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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Archive for 14 febbraio 2019

Scuola: Decreto Semplificazioni diventa legge

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

In Gazzetta Ufficiale la legge 12 dell’11 febbraio 2018 di conversione del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione. Tra le novità l’immediata immissione in ruolo dei quasi tremila vincitori dell’attuale concorso a dirigenti scolastico. Evitata la proroga dell’aggiornamento delle GaE e il blocco quinquennale nei trasferimenti. Nessun intervento, nonostante l’annuncio del Governo al presidente della Consulta, per evitare il giudizio di legittimità sulla norma relativa all’ultimo corso-concorso riservato del 2015 e uno specifico emendamento a lungo accantonato proposto da diversi senatori dell’opposizione su richiesta di Anief.Il decreto semplificazione è legge: il testo, recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione, snellirà talune procedure, anche riguardanti il mondo della scuola. Una nuova, che certamente renderà più semplice l’immissione in ruolo dei candidati al ruolo di dirigente scolastico del concorso in corso, è l’immissione in ruolo, per i quasi 3 mila vincitori, dal 1° settembre 2019.
Altro punto importante, l’aggiornamento delle graduatorie a esaurimento che sarà proposto quest’anno, senza alcuna proroga; infatti sarà possibile, per decine di migliaia di insegnanti non di ruolo, integrare i loro punteggi e cambiare provincia di collocazione, per agevolare la loro assunzione in località dove risultano posti disponibili. Il sindacato si è battuto affinché ciò accadesse, per far fronte al turn over che ci sarà in estate, oltre a riaccendere il doppio canale di reclutamento, poiché, in caso contrario, le immissioni in ruolo andranno nuovamente deserte anche quest’anno. Purtroppo sono stati respinti insensatamente anche gli altri emendamenti presentati da senatori dell’opposizione e richiesti da Anief tesi a riaprire le GaE, estendere il doppio canale di reclutamento alle graduatorie d’istituto, stabilizzare i precari con 36 mesi e assumere tutti gli idonei dei precedenti concorsi.
Altra buona notizia, non ci sarà il blocco quinquennale nei trasferimenti per tutti i doventi: Anief ha lottato affinché ciò non avvenisse; infatti il ministro Marco Bussetti voleva la sua introduzione nell’ottica di una continuità didattica che di fatto non si può assicurare per via della durata diversa dei cicli e dell’obbligo anagrafico scolastici. Ma non è tutto, poiché non potrebbe essere mantenuta dall’alto numero di precari chiamati su posti in organico di diritto, come per quelli di sostegno, dove 50 mila precari dovrebbero essere subito nominati in ruolo. Rimane pertanto il blocco per i docenti di sostegno e per i soli insegnati neo-assunti mentre continuano a rimanere esclusi dai trasferimenti gli assunti attraverso il FIT, nonostante alcuni emendamenti suggeriti da Anief che anzi avrebbero autorizzato pure una mobilità straordinaria sul 100% dei posti senza alcun vincolo e la frequenza di corsi on-line per facilitare i passaggi di ruolo con altre abilitazioni.
Nessun intervento, nonostante l’annuncio del Governo al presidente della Consulta, di evitare il giudizio di legittimità sulla norma relativa all’ultimo corso-concorso riservato del 2015 e uno specifico emendamento a lungo accantonato proposto da diversi senatori dell’opposizione, su richiesta di Anief. La norma ha prodotto una disparità di trattamento nei confronti dei ricorrenti al bando del 2011, consentendo l’immissione nei ruoli dei dirigenti scolastici, previa procedura riservata, ai soli ricorrenti delle procedure concorsuali 2004 e 2006 e ai quei candidati che pure avevano ottenuto una sentenza favorevole almeno nel primo grado di giudizio alla data di entrata in vigore della legge 107/2015. Dunque non si è rispettato il principio di uguaglianza né salvaguardata la posizione dei dirigenti scolastici già assunti, rischiando ora di compromette gli interessi di tutti per una scelta fatta che la Corte Costituzionale potrebbe dichiarare incostituzionale, già il 2 aprile prossimo.

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Copyright, Levi (AIE): “L’Europa dichiara il suo amore per il diritto d’autore”

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

“Oggi, il giorno di San Valentino, l’Europa dichiara il suo amore per il diritto d’autore, per la creatività e in definitiva per la cultura. Quella di oggi è davvero una vittoria per la libertà, come espressione di un libero dibattito democratico e della creatività della persona. Questo è il diritto d’autore: rappresenta la libertà ed esprime l’identità europea”. È il primo commento del presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi subito dopo la fine del negoziato del Trilogo sulla riforma del diritto d’autore nel mercato unico digitale.“Siamo soddisfatti – ha proseguito – perché con l’esito di oggi si è affermato un principio fondamentale, e cioè che il diritto d’autore va sì aggiornato al digitale ma conservandone la funzione di libertà e di contrasto dei monopoli. Attendiamo ora fiduciosi che il Parlamento e il Consiglio confermino questa decisione. Certo, il testo approvato – come ogni testo di compromesso tra interessi e visioni diverse – presenta alcuni aspetti che richiedono molta attenzione in sede di recepimento. Siamo pronti a dare il nostro contributo, come abbiamo sempre fatto, perché le norme italiane vadano in direzione di un’effettiva innovazione digitale, della crescita e della diversità culturale. La Direttiva è però un’ottima premessa perché in Europa e in Italia ci sia un insieme di norme che incentivino gli autori e garantiscano il futuro delle imprese culturali”.

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Anief: il nuovo modo di fare sindacato

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

Quella della rappresentatività sindacale è solo “una prima tappa: vogliamo arrivare a quote sei zeri ed essere ascoltati seriamente nei tavoli nazionali di comparto e confederali, dai vertici europei perché vogliamo una scuola sempre più giusta e ancorata agli standard europei”. A dirlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, nel corso di un’intervista rilasciata oggi ad ​Orizzonte Scuola​, pochi giorni dopo che ​l’Aran l’ha annoverata come rappresentativa del personale del comparto dell’istruzione e Ricerca. Il sindacalista autonomo ha affrontato molti temi: contratto, mobilità, GaE, precariato, relazioni sindacali, reclutamento, regionalizzazione, scioperi, politica, soffermandosi a lungo sul rapporto con le altre sigle sindacali.
Quando si parla dell’azione travolgente dell’Anief i numeri valgono più di tanti commenti: con un incremento di 25 mila deleghe e 28 mila voti rispetto alle precedenti elezioni nel comparto Scuola, ha raddoppiando il livello di rappresentatività registrato tre anni prima, meritandosi di sedere al tavolo con il Miur, assieme ai sindacati maggiori
nazionali, dopo avere superato il 6% dei consensi. “Nell’ultimo anno – ricorda Pacifico – siamo cresciuti di altre 6 mila deleghe, ​siamo il sesto sindacato della scuola​, l’undicesimo per numero di iscritti in tutto il pubblico impiego”. Il sindacalista autonomo è conscio che la strada da percorrere è lunga: quello realizzato, dice, “è ancora poco per
essere realmente decisivi e incisivi, ma è anche un punto di partenza”. Il sindacato, che dieci giorni fa ha celebrato il suo ​decennale ad Aosta alla presenza dell’intero direttivo nazionale​, avvierà la sua azione ai tavoli nazionali rivendicando a gran voce “il ​rinnovo del CCNL appena scaduto”​, che ha lasciato gli stipendi di oltre un milione di
lavoratori della scuola tra i 5 e i 10 punti sotto il costo della vita. Inoltre, “siamo pronti a ricorrere nei tribunali se gli altri sindacati confederali ci impediranno – come hanno fatto con Gilda e Snals – di partecipare alle contrattazioni integrative a livello nazionale, regionale e d’istituto, se non firmatari del vecchio contratto”. “Sono passati dieci anni – dice ancora – in cui abbiamo ​vinto parecchi ricorsi e manifestato tante volte in piazza​, abbiamo portato avanti le nostre idee nelle aule parlamentari e giudiziarie, italiane ed europee. Ci siamo aperti al territorio senza tralasciare i social, abbiamo offerto ​servizi assicurativi, di formazione, di consulenza fiscale e di
patronato​, ma soprattutto abbiamo dimostrato una ​capacità di analisi che si è presto trasformata in ​opinion leader della stampa tutta, cosa che il sindacato tradizionale aveva perso, e abbiamo lottato con coerenza, spesso sacrificando scelte politicamente a medio termine più fruttuose. Alla fine abbiamo raddoppiato i voti, triplicato gli iscritti
e superato dopo trent’anni una soglia che aveva impedito la riapertura di un serio dibattito nei tavoli contrattuali, da molti anni considerato assente”. Il ​leader del sindacato autonomo anticipa anche le altre linee d’azione sindacale: “subito riandremo nel territorio con assemblee a tappeto in ogni Comune​, così da ascoltare le esigenze del personale delle scuole autonome e ricordare i diritti di ciascuno. Estenderemo, grazie ai nuovi 4 mila TAS, l’​operazione verità ​già ​partita con le nostre mille RSU rimaste in carica su organici, contratti a termine, posti in deroga di sostegno e su potenziamento, ​burnout e formazione a tutte le scuole italiane e al Miur”.

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Cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Europea di Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

Roma Lunedì 18 febbraio 2019, alle 11.00, in via degli Aldobrandeschi 190, si terrà la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2018 – 2019 dell’Università Europea di Roma.
Sarà aperta dal saluto e dalla relazione del Rettore Padre Pedro Barrajón LC.Il tema dell’incontro sarà “I Giovani e l’Europa”.
Ne parleranno l’On. Antonio Tajani, Presidente del Parlamento Europeo, Mons. Paolo Selvadagi, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Roma per il Settore Ovest, e il Prof. Filippo Vari, Ordinario di Diritto Costituzionale all’Università Europea di Roma.“L’università – ha spiegato il Rettore Padre Pedro Barrajón LC. – deve essere al servizio della persona umana, del vero sviluppo sociale, culturale ed economico, della grande potenzialità che sono i giovani, vera speranza di una nazione.È più che mai necessario realizzare nella formazione universitaria quella combinazione tra competenze professionali, giustamente richieste dal mondo del lavoro, con una profonda visione etica che sia capace di umanizzare la cultura, l’economia, la politica, le relazioni”.L’Università Europea di Roma, infatti, ha tra i suoi obiettivi principali la formazione della persona. Una formazione che consenta non solo l’acquisizione di competenze professionali ma che orienti anche lo studente ad una crescita personale e sviluppi uno spirito di servizio per gli altri.

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“Il dietro-front della FED”

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

A cura di Andrea Delitala, Head of Investment Advisory.Il nuovo ritmo impresso alla politica monetaria da parte della Fed, incentrato intorno al concetto di “pazienza”, ha ridato slancio ai mercati dopo un 2018 che sarà archiviato come uno dei peggiori anni della storia recente in termini di performance. Peggiore anche rispetto al 2008, in cui almeno i bond core avevano offerto protezione.Riguardo al 2019, la visione di Pictet Asset Management sui vari elementi che hanno rappresentato i timori del mercato è più costruttiva rispetto al consensus: dalla guerra commerciale al rischio di recessione, dagli errori di comunicazione della Fed (corretti completamente nel corso della riunione del Fomc del 30 gennaio), alla hard Brexit e Italexit. Siamo dunque più propensi ad investire trovando oggi nelle valutazioni una migliore remunerazione per il rischio rispetto a gran parte dell’anno passato.
La strategia di investimento: i bond. A fine 2018 le aspettative di inflazione sono rientrate in maniera clamorosa e drammatica a causa del rischio di recessione che il mercato ha incorporato in maniera esagerata. Guardando avanti, ci aspettiamo stabilità nei tassi reali, una coda inflazionistica tipica di fine ciclo, e quindi un rialzo (non rapido, non preoccupante) dei tassi nominali. Nel caso in cui questo rialzo riguardasse la componente delle aspettative di inflazione, sarebbe il meno dannoso per gli asset rischiosi. Quindi sulla parte obbligazionaria il valore non c’è ancora: siamo tornati al 2,75% e non c’è motivo di investire nei nominali. Meglio rivolgere l’attenzione ai bond indicizzati all’inflazione, la cui quota abbiamo incrementato tra dicembre e gennaio.
Asset rischiosi. Un secondo elemento da considerare è la valutazione degli asset rischiosi. La riduzione della liquidità che la Fed sta realizzando ha avuto un impatto importante su questo tipo di asset in termini di contrazione dei multipli. Riteniamo di avere davanti a noi ancora almeno sei mesi in cui l’azione della Fed certamente alimenterà un vento contrario alla liquidità, pur nell’attesa di una correzione del ritmo di drenaggio. La protezione già eretta dal mercato, tuttavia, rende plausibile una stabilità nel rapporto P/E. Gli utili attesi sono stati alla base della correzione di fine 2018, generata da timori eccessivi di recessione: la traiettoria di crescita degli utili negli Usa è stata rivista già notevolmente al ribasso (da 11% a 7%); è possibile che la riduzione delle stime prosegua fino a una previsione di crescita pari a zero nel 2019. In Europa, ci attendiamo che i danni siano più contenuti, anche perché il Vecchio Continente non ha sperimentato tutta l’euforia precedente che ha caratterizzato l’andamento dei mercati americani. Pictet Asset Management continua ad aspettarsi che i tassi procedano sul sentiero della stabilizzazione, con quelli Usa a lungo termine previsti fra 2,75% e 3% per fine anno. In questo scenario, riteniamo verosimile un premio di rischio vicino a 3,5%. Questo ci porta ad individuare un rapporto Prezzo/Utili di ca 15,5-16 per l’Indice S&P500 [1/(2,75%+3,5%)], non molto al di sopra del valore corrente. Dunque, pur sposando una visione tutt’altro che pessimista sull’economia, non intravediamo forti rally degli indici azionari: i ritorni dovrebbero mantenersi su livelli contenuti, rigorosamente a una cifra, il che richiederà scelte tattiche.
La correlazione tra azioni e obbligazioni US mostra shock evidenti in corrispondenza degli interventi delle banche centrali, in occasione sia del QE (Quantitative Easing) che del QT ovvero Quantitative Tightening (si veda il cosiddetto “Taper Tantrum”, provocato da Bernanke nel maggio 2013), la qual cosa rende impossibile proteggere il portafoglio attraverso l’utilizzo delle obbligazioni. La normalizzazione delle politiche monetarie in atto richiede che la costruzione di un portafoglio non possa basarsi sui paradigmi tradizionali, ma che sia soggetta ad adattamenti continui, frutto dello studio dei nuovi regimi di correlazione: ci muoviamo in un mondo diverso, caratterizzato da un nuovo regime.
Tassi. Il primo errore di comunicazione era avvenuto a inizio ottobre quando, rispondendo a braccio a una domanda posta da un’intervistatrice, Powell aveva affermato che i tassi fossero ancora piuttosto lontani dal livello neutrale, lasciando intendere che la Fed avrebbe proseguito nella strada dei rialzi progressivi fino al raggiungimento del Neutral rate, e anche oltre. In un quadro di crescita in rallentamento, la reazione emotiva dei mercati, i quali nel frattempo si muovevano nella convinzione che al contrario il tasso neutrale fosse invece prossimo, non si è fatta attendere: reazione che sui listini si è tradotta in alcuni episodi di violenta volatilità. Dal canto suo Powell, già in occasione di discorso tenuto a fine novembre a NY, durante il Club degli economisti[1] , aveva ammorbidito la precedente posizione precisando che, non conoscendo la collocazione precisa del tasso di equilibrio (che è comunemente accettato nel range tra 2,5 e 3,5%) ma sapendo di entrare nell’intervallo che lo contiene, sarebbe stato opportuno rallentare il passo dei rialzi.
Liquidità. Nel corso della riunione del 30 gennaio, la FED ha ufficializzato il cambio di approccio alla normalizzazione del bilancio: da “pilota automatico” a “flessibilità”, cedendo di fatto alle pressioni del mercato, il quale non ha esitato a incorporare nei prezzi questa svolta dovish. Nel corso del 2018 la Fed ha aumentato gradualmente il ritmo di riassorbimento della liquidità che, da ottobre, si è stabilizzato sui 50 miliardi di dollari al mese, ossia 600 miliardi di dollari all’anno. Si tratta di un ritmo elevato, difficilmente sostenibile da parte di un’economia in rallentamento e che potrebbe provocare un credit crunch. In base ad alcuni studi della Fed sul QE, si può ipotizzare che 100 miliardi di drenaggio della liquidità equivalgano a un aumento dei tassi di 10 punti base, aumento che produrrebbe un impatto negativo pari allo 0,1% sul Pil dell’anno successivo. Dunque, 600 miliardi di liquidità sottratta all’economia potrebbero ridurre il Pil Usa di circa lo 0,6% nel 2019/20.
Stimiamo che entro marzo la Banca Centrale Usa potrebbe comunicare ulteriori dettagli della politica di riduzione del bilancio, o meglio, una revisione delle guidance sul bilancio. Nell’ipotesi che il punto di arrivo del bilancio Fed fosse fissato a 3,500 miliardi di euro, 400 in meno degli attuali, entro fine 2019 si raggiungerebbe il traguardo (oppure ad inizio 2020 se si rallentasse il ritmo del QT), e la pressione sulle valutazioni si attenuerebbe, con la possibilità di performance azionarie pur sempre ad una cifra, data anche l’attesa continuazione della contrazione degli utili, ma più verosimilmente positive.

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Nasce l’alleanza per migliorare il percorso di cura

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

Roma Martedì 19 febbraio alle 11 (Hotel Nazionale, Piazza Montecitorio 131, Sala Cristallo) è prevista la conferenza stampa di presentazione di All.Can con gli interventi, tra gli altri, della senatrice Emilia Grazia De Biasi (Portavoce All.Can Italia), del prof. Gianni Amunni (Direttore Generale ISPRO, Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica), del prof. Paolo Marchetti (Direttore Oncologia Medica B del Policlinico Umberto I di Roma e Ordinario di Oncologia all’Università La Sapienza), della dott.ssa Antonella Cardone (European Cancer Patient Coalition), dell’Avv. Elisabetta Iannelli (Segretario Generale FAVO – Federazione Associazioni Volontariato in Oncologia) e della dott.ssa Nicoletta Cerana (ACTO – Alleanza contro il Tumore Ovarico).

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Gli accordi della Santa Sede con gli Stati

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

Roma dal 28 febbraio al 1° marzo 2019 presso la Pontificia Università Gregoriana (prima giornata) e l’Ecole française de Rome (seconda giornata). La prolusione è stata affidata al Segretario di Stato, Card. Pietro Parolin.Il congresso – con la direzione scientifica di Fabrice Jesné (École française de Rome), Marie Levant (LabEx EHNE / Sorbonne Université) e Roberto Regoli (Pontificia Università Gregoriana) – si focalizzerà sugli accordi di diritto internazionale firmati tra la Santa Sede e gli Stati che hanno assunto la forma di concordati e convenzioni analoghe, esaminati alla luce delle dinamiche diplomatiche e degli aspetti politico-religiosi dei secoli XIX-XXI. Un’attenzione particolare sarà rivolta ai modelli di relazione tra la Chiesa, lo Stato e la società che questi accordi veicolano, così come ai cambiamenti storici che hanno portato ad una evoluzione caratterizzata dal passaggio dagli Stati confessionali, o comunque impegnati in una particolare relazione con la Chiesa cattolica, a un nuovo approccio bilaterale fondato sul concetto di libertà religiosa. L’ “esplosione concordataria” dopo il 1945 e in particolare dopo il Concilio Vaticano II è d’altronde caratterizzata da un’estensione geografica significativa.Aperto alle varie discipline delle scienze umane e sociali, il congresso vuole far incrociare gli approcci storici, giuridici, sociologici e politologici. Piuttosto che sui singoli accordi, ci si concentrerà sulle evoluzioni della pratica e delle conseguenze degli accordi della Santa Sede con gli Stati sul medio e lungo periodo. Le intese bilaterali garantiscono nella maggior parte dei casi una forma di laicità, con un’attenzione particolare, rivendicata da entrambe le parti contraenti, al diritto alla libertà religiosa. In tal modo, il congresso intende contribuire agli attuali dibattiti sulla secolarizzazione/de-secolarizzazione, sulle declinazioni geografiche di questi fenomeni, come anche sulle forme della coabitazione religiosa e del governo del pluralismo religioso.
Interverranno: Liliosa Azara, Anna Barańska, Friedrich Bechina, Jacques-Olivier Boudon, Fabrice Bouthillon, Settimio Carmignani Caridi, Andrea Ciampani, Edouard Coquet, Giuseppe Dalla Torre, Nicholas Doublet, Carlo Fantappiè, András Fejérdy, Consolación Fernández Mellén, Enrico Galavotti, Cécile Gonçalvez, François Jankowiak, Marie Levant, Anthony O’Mahony, Vicente Cárcel Ortí, Laura Pettinaroli, Roberto Regoli, Melanie Rosenbaum, Olivier Sibre, Rita Tolomeo, Paolo Valvo.Programma & iscrizioni – http://bit.ly/UniGre26
Accrediti stampa entro il 26 febbraio.

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Occorre un uso consapevole degli antibiotici

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

“Le proposte di Farmindustria per il contrasto delle resistenze batteriche sono un contributo importante su un’emergenza sanitaria globale” dice il presidente della FOFI Andrea Mandelli. “Gli antibiotici sono una delle conquiste fondamentali della ricerca medica che rischiamo di compromettere. Per tutelare questo patrimonio terapeutico è necessario agire su tre fronti: promuovere l’uso razionale a tutti i livelli, tanto nella tutela della salute umana tanto di quella animale, così come raccomandato dagli organismi internazionali; favorire e remunerare adeguatamente la ricerca di nuove molecole ma anche di nuovi approcci alla lotta contro le infezioni; migliorare l’informazione del pubblico e aumentare la consapevolezza che in moltissimi dei disturbi più comuni il ricorso a questi farmaci è inutile e dannoso. Cercare di ottenere antibiotici – o usare quelli avanzati da precedenti occasioni – senza che vi siano state una diagnosi e una prescrizione mirata è sbagliato sotto tutti i punti di vista. In quest’opera di educazione sanitaria i farmacisti italiani possono e devono restare in prima linea”

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I 100 giorni dalle elezioni europee

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

Milano Venerdì 15 febbraio a partire dalle 15:30, presso Cascina Cuccagna a Milano, l’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, in collaborazione con la Rappresentanza a Milano della Commissione europea, organizza un evento legato alle prossime europee. A cento giorni dalle elezioni, i giornalisti potranno conoscere tutti gli strumenti a disposizione dei media per raccontare al meglio le elezioni (dati, sondaggi e proiezioni che il Parlamento metterà a disposizione, il processo di selezione dei candidati alla presidenza della Commissione europea e le opportunità di intervista). I giornalisti potranno inoltre confrontarsi con i protagonisti della campagna istituzionale StavoltaVoto.
Stavoltavoto.eu, la piattaforma voluta dal Parlamento europeo per le prossime elezioni, unisce decine di migliaia di cittadini in tutta Europa per contrastare l’astensionismo e vede l’Italia tra i Paesi più attivi. A partire dalle 17.30, decine di giovani che aderiscono alla piattaforma animeranno una serie di incontri faccia a faccia con i cittadini per mobilitarli al voto. Sul modello dello speed-date, racconteranno in pochi minuti perché hanno deciso di aderire alla campagna. “Il titolo dell’evento ‘Cento per cento’ – spiega Bruno Marasà, direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo a Milano – evoca non solo quanti giorni mancano alle elezioni. Cento è anche il numero dei volontari, attivisti e influencer che interverranno nel corso della giornata e che si stanno mobilitando per una più alta affluenza alle urne.” La giornata rientra nella serie di incontri di avvicinamento alle europee del 26 maggio e prevede, in chiusura, un cocktail e l’intervento dell’attrice comica Annagaia Marchioro che tirerà le fila delle idee emerse.

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Protezione civile UE: interventi più efficaci e rapidi

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

Bruxelles. I deputati hanno approvato in via definitiva la riforma del Meccanismo di protezione civile UE, messo a dura prova nel 2017 e 2018 da incendi boschivi, tempeste e inondazioni.
L’obiettivo della nuova legislazione, già concordata informalmente con il Consiglio lo scorso dicembre, è quello di aiutare gli Stati membri a rispondere più rapidamente e con maggiore efficacia alle catastrofi naturali e a quelle provocate dall’uomo, grazie a una condivisione più efficiente dei mezzi della protezione civile.
La legge istituisce inoltre, su richiesta del Parlamento, il fondo di risorse “RescEU” che metterà a disposizione mezzi aerei per combattere gli incendi boschivi, unità di pompaggio ad alta capacità, ospedali da campo e squadre mediche di emergenza da utilizzare in ogni tipo di emergenza. A seguito di una decisione della Commissione europea, RescEU interverrà qualora gli Stati membri non dispongano di risorse sufficienti per rispondere a una catastrofe.I deputati sono inoltre riusciti a introdurre misure per rafforzare la rete di conoscenze in materia di protezione civile dell’Unione e facilitare gli scambi tra giovani professionisti e volontari della protezione civile.

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“Indovina l’Ictus. Osserva, Riconosci, Intervieni”

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

A come “anticoagulanti”, F come “fibrillazione atriale”, I come “ictus cerebrale”, M come “monitoraggio cardiaco”. Sono 33 le parole inserite nel Glossario creato per dare vita alla campagna di informazione online “Indovina l’Ictus. Osserva, Riconosci, Intervieni”, progetto realizzato da A.L.I.Ce. Italia Onlus, Associazione per la lotta all’ictus cerebrale, in collaborazione con Medtronic.
Nel Glossario, pubblicato sul sito http://www.indovinalictus.it, vengono presentati e spiegati in modo sintetico e divulgativo i termini principali legati alla patologia. Sul sito è inoltre presente un questionario interattivo che permette agli utenti di verificare e aumentare la propria conoscenza delle pratiche di prevenzione e cura dell’ictus. Attraverso 10 domande a risposta multipla, ognuna da compilare entro un minuto di tempo, si chiede all’utente come agirebbe nei confronti di una persona che manifesta alcuni dei sintomi tipici dell’ictus. Nel corso della compilazione, chiunque voglia cimentarsi potrà visualizzare le proprie risposte giuste e quelle sbagliate e, nel profilo finale, verrà invitato a consultare le voci del glossario in cui si è mostrato “meno preparato”, così da colmare le proprie lacune.
“È fondamentale diffondere la cultura della prevenzione sia primaria che secondaria e insistere sul ruolo chiave del fattore tempo – dichiara la Dottoressa Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus. L’ictus cerebrale, definito come “l’epidemia del XXI secolo”, può essere evitato nell’80% dei casi attraverso il riconoscimento e il trattamento dei principali fattori di rischio quali fibrillazione atriale, ipertensione arteriosa, obesità, diabete, fumo, alimentazione non corretta, scarsa attività fisica. È nostro compito informare ed educare la popolazione, considerando non solo la dimensione epidemiologica di questa patologia, ma anche l’impatto socio-economico e le conseguenze in termini di mortalità e soprattutto di disabilità”.
L’ictus cerebrale è più diffuso di quanto si possa pensare: rappresenta, infatti, la prima causa di invalidità, la seconda di demenza e la terza causa di morte. In Italia, colpisce ogni anno circa 100.000 persone mentre quelle che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con conseguenze più o meno invalidanti, sono oggi circa un milione: il fenomeno, però, registra una costante crescita, considerando che le cure sono migliorate, si vive più a lungo e che il nostro Paese è tra quelli con aspettativa di vita più elevata.E tu sapresti cosa fare di fronte ad una persona che quando sorride ha la bocca storta, che non riesce ad esprimersi o che non riesce a capire quello che le viene detto? Sai che, in caso di sospetto ictus, va chiamato prima possibile il 112 per essere trasportati con urgenza in un Ospedale dotato di una Unità Neurovascolare (o Stroke Unit)? Lo sai che solo in questi Centri vengono somministrate le terapie adeguate e si fa riabilitazione precoce? Sai che maggiore è il tempo che trascorre tra l’insorgenza dei sintomi e il trattamento, maggiore è il rischio che l’ictus provochi danni cerebrali irreversibili e conseguente invalidità? Verifica anche tu quanto conosci l’ictus cerebrale sul sito http://www.indovinalictus.it, compila il questionario online e scopri se sei in grado di salvare una vita!A questa e ad altre domande vuole dare una risposta A.L.I.Ce. Italia Onlus che ha fortemente voluto e sostenuto questo progetto proprio per offrire un servizio utile al Cittadino e per sottolineare, ancora una volta, quanto siano importanti il tema della prevenzione e del fattore tempo per evitare le conseguenze più gravi di un ictus cerebrale e contribuire a salvare molte vite.

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Cibi contaminati e scomparsa degli insetti

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

Secondo un rapporto dell’Università di Sidney il 41% delle specie di insetti è a rischio scomparsa; nel frattempo – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – circa 420 mila persone all’anno (dati Fao, Oms e Unione Africana) muoiono per colpa del cibo contaminato. Questo quadro – continua Tiso – è chiaramente preoccupante; ma lo è ancora di più per la stagnazione delle istituzioni nazionali ed internazionali che evidentemente non ne colgono la gravità. A tal proposito, infatti, vanno ricordate le tante politiche agroalimentari create a discapito dei piccoli produttori agricoli con il fine di supportare la logica del profitto ad ogni costo delle multinazionali dell’agroindustria.Oggi più che mai serve una radicale inversione di tendenza e l’adozione di misure capaci di guardare al futuro delle prossime generazioni. Come Confeuro – conclude Tiso – rimaniamo estremamente convinti della necessità di puntare su un’agricoltura contadina, fatta di filiere sane, controllate, a Km zero e agroecologiche. Infatti è nella costruzione di questo nuovo mondo, in cui l’agricoltura non viene più vista solo come un semplice settore economico ma come una narrazione di vita, che si celano le speranze di quel cambiamento tanto auspicato.

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Le associazioni dei consumatori Sono “fabbriche di polemiche inutili?”

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

Le Associazioni dei Consumatori Codici – Centro per i Diritti del Cittadino, Codacons, Acu – Associazione Consumatori Utenti, Adusbef – Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari, Finanziari, Postali e Assicurativi, Assoutenti, Ausr – Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi e Lega Consumatori stigmatizzano le dichiarazioni, contenute in un tweet, con cui l’ex Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ha definito le associazioni dei consumatori “fabbriche di polemiche inutili”.“Affermazioni inaccettabili – sostengono Codici, Codacons, Acu, Adusbef, Assoutenti, Ausr e Lega Consumatori – un’offesa gravissima a quelle organizzazioni che quotidianamente lavorano per difendere i cittadini, con grande spirito di sacrificio ed a volte con le armi spuntate. Se le associazioni dei consumatori non hanno strumenti adeguati per tutelare i cittadini, infatti, è anche per colpa delle scelte miopi adottate dalla politica. Azioni come quella che Calenda ricorda con orgoglio, quei tagli ai finanziamenti alle associazioni dei consumatori attuati quando era alla guida del Mise. Con quell’iniziativa Calenda ha dimostrato tutto il suo disinteresse nei confronti non solo delle associazioni, ma anche e soprattutto dei consumatori. Li ha lasciati ancora più indifesi contro le ingiustizie che sempre più spesso subiscono. In molti casi, infatti, le associazioni dei consumatori sono l’ultima speranza per i cittadini di avere giustizia e tagliargli i fondi significa privare le persone in difficoltà di un aiuto prezioso. Da Ministro dello Sviluppo Economico Calenda ha perso l’occasione di apprezzare dal vivo il contributo concreto delle associazioni dei consumatori per contrastare la vulnerabilità che colpisce molte persone e intere famiglie”.

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Sindacati militari: una svolta epocale ma anche motivi di riflessione

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

“Dopo un cammino ultratrentennale di sindacalismo in Polizia c’è una cosa che si può affermare con assoluta certezza: certe svolte epocali richiedono tempo, lavoro, esperienza e studio, perché portino a un vero cambiamento, a una proficua innovazione, a un reale miglioramento delle condizioni esistenziali e lavorative di centinaia di migliaia di lavoratori in uniforme e, quindi, del Comparto in cui prestano servizio. Ecco perché oggi non possiamo che esprimere decisa solidarietà ai Cocer e fortissime perplessità di fronte ai tempi accordati al coinvolgimento delle rappresentanze dei lavoratori nell’ambito dello storico evento della nascita dei Sindacati militari. Audizioni convocate con sole 48 ore di anticipo per l’esame di provvedimenti caratterizzati ancora da un altissimo tasso di incertezza e scarsa definizione non sembrano testimoniare una convinta volontà di promuovere una reale collaborazione, ma sembrano quasi una presa in giro. Il ministro Trenta sia garante di un corretto confronto fra Amministrazione e Rappresentanti dei lavoratori nel massimo rispetto dei rispettivi ruoli”. E’ quanto afferma Valter Mazzetti, Segretario Generale dell’Fsp Polizia di Stato, Federazione sindacale di Polizia, a proposito della convocazione presso le Commissioni congiunte di Camera e Senato dei Cocer per le audizioni in tema di “Disposizioni in materia di associazioni professionali a carattere sindacale del personale militare”. Convocazioni fissate per domani, 13 febbraio, e comunicate ieri, 11 febbraio, nonostante che, hanno spiegato dal Consiglio di Rappresentanza degli stessi Cocer, fin da novembre fosse stata chiesta l’apertura di quattro tavoli tematici a guida politica per preparare opportunamente questo storico passaggio che dovrà assicurare al personale un diritto fondamentale costituzionalmente riconosciuto.“Se alle nuove Rappresentanze militari fosse stato esteso tout court il modello sindacale valido per la Polizia di Stato – conclude Mazzetti – tutto sarebbe stato più semplice e sarebbe stato possibile esprimere in tempi più brevi posizioni chiare a partire da un’esperienza che, negli anni, ha raggiunto un elevato e approfondito livello di funzionalità grazie a meccanismi e procedure ben rodate. Ma premesse di tutt’altro genere rispetto al funzionamento di questo nuovo modello di Sindacato militare, limiti non ancora definiti, e ‘margini’ di intervento tutti da chiarire, richiedono ben altri tempi di studio e di ‘contrattazione’, a meno di voler mandare in fumo un’opportunità straordinaria di evoluzione per un Comparto che, come l’Europa ci insegna, deve mettersi al passo con i tempi. Cambiare tutto in fretta perché nulla cambi non servirà a nulla, se non a prendere in giro migliaia di Servitori dello Stato i cui diritti devono invece essere garantiti fino in fondo”.

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Alla Stranieri un viaggio nella bellezza dell’universo con il prof. Ereditato dell’Università di Berna

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

Perugia. “Antonio Ereditato è uno scienziato che vive il suo tempo e lo interpreta con il rigore e la passione per la divulgazione scientifica che lo caratterizzano.
Per la rettrice Grego Bolli la Stranieri rappresenta “Un luogo privilegiato che in questi oltre 90 anni di sua storia ha accolto in queste aule donne e uomini che hanno rappresentato l’eccellenza nei loro settori e dove la trasversalità della conoscenza e dei saperi ha rappresentato un valore aggiunto. Questo incontro ben interpreta il ruolo dell’Ateneo di diffondere cultura e conoscenza che sono alla base di ogni crescita e di una consapevole convivenza sociale, economica che è un prerequisito per la pace”.
Impegnato da anni nella ricerca fondamentale, Antonio Ereditato professore di fisica delle particelle elementari presso l’Università di Berna e direttore del Laboratory for high energy physics e dell’Albert Einstein Centre for fundamental physics di Berna, ha raccontato alla platea dell’aula Magna l’affascinante cammino che ci ha portato dapprima a ipotizzare, quindi a scoprire e infine a interrogare quella vertiginosa trama di molecole, particelle, atomi, elettroni, fotoni e quark che costituisce il tessuto ultimo delle cose. Un viaggio nella bellezza dell’universo, partendo dalla scala minima delle particelle elementari per arrivare a comprendere l’immensamente grande del cosmo.
“Parlare di quello che è successo dopo il big bang – ha chiarito il prof. Antonio Ereditato, direttore del laboratorio per la fisica delle alte energie dell’Università di Berna – in fondo significa raccontare la nostra storia dall’inizio. La nostra storia di animali intelligenti sul pianeta Terra comincia 4 miliardi di anni fa con i primi segni di vita. Ma la vita del nostro universo comincia ben prima, quasi 14 miliardi di anni fa. E li c’è stata una continua evoluzione della materia inanimata, secondo delle leggi che largamente ignoriamo oggi, e che stiamo cercando di studiare nei nostri laboratori del Cern e capire come questa materia si è sviluppata nel corso di tanti miliardi di anni e come ha potuto dar luogo a quella che oggi chiamiamo materia animata, biologica. Queste sono le grandi sfide della ricerca”.
Il fisico dell’Università di Berna ha poi illustrato le numerose e complesse attività di ricerca del centro e ha sottolineato che tra i laboratori internazionali di fisica delle particelle, la Big Science per antonomasia, il CERN ha avuto e riveste a tutt’oggi un ruolo preminente.
Per il direttore del Laboratory for high energy physics e dell’Albert Einstein Centre “agli scienziati del futuro è adesso affidato il compito di comprendere la natura di materia ed energia oscura dell’universo. Attualmente – ha specificato – sappiamo che esiste solo perché ne osserviamo gli effetti che produce sulle galassie: l’Universo si sta espandendo e negli ultimi anni ha accelerato questa espansione usando questa energia. Non sappiamo perché sia avvenuta l’accelerazione ma la sfida è comprendere, tra dieci anni, di cosa è fatta la materia oscura e tra venti l’energia oscura”.

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Sviluppo ferroviario e nuove tecnologie

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

«Il dibattito sulla realizzazione della linea ad alta velocità Torino-Lione non deve mettere in discussione la necessità che l’Italia sviluppi adeguatamente la propria rete di trasporto su ferro. Che si sia favorevoli o meno a un’opera nello specifico, che si voglia lasciare ogni decisione al Governo o che si punti a un coinvolgimento diretto dei cittadini, tutti i soggetti politici e istituzionali in causa devono chiarire inequivocabilmente che, sia per ciò che riguarda le merci sia sul fronte passeggeri, intendono andare in direzione di un sostanziale ammodernamento infrastrutturale, di un salto di qualità nell’offerta di servizi e di una maggiore sostenibilità ambientale».Lo dichiara Sandro Simoncini, ingegnere e urbanista.«I dibattiti e le questioni di principio sono importanti, ma bisogna considerare anche operatività e pragmatismo. Nei mesi in cui in Italia la polemica sul Tav Torino-Lione entrava nel vivo e veniva nominata la commissione di esperti chiamata a fornire l’analisi costi-benefici sull’infrastruttura, altrove il trasporto ferroviario stava entrando in un’altra dimensione. Dallo scorso settembre, in Bassa Sassonia, sono in servizio i primi convogli commerciali con locomotore a idrogeno: un treno in grado di trasportare 300 passeggeri per 1.000 chilometri ad una velocità di 140 all’ora.Un mezzo di trasporto che non produce particolato, anidride carbonica o altri gas serra e che non fa nemmeno rumore. Un’ottima alternativa alle locomotive diesel utilizzate nelle tratte non elettrificate, che ad esempio nel nostro Paese sono circa un quarto del totale e sfiorano i 5.000 chilometri di estensione. Contestualmente si stanno studiando sistemi efficaci per ottenere l’idrogeno necessario ad alimentare i treni da fonti energetiche rinnovabili. Ecco – conclude Simoncini – sarebbe il caso che anche in Italia si sviluppasse una dialettica più incline a fornire risposte e alternative che non basata su semplici pregiudiziali ideologiche».

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“L’infiorata ai siciliani che vivono in Nord America”

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

Ci scrive l’on.le Nissoli: ““Ieri, ho incontrato il Sindaco di Noto, in Sicilia, nella Sede del Comune, per parlare dei rapporti tra la Città di Noto e i siciliani che vivono in America. In tale contesto, si è parlato anche della promozione della tradizionale infiorata che quest’anno è alla quarantesima edizione. In particolare si è parlato della dedica dell’infiorata ai siciliani che vivono in USA e Canada; infatti, il titolo della manifestazione di quest’anno è:” I Siciliani in America”, con la prospettiva di ricomporre memorie individuali e di comunità, di mettere insieme il passato ed il presente dell’essere siciliani oltreoceano”.Lo ha dichiarato l’On. Nissoli Fitzgerald, eletta nella Circoscrizione estero – Ripartizione Nord e Centro America, dopo aver incontrato il dott. Corrado Bonfanti, Sindaco di Noto (Sicilia).“Presenteremo la bellissima infiorata di Noto a New York e tra i siciliani d’America – ha detto l’On. Nissoli -per far conoscere la nostra tradizione culturale e gettare un ponte culturale tra il Mediterraneo e l’Atlantico. Sarà anche l’occasione per tanti siciliani di ritrovarsi insieme, in America, e fare da cassa di risonanza ad un evento unico per la sua bellezza”.“Quindi – ha concluso l’On. Nissoli – da siciliana e da parlamentare eletta in Nord America, ringrazio di vero cuore il Sindaco, Corrado Bonfanti, l’Assessore ai Beni culturali, Giusi Solerte, il Capo di Gabinetto, Paolo Patanè e tutta l’Amministrazione comunale per questa bellissima iniziativa di dedicare l’infiorata ai siciliani che vivono in Nord America”.

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Crescono le vendite di vetture aziendali a noleggio usate

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

​Nei primi 9 mesi del 2018 sono state vendute oltre 120mila vetture usate ex noleggio a lungo termine. Panda, 500L, Grande Punto, Golf e Qasqai le auto più gettonate. Oltre al consolidato canale dei concessionari, sempre più privati oggi si affidano a questa soluzione, che si rivela conveniente per chi vuole mantenere la proprietà del mezzo, scegliendo comunque un usato sicuro, con un’età media di tre anni, diesel o benzina, correttamente tagliandato e mantenuto presso officine autorizzate, a prezzi competitivi.
Sono questi le principali evidenze che emergono dall’analisi sulle vendite di veicoli usati condotta da ANIASA​, l’Associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità. Nei primi 9 mesi dello scorso anno sono state 120mila le vetture vendute dagli operatori di noleggio lungo termine. A questo dato si sommano i veicoli usati commercializzati dalle società di noleggio a breve termine che ogni anno immettono sul mercato decine di migliaia di vetture con pochi mesi di vita alle spalle. La ricerca sulla vendita dell’usato, certificato da agenzie specializzate, mostra come oggi tre auto su quattro provenienti dal noleggio long term siano vendute a commercianti (concessionari e rivenditori). Il ricorso a questo canale consente ai noleggiatori di collocare rapidamente le vetture usate presenti nei piazzali, con prezzi di vendita più contenuti.
Resta significativo il numero di vetture acquistate direttamente dalla clientela privata, ben 8.800 nei primi 9 mesi dello scorso anno, il 7% del totale. La restante parte viene venduta ad aziende o all’estero. “​Oggi le direttrici di sviluppo di questo business, sempre più rivolto ai privati​”, evidenzia Massimiliano Archiapatti – Presidente ANIASA, “​si muovono in due direzioni solo apparentemente in contraddizione tra loro: da una parte, un’offerta sempre più completa, multimediale e interattiva di informazioni, immagini e video sulla vettura in vendita e sulla sua precedente vita aziendale, disponibili anche su smartphone o con apposite APP; dall’altra, l’apertura sempre più frequente di outlet o punti vendita fisici, spesso collocati presso poli attrattivi strategici, dove i clienti possono osservare e toccare con mano l’offerta​”. “​Da anni siamo impegnati​”, conclude Archiapatti, “​nel far riflettere il legislatore sulla necessità di svecchiare il nostro vetusto parco auto circolante attraverso misure economicamente sostenibili anche per i possessori di vetture ante Euro3; una soluzione efficace potrebbe essere rappresentata proprio dalla defiscalizzazione parziale dell’acquisto dell’usato Euro5 o Euro6​”. Le ragioni del crescente successo dell’offerta di usato ex noleggio risiedono soprattutto nella garanzia del prodotto, molto appetibile da privati e rivenditori, in quanto a condizioni economiche vantaggiose ci si assicura un veicolo perfettamente manutenuto secondo tagliandi indicati dalla casa costruttrice ed effettuati presso officine autorizzate, garantiti per 12 mesi come previsto dalla normativa comunitaria; spesso è prevista anche un’estensione di garanzia di altri 12 o addirittura 36 mesi proposta dall’azienda di noleggio (che offre anche la possibilità di un finanziamento presso primari istituti di credito). Tutto con piena certezza sul reale chilometraggio percorso, mettendo il cliente al riparo da possibili truffe.

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Sud Sudan: a migliaia in fuga dal riaccendersi delle violenze

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, sta registrando l’arrivo di una nuova ondata di rifugiati nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) in fuga dal Sud Sudan. Negli ultimi giorni migliaia di persone disperate hanno continuato ad attraversare il confine per fuggire dagli scontri e dalle violenze perpetrate contro i civili.Si stima che siano 5.000 i rifugiati giunti in diversi villaggi di confine vicini alla città di Ingbokolo, nella provincia nordorientale di Ituri, nella RDC, secondo quanto riferito dai capivillaggio locali. Altre 8.000 persone, inoltre, sarebbero sfollate all’interno del Sud Sudan, nei sobborghi della città di Yei.Le persone fuggono dagli scontri scoppiati il 19 gennaio fra l’esercito e uno dei gruppi di ribelli, il Fronte di Salvezza Nazionale (National Salvation Front/NAS). I combattimenti, in corso nello Stato di Equatoria Centrale, in Sud Sudan, al confine con RDC e Uganda, stanno rendendo impossibile l’accesso degli aiuti umanitari alle aree colpite. Le persone fuggite dal conflitto sono giunte nella RDC a piedi nel fine settimana. La maggior parte sono donne, bambini e anziani. Sono arrivate esauste, affamate e assetate. Fra queste alcune sono affette da malaria o da altre malattie. Molte sono traumatizzate per aver assistito a violenze commesse da uomini armati, che avrebbero ucciso e stuprato civili e saccheggiato i villaggi.Lo staff dell’UNHCR di stanza nella provincia di Ituru, riferisce che la popolazione, in preda alla disperazione, sta cercando rifugio nelle chiese, nelle scuole e nelle case abbandonate, o dorme all’addiaccio. Si tratta di una remota regione di confine i cui villaggi sono quasi totalmente sprovvisti di infrastrutture o ambulatori medici. I nuovi arrivati stanno sopravvivendo grazie al cibo che la popolazione locale condivide con loro.Le aree in cui sono arrivati i rifugiati sono difficili da raggiungere: strade e ponti sono seriamente danneggiati e in rovina. Le autorità congolesi stanno sollecitando i rifugiati ad andarsene da questa zona di confine estremamente instabile e a dirigersi nell’entroterra, dove possono ricevere maggiore assistenza.L’UNHCR ha dispiegato ulteriore personale a Ituri per poter registrare i rifugiati e supportare le procedure di un loro possibile ricollocamento. Tuttavia, sono necessari fondi per allestire alloggi e assicurare cibo, acqua potabile e assistenza medica nel più vicino insediamento di rifugiati, a Biringi. Biringi si trova più a sud e attualmente accoglie oltre 6.000 rifugiati sudsudanesi. Il conflitto in Sud Sudan ha generato oltre 2,2 milioni di rifugiati a partire dal 2013. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati lancia nuovamente un appello affinché le parti coinvolte intraprendano tutte le azioni possibili per garantire la sicurezza e la libertà di movimento dei civili, assicurando l’istituzione di corridoi umanitari che permettano di abbandonare le aree teatro di scontri.

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“Cina: scambi commerciali, dazi, riforma delle politiche di sostegno e potenziale”

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

A cura di Jin Xu, Gestore di portafoglio, Azionario asiatico di Columbia Threadneedle Investments. Mentre sono in corso i festeggiamenti per il Capodanno cinese, la guerra commerciale in atto e il rallentamento sul fronte interno continuano ad evolversi. In che modo la Cina si prepara ad affrontare questi eventi e quali lezioni ha tratto dal passato?
L’indebolimento della crescita in Cina è dovuto soltanto alla guerra commerciale o ha radici più profonde a livello di fondamentali?
Senza dubbio, le schermaglie sui dazi hanno contribuito al rallentamento. Verso la fine dello scorso anno, la Cina ha concentrato le proprie esportazioni verso gli Stati Uniti nel tentativo di contrastare l’aumento dei dazi previsto a gennaio. Ora quel momento è arrivato e ne vedremo le ripercussioni durante l’anno in corso. Ma ci sono altri due fattori da considerare.
In primo luogo, all’inizio del 2018 il governo cinese aveva lanciato una serie di misure volte alla riduzione dell’indebitamento per cercare di porre un freno al debito complessivo nazionale e rafforzare il controllo sul finanziamento bancario e fuori bilancio, privilegiando una crescita di qualità. Queste politiche monetarie hanno ovviamente rallentato la crescita.
In secondo luogo, aleggia l’incertezza sulle intenzioni di spesa in conto capitale da parte delle aziende. Le società nutrono dubbi riguardo alla congiuntura di lungo termine e alle prospettive in termini di ordini, perciò tendono a limitare la spesa.
Ad ogni modo, il governo è disposto a trovare un accordo con gli Stati Uniti per risolvere le controversie commerciali, collaborare a una soluzione ed evitare ulteriori aumenti significativi dei dazi sulle esportazioni cinesi.
La disponibilità a negoziare con gli Stati Uniti basterà a scongiurare nuovi dazi o la loro imposizione è inevitabile?
Le frizioni tra Stati Uniti e Cina vanno ben oltre la questione degli scambi commerciali; riguardano infatti la tutela della proprietà intellettuale, l’apertura del mercato e le politiche industriali. Ci vorrà tempo per giungere ad una soluzione, ma noi riteniamo che la situazione non si deteriorerà significativamente rispetto allo status quo odierno.
In che modo il governo cinese può gestire il problema del debito nazionale? E lo ritiene effettivamente un problema?
La sfida posta dal debito cinese è stato un tema molto dibattuto negli ultimi anni. Non è certo una novità, dato che il governo, le società e gli investitori sanno ormai tutto a riguardo. Detto questo, Pechino è consapevole dei problemi legati al suo debito ed è desiderosa di tenere la situazione sotto controllo e migliorarla. Dall’inizio dello scorso anno, quando l’economia, gli utili societari e la domanda globale erano sostenuti, il governo cinese si è adoperato per contenere l’indebitamento. Tuttavia, la congiuntura esterna è cambiata e sono state ormai preventivate misure di supporto.
Di norma, la liquidità viene iniettata nella massa monetaria e le banche iniziano poi a convogliarla nel sistema attraverso i prestiti alle società che desiderano espandersi; infatti, è necessario che le aziende assorbano la liquidità affinché quest’ultima si converta in credito e in un aumento dell’attività economica. Ma l’aspetto interessante della situazione attuale è che le società (e di conseguenza i consumatori) nutrono una certa ritrosia davanti alla prospettiva di assumersi altro debito. Preferiscono concentrarsi su flussi di cassa e rendimenti, perché il futuro appare incerto.
Un’altra novità è la tendenza delle aziende a investire maggiormente in ricerca e sviluppo e nell’innovazione dei prodotti piuttosto che nell’espansione delle capacità produttive.
Come viene percepita la guerra commerciale in Cina?
Convivono due punti di vista diversi. Secondo alcuni, rappresenta una sfida e provocherà un rallentamento economico, rendendo più difficoltosa l’attività imprenditoriale nonché l’import/export di componenti chiave. Secondo altri, invece, costituisce una buona opportunità per riformare il sistema.

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