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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Scuola: Nuovi concorsi docenti, Pittoni (Lega) difende il domicilio professionale

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 aprile 2019

Per il senatore leghista, presidente della VII Commissione Istruzione, coloro che vorranno partecipare al reclutamento non dovranno cambiare la residenza, circostanza su cui si potrebbe invocare l’incostituzionalità ma solo “sostituire la residenza con il domicilio professionale, di ispirazione europea, che è indipendente dalla residenza. Si può infatti eleggere nella regione preferita in libertà, e rappresenta una scelta di vita e un primo fattore di equilibrio”. Replica del leader dell’Anief: Costringere un insegnante a rimanere fermo per cinque anni, pur in presenza di posti liberi, cozza con la Costituzione, nelle parti che tutelano il diritto alla famiglia e al lavoro, punti centrali per ‘il pieno sviluppo della persona umana’. Non è casuale che il Quirinale e il Senato abbiano già detto no alle modifiche che si volevano introdurre al decreto semplificazioni. Mentre la Lega spinge il Governo per approvare la regionalizzazione, nella scuola si sta cercando di realizzare più di una fuga in avanti attraverso iniziative legislative. Come la volontà di associare il “domicilio professionale” alla regione dove un aspirante docente ha intenzione di concorrere per essere selezionato e immesso in ruolo. Il bizzarro progetto leghista – con cui si vorrebbe dire basta ai trasferimenti forzosi – prevede che il candidato scelga la regione in cui svolgere il concorso e si impegni anche a rimanervi per un periodo predefinito di tempo. È una decisione preliminare che l’insegnante potrebbe fare rispetto ad una serie di variabili: il proprio grado di preparazione, la media degli iscritti, i posti probabilmente disponibili. Ma qual è il periodo di lavoro “forzato” a cui il docente vincitore di concorso dovrà sottostare? Al momento – scrive Orizzonte Scuola – il Decreto Legislativo, come modificato dalla legge di Bilancio 2019, quantifica questo periodo di tempo in 5 anni: l’anno di immissione in ruolo e i 4 successivi. In questo modo, il docente sarà vincolato non solo alla regione, ma anche alla scuola e al tipo di posto o classe di concorso. In pratica, i concorsi, se passerà tale modello, non saranno più nazionali, ma su base locale-regionale, con il vincolo, per i partecipanti, di fare proprio il domicilio professionale nella regione scelta.
“L’aspetto più assurdo di questo progetto – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è che si vuole far passare per volontario quello che è un vero e proprio ricatto: la decisione obbligata, per chi vuole fare un concorso ed aggiudicarsi il ruolo, di optare per il domicilio professionale in una determinata regione. È evidente, inoltre, che la proposta della norma, sommata ai 5 anni di fermo post-ruolo, è stata escogitata esclusivamente per far desistere molti precari, soprattutto del Sud, dalla loro candidatura per partecipare ai concorsi organizzati lontano dalla propria terra”.

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