Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Archive for 21 febbraio 2019

M5S Lombardia: “Modello Formigoni è stato fallimentare, ora tornare al pubblico”

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

“Si chiude un periodo buio per la Lombardia: Formigoni è stato condannato in via definitiva. Aveva il dovere di garantire una sanità d’alto livello ai lombardi, non di trascinarla negli scandali e corrompere.
Chi governa oggi la Lombardia prenda atto che il modello Formigoni è stato fallimentare e ha generato un sistema corruttivo. Ora dobbiamo tornare a investire sulla sanità pubblica, è l’unica strada per garantire servizi eccellenti. Questa sentenza faccia da lezione per chi amministra la Lombardia e si inverta la rotta: è ora di dire basta a governi regionali fotocopia a quello di Formigoni.
L’applicazione della Spazzacorrotti è un primo risultato della nostra azione di governo in barba a chi dice che non stiamo facendo nulla. Noi difendiamo chi lavora onestamente e i cittadini che sono i primi danneggiati da Formigoni”, così Dario Violi, consigliere regionale del M5S Lombardia, sulla condanna di Roberto Formigoni.

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Giornata internazionale della lingua madre

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Si celebra oggi e per l’occasione il giornale on-line ‘In Terris’ ha pubblicato un’intervista al vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, che ha presentato nei mesi scorsi due pdl che chiedono di ‘salvaguardare la lingua italiana come patrimonio prezioso da tutelare’. L’esponente di Fratelli d’Italia ha dato concreta testimonianza della sua premura: presiedendo i lavori dell’Aula, ha sostituito da un testo degli uffici i termini ‘marketing’ con ‘commercializzazione’ e ‘web’ con ‘rete’. Rampelli entra nel merito e spiega le sue pdl: “Una proposta intervenire sulla Costituzione italiana che ignora clamorosamente la lingua italiana come lingua del popolo italiano. L’altra è una proposta di legge ordinaria che serve ad incoraggiare l’uso, la diffusione e la difesa della lingua italiana, che è oggi presa d’assalto da una serie di convenzioni linguistiche prevalentemente di matrice anglosassone che stanno snaturando il nostro idioma. Si fa talvolta fatica, soprattutto in alcuni settori della società, a pensare in lingua italiana: spesso bisogna tradurre dall’inglese all’italiano. La battaglia, condivisa da molti colleghi, nasce da una sensazione di fastidio dovuta soprattutto al fatto che persino leggi e decreti italiani hanno iniziato ad avere titoli e terminologie di matrice straniera. Non si tratta soltanto di salvaguardare cultura e identità, ma anche di affrontare un problema di accessibilità: gli atti pubblici dello Stato italiano devono poter arrivare a tutti. Dal mondo della cultura, a parte qualche resistenza, ho ricevuto sostegno da fondazioni e istituzioni, penso alla Società Dante Alighieri e all’Accademia della Crusca”. Sul ddl di cui si parla in questi giorni, che prevede una certa percentuale di musica italiana da trasmettere in radio, Rampelli evidenzia che “tutti coloro i quali operano in Italia, come media e non solo, devono sentirsi responsabili della diffusione e della tutela della nostra lingua. La lingua italiana è la quarta più studiata al mondo e c’è anche la necessità di tener vivo un rapporto con il mondo cattolico, il cui linguaggio si basa prevalentemente sul latino da cui deriva l’italiano”. Il vicepresidente della Camera ha poi sottolineato come la “battaglia non può essere efficace se non viene combattuta insieme a tutte quelle realtà che fanno cultura, prima tra tutte la Rai”. Purtroppo il palinsesto della tv di Stato è pieno di trasmissioni e rubriche che hanno i titoli in lingua inglese: è un colpo al cuore. La Rai dovrebbe svolgere un ruolo di promozione e difesa della nostra lingua. Ma oltre alla Rai, anche altre Istituzioni dovrebbero contribuire adeguatamente. Negli aeroporti e nelle stazioni siamo assaliti da vocaboli inglesi, non viene nemmeno contemplato il bilinguismo, dunque può capitare che scendiamo da un aereo in Italia e non troviamo cartelli con scritto ‘benvenuto’ bensì ‘welcome’”. “Nessun sciovinismo in questa battaglia. Siamo una Nazione di grandi relazioni internazionali: il nostro cibo, il nostro stile, il nostro genio, la nostra musica, la nostra capacità manifatturiera sono apprezzati in tutto il mondo. Difendere le lingue specifiche dei popoli, la nostra è la quarta più studiata al mondo, significa arginare l’omologazione planetaria, che sarebbe una prospettiva triste, perché vedrebbe morire le differenze che da sempre costituiscono ricchezza” – ha concluso il vicepresidente della Camera Rampelli.

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Legislazione di emergenza in caso di Brexit senza accordo, a che punto siamo?

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Finora la Commissione ha presentato 19 proposte legislative, sulle quali sono stati compiuti progressi significativi in seno al Parlamento europeo e al Consiglio, che ne hanno adottate o concordate 7. Dodici proposte devono ancora essere finalizzate dai colegislatori, che stanno procedendo speditamente. Sono anche stati adottati alcuni atti non legislativi, compresi 10 atti delegati, 6 atti di esecuzione e 3 decisioni della Commissione. Tutti i testi sono disponibili qui. Come sottolineato nelle precedenti comunicazioni della Commissione sui preparativi in vista della Brexit, le misure di emergenza non mitigheranno né potranno attenuare l’impatto complessivo di un mancato accordo, non compenseranno in alcun modo la mancanza di preparazione, né replicheranno tutti i vantaggi dell’appartenenza all’UE o le condizioni favorevoli di un eventuale periodo di transizione, come previsto nell’accordo di recesso. Queste proposte hanno un carattere temporaneo, una portata limitata e saranno adottate unilateralmente dall’UE; non si tratta di “mini accordi” e non sono state negoziate con il Regno Unito.Oltre a questa attività legislativa, la Commissione ha intensificato il proprio impegno ad informare proattivamente il pubblico sull’importanza di prepararsi ad una Brexit senza accordo. Ha pubblicato 88 avvisi e 3 comunicazioni dettagliate sui preparativi in vista della Brexit. Questa settimana ha inoltre intensificato l’attività informativa rivolta alle imprese dell’UE per quanto concerne dogane e imposte indirette.La Commissione continua a tenere dibattiti tecnici con i 27 Stati membri sia su questioni generali relative alle misure preparatorie e di emergenza che su questioni specifiche settoriali, giuridiche e amministrative.Tra gennaio e marzo 2019 la Segretaria generale aggiunta della Commissione Céline Gauer e un gruppo di funzionari della Commissione hanno programmato visite alle capitali dei 27 Stati membri per fornire i chiarimenti necessari sulle azioni preparatorie e di emergenza della Commissione e per discutere dei preparativi e dei piani di emergenza nazionali. Oggi si trovano in Lettonia. Finora le visite hanno evidenziato un elevato grado di preparazione degli Stati membri a tutte le eventualità.

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Rinnovo contratto bancari: Iniziano le trattative

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

di Carlo Brustia. Ripartono, ma non ancora pienamente in discesa, le trattative per il rinnovo del contratto dei bancari. II dialogo fra Abi e sindacati, ieri, è tomato sui binari di un clima costruttivo, come riportano gli interessati, dopo lo strappo della scorsa settimana, quando i banchieri avevano stigmatizzato le fughe in avanti di alcuni sindacati e criticato prese di posizione rese note tramite i media. La riunione dell’ 11 febbraio si era aperta e chiusa nell’arco di pochi minuti, ma lo strappo è stato ricucito, nei giorni successivi, soprattutto grazie all’opera di mediazione del segretario generale della Fabi (prima organizzazione sindacale nel settore bancario), Lando Maria Sileoni.
Tuttavia, il negoziato non risulta ufficialmente partito, con le banche e le organizzazioni sindacali alle prese con la questione della proroga del contratto scaduto lo scorso 31 dicembre e prorogato al 28 febbraio. Così come resta da sciogliere il nodo del trattamento di fine rapporto: le sigle puntano i piedi e pretendono che, con decorrenza 1° gennaio 2019, il tfr sia pagato al 100%; l’Associazione bancaria, dal canto suo, vuole mantenere in vita lo sconto sulla base di calcolo che assicura un risparmio complessivo, per gli istituti di credito, di circa 210 milioni di euro almeno fino a quando gli oneri sul nuovo contratto saranno calcolati e pesati dall’Abi. C’è in ogni caso la volontà reciproca di chiudere entro il 28 febbraio un primo patto volto a definire «un percorso per il rinnovo del contratto nazionale del settore», come spiegato in una nota dell’Associazione bancaria. Il prossimo appuntamento è stato ficcato in agenda per lunedì 25 febbraio, mentre per domani è in programma una riunione ristretta fra i capi dei sindacati e il presidente del Casl (Comitato affari sindacali e del lavoro) dell’Abi, Salvatore Poloni, accompagnato dal direttore dell’area sindacale della stessa Abi, Stefano Bottino.
Poloni ieri ha offerto ai sindacati un’ulteriore proroga dei termini del contratto, che scadono il 28 febbraio. Proroga che prevede anche una sospensione che, secondo le intenzioni delle banche, dovrebbe contestualmente mantenere in piedi anche la riduzione della base di calcolo delle liquidazioni dei 300 mila lavoratori bancari. Ipotesi che venti valutata in queste ore dalle organizzazioni sindacali, che assolutamente non vogliono togliere un euro dalle tasche dei lavoratori. Questo è il punto centrale dell’attuale vertenza. Per l’Abi il tfr al 100% è insostenibile, ma i sindacati non si spiegano come ciò sia possibile, considerando che le banche sono tornate in ottima salute e i 10 miliardi di utili messi insieme dai primi otto gruppi, nel 2018, sono la prova che i soldi, in cassa, non mancano. Un compromesso si troverà. È possibile che, mantenendo inalterata la decorrenza piena del tfr al 1° gennaio 2019, si porterà la scadenza dell’attuale contratto a maggio o giugno di quest’anno. Quanto al nuovo contratto, i segretari generali dei sindacati hanno iniziato a mettere sul tavolo prime idee: Sileoni ha parlato di un contratto che sia capace di tutelare gli interessi di tutti i lavoratori, ma anche di mantenere equilibri fra grandi grup​pi, banche medie e istituti più piccoli, puntando tutto sulla piattaforma rivendicativa dei lavoratori che dovrà essere approvata nei prossimi mesi. Riccardo Colombani della First Cisl si è dimostrato disponibile a trovare una soluzione che non penalizzi minimamente i lavoratori. Giuliano Calcagni della Fisac Cgil ha, tra le altre cose, puntato sull’abbattimento dei numeri che autorizzino le Rsa (le nuove rappresentanze sindacali aziendali) a svolgere attività sindacale.
È molto probabile che dopo l’incontro del 25 febbraio, la Fisac svolga il proprio direttivo nazionale che dovrà deliberare l’eventuale intesa raggiunta in sede Abi dalla sua segreteria nazionale. Massimo Masi della Uilca ha fatto intendere che bisogna trovare una soluzione entro il 28 febbraio ed Emilio Contrasto di Unisin ha ribadito che la sua organizzazione punterà tutto sul valore politico della piattaforma dei lavoratori. Dopo le considerazioni iniziali di Sileoni, tutti i segretari generali si sono mostrati d’accordo fra loro in un clima che sembra tornato di serenità e unità sindacale. Nel corso della riunione è stato affrontato anche il tema della trasparenza degli stessi tavoli sindacali. Sileoni ha proposto di registrare o verbalizzare le sedute, idea immediatamente accolta dai colleghi segretari. Abi si è riservata di rispondere, ma non dovrebbero esserci problemi, anche perché in caso di risposta negativa la Fabi ha ventilato la possibilità di avere mano libera per garantire la massima trasparenza dei contenuti degli incontri in Abi. Non dovrebbero esserci ostacoli, comunque, perché le riunioni sindacali si svolgono nella sala di Palazzo Altieri (sede dell’Abi a Roma) accanto a quella che ospitai comitati esecutivi della stessa associazione dei banchieri, tutti sistematicamente registrati e verbalizzati.
Nei corridoi di palazzo Altieri trapela anche che, parallelamente alla nuova piattaforma che i sindacati si sono impegnati a presentare entro maggio 2019, le banche stiano confezionando la loro. Le posizioni, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, saranno probabilmente opposte e i sindacati devono mettere in preventivo un confronto anche rispetto alle richieste delle banche. ​

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Presentato il libro di Maurizio Sacconi

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Roma Giovedì 28 febbraio 2019, alle ore 11,00 in Fieg, Via Piemonte 64, sarà presentato il libro di Maurizio Sacconi, “Teoria e pratica delle relazioni adattive di prossimità”.
Insieme all’Autore ne discuteranno Fabrizio Carotti, Direttore Generale FIEG, Fabrizio Solari, Segretario Generale SLC-CGIL, Vito Antonio Vitale, Segretario Generale FISTel-CISL, Salvatore Ugliarolo, Segretario Generale UILCOM-UIL.Il dibattito sarà moderato dal Vicedirettore de Il Sole 24 Ore Alberto Orioli.La presentazione del libro di Maurizio Sacconi sarà l’occasione per avviare una riflessione sulle attuali regole del lavoro, in particolare quelle della contrattazione collettiva, e il loro rapporto con le novità derivanti dalle trasformazioni tecnologiche e dai nuovi mercati digitali.

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Achille Occhetto: La lunga eclissi (Sellerio)

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Torino Lunedì 25 febbraio, ore 18 Circolo dei lettori, via Bogino, 9 Achille Occhetto con Piero Fassino porta una libera e spregiudicata analisi dell’odierna crisi della sinistra, affrontata da Achille Occhetto come un viaggio, compiuto su un veicolo panoramico, nel tempo e nello spazio: lo spazio della teoria, il tempo della storia e il veicolo dell’esperienza vissuta. La radicalità della crisi odierna ha origine dal crollo del muro di Berlino perché nessuno è stato capace di interpretare quell’evento gigantesco per quello che era in realtà, ossia la «fine politica» del Novecento che ha travolto non solo le aggregazioni che si richiamavano al comunismo ma anche tutte le altre che con esso si rapportavano in qualsiasi modo e ha coinvolto rovinosamente, in ultima analisi, tutte le forze politiche nate nel secolo scorso. Quella caduta ha origini più antiche: i «tarli» e «i vizi capitali» risalenti alla nascita e alle necessità di sopravvivenza del primo paese socialista; l’illusione di un’identità unica e pura del comunismo e, in generale, della sinistra; la teoria dei «due campi»; l’aver permesso e giustificato che nel «socialismo reale» si instaurassero i metodi autoritari e polizieschi che erano stati combattuti nei fascismi. Di queste origini Occhetto insegue i fili nel loro insinuarsi nella storia italiana e nella esperienza della sinistra (con tutte le eccezioni, le resistenze, le «diversità» e i memorabili anticonformismi), fino all’oggi che ha assistito alla marcia trionfale del globalismo neoliberista e vede il prevalere paradossale dell’egemonia della destra sui ceti popolari. E tra storia e teoria, durante questo percorso l’autore fa rivivere, grazie al ricordo personale e dentro il proprio «tessuto psicologico e sentimentale», «cosa fu il comunismo per noi». Rievocando, senza una separazione netta dall’esposizione sistematica, il calore e il sapore della sua passione politica, così comune a molte generazioni.
Ma c’è un futuro per la sinistra? A questa domanda l’autore dedica la parte terza della sua riflessione, la sezione propositiva e più interna al dibattito. «Ho pensato che la parola “eclissi” nel titolo esprimesse meglio l’idea di un offuscamento, del passaggio in un cono d’ombra da cui fosse possibile uscire attraverso “un nuovo inizio”». Un risveglio che non può che avere, nella visione di un leader che ha visto con i suoi occhi tanti drammi e rinascite della speranza socialista, un nome: Contaminazione.

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I cattolici e la politica: è ricomponibile il divorzio?

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Di Giuseppe Bianchi. L’occasione creata dal centenario della fondazione del Partito Popolare, ad opera di Don Sturzo, ha riproposto l’impegno dei cattolici in politica che, come è noto, è proseguito con la Democrazia Cristiana, asse centrale del Governo per oltre quarant’anni.
Una cultura e una rappresentanza oggi disperse sul piano politico, con significative presenze rimaste nelle organizzazioni di volontariato. Analoga sorte è toccata ad altri movimenti politici laici portatori di culture altrettanto solide e consolidate sul piano della rappresentanza.Fenomeno, questo, evocato come crisi delle ideologie del Novecento di cui i partiti erano espressione con le loro identità collettive in cui motivazioni ideali e azione politica si sostenevano reciprocamente, almeno nella rappresentazione offerta al comune cittadino. Sarebbe inutile ora parlare di questo passato se il presente non evidenziasse segni di regressione nella vita politica e civile del Paese.Il dato emergente è che la politica post-ideologica, avviata da Berlusconi e proseguita dalle successive maggioranze fino a quella attuale, ha assunto un connotato fortemente utilitaristico basato su uno scambio tra benefici economici e consenso politico. Nuove offerte politiche, in concorrenza tra di loro, che si fanno carico di offrire protezione al cittadino, disorientato di fronte alle nuove sfide della precarietà, sia economica che valoriale.
Due sono gli effetti di questa evoluzione politica: il cittadino, non più partecipe della galassia dei corpi intermedi che, soprattutto a livello locale, lo legavano alla politica, cerca nuove identificazioni in qualcuno che lo rappresenti e lo rassicuri; la nuova concorrenza tra i partiti per acquisire consenso si realizza nella generosità delle promesse che avallano una concezione totalizzante della politica, destinataria esclusiva dei bisogni dei cittadini.Questa riaccreditata concezione di Stato-Provvidenza, alla prova dei fatti non ha prodotto i risultati attesi: sia in termini di soddisfazione dei bisogni economici e occupazionali dei cittadini, sia in termini di risposta alle inquietudini derivanti dai nuovi sviluppi tecnologici e scientifici che mettono in discussione consuetudini e credenze coinvolgendo la vita delle persone nel suo complesso.A questo punto diventa legittima una domanda: questa politica ha le energie morali per offrire un futuro al cittadino, visto che non tutto è riconducibile a decisioni politiche ispirate dalla razionalità economica (reale o presunta) e/o dalla soddisfazione degli interessi individuali? E, per tornare al tema iniziale, un’altra domanda: può la cultura cattolica contribuire a rendere le nostre società più sicure e solidali?Dal punto di vista astratto la risposta non può che essere positiva: per la centralità che viene data alla persona e ai gruppi in cui si riconosce, che riposiziona la politica al servizio dei loro obiettivi; per il rilievo accordato ai valori del pluralismo sociale, della sussidiarietà con cui sconfiggere l’isolamento dei cittadini facendoli partecipi di una rete di aggregazioni comunitarie.Sul piano pratico tale prospettiva si presenta più problematica. Improbabile un nuovo partito dei cattolici, oggi minoranza dispersa; improponibile un ritorno nostalgico alla Democrazia Cristiana esaurita dal troppo lungo governo; fragile l’ancoraggio alla dottrina sociale della Chiesa alla luce dei mutamenti strutturali intervenuti.Una soluzione può essere offerta da un rinnovato appello, a cent’anni da quello sturziano, agli uomini liberi e forti che condividono ideali di libertà e di giustizia e che si riconoscono nei fondamenti dei valori cristiani.
Un appello rivolto ai cattolici praticanti, ma anche ai cattolici insofferenti nei confronti delle prescrizioni ecclesiastiche troppo limitative delle loro condizioni di vita.Un appello per un comune impegno culturale, organizzativo ancor prima che politico, che accresca la consapevolezza pubblica dei problemi inediti ma anche delle opportunità che la modernità presenta influenzando la vita in comune su diversi piani, incluso quello etico. L’umanesimo cattolico, in questo senso, potrebbe offrire un contributo prezioso alla politica: i cittadini, per partecipare alla politica, chiedono che non solo i loro interessi ma anche che i loro valori, i loro progetti di vita trovino accoglienza nel dibattito pubblico e nella condivisione delle procedure democratiche che ne determinano l’esito.Questo circuito virtuoso di partecipazione presuppone che i cittadini siano informati e consapevoli che la pratica dei doveri è il presupposto per il godimento dei diritti.Una premessa per dare un fondamento etico alla nostra libertà economica, all’impegno contro la povertà, spesso legata a quella educativa e sociale, e all’Europa, che non è solo un’entità economica ma anche uno spazio di civilizzazione. (fonte: http://www.isril.it)

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Meloni: Più Italia in Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

«In Europa andiamo a cambiare tutto, non a lasciare le cose come stanno. Qualcuno dice “più Europa”, ma io dico “più Italia in Europa”. Vogliamo difendere il nostro interesse nazionale, le nostre imprese, i nostri prodotti, il nostro lavoro, i nostri confini e la nostra identità. Penso che Fratelli d’Italia possa fare davvero un ottimo risultato alle elezioni del 26 maggio e, se gli italiani ci daranno una mano, porteremo in Parlamento europeo una pattuglia di gente combattiva». Lo ha detto, nel corso della trasmissione “Pomeriggio cinque” di Barbara D’Urso, il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, in vista del summit dei conservatori europei che si terrà a Roma venerdì 22 febbraio e che formalizzerà l’ingresso di Fratelli d’Italia nell’Alleanza dei Conservatori e Riformisti europei (ACRE).

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Verso quale Europa?

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Bologna 23 febbraio, ore 16,30, Cinema Perla,Via San Donato, 38, Ne parla il Prof. Gianfranco Pasquino: “Il progetto di un’Europa libera e unita prende luce nell’agosto 1941 in un’isola per confinati politici antifascisti, Ventotene. “Il problema che in primo luogo va risolto … è la definitiva abolizione della divisione dell’Europa in Stati nazionali sovrani. Il crollo della maggior parte degli stati del continente sotto il rullo compressore tedesco ha già accomunato la sorte dei popoli europei che, o tutti insieme soggiaceranno al dominio hitleriano, o tutti insieme entraranno, con la caduta di questo, in una crisi rivoluzionaria in cui non si troveranno irrigiditi e distinti in solide strutture statali. Gli spiriti sono già ora molto meglio disposti che in passato ad una riorganizzazione federale dell’Europa”.
Parlando sulla Comunità europea di Difesa (CED) all’Assemblea del Consiglio d’Europa di Strasburgo il 10 dicembre 1951, Alcide De Gasperi mette in guardia da un pericolo: “Se noi costruiremo soltanto amministrazioni comuni, senza una volontà politica superiore vivificata da un organismo centrale nel quale le volontà nazionali si incontrino e si animino in una sintesi superiore, non rischieremo che questa attività europea appaia, al confronto della vitalità nazionale particolare, senza calore, senza vita ideale? potrebbe anche apparire ad un certo momento una sovrastruttura superflua e forse anche oppressiva quale appare in certi periodi del suo declino il Sacro Romano Impero”. Nell’intervento lo statista trentino si premura di precisare “il primo, il principale pilastro” della CED (che poi non avrà seguito): “un Corpo eletto comune e deliberante, anche con attribuzioni di decisioni e di controllo limitato a ciò che è amministrato in comune, e dal quale dipenda un organismo esecutivo collegiale”.
La Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea (che in base all’art. 6 del Trattato di Lisbona ha lo stesso valore giuridico dei Trattati) esalta al massimo grado la caratteristica di unione “politica” dell’UE, definendo valori di civiltà condivisi per tutti i paesi membri. Può essere interessante il confronto con la nostra carta costituzionale, in particolare la costituzione economica. Ma come vive l’integrazione europea effettivamente realizzata il Governo del Movimento 5 Stelle e della Lega? Nello scorso settembre il Ministro per gli affari europei Savona ha trasmesso a Bruxelles un documento intitolato “Una politeia (ndr. un fondamento?) per un’Europa diversa, più forte e più equa”. Diversi i profili prospettati, a partire dalla constatazione che le “riforme” suggerite e anche imposte (privatizzazioni, deregolamentazione, contenimento e riduzione del welfare, ecc.) non sono state il viatico più efficace per stimolare una crescita economica che facilitasse il risanamento dei conti proprio a paesi con un forte debito pubblico come l’Italia. Dando concretezza all’ “unità politica“ dell’UE Savona propone ai partners europei di prendere in considerazione “un’incisiva politica della domanda aggregata europea” (per tutti i paesi membri dell’UE, concentrando iniziative e investimenti secondo un approccio comune).  Il Ministro dell’Economia e delle Finanze del precedente Governo (“Gentiloni”) ha commentato su “Il Foglio” il documento di Savona (“Tre punti di accordo e quattro di disaccordo sulla riforma dell’Ue”).
Il 13 febbraio il Parlamento europeo ha concluso l’esame della proposta di Regolamento (=legge europea) della Commissione concernente le spese di coesione territoriale e sociale nelle regioni e comunità dell’UE per il periodo 2021-2027 (in pratica i relativi fondi costituiscono circa un terzo del bilancio totale dell’Unione). Nel suo esame il Parlamento ha bocciato l’articolo 15, che prevede la possibile sospensione totale o parziale dei pagamenti per i Paesi che, a giudizio della Commissione, non adottino un’azione efficace, in risposta alle raccomandazioni della Commissione stessa, per correggere i propri squilibri macroeconomici. No all’austerity? No a una ritorsione contro Governi renitenti che penalizza territori e comunità locali? La bocciatura è avvenuta col voto (oltre che dei socialisti, di parte dei popolari e gruppi minori) degli esponenti italiani del Pd, del Movimento 5 Stelle e della sinistra”.

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Plans to double the funding of the Internal Security Fund (ISF) designed to support EU

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Countries in the area of security were backed by Civil Liberties MEPs on Tuesday. The reinforced Internal Security Fund (ISF) will focus on tackling terrorism, violent extremism, radicalisation, organised crime and cybercrime and assisting and protecting victims of crime. MEPs emphasized that while national security remains solely a competence of the member states, protecting it requires cooperation and coordination at EU level. Civil Liberties Committee MEPs agreed on a €2.5 billion budget in current prices (€2.2 in 2018 prices) for the Internal Security Fund for 2021-2027. This more than doubles the fund’s 2014-2020 budget. Of the agreed budget, 60 % will be allocated to member states. The remaining 40 % of funds will be reserved for unforeseen security challenges, allowing for rapid response to emergencies and the channelling of funds to the member states that need them most.The new Internal Security Fund will:
improve and facilitate the exchange of information between law enforcement and judicial authorities of the member states, other relevant EU bodies like Europol and Eurojust as well as with non-EU countries and international organisations;
improve and intensify cross-border coordination and cooperation, including joint operations in relation to terrorism and serious and organised crime with a cross-border dimension;
strengthen the capabilities of EU countries to combat and prevent crime and to tackle radicalisation; and help to develop a common intelligence culture by supporting mutual trust, understanding and learning, the dissemination of know-how and best practices among the intelligence services of the member states and with Europol.
Next steps The draft report was adopted by 44 votes to 10, no abstentions. The Full House will vote on the draft report in the first March Strasbourg session, ahead of the negotiations with the Council.

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Civil Liberties MEPs back rules improving data exchange between EU information systems

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

The new rules aim to improve data exchange between EU information systems used in security, border and migration management. They will facilitate the tasks of border guards, migration officers, police officers and judicial authorities by providing them with more systematic and faster access to various EU security and border-control information systems.Civil Liberties MEPs backed the deal regarding borders and visa information systems by 43 in favour, 11 against, no abstentions and the agreement on police and judicial cooperation, asylum and migration information systems by 44 in favour, 10 against, no abstentions.
The agreed texts now needs to be formally approved by the Parliament as a whole and the Council of the EU before entering into force.

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Migration and asylum: EU funds to promote integration and protect borders

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

MEPs backed on Tuesday increasing the EU budget for migration and asylum policies and to reinforce borders.The Civil Liberties Committee endorsed the renewed Asylum, Migration and Integration Fund (AMIF), the 2021-2027 budget of which will increase up to €9.2 billion (€10.41 billion in current prices, 51% more than in the previous financial framework). It also backed the creation of a new Integrated Border Management Fund (IBMF) and agreed to allocate €7.1 billion (€8 billion in current prices) to it.The AMIF should contribute to strengthen the common asylum policy, develop legal migration, in line with the member states’ economic and social needs, contribute to countering irregular migration and ensure effective, safe and dignified return, readmission and reintegration in non-EU countries.But it should also ensure “solidarity and fair sharing of responsibility between the member states, in particular towards those most affected by migration challenges, including through practical cooperation”, MEPs state.MEPs also want to make sure that funds can be allocated to local and regional authorities, and to international and non‑governmental organisations, working in the field of asylum and migration.
IBMF will provide funding to build and enhance member states’ capacities in border management and visa policy. The funding dedicated to member states (60 % of the total envelope) will reflect their needs and take into account additional pressures. Furthermore, a new EU thematic facility (40% of the total envelope) will ensure flexibility to channel emergency funding to member states and EU-level projects when urgent action is needed.
MEPs also added safeguards to ensure that actions and measures funded through the Instrument comply with the EU’s fundamental rights obligations, in particular with the principles of non-discrimination and non-refoulement. (COMP 3) Both funds will operate in full synergy. They will also work closely with the reinforced Internal Security Fund (ISF) focusing on tackling terrorism, organised crime and cybercrime.
The draft proposal on the renewed AMIF passed with 40 votes to 7 and 6 abstentions. The new IBMF was backed by 41 MEPs, 9 voted against and 2 abstained. The full House will have to confirm its position in the first March plenary, ahead of the negotiations with the Council of the EU.

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Malta and Slovakia: serious shortcomings in the rule of law

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

The Civil Liberties Committee adopted on Tuesday a draft resolution summarising the conclusions of the working group set up within the Civil Liberties Committee to monitor the situation of rule of law in the EU, particularly in Malta and Slovakia, following the murders of journalists Daphne Caruana Galizia and Ján Kuciak and his fiancée Martina Kušnírová.MEPs condemn the “continuous efforts of a growing number of EU member states’ governments to weaken the rule of law, the separation of powers and the independence of the judiciary”. They underline that the assassinations of Ms Caruana Galizia in Malta and of Mr Kuciak and Ms Kušnírová in Slovakia, and the murder of journalist Viktoria Marinova in Bulgaria, had “a chilling effect on journalists” across the EU.
MEPs urge the Maltese government to set up a full and independent enquiry into the murder of Ms Caruana Galizia and demand that all libel cases brought by members of the government against her and her family be withdrawn.They denounce that the Prime Minister´s chief of staff and the current Minister of Tourism are “the only acting high-ranking government officials in any EU member state who were found to be beneficial owners of a legal entity revealed in the Panama Papers”. They insist that all suspected government links with opaque structures, such as Egrant and the “17 Black” company, deserve to be investigated.
The text points to the many shortcomings in the rule of law in the country identified by the Venice Commission and urges the Maltese government and Parliament to implement all of the Commission’s recommendations without exception.Regarding the investor citizenship and residence schemes -which allow foreigners to gain residence or citizenship rights in Malta in exchange for a large investment-, MEPs want them terminated without delay, as these programmes pose “serious risks” to the fight against money laundering and “result in the actual sale of EU citizenship”.
MEPs acknowledge the progress made in the investigation into the murder of Mr Kuciak and Ms Kušnírová, but insist it should continue both at national and international level. They also demand in-depth investigations into all the alleged cases of corruption and fraud brought up during their inquiries in the country.The resolution voices concern about the allegations of corruption, conflicts of interest, impunity and revolving doors in Slovakia’s circles of power. It also warns against the politicisation and lack of transparency in selection and appointment processes, such as for the position of Head of the Police.The draft resolution was passed by the Civil Liberties Committee with 40 to 7 and 6 abstentions. It will be put to the vote by the full House in the March II plenary session (25-28 March) in Strasbourg.

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SI dalla Ue alle impronte digitali nella carta d’identità

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

I negoziatori di Parlamento Ue hanno raggiunto un accordo informale sulle nuove regole che si applicheranno ai documenti dei cittadini europei e che ora passeranno all’approvazione definitiva. Secondo i nuovi standard concordati le carte di identità dovranno essere prodotte in un formato di carta di credito, includere una zona leggibile con i dispositivi, contenere una fotografia e due impronte digitali del titolare della carta, memorizzate in un formato digitale, su un chip contactless con livelli minimi di sicurezza stabiliti dall’Icao, l’International Civil Aviation Organization. Sempre più tecnologiche e ricche di informazioni avranno un periodo minimo di validità di 5 anni e uno massimo di 10 anni. Con una mossa, insomma, per evitare le falsificazioni che però rischia di diventare troppo invasiva della privacy dei cittadini europei e anche complicata da implementare. Questi nuovi standard di sicurezza per i documenti di identità permetteranno di prevenire le frodi e i furti di identità dei documenti, rendendo più difficile l’azione di terroristi e criminali e facilitando al contempo la libera circolazione dei normali viaggiatori. Le carte d’identità, dunque, saranno uguali in tutti i Paesi ma conterranno il codice del Paese dello Stato membro che le emette, all’interno di una bandiera dell’Ue. Secondo Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, la raccolta delle impronte digitali obbligatoria per le carte d’identità in tutta l’UE solleva seri problemi sulla privacy. I chip su cui sono archiviati i dati potrebbero essere facilmente hackerati.

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Triplicata in cinque anni la capitalizzazione di mercato AIM

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Come rilevato dall’Osservatorio AIM di IR Top Consulting, in soli cinque anni è raddoppiato il numero di società AIM (da 57 nel 2014 a 113 nel 2019), triplicata la capitalizzazione di mercato (passando da 2,0 mld di euro nel 2014 a 6,8 mld di euro nel 2019), mentre la capitalizzazione media è cresciuta del 37% (da 27 mln di euro a 37 mln di euro) e – parallelamente – è aumentata la dimensione media (calcolata sulla base dei ricavi) delle società (da 28 mln di euro a 40 mln di euro), con una costante diversificazione settoriale.
Nello stesso arco temporale, è cresciuto il numero di investitori istituzionali (dai 63 nel 2014 ai 108 nel 2018), così come la quota di investimento detenuta dagli internazionali, che è passata dal 39% a un significativo 52%, mentre è aumentato anche il flottante medio post IPO (dal 24% al 30%).
I dati sono stati illustrati presso la sede di Milano dello Studio legale DLA Piper – il principale studio legale internazionale presente in Italia – nel corso di un evento, realizzato in collaborazione con PMI Capital – la prima digital platform SME Growth Market riservata agli Investitori di AIM Italia, il mercato di Borsa Italiana dedicato alle PMI – sul tema “Sviluppo e quotazione delle PMI. Il ruolo degli incentivi fiscali per la crescita” con lo scopo di analizzare e valutare le cosiddette misure di finanza per la crescita, stimolando e rendendo così più attraente il processo di quotazione delle PMI.
Ai lavori – aperti dai saluti di Antonio Tomassini (DLA Piper) – hanno partecipato: Anna Luigia Cazzato (Direzione Centrale Agenzia delle Entrate), Anna Lambiase (IR Top Consulting), Barbara Lunghi (Borsa Italiana), Alessio Rocchi (Integrae SIM), Francesco Aleandri (DLA Piper), Antonio Longo (DLA Piper), Antonio Martino (DLA Piper) e Christian Montinari (DLA Piper).
Presente in oltre 40 paesi, DLA Piper è uno dei più importanti studi legali al mondo. In Italia, DLA Piper conta oltre 240 professionisti ed ha sede a Milano e Roma. Da molti anni in vetta alle principali classifiche legali italiane e internazionali, lo Studio in Italia si distingue per un servizio multidisciplinare, caratterizzato da un approccio settoriale al business e da competenze professionali locali specifiche supportate da un contesto internazionale.
PMI CAPITAL, SME Growth platform AIM Italia, è la piattaforma riservata a investitori istituzionali e professionali e ad aziende che vogliono quotarsi sul mercato di Borsa Italiana dedicato alle PMI. La piattaforma è un HUB verticale su AIM con multipli di mercato, dati finanziari, analisi e informazioni su tutte le società quotate per decisioni di investimento informate. Rappresenta uno strumento per la finanza delle PMI che si inquadra nelle azioni del Governo su PIR e sugli incentivi alla quotazione.

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“Bertrando Fochi. L’uomo e il chirurgo: una vita ricca di insegnamenti”

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Cori Sabato 23 Febbraio, alle ore 17:00, al Teatro comunale di Cori “Luigi Pistilli”, verrà presentato il libro “Bertrando Fochi. L’uomo e il chirurgo: una vita ricca di insegnamenti”, ultimo lavoro di Pietro Vitelli, pubblicato da Herald Editore. Insieme all’autore e alla casa editrice, interverranno: il Sindaco di Cori, Mauro De Lillis; l’Assessore alla Cultura, Paolo Fantini; il Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Latina, Giovanni Maria Righetti; il dottor Ignazio Vitelli. Saranno presenti in sala i familiari di Bertrando Fochi, scomparso il 26 Ottobre 2018 a 92 anni.
Bertrando Fochi rappresenta la storia dell’ospedale di Cori. È stato il medico-chirurgo con maggiore esperienza all’attivo, sempre pronto a intervenire, a dare un consiglio, a dire una parola di conforto. Per farsi operare da lui i pazienti venivano a Cori anche da molto lontano. Ma è anche colui che ha fatto diventare la struttura ospedaliera di Cori un vero ospedale moderno, che dopo il suo pensionamento è tornato pian piano ad essere un Punto di Primo Intervento. Egli ha solo potuto assistere inerme e da lontano al ridimensionamento del centro sanitario locale e ne ha sofferto molto.La biografia si legge come un romanzo, che narra la vita dell’uomo e del chirurgo. Pietro Vitelli racconta un esempio di tenacia e coraggio contro le avversità della vita. Orfano di madre a vent’anni, Bertrando Fochi era emigrato in Libia col padre per sfuggire alle restrizioni del regime fascista. Laureatosi in Italia era tornato a Tripoli, esercitando la professione in condizioni difficili e facendo anche il medico condotto nel deserto libico. Rientrato in patria dopo la “cacciata” degli italiani dalla Libia, alla fine del colonialismo italiano e l’avvento al potere di Gheddafi, approdò a Cori professionalmente affermato.L’opera può essere letta anche come un saggio storico sul secolo ventesimo: dal primo dopoguerra all’occupazione e colonizzazione italiana della Libia, la dittatura del rais, la seconda guerra mondiale, il fascismo, il secondo dopoguerra, la Cori del millenovecento, compresa l’emigrazione corese in nord America. Uno scritto che oltre a testimoniare e consegnare in eredità ai giovani la memoria del personaggio, vuole contribuire a conoscere e comprendere la Cori e l’Italia di oggi, e attraverso quali esperienze si forma un medico di alta professionalità, dalle vicende private intrecciate con quelle collettive.

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Il metodo scientifico per guidare il cambiamento in Sanità

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

“Come, e forse anche più che in altri settori, in Sanità si registra un evidente paradosso: da una parte c’è l’esigenza di cambiare radicalmente il modello organizzativo, dall’altra una fortissima resistenza a che questo cambiamento avvenga effettivamente”: così esordisce il Presidente Alessandro Beux, per spiegare la posizione della FNO TSRM e PSTRP alla vigilia della primo Consiglio nazionale congiunto delle professioni socio-sanitarie, in programma il 23 febbraio prossimo a Roma.“La situazione della nostra società, dal punto di vista demografico ed epidemiologico, è sotto gli occhi di tutti: la popolazione sta progressivamente invecchiando e di conseguenza sono in aumento le patologie cronico degenerative, spesso multiple”, ha continuato Beux. “Questo imporrebbe un cambiamento radicale dell’organizzazione complessiva del sistema socio-sanitario, da quello attuale, prevalentemente improntato sul modello ospedaliero per la gestione delle acuzie, a un modello fortemente basato sulla territorialità e sulla domiciliarizzazione delle cure: se ne parla e se ne scrive da molti anni ma non si vedono azioni concrete in questa direzione”.Le ragioni sono presto dette.
“ll modello ospedaliero è quello che ha consentito la creazione, il consolidamento e l’ampliamento di poteri che oggi resistono a un cambiamento organizzativo che potrebbe metterli in discussione”, ha sottolineato ancora Beux.
Come definire dunque una road map che convinca tutte le parti in gioco a progettare un nuovo modello organizzativo per la Sanità? “La nostra nuova proposta si base sul metodo scientifico: non diamo per scontato che un modello organizzativo alternativo a quello in uso sia migliore, quindi da adottare in modo acritico, ma trattiamolo in modo ipotetico e sottoponiamolo a sperimentazione, dandoci un tempo per verificarne la bontà, sulla base di indicatori di sicurezza, efficacia e di sostenibilità condivisi”, ha concluso Beux. “Se questo nuovo modello non funzionerà, lo si potrà dire a buon diritto, sulla base dei risultati ottenuti attraverso una metodologia validata e internazionalmente riconosciuta, e non sulla base di pregiudizi e/o finalità diverse; se, invece, funzionerà, lo si potrà adottare diffusamente”.

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Case vacanza: in crescita il giro d’affari

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Non si arresta la fortuna del comparto delle case vacanza che chiude anche il 2018 con un bilancio a segno positivo. CaseVacanza.it, sito leader in Italia per il settore, ha infatti calcolato che durante l’anno scorso il giro di affari degli affitti brevi è stato di oltre 105 milioni di euro, +5% rispetto al 2017.Resta stabile il prezzo medio dei soggiorni, che durano circa 8 giorni per una spesa di 890 euro, considerando una casa vacanze per quattro persone. E non si arresta il gradimento degli stranieri per questa formula: basti pensare che in appena un anno la percentuale di visitatori stranieri che hanno prenotato in case vacanza del nostro Paese risulta in crescita del 30%.Sale inoltre il numero di quote rosa che si occupano del business, con un 47% che quasi pareggia la percentuale dei proprietari di sesso maschile. E il settore delle case vacanza rimane un ambito molto gradito dalle giovani generazioni: se l’età media dei gestori è di appena 42 anni, il 30% è composto da under 30.Sperando che la notizia sia di vostro interesse e possa trovare spazio sulla vostra testata, alleghiamo la relativa nota stampa e rimaniamo a disposizione per ogni necessità di approfondimento.

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La diversità linguistica può costare la vita a chi la sostiene

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Il 21 febbraio 1952 la polizia ha ucciso a fucilate, nell’Università di Dhaka (oggi capitale dell’odierno Bangladesh, allora città del Bengala Orientale) molti studenti scesi in piazza per il riconoscimento della loro lingua madre, il bengalese (bangla / bn / বাংলা ভাষা), che si voleva espellere dall’università a favore di una lingua “più grande”, parlata dai potenti di allora.Si tratta di un fatto che si ripete, in diverse forme, continuamente in tutto il mondo e attraverso tutta la storia, non solo in Asia, ma anche negli altri continenti, come in molti paesi europei e particolarmente nei continenti extraeuropei, verso le lingue indigene, le lingue degli antichi abitanti. In pratica, questo accade di solito per le spinte, gli obblighi o qualunque imposizione per l’uso di una lingua, ad esempio l’inglese, il francese ma non solo, da parte di una grande potenza economica, politica, militare o statale, per rafforzare la propria posizione nel mondo – a sfavore delle locali lingue materne.
Questo comporta, a poco a poco, la sparizione e la morte delle lingue e interi popoli perdono la loro grande ricchezza intellettuale – come avvertono anche molti linguisti e nel 2019 particolarmente anche l’ONU e l’UNESCO. Nel messaggio all’Associazione Universale dell’Esperanto nel 2018, Audrey Azoulay, direttore generale dell’UNESCO, ha detto: “Noi dobbiamo difendere le lingue, soprattutto le lingue rare, le lingue autoctone, che ora sappiamo estinguersi al ritmo di una ogni due settimane. Questa è una perdita irreparabile per il patrimonio dell’umanità. Dobbiamo difendere anche il plurilinguismo nell’istruzione con delle politiche pubbliche adeguate, ma anche nello spazio virtuale della Rete, affinché sopravviva la diversità linguistica e culturale di tutti i gruppi umani; perché ognuno possa studiare la propria storia, la propria identità, traendole dalle fonti simboliche della propria comunità d’origine”.Oltre all’ingiustizia sociale e ai problemi psicologici derivanti dalla perdita dell’utilizzo della propria lingua madre, è necessario essere consapevoli che le diversità biologiche e linguistiche sono indivisibili, interconnesse e dipendenti una dall’altra. Dalla perdita della diversità linguistica si ha la perdita dei saperi tradizionali, sostanzialmente necessari per mantenere la biodiversità e la vita.Nel 2016 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che proclama l’anno 2019 Anno Internazionale delle Lingue Indigene, in base alle raccomandazioni del Forum Permanente per gli Affari Indigeni. Il Forum ha quindi comunicato che il 40 per cento delle 6.700 lingue parlate nel mondo è minacciato di estinzione. Il fatto che la maggior parte di queste lingue minacciate siano lingue indigene, mette in pericolo le culture e i sistemi di conoscenza in cui sono parlate.Come si relaziona tutto questo con l’esperanto e la comunità esperantista? I valori centrali di questa giornata, la diversità e il diritto di ogni persona di parlare la propria lingua madre, sono gli stessi valori che difende il movimento mondiale per l’esperanto. Noi vogliamo che non sparisca alcuna lingua, che ogni lingua sopravviva, nel rispetto dei diritti linguistici di tutti, e che la giustizia linguistica governi l’inter-comunicazione. A questo scopo, da molti anni, anche l’Associazione Universale dell’Esperanto (UEA) e la sua sezione Federazione Esperantista Italiana (www.esperanto.it) festeggiano solennemente questa giornata, per sottolineare, tra l’altro, che la lingua internazionale esperanto non è un assassino di lingue, come sono le lingue delle grandi potenze economiche e militari.
L’esperanto è di fatto una protezione contro la sparizione delle lingue, come ha detto la signora Vigdís Finnbogadóttir (Presidente della Repubblica Islandese negli anni 1980-1996): “E’ già tempo che le diverse nazioni comprendano che una lingua neutrale potrebbe diventare un vero baluardo per le loro culture contro l’influenza monopolistica di solo una o due lingue, come oggigiorno sempre più diventa evidente. Spero sinceramente che l’esperanto progredisca rapidamente per aiutare ogni nazione del mondo”. Forse qualcuno ancora chiede: “Perché proprio l’esperanto?”. Il motivo è semplice. Dietro l’esperanto non ci sono stati, interessi economici, sforzi imperialistici, né popoli il cui interesse sia la sparizione di altri popoli, delle loro lingue, o il raggiungimento dei loro mercati.

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Prepariamoci a una stretta creditizia

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Analisi di Anton Eser, CIO di Legal & General IM Per il 2019, la questione fondamentale è in che modo il restringimento delle condizioni finanziarie avrà un impatto sulle società fortemente indebitate e se questo aumenterà il rischio di recessione.L’anno scorso, all’incirca in questo periodo, parlavamo del quantitative tightening e di come il ritirarsi dell’ondata di liquidità avrebbe potuto rivelare problemi strutturali associati all’eccessivo indebitamento, a dati demografici in peggioramento e alla scarsa produttività – andando dunque a gravare sui mercati.Le prime “vittime” sono state i mercati emergenti, che hanno sofferto a causa di un dollaro più forte e di rendimenti obbligazionari più elevati. Successivamente, sono state colpite le emittenti europee, estremamente sensibili al diminuire dell’acquisto di asset da parte della Banca Centrale Europea (BCE): una crescita in rallentamento e un contesto politico fragile creano un mix di condizioni difficile da affrontare senza un solido supporto della banca centrale. Gli asset domestici degli Stati Uniti, stimolati dai tagli delle tasse del presidente Donald Trump, hanno avuto un periodo positivo nella prima parte dell’anno, con l’indice S&P 500 vicino ai massimi e gli spread creditizi molto ristretti fino a ottobre. Ma questa forza relativa è drammaticamente svanita in seguito.Nel lungo termine, gli sviluppi tecnologici potrebbero compensare parzialmente il freno all’economia proveniente dall’eccesso di debito e dai deboli trend demografici. Nel breve termine, invece, le grandi emittenti corporate che rimarranno indietro rispetto a questi cambiamenti tecnologici potranno, a nostro parere, essere particolarmente vulnerabili al quantitative tightening.Queste imprese hanno avuto generalmente successo negli ultimi anni, utilizzando la leva a basso costo per ridurre i costi di finanziamento, riacquistare azioni e mantenere la redditività. Ma ora affrontano condizioni di finanziamento più difficili, un rallentamento della crescita economica e il restringimento della liquidità. Negli ultimi anni, sono anche avvenute alcune operazioni di M&A di notevoli dimensioni; in questo contesto la stessa mole dei bilanci aziendali può costituire una fonte di preoccupazione. Il modello di business viene messo alla prova e le agenzie di rating cominciano a diventare impazienti.Anche il settore high yield sarà sensibile al rallentamento della crescita economica. Tuttavia, mentre le dimensioni del mercato delle obbligazioni high yield sono rimaste piuttosto stabili, quello dei leveraged loans si è gonfiato negli ultimi tre anni ed è diventato dal nostro punto di vista molto meno affidabile a livello creditizio. Con l’economia americana in rallentamento, l’aumento dei costi di finanziamento e i prezzi già su livelli adeguati, questa asset class (il cui stato di salute ha già iniziato a declinare) potrebbe risentire molto della minor liquidità in circolazione.
In sintesi, a nostro avviso la prossima fase di recessione sarà più simile a quella causata dalle difficoltà del settore corporate nel 2001-2002, in particolare riguardo la qualità del credito, rispetto alla crisi bancaria del 2007-2008, incentrata sull’eccesso di esposizione ai prodotti a leva nei bilanci delle istituzioni finanziarie.
Gli eventi geopolitici, dal populismo europeo alla guerra commerciale, hanno generato una cacofonia di opinioni nel 2018. Anche se il vero fattore chiave del mercato attuale continua ad essere la contrazione delle condizioni di liquidità, e non queste questioni che hanno ampio spazio sulle prime pagine dei giornali, è pur vero che rimangono un elemento a cui gli investitori prestano attenzione. Di conseguenza, sviluppi positivi in questo senso potrebbero portare a periodi di relativa calma, ma d’altra parte ciò incoraggerebbe le banche centrali a mantenere le politiche restrittive.Ulteriori sconvolgimenti geopolitici, invece, potrebbero portare a notevoli dislocazioni dei prezzi, spingendo investitori e market maker a una ritirata di massa. Questo potrebbe essere il momento di utilizzare la liquidità del portafoglio per raccogliere potenziali occasioni.
I tassi di interesse dovrebbero restare molto bassi in Europa, Giappone e Regno Unito, a causa della debole crescita economica. Negli USA, il rallentamento della crescita dovrebbe mettere un limite ai rendimenti a lungo termine, portando a un ulteriore appiattimento della curva. Ma a mano a mano che cresceranno le preoccupazioni per la crescita, ci aspettiamo che la curva dei Treasuries americani torni ad inclinarsi.
Considerati il restringimento della liquidità e il rafforzamento dei rischi di crescita al ribasso, crediamo sia opportuno un approccio prudente all’esposizione azionaria. È probabile che anche il mercato del credito rimanga sotto pressione, ma potrebbero esserci delle buone opportunità per investire in emittenti in discreta salute.Ci sono ovvi rischi di ribasso per la sterlina e gli asset britannici sensibili alla crescita, ma le valutazioni in gran parte incorporano già questi rischi, rispetto a 12 mesi fa.Le commodities risentirebbero di eventuali battute d’arresto della crescita economica, ma un nuovo programma di stimolo da parte della Cina potrebbe avere forte impatto positivo.Nel contesto appena descritto, siamo concentrati nella gestione del rischio per raggiungere obiettivi finanziari di lungo termine. Nel frattempo, continuiamo a integrare fattori ambientali, sociali e di governance nei nostri processi di investimento, poiché riteniamo che, così facendo, possiamo contribuire a mitigare un’ampia gamma di rischi per gli investitori, oltre a quelli posti dalle prospettive macroeconomiche. (in abstract)

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