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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

I cattolici e la politica: è ricomponibile il divorzio?

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Di Giuseppe Bianchi. L’occasione creata dal centenario della fondazione del Partito Popolare, ad opera di Don Sturzo, ha riproposto l’impegno dei cattolici in politica che, come è noto, è proseguito con la Democrazia Cristiana, asse centrale del Governo per oltre quarant’anni.
Una cultura e una rappresentanza oggi disperse sul piano politico, con significative presenze rimaste nelle organizzazioni di volontariato. Analoga sorte è toccata ad altri movimenti politici laici portatori di culture altrettanto solide e consolidate sul piano della rappresentanza.Fenomeno, questo, evocato come crisi delle ideologie del Novecento di cui i partiti erano espressione con le loro identità collettive in cui motivazioni ideali e azione politica si sostenevano reciprocamente, almeno nella rappresentazione offerta al comune cittadino. Sarebbe inutile ora parlare di questo passato se il presente non evidenziasse segni di regressione nella vita politica e civile del Paese.Il dato emergente è che la politica post-ideologica, avviata da Berlusconi e proseguita dalle successive maggioranze fino a quella attuale, ha assunto un connotato fortemente utilitaristico basato su uno scambio tra benefici economici e consenso politico. Nuove offerte politiche, in concorrenza tra di loro, che si fanno carico di offrire protezione al cittadino, disorientato di fronte alle nuove sfide della precarietà, sia economica che valoriale.
Due sono gli effetti di questa evoluzione politica: il cittadino, non più partecipe della galassia dei corpi intermedi che, soprattutto a livello locale, lo legavano alla politica, cerca nuove identificazioni in qualcuno che lo rappresenti e lo rassicuri; la nuova concorrenza tra i partiti per acquisire consenso si realizza nella generosità delle promesse che avallano una concezione totalizzante della politica, destinataria esclusiva dei bisogni dei cittadini.Questa riaccreditata concezione di Stato-Provvidenza, alla prova dei fatti non ha prodotto i risultati attesi: sia in termini di soddisfazione dei bisogni economici e occupazionali dei cittadini, sia in termini di risposta alle inquietudini derivanti dai nuovi sviluppi tecnologici e scientifici che mettono in discussione consuetudini e credenze coinvolgendo la vita delle persone nel suo complesso.A questo punto diventa legittima una domanda: questa politica ha le energie morali per offrire un futuro al cittadino, visto che non tutto è riconducibile a decisioni politiche ispirate dalla razionalità economica (reale o presunta) e/o dalla soddisfazione degli interessi individuali? E, per tornare al tema iniziale, un’altra domanda: può la cultura cattolica contribuire a rendere le nostre società più sicure e solidali?Dal punto di vista astratto la risposta non può che essere positiva: per la centralità che viene data alla persona e ai gruppi in cui si riconosce, che riposiziona la politica al servizio dei loro obiettivi; per il rilievo accordato ai valori del pluralismo sociale, della sussidiarietà con cui sconfiggere l’isolamento dei cittadini facendoli partecipi di una rete di aggregazioni comunitarie.Sul piano pratico tale prospettiva si presenta più problematica. Improbabile un nuovo partito dei cattolici, oggi minoranza dispersa; improponibile un ritorno nostalgico alla Democrazia Cristiana esaurita dal troppo lungo governo; fragile l’ancoraggio alla dottrina sociale della Chiesa alla luce dei mutamenti strutturali intervenuti.Una soluzione può essere offerta da un rinnovato appello, a cent’anni da quello sturziano, agli uomini liberi e forti che condividono ideali di libertà e di giustizia e che si riconoscono nei fondamenti dei valori cristiani.
Un appello rivolto ai cattolici praticanti, ma anche ai cattolici insofferenti nei confronti delle prescrizioni ecclesiastiche troppo limitative delle loro condizioni di vita.Un appello per un comune impegno culturale, organizzativo ancor prima che politico, che accresca la consapevolezza pubblica dei problemi inediti ma anche delle opportunità che la modernità presenta influenzando la vita in comune su diversi piani, incluso quello etico. L’umanesimo cattolico, in questo senso, potrebbe offrire un contributo prezioso alla politica: i cittadini, per partecipare alla politica, chiedono che non solo i loro interessi ma anche che i loro valori, i loro progetti di vita trovino accoglienza nel dibattito pubblico e nella condivisione delle procedure democratiche che ne determinano l’esito.Questo circuito virtuoso di partecipazione presuppone che i cittadini siano informati e consapevoli che la pratica dei doveri è il presupposto per il godimento dei diritti.Una premessa per dare un fondamento etico alla nostra libertà economica, all’impegno contro la povertà, spesso legata a quella educativa e sociale, e all’Europa, che non è solo un’entità economica ma anche uno spazio di civilizzazione. (fonte: http://www.isril.it)

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