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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Scuola: Pubblici i testi sulla regionalizzazione

Posted by fidest press agency su martedì, 19 febbraio 2019

Sono peggiori delle aspettative le ipotesi di localizzazione delle competenze dello Stato che il Consiglio dei Ministri si accinge a discutere, probabilmente già questa sera, con i rappresentanti delle regioni. Se il testo verrà approvato così com’è, Veneto e Lombardia si ritroveranno a gestire, in base alle esigenze del territorio, finalità e programmazione dell’offerta formativa, la valutazione, l’alternanza scuola-lavoro, oltre che i trattamenti stipendiali, le modalità di reclutamento e di mobilità di docenti, Ata e presidi. Anief si oppone a queste prospettive. Perché si determinerebbero discrepanze ulteriori tra le regioni. E si differenzierebbe il trattamento di figure professionali che svolgono lo stesso lavoro, con l’aggravante di andare paradossalmente a penalizzare, pagandole meno, proprio quelle che operano in condizioni oggettivamente più difficili. Infine, c’è da dire che già oggi le regioni detengono ampie competenze ed attività in ambito scolastico, l’esempio della Sicilia vale per tutti, e non si comprende il motivo di allargarle. Marcello Pacifico (Anief): L’autonomia differenziata ci porterà dritti verso l’abolizione del valore legale del titolo di studio.
Le bozze riguardanti la nuove organizzazioni di scuola, ricerca e università di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, sono state pubblicate dal sito internet Roars.it e hanno come base i testi sottoscritti il 28 febbraio di un anno fa dall’allora sottosegretario Gianclaudio Bressa (Pd) del Governo Gentiloni, per poi essere modificate nelle scorse settimane sulla base delle osservazioni degli attuali ministeri (eccetto il Mef) e delle intese sottoscritte tra il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte con i governatori del Veneto, Luca Zaia, della Lombardia, Attilio Fontana, e dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini.
Ma quali sono le novità che comporterebbero le ipotesi di regionalizzazione dell’istruzione pubblica? “Per Lombardia e Veneto – scrive la rivista on line – i cambiamenti, soprattutto per la scuola, sono rilevanti sia per il futuro degli insegnanti, ma ancor più per il futuro del sistema scolastico nazionale, se ancora potrà dirsi tale. Pur potendo conservare ruoli statali (probabilmente meno soldi, per cui tanti cambieranno ruolo) gli insegnanti già assunti dovranno rispettare la disciplina regionale. I nuovi assunti avranno ruoli regionali, come pure i dirigenti scolastici e il personale ausiliario e amministrativo. Tutto sarà competenza regionale: finalità e programmazione dell’offerta formativa, anche in funzione del territorio, la valutazione (si parla di nuovi indicatori regionali), l’alternanza scuola-lavoro, i rapporti con le scuole paritarie”.
In pratica, sintetizza Orizzonte Scuola, alle regioni “viene attribuita la ‘potestà legislativa’ in materia di istruzione per quanto riguarda le seguenti materie: la disciplina delle modalità di valutazione del sistema educativo regionale di istruzione e formazione; la disciplina della programmazione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro; la formazione dei docenti; l’apprendistato; la disciplina, mediante contratti integrativi, dell’organizzazione e del rapporto di lavoro del personale dirigente, docente, amministrativo, tecnico e ausiliario; la disciplina della programmazione dell’offerta formativa integrata con la formazione professionale; la disciplina sulle reti scolastiche; la disciplina degli organi collegiali; l’istruzione per gli adulti”.
Anief si opporrà in tutti i modi a queste prospettive. Prima di tutto perché si determinerebbero delle discrepanze ancora maggiori tra le regioni che detengono già oggi ottime strutture scolastiche ed istituzioni a supporto rispetto a quelle dove le scuole sono fatiscenti e scarseggiano i servizi attorno. In secondo luogo, perché si differenzierebbe il trattamento di figure professionali che svolgono il medesimo lavoro, con l’aggravante di andare paradossalmente a penalizzare, pagandole meno, proprio quelle che operano in condizioni oggettivamente più difficili.
Infine, c’è da dire che già oggi le regioni detengono ampie competenze ed attività in ambito scolastico. La regione Sicilia, ad esempio, si occupa già, come riassume il sito ufficiale della regione, di svariate attività: come quelle connesse al funzionamento amministrativo e contabile delle scuole; dell’assegnazione ai centri provinciali per l’istruzione degli adulti; della nomina dei collegi dei revisori dei conti; dei contributi; della manutenzione ordinaria delle scuole; dei percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale; del piano regionale di dimensionamento; dell’educazione permanente; degli interventi a supporto dell’autonomia scolastica; delle risorse di funzionamento; della formazione, aggiornamento e perfezionamento del personale della scuola di ogni ordine e grado.

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