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Scuola: Decreto Semplificazioni diventa legge

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

In Gazzetta Ufficiale la legge 12 dell’11 febbraio 2018 di conversione del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione. Tra le novità l’immediata immissione in ruolo dei quasi tremila vincitori dell’attuale concorso a dirigenti scolastico. Evitata la proroga dell’aggiornamento delle GaE e il blocco quinquennale nei trasferimenti. Nessun intervento, nonostante l’annuncio del Governo al presidente della Consulta, per evitare il giudizio di legittimità sulla norma relativa all’ultimo corso-concorso riservato del 2015 e uno specifico emendamento a lungo accantonato proposto da diversi senatori dell’opposizione su richiesta di Anief.Il decreto semplificazione è legge: il testo, recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione, snellirà talune procedure, anche riguardanti il mondo della scuola. Una nuova, che certamente renderà più semplice l’immissione in ruolo dei candidati al ruolo di dirigente scolastico del concorso in corso, è l’immissione in ruolo, per i quasi 3 mila vincitori, dal 1° settembre 2019.
Altro punto importante, l’aggiornamento delle graduatorie a esaurimento che sarà proposto quest’anno, senza alcuna proroga; infatti sarà possibile, per decine di migliaia di insegnanti non di ruolo, integrare i loro punteggi e cambiare provincia di collocazione, per agevolare la loro assunzione in località dove risultano posti disponibili. Il sindacato si è battuto affinché ciò accadesse, per far fronte al turn over che ci sarà in estate, oltre a riaccendere il doppio canale di reclutamento, poiché, in caso contrario, le immissioni in ruolo andranno nuovamente deserte anche quest’anno. Purtroppo sono stati respinti insensatamente anche gli altri emendamenti presentati da senatori dell’opposizione e richiesti da Anief tesi a riaprire le GaE, estendere il doppio canale di reclutamento alle graduatorie d’istituto, stabilizzare i precari con 36 mesi e assumere tutti gli idonei dei precedenti concorsi.
Altra buona notizia, non ci sarà il blocco quinquennale nei trasferimenti per tutti i doventi: Anief ha lottato affinché ciò non avvenisse; infatti il ministro Marco Bussetti voleva la sua introduzione nell’ottica di una continuità didattica che di fatto non si può assicurare per via della durata diversa dei cicli e dell’obbligo anagrafico scolastici. Ma non è tutto, poiché non potrebbe essere mantenuta dall’alto numero di precari chiamati su posti in organico di diritto, come per quelli di sostegno, dove 50 mila precari dovrebbero essere subito nominati in ruolo. Rimane pertanto il blocco per i docenti di sostegno e per i soli insegnati neo-assunti mentre continuano a rimanere esclusi dai trasferimenti gli assunti attraverso il FIT, nonostante alcuni emendamenti suggeriti da Anief che anzi avrebbero autorizzato pure una mobilità straordinaria sul 100% dei posti senza alcun vincolo e la frequenza di corsi on-line per facilitare i passaggi di ruolo con altre abilitazioni.
Nessun intervento, nonostante l’annuncio del Governo al presidente della Consulta, di evitare il giudizio di legittimità sulla norma relativa all’ultimo corso-concorso riservato del 2015 e uno specifico emendamento a lungo accantonato proposto da diversi senatori dell’opposizione, su richiesta di Anief. La norma ha prodotto una disparità di trattamento nei confronti dei ricorrenti al bando del 2011, consentendo l’immissione nei ruoli dei dirigenti scolastici, previa procedura riservata, ai soli ricorrenti delle procedure concorsuali 2004 e 2006 e ai quei candidati che pure avevano ottenuto una sentenza favorevole almeno nel primo grado di giudizio alla data di entrata in vigore della legge 107/2015. Dunque non si è rispettato il principio di uguaglianza né salvaguardata la posizione dei dirigenti scolastici già assunti, rischiando ora di compromette gli interessi di tutti per una scelta fatta che la Corte Costituzionale potrebbe dichiarare incostituzionale, già il 2 aprile prossimo.

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