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Scuola: Concorso ordinario, al via le vecchie regole. Con la laurea si può partecipare

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 aprile 2019

Sette anni di contenzioso da parte di Anief per convincere il Governo che un titolo non può scadere come uno yogurt e ora finalmente il riconoscimento tanto atteso. Prima il ministro Francesco Profumo, poi Stefania Giannini, entrambi rettori, quindi Marco Bussetti e, dopo anni di battaglie alterne in tribunale, il diploma universitario a luglio sarà considerato indispensabile per partecipare alle prove selettive e ottenere l’abilitazione. Marcello Pacifico (Anief): Finalmente un po’ di buon senso e rispetto del diritto. Dubbi sulla necessità dei 24 cfu Nel 2012, il ministro Francesco Profumo con atto amministrativo escluse le lauree conseguite dopo il 2001 e perse al Tar Lazio contro l’Anief. Nel 2016, il ministro Stefania Giannini grazie a una legge (la Buona scuola, legge 107/15) li esclude ancora (i ricorsi sono ancora pendenti in Consiglio di Stato, dopo una prima e solitaria ordinanza cautelare favorevole per i ricorrenti). Nel 2018, ci provò anche il ministro Valeria Fedeli con un concorso straordinario che escludeva sempre i laureati in virtù del D.lgs. 59/17 che viene rimesso alla Consulta dal Consiglio di Stato. Ora, l’ex provveditore Marco Bussetti nel 2019 riscopre il valore di un titolo – quello della laurea mai scaduto – anche se lo vorrebbe legato al mercato dei 24 cfu, forse non ancora necessario. Intanto, tutti si preparano alla selezione di luglio, se è vero che entro quella data uscirà il bando per la selezione per coprire una delle 60 mila cattedre scoperte.Sul concorso ordinario per la scuola secondaria, previsto per l’estate prossima, giungono ulteriori dettagli e conferme: basterà il possesso del titolo di studio unito ai 24 CFU, non sarà necessaria l’abilitazione e si tratterà di una “procedura concorsuale”. La specifica è giunta dal ministro dell’Istruzione Marco Bussetti: non bisogna pensare più al concorso classico, ma ad una “particolare modalità” che “permetterà ai docenti con esperienza di servizio (tre anni, di cui uno specifico per la classe di concorso richiesta) di accedere alla quota del 10% di posti riservata e di avere una supervalutazione dei titoli”. Per Anief è una soluzione che, comunque, non tiene conto dell’alto numero di precari storici che da tempo permettono il regolare svolgimento delle lezioni con supplenze annuali su posti liberi. Marcello Pacifico (Anief): pur felici della riabilitazione della laurea universitaria, dobbiamo denunciare come sia incomprensibile chiedere il possesso di crediti universitari trasversali che potevano essere incardinati in tutti i piani di studio e non affrontare il problema della gestione della fase transitoria del personale precario in servizio, anche senza abilitazione. Così facendo, saranno ancora una volta i tribunali a decidere. Si definiscono tempi e modalità del “concorsone” aperto ai docenti della scuola secondaria: secondo Orizzonte Scuola dovrebbe essere bandito entro il mese di luglio, con le prove che si svolgeranno a partire dall’autunno, in modo da poter garantire le prime assunzioni a settembre 2020. Qualche giorno prima, si era parlato della pubblicazione del bando massimo entro settembre 2019. Pochi giorni fa il ministro aveva anche confermato lo stop ai corsi abilitanti (TFA, PAS) poiché considerati troppo costosi, anche perché richiedevano ai precari tanti sacrifici che non venivano ripagati con una prospettiva professionale certa. Non viene però mai sottolineato il fatto che, ricorda la rivista specializzata, sono state eliminate dal Decreto Legislativo n. 59/2017 quelle procedure che avrebbero permesso ai docenti di ruolo di acquisire un’ulteriore abilitazione. Inoltre, l’attuale gestione ministeriale ha dato il suo veto ai concorsi riservati: l’ultimo dovrebbe essere stato quello indetto con DDG n. 1456 del 9 novembre 2018 per infanzia e primaria per rispondere alle aspettative dei docenti interessati dalla sentenza di dicembre 2017 del Consiglio di Stato. Spazio, quindi, alla procedura concorsuale, la quale prevede che “tra i titoli valutabili è particolarmente valorizzato il servizio svolto presso le istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione, al quale è attribuito un punteggio fino al 50 % del punteggio attribuibile ai titoli”: peccato che questo valga solo per una piccola parte degli aventi diritto.

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