivi via mare, circa 32.500 persone rispetto alle 30.000 del 2017, ma ha registrato un numero quasi tre volte superiore di persone giunte attraverso il confine terrestre con la Turchia. Altrove in Europa, si sono registrati circa 24.000 rifugiati e migranti arrivati in Bosnia-Erzegovina, in transito attraverso i Balcani occidentali. A Cipro sono arrivate diverse imbarcazioni di siriani salpate dal Libano, mentre un numero limitato di persone ha tentato di raggiungere il Regno Unito via mare dalla Francia verso la fine dell’anno.

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Progetto Erasmus+ KA107

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Parma. Una delegazione dell’Università di Parma si è recentemente recata in Myanmar per dare ufficialmente avvio ad un progetto di scambio cofinanziato dalla UE nell’ambito del programma Erasmus+ KA107. Il progetto consentirà a dieci studenti, sei docenti, quattro tecnici e due dottorandi dell’Università di Medicina 1 di Yangon di frequentare la nostra Università, mentre quattro docenti, due dottorandi del Dipartimento di Medicina e Chirurgia e due tecnici dell’Università di Parma svolgeranno a loro volta uno stage a Yangon.La delegazione, composta dal prof. Leopoldo Sarli, già direttore del CUCI, dalla prof.ssa Lorella Franzoni, presidente del Corso di laurea in Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma, dalla dott.ssa Clelia D’Apice, assegnista di ricerca del CUCI, e dalla prof. Alessia Morigi, docente di archeologia dell’Università di Parma, ha incontrato il Ministro della salute e dello sport del Myanmar, che ha ribadito il suo sostegno ai progetti in corso, e ha preso parte ad un convegno pubblico presso l’Università di Medicina 1 di Yangon. Nel corso del Convegno, che ha avuto ampio risalto sulla stampa e sulle TV birmane, sono stati illustrati i percorsi di collaborazione, compreso il Progetto Europeo KA107.D’intesa con la Regione Emilia Romagna sono previste nei prossimi due anni collaborazioni tra dirigenti della sanità emiliano-romagnola e birmana, oltre alla frequenza, da parte di medici di medicina generale birmani, di Master e laboratori in Emilia Romagna ed in Myanmar. Analoghe iniziative di collaborazione saranno avviate tra la Scuola di formazione degli infermieri dell’Università di Yangon e la Scuola di formazione degli infermieri dell’Università di Parma.Questa iniziativa si svolge nel contesto dei progetti di collaborazione tra Parma e la Birmania e dei rapporti personali di amicizia della sen. Albertina Soliani e dell’Associazione per l’Amicizia Italia Birmania Giuseppe Malpeli con Aung San Suu Kyi, con le autorità birmane e con molti soggetti della società civile. L’amicizia, nata a Parma diversi anni fa, si è sviluppata sul piano istituzionale e scientifico, accompagnando il Myanmar nel suo percorso di cambiamento e di riforma democratica, favorendo nello stesso tempo lo scambio e l’internazionalizzazione dell’Università di Parma. Questi progetti sono sostenuti fortemente dall’Ambasciata Italiana di Yangon nella persona dell’Ambasciatrice Alessandra Schiavo, intervenuta al convegno del 10 gennaio, e dell’Ambasciatore Vicario Matteo D’Alonzo.Nella relazione di amicizia tra Parma e il Myanmar, l’Università di Parma ha assunto un ruolo molto importante: tra le iniziative finora realizzate ricordiamo la visita da parte di una delegazione del Myanmar avvenuta in ottobre e il progetto di scambio attivato dal Dipartimento di Medicina e Chirurgia con l’Università medica di Yangon nell’ambito del programma Overworld, in virtù del quale studenti del Corso di laurea di Medicina e Chirurgia e del Master di primo livello in “Infermieristica in area critica” hanno svolto uno stage in Myanmar, altri cinque vi si recheranno nel mese di marzo.

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I capolavori delle Gallerie Nazionali di Arte Antica tornano a casa

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Roma. Una stagione di ritorni quella delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini e Galleria Corsini: l’intensa campagna di prestiti promossa dalla Direzione del museo ha permesso durante il 2018 di instaurare rapporti e scambi culturali con istituzioni museali di tutto il mondo. Ma ora è tempo di tornare a casa per i capolavori che hanno affascinato il grande pubblico a Tokyo, Houston e Parigi.
Dalla mostra Pietro Paolo Rubens e la nascita del Barocco di Tokyo (The National Museum of Western Art) tornano alla Galleria Corsini le due tele di Rubens San Sabastiano curato dagli angeli e Testa di vecchio.
Il ritratto di Hans Holbein di Enrico VIII farà ritorno a Palazzo Barberini dalla mostra Tudors to Windsors: British Royal Portraits from Holbein to Wharol, tenutasi al Museum of Fine Arts di Houston, che riacquisirà le due icone dei Maestri della Madonna Straus, prestate alle Gallerie Nazionali di Arte Antica per la mostra Gotico americano.
Mentre l’Ecce homo di Mantegna e gli altri capolavori prestati dal Musée Jacquemart-André si accingono a tornare a Parigi, dalla grande mostra Caravage à Rome, amis&ennemis ritornano alla Galleria Corsini la Negazione di Pietro di Jusepe Ribera e a Palazzo Barberini il San Francesco in meditazione oltre a Giuditta e Oloferne di Caravaggio.Tutti i capolavori verranno riallestiti e saranno di nuovo visibili dal 4 febbraio.

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DLA PIPER, Mediobanca e AKIN GUMP con Bonfiglioli e Pricoa Capital Group per un bond da 125 Milioni USD

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Bonfiglioli e Pricoa Capital Group hanno sottoscritto una Shelf Facility da 125 Milioni di USD attraverso la quale il Gruppo Bonfiglioli avrà facoltà di emettere, nei prossimi tre anni, Private Placements che saranno sottoscritti da parte di Pricoa Capital Group. Questa operazione segna il primo collocamento privato di Bonfiglioli.La fase fortemente espansiva di Bonfiglioli nel mondo (ca. +25% di fatturato dal 2015) insieme al sensibile aumento di profittabilità (EBITDA: ca. +60% dal 2015) permettono a Bonfiglioli di consolidare e rafforzare l’esecuzione del piano strategico del prossimo periodo.In questo contesto, la partnership con Pricoa aggiunge un finanziatore esperto e di lungo termine alla struttura del capitale di Bonfiglioli, aumentando al tempo stesso la diversificazione dei finanziamenti dell’azienda.
Bonfiglioli è stata supportata nell’operazione da DLA PIPER che ha agito con un team multi-jurisdictions coordinato dal partner del dipartimento Finance & Projects Chiara Anceschi con il lawyer Giorgio Paludetti e composto dal partner Luciano Morello coadiuvato dal lawyer Martina Antoniutti per la parte DCM, dal partner Tony Lopez coadiuvato dal lawyer Jenny Sugden per gli aspetti US, dal partner Andrea di Dio coadiuvato da Federico D’Amelio per gli aspetti tax. Sono stati coinvolti anche i team finance & projects di Francoforte e Bratislava.Advisor dell’operazione è stato Mediobanca con l’Head of Debt Coverage Roberto Turati insieme ad Andrea Borna.Per Prudential ha agito Akin Gump Strauss Hauer & Feld per la parte US con i partners Tom O’Connor e Chip Fischer mentre NCTM con Andrea De Tomas ha gestito la parte Italiana.Settlement Agent dell’operazione e’ stato BNY Mellon assistita da Hogan Lovells.

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Results of The Semi-Final Allocation Draw at the Tel Aviv Museum of Art

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Tel Aviv. The Semi-Final Allocation Draw and the Host City Insignia Handover Ceremony marked the first official Eurovision 2019 event in Tel Aviv. The Ceremony was held at the Tel Aviv Museum of Art, one of Israel’s leading art and culture institutions, in the presence of The Mayor of Tel Aviv-Yafo, Ron Huldai, The Deputy Mayor of Lisbon, Duare Cordeiro, The Executive Supervisor of the Eurovision Song Contest, Jon-Ola Sand and the Director General of KAN, Eldad Koblenz.The event opened with the handing over of the Host City insignia from last year’s hosts, Lisbon to this year’s Host City, Tel Aviv. It is a Eurovision tradition for each Host City to add an iconic insignia to the key chain, before handing over the entire collection of insignia to the next host city.After the handing over of the Host City Insignia, the Semi-Final Allocation Draw took place, determining the order of appearance in the two semi-finals of the Eurovision Song Contest, which will take place at EXPO Tel Aviv on the 14th and 16th of May. Countries will compete for a place in the Eurovision Song Contest Finals, which will take place on Saturday, May 18th.The first part of the draw determined in which Semi-Final each of the six pre-qualified ‘Big Five’ countries (France, Germany, Italy, Spain, the United Kingdom) and host country Israel will vote.The second draw then decided in which Semi-Final each of the other participating countries will perform. The 36 Semi-Finalists were allocated into six pots, based on historical voting patterns as calculated by the contest’s official televoting partner Digame.At the request of Swiss broadcaster SRF, and following approval from the Reference Group, the governing body of the Eurovision Song Contest, Switzerland will participate in the Second Semi-Final on Thursday the 16th of May.

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European Teaching Community Collaborates Online to Ensure the Workforce of Tomorrow Receives a Strong STEM Foundation Today

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Engineering and technology are growing industries. The next generation of scientists require a strong STEM foundation today. How can education systems share best practices and new information about STEM education in an easy way? Inspired by the mission to promote and support Europe-wide collaboration among all STEM education and industry professionals researchers and policymakers, the founders of Scientix built an online platform to share best practices and the most up-to-date ideas on STEM. The project, which has around 500 teacher ambassadors from over 38 European countries, supports STEM professionals by organizing workshops, webinars and other activities. “While the project connects professionals, it impacts students,” says Dr. Gras-Velazquez, who notes that children develop a “fear of science because in the beginning they are not able to grasp the concepts thoroughly.” She adds that the Scientix model works well for all STEM subjects providing the teachers are happy to work together and build “an active community and explore new methods of teaching.”Dr. Agueda Gras-Velazquez is the Science Program Manager of European Schoolnet (EUN) and in charge of overseeing and coordinating all the Math and Science projects in which EUN is involved. Agueda is also in charge of the day-to-day management of Scientix, an online European collaboration platform in STEM teaching, research and policy.CMRubinWorld’s award-winning series, The Global Search for Education, brings together distinguished thought leaders in education and innovation from around the world to explore the key learning issues faced by most nations. The series has become a highly visible platform for global discourse on 21st century learning, offering a diverse range of innovative ideas which are presented by the series founder, C. M. Rubin, together with the world’s leading thinkers. (For more information on CMRubinWorld by David Wine)

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UN: Environment laws not being enforced

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

A huge proliferation in environmental legislation around the world is failing to prevent widespread ecosystem destruction and runaway carbon emissions, as laws are not being enforced, according to a new report from UN environment.
“This report solves the mystery of why problems such as pollution, declining biodiversity and climate change persist despite the proliferation of environmental laws in recent decades,” David Boyd, UN special rapporteur on human rights and the environment said, “Unless the environmental rule of law is strengthened, even seemingly rigorous rules are destined to fail and the fundamental human right to a healthy environment will go unfulfilled.” Since 1972 there has been a 38-fold increase in environmental laws, and more than 1,100 environmental agreements have been signed between countries. Around 150 countries have enshrined environmental protection or the right to a healthy environment into their constitutions. More than 50 countries have created environmental courts and tribunals. As of 2017, 164 countries had created environment ministries or equivalents.However, these measures often exist “mostly on paper”, UN Environment found, with enforcement generally lax or ineffective. This has undermined efforts to prevent the world from passing through critical environmental and ecological thresholds. Last October, the UN Intergovernmental Panel on Climate Change released a concerning report noting that the world needs to make dramatic changes in how it produces and uses energy and food, and how it manages landscapes and ecosystems, in order to prevent catastrophic global warming. “We have the machinery in the form of laws, regulations and agencies to govern our environment sustainably,” Joyce Msuya, acting executive director of UN Environment said. “Political will is now critical to making sure our laws work for the planet.” (by responsiblebusiness.com)

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