Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

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Archive for 16 marzo 2019

CRN ha varato oggi il nuovo megayacht M/Y 135

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

CRN_MY135_79mAncona. Fully-custom in acciaio e alluminio. Oltre mille persone hanno partecipato alla bella cerimonia privata, in cui la maestosa personalità di questa magnifica nave è stata protagonista insieme alla soddisfazione di chi ha lavorato al progetto e alla costruzione.
Con i suoi 79 metri di lunghezza e un baglio di 13,50 metri, M/Y 135 si distingue per le forme slanciate, ben delineate dalle linee morbide dello scafo, segnando il successo di una nuova collaborazione tra CRN e gli studi di architettura Zuccon International Project, che ha curato le linee esterne, e Laura Sessa, che ne ha disegnato gli interiors. Costitutito da cinque ponti che accoglieranno 12 ospiti, distribuiti fra cinque cabine vip e una suite armatoriale, oltre a 39 membri dell’equipaggio, il nuovo 79 metri firmato CRN dà forma all’eccellenza del cantiere navale ed è il risultato del sapiente lavoro di un team qualificato di maestranze di altissimo livello, tra cui project manager, project architect, ingegneri, progettisti tecnici e artigiani specializzati. Quasi 200 persone hanno contribuito con profonda esperienza e professionalità alla realizzazione di questa opera unica.
“Giò Ponti diceva che l’arredamento di una nave racconta il tenore della civiltà che su quella nave esercita l’ospitalità”, ha dichiarato l’Avvocato Alberto Galassi, Presidente e CEO di CRN e CEO del Gruppo Ferretti. “Allargando il discorso al nuovo 79 metri CRN, direi che sia gli esterni che gli interni, e in generale il favoloso progetto di questa nave, sono la viva testimonianza della grande capacità e dell’eccellenza costruttiva tipiche del nostro storico cantiere navale di Ancona. M/Y 135 è un opera d’arte nautica itinerante che porterà ovunque nel mondo l’immagine della sfolgorante maestria che solo il nostro Made in Italy riesce ad esprimere”. (foto copyright Gruppo Ferretti)

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Amore tradito e paura di vivere: Chiara Gamberale domani al BPER Forum Monzani

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

Modena domenica 17 marzo alle 17 al BPER Forum Monzani Via Aristotele, 33 Chiara Gamberale presenta “L’isola dell’abbandono” (Feltrinelli). La narrazione prende le mosse dalle acque cristalline di Naxos, in Grecia, per dipanare una storia sulla paura che tutti abbiamo di perdere il controllo della nostra esistenza.
Sull’isola di Naxos, l’inquieta e misteriosa protagonista di questo romanzo sente all’improvviso l’urgenza di tornare. É lì che, dieci anni prima, in quella che doveva essere una vacanza, è stata brutalmente abbandonata da Stefano, il suo primo, disperato amore e sempre lì ha conosciuto Di, un uomo capace di metterla a contatto con parti di sé che non conosceva e con la sfida più estrema per una persona come lei, quella di rinunciare alla fuga. E restare. Ma come fa una straordinaria possibilità a rivelarsi un pericolo? E come fa un trauma a trasformarsi in un alibi? Che cosa è davvero finito, che cosa è cominciato su quell’isola?
Al centro dell’Isola dell’abbandono (il termine “piantar in asso”, spiega Gamberale, viene dal mito di Teseo e Arianna: dopo l’impresa contro il Minotauro a Creta, l’eroe abbandona “in Nasso” la donna che lo aiutò a uscire dal labirinto) vibrano anche forti riferimenti autobiografici: “Io soffro di sindrome dell’abbandono, fin da bambina. Ogni abbandono che ho subito mi ha straziata, mi ha costretta, nel bene e nel male, a diventare una persona diversa. E volevo finalmente raccontare proprio questo. Quando è straziante venire abbandonati. Ma anche raccontare che, dopo un abbandono, può esserci una resurrezione. E rischiamo di diventare persone migliori di come eravamo”.
Chiara Gamberale è nata nel 1977 a Roma, dove vive. Con Feltrinelli ha pubblicato Per dieci minuti (2013), Adesso (2015), L’isola dell’abbandono (2019), le nuove edizioni de La zona cieca (premio Campiello Giuria dei letterati 2008) e dell’opera d’esordio Una vita sottile. Ha scritto inoltre, fra gli altri, Le luci nelle case degli altri (2010) e Qualcosa (2017). I suoi libri sono tradotti in sedici paesi. È autrice e conduttrice di programmi televisivi e radiofonici. Collabora con diverse testate giornalistiche.

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Forche Caudine: Perché questo Molise ci sta stancando

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

Da Forche Caudine giornale realizzato da giornalisti e professionisti d’origine molisana. Oltre trent’anni fa, da giovanissimi, abbiamo creato questo sodalizio molisano a Roma. Con quali motivazioni? Sostanzialmente per “giustificare” un’origine. Cioè per dimostrare alla stragrande maggioranza dei romani che il Molise esiste, sa anche essere paesaggisticamente attraente, è certamente ricco di valori ambientali, storici e umani e di eccellenze enogastronomiche. Insomma, il nostro orgoglio è in campo contro il diffuso pregiudizio che soffoca ogni velleità di riscatto.
Ci siamo prefissati lo scopo – e lo abbiamo portato avanti con la massima dedizione (oltre 400 iniziative nel curriculum) – di contribuire a far conoscere il Molise, ovviamente quello migliore, all’enorme platea dei cittadini romani. Soprattutto attraverso la cultura, uno dei pochi fattori inattaccabili, anzi, che polarizza l’attenzione delle persone migliori.
Abbiamo sperato, in questo arduo compito, di trovare analoga abnegazione nelle istituzioni locali, assistendo quindi ad una parallela crescita non solo economica, ma anche culturale e comportamentale nei territori d’origine. Voglia di riscatto ai piani alti, insomma. Invece proprio su questo fronte abbiamo registrato il disastro più assoluto.
Pur rimanendo distanti dal “teatrino” quotidiano della politica molisana, abbiamo assistito per anni alla sfiaccante era Iorio, poi alla parentesi liquida di Frattura, ora all’evanescenza di Toma. Stagioni in cui il Molise non solo è stato incapace di una minima spinta progettuale, ma addirittura s’è fatto male da solo. E’ stato, infatti, capace solo di retrocedere pesantemente in tutti i principali indicatori, dal numero dei residenti (altre “intelligenze” fuggite via e borghi ormai praticamente morti), al Pil (crollo-record nel periodo della recessione, che di fatto in Molise non è mai terminata), al numero di occupati, al valore delle abitazioni ormai da sottoscala di una periferia capitolina, addirittura alle presenze turistiche già esigue. E via di questo passo.
Insomma, se sul piano istituzionale avremmo gradito riscontrare sponde di riscatto, perlomeno platoniche, su cui incastonare le nostre speranze, il risultato è una grandissima disillusione. Il Molise, anzi, nel frattempo è diventato l’oggetto continuo di scherno da parte dei vari Checco Zalone, Joe Bastianich (“posto di sfigati”), Nina Moric, ecc.
Eppure questa terra ha partorito tante menti brillanti che, però, trovano realizzazione quasi sempre al di fuori dei confini regionali. Mentre è sufficiente fare una telefonata ad un ufficio pubblico in provincia di Campobasso o di Isernia, registrare il livello di un’iniziativa locale (con quelle continue celebrazioni dal sapore ossianico), leggere la qualità di una deliberazione, per rendersi conto dello stato comatoso e decisamente arretrato della condizione media regionale. Senza scatti di discontinuità. Il piattume, insomma.
Noi non c’arrendiamo, almeno per il momento. E, nella nostra condizione privilegiata di stare fuori dalle “pastelle” locali, continuiamo ad esprimere tutta la nostra avversione per quei numerosi amministratori, soprattutto regionali, che disonorano questa terra con la loro congenita inidoneità aggravata dall’abulia e dal diffuso torpore. Tra i pochi appagamenti che ci restano è fare oggetto di ghigno della loro ridicolaggine.

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Presentazione libro campobassana De Blasio

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

Roma. I suggestivi testi di Alessandra De Blasio, intrisi di ricordi sostenuti dalla ricerca interiore, ma anche da un’intelligente ironia, hanno influenzato la serata romana di presentazione del suo volume “Io gennaio me lo immagino bello” (La Ruota Edizioni), svoltasi presso l’incantevole libreria-pub “AltroQuando” in via del Governo Vecchio, nel centro storico della Capitale. Oltre alla presenza dell’autrice-protagonista, l’evento ha visto alternarsi alla conduzione Giampiero Castellotti, giornalista, presidente dell’associazione “Forche Caudine” e Francesco Toniarini Dorazi, giornalista e agente letterario, che ha anche letto un brano estratto dal libro. Hanno magicamente accompagnato la piacevole occasione le note di Francesco Mazzeo con la sua chitarra.Presente la psicologa molisana Maristella Occhionero, titolare della Ruota edizioni.Il libro è incentrato soprattutto sulla suggestione del ricordo. Il dispiegarsi della memoria, pur essendo rigidamente diviso tra i due “luoghi del cuore” dell’autrice, quello di partenza (Campobasso) e quello di approdo (Roma), in realtà è un esercizio costante di rimandi che sollecitano l’anima più profonda, con le sue sensazioni incancellabili.La De Blasio, dopo aver esposto i momenti più significativi della propria infanzia in quel pianeta particolare che è il Molise, si sofferma sulla scoperta della grande città, vissuta da fuorisede. Una storia di andate e ritorni, dal respiro corto e freddo della piccola città di provincia, all’illusione dell’aria inebriante della grande città. La determinazione nel non tornare indietro, causa anche il lavoro e la famiglia, ma anche la consapevolezza che quel legame con Campobasso non possa mai recidersi. Una sorta di condizione da limbo dove nessun posto è quello definitivo o, forse, dove il radicamento fisico a Roma non può fare a meno di quella vitale narrazione molisana che anima la costante ricerca del più proficuo equilibrio.Sala gremitissima per l’evento, con una presenza maggioritaria di molisani, molti dei quali si sono ritrovati a distanza di anni. Le prossime presentazioni a Campobasso e a Isernia.

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Nuova Zelanda: “La politica si fermi a riflettere e la smette di cavalcare l’odio”

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

Massimiliano Salini (Europarlamentare FI/PPE) dichiara: ““ Voglio esprimere il mio cordoglio a tutti i familiari delle persone colpite dall’ attento in Nuova Zelanda. Un gesto che lascia nello sconforto e che costringe tutti noi che ci occupiamo di politica a riflettere e a non fuggire dalle nostre responsabilità. Il fatto che per gli attentatori Luca Traini fosse un simbolo è significativo di quanto sia sbagliato in politica cavalcare l’odio per chi ha razza e religione diversa dalla nostra. Fermiamoci prima che sia troppo tardi e torniamo a dare un peso alle parole che usiamo. Combattiamo il terrorismo ma anche l’odio di qualsiasi matrice culturale sia, solo così potremo evitare altre stragi assurde”.

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Reddito di Cittadinanza: 100 nuovi Ispettori alla Guardia di Finanza

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

Roma – “Incrementeremo di 100 unità il ruolo degli Ispettori della Guardia di Finanza, al fine di potenziare le attività di monitoraggio e controllo legate all’attuazione del Reddito di Cittadinanza. Come  è noto, il Governo intende garantire il rispetto di tutte le disposizioni contenute ed il contrasto ad ogni forma di abuso. Dimostreremo, anche attraverso questa nuova previsione normativa, che il Reddito di Cittadinanza ha l’obiettivo di reinserire le persone nel mondo del lavoro, e non lasciarle sul divano, come invece qualcuno ama raccontare”. Così il Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, annuncia il deposito dell’emendamento al Disegno di Legge di Conversione del Decreto Legge su Reddito di Cittadinanza e Pensioni.

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“Commissariare immediatamente l’ente a tutela degli infermieri”

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

Lo chiede al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Luigi Di Maio la deputata del M5S Stefania Mammì.
Il 19 febbraio ENPAPI, l’Istituto di Assistenza e Previdenza a cui sono obbligatoriamente tenuti ad iscriversi gli infermieri che esercitano in modo professionale e autonomo o associato, è stato decapitato dalla Guardia di Finanza di Roma per tangenti. In arresto il presidente e il direttore generale della cassa di previdenza e alcuni professionisti. La Guardia di Finanza, ha sequestrato somme di denaro, beni mobili e immobili per un importo di circa 350 mila euro, pari all’importo dei fatti corruttivi contestati.
Con un Interrogazione la Deputata Mammì chiede ai Ministri competenti (Economia e Finanze e Lavoro e Politiche Sociali) se abbiano proceduto a consentire l’attuazione, in tempi brevi, del commissariamento ed in caso di risposta negativa quali siano le ragioni dei mancati adempimenti”.
Stefania Mammì, deputata del M5S e componente della Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati, dichiara: “L’ente va commissariato immediatamente e spero che i Ministri Tria e Di Maio vogliano accogliere la mia sollecitazione. Dobbiamo tutelare gli infermieri e le loro pensioni. È inaccettabile che i contributi pensionistici possano essere finiti nelle tasche di qualche mela marcia”.
Per la deputata, “è necessario e urgente dare un segnale di forte discontinuità e, prima di eventuali nuove nomine va fatta chiarezza sulle condizioni finanziarie dell’Ente e su chi era chiamato a svolgere attività di controllo.
Mi impegno sin da ora a ostacolare qualunque tentativo di annacquare il caso e fingere che non sia successo nulla. È vergognoso che milioni di euro che gli infermieri si sono guadagnati con la loro fatica finiscano in tangenti. In ENPAPI va ripristinata la legalità: gli infermieri devono poter tornare a fidarsi dell’ente trascinato nel fango dai suoi vertici, è necessario il commissariamento! Subito!”.
“Casi come questi arrecano un grave danno al Paese e sono un costo per tutta la collettività. I criminali vanno cacciati da enti e istituzioni anche tutelando chi trova il coraggio di denunciare”, conclude Mammì.

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“Turismo religioso e ospitalità”

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

TURISMO RELIGIOSO (1)E’ stato il tema di un incontro che si è tenuto all’Università Europea di Roma (UER) nell’ambito della manifestazione FareTurismo. Sono intervenuti la Prof.ssa Margherita Pedrana, Vice Coordinatrice del Corso di Laurea in Turismo e Valorizzazione del Territorio all’UER, il Prof. Luigi Russo, Vice Coordinatore del Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria all’UER, il dott. Fabio Rocchi, Presidente dell’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana (ORI) e il dott. Luca Baiosto, Vice Presidente Nazionale del Centro Italiano Turismo Sociale (CITS).“Il turismo religioso – ha spiegato la Prof.ssa Margherita Pedrana, Vice Coordinatrice del Corso di Laurea in Turismo e Valorizzazione del Territorio all’Università Europea di Roma – rientra parzialmente nella categoria del turismo culturale, anche se, rispetto a quest’ultimo include una dinamica e un coinvolgimento spirituale molto importante. Secondo alcune stime dell’Organizzazione Mondiale del Turismo, il turismo religioso vale oltre 18 miliardi di euro, con dati che parlano di circa 300 milioni di turisti religiosi nel mondo e un trend crescente verso località considerate sacre dalle differenti religioni e/o con un ricco patrimonio culturale, storico, artistico.Ma, al di là dei dati e degli impatti economici molto rilevanti anche se difficilmente misurabili, il turismo religioso ha una fortissima valenza anche dal punto di vista culturale e sociale. In particolare, ciò che conta nell’ambito del turismo religioso è sicuramente l’esperienza religiosa e turistica, che diventa fulcro del turismo religioso stesso. Di particolare rilevanza risulta anche l’impatto del turismo religioso sulla sostenibilità ambientale, sociale e culturale. Come ogni tipologia di turismo, anche il turismo religioso può creare vantaggi economici per le comunità locali e incoraggiare il loro sviluppo sostenibile, soprattutto nel lungo periodo, osservando come la gestione di siti religiosi e sacri possano da un lato tenere conto del loro valore sacro e spirituale e dall’altro puntare alla propria conservazione per poter essere usufruito anche dalle generazioni future”.Il Prof. Luigi Russo, Vice Coordinatore del Corso di Scienze della Formazione Primaria all’Università Europea di Roma, ha parlato del tema del pellegrinaggio dal punto di vista storico.”Il pellegrinaggio – ha spiegato il Prof. Russo – è una pratica che si è affermata con grande vigore nel corso dell’età medievale. Chi viaggiava ed affrontava lunghi viaggi aveva bisogno di appoggiarsi ad una rete di ospizi e strutture specializzate nell’accoglienza dei pellegrini”. Nel suo intervento il Prof. Luigi Russo ha delineato in breve i passaggi fondamentali dello sviluppo dell’ospitalità religiosa medievale, commentando alcuni passi della Guida del pellegrino di Santiago di Compostela del XII secolo. “Dall’esperienza del passato – ha detto il Prof. Russo – emergono preziosi spunti che ci permettono di valorizzare il patrimonio storico-culturale della nostra penisola”.Luca Baiosto, Vice Presidente Nazionale del Centro Italiano Turismo Sociale, ha sottolineato il contributo sociale dell’ospitalità religiosa, praticamente sempre legata alla contribuzione economica in opere sociali e comunitarie. Secondo gli ultimi dati ISTAT disponibili l’1,6% dell’offerta ricettiva turistica italiana proviene dal settore dell’ospitalità religiosa.Fabio Rocchi, Presidente dell’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana (ORI) indica che nonostante vi sia carenza di dati relativi al turismo religioso e agli occupati nel settore, si tratta di un segmento di mercato non trascurabile visto che il portale Internet dedicato dell’ORI (https://ospitalitareligiosa.it/) censisce oltre 4.000 strutture di ospitalità religiosa. Si può prevedere che nei prossimi 5/10 anni ci sarà un incremento rilevante della richiesta di professionalità esterne al mondo religioso da inserire nella gestione turistica di tali strutture. (Copyright foto Università Europea di Roma)

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Restauro e ricollocazione della cornice di Ennemond Alexandre Petitot

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

Parma Museo Nazionale della Pilotta Piazza della Pilotta 3 presenta il restauro e la ricollocazione della cornice in legno dorato e intagliato disegnata da Ennemond Alexandre Petitot a complemento del dipinto La Morte di Virginia di Gabriel François Doyen del 1759.
Catalogato con il numero 1 di inventario, il dipinto di Doyen rappresenta simbolicamente il tassello iniziale delle collezioni della Galleria Nazionale.Grazie a un lavoro di restauro durato più di quattro mesi, con inizio il 5 novembre 2018 – effettuato dal laboratorio di Federica Romagnoli di Parma – è stato possibile ripristinare questo importante manufatto, notevole sia per le dimensioni (il perimetro interno misura cm. 383 x 660) che per la preziosa lavorazione in legno dorato a guazzo. La sua ricollocazione costituisce per il Complesso Monumentale della Pilotta un momento di recupero e valorizzazione delle origini dell’immenso patrimonio conservato dall’Istituzione.
L’opera di Doyen fu acquistata a Parigi nel 1760 dal duca Filippo di Borbone, su consiglio del ministro Conte Du Tillot, nell’intento di costituire una collezione di prestigio, degna di Casa Borbone. Conscio del ruolo della cornice a completamento di un’opera, il duca Filippo non esitò a chiedere all’architetto di corte Ennemond Alexandre Petitot di impreziosire il dipinto di Doyen. Lo stesso Petitot, al corrente del dibattito sull’estetica delle cornici in Francia, era consapevole che la cornice conferisce all’immagine una particolare completezza, abbellendo senza sconfinare, esaltando senza sopraffare: ornamento dell’immagine dipinta e prezioso margine per lo sguardo che la contempla, la cornice impone allo spettatore di porsi nei confronti dell’immagine in una relazione ‘estetica’ che stacca l’opera dal contesto ordinario. Architetto sensibile, Petitot disegnò quindi per il quadro una cornice preziosa ma senza eccessi: un perimetro semplice, a doppia modanatura, la prima bombata, l’interno incavato e con al centro, in basso e nella parte alta, in rilievo, un intaglio a fogliame. Unico vezzo a impreziosire l’opera, la ricca cimasa con mascherone e fogliame.Come risulta dalla documentazione d’archivio, una volta finita la cornice l’opera nella sua interezza fu collocata negli appartamenti del duca Ferdinando di Borbone. In tempi più recenti fu inserita nel percorso espositivo, all’interno di una delle sale della Reale Galleria per essere poi sistemata, in un secondo momento, sopra la porta d’ingresso della Galleria Nazionale. Presumibilmente nel corso del riallestimento delle Collezioni avvenuto negli anni Ottanta del Novecento, il dipinto fu posto nel salone del Settecento, privato della cornice e lasciato nudo. Da quel momento questa splendida opera di artigianato è caduta nell’oblio, staccata dal dipinto e messa in un deposito. Declassata dal suo ruolo di opera nell’opera, è divenuta un ammasso di pezzi di legno, privi di funzione e dignità. http://www.pilotta.beniculturali.it

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Ciclo di conferenze Narconon contro la droga

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

L’ultimo rapporto del 2018 dell’Osservatorio Europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (EMCDDA) colloca l’Italia tra i primi posti in Europa nel consumo di droga. In particolare l’Italia è al secondo posto, dopo la Francia, per l’uso di cannabis ed al quarto per l’uso di cocaina. Dalle informazioni raccolte l’87% della popolazione europea ha dichiarato di aver usato cannabis nella propria vita, ma sono soprattutto i giovani a consumarne di più con una percentuale del 21% delle persone di età fra i 15-24 anni. In sostanza l’Italia è fra i Paesi europei con il più alto consumo di droghe, con il 22% di persone fra i 15 e i 64 anni che nel 2017 ha fatto uso di sostanze più o meno pesanti.
È un fenomeno di dimensioni enormi, in costante crescita e soprattutto con un sempre maggiore coinvolgimento dei ragazzi di minore età.
Purtroppo le strategie messe in campo finora e in particolare quella della legalizzazione non sono vincenti, basti pensare all’Olanda che, avendo adottato da anni una legislazione di questo genere, ha, come l’Italia, la stessa percentuale del 22% di persone che hanno usato droghe nel 2017. Riteniamo che uno strumento determinante, capace di migliorare il comportamento dei nostri ragazzi ed il loro senso critico siano delle vere e proprie lezioni di prevenzione. L’insegnamento su cosa sono le droghe, quali effetti causano mentalmente e fisicamente, l’esposizione delle più basilari verità, la smentita delle falsità che circolano su questi argomenti e delle oneste e puntuali risposte ai quesiti degli studenti siano vitali nella prevenzione alla tossicodipendenza e all’alcolismo.
Le comunità Narconon, presenti in Italia dall’inizio degli anni ’80, oltre a svolgere un’attività riabilitativa nei confronti di chi abusa di droga e alcol sono particolarmente impegnate da tempo nell’organizzare conferenze di prevenzione nelle scuole come quelle che sono state svolte nel recente fine settimana al Centro di Formazione Professionale di Terni e di Narni. Grazie a questo incontro gli studenti presenti hanno avuto modo di accrescere la loro consapevolezza inerente questa problematica sociale e migliorare il proprio senso critico fiduciosi di saper affrontare le tentazioni che il marketing della droga subdolamente propone loro a ogni angolo della strada.
Le entusiastiche dichiarazioni rilasciate dagli studenti in forma anonima al termine della conferenza fanno ben sperare nel fatto che si terranno alla larga da possibili coinvolgimenti in attività pericolose e illegali.
Gli operatori delle comunità Narconon confidano nel fatto che le autorità della Pubblica Istruzione intensifichino incontri simili.

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12esima edizione di “Obiettivo Alluminio”

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

Il progetto promosso da CiAl su tutto il territorio nazionale e dedicato agli studenti delle scuole superiori di secondo grado. Grazie alla collaborazione con Giffoni Experience e il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, il Consorzio Imballaggi Alluminio apre un contest che premia la creatività dei giovani: per partecipare basta registrare un video, scattare una o più fotografie oppure creare un contenuto social in cui il protagonista sia l’alluminio e il suo riciclo. L’iniziativa negli anni ha riscosso grande successo e rientra tra le più importanti offerte formative scolastiche a carattere ambientale: conoscere l’alluminio nella vita quotidiana, le sue applicazioni e le qualità del materiale per poter fare una raccolta differenziata consapevole e cosciente, finalizzata ad un riciclo “necessario” per la salvaguardia dell’ambiente.
Una vera e propria “borsa di studio” con percorso didattico: alcuni ragazzi, infatti, entreranno a far parte di una delle giurie del Giffoni Film Festival, vivendo un’esperienza formativa unica nel suo genere.
Per partecipare e candidarsi come “nuovi influencer ambientali” bisogna presentare alla segreteria organizzativa:
– Un filmato interamente realizzato da loro, dallo storyboard al montaggio finale, che racconti l’uso quotidiano dell’alluminio: gli imballaggi, la raccolta differenziata e il valore del suo riciclo;
– Oppure una singola foto, una serie di foto (da 2 a 10 immagini) e/o contenuti social come: gif animate, meme, rielaborazioni grafiche, che raccontino una storia legata al mondo del dell’alluminio, all’uso degli imballaggi, alla raccolta differenziata o al riciclo.
Gli studenti e docenti interessati potranno recuperare le informazioni necessarie sul sito web dedicato obiettivoalluminio.it e sui canali social: Saranno 20 i vincitori di Obiettivo Alluminio, 10 videomaker e 10 fotografi/produttori di contenuti social, selezionati tra coloro che avranno presentato le opere migliori e più rappresentative dei temi proposti. In palio per i videomaker la possibilità di entrare in una delle giurie della 49esima edizione del Giffoni Film Festival – in programma dal 19 al 27 luglio – e ricevere in premio una camera digitale per poter essere un perfetto reporter ambientale per conto del Consorzio CIAL. Ogni vincitore “fotografo”(o creatore di altri tipi di contenuti social) riceverà in premio una camera digitale.
I videomaker vincitori saranno ospitati durante tutti i giorni della manifestazione, e oltre a essere dei veri e propri inviati speciali armati di videocamera per riprendere i momenti salienti delle giornate del festival, costituiranno la “Giuria Ambiente”, scegliendo tra i film in concorso quello che meglio rappresenta le tematiche ambientali e lo sviluppo sostenibile. Premieranno l’autore che meglio le ha mostrate e descritte nella propria opera, assegnando il “Premio CiAl per l’Ambiente”, tra i riconoscimenti ufficiali del Festival da ben tredici edizioni e rappresentato da un Grifone (uno dei simboli di Giffoni) realizzato in alluminio riciclato.I vincitori verranno decretati, infine, attraverso due distinti criteri:
– 16 vincitori, 8 videomaker e 8 fotografi (o altro tipo di contenuto social), verranno scelti da una Giuria formata da esperti del settore didattico e ambientale;
– 4 vincitori, invece, 2 videomaker e 2 fotografi (o creatori di altri tipi di contenuti social), verranno scelti dal pubblico del web che segue CIAL e le sue attività online.

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Il difficile rapporto tra Sindacati e intellettuali

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

di Giuseppe Bianchi. Sono ormai sempre in numero minore gli intellettuali che si occupano del Sindacato e delle sue strategie. Non che i Sindacati si lamentino di questo disinteresse in linea con il depotenziamento degli uffici studi e la riduzione dei contatti con il mondo dell’Università e degli esperti da loro stessi praticati. Né la cosa deve stupire. C’è sempre stata nella cultura sindacale una linea di sospetto nei confronti degli intellettuali, spesso accusati di spingere il Sindacato al di fuori dei suoi confini tradizionali: tutelare i lavoratori sul posto di lavoro e nel mercato del lavoro. Questo atteggiamento di riserva si è rafforzato nelle fasi espansive dell’industrializzazione che ha consentito di potenziare l’autorità contrattuale del Sindacato con il miglioramento costante dei salari e delle condizioni di lavoro a favore degli iscritti. Il Sindacato, nei Paesi soprattutto anglosassoni di prima industrializzazione, poté svilupparsi in condizioni di relativa autosufficienza rispetto al mondo intellettuale vantando la sua qualifica di Sindacato del “pane e burro”.Diversa la storia del Sindacato in Italia. Il ritardo con cui è avvenuto il processo di industrializzazione ha da subito attivato un conflitto sociale centrato sui problemi occupazionali creati dal disallineamento tra una offerta di lavoro di mestiere ed una domanda che già scontava la parcellizzazione del lavoro prodotta dalle nuove tecnologie di produzione di massa.Un conflitto sociale la cui arena era la piazza più che l’azione contrattuale ostacolata a livello di settore e preclusa a livello aziendale. E nella mobilitazione di piazza erano i partiti della sinistra storica ad esercitare una funzione prevalente. Una fase, questa, in cui la componente intellettuale ha esercitato una funzione trainante nella progettazione di modelli alternativi allo sviluppo capitalistico.Questo coinvolgimento degli intellettuali nella vita sindacale ha proseguito nelle fasi successive di recupero dell’autonomia sindacale nei confronti dei partiti, in quanto il progressivo recupero di autorità contrattuale non è mai stato dissociato da obiettivi macro-economici di sostegno allo sviluppo economico e dell’occupazione, in un Paese sempre caratterizzato dalla fragilità delle strutture economiche e dalla instabilità delle istituzioni politiche. Si può concludere osservando come il Sindacato, nel corso del processo di industrializzazione, abbia prodotto le risorse intellettuali e le strategie di azione per il suo rafforzamento rappresentativo ed organizzativo, proponendosi anche come riferimento ideale per quanti aspiranti ad una società più giusta.Il fatto è che questo mondo è andato mutando sotto la spinta di cambiamenti (la globalizzazione finanziaria, la terziarizzazione dell’economia, le sfide tecnologiche) riproponendo nuove condizioni di sfavore per il lavoro. L’occupazione ed il livello di benessere dei lavoratori sono stati rimessi in discussione. Il quesito è se il Sindacato abbia rimesso in campo le risorse intellettuali e le strategie di azione in grado di fronteggiare la nuova situazione.La risposta è negativa al punto che non pochi studiosi preconizzano che il Sindacato, costola della società industriale, incontrerà difficoltà crescenti nella nuova società digitale, flessibile e diffusa. Lasciando da parte le profezie non mancano riscontri delle difficoltà già incontrate dal Sindacato nel fronteggiare le nuove sfide dell’economia post-industriale.La fase della concertazione sociale, aperta con la crisi 1992-1993, ha risposto ai problemi di breve periodo di contenimento dell’inflazione, ma la protrazione nel tempo della moderazione salariale è stata un anestetico che ha rallentato l’innovazione riformistica del Paese. Così come il protrarsi di un pluralismo conflittuale tra i Sindacati ha ritardato gli adattamenti necessari negli assetti contrattuali e nelle strategie di tutela dei lavoratori provocando un’ erosione dei diritti sociali, soprattutto nel mercato del lavoro, che si è andato progressivamente frantumandosi.
Per restare poi alla cronaca ha ragione il Prof. S. Fadda (Nota Isril n. 8-2019) a chiedersi perché il Sindacato di fronte alle proposte messe in campo dalla nuova maggioranza politica, reddito di cittadinanza e quota cento, orientate a ridurre povertà e disuguaglianza, non sia sceso in campo con proprie proposte in grado di fronteggiare le cause che sono alla base delle maggiori disuguaglianze e povertà e che risiedono nelle distorsioni strutturali delle politiche economiche e sociali perseguite soprattutto negli anni 2000. Nella recente manifestazione di S. Giovanni sono riemersi vecchi fotogrammi di un’ opposizione più motivata da ragioni politiche che sindacali.
Ciò che si vuole sottolineare, in conclusione, è che l’isolamento culturale del Sindacato ha portato ad un conservatorismo a favore degli interessi del lavoro più forti e rappresentati (lavoratori a tempo pieno e pensionati). Una estraneità nei confronti delle nuove dinamiche attivate dal rapporto tecnologie-professionalità-occupazione che ha rallentato le necessarie modifiche nell’organizzazione delle rappresentanze e nelle strategie di azione in un mondo del lavoro che si apre a una inedita varietà di regimi giuridici.Una proposta: perché i Sindacati non mettono in comune le scarse e disperse risorse destinate alla ricerca in un unitario centro di ricerca la cui missione sia quella di studiare i cambiamenti in atto nel mondo del lavoro dal lato della domanda e dell’offerta? Una precondizione per individuare condivise linee di azione. Un’occasione perché i Sindacati facciano pace con la loro storia per poi superarla in una nuova prospettiva di ricomposizione unitaria delle loro strategie. E’ di scarsa consolazione ricordare come i ritardi del Sindacato siano condivisi dagli altri attori (Governo ed imprese). Il risultato è la messa in discussione della nostra democrazia rappresentativa ad opera di un nuovo populismo digitale in cui la politica tende a identificarsi con lo Stato comprimendo l’autonomia vitale del pluralismo sociale. (fonte: isril.it)

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Non a tutte le donne è piaciuta l’apologia della donna fatta da papa Francesco

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

Lo ha detto nel corso dell’Incontro “sulla protezione dei minori nella Chiesa” quando, intervenendo di sorpresa, ha detto che ascoltando parlare una donna – la sottosegretaria del dicastero dei laici e della famiglia – aveva sentito la Chiesa parlare di se stessa, delle sue ferite, perché la donna è l’immagine della Chiesa, che è donna, è sposa, è madre, e la Chiesa stessa va pensata con le categorie della donna; infatti senza la donna, senza il genio femminile, essa sarebbe forse un sindacato, non un popolo.
Il disappunto è che sia tornata anche in queste parole l’idealizzazione “della” donna, che le donne hanno molto sofferto, essendo poi misconosciute come persone.
Ci ha scritto dopo la nostra lettera del 26 febbraio in cui parlavamo di questo, la teologa Marinella Perroni: “Sono del tutto d’accordo – come peraltro sempre – con le riflessioni proposte. Mi permetto però una considerazione critica, anche se non ho grande fiducia di poter essere, se non capita, almeno ascoltata. Il discorso che Papa Francesco ha fatto a braccio dopo la relazione di Linda Ghisoni ha messo in luce, al di là delle sue migliori intenzioni, quanto anche lui resti totalmente prigioniero di luoghi comuni che, sia pure con retoriche diverse, da secoli impediscono alla chiesa di includere le donne (si veda per esempio al riguardo la nota di Antonio Autiero sul blog del “regno-delle-donne”). L’esaltazione è sempre stata l’altra faccia dell’esclusione. Era un discorso impregnato di paternalismo patriarcale e, quindi, totalmente in linea con quel clericalismo che dice di voler sconfiggere. Finché non si ascolterà il pensiero che le donne hanno elaborato negli ultimi due secoli, la cultura delle donne, le istanze delle donne e si continuerà a parlare “sulla” donna, non sarà possibile liberare la chiesa dal clericalismo, che è una delle più tristi manifestazioni del sessismo. Un giorno, forse, gli uomini di chiesa, chierici o laici poco importa, accetteranno non di parlarne ma di ascoltare e, forse, capiranno che aveva ragione Carlo Maria Martini quando diceva che sono rimasti duecento anni indietro”.
Così scrive la nostra teologa (“nostra” per affetto e per stima). Ma anche su Facebook si è accesa una discussione sulla nostra lettera, a prova di quanto la questione sia patita. Ha scritto per esempio Franca Morigi: “Posso mostrarmi perplessa e un po’ perturbata dalla donna madre-moglie figura o specchio della Chiesa? Molto più significative le espressione ‘principio femminile, pensare con le categorie di una donna’ e “diritto di Antigone, del più umile, vincolato ai nutrimenti terrestri, alla pietà’. Pietà contro Maestà” .
È stata anche citata una poesia di Anonima: “Io sono quella che cantano i poeti… io sono parlata ma non parlo sono scritta ma non scrivo, io sono dipinta, ritratta, scolpita, il pennello e lo scalpello mi sono estranei. Nessuno ascolta le mie grida silenziose…… Io sono quella che non ha linguaggio, non ha volto, non esiste… la donna”.
Quanto al blog del “Regno delle donne” edito “in collaborazione con il Coordinamento delle teologhe italiane”, citato da Marinella Perroni, esso si chiede se si può ancora pensare “al soggetto ecclesiale secondo una linea di distinzione tra maschile e femminile”.
No, non si può, non si può più. Un’esclusione delle donne dai ministeri nella Chiesa basata sulla sola differenza di genere non è più concepibile a questo punto della cultura, dell’antropologia e della storia. Lo è stato per secoli, fino ad ora, fino alla Lettera apostolica di Giovanni Paolo II “sull’ordinazione sacerdotale da riservarsi soltanto agli uomini” che dava per decisa “in modo definitivo” la questione (ma senza alcun crisma di autorità infallibile) con l’argomento che così avrebbe stabilito Cristo stesso “chiamando solo uomini come suoi apostoli”, e agendo “in un modo del tutto libero e sovrano”, che era come dire senza che umanamente se ne possa rendere ragione, cosa di per sé incompatibile con tutta la pedagogia di Gesù.
In realtà i teologi, per fare stare in piedi la dottrina, hanno cercato di darne ragione, ognuno con la cultura del suo tempo (sempre, peraltro, sfavorevole alle donne), fino all’argomento novecentesco che Gesù era maschio, il sacerdote è lui, e così devono esserlo tutti gli altri. Ma prima di questo, essi hanno insegnato per secoli – come ci ha ricordato Giovanni Cereti, l’animatore della “Fraternità degli anawim” – che le donne non potevano essere ordinate preti “ratione servitutis”, a causa della condizione di servitù. Ossia, non erano libere; e tre erano le categorie escluse dal sacerdozio per questo motivo: gli schiavi, gli Indios e le donne. La ragione era che non avevano il “dominium sui”, la proprietà cioè di sé e delle proprie azioni, in cui propriamente, secondo gli scolastici, consisteva la libertà. Oggi nessuno più dice che gli schiavi non possono diventare preti, perché la schiavitù è felicemente (almeno in punto di diritto) abolita; di preti e vescovi indigeni ce n’è quanti se ne vuole; ma solo per le donne, e solo “perché donne” la discriminazione è rimasta; e se non sono padrone di sé, vuol dire che sono di qualche altro padrone. Né se ne può uscire con l’espediente del ripristino delle donne diacone, in funzione del prete, o a compensare la mancanza di clero; la discussione sul diaconato femminile non è che una strategia della distrazione che non può durare; il vero problema sono i ministeri nella Chiesa, ivi compreso il sacerdozio alle donne, e non come imitazione del maschio, ma come capacità originaria divinamente fondata.
Però ci sono due buone ragioni a difesa dell’esternazione del papa, che fanno anche di quel suo breve intervento all’Incontro romano una gemma. La prima è che, anche a voler introdurre questa novità nella Chiesa, la sua scelta è di cambiare la Chiesa non per decreto, ma con la Parola; e la parola nella Chiesa è performativa, opera ciò che dice, se non resta isolata ed è seminata nel fecondo terreno della collegialità.
La seconda è che il papa è un uomo, e le donne devono rassegnarsi ad essere pensate non solo come esse pensano se stesse, ma anche come sono pensate dagli uomini. Non, naturalmente, da quelli che le uccidono e vogliono farle da padroni, ma da quelli che le amano, ciò che non è un fatto di sentimento, ma un’antropologia. E, almeno finora, nell’immaginario maschile “la donna” , anche quella più vincolata alla terra, “ai nutrimenti terrestri”, ha una sua potenza, un suo fascino ideale, come il divino, che è molto raccontato ma anche apofatico, che non si può dire. Come ha detto papa Francesco parlando un giorno della Genesi, Adamo, prima di vedere la donna, “l’ha sognata”, diversa da tutto il resto. Ciò non dovrebbe essere peraltro solo a riguardo della donna, ma di tutti gli esseri umani, perché in tutti gli esseri umani bisognerebbe saper vedere il divino, riconoscere l’arcano che è in loro, capire cosa significa per tutti essere “figlio e figlia di Dio”. Ma forse ciò riesce meglio agli uomini nel pensare le donne, come dicono i miti e le culture che nella donna hanno intravisto il divino, da Venere alla donna biblica destinata a schiacciare la testa del serpente, dalla bella Sulammita del Cantico dei Cantici, il cui amore è “fiamma di Jahvé, alla “Celeste Aida, forma divina” che cantiamo spensieratamente nei nostri teatri. Altro che “ratione servitutis”! O è solo poesia? C’è una potenza delle donne che forse nemmeno il femminismo è riuscito finora del tutto a pensare. Ma certo qui è la storia che si deve dipanare.
Intanto la politica si incupisce. Nel sito pubblichiamo un’analisi degli psicologi che spiegano come la logica del nemico, veicolata dal “decreto sicurezza”, rischia di inquinare tutto il “capitale sociale”, cioè il nostro sentire civile. Ma il Movimento Cinque Stelle ha mancato il momento opportuno per aprire la crisi di governo, mettendosi in mano a Salvini e così, consegnato il popolo, votandosi alla fine.
Annunziamo anche un convegno a Roma, che prelude a una nuova mobilitazione in difesa della Costituzione, e aggiorniamo il programma dell’assemblea del 6 aprile di Chiesa di tutti Chiesa dei poveri, sulle maggiori emergenze da affrontare nella crisi, a cui tutti, e specialmente i giovani, sono invitati. http://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it

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Pensionamenti: oltre 22mila infermieri in meno da subito

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

Quota 100: il servizio pubblico potrebbe perdere di colpo oltre 22.000 infermieri, mentre almeno 75.000 rientrerebbero nei parametri per accelerare il pensionamento.Il dato, calcolato in base agli anni di anzianità lavorativa e all’età anagrafica degli infermieri dipendenti del Ssn, è stato elaborato dal Centro studi della Federazione degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) – la più numerosa d’Italia con oltre 450mila iscritti – ed è riferito alla situazione a fine 2018.
“Il rapporto numerico infermieri pazienti era già ai limiti del rischio prima di ‘quota 100’ – spiega Tonino Aceti, portavoce FNOPI – ma ora con questa ulteriore emorragia di professionisti la situazione si aggrava. Se studi internazionali, Oms e Ocse hanno spiegato ampiamente che riducendo il numero di pazienti assistiti da un infermiere (il numero ideale per abbattere la mortalità del 20% sarebbe 1:6) l’assistenza migliora la sua qualità e si riduce il rischio, ora con la fuoriuscita di oltre 20mila infermieri i numeri salgono. In alcune Regioni, quelle più colpite dai piani di rientro e quindi dal blocco del turn over, il rapporto sale alle stelle: in Campania ad esempio, se con la carenza di oltre 50mila infermieri il rapporto era già 1:17, ora si rischia di sfiorare l’1:19-20. Inoltre, più del 36% delle nuove fuoriuscite dal sistema avverranno nelle Regioni in piano di rientro, già gravemente colpite dal blocco del turn over e il 61% delle nuove carenze è nelle Regioni che dal nuovo sistema di monitoraggio del Livelli essenziali di assistenza risultano inadempienti. Il combinato disposto tra l’attuazione di ‘Quota 100’, il mancato superamento del tetto di spesa per il personale sanitario e il blocco del turnover, rischia di essere la formula perfetta per “mandare in pensione” anche il Servizio sanitario pubblico.
Ovviamente non tutti opteranno per “Quota 100”: si può considerare che data la lunga permanenza in servizio e gli stipendi mediamente non alti (nel Ssn sono in media di 31-32mila euro/anno), circa il 30% medio di chi possiede i requisiti scelga questa possibilità. Si tratta quindi di 22.360 infermieri che potrebbero a breve – da subito: in un solo anno – abbandonare il servizio con un danno fortissimo per l’assistenza, aggiungendosi ai circa 11.500 che hanno raggiunto il limite di età per la pensione. Oltre a sommarsi alla carenza ormai appurata di professionisti infermieri calcolata tra 51-53mila unità, portando il totale a circa 75 mila unità (senza contare i pensionandi naturali che sarebbero comunque stati presenti), gli infermieri maggiormente interessati da “Quota 100” sono evidentemente quelli con età lavorative maggiori e, quindi, con maggiore esperienza e sono ancora quelli che le aziende inviano di preferenza sul territorio per mantenere ad alti livelli il rapporto diretto umano e clinico con il paziente, per un’assistenza domiciliare già scarsa di per se, ma che ora rischia una crisi irreversibile.

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Il rilancio dell’edilizia nel tessuto urbano

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

«Il rilancio dell’edilizia, uno dei settori più pesantemente colpiti della crisi decennale che ha investito l’Italia, non può che passare per una vasta e profonda campagna di rigenerazione urbana estesa a tutto il territorio nazionale. Sarebbe un modo per ridare ossigeno a un comparto fondamentale per la vita economica del Paese e, al contempo, riqualificare intere porzioni della Penisola che sono state deturpate da una cementificazione sregolata e selvaggia oppure versano in stato di incuria o abbandono, magari in seguito a fenomeni di spopolamento o per la dismissione di aree industriali e produttive».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, urbanista e direttore scientifico del Centro Studi Sogeea.«Nella sola Roma il potenziale indotto degli interventi sul patrimonio edilizio esistente ammonta a 15,6 miliardi di euro, ma anche i numeri degli altri principali capoluoghi italiani sono impressionanti: il nostro Centro Studi li ha stimati in 7,3 miliardi di euro per Milano, 5,3 per Napoli, 4,8 per Torino, 3,7 per Palermo, 3,2 per Genova, 2,1 per Bologna e per Firenze. Ovviamente i calcoli sono stati fatti solo su quelle operazioni in grado di soddisfare scopi e obiettivi della rigenerazione urbana: su tutti il contenimento del consumo di suolo, il recupero e la riqualificazione di aree dismesse, di edifici abbandonati o inutilizzati, l’efficace riutilizzo dei vuoti urbani.
Alla base di tutto, però, deve esserci la volontà da parte della Pubblica Amministrazione e delle imprese private di collaborare fattivamente su basi comuni. La componente governativa e degli enti locali deve manifestare una chiara volontà di agire non solo a parole ma con precisi interventi normativi, sia semplificando le procedure burocratiche per chi avvia dei percorsi virtuosi sul proprio territorio sia smettendo di rincorrere il consenso elettorale in materia urbanistica. I costruttori, da parte loro, devono rinnegare qualsiasi logica speculatoria che tanti sfregi ha inflitto al nostro Paese nei passati decenni e dimostrarsi pronti a imboccare con decisione la strada dell’innovazione e della sostenibilità. In gioco c’è il futuro di tutti».

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Mostra temporanea dei Giardini di Castel Trauttmansdorff

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

Merano. La mostra temporanea per la stagione 2019 (1 aprile – 15 novembre) dei Giardini di Castel Trauttmansdorff sarà dedicata alle piante carnivore, queste affascinanti e particolarissime specie botaniche che, per rispondere alla mancanza di nutrienti del proprio habitat, si sono adattate ad assorbire le sostanze nutritive di cui necessitano dalla digestione delle proteine degli animali. Delle piante carnivore esistevano tracce già nel 13° secolo in alcune raffigurazioni o descrizioni e negli erbari. All’epoca non si intuivano le loro straordinarie capacità, erano considerate solo delle stranezze esotiche; fu Darwin, nel 1875, ad “ufficializzare” l’esistenza delle piante killer con la sua opera “Insectivorous Plants”.Le piante carnivore crescono in tutto il mondo in ambienti come paludi, rocce in cui c’è un costante e lento sgocciolamento o nei climi tropicali umidi e anche su tronchi d’albero. In Alto Adige, ad esempio, le specie carnivore sono nove e appartengono a tre generi: la Drosera, che si trova nelle paludi, la Pinguicola, che cresce su rocce calcaree in zone umide e l’Utricolaria, di cui la specie U. Stygia, purtroppo in via di estinzione, ma che i Giardini stanno cercando di coltivare per farla sopravvivere.
Nella mostra temporanea “Piante Killer – Le carnivore verdi” dei Giardini di Castel Trauttmansdorff sono proprio le piante a prendere la parola e a descrivere il mondo dal loro punto di vista: attraverso vari supporti visivi saranno svelati i trucchi e gli ingegnosi espedienti che utilizzano per attirare gli insetti nella loro trappola. Queste piante straordinarie, infatti, devono “farsi belle” per le loro vittime, emanare un profumo seducente e offrire del buon cibo per garantirsi la sopravvivenza.
Inoltre, il 1° giugno dalle 9.30 alle 18.00 e il 2 giugno dalle 9.30 alle 16.00 i Giardini di Castel Trauttmansdorff ospiteranno il XII Meeting Nazionale dell’Associazione Italiana Piante Carnivore (AIPC), che riunirà tanti appassionati e coltivatori di piante carnivore provenienti da tutta Italia e da vari Paesi europei. Per l’occasione, volontari AIPC spiegheranno ai visitatori dei Giardini di Sissi le modalità delle piante per catturare e nutrirsi di insetti, consigliando anche i migliori metodi di coltivazione a casa propria; una mostra fotografica, iniziative di raccolta fondi per salvare piante carnivore particolarmente rare e spazi dedicati a scambi di piante e semi tra appassionati completeranno i due giorni di meeting. http://www.trauttmansdorff.it.

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Malattie croniche intestinali

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

Copenaghen. Ustekinumab, già disponibile in Italia per la malattia di Crohn, è in grado di far mantenere uno stato di remissione clinica a un anno in adulti con colite ulcerosa da moderata a grave. Questo uno dei principali risultati presentati durante il 14° Congresso della European Crohn’s and Colitis Organisation (ECCO).“La colite ulcerosa è una malattia infiammatoria cronica dell’intestino (MICI) che colpisce in modo specifico il colon” spiega il Prof Paolo Gionchetti, responsabile dell’unità di Malattie infiammatorie croniche dell’intestino Centro di Riferimento Regionale, DIMEC Università di Bologna, Policlinico Sant’Orsola – Malpighi. “L’infiammazione colpisce, in particolare, la mucosa del retto e può estendersi a parte o a tutto il colon, potendo determinare iperemia, erosioni e ulcere a seconda della gravità. Questa malattia è caratterizzata dall’alternarsi di episodi acuti seguiti da periodi di remissione clinica e gli obiettivi principali della base della terapia medica sono spegnere l’infiammazione che scatena i sintomi e mantenere la remissione a lungo termine. In Italia, delle circa 250.000 persone colpite da malattie infiammatorie croniche intestinali, circa 130.000 soffrono di colite ulcerosa”. La colite ulcerosa, data la natura dei sintomi, può avere un impatto significativo sulla qualità di vita delle persone che ne soffrono: attività quotidiane come trovare un bagno pubblico e pianificare lunghi periodi di viaggio possono essere incredibilmente difficili. I risultati, appena presentati, dello studio di Fase III UNIFI hanno dimostrato l’efficacia della terapia di mantenimento con ustekinumab 90mg, da assumere con iniezioni sottocutanee con trattamento ogni 8 o 12 settimane, nel raggiungere la remissione clinica entro 44 settimane in pazienti adulti con colite ulcerosa. Questa terapia di mantenimento è stata somministrata ai pazienti che avevano già avuto una risposta clinica a 8 settimane dopo una singola iniezione intravenosa di ustekinumab. In particolare, la remissione clinica è stata ottenuta nel 44% delle persone che ha ricevuto la terapia ogni 8 settimane e nel 38% di quelle che l’hanno ricevuta ogni 12, rispetto al 24% dei pazienti che hanno ricevuto il placebo. Questi risultati sono stati inclusi nella richiesta all’Agenzia Europea per i Medicinali per l’approvazione di ustekinumab come trattamento per la colite ulcerosa.
Oltre alla valutazione della remissione clinica, endpoint primario dello studio, sono stati analizzati infatti anche importanti endpoint secondari, tra i quali la risposta clinica, la guarigione endoscopica, la remissione senza l’utilizzo di corticosteroidi e il mantenimento della remissione clinica, laddove presente all’inizio del periodo di studio. In generale, questi parametri sono stati raggiunti in percentuale maggiore nei pazienti che hanno ricevuto il trattamento con ustekinumab rispetto al gruppo trattato con placebo. In particolare, a 44 settimane:
In generale, il profilo di sicurezza mostrato da ustekinumab nei pazienti con colite ulcerosa è analogo a quello ottenuto nei precedenti studi condotti per la malattia di Crohn. Durante le 44 settimane di studio, i soggetti hanno mostrato eventi avversi, anche seri, e infezioni, sia gravi sia no, senza distinzione di trattamento ricevuto. La percentuale che ha interrotto lo studio era minore nei due gruppi in trattamento con ustekinumab rispetto al placebo. All’interno del gruppo primario dello studio di mantenimento, non è stata riportata nessuna morte mentre si sono verificati due casi di tumori maligni, diversi da tumori della pelle non melanoma (un caso di tumore al colon nel gruppo con trattamento ogni 8 settimane e un caso di carcinoma papillare renale). Un paziente ha sviluppato un tumore della pelle non melanoma.

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È nato Planimetrie.net

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

E’ il portale specializzato nei servizi di progettazione di interni e in design marketing. Il portale è tra i primi in Italia a proporre la progettazione di interni on-line e corsi di formazione professionale a distanza,ed è specializzato nella realizzazione di planimetrie dipinte a china e acquerello, per agenti immobiliari, costruttori, strutture ricettive e studi di architettura.A differenza delle normali planimetrie catastali, le nostre planimetrie dipinte a mano esaltano le caratteristiche della location, reale, in costruzione o in progetto, grazie alla resa estetica e cromatica superiore della china e dell’acquerello.Il servizio è disponibile in tutto il territorio nazionale, grazie anche alla presenza sulle reti nazionali Mediaset, opera in Germania già dal 2016, e nasce dalla volontà dei due soci, Emilia Debora Marano e Gianmarco Toscano.Dagli appartamenti ai casolari, dai negozi ai centri sportivi, ogni soggetto assume un diverso appeal perché ritratto con un approccio intimo, “a caldo”, proprio come un vero dipinto.
E non solo: le planimetrie realizzate da Planimetrie.net vengono dipinte a mano una a una secondo le esigenze del committente. Questo significa che ogni planimetria è unica, originale, arricchita con effetti su misura in base alle richieste del cliente, anche con inserimento di loghi, grafiche e simboli fedeli alla brand identity dell’agenzia immobiliare, dell’impresa edile e così via. Ogni spazio viene analizzato, studiato e progettato nel dettaglio da professionisti ed esperti nel settore per offrire ambienti esteticamente sorprendenti e sempre funzionali, dove sentirsi, finalmente, a casa, e riflettere la propria identità.www.planimetrie.net

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Reddito cittadinanza. Bene l’accordo: restituiamo futuro e dignità a migliaia di lombardi

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

“Bene l’accordo raggiunto in conferenza Stato-Regioni sul reddito di cittadinanza, Luigi Di Maio l’aveva promesso e ha garantito piena collaborazione e totale rispetto istituzionale.
I dati ci dicono che la Lombardia è tra le regioni con più domande per il reddito di cittadinanza.La povertà e le difficoltà fin qui erano sommerse. Al contrario anche il nord fa fatica in barba a chi definiva il reddito come a una misura confezionata per il sud. Anche nella Lombardia produttiva veniamo incontro a chi ha perso il lavoro e cerchiamo di aiutarlo nel ricollocarsi.Fin qui chi ha governato il Paese ha messo in campo solo misure assistenzialiste per i più deboli mentre il reddito di cittadinanza è l’opposto della logica del divano e contrasta la povertà con il reinserimento nel mondo del lavoro. Stiamo cercando di restituire dignità e futuro a migliaia di lombardi”, così Andrea Fiasconaro, capogruppo del M5S Lombardia, commenta l’accordo fra Stato e Regioni sul reddito di cittadinanza e sul potenziamento dei centri per l’impiego.

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Nuove norme UE contro le pratiche sleali nella filiera alimentare

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

Sostenere i produttori alimentari contro le pratiche commerciali sleali della grande distribuzioneAlt ai ritardi di pagamento e alle cancellazioni di ordini con breve preavviso
I produttori di generi alimentari avranno il diritto a un contratto di fornitura scritto
Il PE ha approvato martedì delle nuove misure per proteggere gli agricoltori dalle pratiche commerciali sleali da parte degli acquirenti e dei distributori.Le nuove regole, approvate con 589 voti favorevoli, 72 contrari e 9 astensioni, bandiscono le pratiche sleali quali:
i ritardi nei pagamenti per i prodotti consegnati;
le cancellazioni unilaterali tardive o modifiche retroattive dell’ordine;
il rifiuto dell’acquirente di firmare un contratto scritto con il fornitore; e
l’uso improprio di informazioni riservate.
Saranno vietate anche le minacce di ritorsioni contro i fornitori che vogliono presentare reclami, ad esempio la cancellazione degli ordini dei loro prodotti o il ritardo nei pagamenti.Gli acquirenti non potranno più richiedere ai fornitori dei pagamenti per il deterioramento o la perdita dei prodotti avvenuta nella propria sede, a meno che ciò non sia dovuto alla negligenza dei fornitori.Altre pratiche, quali la restituzione dei prodotti invenduti al fornitore senza pagarli, l’obbligo per i fornitori di pagare per la pubblicità dei prodotti, l’addebito ai fornitori per lo stoccaggio o la quotazione dei prodotti, o l’imposizione di costi di sconti al fornitore, saranno anch’esse vietate, a meno di non essere state concordate preventivamente nel contratto di fornitura.
I fornitori di prodotti alimentari potranno presentare reclami nel luogo in cui si trovano, anche se il commercio sleale si è verificato in altre parti dell’UE. Le autorità nazionali preposte all’applicazione della normativa tratteranno i reclami e condurranno le indagini.
Le nuove norme proteggeranno i piccoli, medi e medi fornitori con un fatturato annuo inferiore a 350 milioni di euro. Tali fornitori saranno suddivisi in cinque sottocategorie (con un fatturato inferiore a 2 milioni di euro, 10 milioni di euro, 50 milioni di euro, 150 milioni di euro e 350 milioni di euro), con la protezione più ampia per i più piccoli.

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