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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Archive for 19 marzo 2019

Scuola – Intervista al presidente Anief Pacifico

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Pacifico marcelloStamani il presidente dell’Anief, il professore Marcello Pacifico, ha rilasciato un’intervista alla rivista specializzata Orizzonte Scuola. Tanti i temi trattati: il problema del precariato che si risolverebbe con l’eliminazione dell’eccessivo ricorso al lavoro a tempo determinato, l’auspicio della riapertura delle GaE, la necessità della stabilizzazione dei precari, oltre alle relazioni con le altre sigle sindacali rappresentative a cui Anief si è aggiunta a pieno titolo
Presidente Pacifico, dopo un mese di scioperi e manifestazioni, il dibattito sulla gestione del precariato si infiamma, perché?
“Il motivo per il quale accade ciò è che ancora una volta il mondo della scuola non viene ascoltato dal governo per la gestione di un problema che sarebbe semplice risolvere, ma pare si voglia lasciare così com’è. Il problema non è la volontà politica di prediligere il concorso quale strumento ordinario per il reclutamento degli insegnanti piuttosto che attraverso la formazione iniziale universitaria, ma l’abuso dei contratti a termine”.
Per alcuni esponenti dell’attuale maggioranza, e soprattutto per il ministro Bussetti, tutto si risolverà con i concorsi. Cosa ne pensa?
“La storia recente ci insegna che, nonostante due concorsi ordinari (2012, 2016) e uno straordinario (2018) il numero dei supplenti è aumentato, così come il numero di coloro che insegnano senza abilitazione o specializzazione sul sostegno. La colpa, di certo, non è di quei 100 mila che si sono abilitati e specializzati con il Tfa o con il Pas, o i laureati in scienze della formazione primaria o ancora di quei 50 mila che hanno scoperto di avere un titolo valido quale il diploma magistrale”.
Quali sarebbero le ragioni di tale disastro?
“Da una parte il mancato allineamento tra organico di fatto e organico di diritto, inclusi i posti di sostegno in deroga, dall’altra quello tra domanda e offerta. L’attuale sistema di reclutamento, nelle assegnazioni delle supplenze, prevede dapprima lo scorrimento delle graduatorie ad esaurimento provinciali poi di quelle locali d’istituto (tra le 10 e le 20 selezionate): se le prime sono esaurite perché si è deciso di non inserire gli abilitati negli ultimi 5 anni, si costringono le segretarie scolastiche al terno al lotto di chi si ritrova nelle rispettive graduatorie d’istituto fino all’utilizzo delle messe a disposizione, mai in numero così elevato da 20 anni a questa parte (se ne registrano diecimila). Per non parlare delle 50mila cattedre andate deserte durante le convocazioni delle immissioni in ruolo negli ultimi 5 anni. Qual è la soluzione? Evidentemente non soltanto il nuovo concorso, ma l’utilizzo del doppio canale di reclutamento, come recentemente ha ricordato la Cisl, dopo l’appello al rispetto della direttiva europea lanciato dalla Cgil e all’attenzione verso l’assunzione dei precari con più di 36 mesi chiesto da Uil, Snals e Gilda. Sono tutte cose che da anni ANIEF chiede in Parlamento attraverso la riapertura delle GaE, la trasformazione provinciale delle graduatorie d’istituto, con l’estensione del doppio canale di reclutamento e corsi abilitanti per chi ne è sprovvisto. Siamo felici che finalmente tutti gli altri sindacati la pensino pubblicamente come noi, con manifestazioni in sintonia con gli scioperi a cui noi abbiamo aderito o che abbiamo proclamato, anche se non siamo d’accordo sulla necessità di ulteriori concorsi riservati che non andrebbero a risolvere il problema”.
Magari ora che siete uniti su alcune proposte, sarete ascoltati?
“Il fatto che dopo tante battaglie giudiziarie si abbia una voce comune anche ai tavoli della politica, certamente amplifica la nostra voce. Noi non chiediamo privilegi, ma il rispetto del diritto dell’Unione e la fine della piaga del precariato, anche per garantire la necessaria continuità didattica ai nostri alunni e l’opportuna serenità lavorativa ai nostri insegnanti”.

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Il bilinguismo nel mondo moderno

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Parma Venerdì 22 e sabato 23 marzo è in programma il convegno internazionale Il bilinguismo nel mondo moderno, organizzato dall’Università di Parma e dalla Scuola Russa Tolstoj (Associazione Culturale “Russian House – Italy”, Milano). Il convegno, che tratterà temi di attualità legati al bilinguismo, si svolgerà il 22 marzo nella Sede Centrale dell’Ateneo (via Università 12) e il 23 marzo nella Scuola Russa Leo Tolstoj a Milano.
La prima parte della giornata del 22 marzo sarà dedicata alla discussione su temi di attualità del bilinguismo, mentre la seconda parte si concentrerà sulle questioni legate alla professione di traduttore e al successo degli specialisti bilingue. Il secondo giorno della conferenza sarà dedicato al funzionamento delle scuole straniere russe e allo sviluppo del discorso orale e scritto di bilingui. Alcune università russe presenteranno i loro progetti e programmi e i professionisti europei condivideranno la loro esperienza.
Parteciperanno alle due giornate circa 100 studiosi, educatori, psicologi, direttori di scuole russe di istruzione primaria e secondaria che lavorano nel campo dell’educazione bilingue e del multilinguismo e genitori di bambini bilingui di 18 paesi, oltre a una delegazione di circa 40 studiosi provenienti dalle principali università russe e una delegazione dell’Unione internazionale dei genitori di bambini bilingue “MIR” di Vienna.
Il programma della conferenza prevede discussioni scientifiche sul bilinguismo attraverso tavole rotonde e relazioni di qualificati relatori, tra cui la Vice Presidente dell’Associazione Italiana dei Russisti Monica Perotto (Università di Bologna), specialista in bilinguismo infantile e autrice del libro Lingua e identità dell’immigrazione russofona in Italia, Marina Niznik, autrice e responsabile del team del progetto educativo per adolescenti Russo senza frontiere nonchè autrice del libro di testo In russo su tutto in collaborazione con Anna Vinokurova, Anna Golubeva, autrice di pubblicazioni scientifiche sul bilinguismo e la sociolinguistica in russo e inglese, editore di letteratura sul Russo come Lingua Straniera e sul russo come seconda lingua madre e caporedattore della Zlatoust Publishing House, Natalya Zhukova (Helsinki, Finlandia), psicologa-consulente, membro della Società Psicologica Russa, direttrice del “Centro Natus” di consulenza familiare, docente presso l’Istituto di Psicologia Pratica Imaton, autrice del ciclo radiofonico Agli immigrati sull’immigrazione alla radio “Voce della Russia”, Olga Uvarova (Bologna, Italia) storica e traduttrice letteraria, Maria Candida Ghidini (docente di Letteratura russa all’Università di Parma e Sara Polidoro, docente della Scuola Superiore di Traduzione di Forlì.

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Gianluca Brogna presenta John Cascone

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Roma Giovedì 21 marzo 2019 ore 19.00 AlbumArte, via Flaminia 122 Gianluca Brogna presenta John Cascone per il terzo dei cinque appuntamenti della nuova serie di AlbumArte VideoArtForum, rassegna di proiezioni di film e video d’artista. Ingresso gratuito.
Dopo la proiezione seguirà un dibattito aperto al pubblico in sala. I video di John Cascone verranno proiettati nuovamente, in loop, nei giorni venerdì 22 e sabato 23 marzo, dalle 15.00 alle 19.00.Artista visivo le cui pratiche, negli ultimi anni, sono orientate prettamente sui linguaggi della performance, John Cascone impiega il video come strumento di documentazione delle sue ricerche concettuali. L’immagine viene utilizzata come mezzo per raccontare una ricognizione indirizzata principalmente alla reificazione dell’immateriale. Il “lessico” con il quale costruisce le sue immagini è affine agli strumenti di ricerca delle scienze sociologiche e demo-etno-antropologiche ovvero la risultante di una indagine che mette in relazione le comunità e i gruppi con questioni riguardanti il linguaggio, l’identità e la memoria. Durante la conversazione con Gianluca Brogna l’artista mostrerà alcuni lavori video raccontando le tappe della sua ricerca.
Il progetto AlbumArte VideoArtForum – iniziato nel 2016 e diretto da Cristina Cobianchi con il coordinamento di Valentina Fiore – ha presentato artisti e curatori italiani e internazionali e conferma l’interesse di AlbumArte per la videoarte, medium espressivo del quale si è occupato fin dagli esordi (2011) in Italia e all’estero, continuando a definire l’indagine in questo ambito come una delle caratteristiche più specifiche del suo percorso di ricerca.www.albumarte.org

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World Jewish Congress demands UN Human Rights Council remove anti-Israel Item 7 from its agenda

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Geneva – The World Jewish Congress has renewed its calls on the United Nations Human Rights Council (UNHRC) to remove once and for all Agenda Item 7 targeting Israel, the only permanent item on the Council’s agenda against a particular country. The UNHRC is meeting now in Geneva for its 40th session.
During a debate on Item 7 on Monday, the Special Rapporteur on the Palestinian Territories and a Commission of Inquiry accused Israel of perpetuating human rights abuses in those territories. The United States has withdrawn from the Council over its ongoing bias.
“The UNHRC has again shown its blatant discrimination and double standards, spending approximately eight critical hours of debate scapegoating Israel rather than taking the opportunity to expose the accountability of the Palestinian leadership for the deterioration of human rights in the territories under their control,” said WJC CEO and Executive Vice President Robert Singer. “This one-sided approach will only contribute to the exacerbation of Palestinian suffering, as it absolves both Hamas and the Palestinian Authority of any wrong-doing, placing the blame erroneously and detrimentally on the State of Israel.”“Item 7 is only part of the problem at this Council. Later this week, member states will debate five egregious resolutions against Israel that fully ignore the realities and complexities on the ground in the region. They attack Israel and demand accountability without even a single mention of Hamas, the rulers of the Gaza Strip which indiscriminately uses civilians, including women and children, as human shields, and which routinely impose violence and stifling restrictions against its own people,” Singer said. “The UNHRC has become nothing more than a theater of the absurd. The World Jewish Congress will continue to speak out against this Council as long as the bias against Israel remains. We look forward to the day when the UN Human Rights Council resumes its focus on protecting human rights worldwide.”
In Geneva, WJC Jewish Diplomat Philippe Assouline spoke on the UNHRC floor against the Commission of Inquiry’s report accusing Israel of crimes against humanity in Gaza, calling it a “a flagrant disregard for the facts and basic decency” and a “manipulative lie.”
“Hamas’ march was a propaganda exercise to create heartbreaking images with which to abuse western compassion and indict Israel. Hamas understands well that their jihadi aggression will be eagerly supported by this body if enough children are killed for the cameras,” Assouline said. The report disregards the fact that the sole aim of the so-called March of Return last spring was to incite Palestinian civilians against their Israeli neighbors and ignores that Hamas “carefully planned this violence and ensured that children and civilians would take part – busing them in and encouraging them to attack border guards,” Assouline said.“Hamas is reported to have shot its own citizens last week for protesting the price of food. The Report would have us believe this government – a terrorist group known for targeting children and murdering dissidents — had no active hand in masses of its people violently storming an international border far from their homes, to murder families living peacefully beyond it,” Assouline added.Furthermore, the report “castigates Israel as an occupying power –revealing the anti-Israel psychosis that animates it. Gaza has been under Palestinian rule since 1994 and Israel completely vacated the territory in 2005! What a reward this report is for that brave step,” said Assouline. Assouline concluded: “This report is not merely irresponsible and embarrassing, it is dishonest. It is a blank check to terrorist groups. And its abject unfairness is why Israelis have no absolutely zero trust to the UN.”

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Oggi Presidente del Parlamento europeo ospita la conferenza ad alto livello sul futuro degli oceani

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Bruxelles. La conferenza si tiene oggi nell’emiciclo del Parlamento europeo dalle 14.00 fino alle 18.30.
Prima della conferenza Tajani ha dichiarato: “Il Parlamento europeo vuole dare risposte concrete ai milioni di ragazzi scesi in piazza per portare i cambiamenti climatici al centro dell’agenda politica. Siamo dalla loro parte. Il parlamento europeo è in prima linea nella battaglia in difesa del pianeta. Oggi ci troviamo di fronte ad una crisi storica, con importanti conseguenze sociali, economiche, politiche e ambientali. Il Parlamento ritiene crede che sviluppo economico, competitività industriale e politiche climatiche possano e debbano essere complementari. Continuare a sfruttare ed inquinare i nostri oceani sarebbe una scelta irresponsabile. Per questo ci siamo battuti per includere la tutela e l’uso consapevole delle risorse degli oceani fra gli obiettivi di sviluppo del millennio delle Nazioni Unite.
Entro il 2050 i rifiuti di plastica presenti negli oceani supereranno i pesci. Diventa essenziale ed urgente una politica di tolleranza zero contro la plastica monouso. Per questo il Parlamento ha votato per bandire l’utilizzo di plastica non riutilizzabile sul territorio dell’Unione. Utilizzare materiali alternativi alla plastica non significa solo avere oceani più puliti, ma permetterà anche di risparmiare diversi miliardi di euro”.

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Poste: Nel 2018 gli analisti stimano boom utile a 1,3 miliardi di euro

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

(fonte: Il Sole 24 Ore Radiocor Plus by Chioda Maria Luisa) Ricavi a 10,7 miliardi (+0,9%), ebit in aumento di circa il 30% a 1,458 miliardi e boom dell’utile netto a 1,299 miliardi di euro. Sono le previsioni del consensus degli analisti sui risultati di Poste Italiane per il 2018. L’utile netto è dunque atteso in crescita di quasi il 90% rispetto al 2017(quando era risultato pari a 689 milioni). Questa performance dell’utile, come notano alcuni analisti nei loro report, si spiega in parte con alcune componenti straordinarie che caratterizzano il 2018. “Ci aspettiamo – scrive Ubs – che Poste registri un utile netto del quarto trimestre pari a 18 milioni di euro grazie a circa 300 milioni di euro di imposte differite attive (DTA) generate nell’attività assicurativa”. Gli analisti si attendono inoltre la conferma della politica di dividendi; la cedola è infatti generalmente attesa in crescita di circa 5% a 0,44 euro per azione. L’azienda comunicherà al mercato i dati oggi pomeriggio. Per il 2019 il consensus riportato da Radiocor prevede ricavi grossomodo stabili a 10,7 miliardi, mentre l’ebit è atteso a 1,479 miliardi; l’utile netto è previsto, in calo di oltre il 20%, a 995 milioni. Su questo confronto pesa, stavolta negativamente, il differimento di imposte registrato nel 2018.”Prevediamo – afferma Banca Imi nel suo report – che l’attenzione degli investitori sarà concentrata soprattutto sulle guidance del 2019 che saranno diffuse durante il Capital Markets Day in programma il 20 marzo a Londra”. “La nostra analisi dettagliata di ciascuno degli obiettivi divisionali di Poste – afferma Ubs – si traduce in stime dei ricavi che sono dell’1-3% sotto gli obiettivi del gruppo per il periodo 2020-22. Di conseguenza, prevediamo una perdita del 6-12% a livello di Ebit rispetto a quanto dichiarato”.Tornando ai risultati del 2018, Jp Morgan, si aspetta un quarto trimestre “stabile, in linea con il piano industriale ‘Deliver 2022”. I riflettori della banca d’affari sono puntati, tra l’altro, sulla conferma del dividendo, i ricavi dell’ultimo quarter del 2018 attesi in crescita del 4% soprattutto grazie a plusvalenze una tantum nel settore del risparmio gestito parzialmente compensate dal calo del business della posta. Riduzione, tuttavia, che è prevista più lenta rispetto al passato. Ma guardiamo ai vari settori. Il comparto corrispondenza, pacchi e distribuzione, secondo la media degli analisti, dovrebbe registrare nel 2018 3,556 miliardi di ricavi, i servizi di pagamento, mobile e digitale, 596 milioni, i servizi finanziari 5,16 miliardi e quelli assicurativi 1,45 miliardi.

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Scuola: Stipendi, la politica inneggia agli aumenti ma da aprile solo 8 euro di aumento

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Monta la polemica per il costo eccessivo sulla flat tax, pari a 60 miliardi di euro, che la Lega vorrebbe estendere a tutte le famiglie italiane: l’ultima legge di bilancio ha infatti permesso ai titolari delle partite Iva fino a 65 mila euro di pagare un 15% forfettario di tasse e dal 2020 i professionisti con ricavi tra i 65 e i 100 mila euro potrebbero rientrare in una seconda aliquota pari al 20%, ma ora il vicepremier Matteo Salvini ha ventilato l’ipotesi di una flat tax allargata ai lavoratori dipendenti. Per Anief i dipendenti statali non possono rimanere legati ad un progetto di legge ancora tutto da definire. Perché il tempo passa e il contratto sottoscritto un anno fa è scaduto a dicembre 2018. E gli 85 euro di aumento medio lordo sono stati già divorati dall’inflazione. Marcello Pacifico (Anief): Basta promesse, servono aumenti veri.
In attesa di comprendere come reagirà il parterre politico di maggioranza parlamentare alla proposta del vicepremier Matteo Salvini, Anief sostiene che la flat tax per i lavoratori pubblici potrebbe finalmente muovere in modo sostanzioso i salari di oltre tre milioni di lavoratori, di cui un terzo appartenenti alla scuola. Tuttavia, anche alla luce delle perplessità espresse dal Movimento 5 Stelle, i dipendenti statali non possono rimanere legati ad un progetto di legge ancora tutto da definire. Perché il tempo passa e il contratto sottoscritto un anno fa è scaduto a dicembre 2018. E gli 85 euro di aumento medio lordo sono stati già divorati dall’inflazione, considerando che pure dopo gli incrementi il costo della vita continuava comunque a sovrastare i salari degli statali di oltre il 5% visto che 8 punti percentuali sono stati accumulati tra il 2007 e il 2015.
L’unica buona notizia è che dal mese prossimo, proprio perché non è stato rinnovato il contratto, per tutti i dipendenti pubblici arriverà un piccolo aumento: come indicato dalla normativa vigente, scrive oggi Orizzonte Scuola, la legge di bilancio ha previsto che, qualora entro il mese di aprile dell’anno seguente alla scadenza del CCNL non si sia ancora provveduto al rinnovo, è riconosciuto un anticipo dei benefici che saranno ottenuti con la stipula del Contratto medesimo, ai sensi dell’articolo 47-bis del D.lgs. 165/01. Si tratta della cosiddetta indennità di vacanza contrattuale (IVC) pari allo 0,42 per cento dal 1° aprile 2019 al 30 giugno 2019 e dello 0,7 per cento a decorrere dal 1° luglio 2019.
Solo che l’indennità di vacanza contrattuale sarà calcolata non sull’intera retribuzione ma sulle sole voci stipendiali, quantificate in media per il settore statale in 25.184 euro l’anno: applicandola, si arriva ad un aumento di 8 euro a partire dal 1° aprile 2019, che può arrivare a 13–14 da luglio 2019 (sempre che nel frattempo non si giunga alla firma di un nuovo contratto): tale possibilità, tuttavia, è oggi da scartare al 100 per cento, considerando che l’impegno finanziario necessario, nell’ordine dei miliardi di euro, deve passare necessariamente per una nuova manovra economica; quindi se ne riparlerebbe non prima del gennaio 2020.
Anief ricorda che in Germania un maestro della primaria tedesco appena assunto percepisce 46.984 euro di media, fino a superare i 62 mila euro prima di andare in pensione, mentre in Italia nessun docente supererà mai 34 mila euro; alle scuole medie, il collega tedesco sfiora i 53 mila euro all’inizio e i 70 mila euro a fine carriera; alle superiori, infine, si vede assegnare 53 mila euro come primo stipendio da neo-assunto (20 mila più dei nostri) e 76.770 euro come stipendio massimo: quasi il doppio rispetto ad un docente delle superiori non va oltre ai 39 mila euro annui. Realtà economiche non molti differenti vivono gli insegnanti di Austria, Olanda, Norvegia. Per non parlare del Lussemburgo, sede della Corte di Giustizia Europea, dove lo stipendio di un docente è quasi cinque volte più alto, ben al di sopra dei 100 mila euro l’anno.

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Una conferenza sulla Cina di Xi Jinping alla Fondazione Einaudi

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Torino 20 marzo alle 17 alla Fondazione Luigi Einaudi, in via Principe Amedeo 34 si terrà una conferenza sulla Cina di Xi Jinping alla Fondazione Einaudi. ”Economia, società e politica nella Cina di Xi Jinping”: è il tema – quanto mai attuale nei giorni che precedono la firma del memorandum d’intesa sulla Nuova Via della Seta, che il leader cinese siglerà con l’Italia tra breve durante la sua visita nel nostro paese. A condurla sarà Ignazio Musu, professore emerito di Economia politica all’Università di Venezia. All’incontro, moderato da Terenzio Cozzi, interverranno Giovanni Balcet, Giuseppe Gabusi e Vittorio Valli.
Ignazio Musu è autore di “Eredi di Mao. Economia, società, politica nella Cina di Xi Jinping” (Donzelli, 2018), di “La Cina contemporanea” (Il Mulino, 2011) e di numerosi altri lavori su temi di economia della crescita e dello sviluppo, di economia dell’ambiente, di politica economica, di etica ed economia.

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Scuola: Piuttosto che pensare a nuovi concorsi, il Miur assuma chi li ha già vinti

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

E nel reclutare migliaia di idonei, la finisca di chiamare i precari soltanto per fare i supplenti. Il titolo o è valido per insegnare oppure no. Se un posto è senza titolare va dato in ruolo a chi lo ricopre ogni anno. Specializzare altri 14 mila insegnanti sul sostegno senza riaprire le GaE al personale abilitato genera nuovo precariato e questo Bussetti lo sa, replica Marcello Pacifico (Anief). Per non parlare, persino, del licenziamento di chi col diploma magistrale ha superato l’anno di prova.
Il ministro continua a parlare di procedure concorsuali come unica strada per arrivare al ruolo e fa l’esempio del sostegno, per il quale a breve si svolgeranno i test selettivi per far accedere ai corsi oltre 14 mila candidati. Solo che quella specializzazione, peraltro anche particolarmente esosa, replica Marcello Pacifico, presidente Anief, non garantisce alcuna stabilizzazione, ma solo la precedenza nel conferimento delle supplenze, quindi per garantirsi uno dei 50.000 posti di sostegno in deroga. E lo stesso vale per l’abilitazione conseguita con il superamento del concorso: sono attestati, gli ennesimi collezionati dai precari italiani, che aspettano il ruolo dopo aver superato le prove e una vita da supplenti. Il giorno in cui il Ministro vorrà dire davvero basta al precariato, allora non dovrà fare altro che riaprire le GaE a tutti i docenti abilitati, così da evitare per i precari storici della scuola ricorsi risarcitori in tribunale. “Il ministro dell’Istruzione dice che vuole vincere il precariato scolastico, ma poi sbaglia il progetto da attuare perché ciò si realizzi e così espone ancora di più il Miur ai ricorsi risarcitori in tribunale”: così ribatte Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, alle intenzioni espresse da Marco Bussetti durante una visita a Firenze a proposito dell’eccesso di personale non di ruolo che copre cattedre libere. “Vogliamo arrivare – ha detto il Ministro – a dare dignità ad una professione come quella del docente che vede molti, anzi decine di migliaia di docenti, lavorare da molti anni a tempo determinato. Vorremmo avviare le procedure concorsuali per la loro stabilizzazione”. Quando il Ministro dell’Istruzione parla di precariato omette alcuni passaggi fondamentali sull’avvio delle selezioni: la lentezza di attuazione dei concorsi; la decisione di considerare vincitori solo un numero ristretto e non tutti gli idonei; la volontà di fare selezione anche tra i precari storici, con oltre 36 mesi di servizio svolto, che invece devono essere immessi in ruolo con modalità automatiche; la scomparsa dei posti riservati ai vincitori come ancora avvenuto per l’ultimo concorso del 2016; la mancata armonizzazione tra organico di diritto e organico di fatto e la voluta ignoranza sui posti in deroga di sostegno. Su questo punto la Corte di Giustizia Europea, attraverso la decima Sezione Corte, pochi mesi fa ha emesso la sentenza C-331/17 Sciotto che, richiamando “la clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura in allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato”, ha ribadito come i Paesi membri non possano osteggiare tale indicazione e nemmeno discriminare determinate categoria di lavoratori. Quindi, pur di mantenere una posizione sbagliata, continuando a praticare l’abuso di precariato, l’Italia sta andando incontro ad una “bacchettata” non indifferente, sotto forma di sanzione, messa in atto da Bruxelles. Senza dimenticare l’exploit di ricorsi risarcitori in tribunale al quale stiamo assistendo già da alcuni anni. L’apice dalla inefficienza della politica adottata dal Ministero dell’Istruzione per vincere la supplentite nelle scuole si compie sul sostegno agli alunni disabili: “Avvieremo una certificazione dei corsi per 40 mila nuovi docenti specializzati in sostegno nei prossimi tre anni – ha dichiarato Bussetti –: già per 14 mila sono aperti i bandi per questo anno scolastico. Stiamo inoltre investendo sul “reclutamento perché il precariato è un problema”. “Pensare di risolvere il precariato scolastico con i concorsi, dimenticando che ci sono anche da stabilizzare oltre 100 mila precari già selezionati e abilitati all’insegnamento, rappresenta un’opera di demagogia che non possiamo accettare”, commenta il professor Marcello Pacifico.

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Leonardo Pierdomenico in Chopin e LIszt

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Roma Mercoledì 20 marzo 2019 alle 18.00 la stagione di Roma Sinfonietta presso l’Università di Roma “Tor Vergata” (Auditorium “Ennio Morricone”, Macroarea di Lettere e Filosofia, via Columbia 1) ospita il giovane pianista Leonardo Pierdomenico, che dedica il suo concerto ai due più grandi pianisti-compositori dell’Ottocento e di tutti i tempi, Frédéric Chopin e Franz Liszt.Nato a Pescara nel 1992, Leonardo Pierdomenico ha già conseguito brillanti successi al Concorso internazionale Van Cliburn, il più importante dell’intero continente americano, e al prestigioso Concorso “Queen Elizabeth” 2016 di Bruxelles. Ha suonato con orchestre come Forth Worth Symphony, Orchestre Royal de Wallonie e Orchestra del Teatro La Fenice e ha partecipato a importanti progetti come l’esecuzione integrale delle Sonate per pianoforte di Beethoven all’Accademia Filarmonica Romana. Recentemente ha compiuto tournée con orchestre italiane e straniere, eseguendo il Concerto n. 1 di Chopin e il Concerto op. 33 di Dvorak. Ha suonato in sale e istituzioni musicali prestigiose come Parco della Musica di Roma, Società dei Concerti di Milano, Konzerthaus di Berlino, Hahn Hall di Santa Barbara e Bass Hall di Fort Worth (USA).Nella prima parte del concerto eseguirà alcuni capolavori di Chopin, che rappresentano alcune forme di musica predilette dal maestro polacco (Notturno, Ballata, Mazurka, Polacca) mentre la seconda parte sarà dedicata alla più grandiosa composizione pianistica di Liszt, la Sonata in si minore.

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Accolto dal Governo l’Ordine del Giorno dell’on. Nissoli alla legge europea sui lettori di lingua straniera

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

In tale ODG l’on. Nissoli impegna il Governo a sanare una discriminazione inerente il trattamento economico dei lettori di lingua straniera portando, così, l’Italia ai livelli europei per l’internazionalizzazione linguistica delle Università.In particolare, l’ODG Nissoli impegna il Governo “a utilizzare la proroga di cui all’art. 2-bis volto a concludere il perfezionamento del decreto del Miur, previsto dalla legge europea 2017, per intervenire in modo definitivo per rimuovere le disparità di trattamento economico degli ex lettori e collaboratori linguistici di madrelingua, per riconoscere nel contratto nazionale a tale categoria di lavoratori il profilo di insegnante universitario di madrelingua, con il trattamento economico del ricercatore confermato a tempo definito, scongiurando in tal modo l’apertura di ulteriori contenziosi e rendere l’Italia un Paese maggiormente attrattivo per ricercatori e studiosi provenienti da tutto il mondo”.“Dobbiamo fare di più – ha dichiarato l’on. Nissoli – affinché l’Italia sia un Paese attrattivo non solo sul piano paesaggistico e culturale ma anche sul piano della ricerca e questo è possibile attraverso un lavoro di internazionalizzazione di cui questo ODG costituisce un piccolo tassello”.

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L’Invalsi certifica le due Italie: al Nord scuole sempre più efficaci, il Sud non tiene il passo

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Non lasciano spazio a dubbi i dati pubblicati in queste ore dall’Istituto nazionale di valutazione, relativi alle prove di italiano e matematica nelle classi riguardo il valore aggiunto delle prove nazionali, che fa luce anche sui fattori endogeni, come il background ambientale: a livello di scuola secondaria, le percentuali di istituti eccellenti da Firenze in giù rimangono davvero bassi; alla primaria non va molto meglio. Marcello Pacifico (Anief): Da una parte c’è il Nord, dove il tempo pieno è garantito sostanzialmente per l’intera domanda, e i servizi annessi agli istituti scolastici, come gli scuola-bus, le mense, gli agenti territoriali a supporto, oltre ai buoni livelli socio-culturali del posto, alla lunga non possono che dare un’impronta positiva sui livelli dell’offerta didattica e sugli apprendimenti. Dall’altra parte, il Centro-Sud, vittima dell’abbandono dello Stato centrale, degli ultimi decenni, a livello di servizi ed infrastrutture, che non risparmia le scuole, visto che in certe regioni, come la Campania, il tempo pieno si ferma al 15% e attorno agli istituti permane il vuoto. Ed è in questo contesto che si colloca l’opera straordinaria del corpo docente e del personale tutto in servizio nelle scuole del Sud, dove si lavora in contesti difficili se non ostili. Secondo l’Invalsi, al Sud le scuole secondarie di primo grado eccellenti sono appena l’1%, mentre gli istituti che non riescono ad incidere sul rendimento degli studenti sono oltre il 10%. Nel Centro Nord, partendo da Firenze, la differenza è molto meno accentuata. Stesso copione negli istituti secondari di secondo grado: nei licei classici e scientifici del Meridione, ad esempio, le scuole efficaci sono il 3-4%, mentre quelle “meno efficaci” sono meno del 10%: nel resto del Paese la predetta differenza è meno marcata.
Sempre secondo l’Invalsi, anche alla primaria il gap formativo regionale risulta confermato: il Mezzogiorno e le Isole maggiori si caratterizzano, rispetto all’Italia del Centro-Nord, per una tendenza alla polarizzazione tra scuole che conseguono risultati superiori e scuole che conseguono risultati inferiori a quelli che si potevano predire in base alle caratteristiche dei loro studenti. Sono queste le conclusioni a cui è giunto l’Istituto sul “valore aggiunto” o “effetto scuola”, la misura della qualità delle competenze degli studenti “al netto” di tre fattori che non dipendono direttamente dalle scuole: il livello socio-culturale del territorio (background ambientale); il livello socio-culturale della famiglia di ciascun alunno (background individuale); le competenze che gli studenti già possedevano all’ingresso della scuola. “Questi risultati sugli apprendimenti – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief –, anche se di natura puramente quantitativa, con tutti i limiti che tali rilevazioni comportano, non fanno altro che confermare la presenza nella nostra Penisola di due realtà formative sostanzialmente diverse. È come se si vivesse in ‘due Italie’: da una parte c’è il Nord, dove il tempo pieno è garantito sostanzialmente per l’intera domanda e i servizi annessi agli istituti scolastici, come gli scuola-bus, le mense, gli agenti territoriali a supporto, oltre ai buoni livelli socio-culturali del posto, alla lunga non possono che dare un’impronta positiva sui livelli dell’offerta didattica e sugli apprendimenti che ne conseguono”.

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Scuola – Concorso DS: un candidato su 8 sceglie “Diventare dirigente”

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Grande successo per i seminari “Diventare dirigente” organizzati da Eurosofia, in collaborazione con Anief e Udir, alla presenza di dirigenti esperti qualificati dall’amministrazione scolastica. Una partecipazione massiccia ha travolto i formatori: un candidato su 8 ha infatti deciso di affidarsi a Eurosofia per superare il colloquio della prova orale. Domani l’incontro avrà luogo a Padova, mentre lunedì sarà la volta di Perugia e Roma. Per rimanere aggiornato e prendere visione del calendario con i prossimi eventi, clicca qui.Successo enorme per “Diventare dirigente”, il percorso di formazione riservato agli aspiranti dirigenti scolastici promosso da Eurosofia, ente di formazione accreditato al MIUR ai sensi della direttiva 170/2016, insieme con Anief ed Udir. I seminari toccheranno tutta l’Italia, attraverso incontri informativi gratuiti: “Diventare dirigenti. Dalla gestione del colloquio alla governance della scuola” ha lo scopo di supportare gli aspiranti DS che devono affrontare il colloquio e approfondisce i temi delle aree del concorso attraverso l’analisi di casi professionali. I workshop formativi gratuiti si stanno svolgendo nel mese di marzo, con una durata di 4 ore ciascuno, dalle ore 14.30 alle ore 18.30: clicca qui per conoscere le date e le città in cui giungeranno.
Gli argomenti che sono oggetto degli incontri sono: analisi e risoluzione di un caso per affrontare e superare il colloquio; normativa, regolamento di contabilità, CCNL dei dirigenti; spazio di confronto con i relatori; presentazione del corso “Il metodo dei casi – conquista il tuo successo” e presentazione del percorso gratuito training “Io Dirigente, i miei primi 30 giorni” (a partire da agosto 2019).Il programma e i materiali didattici sono stati predisposti da un team di formatori competenti e qualificati, composto da DS in servizio e quiescenza, DSGA, provveditori e funzionari dell’amministrazione. I seminari gratuiti hanno posti limitati ed è necessario prenotare la propria partecipazione inviando un’email a segreteria@eurosofia.it indicando: nome, cognome, numero telefonico, indirizzo mail, sede di preferenza.Durante ogni workshop, i soli partecipanti registrati riceveranno in omaggio il Manuale di preparazione al superamento della prova orale pubblicato da Simone Editore, curato dalla dott.ssa Annamaria Di Nocera già dirigente scolastico, attualmente componente del Nucleo USR Campania, contenente oltre 300 domande, casi risolti, lingua inglese e informatica.Inoltre, i vincitori del concorso DS potranno partecipare gratuitamente, ad agosto 2019, al percorso di trainingper i dirigenti neoassunti su tutti gli adempimenti “Io dirigente, i miei primi 30 giorni”. Per avere maggiori informazioni è sufficiente contattare 091-7098311/357

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Scuola – Mobilità docenti, partenza col botto: 10 mila domande in 72 ore

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Si tratta in prevalenza di insegnanti che tentano il passaggio fuori provincia: a loro viene riservato il 40% dei posti vacanti. C’è tempo fino al 5 aprile e si prevede un record di richieste. Ma le procedure sui trasferimenti, confermate in toto, diventeranno motivo di respingimento per molti richiedenti. Marcello Pacifico (Anief): Era l’occasione giusta per aprire una fase di mobilità e trasferimenti aperti a tutti coloro che ne abbiano fatto richiesta. Toccherà ai giudici, sollecitati dai ricorsi, dirimere questa e tante altre questioni irrisolte. Partenza col botto per la mobilità 2019 del personale scolastico, regolata quest’anno dal contratto collettivo nazionale e delle relative ordinanze che hanno scandito ufficialmente i tempi di presentazione delle domande: il Miur ha comunicato che nei primi tre giorni di avvio delle procedure, riservate in questa prima fase al personale docente, sono state acquisite 10.888 domande di cui 2.388 confermate. Secondo la rivista specializzata Orizzonte Scuola, ad essere particolarmente interessati a fare proprio uno dei posti assegnati alla mobilità (complessivamente il 50% dei posti vacanti e disponibili, di cui il 40% per i trasferimenti interprovinciali e 10% per i passaggi di ruolo o cattedra), sono i docenti che chiedono il trasferimento interprovinciale.
“A fronte di una situazione così particolarmente d’emergenza, come quella che stiamo vivendo, e tenendo conto del considerevole numero di posti vacanti e disponibili – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief –, alla luce anche della cancellazione degli ambiti territoriali, era l’occasione giusta per aprire una fase di mobilità e trasferimenti aperti a tutti coloro che ne abbiano fatto richiesta. A gridare vendetta sono poi i tanti docenti interessati ai passaggi di ruolo i quali, in base alle residue quote previste nell’ultimo contratto sulla mobilità, potranno vedere attuata la loro richiesta solo in minima parte. Toccherà ai giudici, quindi, dirimere questa e tante altre questioni irrisolte”. Il sindacato ricorda che ci sono anche altri motivi per cui è stato deciso di impugnare il contratto sulla mobilità sottoscritto la scorsa settimana: Anief, infatti, ha deciso di attivare le preadesioni per accantonamento posto Fit 31 dicembre prima dei trasferimenti, per il terzo anno Fit partecipazione trasferimenti, per il servizio nelle scuole paritarie, per la precedenza per assistenza al genitore disabile nei trasferimenti interprovinciali, per il vincolo quinquennale sostegno, per graduatorie interne d’istituto 2019/20 valutazione servizio pre-ruolo per intero e servizio scuole paritarie, per mancato trasferimento ambito/sede richiesta sempre per via di uno o più errori cagionati dal famigerato algoritmo ministeriale.

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Ancora una volta i professori in piazza a manifestare contro l’abuso dei contratti a termine

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Sui motivi siamo tutti d’accordo, dichiara Marcello Pacifico di Anief: l’ultima Legge di stabilità ha cancellato anche la speranza di entrare nei ruoli attraverso un concorso riservato per i tanti supplenti che insegnano nelle nostre scuole, per paura che sia anch’essa dichiarata incostituzionale. Ma è la soluzione proposta dalle altre forze sindacali che non condividiamo perché non può essere la riproposizione di una norma riservata analoga che non risolve il problema del precariato, né la partecipazione a un concorso nazionale. Nel primo caso, infatti, i posti a disposizione sarebbero esigui rispetto a quelli concessi ai concorsi ordinari e agli altri riservati al personale abilitato, ragion per cui abbiamo sempre criticato la Buona scuola fin da quando escluse dal piano straordinario di reclutamento tutto il personale non inserito nelle GaE. Nel secondo caso, rimarrebbe non sanzionato né evitato l’abuso dei contratti a termine per le supplenze, motivo di infrazione della norma comunitaria e di contenzioso presso i tribunali del lavoro per le misure risarcitorie. La strada maestra come ci ha insegnato la Cassazione rimane quella della riapertura delle GaE a tutto il personale reclutato e laddove esaurite con la qualificazione e il reclutamento di tutto il personale non abilitato con 36 mesi di servizio attraverso corsi annuali abilitanti e aggiornamento delle GaE, o ancora attraverso il reclutamento diretto dalle graduatorie d’istituto da trasformare in provinciali.
Anche noi siamo d’accordo con la senatrice Bianca Laura Granato (M5S) sulla necessità di farla finita coi ricorsi perché “li pagano i cittadini”. Infatti, abbiamo sempre detto che dovrebbero pagarli i dirigenti responsabili delle errate politiche di reclutamento italiano tanto che esiste un danno accertabile per la normativa europea e per la giustizia contabile. Tuttavia, vorremmo ricordare che tutti i cittadini hanno diritto a ricorrere contro atti della PA che ritengono illegittimi in uno Stato democratico e la Politica con la P maiuscola dovrebbe evitare il più possibile il contenzioso con scelte ragionevoli.
“Il problema non è bandire nuovi concorsi, ma evitare l’abuso dei contratti a termine e quindi la precarietà della scuola italiana. Lo strumento esiste: il doppio canale di reclutamento. E la diagnosi pure, cioè la falsificazione degli organici specie di sostegno. Il Governo riapra le GaE a tutto il personale abilitato, metta il personale non abilitato nelle condizioni di essere assunto a tempo indeterminato e non sempre come supplente, e finalmente adegui l’organico di fatto a quello di diritto, specie sui posti in deroga. E allora qualcuno non farà più ricorso né avrà ragione di manifestare e magari gli studenti avranno la continuità didattica che cercano”, conclude il leader del sindacato autonomo.
Questo è il commento alle parole della senatrice Bianca Laura Granato (M5S), in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook alla vigilia della manifestazione di alcuni sindacati contro la precarietà, dopo l’adesione di Anief agli scioperi del 27 febbraio e dell’8 marzo 2019. A questo proposito, il Parlamento dell’Unione Europea in una recente risoluzione (262/18) ha espresso la necessità che gli Stati membri provvedano a distanza di vent’anni dall’approvazione della direttiva 70/99 alla “conversione automatica del contratto a tempo determinato in un contratto a tempo indeterminato se il rapporto di lavoro perdura oltre una data precisa”, ovvero 36 mesi anche non continuativi qualora stiano operando su posto vacante e disponibile.

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La super-tecnologia distruggerà il pianeta

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

E’ l’avvertimento che ci viene da quest’ultimo disastro aereo, dove la tecnologia avanzata potrebbe aver giocato il ruolo di mandante e materiale esecutore del disastro. La vita di 157 persone è stata affidata all’imponderabile decisione di una macchina che avrebbe sostituito, anzi, impedito, l’intervento umano. Un programma, inserito in un computer, avrebbe fornito indicazioni sbagliate, impedendo l’intervento umano.Il paradosso sta nel fatto che sia il computer che il programma annesso sono opera dell’uomo, dove, però, proprio all’uomo è stata preclusa ogni possibilità di intervento, affidando le sorti dell’aereo e dei passeggeri alle risposte del computer, condizionato a rispondere solamente “si” oppure “no”, incapace di elaborazioni critiche, che sono di pertinenza dell’intelligenza umana, che però è stata, colpevolmente, esautorata.
La tecnologia sta avanzando oltre i limiti di sicurezza; quest’ultimo disastro è solo una modesta dimostrazione, ben altre ipotesi si affacciano all’orizzante e ci mostrano panorami di distruzione che nessuno prende nella dovuta considerazione.Penso a quella valigetta in mano all’uomo più potente della terra, collegata ad un avanzatissimo computer, che permetterebbe il lancio di un arsenale di testate nucleari, ognuna delle quali selezionata da una intelligenza artificiale, che potrebbe anche suggerire scelte sbagliate.Tornando al disastro aereo, sappiamo già che non emergerà alcuna responsabilità; ci sono in ballo miliardi di dollari, basti pensare alle ordinazioni per 5600 aerei del medesimo tipo che l’azienda produttrice ha già in portafoglio. Inoltre la medesima azienda ha come suo miglior cliente il Pentagono, per il quale produce aerei da guerra, anche per gli alleati, riservando al Pentagono le decisioni inerenti la fornitura di tali aerei e dei pezzi di ricambio. Quest’ultima clausola serve agli USA per mantenere la posizione di prima potenza mondiale, potendo esercitare il diritto di veto di rifornimento, per rendere inutilizzabili gli aerei in possesso di altri paesi.Il “dio denaro” domina la platea politica, sociale, tecnologica ed etica dell’intero pianeta, dove l’elemento “umano” è diventato un accessorio da consumare sull’altare del mercato consumistico, fino a quando l’intelligenza virtuale distruggerà l’intelligenza umana, ritenuta superata e, di conseguenza, inutile. (Rosario Amico Roxas)

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L’innovazione in azienda passa dal nuovo IT manager

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Oltre 300 professionisti formati negli ultimi due anni e un programma che è sempre più dedicato alla creazione del nuovo IT manager. L’AcademIT, progetto formativo che nasce in Nordest Servizi, azienda di Udine leader nei servizi informatici oggi parte del gruppo Eurosystem, lancia tre nuovi appuntamenti per la creazione delle nuove professionalità di chi lavora nel settore dell’information technology: il corso “CIO First” strutturato in due edizioni (Udine e Treviso) di quattro giorni l’una e due webinar sui temi dell’allineamento business-IT e della sicurezza informatica si propongono infatti di formare gli IT manager dell’era 4.0. Il filo conduttore è sempre la digitalizzazione. «La digitalizzazione è un processo irreversibile, che è andato e andrà a interessare progressivamente tutte le aziende. Da quelle che operano in ambito produttivo a quante lavorano nel campo del marketing fino a chi si occupa di supply chain, tutte sono chiamate ad adeguare il loro modello di business secondo la visione portata dalla rivoluzione del digitale», premette Mauro Sarti, formatore di Nordest Servizi e responsabile dei programmi di AcademIT. «Al professionista che si occupa di IT all’interno di un’azienda non vengono più – ed esclusivamente – richieste delle competenze prettamente tecniche, ma anche e soprattutto un approccio sempre più manageriale, ovvero essere partecipe e interprete del processo di business della stessa azienda. È un cambio di prospettiva necessario che arriva a formulare una nuova professionalità per l’IT manager». Una visione che AcademIT condivide con CUOA Business School, una delle principali scuole di management d’Italia, che dal 2011 lavora con uno specifico centro di competenza e un’offerta formativa dedicata, per creare consapevolezza del valore strategico della funzione ICT, privilegiando un approccio manageriale e di business per integrare le elevate skills tecniche dell’ICT con spiccate doti manageriali. «Un centro di formazione di elevato valore con il quale abbiamo delineato per la seconda metà del 2019 una collaborazione in tema di percorsi formativi per l’IT manager del futuro», conclude Sarti.Il corso “CIO First” è in programma per la zona di Udine il 14, 21, 28 marzo e 2 aprile; per la zona di Treviso invece è previsto il 4, 9, 11 e 18 aprile. Nelle quattro giornate di aula, ciascuna da otto ore di lezione, si parla di strategie, organizzazione, valutazione e innovazione nell’ottica di fornire tutti gli strumenti necessari per dare corpo alla nuova professionalità dell’IT manager. «Dando voce a chi si occupa di IT in azienda, viene proposto un percorso formativo concreto», prosegue Sarti. «La docenza è affidata ad un CIO evoluto; un professionista come Cristiano di Paolo, CIO del Gruppo Pittini, che ha già affrontato questi temi all’interno della sua azienda ed è in grado di passare dalla teoria alla pratica con esempi concreti; un manager che parla la lingua dei manager».
Ad aprire le quattro giornate il tema delle strategie: ovvero come il comparto IT deve allinearsi alle esigenze dell’azienda. «Questo significa avere una visione più ampia: spostarsi dalla “macchina” al modello di business per far crescere l’azienda», sottolinea Sarti. La seconda giornata è dedicata all’organizzazione per rendere i processi più semplici e fluidi; la terza alla valutazione perché, come ricorda il referente di Nordest Servizi, «occorre avere dei parametri di confronto per fare valutazioni corrette». Da ultimo, l’approccio all’innovazione. «Innovare non è seguire la tecnologia, ma scegliere tra le moltissime e continue evoluzioni quella che meglio fa al caso nostro. Sempre con l’obiettivo di rispondere alle esigenze di business dell’azienda».Sono invece due i webinair che l’AcademIT di Nordest Servizi ha in programma. Il primo, previsto già oggi mercoledì 13 marzo (dalle 15 alle 16) dal titolo “Allineare business e IT” punta a migliorare i processi e l’organizzazione dell’azienda attraverso implementazioni tecnologiche. «Il reparto IT è un centro di investimento e non di costi», osserva Sarti. «Con Davide Toniolo, IT manager di Battistolli SpA, parliamo di soluzioni che hanno risposto a specifiche esigenze di business: assolvere a reali richieste di operations portando risposte congruenti e metodologie efficaci e sostenibili è un traguardo per tutti gli IT manager».Il secondo, previsto il 17 aprile (dalle 15 alle 16), affronta il tema della sicurezza informatica perché le aziende sono oggetto di minacce quasi sempre trascurate. In “Perché il Deep web è una minaccia?” Athos Cauchioli, ex hacker, oggi consulente aziendale sulla cybersicurezza, guarda allo stato di salute del proprio IT, rintracciando problemi esistenti e potenziali su cui intervenire non solo con l’implementazione di tecnologie, ma anche (e soprattutto) facendo formazione.

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Assistenza domiciliare agli anziani

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

In Italia l’assistenza domiciliare agli anziani continua ad essere sottodimensionata rispetto ai bisogni di una popolazione che invecchia, con un carico crescente di cronicità, disabilità e non autosufficienza. Nel 2030, si stima saranno 8 milioni gli anziani con almeno una malattia cronica grave, di questi 5 milioni saranno disabili. Eppure, ad oggi, sono assistiti a domicilio solo 3 over-65 su 100, a fronte di 3 milioni di persone affette da multi-cronicità e disabilità severe che necessitano di cure continuative, che dovrebbero essere effettuate a domicilio, o almeno nel territorio, realizzando la ‘famosa’ Assistenza domiciliare integrata (ADI). Anche perché il nostro Servizio sanitario non è in grado – e ancor più non lo sarà – di curare tutte queste persone negli ospedali, già oggi in sofferenza, con i Pronto Soccorso presi d’assalto, per lo più proprio da anziani.
I dati emergono dall’incontro “La Babele dell’Assistenza Domiciliare in Italia: key player a confronto”, promosso da Italia Longeva, la Rete nazionale sull’invecchiamento e la longevità attiva, che ha riunito a Milano, presso la sede di Regione Lombardia, tutti gli attori coinvolti nella filiera dell’assistenza domiciliare. L’iniziativa ha preso il via dalle due indagini di approfondimento sull’ADI realizzate da Italia Longeva nel 2017 e nel 2018, che hanno coinvolto 35 ASL di 18 Regioni, che offrono servizi territoriali a 22 milioni di persone, ossia oltre un terzo della popolazione italiana.Gli anziani, pochi, curati tra le mura domestiche – riportano le indagini – ricevono, in media, 20 ore di assistenza domiciliare ogni anno, a fronte di Paesi europei che garantiscono le stesse ore in poco più di un mese. Inoltre, si osserva una forte disomogeneità dell’offerta lungo lo Stivale – che non segue in maniera chiara un gradiente Nord-Sud –, talvolta anche all’interno di una stessa regione. Prendendo in esame le sole Lombardia, Lazio, Toscana, Marche e Puglia si osserva, ad esempio, che due ATS lombarde (Brianza, Milano) e l’ASUR Marche riescono a garantire ai loro anziani oltre il 90% delle prestazioni a più alta valenza clinico-assistenziale previste nei LEA, a fronte di valori di altre ASL che superano di poco il 60%. Un’evidente disomogeneità riguarda il numero di accessi in un anno (si va da un minimo di 19 ad un massimo di 48 registrato nelle Marche) e le ore di assistenza dedicate al singolo anziano, che oscillano da un minimo di 9 ad un massimo di 75 nell’ASL Roma 4, quasi il quadruplo della media nazionale. Per quanto riguarda, infine, il costo pro capite dei servizi, prendendo ad esempio la regione Lombardia, si va dai 543 euro dell’ATS Montagna agli 891 euro dell’ATS Brianza, dunque un delta significativo nell’ambito di una stessa regione. Tuttavia, la differenza non è sempre ascrivibile a inefficienze delle aziende sanitarie. Al contrario, l’esistenza di modelli organizzativi così eterogenei, che presuppongono differenti gradi di intensità assistenziale, è dovuta alla suddivisione dei servizi stessi tra il sistema delle cure domiciliari e gli altri attori che contribuiscono alla long-term care. Tali differenze non sono altro che il frutto dell’adattamento dei servizi alle esigenze dei singoli territori.

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La maggior parte delle aziende perde valore con la cessione di asset

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Secondo il Divestment Performance Monitor di Willis Towers Watson, realizzato in collaborazione con Cass Business School, più della metà delle aziende che hanno effettuato cessioni di asset dal 2010 a oggi hanno perso valore azionario.Il nuovo database globale analizza l’andamento del prezzo delle azioni delle aziende che cedono asset, da sei mesi prima dell’annuncio dell’operazione fino a sei mesi dopo il completamento.Matteo Fiocchi, Head of Executive Compensation and Strategic Reward di Willis Towers Watson, ha dichiarato: “Le cessioni rappresentano una parte cruciale, ma spesso trascurata, della definizione del portafoglio di attività di un’azienda, offrendo un’opportunità reale per conseguire una redditività più alta grazie a un’assegnazione migliore dei capitali, una maggiore attenzione sulle attività principali e più fondi da investire per crescere. Tuttavia, i nostri dati mostrano che le aziende che cedono asset continuano a faticare nella creazione di valore per gli azionisti, in quanto spesso gli investitori tendono a valutare negativamente le aziende che non hanno strategie di lungo termine convincenti”.
Lo studio di Willis Towers Watson, che prende in esame le aziende che cedono alcuni asset sia a aziende quotate sia a compratori privati, ha rilevato anche che:
· Le difficoltà nel creare valore a valle delle cessioni nel corso dell’ultimo decennio sono state riscontrate in tutte le aree geografiche, a prescindere dalle dimensioni degli accordi e dai settori di attività.
· Un’analisi dello studio ha mostrato che il valore creato dalla minoranza di aziende che hanno effettuato le cessioni con successo (2.000 miliardi di dollari di performance sopra la media dal 45% di aziende cedenti) ha superato marginalmente la performance negativa della maggioranza che ha chiuso in perdita (1.900 miliardi di dollari dal 55% di aziende cedenti).
· Tra il 2010 e il 2018, le cessioni verso gli acquirenti private equity, con un calo del 3,3%, hanno vissuto una performance peggiore di quelle verso le aziende acquirenti, calate del 2,2%. Questo può essere in parte spiegato dal fatto che gli acquirenti private equity si rivolgono ad aziende cedenti con maggiori difficoltà, e che dunque possono avere rendimenti più bassi; inoltre, i team di negoziazione degli acquirenti private equity tendono ad avere team per le transazioni più specializzati e che trattano un flusso maggiore di accordi, permettendo loro di negoziare con maggiore aggressività. Al fine di ottimizzare il valore e garantire che gli acquirenti non vincano a loro spese, riteniamo che le aziende cedenti trarrebbero vantaggio da una pianificazione più accurata e dalla preparazione delle attività per la vendita.Lo studio mostra anche che molte delle cessioni con migliori prestazioni sono state spin-off, che sono spesso giustificate dalla volontà di separare un’azienda di successo dalla casa madre per mettere in risalto il suo valore come azienda indipendente. Secondo Willis Towers Watson, questo dimostra l’importanza della preparazione pre-deal e dell’impegno dei business leader, all’interno e all’esterno dell’aziende, nel promuovere le ragioni della vendita e dimostrarne così il valore e le prospettive anche per l’attività che non viene ceduta.Matteo Fiocchi, Head of Executive Compensation and Strategic Reward di Willis Towers Watson ha dichiarato: “La creazione di valore dagli accordi di cessione non è automatica. In condizioni di mercato difficili, quanto un’azienda possa guadagnare o perdere dipende molto da quanto l’approccio all’operazione sia ponderato. Lato vendita, investire le giuste risorse per eseguire la due diligence, preparare l’attività per la cessione e costruire una solida impalcatura logica che motivi l’operazione è fondamentale per attirare migliori potenziali acquirenti. Questi faranno offerte migliori per un accordo che ritengono possa creare più valore per loro, e saranno in una posizione meno forte nelle negoziazioni con un’azienda cedente che si sia preparata con cura. Ciò è particolarmente vero quando si tratta di acquirenti private equity, che vantano notevoli competenze in materia di fusioni e acquisizioni e un’esperienza nelle negoziazioni aggressivUna volta identificato un potenziale acquirente per la cessione, è altrettanto importante mantenere motivati i manager comunicando il loro valore per l’azienda, rafforzando la sensazione di opportunità derivante dall’operazione e infondendo la massima fiducia possibile tramite il giusto riconoscimento della loro performance. Ciò avrà un impatto positivo sull’organizzazione e sul successo dell’operazione”. (by Daniela Pradella)

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Trecentomila aziende italiane hanno raggiunto i massimi livelli di affidabilità

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Nel 2018 sale al 5,3% il numero di aziende italiane che meritano il titolo CRIBIS Prime Company, ovvero poco più di 300 mila imprese a cui CRIBIS, società del Gruppo CRIF specializzata nella business information, riconosce il massimo livello di affidabilità dal punto di vista delle relazioni commerciali. Nel 2017 la percentuale delle CRIBIS Prime Company era del 4,6%.Il Nord Est si conferma l’area geografica con la percentuale più elevata (8,9%) di CRIBIS Prime Company sul totale delle aziende attive sul territorio, con il Trentino-Alto Adige al primo posto (11%), seguito dal Veneto (9%) e dal Friuli-Venezia Giulia (8,4%). Più bassa l’incidenza al Sud dove sul totale di aziende presenti, le CRIBIS Prime Company rappresentano soltanto il 2,2%, e Sicilia (1,88%) e Campania (1,65%) sono agli ultimi posti.A livello provinciale la più alta concentrazione di imprese affidabili dal punto di vista commerciale si registra a Trento (15,9%). Al secondo posto si trova Sondrio (12,9%) seguita a breve distanza da Belluno, (12,3%). Al Sud il minor numero di CRIBIS Prime Company si trova a Napoli e Caserta (entrambe con una percentuale dell’1,3) seguite da Caltanissetta (1,4%).
Il riconoscimento CRIBIS Prime Company costituisce il massimo livello di valutazione dell’affidabilità commerciale di un’organizzazione ed è rilasciata solo ed esclusivamente ad aziende che mantengono costantemente un’elevata affidabilità economico-commerciale e sono virtuose nei pagamenti verso i fornitori.
Dal punto di vista settoriale, la percentuale più alta di CRIBIS Prime Company fa capo al macro-settore Industria e produzione, con l’11,8%, seguito dai servizi con il 6,6%. Situazione meno positiva per il settore dell’Edilizia che ha il minor numero di imprese virtuose, il 2,4% del totale. Secondo l’analisi stilata da CRIBIS le aziende fondate prima del 1951 sono quelle più affidabili con una percentuale del 18,9%, mentre quelle più giovani (imprese nate tra il 2011 e il 2019) sono le meno affidabili, solide dal punto di vista commerciale con solo lo 0,9% sul totale. (by Luigi Santo)

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